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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


domenica, ottobre 30, 2005

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Test.
Siccome il vero "esperto" citato da McGovern era Nielsen, sono andata a dare un'occhiata ai suoi ultimi interventi.
L'articolo sulla usabilità dei blog mi serve per fare un test del mio.
Questi i problemi rilevati dal guru:

  1. Niente bio dell'autore.
    In effetti su questo blog non c'è, ma siccome fa parte del sito, penso che chi è interessato a sapere chi sono si fa più volentieri un giretto di scoperta piuttosto che essere subito aggredito da un "chi sono" o "bio".
  2. Niente foto dell'autore.
    Le foto vanno forte sui blog, possibilmente non intere, ma solo un pezzetto del viso. A dire il vero, non mi va di specchiarmi ogni volta che posto qualcosa.
  3. Titoli dei post non descrittivi o banali.
    Non so come siano percepiti i titoli dei miei post, ma sicuramente attribuisco loro una enorme importanza e li curo moltissimo. Non pubblico mai se non sono soddisfatta di un titolo. Ma non inseguo la chiarezza e la precisione, come sul sito. Preferisco giocare di più, e divertirmi di più.
  4. Link che non dicono dove conducono.
    Qui invece la precisione me la impongo, insieme al fatto di linkare il più possibile.
  5. Post sepolti.
    Scrivo questo blog da due anni e mezzo e tra i più di 600 post ci sono pezzi importanti di me, delle mie letture e soprattutto della mia vita. Alcuni sono fondamentali solo per me, altri utili solo per chi legge, altri ancora per utili per tutti. Alcuni, anche nella loro brevità, li considero tra le cose migliori che abbia scritto e vorrei sempre tenerli in primo piano. Non per un fatto di vanità, ma perché mi rappresentano davvero, più di mille fotografie.
  6. Il calendario come navigazione.
    Qui prendo un bel 4. I post andrebbero ben riorganizzati per temi e i "fili" qui a destra non mi aiutano, perché dovrei avere il tempo di riordinarli tutti, come si fa con le vecchie lettere.
  7. Pubblicazione discontinua.
    Anche nel blog, come in tutto quello che faccio, sono un toro tenace. Per cui continuo a scrivere. Vero è che sono soprattutto una blogger da weekend, come questo, in cui sto scrivendo da ore.
  8. Scarsa focalizzazione tematica.
    La specializzazione e la nicchia vincono sul web, ma io ho aperto un blog proprio per sfuggire alla nicchia del MdS. Nicchia tematica e nicchia stilistica. Quindi lasciatemi sconfinare.
  9. Il blog può leggerlo anche il tuo futuro datore di lavoro.
    Nonostante l'apparente fluidità e leggerezza della rete, tutto quello che si scrive resta: sciocchezze, ingenuità, offese ad altri possono ritornare fuori a distanza di tempo ed essere usate contro di  noi. Sono aspetti cui sto sempre molto attenta, qualche volta fin troppo.
  10. Il dominio affidato ad altri.
    Affidarsi a un servizio di blog e non a un dominio personale fa "dilettante" e non "professionista". Lo farà sempre di più. Ci penserò su.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (6)
web writing

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Sregolatezze.
"People like experts because people like clear answers and rules."
Ho appena letto la prima frase della newsletter di Gerry McGovern sui contenuti per il web, arrivata or ora, e ho appena fatto un salto sulla sedia.
"La gente ama gli esperti, perché ama avere regole e risposte chiare."
E pensare che io sono reduce da due giorni d'aula in cui non ho fatto altro che evitare di pronunciare la parola "regola".
Non ce l'ho con le regole in sé, ci mancherebbe altro. Tantomeno con gli esperti. Ce l'ho con le "regolette", i "trucchi del mestiere", la regola senza eccezioni, la regola rigida, la regola cui aggrapparsi quando non si ha il coraggio di pensare, di osare e di sperimentare.
Preferisco una visione più artigianale della scrittura, fatta non di regole da applicare, ma di attrezzi da scegliere di volta in volta e da usare ogni volta per ottenere risultati diversi, quelli che servono proprio in quel testo e non in un altro. Sono verbi, aggettivi, ordine delle parole, figure retoriche, titoli e sottotitoli, spazi bianchi e colori. Cose semplici, insomma. Come le usiamo e le combiniamo sta solo a noi e alla nostra capacità di fare delle scelte.
Comunque, il titolo della mia ultima slide era "Lo stile del web... non esiste" e giù una carrellata di siti efficaci e "irregolari".

scritto da luisacarrada | plink | commenti (4)
web writing

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Dì qualcosa di sinistra... anzi no.
Del libro di Luca Ricolfi Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori avevo già sentito parlare per bocca dello stesso autore in una intervista tv di qualche tempo fa. Non ci avevo più pensato finché un amico non me lo ha voluto prestare per forza "perché è un libro interessantissimo sul linguaggio".
L. Ricolfi, Perché siamo antipatici? Longanesi 2005Vero. Il libro non si occupa minimamente delle proposte politiche di destra e sinistra, né del loro valore, ma del "modo" e del linguaggio in cui vengono espresse.
Da uomo di sinistra, l'autore indaga soprattutto le ragioni di quella strana cosa di cui tutti siamo più o meno consapevoli, anche se non ci piace ammetterlo: la sinistra è antipatica e spesso fa di tutto per esserlo.
A chi la sinistra la vota questa cosa dispiace assai, ma a chi la sinistra la guida questo libro godibilissimo e impietoso può (forse) fare un gran bene.
"Il linguaggio della sinistra è malato, gravemente malato" esordisce Ricolfi e spiega che non di malattia semplice si tratta, bensì di una complessa patologia, fatta di almeno quattro malattie croniche:
1) la preferenza per gli schemi secondari: un fatto non si spiega in sé, ma sempre alla luce di qualcos'altro, di un ideale, di un'ideologia, di un contesto; così proliferano gli aggettivi "tendenziale", "relativo", "transitorio", i verbi "sembrare" e "apparire," le espressioni "in realtà", "se inserito nel giusto contesto, nella prospettiva, nel contesto storico..."
2) la paura delle parole, che ha portato al dilagare del politicamente corretto - che già agli inizi degli anni 80 Natalia Ginzburg bollava come "ipocritamente" corretto -: mentre la realtà e le immagini che ci arrivano per televisione, sullo schermo del computer e del telefonino sono sempre più devastanti e crude, le parole della politica - ma anche della famiglia, dei giornali e della scuola - si allontanano dalla realtà, verso derive sempre più eteree e sfumate, oppure verso il cliché..., "un linguaggio imbelle, che arretra di fronte alla pietrosità delle cose" scrive Ricolfi
3) il linguaggio codificato, quello che serve da sempre a capirsi all'interno di un gruppo e a escludere gli altri, "un linguaggio che manda in esilio le cose e le sostituisNatalia Ginzburgce con formule astratte e parole vaghe": "Senza il riformismo di matrice socialista non c'è sinistra di governo e si rischia una frattura fra questione sociale e prospettiva politica. Il problema vero, quindi, è in una nuova sintesi politica e culturale.", le 3 G di Fassino "G come genti, G come generi, G come generazioni."
4) il sentimento di superiorità morale, quello che fa dire e scrivere di rappresentare "la parte sana dell'Italia", "la società civile", che invita a non votare gli avversari per "salvare il paese".
La malattia non è di tutta la sinistra, così come non ne è immune tutta la destra. Sicuramente ne è immune la gran parte della "società civile", di destra e di sinistra. Ricolfi ne indaga le ragione storiche e propone anche alcune cure prima che sia troppo tardi. Per riportare le parole alle cose e per "dissipare la nebbia", come scriveva Natalia Ginzburg, una donna di sinistra cui il tema dell'onestà delle parole e della loro aderenza alle cose stava veramente molto a cuore.

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libri

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Per un soffio, per un clic.
Non so perché ieri non l'ho cestinato insieme a decine di altri messaggi che mi arrivano ogni giorno in posta. Eppure le premesse c'erano tutte. Mittente e riga "oggetto" dell'email erano esattamente quanto sconsiglio nei corsi di scrittura: "Gruppo Cultura Italia - Invio giornale web (25K)". Ma è sfuggito un clic e ho visto il nome di M. Luisa Spaziani, signora e poetessa simpatica oltreché brava, oltreché mia omonima.
Così mi sono scaricata il "giornale web inviato" e ho fatto anche un bel giretto sul sito ArteScrittura.
Non lasciatevi scoraggiare dalla grafica molto - troppo - tradizionale di sito e giornale.
Sono interessanti entrambi.
Per esempio ci trovate: un articolo di Stanislao Nievo sulla necessità che gli scrittori si organizzino in un albo professionale, un altro sulla previdenza degli artisti, la mappa degli scrittori in rete, il software freeware per gli operatori della cultura, una sezione "humor" piuttosto carina con le vignette dello "scrittore primitivo", una ricca directory di siti culturali.
Insomma un degnissimo tentativo di creare in rete un luogo dove anche quella dello scrittore sia finalmente una professione normale. Di questi tempi e in questo web non è affatto poco.

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ferri del mestiere

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Provinciali, oh yeah!
"Stiamo esagerando. Siamo più inglesi degli inglesi." scriveva ieri Gian Luigi Beccaria sul Tuttolibri della Stampa.
Ed elencava una serie di falsi anglismi e di parole che ormai usiamo tutti i giorni e che "in America o in Inghilterra nessuno userebbe mai".
Per esempio:
devolution > in inglese decentralization
autogrill, autostop, camper, spider > esistono solo da noi
cargo > in inglese è il carico trasportato, non il mezzo di trasporto
vamp > in inglese è un verbo, non un sostantivo
hacker > in inglese cracker
replay > in italiano si dovrebbe dire "moviola"
dialect > in inglese non è "dialetto" (vernacular), ma "varietà linguistica"
consistente > ormai usato in italiano per "coerente"
abilità > ormai usato in italiano per "capacità".

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le lingue degli altri

venerdì, ottobre 21, 2005

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Tradurre Cohen ascoltando Cohen.

La sola poesia

Questa è la sola poesia
che so leggere
e io sono il solo
che sappia scriverla.
Non mi sono ammazzato
quando le cose si sono messe male.
Non mi sono dato
alla droga, né all'insegnamento.
Ho cercato di dormire
ma quando non riuscivo a dormire
ho imparato a scrivere.
Ho imparato a scrivere
ciò che può essere letto
in notti come questa
da uno come me.

Sono inciampata in questa poesia di Leonard Cohen in un libro sul business writing. E l'ho tradotta al volo, ascoltando Cohen.
Cosa poi c'entri la poesia con la scrittura professionale, ci tornerò sopra. Sicuro.

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versi diversi

giovedì, ottobre 20, 2005

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I hate email.
E' il titolo di
due puntate della rubrica Web Tips sul sito del Poynter Institute, dedicate ai cattivi usi dell'email. Interessanti e utilissime.

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web writing

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Intrecci di arti.
Mi piace la pittura, mi piace scrivere. Capita quindi che le immagini mi ispirino le parole e che le parole mi piaccia anche guardarle.
Ma non conosco siti o blog italiani che riuniscano chi ami intrecciare i fili delle parole e delle immagini.
Esiste, invece, un sito italiano per chi intreccia parole e musica e scrive testi per la musica e sulla musica.
Si chiama WriteUp ed è portale, rivista e community.

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siti belli e cose utili

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Cambiamenti. Gratuiti.

Ho già segnalato il sito Change This, che pubblica dei bellissimi e-album (li chiamo così per il formato orizzontale, ma loro li chiamano "manifestos") sui più svariati argomenti, ma quasi tutti di grande interesse per chi comunica e scrive. Sono scaricabili gratuitamente e hanno una grafica e uno stile molto piacevoli.
Tra gli ultimi titoli:

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siti belli e cose utili

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Mug di protesta.
Io le brutte frasi, i cliché del linguaggio aziendale e del marketing li copio e li incollo in un apposito file, in attesa di avere il tempo di travasarli nella pagina del Corporatese. Ma l'idea che ha avuto il copywriter canadese Nick Usborne mi sembra molto più efficace.
Attraverso la sua newsletter Excess Voice ha indetto un concorso per le frasi-fuffa più gustose, con il premio di pubblicare le migliori su una serie di mug. Così lo scrittore professionale che, come me in questo momento, ha accanto al pc il suo mug di caffè o di tisana difficilmente cade nelle frasi fatte mentre scrive.
Ecco un piccolo repertorio:
"Shift my paradigm before I’ve had my morning coffee and I’ll core your competencies."
"Finally, a concave interface for all my mission-critical caffeinated initiatives."
"I'm implementing a synergistic beverage action plan."
"Leading Providers of Nothing in Particular".

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writers life

sabato, ottobre 15, 2005

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Ancora su Dante.
Scrivevo dell'attualità di Dante solo qualche post fa e oggi ne scrive Gian Luigi Beccaria nel suo Parole in corso sul Tuttolibri della Stampa, invitandoci a ritrovare le radici "letterarie" dell'Europa:
"Dante è antico e moderno già per i tempi suoi. Si immerge totalmente nella contemporaneità, ma riconoscendo alcuni supremi valori civili e modelli di giustizia nel mondo antico. Scrive come se tutto a lui fosse contemporaneo, come se la storia non fosse evoluzione, diversità, ma una serie di rappresentazioni omologhe di una stessa verità. Antichi e moderni, personaggi mitologici, pagani e cristiani, cavalieri, papi, imperatori, religiosi, nobili e borghesi, tutti sono trascinati insieme in una sorta di giudizio universale, innalzati o condannati, da Cleopatra a Giustiniano, da Elena e Ulisse a Francesca da Rimini Ugolino e Guido da Montefeltro."

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libri

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Vertigine.
"Troppo, troppo..." ho pensato mentre aprivo link su link, un blog dopo l'altro, come tante porte di un palazzo infinito. Solo che quelle pagine-stanze le percorrevo di corsa, sorvolando sulle parole senza leggerle davvero. Un'occhiata... mi interessa? scarico un pdf, e via verso un altro blog. A che mi serve tutto questo ben di dio informativo se devo correre come una matta? E così mi sono fermata. Fermando anche qualcosa di interessante da leggere e segnalare sui nuovi usi dei blog:

  • I blog, un modello per le relazioni pubbliche?, il primo dei Quaderni di Totem scritto da Franco Carlini
  • Ogilvy PR, una delle più grandi agenzie mondiali di relazioni pubbliche, mette in rete i blog che leggono i suoi dipendenti per informarsi e lavorare, ordinati per temi
  • Un white paper, Search is brand, informa le aziende su come usare i nuovi strumenti web, dai motori di ricerca ai blog
  • Dan Gillmore, autore del libro We, the media e considerato il primo blogger al mondo, ha una nuova rubrica su PRWeek. Il primo articolo riguarda il concetto di "conversazione" tra le aziende e i loro interlocutori:
    "But the key word here is "conversation" - and the first rule is that you have to listen. That's why companies should encourage comments from those various constituencies, publicly and privately, as part of the conversation, even when they make insiders cringe. The people at the edges of the communications and social networks can be harsh and effective critics. But they can also be fervent, valuable allies, offering ideas to each other and to the newsmaker."
scritto da luisacarrada | plink | commenti (1)
siti belli e cose utili

giovedì, ottobre 13, 2005

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What's in a name?
La bella newsletter Brandchannel di Interbrand mi ha portato qualche giorno fa un interessante articolo sui nomi dei grandi brand mondiali, le cui principali tipologie sono rappresentate già nella classifica dei primi 10 brand mondiali:

  • i nomi di famiglia, come Disney e McDonald's, concentrati soprattutto nella finanza (Merril Lynch, Morgan Stanley, Goldman Sachs) e nella moda (Vuitton, Gucci, Chanel), ma presenti in tutti i settori merceologici: significano autenticità, fiducia, un tocco personale e la continuità negli anni, aiutano a far affermare prodotti molto innovativi con la garanzia di un nome solido e antico
  • i nomi astratti quali Gap, Canon, Nivea, sono fortissimi strumenti di marketing e di differenziazione sul mercato; nome astratto + prodotti e servizi di qualità sono il mix più potente, hanno il solo svantaggio di dover essere spiegati ai consumatori in fase di lancio
  • i nomi "associativi", che evocano i loro prodotti, quali Volkswagen, Motorola, Caterpillar, Mastercard, Duracell, sono i più amichevoli ma i più inflazionati, la "lingua franca" del branding internazionale. Vantaggi: facili da capire, aiutano a posizionare i prodotti e a creare una brand personality a livello emotivo: Svantaggio: è spesso difficile proteggerli come trademark.
  • i nomi sigla, quali IBM, UPS, MTV, sono i più difficili da gestire: non significano, non evocano, non creano confidenza, si addicono più alle aziende che ai prodotti, e per questo sono preferiti da aziende già affermate sul mercato o che amano un certo understatement.

Il consiglio dell'autore, vicepresidente di Interbrand? Orientarsi verso nomi astratti, che possono fare la differenza in un mercato affollato e sui quali è più facile costruire la "personalità del brand. Non a caso due tra i brand mondiali che sono cresciuti di più hanno nomi astratti: Samsung e Apple.

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brand

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Delizie marinettiane.
In questi giorni navigo e sguazzo in siti di musei e biblioteche. Alcuni meravigliosi e usabilissimi, altri vuoti e brutti, altri brutti ma pieni di tesori nascosti. Sono così capitata un po' per caso nella sezione Manoscritti del sito della Biblioteca Estense di Modena. Dietro un'interfaccia un po' triste e burocratica, tesori da guardare quali i Taccuini di Piranesi, la Carta degli Stati Estensi da ingrandire riquadro per riquadro, giardini incantati, la Bibbia di Mattia Corvino, un libro di latta del mio amato
Marinetti, che della nostra civiltà delle immagini, dei brand polisensoriali, del web writing aveva poeticamente già intuito tante cose.

due pagine del Libro di latta di F. T. Marinetti, 1932

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forme e colori

martedì, ottobre 11, 2005

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La parola Zanichelli di oggi

onomatopèa o onomatopèia
[vc. dotta, lat. onomatopoeia(m), dal gr. onomatopoiía, comp. di ónoma, genit. onómatos 'nome' e poiêin 'fare' (V. poeta);
av. 1498]
s. f.
* (ling.) Formazione di parole che riproducono o suggeriscono rumori e suoni naturali: 'Nei campi / c'è un breve gre gre di ranelle' (PASCOLI) ¦ Parola
o gruppo di parole il suono delle quali richiama il loro significato: 'Il tuo trillo sembra la brina / che sgrigiola, il vetro che incrina (PASCOLI).

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lingua italiana

domenica, ottobre 09, 2005

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Le forme delle idee e della fantasia.
Scrivo ormai quasi sempre col pc, tranne in un caso: quanto studio un nuovo tema, faccio un progetto di un testo per la prima volta.
Allora devo lavorare con un grande blocco bianco, le mie penne Pilot colorate, gli evidenziatori, il righello.
Per disegnare fisicamente parole e idee, farle mie, e soprattutto "vederle", con le loro forme e i loro colori.
Disegno mappe fatte di frecce, nuvolette, cerchi e rettangoli. Paesaggi di parole di tanti colori.
Solo quando ho tracciato le strade, progettato l'itinerario, passo al pc.
Ieri il cammino è stato lungo, e ci sono voluti tanti fogli.
Alla fine, sul grande tavolo, le mie mappe colorate e i collage del piccolo artista di cinque anni che lavorava vicino a me si confondevano e non erano troppo diversi.
Parole sui miei fogli, abissi marini e balconi estivi sui suoi.

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brand

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Un amore di prodotto.
Alla presentazione romana della Magia della scrittura io ho parlato delle nuove forme espressive della comunicazione aziendale. D'altra parte il mio capitolo si intitola Quante storie!. Metafore, racconti, spettacoli, blog, persino poesie per stabilire un nuovo rapporto con i clienti e i consumatori, ormai vaccinati e sordi nei confronti di una comunicazione autoreferenziale e a una sola via.
Una signora ha chiesto se tutta questa comunicazione "dolce" e narrativa non sia un nuovo modo per manipolare in maniera ancora più sottile il consumatore e i novelli cantastorie pericolosi persuasori occulti.
Le ho risposto che non credo, e per un semplice motivo: da quando c'è il web, la voce dell'azienda è solo una tra tante e sicuramente non tra le più ascoltate. La "conversazione" del web si muove in mille direzioni, soprattutto tra persone, tra consumatori. Qualità e difetti dei prodotti si discutono e si segnalano in rete. In rete si sbugiardano le aziende bugiarde. Barare diventa sempre più difficile.
La trasparenza, la chiarezza del linguaggio, l'onestà della comunicazione, il dialogo con i consumatori - persino con i blog -, l'impegno delle aziende nella società civile diventano degli obblighi, dei fattori competitivi come altri.
Ci sono le aziende che hanno una spinta etica forte, convinta e condivisa all'interno, ma sono poche. Quasi sempre sono aziende vincenti, realmente "leader", e non solo di mercato. 
Sono quelle che, secondo Kevin Roberts, autore di Lovemarks, il futuro oltre i brand, hanno successo perché sanno farsi amare e instaurare con i consumatori un rapporto affettivo. Ascoltandoli, prima di tutto.
Il libro è furbissimo. Ti seduce con la sua grafica: ogni pagina ha un colore e un font diverso, suggestioni visive inaspettate, foto bellissime, mentre i case study si alternano alle poesie, a citazioni dalla letteratura. Così sono riuscita a leggerlo con piacere in un solo pomeriggio. Il linguaggio è visionario e indicazioni tipo "Fatevi guidare dai vostri sensi. Accostatevi a tutto quello che fate con tutti e cinque i sensi all'erta. Se non si risvegliano almeno due o tre dei vostri sensi, chiedetevi il perché" non aiutano molto il manager della comunicazione disorientato.
Aiutano invece i tanti "racconti" di come aziende famose in tutto il mondo sono riuscite a rimettersi in piedi, ad affermare nuovi prodotti e a rilanciare quelli un po' stanchi. E aiutano i consigli su come ascoltare umilmente e far crescere i Consumatori Ispiratori, "quelli che senza prendere un soldo da noi per la promozione, parlano alla gente dei nostri servizi".

PS Il libro ha un suo sito, dove è possibile scaricare 16 pagine di "assaggio" (in inglese).

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brand

sabato, ottobre 08, 2005

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Parole da vendere.
Sul sito di David Meerman Scott, diversi materiali interessanti da scaricare: 26 pagine dal suo recente libro Cashing In With Content, How Innovative Marketers Use Digital Information to Turn Browsers Into Buyers e molte interessanti schede sul tema dei contenuti online.

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siti belli e cose utili

giovedì, ottobre 06, 2005

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Dante in metro.
Our complex media day intitolava qualche giorno fa il Poynter Institute un articolo sui media che "consumiamo" ogni giorno, spesso in contemporanea. Dal grande televisore al piccolo lettore di mp3.
Quest'ultimo mi accompagna spesso nei miei viaggi in metropolitana. Mi sembra sempre un po' miracoloso e stregonesco poter stipare nel volume di un rossetto tante parole tra cui scegliere esattamente quelle che ti servono in quel momento.
Di solito ascolto musica o interviste che mi scarico da internet e che non ho tempo di sentire a casa, ma ieri ho sentito un gran bisogno di Dante. Così, da Saxa Rubra a Piramide mi sono ascoltata i primi sei canti dell'Inferno.
Strano, ma la metro si addice a Dante. Perché in mezzo alla gente e ai suoi discorsi senti che la Commedia contiene già tutto quello ti separa da essa e anche tutto il linguaggio che senti intorno a te appena togli le cuffie: i modi di dire che ormai usi senza pensarci, la "dolce stagione" di Leopardi, le foglie che tremano su un ramo di Ungaretti, le metafore più calzanti, le parole più semplici e quotidiane.
Dante, queste parole così semplici, te le fa riscoprire per il solo ordine in cui le dispone:
"Temp’era dal principio del mattino,/e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino/mosse di prima quelle cose belle".
Mattino, cose, belle, stelle.

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on the road

mercoledì, ottobre 05, 2005

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La parola cantata, da Saffo a Vasco.
Non sono solo canzonette, ma lo strumento espressivo perfetto per le nostre emozioni, lo specchio del nostro modo di essere nel mondo.
E' partito da lontano, il professor Roberto Vecchioni lunedì sera all'
Auditorium Parco della musica.
Ha fatto prima ascoltare un canto australiano, molto simile a quelli che millenni fa gli uomini cominciarono a cantare per sentirsi più vicini al divino e in sintonia con il ritmo dell'universo. E' passato dalla Grecia del VII secolo, dove il "canto naturale" diventa "canto culturale": Archiloco è il rock, Saffo la melodia. Tutto parte a lì.
Ma il secolo della canzone è quello appena finito, il Novecento. Come molti, non avrei mai immaginato che Come pioveva, un dialogo semplice tra due persone che parlano il linguaggio di tutti i giorni, fosse del 1918. Semplice e moderno, come i colloqui di Gozzano.
Da una "canzone gozzaniana" alla lettura di Volare come il simbolo della vita di un uomo: prima si crede di poter fare tutto da soli, sempre più su, sempre più in alto; poi i sogni svaniscono, ma il blu del cielo diventa quello degli occhi di una donna, e si vola lo stesso, ma senza cadere.
Il professore parla, tira fuori i suoi lucidi, confronta i testi: prende il
Roxi Bar di Vasco e il Bar Mario di Ligabue, li confronta riga per riga, il bar della solitudine e il bar della condivisione.
Parla della lingua metafisica di De Gregori, di quella impressionista di Carmen Consoli, che ci porta verso un'altra canzone italiana, tutta in laboratorio, che ancora non conosciamo.

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maestri

domenica, ottobre 02, 2005

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Magia romana.

Giovedì 29 settembre, alla Libreria Mondadori di Via Piave, presentazione della Magia della scrittura.
Da sinistra a destra: Alessandro Lucchini (curatore del libro e autore della E di email), Paolo Carmassi (la O di organizzazione) e io (la M di marketing).
Alessandro e Paolo hanno presentato la loro nuova creatura: La palestra della scrittura, dove trovate anche l'archivio della newsletter
pocherighe, di cui vi ho parlato qualche post fa.

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libri

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Mi leggo uno shampoo.
Efficace lo shampoo, che ha gonfiato a dismisura le mie liscissime ciocche, curioso il testo che lo circonda, davanti e di dietro, tanto che non ho potuto resistere e l'ho infilato nello scanner.
Mentre "massaggiavo dolcemente" la mia cute, così come raccomandato, non ho potuto fare a meno di esaminare il testo con occhio professionale.
Mi veniva da ridere, perché il flacone dello shampoo mi sembrava contraddicesse parecchie delle buone regole di "scrittura efficace" che
noi scrittori professionali andiamo predicando:

  • un sacco di maiuscolo, di difficilissima lettura
  • una pletora di messaggi, molti ripetitivi: shampoo rassodante, volume non-stop, nuovo azione solleva-radici, 18H volume, expansyl, rassoda e sostiene dalla radice, volume lunga durata, capelli piatti, fini, senza volume (sì, oddìo, sono proprio i miei, ma perché deprimermi così?), tutto in meno di dieci centimetri quadrati
  • il retro è quasi illeggibile, tanto è pieno zeppo di testo, una vera enciclopedia portatile ad uso delle proprietarie del capello liscio: riassuntino della pagina precedente, figurina su come funziona il sistema gonfiachiome, istruzioni (applicare sui capelli bagnati, massaggiare dolcemente, risciaquare... e che altro sennò?), risultati dei testi (700 donne in Europa, test di autovalutazione), una sfilza di ingredienti sconosciuti in grecolatinenglish, e paroloni come "specificatamente", "volume assoluto", "veramente amplificata", "acconciatura" (come nei vecchi parrucchieri di una volta), e infine pure l'indirizzo di Place Vendome e quello di Torino.

Tutto in due facciatine di plastica.
N
emmeno un'ode all'onda, una piccola suggestione poetica come nelle scatole e nelle carte dei cioccolatini.
Eppure, quanti sogni, quanti pensieri sono legati a una chioma che vola o a una ciocca che sfugge.
Eppure, all'Oréal sanno il fatto loro, e certe scelte non le fanno a caso.
Mentre passo il phon, mi domando: ma a quale caspita di target appartengo?

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