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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


giovedì, ottobre 28, 2004

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Voglia di web.
E' uscita, presso Einaudi, la raccolta di racconti La notte dei blogger, di cui ho letto in anteprima il racconto di Eloisa (La Pizia) che mi è piaciuto molto.
Uno degli ultimi post di Eloisa e quello di Herzog sulla voglia di carta da parte dei blogger mi hanno molto incuriosita e mi sono domandata se anch'io ho voglia di carta.
Mi sono risposta di no, non più, non ora.
Del web mi piace la libertà: di scrivere solo quando ne ho voglia e qualcosa da dire, senza scadenze; di non dipendere da nessuno; di non avere un editor alle calcagna, che magari nemmeno vede i refusi, ma di scegliere i miei editor tra le persone che stimo e cui voglio bene; di scrivere e pubblicare un post proprio nel momento in cui ne ho bisogno - dopo un'arrabbiatura, per rilassarmi tra un lavoro e l'altro, per tenere traccia di un'emozione -.
Del web mi piace la dimensione artigianale: stare da sola al pc a limare le mie pagine, a impaginare un Quaderno, a fare l'editing di un testo, a dialogare con qualcuno che scrive con me. Ho sempre sognato di poter fare un lavoro editoriale indipendente e di "fare" dei libri, quelli che volevo io e come volevo io. Un po' lo sto facendo, anche se non vanno in libreria, ma ognuno se li stampa in ufficio o a casa sua, se li rilega, li spilla o li mette in un quaderno ad anelli. In giro, ce ne sono molte decine di migliaia invece delle striminzite 1.000 copie che per un libro di comunicazione sono già un successo. 
E' vero, non stanno su bene dritti nella libreria, ma si possono ritagliare, colorare, usare, e poi ristampare di nuovo puliti puliti.
Non si può fare con tutti i libri, ma con molti sì: i manuali, le dispense, le poesie.
I racconti, anche quelli dei blogger, stanno meglio sulla carta.












scritto da luisacarrada | plink | commenti (7)
lingua italiana

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Trance metropolitana.
E' facile sentirsi improvvisamente stranieri e senza punti di riferimento in una città, la mia, che non è proprio una città, ma un mondo. Fatta di catacombe, di villaggi, di palazzi, di chiese, di parchi, di piazze, di fontane. Persino di piccolissime piazze che contengono immense fontane.
Basta entrare da un'altra parte, sbagliare strada, e non sai più dove sei.
Oppure ti muovi in quartieri che credi di conoscere da sempre e basta voltare un angolo per sentirti in viaggio, come se non fossi appena uscita dall'ufficio, ma appena arrivata in una città straniera, col tuo zainetto sulle spalle, i tuoi piedi per percorrerla, i tuoi occhi per meravigliarti.
Eppure dovevo solo lasciare una busta in una stradina dal nome magico: Vicolo di Orfeo. Sarà stato quel nome, o forse il cortiletto che portava alla silenziosa sala da meditazione, a farmi cadere nella piccola trance metropolitana.
Ma quel trapezio di stradine ordinate ai piedi del grande abbraccio del colonnato di S. Pietro mi è sembrato un villaggio di sogno, tranquillo e sereno come il suo nome: Borgo Pio.
Con le sue case insolitamente piccole e basse per la maestosità cui siamo abituati noi romani e le botteghe specializzate come non se ne trovano più, i banconi di legno, le vetrine confuse come nei paesi di una volta.
Nella vetrina del calzolaio, scarpette e stivali di tutti i colori aspettavano i proprietari. La minuscola ferramenta esponeva grappoli di spago, collane di catene e colonne di barattoli di vernice. Dalla fonderia, specializzata in campane, arrivavano sinfonie di metalli. E infine, mentre l'orologio mi faceva affrettare il passo, il negozio delle icone: non solo madonne sui sottili strati di legno, ma due intere pareti di cartoline, segnalibri, calendarietti, cartelline con l'unico soggetto di Maria e il suo bambino.
Ci tornerò presto. Per completare il sogno.









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on the road

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Il web sbarrato.
"Ogni poesia sta alla lingua come l'onda al mare": questo titolo di un articolo del Manifesto, segnalato stamattina nella rassegna stampa di Alice, mi aveva davvero conquistata.
Vado sul sito del giornale per scoprire cosa ci fosse dietro questo bel titolo e anche qui trovo lo sbarramento: solo per abbonati.
Capisco, ma sono amareggiata. Non posso abbonarmi a 100 giornali.
E' il trionfo del web "tubo" - quello che trasmette con efficienza i contenuti -, come lo chiama Carlini. Funzione nobilissima, ma insufficiente.
A me piace anche il web "incrocio", dove una parola porta all'altra, un testo all'altro, un'idea all'altra.
E' anche così che nascono le nuove idee.







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Le virtù del virtuale

virtuàle
[da virtù, nel senso di 'forza'; av. 1306]
agg.
1 (filos.) Che esiste solo in potenza e non è ancora in atto.
2 (est.) Potenziale, possibile, quasi effettivo: 'un virtuale stato di guerra'; 'è lui il virtuale vincitore' | (est.) Solo teorico, ipotetico: 'il suo potere è solo virtuale' | Simulato: 'incontri virtuali su Internet'.
CONTR.
Reale | (elab.) "Realtà virtuale", V. realtà.
Il bel servizio Una parola al giorno della Zanichelli ha portato oggi nella mia casella di posta la definizione di "virtuale" dello Zingarelli 2005. Che mi ha confortata.
Sì, perché mi ha riportata al "vero" significato di "virtuale", che non è "online" o "su internet", né il contrario di "cartaceo".
Non ci sono "brochure virtuali", né "spazi di discussione virtuali", né "luoghi virtuali".
Se una brochure la si legge, è vera anche se sta su internet. Se si scambiano con onestà e sincerità informazioni ed emozioni, anche via mail, quelle informazioni ed emozioni sono vere, verissime.
Se sono "virtuali" sono "simulate". Zingarelli docet.












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lingua italiana

mercoledì, ottobre 27, 2004

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Compleanno.
La mia amica Alessia, autrice di Raccontolavoro, festeggia il primo anno di vita del suo sito con una pagina di appunti sulla scrittura e un indovinello finale. Tanti auguri :-)


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martedì, ottobre 26, 2004

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Numeri.
Nei giorni scorsi non ho fatto altro che scartabellare la rete inseguendo le parole "innovazione", "competitività", "sistema Italia", "competenze", "conoscenza" e sinonimi per preparare un intervento dell'amministratore delegato della mia azienda a uno dei convegni dello SMAU. Ne sono uscita piena di dati e di scoramento:
- quest'anno il World Economic Forum ci ha collocati al 47° posto nella classifica della competitività a livello mondiale, al 50° per l'innovazione tecnologica
- produciamo ogni anno 800 brevetti, l'Inghilterra 20.000, il Giappone 100.000
- solo il 9% della popolazione attiva italiana è laureata
- abbiamo ancora due milioni di analfabeti veri e propri, 15 milioni di semianalfabeti e altri 15 milioni che non hanno le competenze numeriche minimali indispensabili per orientarsi di fronte all'innovazione tecnologica
- ad acquistare almeno un libro al mese è solo il 6% della popolazione adulta
- incrociando questo 6% con il 9% dei laureati, risulta che il 25% degli insegnanti e il 30% dei manager non legge mai un libro.
Ah, dimenticavo: come scriveva Altan in una vignetta sull'Espresso di un paio di mesi fa, "ogni telefonino possiede un italiano".









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lingua italiana

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I primi nella comunicazione finanziaria online.
Quest'anno ad aggiudicarsi il primo posto nella prestigiosa classifica dei siti web con la migliore comunicazione finanziaria è stata la RAS. Seguono Eni, Merloni, Benetton, Tim.
La classifica viene stilata da otto anni dalla società svedese Hallvarsson & Hallvarsson in collaborazione con il Financial Times e, per l'Italia, con il Corriere della Sera che ieri ospitava un lungo articolo sulla classifica nel supplemento Economia. La classifica europea verrà pubblicata dal Corriere e dal FT il 3 novembre.



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lingua italiana

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Ma dove vanno le parole?
Oggi La Repubblica dedicava un paginone alle parole che ogni anno entrano ed escono dai dizionari. Entrano parole in voga, quali ecoturismo e pet therapy - destinate magari a soggiornarvi solo qualche anno - ed escono parole che come piantine debolucce non hanno attecchito nel giardino della lingua. Altre escono per essere ospitate da dizionari tecnici o specialistici.
Non sapevo che la cartellina in cui i lessigrafi schedano le parole obsolete si chiama "braccio della morte", dove stazionano in attesa del giudizio finale: o dentro o fuori.
Edoardo Sanguineti, saggiamente, vorrebbe tenerle tutte: "Vorrei fare il cyberdizionario. Con la tecnologia che c'è oggi si potrebbe realizzare un dizionario online, aperto a tutte le trasformazioni, anche ai gerghi dei liceali. Che non raccolga solo il significato delle parole, ma anche come vengono pronunciate e con quali gesti. Un archivio audiovisivo in grado di riprodurre gli accenti delle varie regioni, o il sonoro di una ninna nanna cantata cento anni fa."




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lingua italiana

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L'enciclopedia della Corporate Identity.
Ogni tanto qualcuno mi scrive chiedendomi link e documentazione sulla Corporate Identity, argomento che conosco abbastanza poco.
Oggi ho trovato su internet l'enclopedia della Corporate Identity, un portale tedesco, ma con gran parte dei testi in inglese e soprattutto i link diretti a decine e decine di manuali e minisiti dedicati alla CI di decine e decine di grandi aziende di tutto il mondo.



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ferri del mestiere

sabato, ottobre 23, 2004

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Due parole, tante idee.
Al convegno Scrittura e Nuovi Media non sono riuscita a seguire tutti gli interventi come avrei voluto. Colpa anche dello sciopero dei mezzi pubblici che venerdì ha paralizzato Roma. Così mi sono persa anche quello di Emanuela Piemontese sulla scrittura professionale.
Ieri però
Emanuela si è materializzata nella mia casella di posta con la segnalazione del nuovo numero di dueparole, il mensile di facile lettura.
Ogni volta che viene pubblicato un numero nuovo, lo scorro subito alla ricerca dell'argomento più difficile, per vedere come si può raccontare in poche righe e con un vocabolario di base un tema complesso. Dopo le due Simone, le Olimpiadi e Caravaggio... ci sono: la vertenza Alitalia.
Cito un solo paragrafo:
"
I dirigenti e i lavoratori dell’Alitalia, con i ministri del governo italiano, hanno lavorato per evitare il fallimento dell’Alitalia.
I dirigenti hanno fatto un piano industriale, cioè hanno fatto un nuovo progetto per amministrare la società. Con questo progetto i dirigenti vogliono:
- risparmiare molti soldi;
- sostenere la concorrenza delle altre società di trasporto aereo;
- riportare l’Alitalia ai buoni risultati degli anni passati."










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ferri del mestiere

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Convegni.
Il convegno fiorentino sulla creatività Nuovo e Utile l’avevo già segnalato sul blog. Ho rimpianto per un po’ di non esserci potuta andare, ma la lettura del resoconto che ne ha fatto ieri su Managerzen Umberto Santucci ha spazzato via tutti i miei rimpianti.

Concordo con Umberto sul fatto che oggi i convegni hanno senso solo se le persone non si riuniscono tutte insieme in un luogo solo per leggere diligentemente il loro intervento una dopo l’altra. Ma lo fanno per interagire tra loro e per far “succedere” qualcosa. Altrimenti ci leggiamo con calma un bel libro o ci scarichiamo gli interventi via internet.

A Firenze, stando all’interessante articolo di Umberto, di creatività comunicativa se ne è vista molto poca e credo sia stato un gran peccato, vista la sfilza di teste e intelligenze che c’erano.

Avevo un po’ lo stesso timore quando giovedì mattina sono stata all’Università Roma 3 per il convegno Scrittura e Nuovi Media, dove nel pomeriggio ho tenuto un intervento anch’io. Ho sempre qualche pregiudizio verso il mondo accademico, che mi sembra tanto lontano dalla realtà della comunicazione nel mondo del lavoro, anche se mi ci confronto sempre molto volentieri.

Invece ho passato davvero una giornata ricca e interessante e partecipato a un convegno dove nessuno leggeva, tutti gli oratori guardavano dritto verso gli studenti e gli altri docenti che avevano di fronte, dove il dibattito è stato vivace, le domande tante, gli intrecci e i dialoghi tra una relazione e l’altra fitti fitti.

Io stessa, superato il primo momento di leggera estraneità, ho trovato tanti spunti di riflessione per il mio lavoro anche in relazioni apparentemente molto lontane da me e dalla mia attività.

Per esempio, Clotilde Pontecorvo ha parlato della relazione con il testo da parte di bambini di età prescolare: bambini che non hanno alcun timore di cimentarsi con testi lunghi, bambini capaci di riempire un intero foglio di parole quando si tratta di “narrare” qualcosa che li riguarda direttamente, bambini che forse andrebbero stimolati prima delle elementari su questo fronte invece di farli ricominciare dalla singole parole. Guardando i testi disordinati e qualche volta incomprensibili, ma così ricchi per loro, di questi bambini di tre o quattro anni, ho pensato istintivamente alla paura che coglie quasi tutti nel mondo del lavoro di fronte alla scrittura di un testo di una certa complessità. Forse il segreto è liberarsi di formule e schemi e, appunto, ricominciare a narrare.

E ancora le storie nell’intervento di Duccio Demetrio, dedicato alla scrittura di sé, all’autobiografia come strada per una nuova alfabetizzazione, in cui le persone si confrontano – attraverso il testo – con i propri ricordi e con il senso della propria vita. Per comprenderla meglio e quindi per cambiarla secondo i propri desideri profondi attraverso un vero progetto autopedagogico.

Ho così scoperto che esiste ad Anghiari la Libera Università dell’Autobiografia, dove le persone possono imparare a scrivere di sé, della propria casa, della propria famiglia. Un esercizio bellissimo, che io ho sperimentato alcuni anni fa scrivendo la storia della mia famiglia con l’aiuto dei ricordi di mia nonna, interrogando fotografie, decifrando lettere, inseguendo storie.

Rocco Ronchi ha invece focalizzato il suo intervento sulla confutazione del concetto “standard” di comunicazione, quello legato alla trasmissione di contenuti. E, analizzando l’etimologia della parola, ne ha sottolineato la dimensione di evento, di coinvolgimento tra persone, di “esserci, qui e ora, con l’altro e per l’altro”, di relazione e di cambiamento. In “comunicazione” non c’è il messaggio: ci sono il cum, la comunità, il munus (l’obbligo, la responsabilità tra due persone che precedono un contratto). Un’idea della comunicazione che ben si adatta alla comunicazione interna, dove è sì importante che il messaggio arrivi a tutti intregro e preciso, ma ancora più importante è l’interazione tra persone che comporta, il suo potenziale di creare relazioni e cambiamento.
Giulio Mozzi, che ho incrociato al convegno, mi ha detto che il prof. Ronchi pubblica una newsletter, Libero PensieroLe parole della filosofia per leggere l’attualità. Mi sono iscritta anch’io.

Molto interessanti anche i poster, in gran parte dedicati alla comunicazione online.
Quanto a me, il mio intervento verteva sulla scrittura nelle aziende: come è cambiata con l’arrivo di Internet, ma soprattutto come siamo cambiati noi e le stesse aziende.

 




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ferri del mestiere

mercoledì, ottobre 20, 2004

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Mario Luzi: versi e voce.

Stelle? o la loro lontananza?
la loro luce ingannevole,
la loro dubbia presenza?
O è, che unico vacilla, il fuoco interno,
la mente?

Una manciata di versi tratti dall'ultimo numero di Poesia e la segnalazione di una lunga intervista a Luzi di Antonella Palermo, apparsa or ora su Alice.






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versi diversi

martedì, ottobre 19, 2004

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Saggezza per blogger.
Oggi ho comprato su una bancarella un libro ormai introvabile di Raffaele Crovi sulla scrittura creativa, Parole incrociate (Piemme 1995).
Crovi è stato un pioniere dei corsi di scrittura creativa in Italia, a partire da quelli famosissimi del Teatro Verdi di Milano, cui ha lavorato tanto anche Giuseppe Pontiggia.
Traggo dal libro una citazione, che vale oggi specialmente per noi blogger malati di narcisismo:
Nel vostro apprendistato di scrittori fidatevi dell'autobiografia: i ricordi, le confessioni, le annotazioni diaristiche, se organizzati con sincerità, precisione e concisione, aiutano a ricostruire la memoria personale, come una scena storica, gli avvenimenti individuali come episodi di favole esemplari, i sentimenti delle persone conosciute come modelli di psicologia e gli imprevisti della vita quotidiana come meccanismi romanzeschi. Scrivendo un'autobiografia o costruendo un diario bisogna tenere, tuttavia, presente che ogni storia è un dialogo tra una creatura e altre creature, tra sé e gli altri: solo se si evitano il solipsismo e la recita narcisistica, si può trasformare la nostra storia in una "commedia umana".






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maestri

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Album creativo.

 

 

 

 

 


La lunga serie "How to be creative" di Hugh MacLeod, fatta di post, vignette e altro, è diventata un album di 49 pagine, scaricabile in pdf.


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lunedì, ottobre 18, 2004

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Abitudini di scrittori.
Ogni lunedì Punto.com intervista uno scrittore italiano sulle sue abitudini di scrittura. Oggi era la volta di Alain Elkann, leggero e un po' snob: niente computer, né fax, né email; niente musica di sottofondo; quadernetti di colore diverso per ogni libro e una penna gialla; cinque pagine di quaderno al giorno (ma non tutti i giorni); riscritture ed editing accurati.
Niente a che vedere con la fisicità, il sudore e i ritmi forsennati di Simenon, così come lui stesso racconta in una lunga intervista inedita pubblicata sabato da La Stampa:"Scrivevo in un tale stato! Non dimentichi che finivo un capitolo di venti pagine in circa due ore, e che dopo avevo perso ottocento grammi. Abbiamo fatto l'esperimento con Teresa: lei pesava i vestiti che avevo prima di di darmeli. Perché avevo dei vestiti che mi servivano solo per scrivere, era quasi una superstizione: due camicie sporetive, una rossa e una scura a quadrettoni. Le avevo comprate a New York, e da allora ho sempre scritto tutti i miei romanzi con quelle camicie."






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Didattichese.
Gian Luigi Beccaria, nella sua rubrica sul Tuttolibri della Stampa, sabato ha preso spunto dal romanzo La scuola raccontata al mio cane di Paola Mastrocola, fresca vincitrice del Campiello, per parlare del didattichese.
Gergo recente, che ha importato dal già brutto e spesso vuoto aziendalese un lessico strano e incomprensibile:
"Strumenti didattici, Parte operativa, Preparazione alla verifica, Itinerari paralleli, Verifica sommativa, Moduli coordinati, Percorso formativo, Testi regolativi, Schede mirate, Laboratorio, Guida, Prospettive, Analisi, Contestualizzazione e lettura intertestuale, Apparato, Appendice, Cd-Rom, Competenze, Prerequisiti, Progetto Multimediale, Proposte di lavoro, Prove d'ingresso, Recupero, Approfondimento, Accoglienza, Pianificazione dell'offerta, Finalità, Processi consapevoli… Aiuto!". Non entri più in un testo di letteratura, "ma in un'officina meccanica piena di rumore e odor di vernice. Una volta invece aprivi l'antologia e leggevi: "Giacomo Leopardi. Vita ed opere". Qual mirabile semplicità!" .





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mercoledì, ottobre 13, 2004

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Perle.
Due perle lessicali da una lunga riunione di oggi pomeriggio: "storare" per "archiviare" e "effort" per "impegno".


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lingua italiana

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Media Relation in 10 puntate.
Contentious weblog
ha cominciato a pubblicare una serie di dieci articoli sui rapporti con la stampa online. Ne farò una sintesi alla fine, ma per chi voglia seguire direttamente gli originali, ecco la lista dei temi.


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web writing

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Creatività.
Il convegno Nuovo e Utile si è svolto un mese fa a Firenze, ma il sito è sempre online, pieno di cose interessanti:
definizioni della creatività, bibliografia, un libretto in pdf con la sintesi degli interventi, più i risultati di un'interessante ricerca dell'Eurisko sulla creatività degli italiani.


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Ancora sui 13.000.
Sulla situazione e l'affollamento dei corsi di laurea in Scienza delle Comunicazioni, sul sito della Ferpi l'opinione di Emanuele Invernizzi, docente allo IULM di Milano, oltre a un lungo estratto dell'intervista a De Masi sul Messaggero.


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martedì, ottobre 12, 2004

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Blog aperti, finestre chiuse.
Con l'avvio del nuovo anno scolastico è ripartito il bellissimo blog di Lorenza Boninu Fuori di classe, insegnante generosa e fuoriclasse per i suoi studenti e per tutti noi. Da Clelia ho trovato invece la finestra chiusa. Me ne dispiace moltissimo.



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Il formato dei post.
Amy Gahran ha studiato il formato dei post dei blog, individuandone sette tipologie principali: link, link con sottotitolo, breve commento, lista, articolo breve, articolo lungo, serie.
Per ognuno: vantaggi, svantaggi e consigli.



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web writing

sabato, ottobre 09, 2004

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Bivio.
"La vita è un cammino. Io ho scritto L'ultimo giro di giostra per dire a chi verrà dopo di me e avrà degli acciacchi, delle malattie, dei problemi... ehi, guarda qui c'è una buca oppure se sul tuo cammino trovi un bivio con una strada che va in alto e una in basso, scegli sempre la strada che va verso l'alto".
Dall'Infedele su Tiziano Terzani, in onda sulla 7 mentre sto scrivendo.



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maestri

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Parole per ricordare.
"Ci sono parole che interessano la collettività, perché le usano tutti, sono di tutti. Altre invece che fanno parte di un lessico familiare, e hanno per ciascuno di noi una singolare risonanza, contengono una personale memoria. Ce ne sono poi di scritte, nascoste tra i libri che abbiamo in casa, ora rapidi appunti nostri, o parole vergate da qualcun altro. Se ne ritrovano tante. Capita, talvolta, che ti emozioni, quando ritrovi certe dediche antiche sulle copie che gli autori ti hanno mandato, soprattutto quelle di amici scomparsi. O di persone indimenticabili."
Comincia così la rubrica Parole in corso di Gian Luigi Beccaria sul Tuttolibri della Stampa di oggi.
Parla delle parole e della scrittura personale, familiare e privata. I biglietti, le dediche, gli inviti, le lettere, gli appunti, le ricette della nonna. Tutte quelle parole che hanno valore solo per noi, che scandiscono la nostra vita.
Io, che scrivo tante parole "pubbliche", ho pensato al mio mondo di parole private.
Io, smemorata, che ho l'ossessione di perdere i ricordi e le emozioni se non le scrivo sulla carta o non le fisso nella memoria di un computer.
Io che ho scritto la storia delle storie della mia famiglia per non perderle e poterle trasmettere. Io che conservo tutte le lettere in una scatolona rosa fatta confezionare appositamente. Io che in viaggio scrivo ogni sera quello che ho sentito, visto, ascoltato. E sogni, messaggi email, biglietti lasciati una sera su un cuscino, discorsi seri ma sorprendenti di bambini. E messaggi SMS trascritti con cura, uno per uno, per catturare quelle parole volanti nell'etere che transitano solo per poco nella memoria del telefonino. E farli dialogo, intreccio, storia.







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Numeri da capogiro.
Leggo da Punto.com di giovedì scorso che il preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'università La Sapienza di Roma, Domenico De Masi, si è dimesso.
De Masi è quel simpaticissimo signore con occhi vispi e barba bianca che scrive libri dai titoli accattivanti L'ozio creativo, La fantasia e la concretezza, Non c'è progresso senza felicità. Libri pieni di idee condivisibili e intelligenti, a volte talmente ovvie - in senso buono - che non si capisce perché le aziende fanno esattamente e regolarmente il contrario.
Comunque, De Masi si è dimesso perché non ha abbastanza mezzi, strutture e soldi per far studiare decentemente i suoi studenti. La cosa che mi ha atterrita è stato leggere il numero degli studenti di Scienze della Comunicazione: 13.000 solo a Roma negli ultimi cinque anni. Se li moltiplico per il numero delle altre facoltà in giro per l'Italia, più i master post-universitari e i corsi di perfezionamento, arrivo a cifre da capogiro.
Il problema non è di avere locali per farli studiare oggi, ma di avere le aziende, le amministrazioni, i giornali, le televisioni dove farli lavorare domani. Che, temo, non ci saranno. Almeno per la maggior parte di loro. Peccato che nessuno onestamente glielo dica.





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Scatole bianche e il ricordo di Jane Austen.
Chi, come la sottoscritta, è affascinato dal potere di quella strana e affascinante cosa che si chiama brand, avrà notato in questi giorni l'invasione sottile ma tenace della nuova campagna pubblicitaria della Philips.
Nuova immagine, nuovo payoff: da Miglioriamo il tuo mondo a Sense and simplicity. Tutto uguale, nello stesso tempo, in tutto il mondo.
L'immagine-guida è una scatola bianca aperta da due bambini su un prato verde. Bambini visti dall'alto, che potrebbero essere i nostri, o americani, o coreani. "La tecnologia dovrebbe essere semplice come la scatola che la contiene". Elettrodomestici capaci di svolgere per noi compiti complicati, ma talmente semplici da usare che possono farlo anche dei bimbetti.
La campagna sui magazine comincia così e poi si sfogliano di pagina in pagina tecnologie semplici e complicatissime: un rasoio da usare anche sotto la doccia, un'ecografo
, un chip per stereo e televisori, fino a una macchina per la TAC. Dura fare una pagina pubblicitaria con una macchina così inquietante, ma il testo è efficace: "La velocità salva vite umane. In un pronto soccorso risparmiare tempo può significare salvare vite. Il sistema TAC Brillance CT fornisce un'immagine completa dello stato del paziente in pochi secondi. Ora i medici possono sapere esattamente quello che occorre fare al semplice tocco di un pulsante. Questo, in un Pronto Soccorso, può consentire di salvare una vita. E dà più senso all'innovazione."
Ma a me quello che piace di più è quel sense and simplicity, così terso e settecentesco nel suo ricordare il titolo di un famoso romanzo di Jane Austen, un'accoppiata vincente sia dal punto di vista del suono piano e scivoloso di S, sia dal punto di vista semantico, dove la semplicità non è quella dei sempliciotti, ma si carica - appunto - di senso e significato.






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Libri appena regalati.

Yogilates, di J. Urla (Libreria dello Sport, 2003).