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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


domenica, dicembre 28, 2003

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Nel teatro silenzioso dei sogni.
Finalmente ieri mattina ho visto una mostra senza "apparati didattici", senza cartelloni da leggere, senza prosa inutile, senza spiegazioni pretenziose. Les projets de la jeune fille, di G. De Chirico (1915)Una scelta coraggiosa per la Metafisica, ospitata nei due piani delle Scuderie del Quirinale: solo i titoli, in lingua originale, la data e la provenienza, per le decine di magnifici "teatri" del sogno e della memoria accostati l'uno all'altro unicamente attraverso un gioco di rimandi di oggetti, di colori e di sguardi.
Le piazze sospese di De Chirico, così immobili e fuori dal tempo e dalla storia, avevano forse davvero bisogno di questo silenzio e assenza di parole: palcoscenici lunghissimi, senza aria e senza rumore, in cui la classicità di una dea e la modernità di una ciminiera o di un treno in corsa si incontrano con la strana naturalezza che è propria dei sogni.
E allora neanche noi - come il pittore, del resto - vogliamo sciogliere l'enigma, ma solo ammirare i suoi misteriosi teatri: una piazza stretta tra un castello e un guanto, un altare di "pesci sacri", un sipario a picco su una città di mare, un interno chiuso in alto da un affresco barocco, ma sfondato di lato dalla città moderna. Tutto meticolosamente e pazientemente delimitato, descritto e dipinto, dalle squadre di legno ai mattoncini dei muri che chiudono l'orizzonte. Un pennello preciso come la penna di Kafka, capace di partorire le più credibili assurdità.
E poi le mille stanze e strade aperte da De Chirico con la chiave del sogno: le nature morte calde, immobili ma vive come persone, di Morandi, le foreste primordiali e le enciclopedie naturali di Ernst, i paesaggi liquidi e lunari di Tanguy, fino a Picasso, così diverso da De Chirico, ma così cannibale, così vorace di tutto, da prendere persino un interno metafisico, masticarlo ben bene e restituircelo in un ultimo capolavoro.





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forme e colori

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Suoni d'inverno.
Tra le canzoni di De André ho sempre amato molto Inverno, ma la versione del doppio cd Amico fragile con la sola voce e l'arpa di Cecilia Chailly fa veramente venire i brividi tanto sembra alzarsi su un orizzonte deserto e bianco.

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

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versi diversi

lunedì, dicembre 22, 2003

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La pagella di Nielsen.
Secondo tradizione, Jakob Nielsen ha pubblicato ieri la sua classifica dei 10 errori del web design nel 2003:
1. Siti, soprattutto tra quelli high-tech, che continuano a usare un linguaggio talmente vago e generico che è difficile capire quali servizi e informazioni offrono.
2. Archivi maltenuti, che cambiano l'url alle pagine una volta archiviate.
3. Contenuti non datati, che non permettono di capire se le informazioni sono obsolete.
4. Miniature di immagini molto più grandi, che risultano del tutto incomprensibili.
5. Alt text troppo lunghi e dettagliati.
6. Scarsa possibilità di scelta e confronto tra diverse alternative, soprattutto nei siti di e-commerce.
7. Liste di prodotti troppo lunghe, senza possibilità di "filtrarle" in base alle esigenze dell'utente.
8. Prodotti suddivisi per marche e non per tipologia.
9. Form da riempire in maniera troppo rigida, soprattutto per nomi e cognomi, date e numeri di telefono.
10. Pagine che linkano se stesse, come le home page con il link "home".
Alcuni di questi errori, quali il 4 e il 5, a dire il vero, nascono da un eccesso di virtù: i guru dell'usabilità ci hanno invitato talmente tanto a usare l'alt text e a non caricare le pagine con figure troppo grandi che forse li abbiamo presi troppo alla lettera.

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web writing

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Ripari

Kein Unterschlupf

Nicht sich verstecken
vor den Dingen
der Zeit
in die Liebe

Aber auch nicht
vor der Liebe
in die Dinge
der Zeit

Nessun riparo

Non nascondersi
davanti alle cose
del tempo
nell’amore

Ma neppure
davanti all’amore
nelle cose
del tempo

Erich Fried, 1921-1988

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versi diversi

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Copywriter & marketer.
In una lista di discussione americana dedicata ai copywriter, uno dei thread più recenti pone la questione di quali altre competenze si debba arricchire chi scrive per lavoro, soprattutto sul web. Grafica, html, o search engine optimization? No, nessuna di queste cose è realmente indispensabile. Molto, molto meglio, acquisire competenze di marketing, hanno risposto la maggioranza dei copy.
Mi è quindi venuto in mente che non ho mai segnalato, né sul blog né sul MdS, un sito che invece consulto regolarmente e che tratta la comunicazione e la scrittura in una prospettiva di marketing: Marketingprofs (in inglese, of course).
Nella morìa generale di siti interessanti resiste bene e viene aggiornato con una puntualità da orologio svi
zzero, tanto da essere ormai diventato il rifugio di alcune delle firme più interessanti del web. Potete iscrivervi alla newsletter di aggiornamento e consultare gli archivi, completi e perfetti.

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siti belli e cose utili

mercoledì, dicembre 17, 2003

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Tutti pazzi per la grammatica.
Sul Corriere della Sera di oggi c'è un lungo pezzo dedicato al boom delle grammatiche, e non solo nel nostro Paese. In Inghilterra nella lista dei best seller c'è un manuale di punteggiatura e anche da noi stanno andando molto bene un libretto difficile e rigoroso come il Prontuario di punteggiatura di Bice Mortara Garavelli e una grammatica completa e dettagliata come la Garzantina l'Italiano di Luca Serianni (utilissima!)
Scriviamo mail frettolose e sms abbreviati, ma evidentemente molti di noi non riescono a sopire la loro
nostalgia di perfezione :-)

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libri

lunedì, dicembre 15, 2003

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Coppie infedeli.
Nella sua rubrica del sabato sulla Stampa, "Parole in corso", Gian Luigi Beccaria l'altro ieri se la è giustamente presa con gli stereotipi e le espressioni fatte dei giornalisti, sia della televisione sia della carta stampata. Dal "diffuso malessere" al "tema scottante", dal "fatidico sì" alla "scure dei tagli". Giornalisti sempre più comodi e sempre più pigri... e noi appresso.
Ma Beccaria, rifacendosi allo scrittore francese Alphonse Daudet, ci soccorre con un'immagine divertente, che lo scrittore dovrebbe tenere a mente quando la stanchezza comincia a farsi sentire: "Chi scrive con efficacia sa bene che l'aggettivo deve essere l'amante del sostantivo e non già la moglie legittima, perché tra le parole ci vogliono legami passeggeri e non un matrimonio".
E' dai legami passeggeri tra le parole che nascono le immagini memorabili, gli accostamenti sorprendenti, gli strappi felici dalle abitudini, le scosse all'apatia del lettore.

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lingua italiana

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Haikugrafie.
Gli haiku, le fulminanti poesie giapponesi di sole 17 sillabe, sono a volte bellissimi e sono anche di moda in quest'epoca veloce che privilegia le forme brevi. La scrittura di haiku viene persino raccomandata come esercizio di concentrazione a chi scrive per il web.
Su un originale blog francese, obni (oggetto bloggante non identificato), ho trovato una raccolta di haikugrafie: immagini dove anche i versi si fanno immagini, un genere che sembra fatto apposta per il web.
E nello stesso sito ci sono anche le parolografie ("petits cadeaux visuels"): indovinelli di immagini e parole che molto sarebbero piaciuti a Calvino.

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siti belli e cose utili

domenica, dicembre 14, 2003

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Due novità sulla comunicazione aziendale.
Due libri appena usciti, quasi con lo stesso titolo, e tutti e due tradotti da autori anglosassoni.
Il primo: Leggi qui! La scrittura efficace per comunicare in azienda, di Robert Gentle, edizioni Sole 24 Ore (22.95 euro).
Il secondo: Comunicare in azienda, una rielaborazione di articoli della celebre Harvard Business Review pubblicata da Etas Libri (16,00 euro).
Questi libri li compro ormai per dovere, sapendo che ci trovo sempre le stesse cose.
Il libro di Gentle è molto pratico, con parecchi esempi ma lo spazio bianco - anche per me che lo apprezzo molto - è questa volta scandalosamente troppo. Versi, citazioni e titoli galleggiano in corpo 20 in sole 157 pagine di costosa carta. E infatti il risultato è una sorta di album quadrato al prezzo di ben 22,95 euro. Se uno ci pensa bene, sono quasi 50.000 lire.
Comunicare in azienda è decisamente più denso, pur con un taglio molto anglosassone: titoli, sottotitoli, indici in apertura di capitolo, oltre che alla fine, box di approfondimento, molti casi di studio. Il filo conduttore è quello del processo della scrittura aziendale, dal brainstorming alla scaletta, dalla stesura alla revisione, fino al lavoro di editing, più dei focus molto approfonditi sulle presentazioni e sul dialogo, temi di solito meno battuti.

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libri

mercoledì, dicembre 10, 2003

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Archeologia vegetale.
A volte pensiamo che certi temi siano talmente lontani dai nostri interessi che non ci lasciamo nemmeno tentare dalla curiosità. Oppure che siano talmente specialistici da coinvolgere solo un manipolo di studiosi fanatici.
Io sono decisamente una di queste persone prevenute. Almeno finché, come mi è successo stamattina, gli steccati dei miei personali interessi vengono buttati giù da qualcuno che ha una sua passione così grande da tirarci dentro anche me, almeno per un po'.
Oggi ho affrontato il traffico prenatalizio romano, peggiorato dalla pioggia battente, per andare alla presentazione di un calendario che la mia Paesaggio con parole e figure, by dasarazienda ha realizzato per il Ministero delle Politiche Agricole, nostro storico cliente.
E' un piccolo evento che si ripete da anni, soprattutto perché il mio collega che se ne occupa è un bibliofilo raffinato e non svela mai in anticipo il contenuto del calendario. Ci tiene all'oscuro del progetto, sappiamo solo che avrà a che fare con agricoltura, fiori e piante.
Il rituale quest'anno si è arricchito e si è svolto in un posto a sorpresa: la biblioteca ottocentesca del Ministero, che ci ha accolto con suo odore intenso e un po' dimenticato di legno, cera e carta. Scaffali altissimi, schedari con centinaia di cassettini, etichette di ceramica bianca. In mezzo, grandi tavoli da consultazione. Sopra, i calendarietti da tavolo, un particolare di pianta, fiore o giardino tratto dagli affreschi di Pompei per ogni mese.
Gli affreschi in gran parte li conoscevo, ma non immaginavo che da quei quadratini di foglie, rose e uccellini si potesse partire per un viaggio dentro una disciplina sconosciuta: l'archeologia vegetale.
A condurci, con tanto di diapositive, è stata una appassionata signora che per l'appunto studia non i resti di statue ed edifici, ma i tronchi, le colture, le piante e i profumi seppelliti, insieme alle persone e alle case, dalla colata di lava e dalla pioggia di cenere nell'antica Pompei.
Gli archeologi vegetali fanno i calchi dei tronchi, studiano e identificano le piante dagli affreschi superstiti o dai lavori di oreficeria, tracciano le direzioni delle colture, restaurano i giardini piantando le piante che vi si trovavano in origine, scoprono che nelle campagne intorno a Napoli i sistemi agricoli e le specialità del luogo non sono cambiati poi molto in duemila anni.
Le cose e le tracce parlano, quando sono osservate e studiate con passione. Il "giardino del profumiere" conteneva tutto quello che serviva per confezionare unguenti e balsami odorosi: l'olivo, il mirto e la rosa; i vasi a testa in giù lasciati a scolare rivelano che l'eruzione ha sorpreso i pompeiani alla vigilia della vendemmia; un tipo particolare di rosa, che si pensava arrivata in Europa intorno al 1100, fa già capolino tra gli oleandri.
E mentre ci apprestavamo a lasciare a malincuore il giardino dipinto, l'archeologa vegetale ci invitava a Pompei per ammirare uno dei suoi tesori più preziosi: una rarissima collezione di pigne affumicate.

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writers life

giovedì, dicembre 04, 2003

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Una lingua è una patria.
Ieri sera in treno leggevo le ultime pagine del libro-conversazione tra Arpaia e Sepúlveda. Dopo la letteratura e la politica, lo scrittore cileno parlava del suo rapporto con i diversi paesi in cui si è trovato a vivere e con le diverse lingue in cui parla e legge.
Mi sono molto riconosciuta nella sua valutazione della Germania e dei tedeschi, un paese tutto da scoprire e un popolo su cui pesano troppi pregiudizi e luoghi comuni.
E mi è piaciuto quel suo trovare la patria non in un paese, ma in una lingua: lo spagnolo. Lingua nata tra le montagne della Castiglia, ma vincente nel mondo perché non difensiva, ma "inclusiva", accogliente, capace di adattarsi, di raccogliere mille varianti, di farsi sempre diversa restando se stessa.
Pensavo a questo quando mi sono accorta di colpo che quella lingua inclusiva e dinamica mi stava circondando e cullando, e nella sua dolce versione latino-americana. Nel vagone silenzioso si erano creati due capannelli vocianti: da una parte una vecchia signora che raccontava della Bolivia a una mamma circondata da bel po' di bambini da zittire con infiniti cállate cállate, dall'altra un gruppo di ragazzi con la chitarra, che dalla conversazione sono pian piano passati al canto.
Ci siamo messi tutti a sentire quel concerto improvvisato mentre il treno correva nel buio lungo la via Flaminia.


mercoledì, dicembre 03, 2003

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Comunicare nelle pubbliche amministrazioni.
Selezionando dei siti sull'e-government utili ai miei colleghi, mi sono imbattuta in link e documenti interessanti per chi scrive e comunica nelle amministrazioni pubbliche. Li condivido anche con voi:

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siti belli e cose utili

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A proposito della lettura ad alta voce... un processo ai giovani scrittori.
Che sia bello leggere i libri ad alta voce, magari insieme, ognuno un brano, lo sostengono anche i lettori appassionati de
I libri in testa. Il loro manifesto: Aprite bene le orecchie.
Il prossimo incontro è per sabato prossimo, 6 dicembre, all'Antica Libreria Croce a Roma, alle 18. Il loro invito:

GIOVANI SI NASCE?
Un incontro (scontro) sul giovanilismo letterario

La narrativa giovanilista esiste o è solo un'etichetta? E' disimpegnata e generazionale o invece nasconde poetiche di rottura? E di riferimenti "classici" ne ha?

Sabato 6 dicembre alle 18, all'Antica libreria Croce in corso Vittorio Emanuele II 156 a Roma, Gianluca Morozzi e Marco Rossari, scrittori ad alto "rischio" di giovanilismo nei loro testi pubblicati da Fernandel, difenderanno la categoria a suon di letture di fronte ai capi d'accusa sadicamente snocciolati da I libri in testa.
Solo il pubblico in sala potrà decidere di scagionarli.
I libri in testa vi aspettano.
L'ingresso è come sempre gratuito.

PS I Libri in testa ha appena lanciato un concorso letterario: Mezzacartella.









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martedì, dicembre 02, 2003

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L'ultima revisione: l'ascolto.
Ultimamente ho letto vari libri di scrittori che parlano del loro lavoro: Da dove vengono le storie di Kureishi, Lettere a un aspirante romanziere di Vargas Llosa, Il lettore allo specchio di Yehoshua. Ieri mi sono comprata Raccontare, resistere, una lunga conversazione di Bruno Arpaia con Luis Sepúlveda.
E' un libretto fatto in economia, praticamente senza margini, ma di quelli che puoi stropicciare, leggere in metropolitana, buttarlo in borsa e farci Raccontare, reistere, di L. Sepulvedapure le orecchie. Penso che Sepúlveda non sia un grandissimo scrittore, però i suoi libri sono piacevoli e lui una persona molto simpatica, con una vita avventurosa, che ha attraversato molti paesi e molte lingue.
Stamattina scendendo dal treno ho fatto l'orecchietta alla pagina in cui Sepúlveda racconta di come fa l'ultima revisione dei suoi libri: li legge tutti a voce alta, con un registratore davanti, dall'inizio alla fine, e poi si risente. Una conferma, per me, di come sia importante ascoltare il "suono" della parola scritta. Per uno scrittore di racconti e romanzi, ma anche per noi che scriviamo per lavoro.

"Li leggo per intero davanti al microfono e poi li riascolto: lì sì che ti rendi conto del vero valore delle parole... E' come realizzare il vecchio desiderio di ogni scrittore, quello di avvicinarsi a una persona che non si conosce e raccontarle una storia, anche molto lunga. Il sogno di ogni narratore che si rispetti è quello di essere capace di mantenere viva l'attenzione dell'ascoltatore per tutto il tempo della storia. Se, quando registri e ascolti, senti che l'attenzione cade, vuol dire che nel libro la tensione cade dieci volte di più, perché la parola scritta non ha la vitalità del racconto orale. Quella è la correzione definitiva, quella che non mente. Se correggi sul testo scritto, tu stesso finisci per lasciarti incantare dalle parole che hai usato o dallo sviluppo che ha preso un'idea, ma il momento della verità, l'ora fatidica, las 'cinco de la tarde', viene quando ascolti."

Io il registratore sul lavoro lo uso, soprattutto per registrare conversazioni e riunioni o fare interviste a colleghi, un grande aiuto nel caso di argomenti nuovi o complicati. Registrare mi permette di non prendere appunti, ascoltare meglio, guardare il mio interlocutore, concentrarmi sull'argomento. Poi riascolto, sbobino, scrivo e riscrivo.

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maestri