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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


martedì, gennaio 31, 2006

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Predicare è una cosa, razzolare è un'altra.
Tutti noi comunicatori - e qualche volta formatori - ci riempiamo la bocca di conversazioni e conversational media, di lovemarks, di comunicazione "calda", vicina ai cittadini e ai clienti.
Ma che succede quando la comunicazione deve essere calda ma formale, in cui bisogna muoversi tra mille vincoli, perché questo si può dire e questo no, perché questo va detto (la normativa lo impone) ma "dobbiamo cercare di essere sfumati". Quando il cliente va trattato bene, ricolmato di attenzioni, ma senza soffocarlo?
Quando mi trovo in questi vicoli ciechi e il foglio bianco mi guarda in tutto il suo candore, tiro fuori il rimedio. In genere funziona, e ha funzionato anche stamattina.
E' un breve brano dal libro di Emanuela Piemontese Capire e farsi capire. Teoria e tecnica della scrittura controllata:
"Un primo criterio per scrivere chiaro è scrivere come si parla. Il senso di questo criterio non è ignorare o appiattire le differenze, formali o sostanziali, che esistono tra scritto e parlato. Questo suggerimento che, ovviamente, non va inteso alla lettera, invita chi scrive a cercare la soluzione più semplice per esprimersi, pensando al modo in cui si esprimerebbe parlando."
La soluzione più semplice per esprimersi: riparto sempre da lì.
 

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ferri del mestiere

mercoledì, gennaio 25, 2006

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Puntini di sospensione.
Difficilmente posterò nei prossimi giorni. Domani sarò
qui.

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Il meccanico e la musa.
Chip Scanlan
è uno dei senior editor del Poynter Institute, formatore di schiere di giornalisti americani, dotato di grande capacità di divulgazione.
Ora anche lui ha aperto un blog. Da pochissimi giorni: infatti i post sono pochi, anche se contengono già link molto interessanti.
Intanto il titolo è bellissimo: Il meccanico e la musa. Sembra un quadro di De Chirico e invece allude all'insieme di arte e artigianato, ispirazione e metodo, che costituisce il lavoro dello scrittore. Da seguire.

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ferri del mestiere

domenica, gennaio 22, 2006

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Giornalismo e web.
Due bei contributi, freschissimi, sul giornalismo in rete:
1. il Contrappunto di Mantellini che con la consueta lucidità analizza un po' di polemiche di questi giorni.
2. la cronaca del seminario di venerdì scorso Scrivere per il web, tenuto da Luca De Biase ad Ancona (a cura di Penne Digitali).

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web writing

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A zonzo.
Fatevi un giro sul blog della Magia della scrittura: ci sono molte cose nuove e interessanti.
1. Con la Divulgazione scientifica di Emiliano Ricci, i capitoli scaricabili sono arrivati a sei.
2. Due belle analisi di testi attualissimi: Alessandro Lucchini fa le pulci alla comunicazione elettorale di destra e sinistra, Annalisa Pardini al discorso di Letizia Moratti ai milanesi.
3. Zio Burp si aggira nei regni senza tempo, e per questo attualissimi anch'essi, delle fiabe.

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ferri del mestiere

sabato, gennaio 21, 2006

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Antologia letteraria con puntate a sorpresa.
La rivista Sagarana, di Julio Monteiro Martins, è secondo me una delle più belle riviste letterarie in rete.
Ma più che rivista la chiamerei un'antologia letteraria a puntate. Bella da leggere e da guardare.
Apprezzo sempre la scelta rigorosa degli autori, dagli scrittori famosissimi a quelli sconosciuti, l'apertura internazionale, i testi in lingua originale, ma soprattutto il dialogo equilibratissimo tra parole e immagini.
E' online da pochi giorni il n° 22: ci sono autori che amo particolarmente - Paul Celan, Primo Levi, Amos Oz, Manuel Rivas, Hanif Kureishi  -, delle scoperte come le poetesse Katia Sebastiani e Paula Tavares, una mostra virtuale di acquerelli di Folon con un testo di Fellini, uno speciale Immagini e Versi in cui una poetessa, uscendo dalla Tate Gallery, alla luce del giorno, racconta le emozioni che porta con sé insieme a una nuova capacità di guardare e meravigliarsi ("Curious how these outdoor pictures didn't exist before you'd looked at the indoor pictures, the ones on the walls... Art multiplies itself. Art's whatever you choose to frame").

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siti belli e cose utili

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L'oscurita delle frasi fatte.
A pagina 7 del Tuttolibri (online fino a venerdì, poi il numero cambia) c'è un articolo molto spassoso di Ermanno Bencivenga, che stronca con gusto (suo e nostro) un guru della filosofia contemporanea: Edgar Morin.
Colpevole, il professor Morin, di accodarsi alla facile moda di incantare e confondere il lettore con frasi fatte e oscure che, se analizzate con un briciolo di buon senso, ben poco vogliono dire.
Eccone una piccola antologia selezionata da Bencivenga:
"Il nostro mondo soffre di insufficienza d'amore. Ma soffre anche di cattivo amore."
"A forza di sacrificare l'essenziale per l'urgenza si finisce per dimenticare l'urgenza dell'essenziale."
"L'etica non può sfuggire ai problemi della complessità."
"Potremmo riassumere l'auto-etica con i due comandamenti: disciplinare l'egocentrismo, sviluppare l'altruismo."
"Fortune cookie" li definisce argutamente Bencivenga, l'etica dei Baci Perugina.

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lingua italiana

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Il trucco è un trucco.
Qualche post più in giù me la prendevo con le dritte e i trucchi.
Trucchi d'autore è il titolo di un libro appena uscito che proprio per quel titolo avevo scartato a priori.
In realtà il trucco è un trucco: lo svela una recensione sul Tuttolibri della Stampa di oggi.
Non di veri trucchi si tratta, ma dei tic e delle abitudini degli scrittori, delle loro piccole manie. Tema che mi ha sempre appassionato, a partire da Scrivere è un tic, un minuscolo libretto di Francesco Piccolo pubblicato da Minimun Fax qualche anno fa.
Trucchi d'autore è un'inchiesta di Mariano Sabatini nel quotidiano di 50 scrittori italiani, tra i quali Camilleri, Silvia Ballestra, Ugo Riccarelli, Aldo Nove, Dacia Maraini.
Ora che lo so, tolgo il libro dal cestino e lo metto nel carrello.

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libri

venerdì, gennaio 20, 2006

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Archeologia del web e nuove conversazioni
Esattamente sei anni fa, nel gennaio del 2000, stavo cercando di organizzarmi per scrivere quello che sarebbe diventato il primo timido manualetto italiano di scrittura per il web, poi ribattezzato il libretto rosa.
Un libro che non tocco e sfoglio da anni, perché leggerne anche solo poche righe mi fa arrossire e venire i brividi. Non tanto per il contenuto, che per qualche verso regge ancora, ma per la mia prosopopea e il mio tono imperativo, di cui oggi mi vergogno profondamente.
Appena avrò un po' di tempo, lo metterò in rete. Non per prenderlo alla lettera, ma come vero cimelio storico, un pezzo significativo di archeologia del web. Oltre che memento per me.
Il web è cambiato, insieme al mondo in cui viviamo, ma soprattutto sono cambiate le mie idee. Ho letto e scritto centinaia, forse migliaia di pagine da allora, ma i miei dubbi, i miei "dipende", i miei condizionali sono aumentati in misura proporzionale ai miei approfondimenti e ai miei studi.
Forse è per questo che ho privilegiato il web come strumento e ambiente di comunicazione e pubblicazione rispetto alla carta. Per la fluidità, la possibilità di contraddirsi e di cambiare idea da un giorno all'altro, di mescolare personale e professionale, racconto e manualistica, regole e poesia. Per la possibilità di giocare con i testi con la giusta dose di leggerezza e incoscienza, e quindi di poter osare di più senza averne troppo l'aria.
Ma torno al libretto rosa. Se poco fa l'ho ripreso in mano, è perché tra ieri e oggi mi sono imbattuta nella parola "conversazione" e nell'espressione "conversational media" più di una volta. Amy Gahran, storica content editor americana ha aperto un nuovo blog, che si chiama The Right Conversation, oltre al suo Contentious. Non ne bastava uno? I blog sono facilissimi da aprire, ma un doppio blog di uno stesso autore non è garanzia di doppio contenuto o doppio valore.
Ormai parecchi anni fa, in una sua Bustina, Umberto Eco metteva in guardia dai media che precedono i messaggi: di fronte al dilagare dei blog, dei blog figli di altri blog, dei blog che parlano di libri, di blog che anticipano libri... mi sembra qualche volta di aggirarmi in meandri di canali vuoti.
E' inoltre appena uscito il libro Naked Conversations, con annesso blog of course, scritto da Shel Israel & Robert Scoble e dedicato ai cambiamenti che i "conversational media" portano nel business.
Allora, in tutto questo parlare, in questa caotica conversazione planetaria in cui diventa sempre più difficile ascoltare e farsi ascoltare, mi è tornato in mente un piccolo paragrafo di Scrivere per internet in cui parlavo proprio della conversazione. Eccolo:
 
Date del tu al lettore
 
Anche se la maggior parte dei siti, soprattutto di aziende, sono scritti ancora come una brochure, un nuovo stile comincia a farsi strada. Uno stile più adatto al Web, che non ha più nulla né del "promozional-marketese" (fatto di iperboli e di continui inviti all’acquisto), né del corporatese (il freddo stile apparentemente neutro e tutto uguale con cui le aziende si presentano). E' uno stile più asciutto, più personale e diretto, più quotidiano, più vicino al dialogo e alla conversazione, che dice "io" e "noi" e che si rivolge direttamente all'interlocutore, spesso dandogli del tu.
Attenzione, non la lingua parlata, con le sue inevitabili scorrettezze e sciatterie, ma proprio la conversazione, ovvero un dialogo meditato ed educato, in cui le parole si scelgono con attenzione e rispetto per l’interlocutore. Avete presenti quelle deliziose conversazioni di Jane Austen e di altri romanzi della fine del Settecento? Leggere, sottili, precise e ironiche solo quel tanto che basta. Non prendetemi in parola, naturalmente, e non mettetevi a scrivere con il linguaggio di Elisabeth Bennet e di Emma Woodhouse. Il loro spirito, però, mettetelo pure tra i vostri spiriti guida.
Esprimersi con una “voce” personale e riconoscibile su Internet è particolarmente importante. La Rete non è la televisione, che si ascolta come sottofondo, che magari si dimentica mentre si fanno altre cose. E’ invece un medium caldo, impegnativo e fortemente interattivo: il lettore non cerca solo dati e informazioni, cerca anche persone con cui comunicare e dividere esperienze e interessi. Far sentire al lettore, anche attraverso lo stile, che dietro quella pagina non c’è solo un’azienda o un’istituzione, ma ci sono delle persone, significa coinvolgerlo e farlo fermare.
E non è solo questione di stile e di linguaggio: conversare significa anche empatia e contatto con il proprio interlocutore. Non siate autoreferenziali, assumete piuttosto la sua prospettiva e il suo punto di vista.
 
Ho sorriso rileggendo il mio riferimento settecentesco, con tutto il suo carico evocativo di salotti, servizi di porcellana e signorine in età da marito sedute in punta di divano.
 
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web writing

domenica, gennaio 15, 2006

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ll piccolo collega dell'Isola di Topazia.
Che fossimo colleghi - scriviamo entrambi - l'ho scoperto solo in un secondo momento. La cosa che invece mi ha colpito subito è stata la passione per le parole e per le immagini, o meglio per le parole come oggetti che si possono disegnare e quindi guardare.
Il primo libro di Geronimo Stilton che ho avuto tra le mani non l'ho letto e neanche sfogliato dall'inizio alla fine, ma l'ho "esplorato" con gli occhi - un po' come si legge sul web - alla ricerca delle parole "oggetti": la parola "scala" con una lettera per ogni gradino, la parola "pronto soccorso" con la croce rossa dentro le O, la parola "guancia" con la A finale tonda come una guanciotta di neonato, la parola "gelida" con tutti i ghiaccioloni che sembrano sciogliere le lettere.
entra nel sito di Geronimo StiltonIl piccolo lettore e io abbiamo quindi cominciato prima a scoprire, poi a disegnare noi stessi le "parole stiltoniane", cioè parole-oggetti inventate da noi. Ci abbiamo passato qualche pomeriggio durante le vacanze di Natale, imparando entrambi un sacco di cose.
Geronimo Stilton, piccolo topo direttore dell'Eco del Roditore, il principale quotidiano dell'Isola di Topazia, di parole se ne intende e ti insegna - senza averne l'aria - a farci su dei giochi infiniti.
Mi sono sorpresa a giocare anche in momenti serissimi, quando cerchi un'idea o devi lavorare con parole quotidiane e semplicissime. Scrivo le parole e penso a Stilton, mi lascio andare col pennarello. Qualche volta la mano precede la testa, e allora la cometa dei re magi troneggia sulle lettere come una bella fanciulla con grandi capelli biondi e luminosi, una grande scia d'oro... "cometa", dice il mio Zingarelli 2006 nuovo di zecca, "dal greco kometes 'chiomato' da kome 'chioma'".
Non conosco gli autori di quel vero fenomeno editoriale che sono i libri di Geronimo Stilton e della sua banda di amici topi, ma hanno creato un mondo di parole, di personaggi, di disegni e di luoghi capaci di tirarti dentro le avventure più inverosimili e i dialoghi più improbabili.
Piccoli libri in cui nei racconti della quotidianità dei topi ci sono anche la mitologia, la geografia, le fiabe, la mineralogia, l'ecologia e tante altre cose.
Ai bambini si chiede molto, per esempio di cimentarsi con parole difficili, che in famiglia, all'asilo o in televisione non ascolteranno mai. Eppure il topo scrittore riesce a farsi capire: perché la parola difficile pone una piccola sfida cui non ci si può sottrarre, oppure perché è stiltonianamente così disegnata e colorata che il suo significato appare evidente alla fantasia dei più piccoli, o ancora perché fa parte di un ritornello così musicale e ritmato che ripeterlo infinite volte ad alta voce diventa un piacere rassicurante e quotidiano.
"Ho giocato troppo, sono esausto!". "Che succede? Per la strada non c'è un'anima." "Piove letteralmente a dirotto." "E' d'oro e prezioso come un filone aurifero." "Disegno l'archivio di una casa editrice!"
Non credevo alle mie orecchie, ma chi è che parla così? Un bambino di cinque anni, che ha appena parlato con Stilton.

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libri

venerdì, gennaio 13, 2006

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Le storte del business writer.
Non so perché si stia tanto diffondendo la parola "dritta", ma credo che il web c'entri qualcosa.
Forse per la falsa convinzione che la rete sia piena di consigli gratuiti, affidabili, da copiare, incollare e scaricare. O di persone che stanno lì, come a uno sportello, a darti dritte. Basta mandare una mail, una strizzatina d'occhio con un emoticon, e la richiesta di qualche dritta, appunto.
Il bello è che le dritte vengono richieste anche su cose complicatissime, che tu ci sei stata a sudare sopra per degli anni.
Ma qualche dritta non si nega a nessuno, che ci vuole... solo qualche dritta. Magari con elenco puntato, così si fa prima.
Anche senza il dizionario etimologico, la dritta evoca la facilità, la strada spianata, la via più breve.
Ma io di dritte, su come si diventa copywriter o scrittori di successo, davvero non ne conosco. Altrimenti farei un altro mestiere, per esempio la scrittrice di successo.
Conosco invece - ora che ci penso bene - tantissime storte. Ne ho prese e ne prendo un'infinità.
Le storte sono i momenti in cui non riesci a scrivere nemmeno una frase decente, in cui non ti viene mezza idea, in cui fai qualcosa che non ti piace, che sei costretta a fare, ma che inspiegabilmente ti porta invece verso una piccola epifania, un'intuizione felice. Le storte possono essere testi orribili, che però ti fanno capire qual è la strada dritta, il modo di scriverli meglio, anzi benissimo. Solo che la dritta era un po' nascosta, appena dietro l'angolo della storta.
La storta è quando vaghi sul web senza una direzione, con la sensazione di perdere un sacco di tempo prezioso invece di lavorare, e mentre stai per chiudere il browser, assalita dai sensi di colpa, trovi un sito bellissimo, che te ne fa conoscere altri, altrettanto belli e utili.

PS A cavallo del nuovo anno, si sono esercitati in molti sulle "parole da buttare", da Beppe Servergnini a Gianluigi Beccaria. Per quanto riguarda la scrittura, propongo, insieme a "dritte", l'antipaticissimo "trucchi".

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writers life

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Desperate housewives.
Sono una donna ordinata, ma non sono mai stata una donna di casa. Non ne ho mai avuto il tempo.
Eppure il mio lavoro mi ha sempre ispirato metafore molto femminili e casalinghe... forse perché un sito è in fondo una specie di casetta?
Nei tempi difficili in azienda, mi sono spesso sentita come una povera massaia, con la dispensa vuota, pochi contenuti/avanzi e un fornelletto da campo, senza nemmeno un piccolo frullatore o uno spremiagrumi. Si doveva fare bella figura con poco e ricucinare in molti piatti diversi gli stessi contenuti.
Altre volte mi sento una
sartina davanti al vestito da tagliare e confezionare: una misura sbagliata, un taglio azzardato e devo buttare tutto. Il bello arriva quando il vestito è abbozzato e si deve procedere con le rifiniture: l'editing e la revisione per me sono sempre le fasi più appaganti.
Queste cose mi sono tornate in mente ieri sera leggendo l'articolo che un'altra comunicatrice ha scritto sul suo lavoro e la sua identità. Ma Aurora Lucarelli, responsabile "Attività e progetti di comunicazione per le relazioni con il pubblico" della Regione Emilia-Romagna, è andata ben oltre la metafora. La sua quotidianità le ha ispirato un esercizio di stile, un gioco di ruolo e di specchi, assolutamente perfetto: la declaratoria della casalinga. Ovvero, cosa succede quando la comunicatrice pensa e scrive come una casalinga, e la casalinga pensa e scrive come una comunicatrice.
Un piccolo capolavoro, di quelli che invidi profondamente, perché avresti voluto averlo scritto tu.

PS Aurora è l'autrice del manuale Semplificare il linguaggio burocratico, meccanismi e tecniche, disponibile online.

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lingua italiana

martedì, gennaio 10, 2006

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Scrivere 2.0.
L'ANSO è l'Associazione Nazionale Stampa Online. Venerdì prossimo, 20 gennaio, organizza ad Ancona il seminario sul giornalismo online Scrivere 2.0, condotto da Luca De Biase, caporedattore dell'inserto Nova del Sole 24 Ore.
Il seminario è dedicato ai soci, ma aperto a tutti. E' solo necessario registrarsi. Tutte le
informazioni sul sito dell'ANSO.

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web writing

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La penna del medico.
Non posso che rilanciare il prezioso link alla pagina che la casa editrice Il Pensiero Scientifico ha dedicato alla scrittura in medicina. Lo ha scovato la bravissima Isabella Massardo, autrice del blog Taccuino di traduzione.
E' un vero e proprio corso di scrittura professionale per i medici, con schede in pdf scaricabili gratuitamente: scrivere articoli in inglese, fare l'editing di un articolo scientifico, preparare una presentazione powerpoint per l'intervento a un congresso, scrivere un "poster".

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ferri del mestiere

giovedì, gennaio 05, 2006

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Le parole sono importanti (3).
Bilancio sociale, azienda etica, sviluppo sostenibile... l'espressione anglosassone che si va affermando mi piace molto di più: corporate citizenship.
Semplicemente "cittadinanza".

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brand

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Le parole sono importanti (2).
Questa la racconta sul suo blog il famoso copywriter Bob Bly.
L'azienda dolciaria texana Collin Street Bakery non riusciva a vendere i suoi deliziosi dolci di frutta. Fruitcake non riusciva ad attrarre nessuno.
La particolarità di questi dolci è che sono fatti con le noci americane coltivate sulle rive dei fiumi texani.
E' bastato cambiare la descrizione da "Fruitcake" a “Native Texas Pecan Cake" per veder aumentare le vendite del 60% dopo una campagna di direct mail.

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brand

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Le parole sono importanti (1).
Anche la Coca Cola ha annunciato la sua nuova tagline: Welcome to the Coke side of life.

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brand

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Il gran balzo di Intel.
Il brand di Intel è un caso di studio. Perché una cosa è creare un mondo di valori e di desideri intorno alle scarpe Nike, ai maglioni colorati di Benetton, ai jeans Diesel, e tutt'altra è farlo intorno a dei pezzetti di silicio che stanno dentro i pc, i microprocessori. Eppure quella piccola etichetta con su scritto "Intel inside" ci tranquillizza. Così come sapere che quello stesso pc "è un pentium". Ah, meno male... cosa sia poi davvero un pentium è meno importante.
Ora la serissima e introversa Intel si è avventurata nel primo grande cambiamento di brand dei suoi quasi 40 anni di vita. Un cambiamento che riguarda soprattutto le parole, sempre più importanti nelle politiche di branding delle aziende, che siano grandi colossi mondiali o piccoli che cercano la loro nicchia.
Il logo è diventato tutto minuscolo, secondo lo stile del web, con un effetto di grande semplicità e sobrietà, diciamo pure di studiatissimo understatement. La "e", che prima si trovava al di sotto di tutte le altre lettere, torna al suo posto. In un'epoca in cui siamo diventati tutti e-citizen e e-consumer, anche la "e" può rientrare nei ranghi.
La storica tagline è accompagnata da una nuova, dinamica ed estroversa: Leap ahead.
Intel. Leap ahead. An idea, a mantra, a call to action. Seguendo una tendenza che si va sempre più affermando, anche il linguaggio della tecnologia si ammorbidisce o sparisce del tutto.
This is the year. The year 100 million people around the world will discover digital for the first time. The year 150 million more people will become part of the wireless world. The year the living room will grow more interactive and the digital divide will shrink. The year that more people will be using technology in more fascinating ways than ever imagined.
Retorico quanto si vuole, ma il testo è abilissimo nel mettere insieme tinello, soggiorno e digital divide, per chiudere volando con la fascinazione e l'immaginazione.

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brand

mercoledì, gennaio 04, 2006

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Libri e new media. Dalla Spagna.
Comunicación Cultural è un nuovo e interessante blog spagnolo dedicato ai comunicatori del settore culturale, in particolare dell'industria editoriale.
Dal blog si può scaricare l'ebook El papel de la Comunicación en la promoción del libro (boxino sull'indice di sinistra) oltre 250 ottime pagine, leggibilissime, sulla promozione del libro e della lettura attraverso i nuovi media. Da non perdere l'analisi dei siti delle principali case editrici di Spagna.
Siccome libro, letteratura e scrittura sul web impazzano, ma impazzano pure dilettantismo e improvvisazione, il papel può aiutarci a riportare la comunicazione dell'editoria su binari più seri e professionali.

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libri

domenica, gennaio 01, 2006

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La materia che piange e canta.
Si possono avere tutti i libri d'arte del mondo, i cataloghi delle mostre più belle, slideshow di qualità digitale, ma non c'è nulla che ti possa dare nemmeno un decimo dell'emozione che ti dà un'opera d'arte quando ti ci trovi davanti. Ogni volta è diverso, ogni volta è una sorpresa, anche nei confronti di artisti che credi di conoscere bene. Per chi, come me, passa tanto tempo davanti allo schermo di un computer, con quei pixel ormai capaci di riprodurre tutto, è un benefico shock. Alberto Burri, Rosso plastica (1954)Ne avevi bisogno, ma finché non l'hai provato di nuovo, non potevi sapere quanto.
Se poi quello che vai a vedere non rappresenta re, regine, madonne con bambini, paesaggi, fiori e frutta, ma solo un piccolo frammento di realtà, allora ti fa ancora più bene.
Usciti dalla seconda guerra mondiale con le ossa rotte e il morale a terra, incapaci di credere che la razionalità e la capacità di indagine dell'uomo potessero alcunché, molti degli artisti degli anni Cinquanta sfiduciarono la forma e si rivolsero alla materia, che della forma era invece sempre stata l'ancella.
I rapporti si capovolsero: legni, sacchi, sabbia, colla, camicie, ferri, oggetti della vita quotidiana - anche i più umili e consumati - insieme al colore, cominciarono ad aggregarsi non più in quadri, ma in plastici di forme, in paesaggi dell'anima.
Alle pareti delle Scuderie del Quirinale, di questi paesaggi ce ne sono moltissimi, elaborati dal 1945 a oggi.
L'informale ha delle forme bellissime, in cui la materia non parla al cervello, ma direttamente al cuore e alle emozioni. I sacchi di Burri sono pieni di slabbrature, ricuciture che non tengono, dolori rossi e cupezze nere che si fanno strada, come la mia memoria e i miei proponimenti in un giorno di un anno che sta finendo. Non sono piatti e lucenti come un olio fiammingo, ma pieni di cicatrici e di escrescenze.
La terra e la pelle si fanno aride nei cretti crepati, mille fessure in una ragnatela di vuoti. A contatto con il fuoco i vecchi legni si sono anneriti, mentre le plastiche rosse esplodono e colano, diventano polmoni, cervelli, cuori aperti.
Lucio Fontana, Venezia d'argento (1961)Ma i cuori e i cervelli sono pronti al sorriso quando Lucio Fontana racconta una notte di luna a Venezia con tanto catrame nero incorniciato d'argento. Notte di stelle in argento bucato, e vetri colorati a fare una festa che sembra organizzata al momento, solo per te.
Lungo le sale si raccolgono gli oggetti della vita quotidiana, i meno considerati, i più facilmente dimenticati: stracci, brandelli di manifesti. Muri sui muri: sbarrati, graffiati e graffitati, vuoti o pieni di piccoli racconti come quelli della metropolitana. Muri divertenti e poetici, come quelli di Schnabel, che ti ci chiuderesti dentro per un po' a pensare e a sognare.
La cura materica ti fa vedere con altri occhi anche un pittore ottocentesco come il veneziano-parigino Zandomeneghi, Bouquet, Federico Zandomeneghidisegnatore di moda e ritrattista alla moda. Guardi le sue donne intente al lavoro, immerse nella lettura o abbandonate nel sonno, ma i tuoi occhi sono presi da quei blu e verdi pavone, rosa salmone, viola delle violette che trionfano sui cappelli.
E allora anche i fiori di un vaso in un interno borghese sembrano esplodere come i colori dai tubetti, sono fili che volano o i fuochi di artificio che tra poco bucheranno il cielo.

PS La mostra Burri. Gli artisti e la materia (1945-2004) è alle Scuderie del Quirinale fino al 16 febbraio.
La mostra di Zandomeneghi è al Chiostro del Bramante, sempre a Roma, fino al 5 marzo. Centinaia di opere che ripercorrono l'intera vita dell'artista, quasi tutte provenienti da collezioni private. Un'occasione unica, che vale un viaggio.

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forme e colori

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Curriculum Vincente
La domanda era una delle solite, e delle più trite: come scrivere un curriculum che non venga direttamente cestinato? Il tono era piuttosto saputello. Non credevo che il quesito posto dal ventisettenne Fabio al listaroli di Mlist avesse tanto seguito.
Mi sbagliavo, e di grosso. Il thread è diventato un filo lunghissimo, poi una bella matassa, più che sufficiente per sferruzzare un curriculum che si faccia leggere e notare. I suggerimenti sono stati tanti e di ottimo livello. Bene ha fatto quindi Fabio a chiedere aiuto, per sé e per tutti gli altri che ora hanno a disposizione un vero carteggio/enciclopedia sul buon curriculum.

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siti belli e cose utili

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Italiano istituzionale online.
Qualche
post fa ho segnalato il convegno Rete di eccellenza dell'italiano istituzionale. Abstract e interventi sono ora online sul sito della Commissione europea.

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lingua italiana

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Bianchi come la neve.
Secondo la tradizione, il primo white paper (libro bianco) lo commissionò nel 1922 Winston Churchill e riguardava la Palestina. Nati per difendere un punto di vista, approfondire un problema, spingere a una decisione nel mondo della pubblica amministrazione, il modello del libro bianco è stato adottato con sempre più convinzione negli ultimi anni anche dalle aziende, soprattutto per presentare prodotti innovativi e tecnologie emergenti.
E si capisce, perché in un mondo dalla comunicazione sempre più abbreviata e veloce, permette di fare una pausa e approfondire con calma un solo tema.
Ne ho scritto sul MdS un po' di tempo fa, insieme al case study.
Ora scopro uno splendido sito dedicato unicamente al white paper: Whitepapersource, davvero completo e fatto bene.
E bianchissimi libri li regala anche l'impareggiabile Interbrand, che frequento spesso e che nondimeno mi riserva sempre delle sorprese: preziosi i testi sul branding e sull'annual report.

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ferri del mestiere