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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
venerdì, luglio 10, 2009

In ottima compagnia



Ho scoperto che questo blog è candidato tra i 100 blog di Language Professional nel concorso bandito da Lexiophiles, sito tedesco ma multilingue che ha come tagline "Love your words".
Se vi va potete votarlo, ma vi raccomando una visita alla lunga lista di candidati perché potrete scoprire dei blog interessantissimi, dedicati a tante lingue (ci sono anche le sezioni Learning, Teaching, Technology).


Il giornalismo secondo Reuters



Reuters, una della più importanti agenzie giornalistiche del mondo, ha messo online il suo Handbook of Journalism, il manuale per i suoi giornalisti.
In quasi 600 pagine c'è veramente tutto, e ognuno potrà trovare quel che gli serve anche grazie all'organizzazione chiarissima dei contenuti.
Le 10 regole imprenscindibili in home page sono secche, lapidarie e valgono per i giornalisti di Reuters come per ogni persona che comunica e scrive, in rete e fuori:

  • Considerare l'accuratezza come qualcosa di sacro. Sempre.
  • Correggere apertamente un errore. Sempre.
  • Mirare all'equilibrio e alla libertà dai pregiudizi. Sempre.
  • Dire al capo se c'è un conflitto di interesse. Sempre.
  • Rispettare le informazioni di valore. Sempre.
  • Proteggere le proprie fonti. Sempre.
  • Mettere le proprie personali opinioni in un articolo. Mai.
  • Inventare e plagiare. Mai.
  • Alterare un'immagine fissa o in movimento più di quanto richieda il suo normale miglioramento. Mai.
  • Pagare qualcuno per un articolo e accettare soldi. Mai.

Le regole si declinano poi in una serie di indicazioni molto pratiche. La sezione Accuratezza merita una visita.

giovedì, luglio 09, 2009

Senza parole



Due link che per mancanza di tempo mi sono tenuta fin troppo a lungo nel cassetto.

  • Fucktorymuseum 2.0, il blog su "progetti, idee, soluzioni web per enti culturali" di Simone Strozzi.
    Simone è l'autore di un bellissimo ebook sui social media per le istituzioni culturali, che potete scaricare anche dal blog.
    I suoi frequenti post selezionano esempi di come gli strumenti collaborativi sono utilizzati per comunicare nei più grandi musei del mondo. L'ultimo linka allo slideshow del Moma su Flickr. Una presentazione che vale mille brochure.

  • MI Master di Illustrazione Editoriale, un sito che prima ancora di essere una proposta formativa è una splendida galleria di link e lavori della faculty, composta da alcuni tra i maggiori illustratori italiani.
    Può sembrare strano, nel mondo della fotografia digitale a portata di tutti e dell'editoria fai da te, ma l'illustrazione d'autore, originale e raffinata, è una delle costanti delle riviste cartacee che nel terremoto editoriale di questi tempi tengono bene. Il New Yorker, l'Economist, Internazionale. E anche di alcune bellissime testate online come A List Apart.

venerdì, luglio 03, 2009

Romantico Zingarelli



Tra le novità di questo Zingarelli 2010 spicca l'apertura a un cospicuo patrimonio di belle parole “da salvare”. Contrassegnate da un'icona di una semplicità elementare ma dal profondo valore simbolico, un fiore, , – cosa c'è di più struggente e disarmante? –, sono quelle tante, preziose parole dell'italiano delle quali può sfuggire a molti il senso e di cui si deve tuttavia dire: “eppur ci sono”. Profumate in molti casi d'antico, non saranno proprie dell'uso corrente o correntissimo ma sono pronte a prestare la loro opera per chiunque voglia ancora disporne: parole carezzevoli e degne di rispetto, che valgono un nodo al fazzoletto perché non siano spedite in soffitta prima del tempo. (Tratto dall'Osservatorio della lingua italiana di Massimo Arcangeli)
Dalla "parola del giorno" Zanichelli di questa mattina.

Più parole conosciamo, più articolati e sfumati riescono a essere i nostri pensieri ;-)
Osservando anche i commenti di questo blog negli anni mi sono accorta - prima con un certo stupore, ma ora comincio a farci caso - che spesso le incomprensioni nascono dal fatto che le persone non conoscono il significato preciso delle parole. E magari se la prendono quando non ce n'è alcun motivo.


mercoledì, luglio 01, 2009

Con le stesse parole, ti indico la strada




Tra le frasi sottolineate ed evidenziate a margine nella mia copia di The subversive editing ce n'è una fondamentale:

Repetition can be necessary for emphasis or organization, or it can just be annoying.
Enfasi e organizzazione. Organizzazione, cioè ordine e struttura.
Invece, in moltissime aziende e amministrazioni il retaggio scolastico dell'orrore della ripetizione si fa sentire in ogni tipo di testo, anche quelli in cui la ripetizione è tra i più importanti strumenti di comprensione e orientamento. L'arte della variatio diventa allora una fonte di infinito disordine.
Un genere di testi in cui la ripetizione serve davvero sono i manuali e le istruzioni, soprattutto quelli nati con l'obiettivo di spiegare al pubblico nel modo più semplice cose complesse. Se chiami le stesse cose sempre in maniera diversa "perché altrimenti il testo è monotono", è certo che il povero utente non ci capirà nulla.
Io sono in genere molto diffidente verso i manuali che vorrebbero spiegare per esempio i siti: se un sito è ben fatto, se l'architettura delle informazioni è quella giusta, i percorsi studiati, le icone immediate e le parole precise, non ci dovrebbe essere alcun bisogno di un manuale di istruzioni. Ma se si decide di farlo ("per fare education" è il ritornello più in voga), allora deve essere veramente cristallino.
Il pulsante è pulsante sempre, non una volta pulsante, una tasto e una bottone.
Selezionare e cliccare non sono intercambiabili: vogliono dire due cose diverse.
E così per tabella, box, riquadro.
Il mouse non è che una volta lo collochi, una lo posizioni, una lo sposti e un'altra lo avvicini. Devi scegliere e poi usare sempre quel verbo. Le parole diventano così punti di riferimento, come i segnali stradali. Se da lontano vedo il verde, so che si riferisce all'autostrada e non alla statale.
La ripetizione e la simmetria sono elementi di orientamento potenti all'interno di un testo, a livello lessicale, ma anche sintattico.
Quando chiedete di fare la stessa operazione, usate la stessa frase, identica.
Pensiamo sempre alla navigazione come a qualcosa che serve solo sul web, ma si naviga anche all'interno di un testo sequenziale e tradizionale, anzi più tradizionale, sequenziale, lungo e complesso è, più dobbiamo affinare gli strumenti di navigazione. La ripetizione è uno di questi, forse il principale.
Bene, e con questo post tiro le fila e chiudo il mio pomeriggio passato sulle pagine di un "manuale d'uso per l'utente".

Piaceri e fissazioni editoriali



"Importa tanto un accento?" mi sono chiesta per l'ennesima volta stamattina di fronte all'altissimo livello di sciatteria editoriale raggiunto dall'edizione online di Repubblica.
Sarà che ormai appena salto su dalla sedia mi vedo di fronte Andrea Debenedetti (che non conosco e non ho mai visto, quindi lo immagino come un occhialuto professore che sicuramente non è), che mi addita e mi mette senza tante discussioni dalla parte dei neo-crusc.
A meravigliarmi non sono tanto i frequenti refusi (certo che nei titoli in home page una certa impressione la fanno), spiegabilissimi con i ritmi implacabili di una redazione online, quanto la questione degli accenti sulle "e". Su Repubblica ormai acuto e grave pari sono, come viene viene.
Ed è un mistero: per un giornalista o un copy gli accenti non dovrebbero nemmeno essere oggetti di attenzione, ma automatismi puri, come la freccia quando devi girare.
Importa, insomma, un accento? Una risposta la dà Carol Fisher Saller, senior editor al Chicago Manual of Style e autrice di The subversive copy editor, che ho letto in questi giorni:

Importa, sì, importa. Perché in un testo errori formali, imprecisioni e incoerenze minano l'autorevolezza dell'autore, distraggono e confondono il lettore, e si riflettono sulla percezione e la reputazione dell'azienda o del giornale per cui scrive. Con il suo lavoro, il copy editor crea o rafforza una relazione con il lettore che si basa sulla fiducia. Fiducia che nasce anche dalla piacevolezza e fluidità del testo, dal passare con leggerezza di idea in idea, di immagine in immagine, senza rallentare o fermarsi ogni momento a un semaforo rosso.
Un'altra risposta - ma vale soprattutto per me - me la do sempre da sola. L'attenzione ai particolari è una forma di disciplina e concentrazione, comune a tutte le attività meditative. Gli accenti e la punteggiatura se scrivi, il respiro se mediti, il ritmo tallone-pianta-punta se cammini con consapevolezza.
The subversive copy editor è un librino piacevole e rigoroso, ma anche molto tollerante. Non ci troverete dentro le regolette del buon copyediting, ma l'esperienza concreta di un'editor nelle sue molteplici relazioni con gli altri: il capo, i collaboratori, i lettori, gli autori, i freelance, se stessa. Dove attenzione e tolleranza vanno di pari passo.

Io ci ho trovato anche il piacere sottile e un po' sadico di mettere mano ai testi altrui, come esprime così bene la citazione di apertura da H. G. Wells:
No passion in the world is equal to
the passion to alter someone else's draft.

La Fisher Saller è più dolce, ma altrettanto acuta, a proposito del suo lavoro:
It is your privilege to polish a manuscript without the tedium and agony of producing it in the first place.

Travel library



Stavo per buttare il messaggio nel cestino senza neanche aprirlo: il mittente Oneworld Alliance mi sapeva di spam lontano un miglio, ma alla parola audiolibri nell'oggetto non ho saputo resistere.
Oneworld Alliance è un'associazione di alcune grandi compagnie aeree, che tra le altre cose hanno deciso di offrire gratuitamente alcuni audiolibri (per ora in italiano, inglese e olandese) da ascoltare in aereo.
Mi sembra un'idea molto carina, alla vigilia delle vacanze.
Ci sono ancora pochi titoli, ma comunque Vita della Mazzucco, Caos calmo di Veronesi, alcuni racconti di Calvino, Mal di pietre della Agus, Uno, nessuno e centomila di Pirandello. In inglese, anche la bio di Obama e The long tail di Chris Anderson.


domenica, giugno 28, 2009

Omaggio alla condivisione

 

Giacomo Mason lo chiama mini-manuale, ma tanto mini non è: 85 pagine.
è il manuale di web writing che ha scritto per i redattori del sito della Polizia di Stato e che, 
ci avverte, è ora disponibile online.
Non contiene novità sui contenuti, lo dice anche lui nell'introduzione, ma è eccellente per aggiornamento, esempi e presentazione. Non è poco, anzi è tantissimo.
Ammiro molto la capacità di Giacomo di condividere praticamente tutto della sua attività sul web: letture, pensieri, libri, tonnellate di slide.
Io, che pure in tanti anni ho rovesciato in rete centinaia di pagine, non riesco ad arrivare a tanto.
Quindi, chapeau!


venerdì, giugno 19, 2009

Resilienti



Prima di comprare un libro, oggi faccio sempre una visita alle recensioni di IBS e di Anobii.
Su IBS il nuovo libro di Mario Calabresi, La fortuna non esiste, ha tutte recensioni al massimo, 5/5. Caso davvero raro.
Ho quindi inserito anche questo libro nel mio carrello.
Avevo già letto Spingendo la notte più in là, libro commovente e bellissimo, chiaramente un libro che Calabresi aveva dentro da tanti anni, che aveva scritto, rifinito e riletto infinite volte dentro di sé.
Difficile ripetere quel piccolo miracolo a così breve distanza, mi ero detta ed ero persino un po' delusa che l'autore avesse ceduto così presto alle nuove lusinghe della Mondadori.
Mi sbagliavo, e mi accingo a contribuire anche io alla pagina di recensioni con il mio 5/5.
La fortuna non esiste è tutta un'altra cosa, ma non è da meno. Calabresi si conferma quello che mi era parso al suo primo libro: un bravissimo giornalista e una persona curiosa e sensibile.
Il suo nuovo libro è un silenzioso reportage sugli Stati Uniti di oggi, spazzati dalla crisi economica eppure più speranzosi e vitali di noi.
L'aggettivo "silenzioso" mi è venuto spontaneo, ora che scrivevo. 

È silenzioso perché la penna di Calabresi non è una voce, ma uno sguardo, che fa parlare soprattutto le cose. Interi quartieri deserti, dove ogni casa è stata abbandonata da un giorno all'altro da chi non poteva più pagare il mutuo. Il contenuto degli scatoloni dei manager che abbandonano i loro uffici nei grattacieli di Manhattan. La bacheca di una biblioteca in una città fantasma. Una piscina vuota. Un aereo dell'esercito italiano, che trasporta verso un nuovo mondo un bambino afgano. Il semplice buffet di biscottini fatti in casa che accoglie Michelle Obama all'inizio della campagna elettorale. Un villaggio di camper in riva all'oceano.

Dopo le cose, anche le persone parlano. E raccontano i nuovi inizi e le nuove vite, ricostruite dopo aver perso tutto, aver subito mutilazioni nel corpo e nell'anima.
È la famosa resilienza, quel nucleo indistruttibile di forza e di energia che ci fa resistere a tutto e rialzare la testa, e che ognuno di noi ha
dentro di sé anche quando non lo sa.
Un nucleo - Calabresi non lo dice ma credo lo pensi - che hanno anche i gruppi, le società, i paesi.

Carta stampata: c'è chi sale



Oggi Internazionale pubblica "un'email collettiva" di Dave Eggers sul futuro della carta stampata e un amico mi segnala un lungo articolo dell'Atlantic che analizza il "caso Economist".
The Economist: uno dei settimanali più densi di parole al mondo, che non offre contenuti che non puoi trovare altrove e non fa mai uno scoop, che ha una scrittura brillante ma non più di altri e giornalisti acuti ma non più di altri.
Eppure, nell'ecatombe di quotidiani e magazine, la sua edizione cartacea non fa che conquistare lettori.
Il segreto, per l'Atlantic: "Il vero valore dell'Economist è nelle analisi intelligenti di tutto ciò che secondo loro merita di essere analizzato e nella presentazione intelligente dei contenuti."

Cioè analizza i dati, vai a fondo, fatti un'opinione, offri nuove chiavi di lettura e sappi restituirle ai lettori nel modo più chiaro, vario e piacevole possibile (con testo, grafici, illustrazioni e anche con i quiz).

lunedì, giugno 15, 2009

Per il neo-crusc che è in noi



"Piena di imperfezioni, non le si può chiedere troppo, ma è meno spigolosa di come la si dipinge e di come, in un certo senso, la gente vorrebbe che fosse. Al contrario, ha un'indole relativamente mite e un'intima - e apprezzabile - vocazione al dubbio."
Non è la descrizione di una ragazza scontrosa, ma quella della grammatica nel primo capitolo di Val più la pratica di Andrea De Benedetti, che mi sono letta in questi giorni.
Sottotitolo: Piccola grammatica immorale della lingua italiana.
In realtà, di immorale non c'è proprio niente, di istruttivo e divertente moltissimo.
Il bersaglio - o l'interlocutore - di De Benedetti è il neo-crusc, il pedante che piange la decadenza del congiuntivo, lamenta che nessuno sa più scrivere, si aggrappa alla grammatica come all'ultima scialuppa in un mare in tempesta e soprattutto pretende da lei risposte precise e definitive.
Il neo-crusc a tutto tondo non esiste, ma un pezzetto alberga sicuramente in ognuno di noi, anche in me che della lingua sono una gran praticona e che sarei sonoramente bocciata se mi presentassi a sostenere l'esame di grammatica italiana. "Val più la pratica" potrebbe essere il mio slogan, eppure anche io adoravo la rubrica La Crusca per voi e mi sono dispiaciuta moltissimo quando l'hanno sospesa. Un pezzetto alberga pure nell'autore del libro, che però ci sa giocare come con un dispettoso alter ego.
Ogni capitolo è dedicato a un tema controverso o a un cavallo di battaglia dei neo-crusc: il congiuntivo, la congiunzione dopo il punto fermo, il raddoppio dei pronomi (il famoso "a me mi"), la posizione delle parole all'interno della frase, il "che" tuttofare, la punteggiatura, la ripetizione.
De Benedetti, da linguista scherzoso, spiega, argomenta, convince.
Due cose mi sono piaciute tantissimo, tra le tante.
La varietà e la (relativa) libertà della punteggiatura, che come sistema fisso e immutabile era già stato mirabilmente picconato nel suo Prontuario di punteggiatura
da Bice Mortara Garavelli, nume tutelare di De Benedetti insieme a Luca Serianni.
Ci sono almeno tre punteggiature: per l'occhio, che agevola la lettura silenziosa; per l'orecchio, per dare un determinato tono alla lettura ad alta voce; per il cuore, che comunica emozioni e stati d'animo di chi scrive.
E poi (sdoganata la congiunzione dopo il punto) la dolente questione della ripetizione: "Ripetizione e ridondanza sono garanzia di precisione e, almeno in teoria, di trasparenza". E' vero molto più spesso si quanto si crede, soprattutto nella scrittura professionale.


domenica, giugno 14, 2009

Sul retro dello Chardonnay



L'anno scorso ho fatto parte della giuria del Premio Letterario Santa Margherita, promosso dall'omonima azienda vinicola e dalle Librerie Feltrinelli. Prova: un breve racconto sul vino in un massimo di 4.000 battute.
Era una cosa nuova per me e mi sono divertita moltissimo: ho passato un intero pomeriggio - quattro ore e mezza in treno da Roma a Milano - tra racconti di guerra, cenette a lume di candela, annunci di nascite, tradimenti, memorie storiche e persino un paio di brevi gialli ambientati in cantina.
I racconti vincenti diventano dei mini-libri attaccati alla bottiglia: io li ho scoperti così. O li potete leggere in rete, insieme a quelli di scrittori già famosi, come Michele Serra e Pino Cacucci.
Se invece volete scriverne uno, quest'anno avete tempo fino al 15 settembre.

sabato, giugno 13, 2009

Parole in viaggio



"Taccuino", il quaderno cui affidiamo impressioni e pensieri sparsi deriva dall'arabo e ha poco a che fare con l'impressionismo e molto con l'ordine e la razionalità.
Taqwim significa infatti "corretta disposizione", "ordine giusto", come ho scoperto leggendo - anzi guardando - gli ultimi post di In viaggio col taccuino di Simonetta Capecchi. Il Dizionario Etimologico Zanichelli aggiunge che la parola è approdata nella nostra lingua attraverso i medici arabi della scuola salernitana e i loro Tacuina sanitatis.
Simonetta è reduce dall'organizzazione della mostra In viaggio col taccuino a Galassia Gutenberg a Napoli e i suoi post sono una delizia per gli occhi e una degna preparazione a chi si appresta a viaggiare questa estate con i sensi bene aperti e il taccuino in tasca.
Un taccuino collettivo dedicato ai viaggi in Italia lo trovate anche nelle Strade delle parole: potete leggere, contribuire o scaricare quanto artisti e scrittori hanno raccontato sui viaggi nel nostro paese.

Se invece volete imparare e confrontarvi con maestri e appassionati come voi, c'è la Scuola del viaggio: weekend e summer school con laboratori di scrittura, fotografia e taccuini di viaggio. Il docente di Carnet di viaggio è il mitico Stefano Faravelli.



venerdì, giugno 12, 2009

Magic Italy



Nuovo logo dell'Italia: sono inorridita pure io ma non so argomentare bene il mio orrore, almeno non quanto Annamaria Testa ed Emmebi ai cui interventi quindi vi rimando.

giovedì, giugno 11, 2009

Tra il blog e il libro



Per i fan di Hugh MacLeod e delle sue vignette su Gapingvoid, oggi è uscito il suo libro sulla creatività Ignore Everybody. Questa è la copertina:


Ho il forte sospetto che sia una ricucinatura su carta dei suoi post della serie How to be creative, del periodo d'oro di Hugh, quando disegnava un post geniale al giorno, mentre oggi ci propone soprattutto la sua oggettistica, dalle stampe firmate ai portachiavi.
Spesso il libro finisce per diventare una specie di punto di arrivo e di esaurimento del blogger. Mi sembra stia succedendo a un altro bravissimo, Garr Raynolds di Presentation Zen, i cui post si fanno sempre più rari e parlano soprattutto delle presentazioni e delle varie edizioni del suo libro.
Peccato, perché il blog è uno splendido incubatore di (nuovi) libri.
Lo sa bene Seth Godin, che scrive con ferrea disciplina un post al giorno e un libro l'anno. E non sgarra mai.


mercoledì, giugno 10, 2009

Farsi capire, otto anni dopo



Mi ero riproposta di scrivere della nuova edizione di Farsi capire di Annamaria Testa dopo aver letto il libro per benino, riga per riga, capitolo per capitolo, matita alla mano.
La prima edizione, quella del 2000, l'avevo letta così, anzi l'avevo proprio "studiata". Del resto il libro nasceva dall'esperienza di Annamaria nelle aule universitarie.
Avevo già letto La parola immaginata e i racconti di Leggere e amare, due libri che mi erano piaciuti moltissimo.
Il primo, soprattutto, era stato una specie di faro nella mia affannosa e fino ad allora infruttuosa ricerca di riferimenti nel campo della scrittura. Imparai un sacco di cose ma la vera lezione fu capire che forse anche il mio strano ed evanescente mestiere lo si poteva raccontare agli altri, in maniera semplice e appassionata. Con la mia decisione di raccontarlo poi in un sito quella lettura ci entrò parecchio e mi servì da sprone. Non avrei mai avuto il coraggio di farlo in un libro, ma le pagine del web mi sembrarono il luogo giusto per i miei primi tentativi.
Quindi divorai anche Farsi capire, più tradizionale nella scansione (dalla teoria alla pratica della comunicazione), più ampio (c'era proprio tutto dentro: teoria della comunicazione, creatività, storia della retorica, consigli pratici), ma anche un po' meno compatto rispetto a La parola immaginata e poi a Le vie del senso. Ricordo che nella prima parte saltai qualche pezzetto e mi concentrai soprattutto sulla seconda, terreno evidentemente allora più sicuro per la copywriter consumata che aveva già prodotto il passaparola di Perlana e Liscia, gassata o Ferrarelle?
Quando ho aperto la nuova edizione non ho potuto fare a meno di aprire anche la prima e il divertente gioco del confronto mi ha preso la mano, per cui eccomi qui a scriverne subito.
Prima di tutto, è un vero nuovo libro nel senso che l'autrice non ha furbescamente aggiunto uno o due capitoli alla fine, come sempre più spesso si fa oggi, ma lo ha riscritto otto anni dopo. Otto anni in cui ha approfondito i temi della creatività e del web e in cui lei stessa ha ideato e realizzato un sito.
Il nuovo libro è più coerente, sicuro e leggero: meno citazioni dai teorici della comunicazione, teoria più stringata nell'esposizione ma non nei contenuti, più immagini, e soprattutto tanti più esempi dal lavoro e dalle letture di questi anni, da Kapuscinski a Obama.
Tutte le novità si innestano sul solidissimo e indovinato impianto della prima edizione: ogni capitolo con la presenza forte della voce narrante di Annamaria e gli schematici ed efficaci Riassumendo finali, più il ricco capitolo Testi e siti: qualche suggerimento (ben dieci pagine di indicazioni, molte inedite per me).
Questa volta il libro esce in edizione economica, una scelta che apprezzo tantissimo: oltre 400 pagine costano 11 euro, e le parole non appaiono stipate ma sono leggibilissime.
Ho letto e continuo a leggere quasi tutti i libri che riguardano la scrittura professionale, sia italiani sia stranieri. I più utili, tanti, li trovate nel mio scaffale. Ma se devo fare la famosa rosa di tre da consigliare agli studenti, a chi comincia, a chi vuole leggere libri che non solo informano ma sono anche scritti come predicano, consiglio Farsi capire di Annamaria Testa, Italiano, lo stile di Massimo Birattari e Fifty Writing Tools di Roy Peter Clark. Aggiungo, sulla comunicazione più in generale, Made to stick di Chip e Dan Heath.

PS Con l'arrivo dell'estate sto invertendo il rapporto dei miei tempi di lavoro, cioè meno produzione più studio. Ho una vagonata di nuovi libri da leggere: man mano vi terrò aggiornati.

martedì, giugno 09, 2009

Un'arte sovversiva



Vero, gentile, necessario. Sono i tre principi su cui, secondo i Sufi, dovrebbe essere incentrata la comunicazione fra le persone.

Carol Fisher Saller, autrice di un breve ma necessario manualetto dal titolo The Subversive Copy Editor, si è indubbiamente ispirata a questi principi per formulare le regole che un bravo redattore (e nel mucchio ci mettiamo anche i correttori di traduzioni) dovrebbe seguire.


Vero, gentile, necessario: comincia con questa bella triade di aggettivi semplici e quotidiani il post che Beba Manno ha dedicato a un nuovo libro sul copyediting sul suo blog Taccuino di traduzione.
Il libro promette molto bene e dei consigli bibliografici di Beba Manno mi fido ciecamente. Quindi per approfondire vi rimando al suo post.
Di mio ci aggiungo la raccomandazione di andare al sito del libro dove si può ascoltare un bel podcast con la voce dell'autrice, scaricare l'indice e l'introduzione, e la considerazione di quanto l'uso dei multimedia si faccia sempre più raffinato per far conoscere, promuovere, far acquistare un libro che non si può sfogliare in libreria. I libri professionali più interessanti degli ultimi anni li ho conosciuti e sfogliati così.

Il paese dei festival



Ormai a nessuna disciplina si nega un festival... stamattina l'annuncio del 1° Festival della Lingua Italiana e dell'Alfabetizzazione sul sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali mi ha subito incuriosita, ma poi leggendo il comunicato stampa mi si è accapponata la pelle.
Per esempio, in un passaggio così:

Il Festival intende, pertanto, proporre una visione emblematica e del tutto inedita della nostra Lingua Italiana: una lingua che sappia superare gli schematismi accademici ed adoperarsi per un nuovo progetto sociale, che guardi ai problemi del nostro tempo, alle criticità del sistema mondiale ed alle nuove frontiere del sistema educativo, perché il diritto al futuro divenga finalmente un diritto intangibile dei giovani di tutto il mondo. Nell’era della tecnologia virtuale l’uomo contemporaneo riscopre, oggi più che mai, il bisogno primario di recuperare un dialogo con una forma linguistica autentica e leale alla quale affidare la narrazione della “storia dell’uomo”. Si tratta, in definitiva, di un evento che si occupa al contempo di giovani, cultura ed integrazione, nella prospettiva costante di una lingua intesa sempre quale grande strumento di coesione nazionale.

Oltre allo stupore (è vero, uno scherzo, un esercizio di stile?) mi rimane la curiosità di sapere cosa è mai la "tecnologia virtuale".


venerdì, giugno 05, 2009

Semplificazione perugina



Sono ormai tante le pubbliche amministrazioni che elaborano il proprio manuale di stile e lo condividono in rete. L'ultima (scoperta da me) è la Provincia di Perugia.
Molte informazioni di base ormai si ripetono, ma resta il valore dei tanti esempi di riscritture, tutte diverse. Anche il manuale perugino ne ha parecchie.


mercoledì, giugno 03, 2009

Itanglese aziendale



Negli ultimi otto anni la presenza di termini inglesi nelle pubblicazioni aziendali italiane è aumentato del 773%: è il risultato di una ricerca svolta dalla società di traduzioni Agostini e Associati (via rassegna stampa Treccani).




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