Dispersioni.
Il Web 2, i sistemi di scrittura collaborativa, il social bookmarking.
La notizia sulla sindrome da attenzione parziale continua, l'inchiesta dell'AIE sullo studio dei giovani tra libri e pc.
La prima riguarda la nostra sempre più difficile capacità di concentrazione di fronte alla possibilità di agire contemporaneamente su tanti media diversi, l'altra ci dice che in Italia un ragazzo su due ormai studia su materiali scaricati da internet.
Tutte cose che in questi giorni ho messo un po' in fila. Con disagio, perché quelle notizie e quei link parlano di cose che riguardano direttamente anche me. Anche se non vado più a scuola da molto tempo, anche se non posso certo definirmi una technogeek.
Passo tantissimo tempo di fronte a uno schermo e sono praticamente collegata continuamente, almeno quando lavoro. Però faccio un uso davvero parco del cellulare e non ho sempre la cuffia in testa. La musica la ascolto mentre scrivo, opportunamente scelta perché assecondi e non disturbi la nascita delle parole nella mia testa. Il lettore mp3 lo uso in viaggio, quando faccio walking, e quando devo registrare qualcosa di importante per il mio lavoro. La televisione, se la accendo, è per guardarla, quindi non faccio altro.
Sono capace di staccare tutto per giorni interi senza minimamente soffrirne, anzi sempre con grande senso di libertà ritrovata.
Insomma, mi considero molto morigerata dal punto di vista tecnologico.
Quanto allo studio, chi legge e scrive per lavoro, fa eternamente i compiti. Io almeno la vivo così.
Eppure la sindrome da attenzione parziale continua la vivo anch'io, e ne soffro. Ho potenzialmente tutto per imparare, comunicare, concentrarmi, studiare e lavorare meglio, eppure vivo la dispersione come una scomodissima compagna che raramente mi lascia da sola.
Scrivo, mi interrompo, navigo, apro la posta, rispondo, un amico mi manda un link, lo inseguo, lo metto in de.li.cious. (lo riaprirò mai?), stampo una pagina, la impilo su altre, fammi vedere a che ora danno il film che vorrei vedere, torno al testo, scrivo una frase, non mi viene, magari mi aiuta un post, scrivo il post, dovrei rispondere, oddio che ora si è fatta, dov'era il link che ho trovato ieri, scartabello tra le cartelle, però mi farebbe comodo la toolbar di google per cercare nel mio pc, fammi andare a vedere.
Vado in mille direzioni, mentre quello che mi serve per lavorare se ne va in mille cartelle di carta e di bit. Le informazioni passano, le metto da parte in posti dove forse non le ritroverò mai.
Posso pensare addirittura di scrivere su grandi lavagne comunitarie dove tutti intervengono, correggono e integrano, magari per il solo gusto di farlo, di esserci?
Mi assale un flashback preistorico, ma non di tantissimo tempo fa: Luisa seduta nei saloni polverosi della biblioteca di storia dell'arte di piazza Venezia a Roma. Non ha niente con sé, se non un piccolo schedario bibliografico portatile di ferro smaltato e un grosso quaderno ad anelli con i fogli mobili. Non ha neanche troppi soldi per fare le montagne di fotocopie che le servirebbero da libri d'arte delicati e rarissimi. Una fortuna, perché così deve prendere appunti a mano, leggere con attenzione, sintetizzare, organizzare gli appunti in maniera tale da poterci lavorare con calma a casa, confrontare lì le immagini e scrivere con chiarezza idee attributive e considerazioni. Sono decine di mattine, una dietro l'altra, per molti mesi. Ma alla fine di ognuna di quelle mattine, idee e informazioni erano passate ordinatamente dalla mia testa alla mia mano e poi al foglio: erano diventate davvero mie e mentre tornavo in motorino pensavo che effettivamente nel disegno n°4 il misterioso artista aveva copiato pari pari una figura del Pollaiolo, bisognava ripartire da lì.
Alla fine di quei pellegrinaggi infiniti, incontrai il mio primo word processing e così scrissi la mia tesi di laurea. Mi sembrava che le parole finalmente volassero, ed io con loro.
Oggi sono sempre connessa col mondo, eppure spesso mi sento persa e dispersa.
Giornalismo dalla A alla Z.
Sarà pure bello inseguire le sorprese e le suggestioni delle parole cliccandoci sopra e aprendo le porte ipertestuali una dopo l'altra, ma l'ordine alfabetico rimane un modo utilissimo e funzionale per organizzare le informazioni.
Mi piace incasellare i testi in un ordine dato e quando su un sito vedo A-Z ci clicco immediatamente sopra. L'ho appena fatto su un sito che frequento ogni tanto, Journalism.org, ma che non immaginavo contenesse tanto.
Sul suo indice A-Z c'è dentro l'enciclopedia del giornalismo, interessantissima.
La prima voce, con molte sottovoci, è Accuracy, declinata in tante sfumature e check-list. Una per ogni figura professionale in redazione, fino all'illustratore.
L'ultima è Writing, e l'ultima sottovoce Writing with deadlines.
Le parole dei guru (dovere di cronaca).
Nella settimana che si chiude, ben due guru si occupano del ruolo delle parole nel web, senza aggiungere molto di nuovo a dire il vero.
Gerry McGovern nella sua newsletter appena arrivata:
"One word can make a big difference. I have seen links where one word was changed, resulting in three-times more people clicking on them. Every word that you use should be carefully thought about. Every single word. From your classifications to your headings and summaries.
Most websites still don't treat their content seriously. They often give the role of "putting up" content to junior staff. If they do hire content professionals, they rarely give them the appropriate support and authority. These professionals often end up in needless and counterproductive conversations with egoistic authors.
It's time to put content professionals (editors) in charge of running websites. The dictatorship of the author leads to vanity publishing and filler content. The organizations that succeed on the Web will be those who recognize that quality writing and editing are specialist skills."
Jakob Nielsen, nella sua ultima Alertbox Growing a Business Website: Fix the Basics First:
"Content rules. It did ten years ago, and it does today. People don't use things they don't understand. Writing for the Web is still undervalued, and most sites spend too few resources refining the information they offer to users. The same goes for photos: On countless sites, product images are too small, fuzzy, or murky, or they're simply shot from a bad angle, making the product hard to see. These same sites lavish pixels on big glamour illustrations that our eyetracking studies show attract no fixations. Go figure.
Generally, all you need are plainspoken words and clean photos. Nonetheless, these two design elements get almost no coverage in the trade press. Every month, there seems to be a new article in a leading publication about 3D spinning views, even though 3D is nearly useless in most cases. But you never see an article about how to write better headlines or take a clearer product photo."
Prosa e poesia.
Tutta presa da cose molto prosaiche, avevo dimenticato che oggi è la giornata mondiale della poesia.
Lo ricorda ora il sito di Repubblica con un articolo - per una volta - pieno di link sulla poesia in rete.
Internet è davvero il luogo delle parole poetiche: le sue pagine sembrano fatte apposta per la misura breve e i bianchi di cui ha bisogno la poesia per vivere e respirare, e poi dalla poesia non si guadagna niente, non ha nulla a che fare col business, le case editrici non la pubblicano perché non conviene. In rete circola gratis e libera, perché nessuno spera di farci su dei soldi.
Però vale molto, perché può fare un gran bene a chi è convinto che le buone parole curino e consolino: "delicato farmaco" la chiamava un grande, Attilio Bertolucci.
Per mettere dentro cose nuove bisogna fare spazio.
Solo dopo un'espirazione profonda, che svuota completamente i nostri polmoni e che ci fa vivere - sia pure per pochi istanti - l'esperienza della morte, possiamo vivificarci con l'aria nuova riempiendo di nuovo i polmoni con l'inspirazione.
L'aria che esce dalle narici è calda, ma quella che entra è freschissima, proprio perché nuova.
Chi vive tutto questo con consapevolezza, la sente addirittura profumata.
Nella scrittura avviene un po' lo stesso. Soprattutto quando vogliamo migliorare e vivificare il nostro stile, liberarci delle vecchie abitudini.
Anche in questo caso bisogna dare aria, fare spazio.
Facciamo spazio togliendo le parole inutili, le frasi fatte, i cliché, magari attraverso un esercizio di stile che ci costringa a far emergere tutta la "fuffa" di cui siamo capaci.
"Già, ma allora cosa resta... un testo scheletrico?" mi viene spesso obiettato quando propongo esercizi di questo tipo.
Mettere dentro aria buona e pulita, parole del vissuto, della quotidianità, dei rapporti veri tra le persone, ma anche le istituzioni e le aziende. Parole più semplici, ma vive e profumate, capaci di evocare altre parole, altre immagini, altri suoni.
Come quando si respira, scrivere con consapevolezza e concentrazione. Come con il respiro, siamo noi che diamo il ritmo. Un respiro, come una frase, può essere breve, o assottigliarsi e diventare lunghissimo.
Siamo noi a deciderlo. L'importante è starci bene dentro, niente altro.
Prima di scrivere possiamo fare mille cose per prepararci: leggere o fare una bella corsa. Ma quando scriviamo, è bene stare lì, con l'occhio e l'orecchio rivolti verso il nostro interno. A cogliere il ritmo.
Atman, in sanscrito, è il sé, la coscienza, la consapevolezza.
Atem, in tedesco, è il respiro.
L'unità di base della vita, il suo atomo, la parte che non puoi più suddividere.
Pensavo a queste cose, ieri pomeriggio, prima di chiudere gli occhi verso il mondo esterno, riaprirli verso quello interno, e cominciare a osservare il mio respiro.
Il giorno delle metafore.(la scrittura è un aereo di carta)
Che oggi, venerdì 17 marzo 2006, sia il giorno delle metafore?
Quello dei siti-metafora è un tema che mi ha sempre incuriosito. Mi sembra che nei primi tempi del web ce ne fossero molti di più: in questo nuovo mondo tutto da esplorare, pieno di spazi da riempire, si facevano un sacco di sforzi di fantasia e costruire dei siti-metafora era forse anche un modo di interrogarsi sulla natura di questi nuovi spazi.
Ho visto siti-casa, provvisti persino di ascensori in flash, siti-tessuto, siti-negozio, siti-cucina, siti-arcipelago, siti-mare. Uno di questi ultimi era il vecchio sito della Scuola Holden di Torino, tutto blu come l'oceano-mare di Baricco: i testi dei link erano misteriosissimi e quindi poco usabili secondo le teorie della chiarezza assoluta, però erano divertenti nella loro cripticità: isole, capitani coraggiosi, boe... un completo lessico marinaresco che ti invitava all'esplorazione proprio perché non ci capivi niente. Ora il sito è chiarissimo e sicuramente molto più funzionale. La tendenza alla standardizzazione è sicuramente sacrosanta, anche se non sono sempre d'accordo sulla funzionalità a tutti i costi.
Comunque, le metafore mettono a dura prova i poveri copy, perché ogni link che viene aggiunto deve essere coerente con la metafora, e così anche per buona parte dei testi, almeno quelli introduttivi.
Eppure il copy del sito spagnolo Avión de papel, aereo di carta, se la cava benissimo.
La scrittura fa volare lontano i pensieri e l'immaginazione. E quando è buona, è leggera, come un aereo di carta.
Gli articoli sono "voli", di tutti i tipi: visuali, verso il fantastico, verso altri universi, verso i desideri.
I loro testi e i meccanismi narrativi sono esaminati "in cabina".
Le indicazioni grammaticali e di stile sono conservati nelle "scatole nere".
Inutile dire che articoli interessantissimi sono dedicati proprio all'uso delle figure retoriche, tra le quali la stessa metafora.
Bambina surrealista.
Qualche volta il lavoro ti fa stare in buona compagnia. Ho trascorso un'ora con le parole, i disegni e le sculture di Louise Bourgeois, un'artista che conoscevo pochissimo.
Una bambina di 95 anni, che ha attraversato tutto il novecento, ha conosciuto Picasso, Leger, i surrealisti in Francia, per poi stabilirsi negli USA prima della seconda guerra mondiale.
Incise o scolpite, le sue sono forme ancestrali e quindi eterne, colte nel momento in cui si generano. Un Paul Klee femmina, ma molto più smaliziata.
Il bello è che poi tutte queste navigate, informazioni ed emozioni le devo distillare in 1000 battute. Vado.
Lezioni di comunicazione dal tetto del mondo.
Il sito di Repubblica dedica oggi un lungo articolo al sito fantasma www.italia.it. di cui parlavo qualche post fa.
Il branding di intere nazioni è uno dei temi più interessanti nel mondo della comunicazione oggi. Lo è in tutto il mondo, tranne che da noi.
Un paese molto più emarginato e povero del nostro, il Nepal, ha un sito turistico bellissimo, un logo strepitoso, un payoff da invidia ("Once is not enough.")
Evidentemente però è infinitamente più ricco di idee ed energie del nostro, che per il suo futuro si affida al "duello" tra due maschi, quasi settantenni entrambi.
Una rivista, tante lingue.
Sul sito della British Association of Communicators in Business, un articolo con alcuni consigli ai redattori di riviste multilingua. Molto pratici, molto utili.
Il sito stesso, che non conoscevo, è una miniera: soprattutto la newsletter mensile e la knowledge bank.
A lezione sul web.
Il web è un bellissimo posto per studiare e imparare. Lo è ancora, nonostante i tantissimi contenuti a pagamento.
Quando parlo o corrispondo con ragazzi giovani che affidano tutte le loro speranze di crescita a corsi e master, e magari si sentono persi perché non possono permetterseli, consiglio sempre considerare il web come il luogo di apprendimento gratuito più vicino a loro.
Per me lo è stato, e continua ad esserlo.
Nei luoghi istituzionali ho imparato cose bellissime, quali la storia dell'arte, che mi nutrono da un punto di vista intellettuale, ma che non mi hanno fatto guadagnare un soldo, mentre gran parte di ciò che mi dà da mangiare l'ho imparata navigando.
Ecco alcuni buoni indirizzi per i comunicatori:
- la sezione Learning della BBC non ha confronti per ricchezza di contenuti e strumenti che mette a disposizione: vi consiglio Media Studies, Languages, Arts and Design
- la News University: corsi interattivi sui temi più caldi del giornalismo e della comunicazione, a cura dei più bravi editor del Poynter Institute; da non perdere i corsi sulla revisione, i titoli, il ruolo del colore nei giornali, l'arte dell'ascolto
- la piccola casa editrice virtuale ChangeThis ha ripreso le pubblicazioni: da scaricare nuovi album dedicati a temi importanti per chi comunica e scrive quali il networking (quello umano!), il problem solving e il team building (ora che vedo questi -ing in fila mi viene un po' da ridere... sembra una caricatura di un corso di management, ma i contenuti sono presentati come al solito in modo abbastanza scanzonato), più 111 "ovvi e ridicoli pensieri sulla vendita" del famoso Tom Peters.
PS Obiezione: ma sono tutti in inglese! Risposta: imparare bene l'inglese è un investimento infinitamente più redditizio di un master in comunicazione. Potete farlo anche sul sito della BBC (questa settimana guidati dalle parole di Gandhi).
Dilemma.
Ieri, alla presentazione del libro di Giovanni Lucarelli, Domenico De Masi - teorico dell'ozio creativo - faceva notare come in tutti i paradisi che l'uomo ha immaginato lungo i secoli non c'è la minima ombra di lavoro, neanche quello ideale, scelto, gratificante e gioioso. Non c'è e basta, quindi il lavoro non è tra le aspirazioni dell'uomo.
Noi uomini (e donne) avremmo quindi due sole possibilità:
- restringere al massimo il tempo del lavoro e aumentare di conseguenza lo spazio del tempo libero
- fare del lavoro un'occasione di gioco, di arte o di studio, così da fare tutto il tempo quello che piace, senza chiedersi cosa si stia realmente facendo.
Al momento, con la scrivania debordante e i post-it che mi guardano da tutte le parti, mi appaiono entrambe due strade impraticabili.
Comunicare a Roma.
Noi comunicatori romani siamo una community piuttosto sfilacciata, qualche volta penso inesistente.
Vi segnalo due appuntamenti in cui potremmo incontrarci.
Dopodomani, venerdì 10 marzo, alle 18, alla libreria Mondadori di Via San Vincenzo 10 (dietro Fontana di Trevi): presentazione del libro Il Gruppo al lavoro. Strategie e consigli per migliorare la performance e la creatività del vostro gruppo, di Giovanni Lucarelli (FrancoAngeli).
Giovanni è docente di Psicologia del lavoro all'Università di Urbino, nonché il curatore della rubrica sulla creatività della rivista Ticonzero dell'Università Bocconi. Io l'ho conosciuto in un minuscolo convento umbro quasi due anni fa: sul prato davanti, una lavagna di fogli ben piantata per terra, ridendo e scherzando ci ha fatto fare serissimi esercizi di creatività. Tutte cose di cui parla anche nel suo ultimo libro (un capitolo è dedicato all'umorismo).
A presentarlo insieme a lui ci saranno Domenico De Masi (che non ha bisogno di presentazione) e Alberto Scocco (esperto di mappe mentali nella comunicazione e nella didattica).
Martedì 21 marzo, experience conference giorno e notte con Cross-media #1. Sottotitolo: Da Starwars al Grande Fratello. Primo incontro sulla cross-medialità in Italia. Ideatore: Max Giovagnoli, che i lettori del MdS ben conoscono. Tutti i dettagli sul sito dell'evento.
Dal fantastico Hugh.
Ogni tanto è doverosa una visita ai biglietti da visita del fantastico Hugh MacLeod, che ultimamente sono anche spennellati di colore.
Sorprese.
E’ bello quando cerchi e ti aspetti di trovare qualcosa, e insieme trovi anche qualcosa di inaspettato. Stamattina ho avuto una di queste sorprese.
Ore 10, quartiere Cassia di Roma, Istituto Comprensivo Parco di Veio, una scuola pubblica “multi-multi-multi”, come la definisce un’insegnante, dall’asilo nido alle medie.
L’occasione: la presentazione ai bambini, agli insegnanti e ai genitori, di “in OTTO PAGINE”, mensile di notizie di attualità e cultura per i bambini della scuola dell’obbligo del XX Municipio, realizzato dal gruppo di linguiste del famoso dueparole, con Emanuela Piemontese come direttore. Un giornale, anche questo, di facile lettura, “per incoraggiare i bambini e i ragazzi a leggere più giornali e più libri.”
E' infatti realizzato su misura per loro: per la scelta dei temi, il linguaggio semplice e chiaro, la grafica di grande nitore e allegria. Questo primo numero parla delle Olimpiadi di Torino, del problema di rifornimento di gas, della nuova legge sull’affidamento dei figli dei genitori separati, della vittoria di Hamas, dell’elezione di Michelle Bachelet a presidente del Cile.
Intanto, sento parlare intorno a me di “capitoli da correggere”, come se fossimo in una casa editrice. Il mistero è presto svelato: in quella scuola ogni anno si scrive un libro, tutti insieme.
Ogni anno, da sette anni, la professoressa Luisa Mattia coinvolge infatti tutta la scuola – bambini e insegnanti – in un progetto di “vera” scrittura creativa e collaborativa. Ogni anno è dedicato a un “genere” letterario: il racconto breve, la biografia, l’autobiografia, il romanzo, quest’anno il romanzo di fantascienza.
Ogni anno, quel libro viene pubblicato da Fazi Editore nella collana Edizioni dei Bambini e va in libreria, per essere letto da altri bambini.
Ho sotto gli occhi l’ultimo romanzo, Avventura nella scuola dei misteri, e leggo dalla prefazione di Luisa Mattia:
Scrivere sembra facile. Sembra. Finché se ne parla.
I bambini entrano nella scuola primaria con un patrimonio linguistico prezioso e ricco. Opulento, immaginifico, caleidoscopico e scoppiettante è il pensiero che delle parole si nutre e sulle parole cresce. Immaginazione, creatività e fantasia – parole spesso abusate dagli adulti – trovano corpo e forma nei bambini che, volenti o meno, entrano a scuola per imparare.
Avevo tutto lì, sotto gli occhi, in una mattina di sole in una scuola di periferia: la scrittura giornalistica e quella narrativa, i libri, la redazione, persino il professor De Mauro, ma soprattutto decine di bambini-scrittori seduti per terra con il loro giornale in mano.
Meno banca, più cavoli.
Che i mercati sono conversazioni le banche se ne sono accorte da un bel po', anche se non è poi così lontana la Barbie bruna in talilleur grigio gessato come testimonial del Credito Italiano. La Barbie non parlava, strabuzzava gli occhi, mi pare con una penna in mano come un'anchorwoman della tv. Ora i dipendenti parlano eccome, uno per uno, come negli spot del San Paolo. Con il loro linguaggio, ognuno diverso dall'altro. Linguaggio di persone. Meno banca, più Francesco. Meno banca, più entusiasmo.
Oggi stavo quasi andando a sbattere col motorino perché il grandissimo cartellone di Conto Arancio ha per un attimo attirato tutta la mia attenzione: Col cavolo ne trovi uno migliore. Cosa? Il mutuo.
Mi è sembrata significativa questa inclusione dei cavoli nella pubblicità della banca, dopo la fortunatissima zucca.
Avevo sempre ammirato l'elegante inclusione di "cavolata" nel testo del Pacco del Diffidente di un sito di e-business quale Esperya, ma lì era un "bottegaio" a parlare, che i cavoli di vende pure...
I blog nelle PR europee: tra entusiasmo e attesa.
Il 2005 è stato l'anno dei business blog. E alla fine dell'anno lo European Public Relations Education and Research Association (EUPERA) ha condotto The First European Survey on Weblogs in Public Relations and Communication Management, coinvolgendo 587 professionisti delle PR professionals di 33 paesi europei. Obiettivo: capire il livello di familiarità con i blog e la possibilità concreta di utilizzarli nelle attività di PR.
Cosa è emerso:
- due terzi conosce i blog, ma solo un terzo li segue su base almeno settimanale
- di questi, il 36,5% li consulta "occasionalmente" e uno su cinque tutti i giorni
- un terzo si definisce un "esperto" di blog, persone che hanno un proprio blog o ne commentano regolarmente altri
- tra quelli senza blog, il 42% ha in mente di lanciarne uno nel 2006
- chi non blogga ha un atteggiamento di attesa, soprattutto perché non riesce a coglierne i reali vantaggi, ma anche perché il fatto di non controllare i feedback fa paura
- un'altra ragione per non bloggare è la mancanza di tempo da dedicare ai post e ai commenti
- chi blogga apprezza invece: la semplicità della pubblicazione, la credibilità e la visibilità per il blogger, la possibilità di bypassare i giornalisti, il maggiore coinvolgimento di colleghi e dipendenti all'interno dell'organizzazione.
Finalmente.
Sul sito Incontriamoci il programma dell'Unione in una sintesi di sole 4 pagine: Un mondo migliore, Crescita e lavoro, La famiglia al centro, Uno stato al servizio del cittadino. Ognuna con pochi titoli chiari (Mezzogiorno: fare da sé, ma non da soli. Diventare leader mondiali nel turismo.) e un breve paragrafo di spiegazione. Segue il "programmone", ma scaricabile anche per singoli capitoli.
Solo una cosa mi ha fatto sorridere: non si parla di "alta velocità", ma di "alta capacità" ferroviaria.
I post di Primo Levi.
Il libro che mi tiro dietro in questi giorni nello zaino è L'altrui mestiere, una raccolta di brevi articoli che Primo Levi ha pubblicato negli anni sulla Stampa. Talmente brevi che stanno bene nei tempi della metropolitana, mentre aspetto che cominci una riunione, alla fermata dell'autobus.
Levi non ha conosciuto internet, ma ha conosciuto i primi elaboratori di testi, cui dedica un paio di belle pagine.
Non so perché, ma alcuni di questi articoli mi hanno fatto pensare ai blog. Anzi, ora che ci penso credo di saperlo: non tanto per la brevità e concisione dei singoli articoli, ma perché in ognuno di essi lo scrittore, la persona, la letteratura, la quotidianità, i diversi mestieri e i diversi piani trascorrono l'uno nell'altro. E perché il pretesto per la scrittura è spesso qualcosa di minimo, anche solo una sguardo diverso su una cosa di tutti i giorni, un pensiero che passa e che viene fermato in parole dando l'avvio ad altre immagini, ad altre parole. Un po' come qualche volta avviene con i post.
Qui Levi racconta con grande semplicità come l'essere chimico l'ha aiutato ad essere scrittore, qualcosa di molto concreto:
"L'abitudine a penetrare la materia, a volerne sapere la composizione e la struttura, a prevederne le proprietà e il comportamento, conduce ad un insight, ad un abito mentale di concretezza e di concisione, al desiderio costante di non fermarsi alla superficie delle cose. La chimica è l’arte di separare, pesare e distinguere: sono tre esercizi utili anche a chi si accinge a descrivere fatti o a dare corpo alla propria fantasia. C'è poi un patrimonio immenso di metafore che lo scrittore può ricavare dalla chimica di oggi e di ieri, e che chi non abbia frequentato il laboratorio e la fabbrica conosce solo approssimativamente. Anche il profano sa cosa vuol dire filtrare, cristallizzare, distillare, ma lo sa di seconda mano: non ne conosce la 'passione impressa', ignora le emozioni che a questi gesti sono legate, non me ha percepita l'ombra simbolica. Anche solo sul piano delle comparazioni il chimico militante si trova in possesso di una insospettata ricchezza: 'nero come...'; 'amaro come...'; vischioso, tenace, greve, fetido, fluido, volatile, inerte, infiammabile: sono tutte qualità che il chimico conosce bene, e per ognuna di esse sa scegliere una sostanza che la possiede in misura preminente ed esemplare."
PS Una bella pagina su Primo Levi e la comunicazione.
Il ritorno di Krug.
"Aiuto! Il mio capo vuole che io..." è uno dei nuovi capitoli della seconda edizione di Don't make me think di Steve Krug, uno dei libri più seri e divertenti sull'usabilità dei siti web.
Libro fortunatissimo di cinque anni fa, citatissimo in tutte le bibliografie, e a ragione. Tecniche Nuove lo rimanda ora in libreria in una edizione aggiornata dall'autore. Oltre al "capo", ci sono i CSS e la Menscheit, ovvero l'umanità dei siti, più esempi e link aggiornati.
Da Barcellona.
La mia omologa catalana Neus Arqués ha scritto un bel libretto dedicato alle parole nel web: Aprender Comunición digital.
E' scritto come un sito, con tanti titoli, sottotitoli, liste, immagini, citazioni e link. Dalla lettura sul web fino ai blog, con un filo rosso che lo percorre tutto e che condivido in pieno: scriviamo per partecipare a una "grande conversazione" e la qualità delle nostre parole è l'unico modo che abbiamo per farci ascoltare.
Neus è la fondatrice di Manfatta, agenzia di contenuti digitali di Barcellona, che pubblica la newsletter La Gazetta, un blog, e dei bei white paper scaricabili gratuitamente.
Il comunicato stampa è morto. W il comunicato stampa.
Ha ancora senso il comunicato stampa? La domanda attraversa da mesi i blog e i siti di comunicatori e PR.
David Meermann Scott risponde di sì, ma invita a bypassare i media per arrivare direttamente ai clienti.
E insegna come in un ebook scaricabile gratuitamente: The new rules of PR. How to create a press release strategy for reaching buyers directly.
Molto ben fatto, anche dal punto di vista grafico.
Copyblogger.
Ha poco più di due mesi Copyblogger, ma val la pena di seguirlo.
Tagline: How to sell with blogs and RSS.
Da scaricare: il pdf di 30 pagine Viral Copy.



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