minitype

link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


giovedì, febbraio 26, 2004

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Il Cluetrain italiano delle intranet.
"Coinvolgere le persone", "creare senso di appartenenza", "avviare azioni di coinvolgimento" o più semplicemente "ma perché l'intranet non la legge nessuno? bisogna inventarsi qualcosa".
Se appartenete anche voi alla schiera di comunicatori aziendali che a intervalli regolari si sente ripetere queste cose per ritrovarsi sempre al punto di partenza, leggetevi le 15 regole per una strategia bottom-up di Giacomo Mason, un piccolo Cluetrain Manifesto per le intranet di casa nostra.




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web writing

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Libro di carta, con estensione digitale.
Francesco Mollo di Quinto Stato mi segnala una sua recensione a un bel libro che sto leggendo, Scrittura e filologia nell'era digitale di Domenico Fiormonte. Un libro che ha una sua appendice in rete sul sito della casa editrice Bollati Boringhieri: 50 pagine a cura di Cinzia Pusceddu dedicate alle risorse sulla filologia in rete.


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libri

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Cervellini di back-up.
Le ragioni per cui tieni un blog le scopri man mano che ci scrivi dentro. Io alcune di queste ragioni le conosco, ma un post di Amy Gahran sul suo Contentious Blog me ha fatto aggiungere un'altra alla mia lista.
Un blog - scrive Amy - è un piccolo e personale sistema di knowledge management. Il nostro cervello procede per associazioni, immagini, illuminazioni, di cui è facilissimo perdere la memoria. Il blog ci aiuta a conservarle e a tenere traccia dei nostri pensieri, delle nostre letture, giorno per giorno, minuto per minuto.
Non solo: tutte queste cose possiamo connetterle tra loro, con altri pensieri e altri testi sparsi per il web, farli conoscere ad altre persone che a loro volta li connetteranno le loro esperienze. Insomma, un blog può anche essere visto come un piccolo "cervello di back-up".
Io sono una precisissima smemorata e per questo sempre piena di post-it e di allarmi sul palmare. Quante volte, quando qualcosa mi colpisce per la strada, quando ascolto o leggo, quando esco dal cinema o da una mostra, mi dico istintivamente: "Questo me lo devo assolutamente bloggare subito". E quasi sempre lo faccio.
E perché - conclude Amy - non farci anche dei privati e personalissimi blog, da tenere nel segreto dei nostri pc, in cui annotare giorno per giorno idee, letture, avvenimenti? Alla rinfusa, ma con un bel motore di ricerca.






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web writing

mercoledì, febbraio 25, 2004

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Eternal Egypt.
Il Sole 24 Ore di oggi racconta in un lungo articolo il progetto Eternal Egypt, un grande sito web sul patrimonio storico-artistico dell'Egitto e la civiltà dei Faraoni. Interessantissima la navigazione: per "connessioni semantiche" con mappe dinamiche che si formano sotto i nostri occhi, per progressione nel tempo, per luoghi e per tipologia di oggetti, oltre che attraverso il tradizionale menu.
Straordinariamente visuale, ma velocissimo.



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martedì, febbraio 24, 2004

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Bookcrossing: l'arte di seminare e raccogliere libri.
Ieri sera in metropolitana, tra i mille volantini e giornali free press per terra, una scritta ha attirato il mio sguardo: "Il Foglietto del BookCrossing", anno 1, n° 2, mensile di diffusione della filosofia BookCrossing.
L'ho raccolto e letto nel mio quarto d'ora di treno.
Siccome alla fine c'era scritto "fotocopia e diffondi", rilancio sul blog.
Con qualche notizia e qualche link:

  • i bookcrosser in Italia sono oltre 10.000, quasi il 5% del totale mondiale
  • i romani sono più di 1.500, il 15% del totale nazionale
  • il sito "madre" di tutti i bookcrosser: http://www.bookcrossing.com
  • il sito italiano che insegna a diventare bookcrosser: http://www.rinaldiweb.it/eurobc
  • il forum italiano: www.bookcrossing-italy.com/BCforum
  • le zone preferite dai bookcrosser romani: Internet Point di via Ostiense 193, il Pub La Rocka di via Gallia, Barabesque in via G. Bove, la sala da té Il Giardino dei ciliegi in via dei Fienaroli, il Caffé dell'Emporio in via dell'Emporio.




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libri

lunedì, febbraio 23, 2004

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Neruda.
Oggi è uscito il volume del Corriere della Sera con un'antologia delle poesie di Neruda.
Per chi voglia conoscere meglio quella enciclopedia poetica del creato che è l'opera di Neruda, c'è il sito che gli ha dedicato la Universidad de Chile.

Llegó la poesía
a buscarme. No sé, no sé de dónde
salió, de inverno o río.

La poesia venne a cercarmi.
Non so da dove sia uscita, da inverno o fiume.

(da Memorial de Isla Negra)






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versi diversi

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Il male oscuro degli scrittori nascosti.
Oggi sia il Corriere della Sera sia Repubblica parlano del libro di Silvia Pertempi Romanzi per il macero, appena pubblicato da Donzelli. Un libro sull'Italia che scrive invano e che invano spera in una pubblicazione che non arriverà mai.
Identikit dello scrivente: maschio, colto, quarantenne, settentrionale, infelice e frustrato, molto simile al personaggio di Caterina va in città interpretato da Sergio Castellitto.
I temi: solitudine, infelicità, erotismo.
Dov'è la felicità? si domanda l'autrice del libro. E' più o meno la domanda che mi faccio anch'io quando ricevo - e ne ricevo tante - le mail di scrittori in cerca di pubblicazione. E il mio è chiaramente un sito di scrittura professionale, non creativa. Non riesco a immaginare cosa possono ricevere le case editrici o le agenzie letterarie.
Ma riesco facilmente a immaginare il tempo rubato al sonno, alla famiglia, all'aria aperta. Scrivere è un'attività solitaria, che esige isolamento, distacco e silenzio. Non sempre se ne ha voglia. Ci sono spesso mille cose migliori da fare.
L'idea di tutte queste persone chiuse in una stanza di notte a scrivere, ma poi soprattutto a dannarsi l'anima per pubblicare mi mette tristezza.
Naturalmente sono solitudini e ambizioni che sono sempre esistite, ma Internet le mette in luce come mai prima e dà delle illusioni cui è difficile sottrarsi.
Il mio non è certo un invito a rinunciare a scrivere, se questo fa piacere, gratifica e aiuta a vivere (tutti noi in fondo - e io per prima - lo facciamo per questo), ma a cercare il riconoscimento a tutti i costi, questo sì.
Non è meglio allora confezionarsi il libro in casa, farsi fare una stampa on demand, pagarsela, organizzare una bella cena e regalare il libro ad amici e parenti?
Io, dieci anni fa, l'ho fatto con la storia della mia famiglia, che mi è costata weekend di clausura, revisioni su revisioni, e laboriose ricerche in archivio. Alla fine il libro è stato fatto in casa e distribuito a tutti i parenti in occasione del pranzo di Natale.
E' stata una cosa memorabile, molto meglio di una presentazione in una libreria alla moda.













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domenica, febbraio 22, 2004

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Un buon libro sulla scrittura professionale.
Mi fa sempre piacere scoprire, leggere e segnalare dei buoni libri sulla comunicazione. Comunicare, di Mirko Tavosanis (ricercatore all'Università di Pisa) e Marco Gasperetti (giornalista del Corriere della Sera) è sicuramente tra questi. E' stato appena pubblicato da Apogeo e non costa uno sproposito: 15 euro.
Un libro chiaro, leggibile, completo e molto rigoroso, che tratta i principali problemi della comunicazione e della scrittura professionale in relazione ai diversi strumenti, anche i più attuali quali il web e l'e-mail.
Qualche voce dall'indice: le fasi della scrittura,un italiano comprensibile, dubbi e grammatica, caratteri e composizione tipografica, la lettera tradizionale, la posta elettronica, le pagine web, la presentazione, il verbale, le relazioni, giornalismo su carta, l'articolo multimediale.
Un ripasso per lo scrittore professionale smaliziato, un'ottima introduzione alla comunicazione e alla scrittura per tutti gli studenti universitari e un aiuto concreto a tutti coloro che devono affrontare testi e situazioni comunicative sul lavoro.





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libri

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Tutto il mondo (della comunicazione aziendale) è paese.
Una volta al mese mi arriva per e-mail la preziosa newsletter Grapevine di Ragan Communications, società di consulenza e formazione sulla comunicazione con base a Chicago. Grapevine riunisce tutti gli articoli gratuiti del mese, di solito molto interessanti.
Uno dei motivi per cui la leggo è che mi consola, facendomi capire che i mille problemi di una comunicatrice romana non sono affatto solo suoi, ma che li condivide - tali e quali - con tanti altri colleghi, anche in quei paesi dove la professione è più solida e affermata, quali USA e Canada.
Il numero di febbraio era un concentrato di questi problemi e scorrerlo mi è stato di conforto.
Sì, perché i problemi erano, nell'ordine:
1. ci hanno tagliato i budget: come facciamo a ottenere la formazione che ci serve?
2. tutti ripetono che la comunicazione è una "funzione strategica", ma perché allora al famoso tavolo delle strategie noi non ci siamo mai?
3. la "hybris manageriale" impazza in tutto il mondo: siccome tutti hanno imparato a scrivere, tutti pensano di poterti dare delle lezioni; come si fa se a volerti insegnare a scrivere è l'amministratore delegato in persona?

Risposte dei saggi di Ragan Communications:
1. I nostri colleghi americani, di fronte ai tagli (soprattutto per le spese di trasferta) in formazione, si stanno arrangiando per trovare modi più creativi ed economici per imparare: si muovono meno, privilegiando teleseminar e webinar (il 60% di loro ne ha seguito uno nel 2003); si organizzano tra loro, riunendosi mensilmente per raccontarsi letture ed esperienze, oppure per commentare i lavori della concorrenza; invitano giornalisti dei giornali locali per una chiacchierata; hanno ripreso in mano i libri e si sono rimessi a studiare con santa pazienza.
2. Freghiamocene di sedere al tavolo dei decisori. Non fa per noi comunicatori, mediatori per eccellenza, abituati all'ascolto dei colleghi, più simili - soprattutto in una grande azienda - a uno psicologo o a uno sciamano. Pensiamo piuttosto a:
- individuare i veri e autorevoli leader in azienda e a stabilire buoni rapporti con loro
- fare un superbo lavoro tattico, creando grandi pubblicazioni, cliccatissimi siti internet e intranet, interessanti newsletter, insomma tutte quelle cose per cui non bisogna chiedere tutti i momenti all'amministratore delegato, ma che creano una cultura positiva e che poi non si possono cancellare tanto facilmente
- fare in modo che la comunicazione sia chiara, tempestiva, onesta
- ascoltare quelle voci che il vertice aziendale non ascolterà mai
- fare della buona formazione di marketing (per l'azienda, ma anche per noi stessi e per il nostro lavoro).
3. esporre pacatamente le proprie ragioni e, qualche volta, cedere. Ma non cedere sempre, altrimenti si rischia l'atrofia cerebrale e la salute mentale.

 

 

 

















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venerdì, febbraio 20, 2004

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From the Illegal Art Show.
Roma, fermata della metropolitana Cipro - Musei Vaticani, ore 17.30.


Oggi, nel sonnacchioso e borghese quartiere in cui lavoro, si è svolta la prima edizione romana dell'Illegal Art Show. Una mostra a cielo aperto dove gli artisti possono portare le loro opere di tutti i tipi: multimediali, tradizionali, installazioni, murales, oggetti, foto. Senza chiedere il permesso a nessuno, ma solo mettendosi d'accordo tra loro per gli spazi espositivi.
Si trattava in gran parte di ragazzi giovanissimi, ma non mancava una tranquilla signora che dipingeva fiori e ritratti in mezzo alla confusione. E infatti molte opere venivano create lì per lì, con collage, spray, computer, ma anche con tradizionali pastelli e prospettiva rigorosa.
Io e le mie colleghe siamo scese per toglierci di dosso un po' di polvere comunicativa e farci venire qualche buona idea. Idee che davvero non mancavano: dalle "poesie a portar via" ai collage. Tra questi, "software of the soul", ironico e scanzonato, che avrei visto molto bene a illustrare il sito aziendale. Al posto dell'altisonante Mission, l'astronauta col suo scafandro sulla sommità di una piccola luna. E invece dei clienti sorridenti, tre inquietanti figurette che sembrano uscite da un quadro di Egon Schiele...

La mostra avrà luogo tutti i mesi. Sempre in quel luogo di passaggio che è la stazione della "metro" Cipro.

"Perché l'arte ha bisogno di aria nuova magari con un retrogusto di smog. Perché non c'è nulla di più brutto di vedere un opera imprigionata in un museo. Perché la città è un ambiente con cui giocare. Perché se l'arte ha senso, non dovrebbe volere mediazioni. Per dare a tutti il diritto di mostrare le proprie opere senza passare per le mafie delle gallerie e dei critici d'arte.
Oppure semplicemente: perché?"
[dalla "chiamata alle arti" di Guerriglia Marketing]










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on the road

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Testi vuoti & soldi facili.
Due testi che mi sono capitati sotto gli occhi nell'ultima mezz'ora:

Supportiamo i clienti nel tradurre i propri obiettivi strategici in risultati concreti
fornendo servizi di Consulenza, Systems Integratione Outsourcing.
Con 50.000 professionisti in oltre 50 Paesi, affianchiamo le aziende
nell'affrontare le nuove sfide del mercato.
Studiamo e progettiamo soluzioni efficaci per la gestione completa dei programmi
di cambiamento di un'azienda, attraverso un approccio strategico focalizzato
sul raggiungimento dei risultati.
Body copy della pubblicità di Atos Origin, da Data Manager di gennaio/febbraio 2004.

7° CONCORSO DI NARRATIVA
La rivista artistico-letteraria "ORIZZONTI"
indice
"I PORTI SEPOLTI"
i partecipanti dovranno inviare un racconto a tema libero, lungo da una a dieci pagine.
La quota di partecipazione è di Euro 25,82 (iva inclusa).
Gli autori possono partecipare con più di un racconto versando la quota di partecipazione per ogni racconto inviato.

Volantino bianco e blu lasciato sul tergicristallo di tutte le macchine parcheggiate in Via Andrea Doria a Roma.
















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Armi spuntate.
Sull'ottimo sito della Ferpi è stato pubblicato in questi giorni un articolo molto interessante sulla scrittura dei bilanci, o annual report.
"Scrittori di annual report, affilate le penne" è l'invito di un articolo del Financial Times ripreso dalla redattrice della Ferpi. Sì, perché secondo un autorevole "report sugli annual report" (il Company Report Report, stilato ogni anno dalla londinese Prowse & Co) la maggioranza sono noiosi, illeggibili, piatti, scritti in gergo. Burocratese o aziendalese che sia.
Ai primi posti molte grandi aziende italiane. Anche quelle che spendono miliardi in pubblicità, ma evidentemente non annettono la stessa importanza al linguaggio di uno dei più importanti documenti di comunicazione esterna, soprattutto ora che si può anche scaricare dal web in molte migliaia di copie.
Devo però difendere la categoria dei corporate writer: noi possiamo pure affilare le penne, ma non sempre riusciamo a far passare le nostre ragioni e il nostro stile.
Io quest'anno non ci sono riuscita e ci sono rimasta molto male.
Ma continuo ad affilare la mia penna...








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martedì, febbraio 17, 2004

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Sorrisi dal web. No, grazie.
Non sono sempre in sintonia con il guru del "web editoriale" Gerry McGovern. Troppo austera la sua concezione del web-biblioteca, funzionale ma asettica come la corsia di un ospedale. Con tutte le etichette dello schedario (o armadietto dei medicinali) a posto, ma senza una finestra aperta.
Invece l'ultimo articolo della sua newsletter Newthinking mi ha trovata del tutto d'accordo. Titolo: Do you have a smiling face on your website? Se la risposta è sì, be', allora cominciate a preoccuparvi.
Sottoscrivo: il nostro sito non diventa più appealing (o ad alto contenuto/tasso emotivo/emozionale, come dicono gli esperti) perché ci mettiamo delle persone sorridenti. Né lo diventa la nostra azienda quando l'intranet o l'house organ si riempiono di gente giovane e felice ("metteteci anche qualche donna, mi raccomando!"), che si compiace nel battere su una tastiera, rispondere al telefono, sfogliare un documento.
L'unico sorriso che possiamo compiacerci di strappare ai nostri utenti e lettori è quello per un'informazione trovata, un servizio reso, un'emozione regalata.






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La newsletter ai tempi dello spam.
Le newletter inviate per e-mail sono sempre state considerate lo strumento di comunicazione e relazione più conveniente, veloce ed efficace di tutto il mondo internet. E lo rimangono, nonostante lo spam.
E' la conlusione di Jakob Nielsen nella sua ultima Alertbox: Targeted email newsletters show continued strength.
Quelle buone sopravvivono e si fanno largo tra i cumuli di spazzatura. Ma devono essere brevi (perché solo l'11% di chi le riceve le legge per intero), ben impaginate e adatte allo scanning, offrire informazioni molto mirate e focalizzate non su un target demografico ma su specifici problemi o temi, arrivare puntuali ma non troppo spesso.




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lunedì, febbraio 16, 2004

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Tesi di laurea.
Molto interessante il libretto Come si fa una tesi di laurea con il computer e internet, scritto da Max Giovagnoli e allegato al numero di febbraio di Internet News: la ricerca delle fonti nel web, come usare i motori di ricerca, scrivere la tesi utilizzando al meglio Word, errori da evitare, regole redazionali.


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libri

domenica, febbraio 15, 2004

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Le lezioni di Emanuela.
dueparoleSono sempre contenta quando arriva la mail di Emanuela Piemontese che annuncia l'aggiornamento di dueparole, un giornale breve e chiaro che una volta al mese mi ricorda che con un vocabolario di poche migliaia di parole si può davvero dire e scrivere tutto. Una lezione salutare che non salto mai.
In questo numero, per esempio, è spiegato il caso Parmalat: non esagero, ma finalmente ci ho capito qualcosa. Molto di più che da dieci trasmissioni di Bruno Vespa, cinque Ballarò, mille TG.
Esemplare il glossario, che spiega il significato di bilancio, situazione patrimoniale, rendiconto, capitale, azione.




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Le previsioni del colore.
Oggi ho scoperto che oltre alle previsioni del tempo, dell'andamento del mercato e dell'economia, esistono anche le
previsioni del colore.
Ci sono autorevoli
istituti americani che studiano le tendenze del colore e ogni anno o ogni sei mesi pubblicano le previsioni con i colori che andranno nella prossima stagione, le motivazioni e anche i nomi, se si tratta di sapienti mescolanze e inedite nuance.
Alle previsioni attingono stilisti, pubblicitari, esperti di marketing, web designer e comunicatori.
Per le donne il 2004 sarà all'insegna di tutte le sfumature del rosa: ce ne eravamo accorte, solo girando per vetrine, ma ci siamo chieste perché?
Un'occhiata alle previsioni del colore può servire sia alle fashion victim, sia alle web designer più avvertite.









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forme e colori

sabato, febbraio 14, 2004

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Ribattezziamo i feed RSS.
Non so molto sul tema RSS Feed, anche se tenendo un blog dovrei saperlo e anche se mi è stato spiegato un bel po' di volte.
Una strenua paladina dei feed RSS è Amy Gahran, autrice del famoso Contentious, ora transitato sul blog. Da business writer consumata, Amy sa perfettamente che perché un'innovazione si affermi, bisogna anche trovarle un gran bel nome, anzi un catchy name.
Così ha lanciato una specie di sondaggio-concorso per dare ai feed RSS un nome sintetico e accattivante, che porti loro fortuna.
Ci sono ben 46 nomi da votare entro il 29 febbraio.





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Scrivere versi su una finestra d'argento.
Oggi ho ascoltato uno splendido cd in cui Piera Degli Esposti legge delle poesie di Maria Luisa Spaziani e la poetessa le commenta e parla della sua vita (M. Luisa Spaziani, Crocetti Editore, 11 euro).
Dopo ho messo in moto Google per trovare e leggere il più possibile sulla "Volpe" di Montale.
Tra le altre cose, in un vecchio numero di Telèma ho trovato dei bei versi che la Spaziani ha dedicato al computer. Ho sorriso pensando a questa anziana signora davanti alla sua "finestra d'argento".
Ecco i versi:

Computer

Questa finestra argentea sul mondo
che sa ogni cosa, che ricorda tutto,
più di me ha brillante la memoria.
Mi batte come mai era accaduto.

Si ricorda ogni data, ogni indirizzo,
e mi ricostruisce il tempo andato.
Gioca a scacchi, sa dirmi quanti battiti
finora ha fatto nelle vene il sangue.

E' il più grande museo del mondo,
un regesto implacabile, il più attento.
Non ricorda purtroppo i profumi,
non sa dirmi chi amavo di più.

Intelligenza pura, non variabile,
sarebbe un giorno piaciuto a Pascal?
Entriamo nei cunicoli segreti
che il teschio nascondeva.

L'esprit de force et l'esprit de finesse
lottano in noi, ma in te il primo vince.
E' prezioso il tuo aiuto, ma rimani,
strumento caro, amico e non padrone.

M. Luisa Spaziani, Teléma, n°17-18





















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versi diversi

venerdì, febbraio 13, 2004

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Lungo o breve?
Sul web funzionano meglio i testi brevi o quelli lunghi? A questa domanda cerca oggi di rispondere l'articolo di Bryan Eisenberg su Clickz.
Né breve, né lungo, ma il giusto per dire (e dare) al navigatore quello che cerca. Però, aggiunge Eisenberg, non lesinare sulle parole perché il web è un literate medium, che si basa più sul testo che sulle immagini, più sulla capacità informativa che su quella suggestiva o evocativa propria della pubblicità.
E, d'altra parte, i motori di ricerca non si basano forse proprio sul testo nel cercare per noi i siti migliori?




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The Prices.
Lisa e Jonathan Price - the Prices, come amano definirsi - hanno rifatto il loro
sito, uno dei migliori e più generosi sulla scrittura professionale online. Ho così scoperto che hanno anche un blog, attraverso il quale sono arrivata alla imperdibile Style Guide della BBC. Scaricate, stampate e leggete.


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martedì, febbraio 10, 2004

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Pontiggia.
PROBLEMA.
Parola usata per dire che non c'è: non c'è problema.
Variante euforica: no problem.
Tipica di esistenze assillate da troppi problemi.

Parte da questa frase di Giuseppe Pontiggia il Mattutino di oggi di Gianfranco Ravasi.
E non è il solo oggi ad occuparsi di questo scrittore e maestro di scrittura che se ne è andato l'estate scorsa. Lo fa anche Giorgio De Rienzo sul Corriere della Sera, partendo da un libretto dedicato allo stile di Pontiggia e che contiene anche un'intervista al suo traduttore americano: Nascere due volte di Alberto Albertini.
Di Pontiggia leggevo solo il Diario mensile sul Domenicale del Sole 24 Ore e poi, quando è morto, ho letto tutto d'un fiato il bellissimo Nati due volte, storia di una famiglia in cui nasce un figlio che molto più degli altri ha bisogno di cure e attenzione.









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domenica, febbraio 08, 2004

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I tic di Paul Auster.
Anni fa
Minimum Fax ha pubblicato un libretto minuscolo in cui un giovane scrittore casertano, oggi piuttosto famoso, aveva raccolto metodi, tic e abitudini dei noti scrittori di oggi e del passato. Quando scrivono (o scrivevano), dove, che rituali hanno, se si fermano per mangiare o fumare, se scrivono sulla carta o sul computer, quale stanza prediligono.
Ho pensato a quel libro, stamattina, quando ho letto lo speciale che The Guardian ha dedicato al nuovo romanzo di Paul Auster, Oracle Night.
Auster vive in una casa lineare e semplicissima, senza una cosa fuori posto e in un quartiere di New York le cui strade sembrano ricalcare la geometria dei suoi libri. Dentro quella casa scrive per ore ogni giorno, senza muoversi:
"It still seems like a strange way to make a living, sitting alone in a room for long periods of every day, but that is literally where the work takes shape. I never go out looking for stories to tell; they grow inside me and become a weird compulsion. So, even though the story might change day to day, I know the characters really well, because I've carried them inside my head for years".
D'altra parte, anche uno scrittore girovago come Sépulveda, quando degli amici gli fecero trovare nella loro casa uno studio con la scrivania che dava direttamente sul Mare Cantabrico, perché potesse scrivere meglio, si scusò e fece voltare la scrivania verso il muro bianco.
E che dire di Isabel Allende che si chiude in una stanza, accende una grossa candela e scrive senza alzarsi per ore finché la candela consumata finalmente si spegne?








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Scrittura Mutante.
Inebriata dai ritmi della mia navigazione con la nuova linea ADSL, ho appena visitato il sito del concorso Scrittura Mutante, giunto quest'anno alla sua seconda edizione. Solo la visita alla galleria dei lavori presentati lo scorso anno è interessantissima e ho scoperto delle cose davvero belle e originali.
Dedicato a "tutti coloro che cercano altre forme espressive attraverso la scrittura ed in particolare ai giovani scrittori che tendono ad esprimere con nuovi linguaggi, oltre che con nuove tecnologie, le aspirazioni creative di sempre: narrare ed emozionare", il concorso è aperto fino al 20 aprile. Poi, la premiazione al Salone del Libro di Torino.



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venerdì, febbraio 06, 2004

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Il web dei professori.
Crawford Kilian, professore canadese di scrittura, segnala nel suo blog un sito molto ricco di risorse per chi scrive e comunica sul web, quello che un altro professore, Dennis G. Jerz, ha realizzato per i suoi studenti.
Grafica un po' scoraggiante e confusionaria, ma contenuti interessanti se esplorati con pazienza. Nel suo Jerz's Literacy Weblog, suggerimenti, link e anche riflessioni tratte dall'esperienza quotidiana di insegnante universitario. Mai visto un prof. italiano fare una cosa del genere.



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giovedì, febbraio 05, 2004

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Blog e scrittori in prima pagina.
Oggi la prima pagina culturale di Repubblica ospita un lungo articolo di Loredana Lipperini, Click Lit, lettori in rete, dedicato al cambiamento del rapporto tra autori e lettori attraverso la rete, con particolare attenzione ai blog.


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mercoledì, febbraio 04, 2004

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I libri ci guardano.
Oggi in libreria Calliphora di Patricia Cornwell mi guardava con insistenza dall'alto della piramide. Già pregustavo le nuove avventure di Kay Scarpetta, il sapore e la luce gelida della camera di dissezione. Poi ho pensato che 18,60 euro sono troppi per leggere di corpi sventrati e di medici legali nevrotici, troppa la quantità di cart