minitype

link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


lunedì, gennaio 31, 2005

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Leggo.
La incontro tutte le mattine all'imbocco della metropolitana, stazione Flaminio. E' alta, bionda, con gli occhiali, imbacuccata, con un cappello di lana in testa e il giubbotto verde fosforescente dei ragazzi che distribuiscono la stampa freepress. Sul suo c'è scritto LEGGO.
E infatti legge la ragazza bionda, appena ha finito di distribuire il suo pacco di leggerissimi quotidiani. Legge pesantissimi volumi che tira fuori dal suo zaino. Poggia lo zaino per terra, ci si siede sopra ed entra nel "suo" mondo di carta.
Oggi era proprio all'ingresso, circondata dai fogli di giornali che vorticavano nel vento, incurante della corrente di folla accanto a lei. Fogli di giornale foderavano anche il suo volumone, così non ho potuto leggere il titolo. Ci provo ogni mattina e non ci riesco mai. Se lo tiene stretto, è tutt'uno con suo libro.

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on the road

domenica, gennaio 30, 2005

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Il mestiere dell'editor.
"Rispettiamo le scadenze che altri ignorano. Prendiamo delle bozze che sembrano essere state soffocate alla nascita e infondiamo loro la vita. Districhiamo pensieri confusi e ne facciamo prosa, se non poesia. E lavoriamo in questo nuovo ambiente online, pieno di trappole, che richiede tutte le tradizionali competenze editoriali, più un certo numero di nuove".
E' il ritratto dell'editor nell'era del web sul ricco sito inglese e-editor, completo di blog.

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web writing

mercoledì, gennaio 26, 2005

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Il valore delle parole.
Una domanda che mi viene fatta spesso riguarda il costo delle parole e le "tariffe" di un copywriter. Non so assolutamente rispondere e io stessa a volte non so come regolarmi quando devo farmi pagare. Ci sono tante variabili in gioco e in genere mi faccio aiutare dal buon senso. Per il web, ho provato a buttare giù qualche indicazione, che penso valga anche offline.
Sicuramente la classica "cartella" non ha alcun senso. I testi brevi e leggeri costano infinitamente più fatica di un lungo articolo, lo sappiamo tutti. Penso che l'unico modo serio per cliente e copy sia il costo a progetto, grande nel caso di un sito, piccolo in quello di una leggera brochure. Una forte discriminante per me è il materiale di partenza: scrivere è solo l'ultimo atto di un processo molto più lungo che parte dalla comprensione del brief e passa attraverso lo studio e l'assimilazione del tema sul quale dobbiamo scrivere. Se il materiale di partenza è chiaro e ci viene fornito con ordine e tempestività, il nostro lavoro sarà più leggero. Se, come spesso accade, dobbiamo studiare del materiale molto eterogeneo o addirittura fare un lavoro maieutico per chiarire al cliente stesso che cosa vuole, le cose naturalmente cambiano.
Un altro elemento è la complessità degli obiettivi che ci si chiede di raggiungere. Un testo concentrato e brevissimo che deve al tempo stesso informare, sedurre, evocare, convincere a leggere un intero sito può essere più costoso di un lungo redazionale.
Stamattina, però, l'editoriale di Enrico Cogno Quanto costa una parola? sul sito della Ferpi mi ha consolata. Il problema del valore economico delle parole non è solo mio, solo nostro. E' di tutti, ed è di difficilissima definizione.
Cogno offre degli spunti molto interessanti, ai quali aggiungerei una mia considerazione. C'è un altro elemento che tutti noi eludiamo e con il quale è difficile confrontarsi: quello del nostro personale talento, che rende le nostre parole uniche rispetto a quelle di un altro professionista. In virtù di questa unicità, le nostre parole possono essere poco o molto costose. Ci sono copy mediocri, molto meno originali di noi, ma ce ne sono altri molto più bravi. Riconoscere queste differenze può far male o bene, ma può anche aiutarci a valutare il valore economico delle nostre parole.

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ferri del mestiere

martedì, gennaio 25, 2005

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Lingue immaginate.
Ho sempre amato le lingue straniere, fin da piccola. Uno dei miei primi libri veniva dalla Germania, era un album con i fogli spessi di cartone e illustrava con immagini dettagliatissime la casa, la fattoria, la stazione, la scuola e molti altri luoghi della vita quotidiana. Oggi oggetto, ogni persona, aveva la sua parolina tedesca accanto. Io non sapevo ancora leggere, ma le parole mi venivano lette, con una pronuncia più o meno attendibile.
Più grande, oltre al
tedesco, ho studiato altre lingue e le studio tuttora.
Questa settimana ho incontrato da vicino due lingue che non conoscerò mai, ma che mi piace immaginare. Due lingue in cui sono state scritti i libri più importanti per la religione e il pensiero di oriente e occidente.
In sanscrito sono stati scritti i Veda, i più antichi testi indiani, forse i primi testi letterari che siano mai stati scritti. In ebraico è stata scritta gran parte della Bibbia.
Il sanscrito è una lingua indoeuropea sorella del greco e del latino, ma non immaginavo che fosse una sorella così stretta. L'ho scoperto sabato pomeriggio, passando due ore a sentir parlare di una lingua sconosciuta, ma che mi sembrava di "vedere" e immaginare mentre ascoltavo.
Una lingua che non si impara dalla madre, ma a scuola, nel corso di moltissimi anni. E' la lingua della cultura, della comunicazione "alta", affidata solo ai bramini - "i parlanti ideali" - e quindi unicamente ai maschi. Una lingua quasi perfetta, una cattedrale costruita a tavolino da architetti, dal potere linguistico assoluto, talmente complessa da essere definita una “grammatica senza lingua”. Talmente ricca, ambigua e metaforica da aver dato origine a una letteratura, quella indiana, fatta al 90% da commenti a testi originali. Testi che possono essere letti e interpretati in maniera completamente diversa, addirittura opposta.
Una lingua i cui testi scritti 2000 anni fa sono comprensibili ancora oggi e che è cambiata pochissimo nei secoli. Nel sanscrito non nascono nuove parole, sono quelle che già esistono che nel tempo assumono sempre più significati.
Se in sanscrito ho ascoltato soltanto le parole che definiscono le posizioni yoga o i mantra, come chiunque pratichi e studi questa disciplina, in ebraico ho ascoltato interi e lunghi discorsi, pur non capendo nulla. In Israele, in sinagoga, in
libreria.
Negli ultimi giorni ho letto un piccolo libretto, molto interessante, che raccoglie una serie di interviste di Philip Roth ad altri scrittori soprattutto ebrei, israeliani e non. Famosi come Primo Levi, Singer e Saul Bellow, altri a me sconosciuti come Aharon Appelfeld e Ivan Klima. Il libro si intitola Chiacchiere di bottega ed è pubblicato da Einaudi nella serie dei Tascabili.
Aharon Appelfeld, nato in Bucovina e vissuto come un piccolo nomade nei boschi sopravvivendo all'Olocausto, arrivò in Palestina a quattordici anni. Solo allora imparò l'ebraico, la sua lingua di scrittore: "Ho imparato l'ebraico con grande fatica. E' una lingua difficile, austera e ascetica. Il suo antico fondamento sta nel proverbio della Mishnà: 'Il silenzio è il recinto della saggezza'. La lingua ebraica mi ha insegnato a pensare, a essere parco con le parole, a non usare troppi aggettivi, a non intervenire troppo, a non interpretare. Dico, 'Mi ha insegnato'. Di fatto ti obbliga a farlo".

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le lingue degli altri

mercoledì, gennaio 19, 2005

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Tempi difficili.
Un paio di anni fa, una lista di discussione americana per scrittori professionali trattò per vari giorni un tema che mi interessò molto e sul quale ho poi sempre riflettuto: scrivere nei momenti difficili.
Come fare a concentrarsi sulla scrittura, a mettere insieme parole per vendere biscotti, attirare turisti verso isole tropicali, tessere le lodi di un profumo quando si è depressi, stanchi, abbandonati, delusi, preoccupati per la salute di chi ci sta a cuore?
Chi per professione scrive deve imparare a farlo anche in queste circostanze, superando l'angoscia, il blocco, il panico, sgombrando la mente, per far spazio alle parole.
Ho letto molte cose sulla capacità terapeutica della scrittura, sulla scrittura di sé, e ricevo molte lettere su questo tema. Ma quasi mai ritrovo la mia esperienza in quello che leggo.
Ci ho ripensato in questi giorni, perché ho dovuto scrivere di cose profumate e leggere in ore di grande stanchezza e preoccupazione. Eppure dovevo farlo, e l'ho fatto.
Non sono andata nel panico, perché tanti anni di consuetudine con le parole mi hanno insegnato che possono illuminare i momenti più bui e guidare piano piano fuori dal peggiori tunnel.
Forse oggi non mi guadagnerei da vivere scrivendo se non avessi ricevuto la scrittura quasi come un dono alla fine di un periodo molto difficile. Non era un dono degli dei, naturalmente, ma la mia personale conquista di un mezzo espressivo che mi aveva permesso di mettere ordine dove regnava la confusione più totale. Nella mia mente e nella mia testa. Mi sembrò un dono perché me ne accorsi all'improvviso.
Non esisterebbe il MdS senza la mia insoddisfazione, e nemmeno questo blog, inaugurato in un pomeriggio di giugno disperato e caldissimo. Fare un blog mi sembrò un modo come un altro per arrivare alla sera. Solo dopo ci ho provato gusto ed è diventato un cantuccio confortante, di scrittura personale e leggera.
Eppure, la funzione terapeutica della scrittura non ha mai avuto per me i caratteri dello sfogo, del dilagare dei sentimenti e delle emozioni sulla pagina. Tutto al contrario.
Anche quando ho bagnato la tastiera di lacrime - anzi soprattutto allora - la calma e la rassicurazione mi sono sempre arrivate dalla "tenuta" del testo, dal suo ordine, dalla struttura che man mano riuscivo a dare.
Come tutti, anche io in certi momenti devo "buttare fuori", pestare sui tasti con forza e quasi con rabbia, ma quello che mi conforta non è questo. E' il vedere il testo prendere forma e ritmo mentre scrivo, disegnare immagini, giocare con le ripetizioni e con i parallelismi, sistemare le virgole, cercare la parola giusta. Meglio se su temi che nulla hanno a che fare con me e con la mia vita. Quando il testo è finito, chiuso, e metto il punto, anche la mia ansia si placa.
Essere riuscita a scrivere un testo denso, ma ordinato nella scansione, originale e leggero nello stile, che ha un senso non solo per me, ma soprattutto per chi lo leggerà, è come essere riuscita a mettere ordine nella mia testa e nel mio cuore, dipanando la matassa ingarbugliata dei ricordi, dei rimpianti, delle emozioni.
Può essere un post come questo, una brochure aziendale, una pagina web... non importa. Può parlare di un software, di un libro, di un paio di calzettoni di lana, di una tisana di frutti di bosco.
A me parla soprattutto di me e della strada che anche questa volta sono riuscita a trovare.

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creatività

sabato, gennaio 15, 2005

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Un libro gratis.
L'ultima newsletter di Scrittura Creativa, il sito curato da Luca Lorenzetti, si apre con questa comunicazione:
"Fino al 31 gennaio avete la possibilità di acquistare il mio libro "Un posto per scrivere - Indagine sulla scrittura creativa in Italia" senza spendere nemmeno un centesimo.
Si tratta di un'iniziativa promozionale di Seiway, Prospettivaeditrice e di "365 giorni in fiera" della Fiera del Libro di Torino.
Chiunque si registrerà al sito di 365 giorni in fiera, attraverso il seguente link:
http://www.365giorni.fieralibro.net/4024/ riceverà un buono di 12 euro da spendere nell'acquisto di "Un posto per scrivere", che comprende anche le spese di spedizione.
Dopo la registrazione, riceverete nella e-mail da voi indicata un codice numerico che servirà per attivare il vostro borsellino. Una volta dentro la sezione, potrete cercare il libro e ordinarlo. Lo riceverete gratuitamente a casa in pochi giorni tramite corriere.
E' tutto molto semplice, e completamente gratuito."
Il libro l'ho letto: una buona introduzione all'insegnamento e all'apprendimento della scrittura creativa in Italia, con notizie e indirizzi.

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libri

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La parola a due scrittrici.
E' uscito il numero 18 della rivista Sagarana, a mio parere la migliore rivista letteraria in rete. Tra le tante cose interessanti, due scritti di due scrittrici sulla scrittura: Susan Sontag e Clarice Lispector.
A quest'ultima rubo un paio di citazioni:
"Dobbiamo modellare le nostre parole finché non diventano l’involucro più elegante dei nostri pensieri."
"Trovo che il suono della musica sia indispensabile all’essere umano e che l’uso della parola parlata e scritta sia come la musica."

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maestri

mercoledì, gennaio 12, 2005

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Il massimo, il grande e il grosso.
A questa triade di aggettivi, sempre più diffusi negli scritti e nei discorsi degli italiani, dedica oggi un
articolo Pietro Citati su La Repubblica.
Il "massimo" andrebbe contestualizzato e verificato, dando per esempio dei termini di paragone o dei metri di misura. Invece di massimi ce ce sono moltissimi, in ogni campo. ma soprattutto in quello universitario e della critica.
Un "grande", invece, nella sua estrema genericità, non si nega a nessuno. Poiché nessuno può decretare chi è grande, tutti siamo grandi.
Sui media il "grosso" è quasi sempre un personaggio, nella scrittura di impresa quasi sempre un problema o un progetto, un'iniziativa.
Citati è spietato e ci ricorda chi sono veramente i grandi: quelli capaci di regalarci gioia anche a distanza di secoli, anche per poco tempo. Attraverso i loro versi, i romanzi, i colori, le note. 
L'articolo è un bello spunto di riflessione anche per lo scrittore professionale, sempre sedotto dalla facile tentazione degli aggettivi. Gli ricorda che un prodotto o un servizio non diventano i migliori, i più utili, i più indispensabili perché lo scriviamo noi, ma perché solo rimangono nella memoria, nel gusto, nel ricordo di chi li acquista e ne fruisce.
 

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lingua italiana

martedì, gennaio 11, 2005

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Manifesti.
E' passato un po' di tempo dal celeberrimo Cluetrain, ma ora i manifesti impazzano. Li raccoglie un bel sito, Change This,  che li propone in formato pdf e con una spendida grafica. Niente di arrangiato, ma di molto professionale. I temi sono i più vari, le firme anche di spicco.
Gli ultimi due manifesti pubblicati riguardano temi di comunicazione:  lo Hughtrain Manifesto, su blog, brand e marketing, e la Beginner's Guide to Business Blogging.

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ferri del mestiere

domenica, gennaio 09, 2005

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Agostiniani auguri.

Nella casella di posta ormai arriva di tutto: auguri da chi non conosci, offerte di alberghi, biglietti da visita, magliette, per non parlare dei farmaci miracolosi.
Tra gli altri strani e sconosciuti auguri, qualche giorno fa mi sono arrivati quelli di un ristoratore di Oristano, città dove non sono mai stata. Erano gentili, leggeri e garbati. Una sola frase:
Voi pensate:
"I tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili."
Vivete bene e muterete i tempi."
(S. Agostino)
Devo dire che li ho graditi.

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Previsioni.
Nel passaggio da un anno all'altro, le previsioni si sprecano. Sulla comunicazione ne ho lette parecchie in giro per il web. Quelle di Gerry McGovern sono arrivate ora nella mia casella di posta. Le riporto, sia perché la persona è in gamba, sia perché si riferiscono in particolare a chi scrive per il web.

1)
Il web editor, la persona che meglio sa distinguere i contenuti buoni da quelli cattivi, godrà di maggiore autorevolezza.
2) I siti diventeranno più piccoli: una buona opera di taglio e bonifica di contenuti vecchi e tratti direttamente dal mondo della carta stampata li alleggerirà parecchio.
3) I siti diventeranno più semplici, la loro complessità verrà tenuta celata all'impaziente lettore.
4) L'alto management verrà sempre più coinvolto nello sviluppo di strategie comunicative sul web.
5) Qualche domanda difficile riguarderà il ritorno dagli investimenti: è sufficiente a giustificare impegno e risorse spesi nel sito?
6) L'importanza di avere testi di qualità scritti da professionisti verrà riconosciuta, ma le persone che li scrivono non avranno ancora il giusto riconoscimento.
7) L'attenzione dei lettori è sempre più bassa, i testi diventeranno più corti. Sarà sempre più difficile far leggere testi superiori alle 500 parole.
8) Le persone vogliono arrivare ai contenuti giusti nel più breve tempo possibile. Questo richiederà di migliorare la qualità dei testi dei metadati.
9) Il web design continuerà la sua corsa verso la standardizzazione. La navigazione più chiara è essenziale per ridurre le incertezze ed aumentare la dimestichezza dei navigatori.
10) Le cose non cambieranno moltissimo nel 2005. Il web sta ancora maturando e, per quanto riguarda i testi, si tratta soprattutto di gettare delle buone basi.

Molte osservazioni mi trovano d'accordo, ma questa corsa al testo corto e alla standardizzazione mi fa veramente  paura.
Al testo corto ad ogni costo non ci credo affatto. Penso che l'attenzione del lettore la si tiene viva con testi originali nel contenuto e nello stile e con la varietà degli stili all'interno dello stesso sito, non certo con le forbici. La bravura di un web writer è tutta lì. Anzi, più il design e la navigazione diventano standard, meno devono esserlo i testi.
La prolissità è nefasta, lo stile telegrafico altrettanto.
Il MdS è fatto di testi lunghi, che nel tempo lo sono diventati ancora di più. Eppure, nessuno se ne è mai lamentato. Nessuno mi ha chiesto qualcosa di più sintetico. Casomai, mi sono stati chiesti degli approfondimenti.

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web writing

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Browser.

Ho scoperto che  il 7% dei visitatori del MdS ha come browser Mozilla. Quindi me lo sono scaricato, soprattutto per vedere come se la cavano le mie creature con il nuovo browser. Il blog di Splinder piuttosto male, il titolo sta in parte fuori dalla barra rossa, mentre il mio vecchio e artigianalissimo sito sta benissimo.

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sabato, gennaio 08, 2005

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Questione di tatto.
E-write
è il sito di un'agenzia americana di servizi editoriali e web content management, con una forte specializzazione sull'email. Ogni morte di papa mandano una piccola newsletter, solitamente originale e ben fatta. Anche l'ultima, che ha per tema "come rispondere alle email di clienti inferociti".

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ferri del mestiere

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Dentro le parole.
Non sapevo che la Zanichelli avesse bandito un premio di scrittura per i ragazzi delle scuole secondarie e i loro insegnanti. Si chiama Dentro le parole, e chiede di scrivere un testo contenente 20 parole tra 30 tratte dallo Zingarelli 2005.
I primi testi arrivati sono già online.
La scadenza è il 31 marzo, la premiazione avverrà a maggio alla Fiera del Libro di Torino.

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lingua italiana

martedì, gennaio 04, 2005

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Balliamo?

"Una danza. Questo è
la comunicazione. Chi guida, chi
si lascia guidare. Chi accenna
un passo, chi segue. Occorre per
questo una leggerezza nel linguaggio,
nei paragrafi, nelle parole."

Queste parole, Alessandro Lucchini le ha scritte in un raffinato libretto artigianale che ho trovato oggi pomeriggio nella mia buca delle lettere. 30 pagine formato cartolina, di cartone come i libri dei bambini. 15 fiabe delicate che parlano di lettere, parole e colori, scritte da Sabina Del Monego. Colorate e illustrate da Corinna Corradini.







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libri

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Epifanie.
Amy Gahran
è una delle scrittrici professionali che apprezzo di più, e da più tempo.
Il suo Contentious aprì un po' prima del Mestiere di Scrivere e mi fu utilissimo, un vero modello. A lungo, Amy ha scritto soprattutto di parole e contenuti. Poi c'è stato un lungo silenzio, prima di tornare con il suo ricchissimo blog, circa un anno fa.
Oggi ho sentito la sua voce in un file mp3 registrato da lei con dei consigli di scrittura. La voce è dolce e molto calda, ma ho trovato che non ci fosse davvero nessun valore aggiunto rispetto ai suoi testi. Forse il fatto di portarsi la voce in un lettore di mp3 e sentirselo in metropolitana per "ottimizzare" il viaggio? Io in metro preferisco guardarmi attorno o leggere, in questo rimango molto tradizionale.
Eppure, questa dei file audio sta diventando una mania, anche da parte di chi si occupa di scrittura e che quindi dovrebbe preferire proprio la parola scritta. A me piace moltissimo ascoltare poesie - ho tutta la Divina Commedia in cd, come pure la Spaziani, Borges, e altri poeti -, ma i saggi preferisco leggermeli e sottolinearmeli.
Così, sono tornata ai testi di Amy. L'ultimo è interessante e riguarda gli Aha moments, cioè i momenti in cui trovi la chiave giusta per il tuo testo, la metafora indovinata, un'immagine calzante, oppure la sequenza con la quale costruirai un testo complicato.
Io li chiamo "momenti magici" o "epifanie", perché ti appare improvvisamente qualcosa che cercavi e che decide di venire verso di te o di salire da qualche profondità del tuo essere. Non sai da dove, come i sogni che ti ricordi la mattina: basta una piccola cosa e da lì - se ti fermi e ti concentri - risali a un'intera catena di immagini, pensieri, associazioni.
Come per i sogni, devi avere carta e penna a portata di mano, perché hai paura che tutto svanisca. Basta appuntarsi un concetto, delle parole chiave per essere sicuri che resteranno con te. In mancanza d'altro io lo faccio sui bordi dei giornali. Se non puoi scrivere, devi ripetere, parlare tra te e te, per fare tuo quello che ti è apparso.
Sono momenti belli, e liberatori. Perché sai che il grosso ormai è fatto: scrivere sarà solo la parte conclusiva di qualcosa che è già avvenuto e ormai ti appartiene.
Quasi mai questo succede davanti al foglio o al computer.
Quando viaggiavo a lungo in macchina per andare a lavorare, mi succedeva sempre sul Raccordo Anulare di Roma. Ero sola e potevo parlare tra me e me, completare concetti, cercare parole ad alta voce. Arrivavo in ufficio e annunciavo alle mie colleghe: "Stamattina sul Raccordo ho pensato che...".
Oggi viaggio in metropolitana: tragitti più brevi, in mezzo alla folla. E quindi i momenti magici possono cogliermi ovunque.
Ma so che è inutile e controproducente cercare le parole davanti allo schermo. In mancanza di idee, meglio fare altro. Saranno loro a cercare noi.













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creatività

sabato, gennaio 01, 2005

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ABC.

Alba dell'anno. Amati, abbandoni.
Biglietti buttati. Botti banditi.
Carte a colori, cornetti, conchiglie. Con calde carezze, in comodi cuori.

Dinosauri diventano disegni donati.
Eppure entrano ed escono, si ergono, esistono.
Forse faranno fatica, ma in festa.
Gomito a gomito, giorno per giorno, in girotondi giganti di gesta.

Hai pianto?
Impallidisci, infatti, e hai un'iride inquieta.
Le lacrime lavano lamenti e livori.

Messaggi mancati, messaggi malati.
In notti nascoste: nonne, nipoti, neonati nascenti.
Omaggi ossequiosi, oroscopi oscuri, onde di oceani che opprimono e ottundono.

Propositi pazzi, parole possibili, pensieri che portano progetti possenti.
Quanti? Quali? Quattro almeno, un quadrifoglio nel mio quaderno a quadretti.

Restare a riva o rischiare la rotta?

Stanze spostate, sogni che sfumano.
Tanti timballi troneggiano in tavola.
Uno per uno, uvetta e ubriachi.
Versi versati in vasetti di vita.

Zaff, zaff, zaff... via la zavorra, solo zucchero e zen - zittisce la zia.














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versi diversi