minitype

link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


mercoledì, maggio 24, 2006

-->

Bagagli leggeri.
Nulla è più lontano da me della letteratura new age e non ho mai letto un libro di Coelho, anche se lo trovo un signore interessante e simpatico. Però oggi, sulla prima pagina di Stilos, l'occhiello del suo articolo mi ha colpita:
"Il viaggio richiede un atto di semplificazione che è di ridurre al massimo il bagaglio: un atto che è necessario anche nel viaggio più lungo e intenso, quello della vita. Liberarsi del superfluo, avere il necessario, raccogliere non beni materiali ma spirituali: ecco il segreto."
Arrivata a casa, ho obbedito a Coelho e alleggerito ulteriormente il bagaglio, togliendo un po' di cose inutili.
Per le mie otto ore di volo, due libri che spero mi inchiodino: L'impero di Cindia di Federico Rampini e La vampa d'agosto di Camilleri.
Tornerò su questo blog tra una decina di giorni. Ciao.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (12)
libri

-->

Prima di cominciare...
vai al sito www.primadicominciare.it... metto a posto la scrivania, mi preparo un caffè lungo o una tisana, a seconda del momento della giornata, apro le finestre se la stagione lo consente, metto su un bel cd, incrocio le gambe sulla sedia e raddrizzo la schiena (per noi piccole molto meglio dei piedi per terra).
Poi, se tutto va bene, comincio a scrivere, magari un piccolo post per scaldarmi un po'.
Cominciare, per chi lavora con le parole, spesso è difficile e ognuno ha i suoi piccoli riti.
Antonio Zoppetti, autore del notissimo Zop Blog e di un originale romanzo che si intitola Laura immaginaria, ha deciso di documentarli.
Il progetto si chiama appunto Prima di cominciare. Rituali, superstizioni, manie, stati d'animo, dietro la nascita dell'espressione artistica, corporale e di ingegno. Parte in rete, ma diventerà una mostra itinerante.
Ci saranno i rituali di scrittori famosi, ma ognuno di noi può mandare i suoi, insieme a una foto della sua scrivania o del posto dove scrive.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
writers life

giovedì, maggio 18, 2006

-->

Sregolatissimo blog.
Quando quasi tre anni fa mi decisi ad aprire un blog, la vera molla fu l'insofferenza verso le regole che mi ero autoimposta sul Mestiere di Scrivere. E' vero, il sito era casa mia, potevo farci quello che volevo, ma il suo stile editoriale pian piano si era venuto definendo e in fondo mi piaceva.
Non solo sentivo il bisogno di giocare di più con gli stili e di ampliare i miei temi, ma anche quello di scrivere ciò che mi passava per la mente, un dato giorno a una data ora, senza che venisse preso per oro colato. Qualcosa su cui potessi tornare il giorno dopo, per dire che mi ero sbagliata. Qualcosa di più vicino al flusso dei pensieri.
Stilare regole su "come si scrive un blog" non mi è quindi mai passato per la testa. In questo luogo scrivo quello che voglio, che sento, che mi va. Non posto per giorni e poi scrivo cinque post tutti assieme, senza alcuna strategia.
Paradossalmente, pur sapendo bene che il blog è per sua natura uno strumento interattivo, qui del lettore mi preoccupo molto meno. Scrivo leggera e deresponsabilizzata.
Scrivo cose che mi interessano e che voglio ricordare. Certo che voglio condividerle, ma le scrivo soprattutto per me, lasciando che incrocino spontaneamente interessi ed emozioni negli altri.
Per questo mi becco ogni tanto dei commenti tremendi, in cui vengo accusata di fregarmene della "community". Ma commenti e community meriterebbero un altro post-fiume che prima o poi scriverò.
Tutte queste cose mi sono venute in mente perché invece Jean-Marc Hardy ha appena pubblicato l'articolo Ecrire pour les blogs sul suo favoloso Redaction.be. Detta regole intelligenti con il suo consueto garbo e tocco leggero, nelle sue pagine scritte sempre secondo le migliori regole del web writing: indici, paragrafi tutti della stessa lunghezza, frasi brevi, titoli chiarissimi e informativi, numero giusto di link, né troppo né pochi.
Mi domando come scriverebbe se scrivesse su un blog, luogo in cui noi precisini riusciamo a fare continue scoperte interessanti su noi stessi.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (11)
web writing

domenica, maggio 14, 2006

-->

G. A. Sartorio, un trascinante conservatore.
Anche nell'arte, la parola "innovazione" ci incute sempre una certa soggezione e a distanza di ormai un secolo ci misuriamo sempre con i grandi rivoluzionari delle avanguardie dei primi anni del Novecento, che sentiamo ancora nostri contemporanei, perché dobbiamo loro un nuovo sguardo sulle cose, sul mondo e sull'arte stessa. Il valore di un artista spesso lo misuriamo sul grado di innovazione, o di rottura con la tradizione, a seconda del punto di vista.
G. A. Sartorio, ex libris per Gabriele D'AnnunzioStamattina, al Chiostro del Bramante a Roma, in mezzo allo sconfinato mondo pittorico di Giulio Aristide Sartorio, non ho potuto usare il solito metro, perché sono stata davvero rapita dalle forme e dalla vitalità di un artista conservatore, che guardava soprattutto al passato - dai fregi del Partenone agli Ignudi di Michelangelo - e conosceva bene la cultura del suo tempo, ma che del futuro né si preoccupava, né riusciva a intravedere qualcosa. Eppure mi ha fatto passare due ore appaganti e bellissime.
A casa, Google mi ha restituito ben poco di questo artista famosissimo tra Ottocento e Novecento, che viveva nel lusso materiale e intellettuale della sua villa vicino Porta San Sebastiano a Roma, amico di D'Annunzio, per il quale realizzò illustrazioni di libri e splendidi ex-libris.
Un artista cosmopolita, che fece il giro del mondo, vicino ai preraffaelliti inglesi, così come ai tedeschi Böcklin e Klinger.
Eppure non c'è italiano che non abbia visto almeno una volta il capolavoro di Sartorio, il grande fregio dell'aula di Montecitorio a Roma, un grandissimo bassorilievo in pittura in cui donne, uomini, ghirlande e cavalli s
i annodano in decorazioni liberty a celebrare le virtù e la giovinezza dell'Italia unitaria.
G. A. Sartorio, particolare del fregio di Montecitorio
Era quel mondo da gran virtuoso del pennello e della mitologia che credevo di ritrovare, e invece ho scoperto molto di più nelle decine di opere quasi tutte conservate nel segreto e nel chiuso di case private.
Io che amo molto l'arte del mio tempo, così frammentata e fatta anche di cose e materie di tutti i giorni, ho conosciuto un artista che sembrava da solo dominare tutto: il nudo, la figura, l'impennarsi di un cavallo, l'increspatura del mare, il merletto bianco di un abito; e tutte le tecniche, dall'olio al pastello, dal carboncino all'incisione. Con sicurezza, senza esitazioni, in una produzione di quadri enormi o minuscoli, che sembra non avere fine.
Sartorio era ricco, famoso e omaggiato, ma questo non frenava la sua curiosità del mondo e il suo desiderio di possederlo attraverso lo sguardo e la pittura. E non solo il passato dei miti classici, ma Roma e la sua campagna, l'agro pontino e il promontorio del Circeo. Viaggiò in tutto il mondo, lasciando dei reportage che si snodano di tela in tela: il muro del Pianto a Gerusalemme, re Fuad d'Egitto rappresentato a cavallo come il Carlo V di Tiziano, la pesca dei tonni e la mattanza, le foche e i delfini.
G. A. Sartorio, Bombardamento su VeneziaQuando scoppiò la prima guerra mondiale aveva già 55 anni, ma aderì con entusiasmo all'invito che il Governo fece agli artisti perché documentassero la guerra con pennelli o macchina fotografica. Lui andò al fronte, dove dipinse il dolore, la paura e la morte con una solidarietà profonda, ma anche con splendide invenzioni formali: il bombardamento di Venezia sembra un quadro di Folon. Fu anche fatto prigionero e passò, senza minimamente scoraggiarsi, due anni nel campo di Mauthausen. Rilasciato, tornò al fronte a dipingere.
Prendeva appunti velocissimi sul posto, in mezzo al deserto o sulla tolda di una nave con i pastelli e la macchina fotografica, e poi ne ricavava delle diapositive da proiettare sui muri del suo studio, per prepararsi alle grandi composizioni dei quadri a olio.
A guerra finita, visse la sua "penultima giovinezza". Sposò una giovane attrice spagnola ed ebbe due bambini. Nella pace ritrovata dipinse uno splendido ciclo di ritratti della sua famiglia sulla spiaggia di Fregene, un mondo di felicità e di luce, di scialli e ombrellini, onde e sedie a sdraio come un Klimt mediterraneo. G. A. Sartorio, Bimbo sulla spiaggia di Fregene.
La mostra si chiude con uno dei suoi ultimi quadri: un enorme acquario scintillante di verde in cui i bambini nuotano felici in mezzo ai pesci e a ghirlande di fiori.
Con il giornale pieno di scandali sotto al braccio, il contatto con questo italiano di un secolo fa, con la sua vitalità e le sue visioni coraggiose e ottimiste mi ha fatto un gran bene.

scritto da luisacarrada | plink | commenti
forme e colori

sabato, maggio 13, 2006

-->

Il web, frullatore di stili.
Lunedì pomeriggio tengo un seminario all'Università di Bologna sulla scrittura nelle aziende "dopo 10 anni di web". Un titolo che abbiamo trovato con la docente Giovanna Cosenza per raccontare agli studenti come sono cambiati e soprattutto stanno cambiando sia il ruolo di chi scrive all'interno o per un'organizzazione, sia gli stili di scrittura. Una rivoluzione abbastanza silenziosa, ma secondo me tumultuosa. La famosa profezia del Cluetrain Manifesto (1999) - I mercati sono conversazioni - è solo ora che comincia a realizzarsi sul piano del linguaggio.
Le docenze sono sempre una buona occasione per riflettere. Per esporre e spiegare qualcosa a qualcuno - sul MdS o in un'aula universitaria - in maniera convincente, devo prima di tutto chiarire le cose a me stessa. Ed è quello che sto facendo stamattina: recu
perando e sistemando idee, raccogliendo link ed esempi.
E' buffo vedere cosa succede alle aziende nella ricerca del loro stile, del loro "tono di voce".
Nessuno di noi inventa niente di eclatante, procediamo per scarti e piccoli passi, guardando alle cose belle e brutte che ci precedono e ci circondano.
Le organizzazioni hanno finalmente cominciato a superare i confini lessicali e stilistici che si erano autoimposte da decenni, e a guardare e ad attingere a modelli molto diversi da loro. C'è chi lo fa timidamente, chi con audacia, godendo visibilmente di una libertà ritrovata.
Il web, nella sua grande attuale confusione, ha il merito di abbattere i confini e rimescolare le carte.
In particolare, oggi mi ha colpito una cosa.
I siti di arte, cultura e letteratura, partiti in maniera molto più libera e fantasiosa, non fanno che avvicinarsi al modello "aziendale": labelling asettico fatto di "chi siamo", "i nostri servizi", "lavora con noi"; rinuncia drastica alle metafore, sia verbali, sia visive, verdana 10... come se avessero bisogno di ribadire serietà e affidabilità.
Delle misteriose metafore marinare del primo Holdenlab, per esempio, rimane forse solo il felicissimo Cargo, che proprio per la sua cripticità invita al click.
Le aziende, al contrario, cominciano a osare, a usare le parole per far sognare e immaginare, o solo per raccontare chi sono realmente, cosa li distingue e come lavorano.
Che lo facciano aziende di moda o del settore alimentare, è normale. Il sito di Barilla ha un linguaggio coerentissimo, perché usa il registro linguistico della famiglia e della quotidianità, anche per presentare l'azienda ("Barilla si racconta", introdotta da una citazione di Pietro Barilla)
Più sorprendente è il grado di libertà e fantasia che ho trovato di recente in alcune aziende italiane di informatica, tradizionalmente asciutte e tutte uguali.
Prendete eXstone, con un sito completamente ispirato al mare, anzi alla vela.
I titoli delle sezioni: la barca, gli orizzonti, le rotte, i venti, le manovre, le sfide.
All'interno, testi brevi e molto coerenti con quella che evidentemente è una passione reale dei fondadori dell'azienda.

Comunque, ciò che mi ha colpito di più è la home page con il verso di Jacques Brel: "Il solo fatto di sognare è già importante. Vi auguro sogni a non finire la la voglia furiosa di realizzarne qualcuno...". La poesia per presentare sistemi informatici.
Ma ho anche trovato aziende di informatica che parlano di armonia, umanità, che raccontano storie e presentano persone in carne e ossa. Qualche volta in maniera un po' forzata, qualche volta con troppe strizzatine d'occhio a zen e new age, ma trovo che sia comunque un bene che anche le aziende comincino a ricercare e a scegliere il proprio stile, per poi esprimersi come gli pare.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (6)
web writing

lunedì, maggio 08, 2006

-->

Lettura da ascoltare.
Grazie a internet, sono diventata una grande ascoltatrice della radio in differita.
Ho le mie trasmissioni preferite e, quando mi va, pilucco e scelgo un programma da ascoltare, magari di qualche mese fa.
Oggi ho scoperto il bellissimo sito della trasmissione di psicologia Fantasticamente, su Radio1.
Ascoltatevi la trasmissione dedicata alla Lettura, del 15 aprile scorso.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
libri

-->

Questioni di famiglia.
Sono sempre affascinata dalle complicate e costosissime operazioni di rebranding in cui lo spostamento è minimo, anche di una sola parola. Cui si affida però un mondo di emozioni e percezioni.
Un po' di post fa, ho segnalato quello di Intel.
Oggi la mia attenzione è stata attirata dall'azienda Gallo, che produce famosissimi vini californiani.
La storia di questa azienda è piuttosto affascinante, perché è stata fondata nel 1933 da due fratelli italiani emigrati in California. Arrivati poverissimi, sono diventati i secondi produttori di vino al mondo.
Il logo E&J Gallo, dai nomi dei due fratelli, viene ora sostituito da Gallo Family Vineyards: nel mondo globale, un'azienda che vende ogni anno 12 milioni di casse di vino in 23 paesi del mondo recupera una semplicissima parola, famiglia.
E ci investe "a significant sum", come ha detto la responsaile marketing di Gallo.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
brand

domenica, maggio 07, 2006

-->

Lettere a un aspirante giornalista.
Nella settimana che oggi finisce il sito del Poynter Institute ha pubblicato una lunga e bella intervista del caporedattore Chip Scanlan a Samuel G. Freedman, docente di giornalismo alla Columbia University.
Freedman ha appena pubblicato una guida per i giovani giornalisti, scritta in forma epistolare sul modello di Lettere a un giovane poeta di Rilke.
Come si coglie dall'intervista e dagli estratti pubblicati online, si tratta di un vero racconto di vita, ricco di storie piccole e grandi, come è nella migliore tradizione del giornalismo anglosassone.
Qualcosa che mi sembra di avere intravisto anche nel libro di David Randall, Il giornalista quasi perfetto (Laterza), che ho comprato ieri, dopo una convincente e abbondante sfogliata in libreria.



scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
libri

-->

Business cards, by Hugh McLeod

Gapingvoid

scritto da luisacarrada | plink | commenti

-->

Ossimoro.
Sentii nominare per la prima volta la "letteratura grigia" durante una riunione di lavoro parecchi anni fa. L'ossimoro rimase un mistero per almeno un paio d'ore, perché non osai svelare la mia ignoranza davanti a tante persone. Bluffai con un certo successo, ma poi mi precipitai a scartabellare libri e dizionari per cercare di capirci qualcosa. Internet non c'era ancora e faticai non poco.
Comunque, mi spiegò alla fine un collega, la letteratura grigia era semplicemente quella che non veniva pubblicata secondo le strade dell'editoria commerciale, ma diffusa attraverso altri canali: tesi di laurea, rapporti tecnici aziendali, studi specialistici, saggi, relazioni a convegni, cataloghi e manuali, dispense di formazione.
Non so quanto questo valga oggi e se i confini della letteratura grigia siano invece un po' cambiati. La rete ci permette di pubblicare tutto quello che vogliamo saltando l'editoria tradizionale, quindi i confini tra la letteratura grigia e quella a colori sfumano parecchio.
Credo però che il termine continui a connotare soprattutto la letteratura tecnica, come spiega un documento elaborato dalla Direzione Attività Editoriali del nostro Istituto Superiore di Sanità, un'ottima guida redazionale, in italiano e in inglese: Linee guida per la produzione di rapporti scientifici e tecnici. Come scrivere e diffondere letteratura grigia.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
siti belli e cose utili

-->

L'arte narrata.
Io da grande avrei voluto fare la divulgatrice dell'arte e non la business writer per le aziende.
Però questa strana epoca di reti, contaminazioni e trasversalità mi sta riportando, sempre più spesso, verso la mia mai sopita passione per le forme e i colori.
E chissà se il mio sogno non si realizzi davvero, magari in un momento della vita diverso da quello che avevo immaginato.
Qualche giorno fa ho passato una mattinata con il gruppo di lavoro del Centro per i Servizi Educativi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, cioè con le poche e appassionatissime persone che si occupano della divulgazione dell'arte al grande pubblico nei nostri musei.
Così ho saputo di un evento molto interessante per i comunicatori culturali e gli insegnanti.
La mattina di giovedì 18 maggio, alla Chiesa di Santa Marta a Roma (Piazza del Collegio Romano), si svolgerà l'evento Intorno ad Antonello da Messina, dedicato a docenti, storici dell'arte, edicatori museali. La vita e l'opera di Antonello verranno raccontate e indagate "con tecniche non convenzionali", cioè con ballate, scenografie e narrazioni.
L'evento è gratuito, ma bisogna prenotarsi: 06.58434266 - sed@arti.beniculturali.it (oggetto: Intorno ad Antonello).

Un paio di link sulla narrazione dell'arte:
Arte in gioco
Holdenart


scritto da luisacarrada | plink | commenti (1)
forme e colori

venerdì, maggio 05, 2006

-->

Una nuova newsletter sulla comunicazione interna.
Scopro ora che l'ultima moda in fatto di comunicazione interna si chiama engagement... impegno, coinvolgimento?
"Engagement is about changing employee attitudes and behavior." Semplice, no?
Quei furbacchioni di Ragan, che riescono a fare corsi e webinar su qualsiasi minimo aspetto della comunicazione, hanno lanciato la newsletter mensile Engagement Report. Gratuita, da fare da volano a chissà quante altre cose a pagamento.
Bisogna iscriversi, naturalmente.
Gli articoli del primo numero: 5 regole per lanciare un "engagement employee program", un resoconto dal recente Leaderhip Summit in Orlando; un'inchiesta sugli stipendi dei comunicatori interni, i meno pagati di tutti.

scritto da luisacarrada | plink | commenti
siti belli e cose utili