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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


giovedì, agosto 21, 2008

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Ci risentiamo a settembre.

Ero combattuta oggi pomeriggio: dopodomani mattina presto parto per la montagna, ma Roma - come spesso in agosto - era al culmine della sua bellezza e pensavo che è un peccato lasciarla proprio ora e ritrovarla tra poco più di una settimana nel solito caos.
La mia lunga passeggiata a Villa Borghese è stata un incanto tra natura e scultura, tra i due poli della terrazza del Pincio, con tutta la città ai miei piedi, e la facciata della villa, per una volta senza una sola persona davanti, una visione unica che non dimenticherò e che difficilmente rivivrò.
Comunque, il mio voluminoso bagaglio per lo yoga e il trekking è quasi pronto e conto di tornare a scrivere rigenerata e ritemprata.
Ciao ciao :-)

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writers life

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La revisione di un sito.

Piccolo aggiornamento agostano con qualcosa di nuovo da leggere e, spero, anche di utile.
È uno degli ultimi articoli che ho scritto per Scrivere di De Agostini, dedicato alla revisione di un sito, quella da fare prima di andare online, così come la correzione delle bozze per un testo da mandare alle stampe.
Penso però possa servire anche come ripasso sui principi del web writing o per fare il tagliando periodico a un sito.


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web writing

martedì, agosto 19, 2008

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Indiane.

Due libri che ho comprato in momenti diversi e che ora sto leggendo insieme, intrecciando i loro fili e lasciando che le storie si specchino l’una nell’altra.
Eppure, l’uno è scritto da una giovane narratrice angloindiana e raccoglie i suoi ultimi racconti. L’altro è di una giornalista e donna politica italiana, che racconta un anno di lavoro, viaggi e incontri in India.
Comincio dal libro italiano. Mariella Gramaglia, prima di mollare tutto più di un anno fa e andarsene a lavorare come cooperante nel più grande sindacato di lavoratrici al mondo, era il vicesindaco della mia città, Roma.
Non deve avercela fatta più, se sentiva “le parole morirle in gola e l’energia tra le mani”. Un’immagine e una sensazione che mi hanno toccata e in cui credo molte donne e uomini di sinistra – ma non solo – oggi si possano riconoscere, alla ricerca di un segnale, di un appiglio in un orizzonte in cui sembra esserci spazio solo per il protagonismo e gli urli in piazza.
Lei se ne è andata, semplicemente, a cercare i suoi segnali molto lontano dalla metropoli occidentale, tra le donne più povere e più dignitose del pianeta. Quello che ci riporta indietro è Indiana (Donzelli 2008), un libro bellissimo, interessante e commovente, documentato e profondamente vissuto, che tutti dovrebbero leggere non solo per guardare in modo inedito e vicinissimo a uno dei paesi emergenti del pianeta, ma anche per guardare in modo nuovo ai problemi emergenti del nostro paese, sempre più in difesa ed estenuato.
Una globalizzazione, finalmente, delle persone e dei diritti, in cui le lavoratrici indianefoto di Laura Salvinelli: www.laurasalvinelli.com appaiono all’autrice come le nostre possibili “sorelle maggiori”: “Nel balbettare malamente il linguaggio dei diritti, soprattutto di quelli dei più deboli, tutto il mondo si somiglia più di quanto non si creda. E si somiglierà sempre di più via via che tanti esseri umani seguiranno le rotte delle immense transumanze globali. Se sarà per il meglio o per il peggio, dipende da ciascuno di noi”.
Il diario indiano di Mariella è un succedersi continuo di umanità e di incontri, dalle poverissime sigaraie di bidi a Ela Bhatt, leader del movimento femminista e sindacale, dalle venditrici di pesce sulle coste devastate dallo tsunami a Sonia Gandhi.
Le indiane dei racconti di Una nuova terra di Jumpa Lahiri sono apparentemente lontanissime dalle contadine del Gujarat: vivono negli Stati Uniti in case bellissime, hanno studiato a Princeton, lavorano nelle biblioteche o in prestigiosi studi legali, guidano il Suv e portano i jeans, eppure quello che l’autrice scava, ritrova e fa riaffiorare in ciascuna di loro è proprio quel nucleo di pudore così misteriosamente e insopprimibilmente indiano che ha affascinato anche la femminista italiana.
Jumpa Lahiri lo fa affiorare soprattutto nei silenzi di vicende quotidiane che riguardano tutti, al di là della latitudine e del ceto sociale.
Nel primo racconto, che dà il nome alla raccolta, un padre, una figlia e un nipotino si ritrovano dopo la morte improvvisa della madre intorno al rito semplicissimo della cura di un giardino. Pochissimo viene detto, i gesti e le azioni sono contenuti, ma si rimane inchiodati all’atmosfera sospesa della casa sul lago fino alla partenza del nonno. Comincia una nuova vita per tutti, ma i fili sono stati riannodati.
Chi ha già letto gli splendidi racconti de L’interprete dei malanni, che valse a Jumpa Lahiri il premio Pulitzer nel 2000, a soli trentadue anni, vi ritroverà tutta la delicatezza della scrittura e dell’espressione delle emozioni.

PS Mariella Gramaglia ha anche un blog: orditoetrama.wordpress.com. Da vedere anche il sito di Laura Salvinelli, autrice delle foto di Indiana, tra le quali quella che accompagna questo post.

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libri

sabato, agosto 09, 2008

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Stacco la spina anche io.

La stacco letteralmente: intanto, per almeno una settimana, dalla rete starò lontanissima. Poi vediamo. Ciao a tutti :-)

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writers life

venerdì, agosto 08, 2008

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Indispensabile blurb.
Così si intitola un articolo del MdS. Blurb, è in inglese, la fascetta intorno a un libro di successo: 100.000 copie vendute, Il libro da cui è tratto l'indimenticabile film di Pinco Pallino... eccetera.
Ma non sapevo quanto la mitica fascetta può essere indispensabile, almeno per alcuni. Almeno fino a stamattina, quando da Feltrinelli ho assistito alla seguente scenetta:
C'è un giovin signore abbronzatissimo con in mano una copia de La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano.
"Scusi, c'è con la fascetta... Vincitore del Premio Strega?" fa al commesso.
"No, ce li hanno portati così" risponde questo.
"Almeno uno, me lo cerca? Sa, è per un regalo..." insiste il signore.
"Mi dispiace, sono tutti senza" spiega ancora il commesso.
"Ah, peccato. Grazie lo stesso, ma era per un regalo" e rimette il libro a posto.
"Prego" conclude il commesso.
Faceva un caldo pazzesco e mi sono immaginata l'abbronzato e ganzo signore in sella al suo scooterone in giro per altre librerie alla ricerca della fascetta.
Ero allibita e mi sono pentita di non aver avuto la presenza di spirito di abbordare il signore e dirgli che sarebbe stato tanto più ganzo se avesse regalato il libro nudo e crudo, aggiungendo en passant "... il libro che quest'anno ha vinto lo Strega...".

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giovedì, agosto 07, 2008

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A lezione di inglese.
Giancarlo Livraghi
ha aggiornato e pubblicato in pdf il suo testo Ambiguità di alcune parole inglesi (sottotitolo: Trecentottanta esempi di errori di traduzione, difficoltà, incomprensioni, sciocchezze e bizzarrie). Un utilissimo ebbok di 120 pagine.
A chi volesse approfittare dell'estate per rinfrescare in rete il suo inglese, consiglio Newsroom 101: quasi 2.000 esercizi interattivi per giornalisti, scrittori, editor e studenti che desiderano controllare la loro proprietà di linguaggio secondo le linee guida del manuale di stile dell'Associated Press. In realtà, ottimo per chiunque.

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le lingue degli altri

martedì, agosto 05, 2008

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Partecipare.

L'indagine annuale The survey for people who make websites del mitico A List Apart è una fonte interessantissima di informazioni professionali per chi pensa, crea e scrive contenuti per il web.
Lo scorso anno vi hanno partecipato 33.000 persone, di tutto il mondo.
E' in linea il questionario per l'edizione 2008. Non sarebbe male far sentire più forte la voce dei professionisti italiani del web, anche per poi poterci confrontare sui risultati.
Io lo farò.



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web writing, writers life

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Storie, appunto...

Stavo già pregustando l'immersione nella Casa del sonno di Jonathan Coe, quando inaspettatamente mi sono arrivati a tempo di record (e come al solito gravati dalle spese doganali) tre libri che avevo ordinato da Amazon. Libri non proprio di lavoro, ma su temi vicini alla scrittura che in questo momento mi interessano molto.
Eccoli:
  • The back of the napkin, di Dan Roam (Portfolio 2008), su come pensare e progettare per immagini nelle organizzazioni
  • Building findable websites, di Aaron Walter (New Riders 2008), con molto SEO e technicality, ma anche con un capitolo sui contenuti che mi sembra promettente
  • Graphic Design, the new basics, di Ellen Lupton e Jennifer Cole Phillips (Princeton Architectural Press 2008). Ho amato troppo Thinking with type della Lupton, per cui ho preso subito il suo nuovo libro sul graphic design: pochi concetti chiave, maledettamente bello anche solo da sfogliare.
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libri

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Trasporti narrativi.
Sul potere delle storie sono stati versati fiumi di inchiostro, soprattutto negli ultimi tempi. Meno scontato è che ora se ne occupi una delle più autorevoli riviste scientifiche del mondo. Sul numero di settembre 2008 di Scientific American, l'articolo The secrets of storytelling: Why we love a good yarn va più a fondo e spiega perché anche tanti scienziati si stiano occupando di storie e narrativa.
Studiare le storie che ci tramandiamo da millenni significa studiare il funzionamento della nostra mente e del nostro comportamento sociale, come indicano le numerose e soprattutto recenti ricerche citate nell'articolo.
Le storie sono i nostri "simulatori di volo" nella transvolata della vita, il modo più istintivo di affrontare la paura ed evitare brutte cadute. Non solo da piccoli, quando ascoltiamo le più tragiche e drammatiche fiabe, ma anche da grandi, nel nostro lavoro e nei rapporti con gli altri.
Nulla ha il potere persuasivo di una buona storia: il "trasporto narrativo" può farci cambiare idea e prospettiva,
provare empatia e attingere coraggio, assumere un comportamento positivo, oppure desiderare e acquistare un prodotto.
Una ragione in più per abbandonare, almeno d'estate, i manuali di comunicazione e darsi senza remore a romanzi e racconti.

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writers life

domenica, agosto 03, 2008

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Un'attualissima comunicatrice del secolo scorso.

Immaginate di avere davanti a voi una caraffa di vino. Scegliete pure l'annata che preferite per questa dimostrazione di fantasia, che sia di un bel rubino intenso. Avete due calici: uno è d'oro massiccio, riccamente cesellato; l'altro è di puro cristallo, esile e trasparente come una bolla. Versate il vino e bevete.
Ditemi quale calice scegliete e vi dirò se siete o meno degli intenditori. Perché se del vino vi curate poco, vorrete provare la sensazione di bere da un oggetto costato probabilmente una fortuna; se invece fate parte di quella razza in via di estinzione, amante di annate pregiate, sceglierete il cristallo, giacché tutto di quel calice è calcolato per rivelare, anziché nascondere, la bellezza della bevanda che contiene.

Cominciava così una delle conferenze che Beatrice Warde tenne a Londra nel 1955. La signora, di cui ignoravo tutto fino a qualche giorno fa, non era un'enologa, ma una esperta dell'arte tipografica, una sacerdotessa e instancabile divulgatrice dei font, ma soprattutto una "comunicatrice", come amava lei stessa definirsi. Progettava e scriveva infatti libri, articoli e anche brochure per aziende.
La fragrante metafora introduceva il rapporto tra il testo inteso come contenuto, il vino, e la sua forma sulla pagina, il calice di cristallo, che la Warde auspicava il più trasparente possibile, per far apprezzare e gustare in pieno parole e idee, senza la minima distrazione. Quando il testo del Calice di cristallo fu pubblicato, il sottititolo era infatti "la tipografia invisibile". Il massimo dell'orgoglio professionale e il massimo dell'umiltà.
In italiano, questo saggio breve e prezioso, che sembra scritto oggi e che ha molto da insegnare anche agli scrittori professionali, è stato pubblicato nel 2006 dall'AIAP e oggi è introvabile (grazie ad Antonella per la segnalazione e a Roberta per le fotocopie), ma potete sempre leggerlo in inglese.
La Warde era nata nel 1900 negli Stati Uniti, ma ha passato quasi tutta la sua vita in Gran Bretagna. Una vita bellissima e appassionata, che vale la pena di conoscere e che si compendia tutta nel testo che scrisse per accogliere i visitatori alla porta del suo ufficio:

QUESTA E' UNA TIPOGRAFIA

CROCEVIA  DI CIVILTA'
RIFUGIO DI OGNI ARTE
CONTRO LE OFFESE DEL TEMPO
ARSENALE DELLA VERITA' CHE NON HA PAURA
CONTRO LE FALSITA' SUSSURRATE
INCESSANTE FANFARA DEL COMMERCIO

DA QUESTO LUOGO LE PAROLE POSSONO VOLARE LONTANO
PER NON MORIRE CON LE ONDE SONORE
NON CAMBIARE SOTTO LA PENNA DELLO SCRITTORE
QUI OGNI PAROLA E' CONTROLLATA E FISSATA PER DURARE NEL TEMPO
AMICO, SEI IN UN LUOGO SACRO
QUESTA E' UNA TIPOGRAFIA

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maestri, forme e colori

lunedì, luglio 28, 2008

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Spigolature d'oltreoceano

Sul sito MyRagan (l'iscrizione è caldamente consigliata) della società di comunicazione di Chicago Ragan, trovate un ottimo articolo, concreto e aggiornato, sulla stesura dei comunicati stampa, tratto dalla loro (costosa) newsletter Corporate Writer & Editor.

Gerry McGovern, nella sua newsletter di ieri (News you can use) metteva in guardia i comunicatori online dal riempire di news le home page di siti e intranet. Le news danno (a chi le pubblica) la sensazione di un sito molto aggiornato, ma pare comincino a stancare i lettori, come dimostra una ricerca molto dettagliata dell'Associated Press.
Per una volta, sono abbastanza d'accordo con McGovern: in fondo news e comunicati stampa sono stati sempre pensati e scritti per i giornalisti. Per funzionare anche per i normali utenti devono contenere qualcosa che li interessa davvero o assumere una forma diversa.

Per quanto imperi e funzioni egregiamente, il modello di costruzione di un testo secondo la Piramide Rovesciata non è affatto l'unico. Sul sito del Poynter Institute, un corso di due ore sulle ASF, ovvero Alternative Story Forms. Gratis.

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ferri del mestiere

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La grazia e le grazie di Correggio.

Le opere d'arte, come i libri, dovresti rileggerle in diversi momenti della vita, perché ogni volta ti sveleranno qualcosa di diverso. Qualcuna non ti piacerà più. Altre, che ti avevano lasciato indifferente, ti entusiasmeranno.
Correggio, il pittore cinquecentesco che prese il nome dal suo paese vicino Parma, a me è piaciuto sempre ma dopo aver visto ieri la splendida mostra che gli dedica a Roma la Galleria Borghese, so meglio perché.
Antonio Allegri, Madonna col bambino (1526). Firenze, Galleria degli Uffizi.Il suo vero nome era Antonio Allegri, ma secondo il biografo degli artisti Giorgio Vasari, non fece molto onore al suo nome, essendo anzi persona molto schiva e malinconica.
Di tutt'altro segno la sua pittura: che dipinga una Madonna con il bambino, un'amorosa dea o un tripudio di angeli e santi, Correggio sa infondervi gioia, allegria, serenità. Una quotidianità avvolta da una luce dorata.
Non era facile muoversi tra i grandi mostri sacri contemporanei. In Correggio, c'è qualcosa di ognuno: la prospettiva aerea e i volti pieni di sentimento di Leonardo, le figure avvitate come serpenti di Michelangelo, la passione per l'antico di Raffaello. Eppure Correggio non assomiglia a nessuno, prende e rielabora nella sua solitudine provinciale per esplodere con opere uniche che si alzano su su a bucare di infinito le volte delle chiese e anticipano di un secolo laAntonio Allegri, Io e Giove (1531-32). Vienna, Kunsthistorisches Museom. grande pittura barocca.
Il bello è che porta nei cieli la quotidianità della terra.
La Vergine assunta in cielo è una ridente ragazza parmigiana che per sostenersi si appoggia con il piede a un indispettito puttino.
La giovane Madonna degli Uffizi, finalmente sola con il suo bambino, esplode in grida e gesti di tenerezza, come una mamma qualunque. Ci sarà pure dietro l'altissima colonna che allude alla Chiesa e alla fede, ma a lei sembra non importare proprio nulla.
Il pittore delle madonne e della grazia non si tirò affatto indietro quando, alla fine della sua breve vita, Federico Gonzaga e Isabella d'Este gli commissionarono una serie di quadri dal tema assai difficile: gli amori di Giove, il quale adorava sedurre dee, ninfe e ragazzetti ricorrendo a qualunque stratagemma pur di non farsi scoprire dalla moglie. L'incarico era importante: il duca di Mantova intendeva regalare i quadri all'imperatore Carlo V.
Quegli stratagemmi olimpici divennero per Correggio gli spunti per soluzioni compositive e tematiche inedite e audacissime, che gli fecero scalare le vette dell'erotismo in quadri talmente belli e delicati che anche il bacchettonissimo Filippo II di Spagna non trovava niente di male nel rimirarli di tanto in tanto.
Della sacerdotessa Io non vediamo nulla se non quella schiena bianchissima che pare precipitare verso di noi e il viso estatico. Il seduttore Giove è quella nuvolona nera che la avvolge completamente per non lasciare spazio a niente altro; solo vicino al viso della ragazza scorgiamo in trasparenza il bacio appassionato del re degli dei.
Per Danae, invece, Giove prese le sembianze di una pioggia dorata che le cade dritta dritta in grembo. L'evento portentoso si svolge in una semplice camera da letto al tramonto, tra candide lenzuola e amorini che giocano. Nessuno sguardo malizioso, come in Tiziano, niente rossi infuocati di passione, solo una sinfonia di bianchi, grigi e oro.
Antonio Allegri, Danae (1531). Roma, Galleria Borghese

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forme e colori

martedì, luglio 15, 2008

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Break.
Stacco dal blog per tre-quattro giorni.
Però potete leggere uno degli ultimi articoli che ho scritto per Scrivere di De Agostini: Il business writer non butta mai niente. Un mio pallino.
Ciao a tutti.

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ferri del mestiere, writers life

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Semplicità & Chiarezza.

Nelle ultime settimane mi sono molto occupata di semplificazione e indici di leggibilità.
Ci tornerò su nel MdS. Intanto mi sono rispulciata ben bene la webliografia e mi sono ricordata di una risorsa importante che volevo linkare da tempo.
Eccola: il capitolo dedicato alla chiarezza e alla semplicità dei testi nella Guida all'accessibilità di Michele Diodati.
Utile per tutti, non solo per chi deve garantire siti accessibili.

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web writing, lingua italiana

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Le parole di Sagarana

Ci preoccupiamo delle parole, noi scrittori. Le parole significano. Le parole indicano. Sono frecce. Frecce conficcate nella ruvida pelle della realtà. E più sono astratte e imponenti, più finiscono per assomigliare a stanze o a gallerie. Possono espandersi o franare. Possono riempirsi di cattivi odori. Spesso ci fanno ripensare ad altre stanze, in cui ci piacerebbe vivere o ci sembra di vivere già. Possono diventare spazi inabitabili perché perdiamo l’arte o la saggezza necessaria per viverci. E alla fine quelle cubature di intenzioni mentali che non sappiamo più abitare verranno abbandonate, sprangate chiuse per sempre.

Comincia così il saggio di Susan Sontag pubblicato sul numero appena uscito della rivista letteraria Sagarana, diretta da Julio Monteiro Martins. Numero che come sempre ci riserva molte altre belle cose: Canetti, Pasolini, Lispector, Moravia, Pérez-Reverte e poeti che qui in Italia non conosciamo, tutti con testo orginale e introdotti da splendide fotografie.
Ma questa volta secondo me il pezzo forte è la mostra virtuale dedicata al Brasile Coloniale.

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siti belli e cose utili

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Criticità

Nella sua rubrica La parola, su Internazionale di questa settimana Tullio De Mauro si occupa di una parola che nelle aziende si usa fino alla nausea: criticità. Non ci sono più problemi o difficoltà, ma solo  criticità o meglio ancora elementi di criticità, che appartengono alla stessa famiglia dei punti di forza e punti di debolezza.
Prendendo spunto dalle neosemie, cioè dalle parole che nel tempo assumono nuovi significati oltre a quello originario, De Mauro scrive:
"Da anni ormai usiamo in italiano criticità (all'inizio specie al plurale) per dire non più solo "spirito critico" o "condizione critica", ma "punto critico" e, addirittura, "disfunzione".  I dizionari ne tacciono. E i dizionari francesi, inglesi e spagnoli omettono perfino le parole criticité, criticity, criticidad, ben diffuse oggi, specie al plurale, nel senso di "difficoltà" "défaillance". Ben diffuse, ma molto meno che in italiano. L'Italia è talmente piena di criticità che ha esportato in altre lingue il nuovo senso?"

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lingua italiana

giovedì, luglio 10, 2008

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Mai più senza Corbel!

Un paio di settimane fa il maestrino per caso Vanz ha scritto un post su come scrivere un curriculum per il web. Siccome spesso lo chiedono a me e non so dare consigli così utili e in maniera così convincente, linko con una piccola aggiunta.
Via 60 Questions, il blog annesso a Redaction.be, scopro che il laboratorio sull'usabilità della Wichita University ha svolto alcuni dottissimi studi sui font e in particolare uno sul font più adatto per un curriculum: è il Corbel, "
neutral in personality and high in legibility", perfetto per qualsiasi lavoro vi proponiate.

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ferri del mestiere

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Pensavo ai segnalibri...

... ma quasi quasi mi faccio la macchina ;-)




E' la proposta dell'ultima newsletter arrivata nella mia posta, qualche minuto fa.


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writers life

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Scrivere per il capo.

Per anni in azienda ho scritto discorsi per il top management. All'inizio con molta paura, poi con sempre più gusto.
C'era chi ti lasciava carta bianca e poi leggeva diligentemente il discorso senza porsi troppi problemi. Potevi anche fargli citare in chiusura Walter Benjamin senza che lui sapesse chi fosse, ma non importava. L'amministratore delegato leggeva con fiducia e convinzione.
C'era chi ti faceva negoziare tutto e voleva rivedere le mille stesure, e chi si considerava già bravissimo ma "siccome non aveva tempo" si faceva dare un "aiutino".
Ho imparato tantissimo da quelle maratone retoriche, soprattutto a sentire il ritmo del testo, a sintonizzarlo su quella particolare persona.
E' un'attività che ora non svolgo più, ma continuo a seguire con molto interesse il tema dello speech writing e ora che c'è YouTube gli spunti sono innumerevoli.
Così vi segnalo che la società di comunicazione Ragan ha aggiunto una nuova newsletter al suo set di pubblicazioni gratuite, Executive Communication and Speechwriter Weekly. Dedicata tutta ai ghost writer e a chi cura la comunicazione dei top manager. Articoli, consigli, recensioni di libri, e tanti video.

PS Ho ripescato un mio post di tre anni fa sulla scrittura dei discorsi.

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ferri del mestiere

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Sulla soglia del libro.

Ci sono temi affascinanti nel mondo della comunicazione - non temi specialistici ma quasi popolari - che stranamente sono oggetto di pochissimi siti, blog, articoli, studi.
Uno di questi è la copertina del libro, quella "soglia" magica che ha il potere di farci comprare un libro di impulso solo perché ha una gran bella porta. Fatta sì del titolo dato dall'autore, ma anche di forme, immagini e colori.
Una libreria è prima di tutto una grande città piena di queste porte colorate, aggregate in quartieri tematici o in piccoli villaggi d'autore. Spesso sono loro a determinare le nostre passeggiate tra gli scaffali.
Così quando Alessia Rapone mi propose di scrivere un quaderno sulle copertine dei libri ne fui entusiasta: ne nacque La porta dei desideri: la copertina.
Proprio in virtù di quel quaderno un'altra appassionata di copertine, Sonia Boselli, mi ha segnalato il sito Libriecopertine, nato dalla sua tesi di laurea.
Un sito pieno di copertine, aggregate secondo interessantissimi criteri, per esempio i "titoli proliferanti" oppure "lo scrittore che non è d'accordo".
In ogni categoria si possono suggerire nuove copertine e contribuire con una propria descrizione. Volete partecipare?

PS Ora possiamo mettere su un tradizionale scaffale di legno anche i nostri libri schedati su Anobii. Non fa tutto un altro effetto? Ecco uno dei miei scaffali sulla scrittura professionale:



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libri, forme e colori