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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


lunedì, aprile 26, 2004

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Quante storie!
In questi giorni molte storie attraversano la mia vita. Sotto forma di racconti personali e sotto forma di libri.
Ci sono le fiabe sonore su cd, con quel ritornello che il mio nipotino ascolta incantato e che mi riporta indietro di tanti anni: identiche le illustrazioni e identico quel "a mille ce n'è (eeee) nel mio cuore di fiabe da narrar, da narrar".
Solo che oggi ad ascoltare la storia di Hansel e Gretel mi vengono francamente i brividi. Eppure Giulio non si scompone affatto quando mi spiega quanto sia stato bravo il ragazzino a offrire l'ossicino invece del dito alla strega pur di non farsi mangiare.
Già, ma Bettelheim l'ho ampiamente studiato: le fiabe servono ai bambini per fare i conti con le cose difficili, drammatiche, crudeli della vita... la malattia, la cattiveria altrui, la morte.
Le storie però servono anche ai grandi, tanto che si scrivono libri di storie apposta per loro. Per fare i conti con i cambiamenti, la perdita della persona Le parole portano lontano, di N. Owenamata, le difficoltà relazionali, l'incapacità di trovare un lavoro o la propria strada.
E' il caso di un bel libro che sto leggendo con molto interesse in questi giorni: Le parole portano lontano, di N. Owen, pubblicato da Ponte alle Grazie (13,50 euro). Sottotitolo: 77 storie per comunicare, convincere, emozionare.
Storie brevi, lunghe, occidentali, orientali. Con protagonisti inventati: guerrieri del deserto, maestri zen, imprenditori, contadini. O notissimi: S. Agostino, Kennedy, Gandhi, Einstein, Picasso.
Ma tutti hanno una piccola verità da insegnarci, uno spunto di riflessione da offrirci, una diversa prospettiva da cui guardare la vita da farci scoprire.
Utile per tutti, è stato pensato soprattutto per i comunicatori e i formatori. Perché nulla convince e aiuta a capire quanto una storia.
Ogni storia ha bisogno di una cornice, di un contesto, per poter sprigionare il suo potere.
Così l'autore del libro costruisce la sua cornice: un dialogo tra un mago e il suo apprendista che attraverso le loro conversazioni ci aiutano a scegliere le storie, a raccontarle, a personalizzarle quando dobbiamo motivare colleghi e collaboratori, convincere un cliente, galvanizzare un'aula, incoraggiare noi stessi a intraprendere nuove strade.
Organizzate per temi e obiettivi (condurre e accompagnare, valore aggiunto, strutture e schemi, respons-abilità, cambiamenti scelti, transizioni), le storie possono anche essere lette per puro piacere, così come leggevamo le fiabe da piccoli. La magia della metafora agisce lo stesso.
Ne rubo una, che mi è piaciuta moltissimo:

"Ehi, ma lei è il signor Pablo Picasso?"
"Sì" disse Picasso.
"Senta" disse il collezionista. "Perché non dipinge le persone come sono veramente? Voglio dire, se guardo uno dei suoi quadri, non mi sembra reale. C’è un occhio in mezzo alla fronte, un naso al posto dell’orecchio. È ridicolo. È tutto sbagliato. Non è realistico e non è arte!"
"Non capisco" disse l’artista...
"Bene, le dimostrerò cosa intendo". L’americano prese il portafoglio dalla giacca, lo aprì e tiro fuori una fotografia. "Guardi" disse. "Questa è mia moglie, è così che è fatta veramente".
"Oh, adesso capisco" disse Picasso seriamente. "Sua moglie è sottilissima e alta circa dieci centimetri".

P.S. A mio fratello devo un altro libro, pare famosissimo, che si legge in mezz'ora e che racconta una favoletta per adulti conservatori e indecisi: Chi ha spostato il mio formaggio? di Spencer Johnson (Sperling & Kupfer, 11 euro). Topolini e gnomi, con diverse strategie, inseguono il formaggio, ovvero la felicità.



















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libri

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Una parola al giorno.
Sul ricco sito della casa editrice Zanichelli è possibile richiedere l'invio giornaliero della definizione di una parola tratta dallo Zingarelli 2005.
Un bel servizio, per il quale è sufficiente dare solo nome ed e-mail, senza subire un terzo grado telematico.




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lingua italiana

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Il verde di Sylvia.

"There is a green in the air,
Soft, delectable.
It cushions me lovingly."

"C'è un verde nell'aria,
tenero, delizioso.
Mi protegge amorosamente."


Ho avuto la fortuna di leggere questi versi di Sylvia Plath stamattina, mentre aspettavo il treno nella piccola stazioncina di campagna e intanto annusavo l'aria, gustando quello strano momento in cui senti che la nuova stagione è arrivata. Non per la temperatura, ma per il profumo. Quello che ti colpisce solo la prima volta, perché poi ci fai l'abitudine e non lo senti più.







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versi diversi

domenica, aprile 25, 2004

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Potature.
Oggi pomeriggio sono riuscita a fare un piccolo aggiornamento del MdS.
La cosa cui tenevo di più era soprattutto fare una bella potatura al giardino dei link, alcuni obsoleti, altri non funzionanti, altri ancora in attesa di pubblicazione da un bel po'.
Ci ho aggiunto due riscritture e un glossario del web writing, dalla A di abstract alla Z di zen. Lo usavo per dare una panoramica veloce e non troppo noiosa ai miei colleghi. L'ho aggiornato e integrato, e credo che possa essere utile come prima introduzione alla scrittura online.




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Cassette & distratte.
Devo proprio aver bisogno di un bel periodo di riposo.
La cassetta dei 30 attrezzi di Roy Peter Clark l'avevo tradotta, ma non me ne ricordavo. Credevo di averla solo letta.
Oggi, aggiornando la mappa tematica del sito, l'ho ritrovata e non sapevo se mettermi a ridere o a piangere.




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sabato, aprile 24, 2004

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Una generosissima bottega.
Mi arrivano un sacco di newsletter, a molte non mi sono mai iscritta.
Alcune le butto subito, perché trattano di ambiti e temi che non mi interessano affatto. Altre le conservo in una cartella, e le guardo quando ho tempo. Oggi ho scartabellato in questa cartella e tra le tante ho scorso la newsletter di Bottega della Formazione, in cui trovo sempre qualcosa di utile. Così sono andata a vedere cosa era questa benedetta bottega di cui non sapevo proprio nulla.
Ho scoperto un sito interessante, curato dal formatore Galileo Dallolio: uno stile veramente garbato e molta generosità nel mettere a disposizione link, bibliografia e idee, molte delle quali riguardano la scrittura.
Ciò che ho apprezzato di più sono le schede con gli esercizi d'aula, le citazioni, la bibliografia (completa di una scheda per ogni libro).
Le newsletter sono tutte online. Nell'ultima, alcuni versi di una bellissima poesia di Auden, degli utili esercizi per il neolaureato, un brano di Ezio Raimondi sull'importanza della retorica oggi.






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Una cassetta con 50 attrezzi.
Roy Peter Clark è un famoso insegnante statunitense di scrittura giornalistica e una delle firme più prestigiose del sito del Poynter Institute.
Writer's ToolboxCelebre è la sua cassetta degli attrezzi dello scrittore, ampliata nel tempo e tradotta in molte lingue. Attrezzi da prendere dal bancone da lavoro ogni volta che servono, proprio come fa il falegname. Ma, a differenza del falegname, lo scrittore non deve necessariamente restituirli. Perché, passando di mano in mano, diventano sempre più utili ed efficaci.
L'originaria cassetta era di venti attrezzi, poi diventati trenta: un elenco in cui ogni attrezzo era brevemente descritto in poche righe. Ora Clark ha deciso di fare di più e di dedicare ogni settimana un lungo articolo all'approfondimento di un unico attrezzo, con consigli, esempi, compiti da fare, letture utili. Per ben 50 settimane. I primi due sono già stati pubblicati: la costruzione della frase e l'uso dei verbi.
Si parte con gli attrezzi più semplici per arrivare a quelli che riguardano la vita di chi scrive.
Un'altra utile cassetta: quella di Stephen King, descritta nel suo On Writing.






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ferri del mestiere

lunedì, aprile 19, 2004

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Solo per Milano e dintorni.
Intranet. Teoria e pratica.Dopodomani, mercoledì 21 aprile, presentazione del libro Intranet. Teoria e pratica. A Milano, alle 18.30, nella nuova sede dell'Ateneo Multimediale in Via Ventura 15.
Coordinato da Alessandro Lucchini, il volume pubblicato da Apogeo è un lavoro collettivo che descrive dal di dentro 25 intranet italiane, di aziende private e di amministrazioni pubbliche. Grandi e piccole.
Una bella occasione di incontro per i comunicatori milanesi. Che invidio molto, perché sono tanti. Tanti di più di noi romani.





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libri

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Papà Tim.
Sarà perché è il papà del web, ma nel mio immaginario Tim Berners-Lee era fino a pochi minuti fa un vecchio e saggio signore. Il paladino di un web accessibile, aperto, luogo di scambio di esperienze soprattutto umane.
Una sua citazione apre la mia presentazione sulla scrittura per il web:
“Avevo (e ho) un sogno, che il web potesse essere meno un canale televisivo e più un mare interattivo di conoscenza condivisa. Immagino un caldo e amichevole ambiente fatto delle cose che noi e i nostri amici abbiamo visto, sentito, creduto o immaginato. Mi piacerebbe che rendesse più vicini i nostri amici e colleghi, sì che lavorando insieme su questa conoscenza, possiamo ricavare una migliore comprensione”.
Ora che ha vinto il prestigioso Millennium Technology Prize, scopro che ha solo quattro anni più di me e che ha uno sguardo bello e aperto come le sue idee.





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maestri

domenica, aprile 18, 2004

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Un web di opportunità.
Domenica pomeriggio, trovo finalmente il tempo per aprire la cartella "Rispondere!" della mia posta elettronica.
Rispondo e rispondo, ma mi accorgo che una buona metà delle mail riguarda le solite domande "Come faccio a diventare uno scrittore professionale? Quali sono i master migliori? E poi si trova lavoro? Ma bisogna per forza andare a Milano?"
Comincio a pensare che la grande offerta di siti internet e di master universitari illudano molti ragazzi che tutte le soluzioni e tutte le risposte siano a portata di mano, che basta chiedere per avere, che basta pagare una costosa formazione per avere la garanzia di trovare un lavoro, magari sotto casa.
Non è così. Tutto aiuta: i master, i consigli degli esperti, i link, i siti. Ma garanzie non ce ne sono.
Perché molto, moltissimo, dipende da noi. Da quello che abbiamo da dire e da come sappiamo o impariamo a dirlo.
Dalla nostra capacità di osare e metterci in gioco. E di sfruttare il web per quello che ha davvero da dare a tutti: delle opportunità.
Penso alle tre blogger finaliste che ho conosciuto a Viareggio per il premio DONNAèWEB. Tre ragazze diversissime, ma accomunate proprio dalla voglia di fare da sole. Quando la passione ti trascina, il resto segue. Anche il lavoro.
Laura, la "giornalara", lavora come web content manager, ma ha aperto sul web il suo bellissimo, personalissimo e lettissimo giornale, con tanto di conduttrice virtuale. Scrive ogni giorno di attualità, giornalista e opinionista insieme.
Kiki è graffiante, autoironica, con un occhio e un linguaggio che afferrano tutti i particolari della vita di una ragazza solo apparentemente frivola. Occhio e linguaggio che sono piaciuti alle redattrici di Cosmopolitan, rivista per la quale ora Kiki scrive.
E infine Daniela, e il suo Serendip, un luogo tranquillo e piacevole costruito a misura sua, dei suoi interessi e delle sue parole. Come le altre, Daniela ama scrivere e comunicare. E lo fa. Punto.











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sabato, aprile 17, 2004

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Travel notes.
Da un paio d'anni quando viaggio scrivo. Mi porto appresso il mio minuscolo palmare e prendo appunti, giorno per giorno. Non una cronaca di quello che vedo, ma un racconto di quello che mi colpisce. Spesso si tratta di cose minuscole, di particolari.
Quando torno a casa, scarico tutto sul pc, rileggo, correggo e integro.
Ma ho sempre pensato che la cosa bella sarebbe viaggiare, scrivere, e farne un mestiere.

Ora, grazie a una segnalazione di dasar, scopro che esiste un ricco sito dedicato proprio allo scrivere di viaggi: Travelwriting.
Buon viaggio tra le sue pagine e i suoi link.






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on the road

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Mappa o map?
"Parla come magni!" Un post di Alessandro Ghezzer su Mlist ha dato il via a un thread molto interessante sull'uso/abuso delle parole inglesi sui siti web italiani.


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lingua italiana

mercoledì, aprile 14, 2004

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Creative Carla.
Sto visitando, piano piano, i siti finalisti di DONNAèWEB. Mi piace e mi diverte associare ora volti, storie e siti.

Oggi mi sono soffermata sul sito di Carla Della Beffa, bellissimo e un po' misterioso diario di immagini e parole: foto, disegni, calligrafie, finestre ipertestuali, suggestioni, fili rossi di tutti i colori. In tre lingue che si intrecciano e dialogano tra loro.
Carla è discreta e molto simpatica. Piccola, come me. Ma terribilmente più creativa di me.




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forme e colori

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Sagarana: saga infinita (in portoghese)
Ricchissimo il numero 15 della Rivista Sagarana,
diretta da Julio Monteiro Martins, per me una delle migliori e più curate riviste letterarie in rete. Esce ogni tre mesi, ma c'è sempre moltissimo da leggere. Due gli speciali di questo numero: uno dedicato ai racconti di guerra, con numerosi inediti per i lettori italiani, l'altro dedicato a immagini e versi.


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domenica, aprile 11, 2004

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Sempre più brevi.
In Diario minimo, Umberto Eco si era già divertito a concentrare in pillole i classici della letteratura:
I Promessi Sposi: "una storia apparentemente popolare, a livello stilisticamente e narrativamente 'basso', di due fidanzati poveri che non riescono a sposarsi per le mene di un non so qual signorotto locale; alla fine si sposano e tutti sono contenti".
Don Chisciotte: "la storia di un gentiluomo spagnolo e del suo servo che vanno per il mondo inseguendo fantasie cavalleresche."
Ora, come informa La Repubblica di
venerdì scorso, il classico in venticinque parole pare diventato una vera e propria mania. Sul sito I love books, ne trovate di tutti i tipi.
Per esempio la Divina Commedia: "Fiorentino incazzoso, depresso per l'esilio, si fa un fungo allucinogino e si vendica immaginando suoi nemici all'inferno. Tutto finisce in gloria."
A completare il pezzo di cronaca, una riflessione di Stefano Bartezzaghi sull'arte della sintesi, sintetica ma efficacissima come al solito.
"Il contenuto linguistico è soggetto, per sua natura, a cicli di espansione e contrazione: e forse il vero problema non sta nella dimensione, ma nella tensione, non nel corto, ma nel teso".
"Riassumere è esercitarsi su un'essenza del testo. Quando il testo è un grande classico della letteratura succede però che la sua essenza non è nell'ossatura ma, per dir così, nella muscolatura, nei suoi tessuti esteriori e interiori (grandi libri, grandi fibre). Il riassunto diventa allora una deformazione, gioiosa, giocosa. Riassumere è assumere che il testo letterario è un testo, una comunicazione di cui si possa scrivere l'object come fosse un'e-mail."
Siamo decisamente in un ciclo di contrazione del testo. L'autorevole quotidiano britannico The Guardian ha lanciato addirittura un concorso in cui si invitano i lettori a condensare in un haiku (poesia di 17 sillabe) una notizia del giorno. Libri in palio ogni settimana per il migliore haiku.
Questo l'ultimo vincitore:
"Iraq deaths. Short war:
long battle. Too much oil for
these troubled waters."














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Oltre i brand, solo segni d'amore.
Attraverso un articolo dell'Espresso di questa settimana, sono arrivata al sito dedicato ai Lovemarks, tema del libro di prossima uscita di Kevin Roberts, amministratore delegato dell'agenzia di pubblicità Saatchi & Saatchi.
Lovemarks, the future beyond brands: la tesi è che i brand hanno fatto il loro tempo e che i consumatori non si fanno più incantare, neanche da quelli più famosi.
I furbacchioni di Saatchi & Saatchi hanno fiutato l'aria e hanno messo insieme il movimento no global, il no logo di Noemi Klein, internet, lo zen... e sono andati oltre il brand come stile di vita e il marketing esperenziale. Loro ci propongono addirittura una relazione d'amore con aziende, prodotti e personaggi. Relazioni che, secondo loro, sceglieremmo noi in tutta libertà ("lovemarks are not owned by corporations, they are owned by YOU"... e lì mi vedo già l'americano con dito puntato come quello che invitava ad arruolarsi).
Sul sito - che è tutto un trionfo di lessico soft ed emozionale, tipo mysterious, sensual, intimate, inspirational, transformational -, si possono consultare i lovemark più votati e, naturalmente, votarne di nuovi. Vi troverete Armani, Acqua di Parma, ma anche Barbie, Nelson Mandela e Audrey Hepburn.
Ci sono inoltre un assaggio del libro in uscita - 16 pagine in pdf, con un layout molto originale - e i discorsi dell'autore.
Una bella operazione pubblicitaria, ma vale la pena di dare un'occhiata, se non altro per capire dove stiamo andando.

 


 










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Una vita intera in un fiore che cade.
Ci sono pittori "pittori", talmente tali, che pur legatissimi al loro tempo per la scelta dei temi, sembrano sorvolare secoli e generazioni e porsi in un limbo e in uno spazio eterno della pittura. Con le loro pennellate tracciano itinerari di forme e colori che creano fratellanze al di là del loro tempo, delle loro città, delle loro corti.
Tiziano, Pala PesaroPer me i primi della lista sono Tiziano e Velázquez, due testimoni della loro epoca che hanno dipinto avvenimenti contemporanei e potenti del tempo, ma che mi sembrano vicini e veri come Picasso. E' a questo che pensavo venerdì pomeriggio visitando la mostra dedicata al barocco delle corti alle
Scuderie del Quirinale a Roma.
Tiziano ha unito la terra al cielo collegandoli con colonne infinite e aprendo così le porte al barocco. In tarda età ha dipinto le sue meditazioni su Cristo intingendo le dita direttamente nel colore e passandole poi sulla tela, senza progetto, senza disegno, come farà nel '900 Pollock, identificando pensiero, gesto e vita.
Ma Velázquez è riuscito a raccontare la vita, la grandiosità, la tristezza, lo scorrere del tempo, rappresentando piccole e immobili principesse, le Infante di Spagna. Una dietro l'altra, a diverse età, accolgono fisse e altere il visitatore nella prima sala della mostra. Vestiti rigonfi, senza corpo, come gli sfarzosi monumenti funerari dell'epoca. Drappi rossi che scendono dal soffitto, come a teatro. Una scena costruita ad arte con i simboli della ricchezza e del potere: ventagli, pellicce, gioielli. E al centro quei visi veri, pallidi e tristi di bambine, rappresentati quasi senza pietà.
Ma bisogna provare a dimenticare il tempo, le circostanze, i personaggi. Immergersi nel puro tessuto della pittura.Velazquez, Infanta Margarita con l'abito rosa.
Allora sotto i piedini dell'Infanta Margarita, i motivi del tappeto persiano - puri ghirigori piatti e senza prospettiva - appariranno come quelli di un interno tardo-ottocentesco di Bonnard, modellato sulle stampe giapponesi. Le pennellate bianche che le illuminano tutto il vestito sembreranno sorelle dei paesaggi innevati di Monet. Il blu metallico dello sfondo a sinistra, un fratello di quello di Cezanne.
Mentre il vaso di fiori trasparente è in bilico tra due epoche: corre in avanti verso l'impressionismo con le sue pennellate veloci e abbreviate; è profondamente seicentesco nel suo valore simbolico. Per la piccola principessa, Velázquez non ha scelto di rappresentare il tempo che passa con una clessidra dorata o un sontuoso orologio sulla sommità di una consolle. Ha preferito regalarle un fiore bianco che cade dal vaso, appena staccato, ancora profumato, ma destinato a trascorrere come le tutte le cose e le tutte persone, anche le piccole principesse.








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forme e colori

venerdì, aprile 09, 2004

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Titoli, headlines.
L
a mia amata Louise May Alcott non avrebbe mai immaginato che il titolo italiano di un suo romanzo avrebbe ispirato dopo oltre un secolo tanti editor e caporedattori privi di fantasia. Tutti i "piccoli crescono": aziende, editori, librai, consulenti...
Ne conto almeno tre versioni alla settimana. E passi per i trafiletti, ma a intitolare "Piccoli lettori crescono" il principale servizio del Venerdì di Repubblica oggi in edicola ci vuole veramente una buona dose di coraggio.
Chapeau invece per l'editor dell'Economist che oggi ha titolato "He said, she said" il pezzo dedicato alla testimonianza di Condoleezza Rice.




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giovedì, aprile 08, 2004

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Magic moments.
I due momenti più emozionanti della mia giornata viareggina:
1. quando ho visto comparire sul grande schermo una piccola macchina da scrivere
2. quando mi sono messa di fronte al mare su una spiaggia deserta e ho potuto finalmente urlare insieme alle onde e mescolare le mie lacrime con gli spruzzi salati.





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Donne di passione.
La cosa più imbarazzante è stata arrivare ieri mattina in ufficio con la testa dorata di Ada Byron che spuntava da uno shopper di tela e un bouquet profumatissimo di fiori della Versilia che spuntava da un altro.
Il vigilante mi ha scrutata ben bene, poi la mia faccia beata deve averlo convinto che forse ero una matta, ma non una ladra. D'altra parte, avevo già suscitato una certa curiosità in treno e in metropolitana.
Ora la statua di Ada è nella mia libreria, il bouquet appeso a testa in giù al buio e all'asciutto, per farlo seccare secondo le regole.
Sono contenta di aver vinto il Premio DONNAèWEB (ho pure versato qualche lacrimuccia), ma sono stata contenta soprattutto di aver conosciuto delle ragazze in gamba di tutte le età, delle grandi passioni (cani, arte, motociclette, flash...), delle bellissime storie personali, dei siti (e delle idee) strepitosi, molto superiori alle mie aspettative. Andatevi a vedere l'elenco delle finaliste e visitate i loro siti e blog. Sono da non perdere: tutti.





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lunedì, aprile 05, 2004

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Purista integralista.
L'usabilità va bene, la funzionalità pure, ma il web sognato dal guru dublinese Gerry McGovern si va scarnificando un po'troppo.
L'ideale è Google, da applicare ovunque: puri servizi e pure informazioni, senza fronzoli, colori inutili, virgole di troppo. Solo core content, niente di più, guai a distrarre il povero tunnel reader dalla sua traiettoria dritta e mirata.
Come Mondrian, che partì dagli alberi rosa fioriti di pesco per arrivare alla griglia di linee nere e colori primari.
La chiusa del suo ultimo articolo è estrema, ma suggestiva, e a dire il vero anche condivisibile: "The real art of publishing is deciding what not to publish".





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web writing

domenica, aprile 04, 2004

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Una lingua per pensare.
"A cosa serve una lingua?" chiese dalla cattedra l'anziana signora con i grandi occhi celesti.
"A comunicare!" esclamarono all'unisono gli studenti del master in comunicazione.
"Sì, ma prima che a comunicare serve a molte altre cose" replicò con garbo la professoressa.
Per esempio...
1. una lingua serve a parlare con se stessi, cioè a pensare
2. una lingua serve a immaginare e a vedere anche ciò che non esiste, come l'ippogrifo ariostesco
3. una lingua serve a dare vita alle cose inerti, come succede nella poesia
4. una lingua serve a riportare in vita chi è scomparso, come la Silvia di Leopardi
5. una lingua serve a studiare la storia in una prospettiva molto più interessante di quella cronologica, seguendo a ritroso la storia delle parole (lo sapevate che una parola quotidiana e diffusa come "ragazzo" la introdussero gli Arabi intorno al X secolo in Sicilia? Il raqqas era il "corriere", giovane robusto e veloce che portava la posta).
dai miei appunti di una bellissima lezione tenuta dalla prof.ssa M. Luisa Alteri Biagi al Master "Comunicazione. Teorie e pratiche." dell'Università di San Marino











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lingua italiana

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Isabel e le altre.
Ci sono dei libri che leggo piena di pregiudizi. Dico a me stessa che li leggo per distrarmi. Tra questi quelli delle scrittrici sudamericane, soprattutto cilene, insomma Allende & Co.
A dire il vero la famosissima Isabel non la leggo più, non ce la faccio proprio.
Ho letto con piacere immenso La casa degli spiriti, uno di quei rari libri che uno scrittore porta per anni e anni nella testa e nel cuore, finché sgorga fuori quasi magicamente. Ho letto stancamente D'amore e ombra. Sono risalita con Il piano infinito. Ho trangugiato in lingua originale due veri feuilleton come Ritratto in seppia e La figlia della fortuna solo perché studiavo lo spagnolo. Ho divorato Paula solo perché al capezzale della figlia la Allende ricordava la sua vita e raccontava il Cile. Con l'ultimo, terribile, Il mio paese inventato, ho detto basta.
Così sono passata a Marcela Serrano. Sempre per distrarmi. Invece ho letto due libri davvero belli: Nostra Signora della Solitudine e Il tempo di Blanca. Una storia avventurosa, quasi un giallo, che si snoda in tanti luoghi diversi, l'una. Una storia tutta interiore, ma avventurosa anch'essa, l'altra.





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libri

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Arte taglia XS.
Mi è sempre piaciuto condividere con altri la mia passione per le arti figurative. Davanti a un quadro devo aprire bocca e raccontare a chi mi sta vicino quello che so e quello che in quel preciso momento mi evocano le linee, le figure e i colori.
Posso fare tutto da sola, tranne andare a una mostra.
Ma quando il tuo interlocutore e accompagnatore ha solo tre anni e mezzo - "quasi quattro" precisa lui -, è tutta un'altra storia. Ti metti alla sua altezza e alla sua età e riscopri le cose sotto un altro punto di vista. O meglio, riscopri le cose e basta.
Lo porti a Fontana di Trevi e ti scordi il barocco romano perché sei tutta occupata a inseguire conchiglie, foglie, sassi e tartarughine lungo le rocce che scoppiano dal palazzo. Percorri via della Pilotta contando solennemente i passi che separano "i ponti di pietra" che collegano palazzi e giardini: il gioco è che siano sempre lo stesso numero esatto, sennò si torna indietro e si ricomincia. Nella Galleria Colonna, insegui i cerchi di marmo sul pavimento, col naso in su per ammirare contemporaneamente "il tetto di vetro". A piazza Navona finalmente ti abbandoni, perché tutto torna: gli animali della Fontana dei Fiumi sono ordinati per continenti e miracolosamente stipati nell'isolotto di pietra in mezzo all'acqua.
Ma quando arriva la sera e il sonno si fa sentire, il piccolo catalogatore non ce la fa più.
"Questo è un disegno astratto!"
"E perché?"
"Perché non ci sono le cose, solo i colori."









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forme e colori