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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
domenica, aprile 30, 2006

Agilatori e moderatrici.
Segnalo ai colleghi romani due appuntamenti per dopodomani, martedì 2 maggio nel pomeriggio, più o meno alla stessa ora.
Il primo è un incontro organizzato da Umberto Santucci all'Università Tor Vergata:
Project Manager e Stakeholder. Approcci agili alla gestione dei conflitti.
Talmente agili che Umberto fa da "agilatore" in un contesto "caotico".
Insieme a lui un trio jazzistico: "Partendo dall'improvvisazione jazzistica come metafora del progetto agile e flessibile, un trio di musicisti romani accoglie Rob Thomsett che viene invitato ad unirsi a loro per una piccola jam session. Il jazz è un buon esempio di chaos management, dove si danno semplici linee guida su cui ognuno si muove come vuole e produce una buona musica di insieme, anche se si incontra pochi minuti prima."
E improvvisando si continua.
Il secondo è all'Università Gregoriana: l'intero pomeriggio è dedicato al Digital Divide, con l'incontro
Società dell'informazione, sviluppo, fraternità: Il WSIS e le sue sfide dopo Tunisi 2005.
Io modererò la prima tavola rotonda, da moderatrice tradizionale, credo ben lontana dalla felice improvvisazione caotica di Umberto.
L'incontro verrà trasmesso in diretta via internet dal sito della Gregoriana.

lunedì, aprile 24, 2006

Speciali.



 

 

 

 



Segnalo, al volo, due dossier che nessun comunicatore si dovrebbe perdere:
>> il survey New Media dell'Economist di questa settimana (un po' gratis e un po' no)
>> lo special report di Business Week sulle
aziende più innovative al mondo (gratis).

Jazz.
Garr Raynolds dedica l'ultimo post del suo blog Presentation Zen al jazz e all'arte della connessione: un breve vademecum per una buona presentazione ispirato dalle parole di 11 famosi jazzisti.

sabato, aprile 22, 2006

Internet in redazione.
Ormai si creano spesso siti e blog dedicati a libri appena usciti.
Qualche volta l'obiettivo è puramente promozionale: una copertina, un profilo dell'autore, un link per comprarlo, una pagina di introduzione. Serve a poco, e secondo me è pure controproducente, perché il navigatore si sente un po' preso in giro: dal web ci si aspetta qualcosa di più.
Altre, il libro viene man mano messo in rete e dà vita a una community che si ritrova sul alcuni temi, come nel caso della Magia della Scrittura.
Ieri, in libreria, di fronte alla fascetta "Con estensione in rete" intorno al volume Internet nel lavoro editoriale di Gina Maneri e Hellmut Riediger, mi sono chiesta cosa volesse dire.
A casa, ho scoperto un libro esteso in rete, ma per davvero: sulla carta consigli e informazioni preziose sull'uso di internet per redattori, traduttori, giornalisti, linguisti, bibliotecari, insegnanti e studenti; sul
web una strabiliante quantità di link, ordinati per funzioni e temi di ricerca, più alcune parti del libro, fino a concreti esempi di ricerca.

Il giorno del Tuttolibri.
Il sabato è il giorno del Tuttolibri della Stampa, interamente scaricabile in rete, dove resta disponibile una settimana.
Oggi la prima pagina è dedicata a una delle iniziative più interessanti all'interno di Torino capitale del libro, che parte oggi e che condivide con Roma fino all'aprile 2007.
Si chiama Il Linguaggio dei segni: ogni circoscrizione della città ha adottato uno dei dieci segni di interpunzione, legandolo a un filone tematico e quindi a particolari eventi che si svolgeranno nel corso dell'anno.
Il quotidiano torinese ha chiesto a dieci giornalisti e scrittori di parlare ognuno di un segno, e del suo possibile significato per la città.
A pagina 8, le Parole in corso di Gian Luigi Beccaria sono dedicate a termini di origine latina entrati nel nostro linguaggio quotidiano; lavabo, placebo, virus, sponsor, agenda, auditorium, quorum, omissis, deficit, par condicio.
Di Beccaria ieri ho comprato il nuovo libro, Per difesa e per amore. La lingua italiana oggi. Quasi 400 pagine che si possono leggere anche a salti e a pezzetti, seguendo i propri interessi e le curiosità del momento. Beccaria ha il raro dono di saper "raccontare" la lingua. E attraverso la lingua racconta l'Italia di questi anni. Piacevolissimo.

lunedì, aprile 17, 2006

Pubblico brand.
Siccome so che tra i lettori di questo blog ci sono molti comunicatori pubblici, segnalo un articolo molto interessante e un po' controcorrente sul branding delle amministrazioni, appena pubblicato dal sempre superbo Brandchannel: Branding in Public: Waste of Money?
"Ha senso - si chiede l'autore dell'articolo - investire tanti soldi in campagne di branding dove non si 'vendono' prodotti e servizi, non c'è la concorrenza e soprattutto dove si investono i soldi del contribuente? Non sarà più che altro un fatto di moda e di semplice scimmiottamento del settore privato? E quei soldi, non sarà meglio spenderli appunto in pubblici servizi?"
Un'operazione di branding o re-branding non è dotarsi di un bel logo + payoff e metterlo ovunque: è allineare un'intera organizzazione su nuovi valori, impresa difficilissima in una pubblica amministrazione.
L'invito è a distinguere tra campagne informative su temi importanti e dirette a specifici target, sulle quali è doveroso investire anche sul piano del brand, e operazioni di branding di interi ministeri e agenzie, costosissime e spesso meno efficaci:
“The more targeted the audience of a brand, the more chance it has of working. Departments and ministries should stick to simple, basic brands that act as umbrellas for more much stronger sub-brands. Public sector branding is about strong sub-brands. You focus your branding where you have defined audiences."

domenica, aprile 16, 2006

American-ese.
L'articolo sull'ultimo numero di E-writing Bulletin è dedicato alle aziende americane che danno in outsourcing le risposte per email ai loro clienti: Teaching offshore agents to write American email. Ma penso sia utile anche a noi italiani quando corrispondiamo con interlocutori statunitensi.


sabato, aprile 15, 2006

Novità sul MdS.
Sul MdS c'è un nuovo
Quaderno, il nono. Quella che tre anni fa era cominciata un po' per gioco è diventata una vera e propria collana. Spero di finire presto anche il n°10.
Questa volta si tratta di una cosa un po' diversa dal solito: un racconto fatto di testo e slide di tre incontri sulla scrittura che ho tenuto un paio di mesi fa al Servizio Orientamento della Bocconi.
I destinatari sono i ragazzi dell'ultimo anno di scuola superiore e il tema è la preparazione alla prova di italiano per l'esame di maturità, vista dalla parte di una scrittrice professionale. Penso però che le quasi 70 pagine possano essere utili a tutti coloro che si interessano di scrittura nella scuola.
Le altre novità sono un contributo di Enrico Cogno e il fatto che finalmente ho dato una bella potatura, togliendo testi che davvero non avevano più senso.
Tra poco, spunteranno nuove piantine.

Sagarana n° 23.
"Per l'uso della lingua: Ricordate che due grandi maestri della lingua, William Shakespeare e James Joyce, scrivevano frasi quasi infantili mentre i loro argomenti erano i più profondi. "To be or not to be" chiede l'Amleto di Shakespeare. La parola più lunga è di tre lettere. Joyce, quando voleva divertirsi, era capace di creare frasi intricate e scintillanti come una collana di Cleopatra, ma la mia frase preferita del suo racconto Eveline è "Lei era stanca". In quel punto della storia, niente potrebbe fare breccia nel cuore del lettore come quelle tre parole.
La semplicità della lingua non è solo stimabile, probabilmente è addirittura sacra. La Bibbia si apre con una frase decisamente alla portata di un quattordicenne sveglio: "All'inizio Dio creò il cielo e la terra".
E' solo uno dei consigli di scrittura di Kurt Vonnegut nel suo saggio Scrivere con stile, che trovate nel nuovo numero della Rivista Sagarana.
Sagarana continua a essere una delle più belle e raffinate riviste di letteratura in rete. In questo numero 23, appena uscito, trovate tantissime altre cose: per esempio, un profilo di Maria Betania scritto da Caetano Veloso, un'intervista a Roger Chartier sul diritto d'autore nell'era di internet, più la sezione Immagini e Versi dedicata a un autoritratto di Goya e la sempre imperdibile Poesia, dove parole e immagini si incontrano, e dove scopri poeti, artisti e fotografi che altrimenti non conosceresti mai.

Occhi pieni di cielo.
Amedeo Modigliani

Strano che stamattina, alla grande mostra romana di Amedeo Modigliani, più che ai colli abbia fatto attenzione agli occhi.
Occhi di donna, di vecchio o di bambino quasi tutti senza pupille, ma come fessure aperte su un altro mondo.
Ce n'erano di neri e marrone scuro, chiusi come saracinesche, ma anche di azzurri come il mare e come il cielo. Sembrava di guardare le antiche statue greche e romane, con i loro pezzi di vetro al posto degli occhi, oppure con le orbite completamente vuote. O ancora le maschere africane, così amate da Modigliani e da Picasso.
Amedeo ModiglianiDel resto Amedeo amava la scultura e quello avrebbe voluto fare. Solo che la pietra costava molto di più di tela, colori e pennelli, e inoltre la polvere che sprigionava durante la lavorazione era micidiale per i suoi polmoni già minati.
Mentre dipinge i suoi ritratti pensa a Brancusi e alle sue forme primigenie e allora un volto diventa un uovo di alabastro e il collo si slancia come un uccello in volo. Pensa alle maschere africane, alla simmetria di quegli occhi vuoti, a quei nasi lunghi e dritti. Pensa alle statuette cicladiche di molti millenni fa, ieratiche, con gli occhi che guardano fisso il Mar Egeo, e anche lui dipinge di azzurro gli occhi di un bimbo. Costantin Brancusi
Un occhio alla scultura di altri paesi e altri contimenti, e un occhio alla tradizione della pittura italiana, che amava tanto e conosceva così bene. Un lungo collo di donna/cigno come le madonne del Parmigianino, un giovane si avvita nervosamente su una sedia come gli ignudi di Michelangelo, una giovane donna si abbandona nuda e il suo corpo diventa un paesaggio come nella Venere di Urbino di Tiziano.
Ci sono tutti, alla mostra, i personaggi che affollavano il piccolo mondo della Parigi artistica del primo decennio del Novecento: mercanti, artisti Amedeo Modiglianicome Picasso e Soutine, giornaliste americane, la poetessa Anna Achmatova, Guillaume Apollinare, la bellissima e tragica moglie Jeanne, ma anche bambini e attricette sconosciute. Tutti immortalati anche in splendide fotografie in bianco e nero, che aprono la mostra.
Ma lo sguardo offerto al fotografo nei ritratti di Modigliani sembra ritrarsi verso l'interno o protrarsi verso un orizzonte lontano. Uno sguardo profondo e puramente interiore.

giovedì, aprile 13, 2006

I noiosi titoli dell'era di Google.
Prima i giornalisti scrivevano i titoli per i lettori e per i caporedattori, ora li scrivono anche per Google. Ma Google non ama i giochi di parole, il senso dell'umorismo, le metafore, le allusioni. Va piuttosto dritto al sodo.
Tutto questo, secondo un articolo del New York Times di qualche giorno fa - The boring headline is written for Google - si starebbe ripercuotendo sullo stile dei titoli di giornali online, sempre più brevi (40 battute max), sempre più secchi e concreti. Interpellati dall'autorevole quotidiano, gli esperti si sono divisi: c'è chi invita i giornalisti a fregarsene dei motori e a scrivere solo per il lettore, continuando a usare anche la parte destra del loro cervello, e c'è invece chi sostiene che la tecnologia ha sempre influenzato lo stile del giornalismo, ora come nel passato. Tanto vale adeguarsi.
Basta pensare che il famoso modello della "piramide rovesciata", che tutti sembriamo aver scoperto con il web, ha origine nella seconda metà dell'800: gli articoli di giornale si telegrafavano, i collegamenti erano precari, e i giornalisti si preoccupavano prima di tutto di fare in modo che le informazioni principali stessero nelle prime righe. Se il collegamento si interrempeva, la notizia sarebbe comunque arrivata.
In ogni caso, i giornali online si stanno lentamente adeguando. I giornalisti della BBC usano due registri diversi: in home page il titolo per attirare i lettori "umani", nella pagina successiva dove si legge il testo dell'articolo, un titolo più sintetico, orientato ai motori.
In questo senso, cambiano anche i titoli delle sezioni dei giornali: "Real estate" diventa semplicemente "Homes", il più sofisticato "Scene" diventa "Lifestyle", la rubrica "Taste" della versione cartacea diventa "Food" in quella online.

PS Nel mio piccolo, ho adottato una consolante teoria, non so quanto valida. Se sono gli umani a digitare le parole chiave su Google, è meglio preoccuparsi di scrivere per loro, con un lessico umano appunto, piuttosto che rompersi la testa con gli algoritmi dei motori. E se sono sempre gli umani a linkare le tue pagine e a far salire la popularity del tuo sito, questa è un'ulteriore buona ragione per scrivere per loro.

domenica, aprile 09, 2006

La parola che dà il via.

If writing a book is impossible, write a chapter.
If writing a chapter is impossible, write a page.
If writing a page is impossible, write a paragraph.
If writing a paragraph is impossible, write a sentence.
If writing a sentence is impossible, write a word and teach yourself everything there is to know about that word and then write another, connected word and see where the connection leads.

Lo stato di vero blocco davanti alla pagina bianca per fortuna lo conosco sempre più di rado. Scrivo moltissimo e ormai conosco mille modi per cominciare.
Nessuno di questi mille però mi ha soccorso oggi di fronte a un lavoro nuovo, su un tema di carattere legale, molto lontano da me. Da trattare con grande precisione, ma con uno stile originale.
Avevo tutto: la scaletta, gli appunti, la struttura.
Niente, non riuscivo a trovare quella che io chiamo "la chiave giusta", il tono di voce che ti convince e che da solo ti guiderà lungo le pagine, una dopo l'altra.
Scartabellando tra le pagine del Poynter, pieno di consigli per scrittori in crisi, mi sono imbattuta nelle poche righe del Premio Pulitzer Richard Rhodes, con il suo invito a partire dalla singola parola.
Io di solito faccio il contrario: è la struttura, la scaletta, la visione di insieme che mi fa sentire il terreno fermo sotto i piedi.
Però, visto che mi gingillavo ormai da ore, ero disposta a provarle tutte.
E così ho fatto. Sono partita dalla parola "creatività", che a prima vista nulla c'entra con uno studio legale.
Eppure ha funzionato, e il gioco delle connessioni di parola in parola mi ha fatto arrivare rapidamente a pagina 10.

venerdì, aprile 07, 2006

La concisione è l'anima della saggezza.
Attraverso uno di quegli itinerari strani e solo apparentemente casuali che solo internet sa regalarti (grazie a
Sergio Caprioli, Guida Supereva per le case editrici), ieri sono arrivata a delle bellissime parole.
Sono di Giuseppe Cerone, autore di Zen.zip, un libro appena uscito di cui per ora ho letto solo l'introduzione di Tullio De Mauro.
Parlano, ancora di poesia, di concisione, di intuizione, e poi di giorni e di notti, di albe e tramonti.

Per parlarti dello zen, non c'è bisogno che ti faccia un trattato filosofico, poiché credo, come Polonio nell'Amleto, che "la concisione è l'anima della saggezza". A cui vorrei aggiungere: "Se una cosa non si può spiegare in poche parole, è inutile cercare di spiegarla in molte". Infatti poche frasi servono a volte a indicarci il cammino e a offrirci materia di pensiero più di interi volumi, ed è per questo che da sempre esiste la poesia (e mi riferisco soprattutto ai frammenti greci e agli haiku giapponesi); per questo vaste correnti filosofiche possono essere racchiuse in poche parole: piccoli semi trascendentali che contengono un mondo intero.
Un errore diffuso fa credere che il progresso consista anche nel coniare parole, salvo poi lasciarle decadere, inflazionate, come quasi tutti gli oggetti che ci circondano. Ma quante parole ci vorrebbero per spiegare "... ed è subito sera" di S.Quasimodo? E quante per chiarire che "non è possibile discendere due volte nello stesso fiume"? (Eraclito,535 a.C.). La verità è che non si può spiegare qualcosa che non si è già intuito e, se la si è intuita, perché spiegarla ? Shakespeare diceva che "discutere sul perché il giorno è giorno, la notte è notte, il tempo e tempo, non servirebbe che a sprecare il giorno, la notte e il tempo".
Ecco pertanto la voglia di scrollarsi di dosso le sovrastrutture e le interferenze e andare all'origine, che è un altro presupposto zen. Altrimenti non è che una farsa: "Facciamo rumore,e crediamo di parlare; assumiamo espressioni, e crediamo di capirci" (T.S.Eliot). Per prima cosa, quindi, bisognerebbe uscire dalla logica dei presupposti e delle conclusioni: per questo, mia cara, lascia che introduca i miei argomenti come se fossero giorno e notte insieme, perché così è più probabile che ne nasca una sintesi, un'alba o un tramonto.

La poesia salva la vita. E la professione.
Dall'ultimo numero del giornale di Gruppo Cultura, il sito animato da Maria Luisa Spaziani e Stanislao Nievo, vengo a sapere che alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma, è stato organizzato un ciclo di cinque incontri - da fine marzo ai primi di luglio - dedicati alla parola poetica. Il primo è stato affollatissimo.
Ne sono molto felice, perché penso che per i futuri comunicatori la poesia sia una grandissima scuola di scrittura. Anche per scrivere newsletter di tecnologia, pagine web che parlano di condizionatori e lavatrici, discorsi dell'amministratore delegato in Confindustria. Quella cosa sottile che fa la differenza - il ritmo - è con la poesia che la impari. Insieme alla capacità di condensare nel modo giusto.
Aule e poesia.
Domani sarò appunto in aula, ospite della cattedra di Comunicazione Interna e Intranet. Martedì pomeriggio spero di riuscire ad andare alla Camera dei Deputati ad ascoltare Donatella Bisutti, poetessa, ma soprattutto grande divulgatrice della poesia.
Il suo libro La poesia salva la vita mi accompagna da anni e mi ha insegnato più di dieci manuali di business writing messi insieme.

giovedì, aprile 06, 2006

Lost in translation.
Nel mondo globale i nomi dei prodotti passano con disinvoltura mille confini, a volte con esiti disastrosi, a volte divertenti.
Un produttore tedesco di zaini, li chiama bodybags, come i sacchi che avvolgono i cadaveri.
Una famosa azienda di omogeneizzati, Gerber, non vende in Francia perché in francese gerber significa vomitare.
Il modello Volkswagen Jetta in Italia ricorda lo jettatore.
In Irlanda l'arancio è bandito perché l'Ordine Orange è una fazione di oltranzisti protestanti. I cattolici non comprerebbero facilmente un prodotto dal nome Orange.
Godetevi una ricca e gustosissima rassegna delle traduzioni che imbarazzano i direttori marketing.

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