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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


domenica, luglio 25, 2004

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Stop!
Da domani sono in vacanza per una settimana.
Ci rivediamo/risentiamo/riscriviamo dal 2 agosto.
Ciao a tutti.




scritto da luisacarrada | plink | commenti (8)

giovedì, luglio 22, 2004

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Lo sconosciuto che è in noi.
"Scrivere / Non posso. / Nessuno può. / È necessario dire: non si può. / E si scrive. / È lo sconosciuto che portiamo con noi: scrivere, / è questo ciò che si raggiunge. / Questo o niente."
Questa frase di Marguerite Duras sul senso della scrittura l'ho appena letta sulla rubrica Dicas della Rivista Sagarana, la raffinata e curatissima e-zine letteraria diretta da Julio Monteiro Martins. Nell'ultimo numero, tra le moltissime cose, un racconto inedito di Neruda, un'intervista a Marguerite Yourcenar sulla traduzione, tante poesie e immagini (con testo a fronte, foto e biografia dell'autore).
Da stampare, mettere nello zaino e portare in vacanza.





scritto da luisacarrada | plink | commenti (5)

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Giornalismo online: due nuovi libri.
Ieri il supplemento Alfa del Sole 24 Ore riportava una breve recensione del libro di Marco Pratellesi, New Journalism, pubblicato da Bruno Mondadori.
Ora
scopro che è appena uscito We the Media, di Dan Gillmore, famosissimo giornalista blogger. Il sottotitolo è invitante e dice tutto: "Grassroots Journalism by the People, for the People". Online ci sono non solo l'indice del libro, ma anche - idea semplice, geniale, da copiare - l'indice analitico, l'introduzione di 11 pagine, un blog in cui l'autore prosegue online le sue riflessioni.




scritto da luisacarrada | plink | commenti

lunedì, luglio 19, 2004

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Networking professionale.
Per chi fa un mestiere un po' strano e poco diffuso come il business writer, soprattutto in azienda, una delle cose più affascinanti di Internet è la possibilità di superare di colpo l'isolamento professionale, di relativizzare i propri problemi, di capire che sono gli stessi più o meno in tutto il mondo, di chiedere facilmente un consiglio a chi ne sa più di noi.
Io credo di essermi messa a navigare ormai dieci anni fa soprattutto spinta da questa chance improvvisa di "networking professionale" e tuttora è forse l'aspetto del web che apprezzo di più. Non mi piace pensare ai siti degli altri come a posti da saccheggiare e non mi piace che gli altri lo pensino del mio. Preferisco lo scambio, la collaborazione, la segnalazione reciproca di contenuti utili e di siti belli ma sconosciuti, di documenti sepolti sotto strati e muraglie di bit.
Per questo rispondo sempre a survey, inchieste, sondaggi che riguardano il mio settore professionale. Ci vogliono pochi minuti e intanto diamo la mano a un collega che magari lavora dall'altra parte del mondo.
Melanie Doulton, per esempio, è una redattrice tecnica che ha traslocato da poco dalla Francia all'India, con tutto lo scombussolamento e i cambiamenti che questo ha comportato nella sua vita e nel suo lavoro. Scombussolamenti produttivi, se le hanno ispirato un interessante e ricco survey di 30 domande sul lavoro del technical writer nei diversi paesi del mondo.
Non vogliamo aggiungere qualche contributo e opinione italiana?






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What's in a name?
Questa settimana R. P. Clark tira fuori dalla cassetta degli attrezzi dello scrittore i nomi propri e per convincerci dell'efficacia e del potere evocativo dei nomi fa ricorso al famoso incipit di Lolita di Nabokov:
"Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta: the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth. Lo. Lee. Ta.
She was Lo, plain Lo, in the morning, standing four feet ten in one sock. She was Lola in slacks. She was Dolly at school. She was Dolores on the dotted line. But in my arms she was always Lolita."
Noi scrittori aziendali abbiamo spesso paura dei nomi, delle cose come delle persone. Preferiamo scrivere "la Società", il prodotto", invece di nominarli ogni volta che possiamo.
E così nella comunicazione interna: i colleghi andrebbero sempre nominati e gli articoli sull'intranet firmati con i loro nomi, invece che coltivare la spersonalizzazione oggi tanto di moda. Spersonalizzazione che non è affatto sinonimo di professionalità, ma più spesso di freddezza e banalità.
E rivolgiamoci ai colleghi con il loro nome durante una presentazione. Non "come ha appena detto giustamente il collega", ma "Francesco ci ricordava ora che...", "Carla, forse volevi aggiungere qualcosa".
Fa piacere a tutti che gli altri ricordino il nostro nome di battesimo e con quello si rivolgano a noi. Nella vita e nel lavoro.








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I consigli del lunedì.
Ogni lunedì Nick Usborne posta sul suo blog un copywriting tip. Quello di oggi riguarda le aspettative dei lettori del web.


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Declini.

"Oggi la pressione dell'oralità si fa sentire sullo scrivere assai più che in passato. Oltre che del congiuntivo, penso al decadere del futuro, sostituito dal presente indicativo quando altri indicatori temporali, in specie avverbi, o "cronodeittici", indicano che l'evento si svolgerà nel futuro: "domani vengo", "quest'estate vado in Sicilia".
Indice di influenza del parlato è anche l'uso dell'imperfetto, che non indica più soltanto duratività, iteratività, contemporaneità degli eventi descritti nel passato, ma ricopre una estesa gamma di usi modali e non più temporali: per esempio, l'imperfetto ipotetico, che sostituisce il congiuntivo della protasi e il condizionale dell'apodosi ("Se volevano evitarli, potevano farlo subito").
Si veda il giornale, non la pagina culturale, l'articolo di fondo, ma le sezioni più "in situazione", attratte dai moduli della comunicazione reale. Si noterà, quanto alle proposizioni causali esplicite, che quel siccome poco o nulla usato negli anni Settanta, ora mi sembra decisamente prevalere su dato che ("Prodi ha bruciato i tempi. E siccome Di Pietro se l'è presa, ..."); giacché è ormai del tutto scomparso, anche allorché‚ allorquando sono fuori uso; affinché è ben poco presente rispetto a perché; di largo impiego come mai ("Non ha saputo dire come mai i rapitori..., ecc.").
Declinanti alcune "finezze" che distinguevano la locuzione limitativa dell'in quanto ("Te lo permetto in quanto tuo superiore") dalla congiuntiva causale dell'in quanto che ("Non parlava, in quanto che toccava ad altri dare la notizia"): ora la locuzione col "che" è sempre meno usata.
Si noti infine l'uso del "solo" che in funzione di congiunzione avversativa (equivalente a ma, però), che interviene a caratterizzate una sintassi di tipo giustappositivo ("Nedved, un fuoriclasse, l'unico a dettare il gioco. Solo che stavolta la Grecia... ecc.").
Da notare anche la diffusione della preposizione+articolo partitivo ("Contestano il mister per delle scelte sbagliate"). Si tratta di alcuni tra i tanti casi di coloritura "parlata" che sta penetrando nell'italiano scritto, e lo sta cambiando."

da: Che peccato: non abbiamo più futuro!  Oggi la pressione del "parlato" si fa sentire sullo scritto assai più che in passato: l’indicativo presente sostituisce tutto Rubrica Parole in Corso di Gian Luigi Beccaria, TuttoLibri della Stampa, sabato 17 luglio 2004








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giovedì, luglio 15, 2004

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La nuova civiltà dei blog.
Molto, molto interessante - finalmente - lo speciale che oggi il supplemento Alfa del Sole 24 Ore dedica ai blog.
Ho imparato diverse cose:
- in tutto il mondo ci sono 3 milioni di blog
- ogni giorno si pubblicano sui blog circa 12.000 post, 3 ogni secondo
- in Europa i popoli più "blogganti" sono i francesi, seguono italiani e spagnoli, molto a distanza i tedeschi che sono invece i più informatizzati, ma forse i meno propensi a mettere in piazza i fatti propri
- la mortalità dei blog è elevatissima, intorno all'80% entro un anno dall'apertura
- il 90% dei blog non hanno praticamente un pubblico, l'80% degli accessi va al 10% dei blog
Il futuro è dei blog:
- focalizzati, professionali e semiprofessionali, strumenti per portare avanti progetti, condividere informazioni, condurre ricerche
- didattici, a livello di insegnanti, classi, scuole
- "invisibili", fatti per una ristretta cerchia di persone (amici, colleghi, parenti), spazi personali da dividere con pochi intimi.
Questi ultimi, il contrario della voglia espositiva di quelli di oggi, potranno costuire una forma di comunicazione più sommessa e discreta, e per certe funzioni sostituire persino l'email.
"Senza spazio per lo spam, in modo civile, come due vicini che si parlano da veranda a veranda di due villette contigue, ambedue ospitali e cortesi, ciascuno a casa sua. Forse questo è il modello di comunicazione su internet del futuro. Di un sistema riordinato dalla reciproca responsabilità privata".














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Ovvero è un dilemma.
Sto facendo l'editing a una serie di documenti che devono diventare leggere brochure e schede da distribuire online attraverso il sito web aziendale. Documenti scritti da analisti, per cui sono molto ben organizzati nei contenuti, ma lo stile è terribilmente pesante e non troppo digeribile.
Qundi tagli e semplifico a più non posso.
Mi sono però bloccata di fronte all'inflazione di "ovvero". Ovvero cosa? Ossia? Oppure?
In case study che illustrano l'offerta e le competenze aziendale, che il senso di "ovvero" sia comparativo o disgiuntivo cambia tutto.
Lo Zingarelli mi dice che può essere usato in tutti e due i sensi. Oddìo, non ho voglia di complicare la vita né a me, nè soprattutto a chi dovrà leggere. Capisco che l'unica soluzione è farne a meno: d'ora in poi userò solo "o" e "oppure".






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Strade & storie.
E' bello il testo della nuova campagna pubblicitaria dell'Anas:

"Ogni persona ha la sua storia
ogni storia ha le sue strade

La storia di ogni persona vive di luoghi, affetti, idee, progetti.
Come quella di un Paese.
Dare a queste storie la liberà di muoversi è il nostro lavoro.
Il lavoro di una grande azienda per la sicurezza, l'ambiente, lo sviluppo.
Perché da 75 anni siamo la strada delle vostre storie.
Quelle vissute, quelle da vivere.

Anas
l'Italia si fa strada"

Usa parole semplici, che fanno appello alla sfera personale di ciascuno: "luoghi", "affetti", "idee".
Fa immaginare percorsi, intreccia il destino del paese con quello indivuduale, intreccia passato e futuro.
Ha un bel ritmo con quel ripetere e dosare le parole "persone", "strade", "storie". Tutte allitterazioni riuscite e utili.
Complimenti al copy, davvero.













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mercoledì, luglio 14, 2004

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Manager Italicus Rusticus.
A partire da una lettera "sfogo", su Mlist si sta sviluppando un divertente ma serissimo dibattito sulla maleducazione dei manager italiani. "Il bon ton, per i vertici aziendali, è un optional?"


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Inutili e dannosi.
1. robusto
2. potente
3. flessibile
4. integrato
5. unico
6. estensibile
7. scalabile
8. interoperabile
9. facile da usare
10. intuitivo
11. user-friendly
12. completo
13. best-of breed
14. world-class
Quando stamattina ho letto la classifica degli aggettivi più inutili quando si parla di software e sistemi informativi, stilata in un articolo dell'autorevole Marketingprofs, mi sono sentita meno sola.
"Se la vostra documentazione di marketing ne contiene una certa quantità, siete nei guai" avverte l'autore Peter Cohan. Il quale suggerisce una serie di utili varianti e alternative, in cui l'aggettivo è sostituito da informazioni concrete, sicuramente molto più efficaci.
Per esempio:
Se un software è "robusto", si può scrivere che "è diffuso in tutto il mondo e usato ogni giorno da oltre 10.000 utenti".
Se è "user-friendly", o "intuitivo", vuol dire che "si può cominciare a usare da subito, senza bisogno di un'ora di formazione", oppure che "per svolgere un compito ci vogliono al massimo 3 click".
Se è "scalabile", potete scrivere "Il nostro prodotto software è usato sia da singoli utenti, sia da grandi aziende Fortune 5000 con oltre 2.500 utenti".
Meglio, no?






















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ferri del mestiere

martedì, luglio 13, 2004

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Barriere linguistiche.
Attraverso
Immaginaria, sono approdata al sito sull'accessibilità di Michele Diodati.
Tra le tante cose interessanti, gli ostacoli linguistici alla comprensione del contenuto di un sito, tema affrontato anche in un
forum dedicato. Come scrive l'autore, vi trovate "esempi di uso inaccessibile della lingua italiana, il "burocratese", gli inglesismi, i gerghi, ragionamenti e proposte migliorative per un uso accessibile dell'italiano".



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L'enciclopedia dei blog.
Into the blogosphere: rethoric, community and culture of weblogs: l'ha realizzata l'Università del Minnesota.


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lunedì, luglio 12, 2004

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Comunicatori di tutto il mondo...
... è cominciata la prima Global PR Blog Week,
un evento online su relazioni pubbliche, marketing, giornalismo. Tutto in un blog. Già ricchissimo di link, post e commenti.


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domenica, luglio 11, 2004

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Scrittura e nuovi media
G. Balla, Lettera a Salvatore Lopresti, 1921



 

 

 

 

 

C'è una lettera di Giacomo Balla sulla locandina del convegno Scrittura e nuovi media, che si terrà il 21 e il 22 ottobre presso il Dipartimento di Italianistica dell'Università Roma Tre.
Se lo segnalo ora è perché iscrivendosi entro il mese di luglio la quota è davvero bassa. Sono due giorni su: "Oralità Scrittura Memoria", "Scrittura e professioni", "Scrittura e nuovi media". Il programma è nutrito e c'è anche la possibilità, per giovani studiosi, di presentare dei poster.





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Le sette regole dell’arte di ascoltare
1. Non avere fretta di arrivare alle conclusioni.
Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista.
Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punti di vista.
3. Se vuoi comprendere quello che un altro sta dicendo,
devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti
a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali,
se sai comprendere il loro linguaggio.
Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili.
I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

da: "Arte di ascoltare e mondi possibili, come si esce dalle cornici di cui siamo parte" di Marianella Sclavi, docente di Etnografia Urbana e Antropologia Culturale alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano (Bruno Mondadori ed.2003)
 

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ferri del mestiere

venerdì, luglio 09, 2004

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Su e giù per le scale.
Al centro dell'articolo di R. P. Clark dedicato agli strumenti di scrittura, questa settimana c'è un'espressione misteriosa: "la scala dell'astrazione".
Una scala del lessico, dalla base dove ci sono le cose concrete, di tutti i giorni, ai pioli più alti, dove ci sono le parole astratte. Dalla lista della spesa, dal linguaggio quotidiano, ai termini che evocano soprattutto concetti e idee.
Lo scrittore esperto è quello capace di salire e scendere con destrezza e abilità la scala dell'astrazione, di dare concretezza alle idee parlando delle cose e di sollevare da terra le cose facendo loro rappresentare anche delle idee.
Lo fanno i poeti, che sanno aprire un cespuglio di giardino verso l'infinito, o fare del muro irto di cocci di bottiglia un orizzonte esistenziale.
Ma la metafora aiuta anche lo scrittore professionale, il quale troppo spesso si attesta, senza più muoversi, al centro della scala, dove perde il contatto con le cose, ma non tocca le idee e non riesce nemmeno a vedere le cose dall'alto. Al centro ci sono il burocratese, il gergo aziendale, le frasi fatte, la noia.
Qualche giorno fa un collega mi ha mandato da rileggere un articolo su un tema noiosissimo, destinato a una rivista sull'informatica per le banche.
Mi sono accinta alla lettura con un gran senso del dovere, almeno fino a quando ho letto "... prendiamo per esempio le formiche". Ho sussultato un po' e poi mi sono immersa nel paragone tra i metodi di condivisione della conoscenza delle formiche e quello di un'azienda. Mentre per la riprogettazione dei flussi informativi si faceva ampiamente ricorso al modello della circolazione del sangue. Tutto chiaro.
Dopo qualche giorno, ho incontrato il mio collega in ascensore e non ho potuto trattenermi: "ah, sei tu :-) l'autore metaforico!"









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ferri del mestiere

mercoledì, luglio 07, 2004

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Impariamo dal direct mail.
La scrittura per il web è sempre stata accostata alla scrittura giornalistica: titoli, occhielli, abstract, piramide rovesciata.
Ora Nick Usborne, nella sua newsletter Excess Voice, che trovato stamattina nella mia casella di posta, fa un interessante paragone tra la web writing e il copywriting per il direct mail (lettere, brochure, coupon da rispedire).
Le somiglianze:
>> il tasso di redemption è molto basso, intorno al 2%, poco di più è un grande successo
>> abbiamo scarso controllo sulla sequenza di lettura da parte del potenziale cliente
>> sappiamo che perdiamo lettori ad ogni step del processo di lettura, per cui lo stile deve essere chiaro e molto coinvolgente
>> ci sono dei punti particolarmente critici: la fine della pagina nel direct mail, il "salto" di un link per procedere oltre sul web
>> al momento di completare un ordine, c'è il maggiore abbandono da parte del potenziale cliente.
Direct mail e web dipendono fortemente dalle azioni che l'utente decide di intraprendere: azioni che dipendono fortemente dalle parole che il copywriter sceglie, ordina, organizza nel testo.
Nel direct mail c'è una estrema consapevolezza dell'importanza delle parole, non altrettanto sul web. Almeno non ancora.
Eppure entrambi i media vivono dei risultati, e i risultati sul web possono facilmente essere monitorati e misurati.
Ecco alcune cose per le quali i web writer possono ispirarsi ai copy di direct mail:
>> lavorare a stretto contatto con il grafico
>> studiare ossessivamente i testi della concorrenza
>> pensare sempre all'impatto delle parole sull'azione (girare la pagina/cliccare percontinuare a leggere, riempire il coupon/form, spedirlo per posta o inviarlo con un click, chiedere informazioni ulteriori, comprare)
>> essere attenti al minimo dettaglio
>> usare uno stile che sia la tempo stesso informativo e coinvolgente
>> fare test sui risultati
>> continuare a imparare.

PS Un'ottima risorsa per la scrittura di testi per il direct mail è il sito di Ivan Levinson, completo di newsletter.




















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web writing

martedì, luglio 06, 2004

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Docenti generosi.
Se non tutti, ma almeno un po' più di professori, utilizzassero la rete per insegnare e comunicare, ce ne gioveremmo tutti. Loro stessi, i loro allievi e pure noi che abbiamo lasciato scuola e università da un bel po'.
E' il pensiero che ho fatto oggi quando ho scoperto il bellissimo Da Kandinsky al banner, sito di Piero Polidoro, che ha trasferito sul web il suo seminario di Semiotica Visiva all'Università La Sapienza di Roma. Intere lezioni, strutturate per una fruizione online, schede, bibliografia, approfondimenti in rete.
E mi è venuta in mente anche la generosissima Lorenza Boninu, con il suo "blog di lavoro" Fuori di classe. Entusiasmi, furori, delusioni, colloqui e lettere di un'insegnante di oggi innamorata del suo lavoro. Imperdibile: il suo lungo post Per chi c'era e per chi non c'era (e per chi, forse, dormiva).




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giovedì, luglio 01, 2004

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Furti & filoni.
Rubo all'amica Vilma Zamboli - per regalarlo a tutti voi - il link a TC Library, uno strepitoso portale sulla scrittura tecnica (e non solo), un esempio di risorsa utile, ricca, usabile e ben strutturata.
Quando si trova un sito così, evento sempre più raro, è come scoprire un nuovo filone aurifero in una vecchia miniera. Vado a scavare...



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ferri del mestiere