minitype

link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


lunedì, febbraio 27, 2006

-->

Italia sotto chiave.


"Il portale è nato per promuovere e incrementare l'offerta turistica via Internet e il patrimonio culturale, ambientale e agroalimentare italiani, come peraltro già fatto da Francia e Spagna. Utilizza un programma interattivo in grado di organizzare e programmare il viaggio, con possibilità di effettuare - integrando diverse fonti - prenotazioni on line presso alberghi e ristoranti e di acquistare biglietti di musei, teatri, ecc."
www.italia.it
(dalla brochure "L'innovazione digitale per le famiglie", curata dalla Presidenza del Consiglio - Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie e inviato a tutte le famiglie italiane).
Intanto la Repubblica Ceca ha appena scelto e pubblicato il logo cui affidare il brand del paese, frutto di un concorso tra le migliori agenzie di comunicazione praghesi: fumetti colorati che di volta in volta ospiteranno lettere o immagini, dagli occhi di Kafka alle sedie di legno incurvato dell'art nouveau.
Un grande progetto di branding l'ha lanciato anche il Botswana: tutto sarà pronto per il mese di settembre 2006, in occasione del quarantennale dell'indipendenza del paese.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (4)
brand

domenica, febbraio 26, 2006

-->

Liseuse.
Liseuse: lo stesso termine francese indica una donna che legge e una leggera giacca di lana che copre le spalle delle donne che amano leggere a letto.
Non poteva che firmarsi così una traduttrice che scava dentro e intorno alle parole, soprattutto della moda, e che ha due bellissimi blog: Luxus Linguae e Wordbook.
Da oggi li trovate tra i blog dell'indice di destra.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (4)
siti belli e cose utili

-->

Chi chiude, chi apre.
E mentre la Crusca si appella al buon cuore dei cittadini per sopravvivere, lo splendido sito dell'Instituto Cervantes, dedicato alla conoscenza e alla diffusione della lingua spagnola nel mondo, si arricchisce di una nuova sezione, Morderse la lengua, una rassegna delle distorsioni e degli errori linguistici nei media. Ricca, approfondita e anche divertente, come tutte le innumerevoli sezioni di questo portale sul quale si possono passare giornate intere. Anche facendo giocare i bambini piccoli.

scritto da luisacarrada | plink | commenti
le lingue degli altri

-->

Senza parole!
Non mi ero accorta che a fine 2005 il sito dell'Accademia della Crusca ha chiuso il suo forum. L'
annuncio della redazione è triste: "infatti, per la mancanza di fondi, l’attività del gruppo redazionale del sito dell’Accademia della Crusca subirà una forzata contrazione." Segue il numero di conto corrente "per sostenere le attività dell'Accademia della Crusca, e in particolare quelle del sito".
Segue, il 17 gennaio scorso, un annuncio simile sulle pagine della Consulenza Linguistica, una meraviglia di servizio dal quale ho imparato moltissimo e che è da sempre tra i link del MdS. Non stiamo parlando di disquisizioni tra specialisti, ma di un servizio in cui i maggiori linguisti italiani rispondono alle domande dei cittadini in maniera approfondita, ma semplice, alla portata di tutti.
Già nel 2003 la Crusca fu costretta a far pagare
 l'abbonamento al bellissimo giornale (cartaceo!) La Crusca per voi. A dire il vero costa poco, solo 8 euro l'anno, ma parliamo del giornale dell'istituzione cui è affidata la nostra lingua. Una cosa che qualsiasi altro paese diffonderebbe gratuitamente via web il più possibile. In Francia sarebbe diventato un affare di stato, in Italia evidentemente rimane un affare privato dei bravi e dignitosi redattori dell'Accademia della Crusca, visto che il loro appello mi pare non sia stato raccolto da nessuno dei nostri giornali. Forse non fa notizia.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (1)
lingua italiana

sabato, febbraio 25, 2006

-->

Non perdetevi...
... lo speciale Italiano malato di English sul sito della Treccani.
Un'intervista a Tullio De Mauro, gli anglicismi, il problema dei plurali, l'inglese sui giornali, bibliografia e link utili.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
lingua italiana

-->

22 contro 281.
Ma come ha fatto l'Unione a elaborare e pubblicare sul web un programma elettorale di 281 pagine, senza pensare che quella pesantezza e quella prolissità sarebbero diventate all'istante un'arma in mano all'avversario? Il quale avversario ha elaborato e pubblicato un programma leggero leggero di sole 22 pagine, dalla sintassi elementare ma studiatissima:
Sei anni fa, quando nel corso del 2000 abbiamo scritto il primo programma della Casa delle Libertà, il mondo era molto diverso da quello in cui ora viviamo.
C’erano ancora le Torri Gemelle e c’era ancora la lira.
Le parole sono quelle d'uso quotidiano e, se non lo sono, vengono spiegate:
Il cosiddetto "change-over", il passaggio lira-euro, non è stato neutrale. In nessuna parte d’Europa. E neppure in Italia.
Gli incisi, quando ci sono, servono eccome:
Ora si vedono – li vede e li sente la gente – gli effetti di questa follia.
Per inciso, la follia è il "mercatismo" della sinistra, "improvviso quanto forsennato", ma necessario per farsi perdonare - indovinate un po' - il proprio comunismo.
Ma non lo sanno i comunicatori dell'Unione che per far digerire i documenti lunghi ci sono gli abstract, gli executive summary, i box che riassumono i punti più importanti? Che nei nostri tempi convulsi e distratti le abitudini di lettura sono cambiate? Che un programma così ponderoso poteva anche essere suddiviso per target (giovani, anziani, stranieri, piccole e medie imprese, commercianti, ...). Che il vocabolario di base dell'italiano medio è di 7000 parole? Che riassumere e rendere più semplici contenuti complessi è possibile? E che in campagna elettorale ciò diventa necessario e obbligatorio? E infine che per stampare da internet quasi 300 pagine se ne va mezzo toner?

PS "Servirà una pluralità di interventi, rivolti ai diversi livelli di governo, con un’azione coordinata e condivisa in grado di monitorare e guidare tutto il processo. Al livello centrale, la priorità sarà quella di rafforzare la capacità di governo di tali processi di innovazione. Dovremo ricongiungere Funzione Pubblica e Innovazione Tecnologica per ricomporre la frattura tra gli aspetti organizzativo-funzionali e quelli tecnologici. Il secondo punto è un’azione di sistema finalizzata al rafforzamento e all’immediata fruibilità dei diversi sistemi informativi." (Programma dell'Unione, pg. 36)

scritto da luisacarrada | plink | commenti (12)
lingua italiana

-->

Le parole e le cose.
"A volontà: come, quando, quanto si vuole, senza limite; mangiare, bere a volontà"
(Zingarelli 2006)
Ho messo a fuoco meglio il fastidio provato di fronte allo slogan "Immigrati clandestini a volontà? No, grazie."
"A volontà" si riferisce alle cose, non alle persone, fa pensare al superfluo e pure all'ingordigia.
A una società che ha troppo e che non vuole condividere niente.
In ogni caso - comunque la si pensi - non è tema da associare a una faccia sorridente, come avviene sui muri delle nostre città in questi giorni.


scritto da luisacarrada | plink | commenti
lingua italiana

martedì, febbraio 21, 2006

-->

Sliderman goes blogging.
Giacomo Mason ha aperto un blog dedicato alle
presentazioni efficaci. Sul sito di Garamond, trovate anche il modulo di un suo corso sulle slide scaricabile gratuitamente.

scritto da luisacarrada | plink | commenti
ferri del mestiere

-->

Breve e intensa storia di Nahir.

Sul sito italiano di Medici senza frontiere, un breve e intenso cartone animato, La mia migliore amica.
Per raccontare ai bambini come vivono i bambini nei campi profughi.
La mostra itinerante Un campo rifugiati in città toccherà sette città italiane nella prossima primavera.
Sul sito, tutte le informazioni per le famiglie e le scuole, più il glossario e presto anche un dossier pedagogico per gli insegnanti.

scritto da luisacarrada | plink | commenti
on the road

venerdì, febbraio 17, 2006

-->

Buro-anglo-tech.
"Telecom Italia non è il gestore di riferimento di questa patologia dei servizi non richiesti."
"Stiamo implementando una procedura operativa che cercherà di arginare il fenomeno."
"Eppure inviamo una welcome letter in cui rappresentiamo al cliente..."
"Se il signore si è visto addebitare 5.000 euro, mica il sistema di fatturazione può sapere che è un pensionato, senza risorse, e compagnia cantando."
Sono solo alcune delle frasi che mi ricordo dell'intervento del rappresentante di Telecom Italia, appena andato in onda su Mi manda Rai 3.
Non le ho appuntate subito, perché credevo fosse uno sbaglio, che la piantasse. "Ora smette, non è possibile, è allucinante" mi dicevo mentre cercavo di decodificare rapidamente la lingua buro-anglo-tech. Con molta fatica, devo dire. Eppure ero concentratissima.
Il "fenomeno", la "patologia" è l'addebito diffusissimo dei servizi non richiesti in bolletta.
Intanto nello studio televisivo spuntavano kit Alice consegnati a novantenni privi di computer.
La frase più bella: "Vogliamo fare di Telecom una casa di vetro."
Ah, dimenticavo: assalito dagli utenti imbestialiti, ha anche detto che "non voleva porsi in una politica di contrapposizione".

scritto da luisacarrada | plink | commenti (10)
lingua italiana

martedì, febbraio 14, 2006

-->

Ooops, mi correggo!
"Mistakes happen", gli errori capitano, recita la tagline del blog Regret the error, ovvero errori e correzioni sulla stampa statunitense.
Molto accurate e pignolo, con i link alle pagine incriminate.

scritto da luisacarrada | plink | commenti
siti belli e cose utili

-->

Grammatiche dal sottosuolo.
Per fortuna esistono ancora le librerie che hanno anche i libri di qualche anno fa e non solo gli ultimi usciti.
Una di queste è la Feltrinelli di piazza Duomo a Milano. Ti infili nel pertugio tra griffe e panini, scendi e ti immergi in quel sottosuolo che sembra non avere fine tanto è grande.
Nel reparto linguistica, moltissimi i titoli introvabili a Roma. Sfoglio, apro, chiudo, finché una copertina colorata mi fa l'occhiolino.
"Grammatica creativa"... uhmm, l'aggettivo "creativo" mi rende sempre un po' sospettosa.
Ma mi siedo e comincio a leggere. L'introduzione dei tre autori, insegnanti di italiano nei licei, mi prende come l'incipit di un romanzo. E di romanzi e poesie è piena la grammatica:
Grammatica creativa. Creativa, perché gli autori hanno cercato di calare dal sogno alla realtà itinerari tanto meditati quanto imprevedibili, arricchiti dalle voci dei grandi maestri della scrittura (da Dante alla Yourcenar), che si svolgessero per incantesimi di lettura. L'incanto della lettura com sorpresa, moltiplicabile a sua volta in filigrana, con la collaborazione dell'occhio del lettore, in una rete infinita di sorprese.
Mi domando solo perché nelle decine di pagine web dedicate alle "risorse" per chi scrive, nelle infinite bibliografie, negli scaffali delle librerie della capitale, non mi sono mai imbattuta in questo bel libro del 1998.

Grammatica creativa
Leila Corsi, Aldo Pecoraro, Elena Virgili
Sansoni, 1998

scritto da luisacarrada | plink | commenti (1)
libri

-->
Disegnare, per cominciare a scrivere.
L'altro ieri, domenica 12 febbraio, Alessandro Lucchini mi ha segnalato uno speciale dedicato alla pagina bianca sull'inserto Domenica di Repubblica.
Una charity di Londra, Book Aid International, ha chiesto a 25 scrittori britannici di riempire un foglio A4 sul tema della pagina bianca. 25 fogli che saranno battuti all'asta il prossimo 21 febbraio, con l'obiettivo di acquistare libri per scuole, biblioteche, università e ospedali in Africa.
Repubblica ha proseguito il gioco, proponendo la stessa prova a cinque scrittori italiani: Santacroce, Citati, Camilleri, Lodoli e Lucarelli.
La cosa che mi ha colpito di più, nelle pagine pubblicate, sia per gli scrittori d'oltremanica sia per i nostrani, è che almeno la metà delle "ispirazioni" non erano costituite da parole, ma da immagini.
Un albero genealogico per l'autrice di Harry Potter, un cervello per lo scrittore di gialli Ian Ranking, disegnini a margine del testo per molti, una strana donna-gatto per Isabella Santacroce, un autoritratto con palloncini per Marco Lodoli.
Il quale Lodoli ha anche scritto un articolino sullo stesso dossier di Repubblica, che comincia così:
Pagina bianca, immacolata, perfetta nella sua purezza maestosa e silente: campo di neve muta e candidissima sulla quale un viaggiatore vuole lasciare le sue impronte e le sue parole per andare lontano. Bisogna avere il senso dell'oltraggio per avanzare in quel bianco extrastrong, bisogna dimenticare completamente la vergogna di prendere la parola al cospetto del mondo e pestare con gli scarponi neri di inchiostro, tirati dalla necessità di quel percorso: e quando si è giovani viene facile, si affondano le sillabe nella pagina pulita senza esitare un attimo, le frasi si posano facili e violente, i fogli bianchi si sporcano di desideri assoluti, di incoscienza eccitata, sono il vuoto in cui inventare il viaggio della salvezza: e il libro nasce in pochi mesi, ma già il primo giorno tutto è chiaro, deciso, irreversibile.
 
scritto da luisacarrada | plink | commenti

-->

Un romanzo lungo un anno.
All'inizio di questo mese di febbraio la rivista Internazionale ha inaugurato un appuntamento settimanale con la scrittura creativa.
La "docente" è la scrittrice britannica Louise Doughty, che promette ai lettori più fedeli e impegnati di condurli passo passo alla scrittura di un romanzo lungo un intero anno.
Non potete inviare manoscritti, né chiedere consigli personalizzati, ma ogni settimana Louise vi darà un esercizio da fare, che potrete inviare per email. I più interessanti verranno pubblicati e commentati. Non vi resta che scrivere il vostro incipit.

scritto da luisacarrada | plink | commenti
siti belli e cose utili

sabato, febbraio 11, 2006

-->

Dal powerpoint al pdf, passando per word.
Perché non ci vengono subito in mente le idee più semplici?
Ho ormai decine di presentazioni powerpoint, che uso per la formazione. Spesso, per aiutarmi, scrivo anche le Note. Anzi, faccio un enorme uso di Note, perché amo le slide rarefatte e suggestive, che contengono magari solo un'immagine, una frase, una poesia, dei link. Tutto il resto lo metto io, sul momento.
Improvviso, ma su un canovaccio cui ho pensato e che ho preparato con cura. Nelle Note, appunto.
Come mai in tanti anni non ho mai pensato di esportare tutto in word? L'ho fatto oggi pomeriggio, dal menu File > Invia a > Word.
Ne ho ottenuto, in 15 secondi, un bel file word ordinato, in cui i rettangoli delle slide si alternano al testo delle note, restituendo il senso e il ritmo dell'intera presentazione.
Un editing energico, per fare delle note un testo piacevole da leggere, poi salverò in pdf e il risultato sarà un Quaderno che potrete scaricare dal MdS.

PS Se i mercati sono conversazioni e i media sempre più conversational, la vera presentazione non è un file powerpoint ma una conversazione. Con uno sfondo di slide. Su Presentation Zen, un bel post sulle tesi del Cluetrain applicate alla presentazione.

scritto da luisacarrada | plink | commenti
ferri del mestiere

-->

La missione dei provinciali.
Oggi, su Io Donna del Corriere, Beppe Severgnini ha dedicato la sua rubrica alla parola "mission".
In questo caso non particolarmente originale, né tempestivo - il nostro Italian - ma sempre garbato e divertente.
A dire il vero la mission - nel mondo della comunicazione - è ormai talmente superata e abusata da fare piuttosto "provinciale". Difficilmente la troverete sui siti dei grandi brand italiani e internazionali, ormai scafatissimi con i loro testi diretti, leggeri e conversational.
Per quanto mi riguarda come scrittrice per le aziende, per me la missione è solo una.

No, la "mission" no!
di Beppe Severgnini

Qual è la parola più ridicola nel vocabolario nazionale? L'ho capito ricevendo una lettera da Rivoli, meritevole città piemontese (riassume, nel nome incolpevole, i mille sprechi italiani). Rossella Stella detesta il termine "mission". Ha ragione: non se ne può più. Società, enti, aziende, gruppi e associazioni non dicono più cosa intendono fare. No: annunciano la "mission". Uno si chiede: cosa vi costa aggiungere una vocale ("e") e spiegare la vostra "missione", in italiano? Niente da fare. "Missione" sembra vecchio e polveroso. "Mission" suona profumato, sexy, futuribile.
Stella Rossella - nome bolscevico, signora: il presidente del Consiglio potrebbe chiederle di cambiarlo - cita un film di vent'anni fa, "The Mission", con Robert De Niro che si buttava giù dalle cascate, o qualcosa del genere. L'ossessione sarà nata allora?, si domanda. Mi sento d'escluderlo. Il protagonista di "The Mission" era un missionario, interpretato da un attore americano: ci poteva stare. Ma perché una ditta di bottoni di Bologna deve annunciare "la mission aziendale"? Dica invece: "Facciamo bottoni". Non astronavi, non antibiotici: bottoni. Obiettivo degno e socialmente utile: le astronavi e gli antibiotici hanno molti meriti, ma non tengono chiuse le camicie.
Qualcuno dirà: non è stato "Mission" del 1986, è stato "Mission: Impossible" del 1996, con Tom Cruise che faceva l'agente speciale: l'epidemia è partita da lì. Errore. L'unica missione impossibile, nel 2006, è impedire a tanti esagitati di ripetere: "La mission della nostra associazione...". Oltretutto quella doppia "s" all'inglese, per molti italiani, è impegnativa: penso agli emiliani, ai laziali, ai siciliani. "Mission" diventa "miscion"a Modena, "mizzion" a Latina, "misssion" (tre "s") a Messina. Tutti capiscono, è chiaro. Ma qualcuno ascolta e sorride.
Esiste un modo non-violento per dissuadere i malintenzionati verbali? Credo di sì. Si potrebbe introdurre un boicottaggio soffice - ho detto "soffice", non soft - così organizzato. Appena un dirigente d'azienda - ho detto "dirigente d'azienda", non manager - s'avvicina al microfono e dice "La nostra mission..." il pubblico aggiunga in coro una "e". Quando una società commerciale spiega, su internet o sul giornale, qual è "la mission della compagnia", basta rispondere: "Quella lasciatela ai gesuiti, che se ne intendono!". E se in quella società non capiscono la battuta, meglio ancora: vuol dire che sono un po' ignoranti. Cambiate società, e non sbagliate.
da Io Donna, 11 febbraio 2006


scritto da luisacarrada | plink | commenti
brand

mercoledì, febbraio 08, 2006

-->

Le parole di Ernest.
Da una newsletter che ho ricevuto or ora:

"He has never been known to use a word that might send a reader to the dictionary."
William Faulkner (about Ernest Hemingway)

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
maestri

-->

Risposte romane.
I faccioni dei politici sorridono sui muri della capitale.
E i romani ci scrivono sopra:

I no global al governo?
No, grazie.
Mejo de voi!
(Via due Ponti)

Un'idea diversa.
Avercela!
(Viale Giulio Cesare)

scritto da luisacarrada | plink | commenti (5)
on the road

lunedì, febbraio 06, 2006

-->

Cuginetti d'Europa.
Vedo che Gerry McGovern sta ispirando un po' di post in blog che frequento e che mi piacciono, da quello della Magia a quello di Giacomo.
Eppure il dublinese globetrotter, di cui ho letto con gusto e profitto i due bei libri, nella versione guru tutto ricettine corte corte facili facili, non mi piace più.
Ho sempre più paura delle ricettine, del lessico all'osso, della sintassi tutta paratassi. Non riesco a credere che ora le ricettine le pubblica anche ogni settimana sul
Pais.
Penso ai bravissimi, più problematici, raffinati, business e web writer europei che scrivono in altre lingue.
Ogni tanto li cito, ma ora voglio ricordarli insieme. Se lo meritano:

A volte sogno un "circolo" di tutti questi blog, ma tradotti in inglese, e mi prende una specie di vertigine.
Comunque vorrei dire a Giacomo, che ha appena aggiornato il suo sito con gli appunti sulla scrittura nelle intranet, che al McGovern ultima maniera io personalmente preferisco Mason.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
web writing

-->

Tipografia.
Prima del web, i font (o le font?) erano un affare da specialisti. Poi la "tipografia" è diventata per tutti noi sempre meno un luogo di stampe e di inchiostri e sempre più una questione di grazie e bastoni, funzionalità ed estetica.
Per me, che sono una visiva e le parole prima di tutto le guardo, i "vestiti" delle parole sono fonte di inesauribile curiosità.
Ho molti link e riferimenti su questi temi, ma mai mi ero imbattuta in qualcosa di paragonabile allo straordinario blog francese design et typo, di Peter Gabor.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
forme e colori

-->

Di mappa in mappa, il passapensiero del web.
Tra i Quaderni del MdS, il più gettonato e scaricato è quello sulle
mappe mentali scritto da Umberto Santucci.
E' bello che le parole di Umberto abbiano innescato la curiosità di un altro studioso, Alessio Sperlinga, che delle mappe mentali ha fatto a sua volta l'oggetto di una ricerca. Ricerca molto mirata, che riguarda l'applicazione delle mappe mentali in azienda.
Ma è bello, soprattutto, che Alessio abbia messo in rete anche lui i risultati del suo lavoro: Mappe mentali in azienda. Visualizzazione e organizzazione del pensiero.

scritto da luisacarrada | plink | commenti
siti belli e cose utili

domenica, febbraio 05, 2006

-->

My grab bag.
Sono una scrittrice professionale italiana, che in italiano scrive, comunica e insegna. Non farmi trascinare dall'inglese, riflettere sempre sull'opportunità di ricorrere a una parola straniera, fa ormai parte dei miei automatismi professionali.
La home page del MdS fu faticosissima, proprio perché decisi che, tranne link, dovevano esserci solo parole italiane. Il blog in questo senso è stata una vera liberazione, perché qui posso concedermi più libertà, per esempio usando l'inglese nel titolare i post.
Ma conosco bene altre quattro lingue oltre la mia, e in queste lingue leggo per gran parte della mia giornata, prendo appunti, e qualche volta penso.
Per questo il mio "vocabolario interno" è uno strano guazzabuglio: ci sono parole ed espressioni intraducibili, cui sono molto affezionata e che dentro di me utilizzo a volontà.
Alcune sento il bisogno di tradurle, ma non ci riesco.
Tra le ultime elencate sul post-it verde attaccato al pc: grab bag e wizard, che ho dovuto utilizzare anche per lavoro. Ma per nessuna delle due sono riuscita a trovare una traduzione accettabile.
Grab bag è il termine che utilizza la web writer americana Amy Gahran quando sul suo
blog elenca i link e le cose interessanti che ha trovato sul web. Una parola perfetta, perché ha in sé il senso della sorpresa, insieme alla dimensione quotidiana del sacchetto della spesa. Quindi questo post si tiene il titolo che ha.
Dopo questa lunga digressione, la mia grab bag di questa settimana contiene:
>> l'ultimo numero del Latore della presente, newsletter mensile dell'ADCI
>> un bel testo in pdf su Le forme della scrittura nella relazione educativa, di Roberto Fioravanti
>> il Diario di Repubblica, dedicato al movimento Dada

>> l'ultimo articolo di Jean Marc Hardy, sui blog.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (1)
le lingue degli altri

sabato, febbraio 04, 2006

-->

Gli avverbi di Giacomo.
Tutti i manuali di scrittura professionale, e anche molti di scrittura creativa, mettono in guardia nei confronti degli avverbi. Lunghi, pesanti, inutili. Prendete le forbici, zac, nessun rimpianto.
Persino Hollywood se l'è presa con gli avverbi. Nel film Virus letale, quando Dustin Hoffman chiede a Rene Russo di scrivere su una relazione alarmingly, lei gli risponde di no perché "è un avverbio, uno strumento pigro di una mente debole".
Ma nella lingua anche le parole più lunghe e apparentemente vuote possono trasformarsi in strumenti insostituibili e preziosi. Me ne sono convinta quando ho letto questa frase che Leopardi ha scritto nello Zibaldone:
“Da grandi, o siano piaceri e oggetti maggiori, o quei medesimi che ci allettavano da fanciulli, come una bella prospettiva, campagna, o pittura, proveremo un piacere, ma non sarà più simile in nessun modo all’infinito, o certo non sarà così intensamente, sensibilmente, durevolmente ed essenzialmente vago e indeterminato.”
Se riusciamo a lasciarci andare alla sensazione di infinito, ad assaporarla quasi, a provarne una nostalgia struggente, lo dobbiamo solo a quei quattro avverbi messi in fila. Così lunghi e così necessari.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (1)
lingua italiana

-->

DONNAèWEB n° 3.
Non avrei mai pensato di finire in un banner, ma eccomi qua, virata in violetto.


Il premio DONNAèWEB è arrivato alla terza edizione. Le iscrizioni sono aperte. Premiazione a Viareggio il 31 marzo.

scritto da luisacarrada | plink | commenti
siti belli e cose utili

-->

Sul blog anche la pietra si libra in volo.
La leggerezza, ancora. E ancora Calvino.
Ma questa volta li incrocio dove
non me li aspetto.
Sul blog Architettura di pietra, sito companion del volume omonimo di Alfonso Acocella, docente di Tecnologia dell'architettura alla facoltà di Architettura dell'Università di Ferrara.
Volume grande e molto pesante.
Da questo piedistallo, il professor Acocella ha spiccato il volo sul web con la leggerezza di un blog. Un blog in cui continua a riflettere e a scrivere quotidianamente sulla sua passione: la pesante pietra, e tutte le espressioni e le forme che gli uomini le hanno dato lungo la storia dell'architettura. Muro, muraglia, tempio, chiesa, casa, scala, rivestimento, 'pavimento, palazzo...

Nel momento in cui il settore editoriale tradizionale (insieme alla produzione intellettuale universitaria che lo alimenta, oramai sempre più stancamente, in forma puramente autoreferenziale o di “assecondamento” commerciale) rischia di avviarsi alla staticità e alla inerzia ridistributiva del sapere, ci ha affascinato l’idea di provare - attraverso un “colpo di ali” - a volare nel nuovo spazio del web.
Non una fuga, bensì il confronto con un nuovo e, per certi versi, sconosciuto medium comunicativo.

Alle espressioni leggere della pietra e alla leggerezza della comunicazione online sono dedicati gli ultimi post, un vero saggio a puntate intitolato Sulle ali di Perseo: quando la pietra è colorata, sottilissima, trasparente, specchiante. Quando la comunicazione accademica trova nuovi spazi, stili, slanci. Anche attraverso delle immagini raffinate e bellissime.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (1)
siti belli e cose utili

-->

Sulla strada, istantanee in 17 sillabe.
Giovedì pomeriggio, durante la seconda lezione sulla scrittura che ho tenuto nell'ambito degli incontri di orientamento della Bocconi, ho letto alcuni haiku del poeta giapponese del '600 Basho.

sera:
tra i fiori si spengono
rintocchi di