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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


domenica, settembre 07, 2008

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Radici. E sradicati.

L’altro giorno ci avevo dato solo una sommaria occhiata, ieri me lo sono letto dall’inizio alla fine e confermo: Italiano, lo stile di Massimo Birattari è un libro straordinario, fatto di una leggerissima densità dall’inizio alla fine.
Densità di idee intelligenti, esperienze dirette, brani letterari scelti e analizzati con amore.
Vi trovate Galilei, Gadda, Calvino, Meneghello, Ungaretti, Montale, Gianni Brera… no, non è un libro di scrittura creativa, ma un “vero” manuale di scrittura professionale.
Vero, perché fa capire in modo semplice che anche i brevi testi di una lettera al cliente, una comunicazione aziendale, un articolo per la newsletter di una Asl o un lancio di agenzia saranno tanto più chiari, efficaci e interessanti quanto più la cultura del loro autore affonderà le sue radici in quello sterminato e nutriente humus che è la letteratura. Più profonde e ramificate le radici, più lucidi e succosi anche i piccoli frutti.
Galilei maestro di argomentazione, Ungaretti di sintesi, Montale di figure retoriche, Gadda e Brera di felici contaminazioni, Manganelli di illuminanti ossimori.
È stata una lettura vivificante e consolante, dopo un giro deprimente nei blog dei più acclamati business writer americani.
La ricerca e la proposta della formula magica, della sigla vincente ormai impazza: oltre il classico KISS (keep it simple, stupid) le 4 C (clarity, cut, color, carats) su Copyblogger, AIDA (attention, interest, design, action), ACCA (awareness, comprehension, conviction, action), 4P - Picture, Promise, Proof, Push, Star-Story-Solution sul blog del guru Bob Bly.


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libri, lingua italiana

venerdì, settembre 05, 2008

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Trascorrere del tempo.

Approfitto di non essere ancora sommersa dalle attività per fare le ultime rifiniture di editing alla nuova edizione del MdS. Pochissimi ritocchi grafici per voi che leggete, ma un completo cambiamento di alimentazione e gestione del sito per me.
Procedo molto a rilento, ma tra pochi mesi il Mestiere compirà 10 anni e vorrei arrivarci con la nuova versione.
Sto quindi rileggendo le decine e decine di testi, uno per uno, ed è un interessantissimo viaggio nel tempo.
Dal Glossario ho tolto weblog e webzine, le cui spiegazioni facevano ridere i polli.
In alcuni articoli ho aggiunto una nota per sottolinearne la vetustà, ma anche la validità.
Ne ho eliminati pochissimi, quelli ormai inutili.
Ma se c'è un vecchio testo (2002!) che non solo non ha perso una scheggia di smalto, ma mi è sembrato brillare di lungimiranza e intelligenza è quello sul Living Web di Mark Bernstein.
L'ho riassaporato parola per parola. Il suo Living Web è esattamente il nostro presente.

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web writing, writers life

giovedì, settembre 04, 2008

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Impressioni a caldo.

Sono arrivati Slide:ology di Nancy Duarte e Italiano: Lo stile di Massimo Birattari.
Il primo è bellissimo, un album dalla grafica raffinata, ma mi sento di ribadire quello che ho già scritto nel post precedente: l'estetica alza le aspettative, quindi vi dirò dei contenuti una volta letto.
Il secondo non ricordo più chi me lo abbia consigliato, ma lo ringrazio fin d'ora. Già a una sommaria sfogliata mi appare come un miracoloso concentrato di grazia, piacevolezza e utilità e mi chiedo come ho fatto a ignorarlo finora. Recupererò, anche con il libro precedente dello stesso autore.

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libri

mercoledì, settembre 03, 2008

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Carta, penna e pennarelli.

Sto cercando di avviare in maniera morbida la mia ripresa delle attività e di cominciare a mettere in pratica da subito i miei buoni propositi.
Al primo posto c’è quello di dedicare più tempo allo studio sui temi che in questo periodo mi interessano di più.
Così, tra ieri e oggi, ho finito di leggere due libri che riguardano il pensiero visivo e in cui le immagini la fanno da padrone rispetto al testo. Due libri belli prima di tutto da guardare, sfogliare, tenere tra le mani.
I libri belli però – mi rendo sempre più conto – alzano notevolmente le aspettative sui contenuti, per cui le parole devono essere eccellenti, le idee originali.
The Back of the Napkin, invece, tradisce decisamente la promessa di “risolvere i problemi e vendere le idee con le immagini”. La lettura è stata piacevole, ma quel che mi rimane è solo una maggiore capacità di fare decenti disegnini, non certo per vendere ma forse per rappresentare e chiarire a me stessa le mie idee. Utile, ma un po’ poco.
Bellissimo e ispiratore Graphic Design, the New Basics. Ellen Lupton e Jennifer Cole Phillips ripartono dalle origini del moderno graphic design, da quel Bauhaus che negli anni venti del secolo scorso si proponeva di analizzare la forma in termini di elementi geometrici di base e di insegnare un linguaggio visivo universale che fosse comprensibile da tutti e che a tutti permettesse di vivere in un ambiente fatto di cose belle e funzionali.
Ora che i programmi informatici ci permettono di fare tutto con pochi clic – testi in movimento, forme di ogni tipo e colore, pagine belle e pronte con parole e immagini – l’invito è tornare a guardare cosa c’è dietro un’immagine o un layout complesso attraverso gli elementi di base del linguaggio visivo: punto, linea, superficie, ritmo ed equilibrio, proporzioni, colore, fondo, contesto, ordine, trasparenza, modularità, griglia, mappe, tempo e movimento, regole e sregolatezza… tutte cose fondamentali anche per chi scrive, e innumerevoli sono le suggestioni che il redattore può cogliere dalle immagini e gli esperimenti visivi delle autrici e dei loro studenti, dalle regole sulla ripetizione e la sorpresa fino alle infinite possibilità per rappresentare le idee nello spazio attraverso le mappe (vedi anche l’uso che ne ha fatto Roberta nel suo nuovo taccuino).
Due mi sembrano oggi i principali filoni di utilità del linguaggio visivo per chi scrive:
  • “vedere” le proprie parole e idee in un ordine diverso da quello sequenziale e gerarchico della scaletta aiuta a far emergere assonanze e connessioni che altrimenti non coglieremmo, soprattutto se il lavoro lo facciamo a mano e non al pc, collegando in maniera più diretta il corpo e la mente
  • leggiamo e scriviamo sempre più spesso testi frammentati e modulari, che vivono nello spazio insieme alle immagini: abituarsi a progettare direttamente sul foglio anche questi tipi di testi aiuta, oltre a divertire (in Graphic Design ci sono alcuni splendidi esperimenti di biografie visive).
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libri, forme e colori, writers life

martedì, settembre 02, 2008

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Campioncini.

Faccio per aprire la bianca bustina del campioncino che mi hanno dato in profumeria, e già pregusto il profumo della crema e la morbidezza del massaggio intorno agli occhi quando il testo sul retro improvvisamente gela il mio entusiasmo: "Per sostenere la lotta al trascorrere del tempo, un efficacissimo fluido per il contorno occhi."
Mi sento schiacciata dal trascorrere inesorabile dei giorni e totalmente impari nella lotta, per cui lascio perdere e rimiro rassicurata le mie rughette. Meglio tenersele e non lottare ogni giorno.
Poi mi accorgo che il prezioso fluido "all'olio di Baobab e bioflavonide da Arancia, minimizzante tonificante" è della linea Uomo. Sarà per questo che il copy ha optato per il virile messaggio da lottatore?
Ma ormai la mia curiosità professionale è destata e mi scorro tutti i testi dei campioncini. Mamma mia!
Sintassi singhiozzanti invece che morbidi inviti: "L'estratto fluido di Iris, qui accoppiato agli aminoacidi del Grano, farà sì che, dopo la toilette, la vostra pelle sia, non solo deliziosamente profumata, ma morbida, vellutata e sericea."
Parole incomprensibili: "Uno shampoo sostantivante per lavare le chiome". "Sostanze funzionali caratterizzanti".
E che dire del "latte per il corpo sublimatore quotidiano"?
I testi della cosmetica mi hanno sempre incuriosita e so che non sono certo scritti a caso, così pieni di formule misteriose.
Ma raramente sono riuscita a leggere qualcosa di professionale in proposito. Conoscete qualche fonte o tra voi c'è un copy che scrive di profumi, latti idratanti o creme leviganti?

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writers life

domenica, agosto 31, 2008

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Chiaro/Scuro.

Tra i miei buoni propositi per la ripresa c'è quello di studiare meglio le parole sulle slide. Mentre aspetto che mi arrivi Slide: ology di Nancy Duarte, ho spulciato un po' di post in tema.
Sul blog di Apollo Ideas, un dilemma che tormenta chiunque si accinga a progettare una presentazione: fondo scuro o fondo chiaro?
Se una presentazione è fatta come si deve, cioè ha poco testo ("Mai più di sei parole in una slide. MAI" ordina perentoriamente Seth Godin, ma forse esagera), il colore del fondo non influenza poi molto la leggibilità, comunque meno che su altri strumenti.
Ecco cosa dicono gli esperti:

Fondo scuro
  • funziona bene solo se le luci sono spente, in particolare se si usa un videoproiettore; se invece si usa un televisore, il problema delle luci non c'è
  • sono più adatte a presentazioni molto lunghe, di parecchie ore o di un'intera giornata, perché stancano meno gli occhi di quelle chiare
Fondo chiaro
  • si adatta meglio ad ambienti molto diversi, poco o molto illuminati
  • è più adatto se le slide vanno stampate
  • è più facile inserirvi le immagini, soprattutto quelle scontornate, che fanno un bellissimo effetto.
PS un po' perché non so mai dove le proietterò e un po' perché uso molte immagini, le mie slide hanno quasi sempre il fondo immacolato. Quello colorato - ma non troppo scuro - lo uso invece per le slide di passaggio tra una sezione e l'altra, dove c'è solo un titolo.

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ferri del mestiere

giovedì, agosto 21, 2008

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Ci risentiamo a settembre.

Ero combattuta oggi pomeriggio: dopodomani mattina presto parto per la montagna, ma Roma - come spesso in agosto - era al culmine della sua bellezza e pensavo che è un peccato lasciarla proprio ora e ritrovarla tra poco più di una settimana nel solito caos.
La mia lunga passeggiata a Villa Borghese è stata un incanto tra natura e scultura, tra i due poli della terrazza del Pincio, con tutta la città ai miei piedi, e la facciata della villa, per una volta senza una sola persona davanti, una visione unica che non dimenticherò e che difficilmente rivivrò.
Comunque, il mio voluminoso bagaglio per lo yoga e il trekking è quasi pronto e conto di tornare a scrivere rigenerata e ritemprata.
Ciao ciao :-)

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writers life

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La revisione di un sito.

Piccolo aggiornamento agostano con qualcosa di nuovo da leggere e, spero, anche di utile.
È uno degli ultimi articoli che ho scritto per Scrivere di De Agostini, dedicato alla revisione di un sito, quella da fare prima di andare online, così come la correzione delle bozze per un testo da mandare alle stampe.
Penso però possa servire anche come ripasso sui principi del web writing o per fare il tagliando periodico a un sito.


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web writing

martedì, agosto 19, 2008

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Indiane.

Due libri che ho comprato in momenti diversi e che ora sto leggendo insieme, intrecciando i loro fili e lasciando che le storie si specchino l’una nell’altra.
Eppure, l’uno è scritto da una giovane narratrice angloindiana e raccoglie i suoi ultimi racconti. L’altro è di una giornalista e donna politica italiana, che racconta un anno di lavoro, viaggi e incontri in India.
Comincio dal libro italiano. Mariella Gramaglia, prima di mollare tutto più di un anno fa e andarsene a lavorare come cooperante nel più grande sindacato di lavoratrici al mondo, era il vicesindaco della mia città, Roma.
Non deve avercela fatta più, se sentiva “le parole morirle in gola e l’energia tra le mani”. Un’immagine e una sensazione che mi hanno toccata e in cui credo molte donne e uomini di sinistra – ma non solo – oggi si possano riconoscere, alla ricerca di un segnale, di un appiglio in un orizzonte in cui sembra esserci spazio solo per il protagonismo e gli urli in piazza.
Lei se ne è andata, semplicemente, a cercare i suoi segnali molto lontano dalla metropoli occidentale, tra le donne più povere e più dignitose del pianeta. Quello che ci riporta indietro è Indiana (Donzelli 2008), un libro bellissimo, interessante e commovente, documentato e profondamente vissuto, che tutti dovrebbero leggere non solo per guardare in modo inedito e vicinissimo a uno dei paesi emergenti del pianeta, ma anche per guardare in modo nuovo ai problemi emergenti del nostro paese, sempre più in difesa ed estenuato.
Una globalizzazione, finalmente, delle persone e dei diritti, in cui le lavoratrici indianefoto di Laura Salvinelli: www.laurasalvinelli.com appaiono all’autrice come le nostre possibili “sorelle maggiori”: “Nel balbettare malamente il linguaggio dei diritti, soprattutto di quelli dei più deboli, tutto il mondo si somiglia più di quanto non si creda. E si somiglierà sempre di più via via che tanti esseri umani seguiranno le rotte delle immense transumanze globali. Se sarà per il meglio o per il peggio, dipende da ciascuno di noi”.
Il diario indiano di Mariella è un succedersi continuo di umanità e di incontri, dalle poverissime sigaraie di bidi a Ela Bhatt, leader del movimento femminista e sindacale, dalle venditrici di pesce sulle coste devastate dallo tsunami a Sonia Gandhi.
Le indiane dei racconti di Una nuova terra di Jumpa Lahiri sono apparentemente lontanissime dalle contadine del Gujarat: vivono negli Stati Uniti in case bellissime, hanno studiato a Princeton, lavorano nelle biblioteche o in prestigiosi studi legali, guidano il Suv e portano i jeans, eppure quello che l’autrice scava, ritrova e fa riaffiorare in ciascuna di loro è proprio quel nucleo di pudore così misteriosamente e insopprimibilmente indiano che ha affascinato anche la femminista italiana.
Jumpa Lahiri lo fa affiorare soprattutto nei silenzi di vicende quotidiane che riguardano tutti, al di là della latitudine e del ceto sociale.
Nel primo racconto, che dà il nome alla raccolta, un padre, una figlia e un nipotino si ritrovano dopo la morte improvvisa della madre intorno al rito semplicissimo della cura di un giardino. Pochissimo viene detto, i gesti e le azioni sono contenuti, ma si rimane inchiodati all’atmosfera sospesa della casa sul lago fino alla partenza del nonno. Comincia una nuova vita per tutti, ma i fili sono stati riannodati.
Chi ha già letto gli splendidi racconti de L’interprete dei malanni, che valse a Jumpa Lahiri il premio Pulitzer nel 2000, a soli trentadue anni, vi ritroverà tutta la delicatezza della scrittura e dell’espressione delle emozioni.

PS Mariella Gramaglia ha anche un blog: orditoetrama.wordpress.com. Da vedere anche il sito di Laura Salvinelli, autrice delle foto di Indiana, tra le quali quella che accompagna questo post.

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libri

sabato, agosto 09, 2008

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Stacco la spina anche io.

La stacco letteralmente: intanto, per almeno una settimana, dalla rete starò lontanissima. Poi vediamo. Ciao a tutti :-)

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writers life

venerdì, agosto 08, 2008

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Indispensabile blurb.
Così si intitola un articolo del MdS. Blurb, è in inglese, la fascetta intorno a un libro di successo: 100.000 copie vendute, Il libro da cui è tratto l'indimenticabile film di Pinco Pallino... eccetera.
Ma non sapevo quanto la mitica fascetta può essere indispensabile, almeno per alcuni. Almeno fino a stamattina, quando da Feltrinelli ho assistito alla seguente scenetta:
C'è un giovin signore abbronzatissimo con in mano una copia de La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano.
"Scusi, c'è con la fascetta... Vincitore del Premio Strega?" fa al commesso.
"No, ce li hanno portati così" risponde questo.
"Almeno uno, me lo cerca? Sa, è per un regalo..." insiste il signore.
"Mi dispiace, sono tutti senza" spiega ancora il commesso.
"Ah, peccato. Grazie lo stesso, ma era per un regalo" e rimette il libro a posto.
"Prego" conclude il commesso.
Faceva un caldo pazzesco e mi sono immaginata l'abbronzato e ganzo signore in sella al suo scooterone in giro per altre librerie alla ricerca della fascetta.
Ero allibita e mi sono pentita di non aver avuto la presenza di spirito di abbordare il signore e dirgli che sarebbe stato tanto più ganzo se avesse regalato il libro nudo e crudo, aggiungendo en passant "... il libro che quest'anno ha vinto lo Strega...".

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giovedì, agosto 07, 2008

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A lezione di inglese.
Giancarlo Livraghi
ha aggiornato e pubblicato in pdf il suo testo Ambiguità di alcune parole inglesi (sottotitolo: Trecentottanta esempi di errori di traduzione, difficoltà, incomprensioni, sciocchezze e bizzarrie). Un utilissimo ebbok di 120 pagine.
A chi volesse approfittare dell'estate per rinfrescare in rete il suo inglese, consiglio Newsroom 101: quasi 2.000 esercizi interattivi per giornalisti, scrittori, editor e studenti che desiderano controllare la loro proprietà di linguaggio secondo le linee guida del manuale di stile dell'Associated Press. In realtà, ottimo per chiunque.

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le lingue degli altri

martedì, agosto 05, 2008

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Partecipare.

L'indagine annuale The survey for people who make websites del mitico A List Apart è una fonte interessantissima di informazioni professionali per chi pensa, crea e scrive contenuti per il web.
Lo scorso anno vi hanno partecipato 33.000 persone, di tutto il mondo.
E' in linea il questionario per l'edizione 2008. Non sarebbe male far sentire più forte la voce dei professionisti italiani del web, anche per poi poterci confrontare sui risultati.
Io lo farò.



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web writing, writers life

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Storie, appunto...

Stavo già pregustando l'immersione nella Casa del sonno di Jonathan Coe, quando inaspettatamente mi sono arrivati a tempo di record (e come al solito gravati dalle spese doganali) tre libri che avevo ordinato da Amazon. Libri non proprio di lavoro, ma su temi vicini alla scrittura che in questo momento mi interessano molto.
Eccoli:
  • The back of the napkin, di Dan Roam (Portfolio 2008), su come pensare e progettare per immagini nelle organizzazioni
  • Building findable websites, di Aaron Walter (New Riders 2008), con molto SEO e technicality, ma anche con un capitolo sui contenuti che mi sembra promettente
  • Graphic Design, the new basics, di Ellen Lupton e Jennifer Cole Phillips (Princeton Architectural Press 2008). Ho amato troppo Thinking with type della Lupton, per cui ho preso subito il suo nuovo libro sul graphic design: pochi concetti chiave, maledettamente bello anche solo da sfogliare.
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libri

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Trasporti narrativi.
Sul potere delle storie sono stati versati fiumi di inchiostro, soprattutto negli ultimi tempi. Meno scontato è che ora se ne occupi una delle più autorevoli riviste scientifiche del mondo. Sul numero di settembre 2008 di Scientific American, l'articolo The secrets of storytelling: Why we love a good yarn va più a fondo e spiega perché anche tanti scienziati si stiano occupando di storie e narrativa.
Studiare le storie che ci tramandiamo da millenni significa studiare il funzionamento della nostra mente e del nostro comportamento sociale, come indicano le numerose e soprattutto recenti ricerche citate nell'articolo.
Le storie sono i nostri "simulatori di volo" nella transvolata della vita, il modo più istintivo di affrontare la paura ed evitare brutte cadute. Non solo da piccoli, quando ascoltiamo le più tragiche e drammatiche fiabe, ma anche da grandi, nel nostro lavoro e nei rapporti con gli altri.
Nulla ha il potere persuasivo di una buona storia: il "trasporto narrativo" può farci cambiare idea e prospettiva,
provare empatia e attingere coraggio, assumere un comportamento positivo, oppure desiderare e acquistare un prodotto.
Una ragione in più per abbandonare, almeno d'estate, i manuali di comunicazione e darsi senza remore a romanzi e racconti.

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writers life

domenica, agosto 03, 2008

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Un'attualissima comunicatrice del secolo scorso.

Immaginate di avere davanti a voi una caraffa di vino. Scegliete pure l'annata che preferite per questa dimostrazione di fantasia, che sia di un bel rubino intenso. Avete due calici: uno è d'oro massiccio, riccamente cesellato; l'altro è di puro cristallo, esile e trasparente come una bolla. Versate il vino e bevete.
Ditemi quale calice scegliete e vi dirò se siete o meno degli intenditori. Perché se del vino vi curate poco, vorrete provare la sensazione di bere da un oggetto costato probabilmente una fortuna; se invece fate parte di quella razza in via di estinzione, amante di annate pregiate, sceglierete il cristallo, giacché tutto di quel calice è calcolato per rivelare, anziché nascondere, la bellezza della bevanda che contiene.

Cominciava così una delle conferenze che Beatrice Warde tenne a Londra nel 1955. La signora, di cui ignoravo tutto fino a qualche giorno fa, non era un'enologa, ma una esperta dell'arte tipografica, una sacerdotessa e instancabile divulgatrice dei font, ma soprattutto una "comunicatrice", come amava lei stessa definirsi. Progettava e scriveva infatti libri, articoli e anche brochure per aziende.
La fragrante metafora introduceva il rapporto tra il testo inteso come contenuto, il vino, e la sua forma sulla pagina, il calice di cristallo, che la Warde auspicava il più trasparente possibile, per far apprezzare e gustare in pieno parole e idee, senza la minima distrazione. Quando il testo del Calice di cristallo fu pubblicato, il sottititolo era infatti "la tipografia invisibile". Il massimo dell'orgoglio professionale e il massimo dell'umiltà.
In italiano, questo saggio breve e prezioso, che sembra scritto oggi e che ha molto da insegnare anche agli scrittori professionali, è stato pubblicato nel 2006 dall'AIAP e oggi è introvabile (grazie ad Antonella per la segnalazione e a Roberta per le fotocopie), ma potete sempre leggerlo in inglese.
La Warde era nata nel 1900 negli Stati Uniti, ma ha passato quasi tutta la sua vita in Gran Bretagna. Una vita bellissima e appassionata, che vale la pena di conoscere e che si compendia tutta nel testo che scrisse per accogliere i visitatori alla porta del suo ufficio:

QUESTA E' UNA TIPOGRAFIA

CROCEVIA  DI CIVILTA'
RIFUGIO DI OGNI ARTE
CONTRO LE OFFESE DEL TEMPO
ARSENALE DELLA VERITA' CHE NON HA PAURA
CONTRO LE FALSITA' SUSSURRATE
INCESSANTE FANFARA DEL COMMERCIO

DA QUESTO LUOGO LE PAROLE POSSONO VOLARE LONTANO
PER NON MORIRE CON LE ONDE SONORE
NON CAMBIARE SOTTO LA PENNA DELLO SCRITTORE
QUI OGNI PAROLA E' CONTROLLATA E FISSATA PER DURARE NEL TEMPO
AMICO, SEI IN UN LUOGO SACRO
QUESTA E' UNA TIPOGRAFIA

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maestri, forme e colori

lunedì, luglio 28, 2008

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Spigolature d'oltreoceano

Sul sito MyRagan (l'iscrizione è caldamente consigliata) della società di comunicazione di Chicago Ragan, trovate un ottimo articolo, concreto e aggiornato, sulla stesura dei comunicati stampa, tratto dalla loro (costosa) newsletter Corporate Writer & Editor.

Gerry McGovern, nella sua newsletter di ieri (News you can use) metteva in guardia i comunicatori online dal riempire di news le home page di siti e intranet. Le news danno (a chi le pubblica) la sensazione di un sito molto aggiornato, ma pare comincino a stancare i lettori, come dimostra una ricerca molto dettagliata dell'Associated Press.
Per una volta, sono abbastanza d'accordo con McGovern: in fondo news e comunicati stampa sono stati sempre pensati e scritti per i giornalisti. Per funzionare anche per i normali utenti devono contenere qualcosa che li interessa davvero o assumere una forma diversa.

Per quanto imperi e funzioni egregiamente, il modello di costruzione di un testo secondo la Piramide Rovesciata non è affatto l'unico. Sul sito del Poynter Institute, un corso di due ore sulle ASF, ovvero Alternative Story Forms. Gratis.

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ferri del mestiere

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La grazia e le grazie di Correggio.

Le opere d'arte, come i libri, dovresti rileggerle in diversi momenti della vita, perché ogni volta ti sveleranno qualcosa di diverso. Qualcuna non ti piacerà più. Altre, che ti avevano lasciato indifferente, ti entusiasmeranno.
Correggio, il pittore cinquecentesco che prese il nome dal suo paese vicino Parma, a me è piaciuto sempre ma dopo aver visto ieri la splendida mostra che gli dedica a Roma la Galleria Borghese, so meglio perché.
Antonio Allegri, Madonna col bambino (1526). Firenze, Galleria degli Uffizi.Il suo vero nome era Antonio Allegri, ma secondo il biografo degli artisti Giorgio Vasari, non fece molto onore al suo nome, essendo anzi persona molto schiva e malinconica.
Di tutt'altro segno la sua pittura: che dipinga una Madonna con il bambino, un'amorosa dea o un tripudio di angeli e santi, Correggio sa infondervi gioia, allegria, serenità. Una quotidianità avvolta da una luce dorata.
Non era facile muoversi tra i grandi mostri sacri contemporanei. In Correggio, c'è qualcosa di ognuno: la prospettiva aerea e i volti pieni di sentimento di Leonardo, le figure avvitate come serpenti di Michelangelo, la passione per l'antico di Raffaello. Eppure Correggio non assomiglia a nessuno, prende e rielabora nella sua solitudine provinciale per esplodere con opere uniche che si alzano su su a bucare di infinito le volte delle chiese e anticipano di un secolo laAntonio Allegri, Io e Giove (1531-32). Vienna, Kunsthistorisches Museom. grande pittura barocca.
Il bello è che porta nei cieli la quotidianità della terra.
La Vergine assunta in cielo è una ridente ragazza parmigiana che per sostenersi si appoggia con il piede a un indispettito puttino.
La giovane Madonna degli Uffizi, finalmente sola con il suo bambino, esplode in grida e gesti di tenerezza, come una mamma qualunque. Ci sarà pure dietro l'altissima colonna che allude alla Chiesa e alla fede, ma a lei sembra non importare proprio nulla.
Il pittore delle madonne e della grazia non si tirò affatto indietro quando, alla fine della sua breve vita, Federico Gonzaga e Isabella d'Este gli commissionarono una serie di quadri dal tema assai difficile: gli amori di Giove, il quale adorava sedurre dee, ninfe e ragazzetti ricorrendo a qualunque stratagemma pur di non farsi scoprire dalla moglie. L'incarico era importante: il duca di Mantova intendeva regalare i quadri all'imperatore Carlo V.
Quegli stratagemmi olimpici divennero per Correggio gli spunti per soluzioni compositive e tematiche inedite e audacissime, che gli fecero scalare le vette dell'erotismo in quadri talmente belli e delicati che anche il bacchettonissimo Filippo II di Spagna non trovava niente di male nel rimirarli di tanto in tanto.
Della sacerdotessa Io non vediamo nulla se non quella schiena bianchissima che pare precipitare verso di noi e il viso estatico. Il seduttore Giove è quella nuvolona nera che la avvolge completamente per non lasciare spazio a niente altro; solo vicino al viso della ragazza scorgiamo in trasparenza il bacio appassionato del re degli dei.
Per Danae, invece, Giove prese le sembianze di una pioggia dorata che le cade dritta dritta in grembo. L'evento portentoso si svolge in una semplice camera da letto al tramonto, tra candide lenzuola e amorini che giocano. Nessuno sguardo malizioso, come in Tiziano, niente rossi infuocati di passione, solo una sinfonia di bianchi, grigi e oro.
Antonio Allegri, Danae (1531). Roma, Galleria Borghese

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forme e colori

martedì, luglio 15, 2008

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Break.
Stacco dal blog per tre-quattro giorni.
Però potete leggere uno degli ultimi articoli che ho scritto per Scrivere di De Agostini: Il business writer non butta mai niente. Un mio pallino.
Ciao a tutti.

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ferri del mestiere, writers life

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Semplicità & Chiarezza.

Nelle ultime settimane mi sono molto occupata di semplificazione e indici di leggibilità.
Ci tornerò su nel MdS. Intanto mi sono rispulciata ben bene la webliografia e mi sono ricordata di una risorsa importante che volevo linkare da tempo.
Eccola: il capitolo dedicato alla chiarezza e alla semplicità dei testi nella Guida all'accessibilità di Michele Diodati.
Utile per tutti, non solo per chi deve garantire siti accessibili.

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web writing, lingua italiana