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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
giovedì, luglio 27, 2006

Le parole di Tiziano 2.
Al figlio che gli chiede sui suoi inizi di giornalista, Terzani risponde che "oggi fare quello che facevo io a quel tempo, quello che facevamo noi, sarebbe impossibile perché non c'è lo stesso spazio."
Spazio: mi ha colpito moltissimo questa parola, perché è proprio "spazio" in senso letterale.
E' vero: viviamo il tempo dello spot, dei tre minuti, delle pagine che non si leggono se non spezzate in mille boxini, sottotitoli, figure. Il tempo dei contenitori delle piccole cose, e non solo televisivi. 
Eppure è anche il tempo del web, contenitore senza limiti e spazio senza costi, mondo parallelo che tutto accoglie. Lamenti e reportage, scrittura e oralità, cronaca e poesia.
Certo non manca lo spazio per "scrivere in grande".
"Pensa che dal Vietnam io scrivevo anche per L'Espresso, riempiendo due pagine intere di quel giornale ancora più grande del Corriere della Sera, con una bella carta lucida e qualche foto. Scrivevo grandi articoli in cui raccontavo tutto quello che vedevo, le mie impressioni. Fin dall'inizio ho imparato che attraverso un piccolo episodio racconti una grande storia, perché la storia raccontata attraverso un'esperienza personale, attraverso il piccolo aneddoto della vita di un uomo, di un villaggio, può spiegare molto di più che se scrivi 'Ieri, seimila morti...' Seimila morti nessuno li vede, ma un solo morto che ha famiglia, che ha bambini, quello impressiona."

Le parole di Tiziano 1.
Credo di aver letto tutti i libri di Tiziano Terzani, a partire da quella rivelazione che fu Un indovino mi disse, ormai molti anni fa.
Ma ho indugiato parecchio prima di comprare e cominciare La fine è il mio inizio. Non so se per paura di un'operazione commerciale post-mortem o per non sciupare quello che per me è stato il vero congedo di Terzani, lo sguardo sull'Himalaya e sul mondo alla fine del suo ultimo giro di giostra.
Invece anche questa lunga e sofferta conversazione riserva delle sorprese. Nelle prime 100 pagine, la sua infanzia fiorentina e il rapporto con la scrittura.
Rapporto difficile, scrittura faticosa, soprattutto agli inizi. Giovane corrispondente di giornali prestigiosi quali Il Giorno e Der Spiegel, Terzani cincischiava per giorni con titoli e incipit, mentre i suoi colleghi scrivevano pezzi su pezzi.
Stupisce - oggi che le sue parole ci avvincono e ci hanno fatto conoscere tanto oriente e occidente - che lui si sentisse più storico e studioso che scrittore. Terzani poteva scrivere solo dopo aver letto, visto con i suoi occhi e riflettuto tanto. Tutto, fuorché la penna facile. Una penna che doveva prima nutrirsi di fatti e di idee.
"Il mio modo di operare è di leggere tanto, leggere tanta storia. Vedrai che la mia biblioteca è piena di libri sull'Indocina e la storia coloniale, perché era così che mi orientavo. Mi portavo dietro i libri o tornavo a casa e leggevo.
Il fatto di oggi lo devi mettere in un contesto o non capisci niente. Per questo prepararsi è importantissimo. Se non capisci la storia non capisci l'oggi. Se fai la cronaca racconti delle balle, racconti quello che vedi al microscopio quando invece ci vuole il cannocchiale. La formazione di un giornalista non è certo facile ed è per questo che sono contro tutte le scuole di giornalismo. Fanno il contrario di quello che dico io perchè ti insegnano le tecniche, ti insegnano come incominciare un pezzo, come finirlo bene, come mandarlo svelto. Ci vuole invece una preparazione eclettica e quella te la devi fare da solo con una cultura che viene dalla storia dall'economia e che non impari nella facoltà di giornalismo."

lunedì, luglio 24, 2006

Sagarana n° 24.
Anche la rivista Sagarana è da leggere e da guardare, sempre bellissima.
E' uscito il numero 24: nella mostra virtuale la storia del Brasile nei dipinti di Candido Portinari.
E leggete la rotonda e struggente
Ballata delle donne di Edoardo Sanguineti.

Silmarillon.
Francesca Pacini, che ci ha da poco regalato il
Quaderno del MdS dedicato alla correzione delle bozze, nel giro di un paio di giorni ha pubblicato il primo numero della rivista Silmarillon e ha aperto il blog Il Mulino di Amleto.
Il dossier di questo primo Silmarillon, che uscirà ogni due mesi, è dedicato alla libertà: Sibilla Aleramo, Giorgio Gaber, lo yoga e una bella intervista a Loredana Lipperini.
Molte le rubriche aperte alla collaborazione dei lettori/scrittori:
>> La Biblioteca di Babele
Costruisci la tua biblioteca ideale in 10 titoli e spiega il perché della scelta.
>> Esercizi di stile
Commenta le atmosfere narrative degli incipit.
>> I tuoi paesi delle culture
Inserisci le tue geografie letterarie preferite.
>> Risvolti di lettura
Libere recensioni.
Quanto al
Mulino di Amleto, leggete e guardate.

Parole paravento.
Da "amore-odio" a "vivibile", passando per "coniugare", "contesto", "segnale forte", "sostenibile", "territorio".
Sono una quarantina le Parole paravento analizzate da Claudio Nutrito (Alberto Perdisa Editore, 14 euro). Parole utili quando non si ha niente da dire, le definisce l'autore.
Ognuno vi troverà le sue e anche io mi sono divertita a individuare quelle in cui casco più spesso. La palma la riceve "consapevole", aggettivo che mi piace molto.
A dire il vero, siccome più che parlare scrivo, riesco a evitare quasi sempre la trappola della parola facile. Parole come "contesto" o "coniugare" non mi escono praticamente più dalla penna, anche se mi passano spesso per la testa.
Però c'è stato un periodo, un po' di anni fa, in cui scrivevo un sacco di discorsi per l'alto management. Discorsi rituali, in occasioni rituali in cui nessuno si aspettava niente di originale (anzi), non legati alla personalità dell'oratore, ma interscambiabili e smontabili, pronti per il riciclo.
Spesso dovevo scrivere sul nulla. Dopo i primi scoraggiamenti, diventai bravissima e producevo discorsi in un paio d'ore, proprio grazie alle parole paravento. Ne avevo un vastissimo repertorio, non solo di parole, ma anche di frasi, incipit e chiusure.
La lettura di questo piccolo libro me le ha ricordate all'improvviso. Lettura utile, perché le parole paravento a volte le devi evitare come la peste, ma a volte ti ci puoi aggrappare come a un salvagente. Dipende dal "contesto", tanto per usarne una.

martedì, luglio 11, 2006

Un solo stile per tante voci.
Niente male la guida di stile di Wikipedia. Se serve a migliaia di persone diverse per scrivere le voci in maniera corretta e uniforme, può facilmente soccorrere anche noi.

Un'estate al mare.
Sul web le fantasie ad occhi aperti, i giochi di libere associazioni, qualche volta prendono consistenza e dal pensiero e dall'immagine la mano corre su Google. Mi è appena successo.
Eugène Boudin, Passeggiata sulla spiaggia, 1863Ho pensato alla spiaggia, ma non alle nostre mediterranee, con gli stereo e le creme. Ho pensato alle spiaggie nordiche, battute dal vento, con le signore imbacuccate. Come Toni Buddenbrook sulla spiaggia di Travemünde dentro i cestoni di vimini.
Ho pensato a quel meraviglioso pittore di spiagge e signore che è il francese Boudin.
Ho cercato Boudin con le Immagini di Google e sono approdata all'istante in un posto meraviglioso: il Balnea Museum, museo virtuale dei bagni di mare e del turismo balneare.
Vi consiglio un tuffo: vi incontrerete le bagnanti di Picasso, Boudin, Courbet, Dudovich, Carrà, De Chirico, libri, articoli, link, foto d'epoca... c'è da bagnarsi e divertirsi per ore.
E tutto da una piccola fantasia di sabbia.

WP
E' nato un blog interamente dedicato alla progettazione e alla scrittura di white paper. Lo ha inaugurato qualche giorno fa l'espertissimo
Michael Stelzner, dal cui sito ho tratto già un paio di anni fa innumerevoli spunti. La sintesi è nel MdS.

domenica, luglio 09, 2006

Belle cose, di domenica.

Tra le cose che il sito di Repubblica mette gratuitamente online c'è il supplemento Domenica.
Quasi sempre, vale la pena di sfogliarlo non tanto per i testi, quanto per le immagini.
E' il caso anche del
numero di oggi, con i disegni di Umberto Eco quando pensava, immaginava, e "vedeva" prima ancora di scriverli, i luoghi e i personaggi del Nome della rosa.
Un tema, quello del "disegno" dei testi, che non finisce di affascinarmi.
Scrive Eco:
"Tutti pensano che il romanzo sia stato scritto al computer, o con la macchina da scrivere, in realtà la prima stesura fu fatta a penna. Però ricordo di aver passato un anno intero senza scrivere un rigo. Leggevo, facevo disegni, diagrammi, insomma inventavo un mondo. Ho disegnato centinaia di labirinti e di piante di abbazie, basandomi su altri disegni, e sui luoghi che visitavo."
Ma in questo numero della Domenica ci sono altre bellissime cose: le vacanze sul Mare del Nord (illustrate da un magnifico pittore), il postino di Rimbaud, i disegni di Erté, nonché proposte di menu liquidi e gelati, inaugurate dal superbo e saporitissimo gazpacho.

M come maiuscola.
Su DireFareScrivere, Maria Gulino prosegue il suo viaggio tra le minuscole e le maiuscole, questa volta "tra geografia e storia, università e festività".

sabato, luglio 08, 2006

Liquid media.
E' stupefacente assistere a come i diversi media si intreccino in questo momento: carta, web, audio sembrano esistere in un ambiente liquido in cui trascorrono con disinvoltura l'uno nell'altro.
Un paio di anni fa, Roy Peter Clark - senior editor del Poynter - pubblicò a puntate la bellissima serie 50 Writing Tools. Li ho salvati tutti, uno per uno, e ne ho tratto moltissimi spunti e insegnamenti, nonostante gli esempi dal giornalismo e dalla letteratura fossero naturalmente tutti in inglese. Anzi, mi sono spesso detta che sarebbe stato bellissimo farne un adattamento italiano, un po' come ha fatto Alfonso Berardinelli con l'edizione italiana del libro di Hans Magnus Enzensberger Che noia la poesia, uscito da poco presso Einaudi.
I 50 attrezzi - nati per il web - sono stati ora tolti dal bancone di lavoro (i correttissimi del Poynter hanno avvertito prima, così c'è stato tutto il tempo di scaricarli) e sono diventati un
libro di carta.
Intanto il loro autore ha aperto un blog, dove tre volte alla settimana li riprende, li aggiorna uno per uno e ne propone di nuovi, fedele allo spirito artigianale che ispira l'intera operazione. Non solo, sta inserendo anche dei podcast con la sua voce che li racconta. Per poi forse farne materia di una seconda edizione del libro.
Intanto sul blog, i lettori scrivono, commentano, propongono nuovi testi ed esempi.

venerdì, luglio 07, 2006

Scoperte.
Notevolissimo per leggerezza della presentazione, profondità dei contenuti e varietà dei temi il blog Bad Language di Matthew Stibbe, chief writer dell'agenzia londinese Articulate (grazie a
dasar).

martedì, luglio 04, 2006

Passato e futuro si incontrano in treno.
La scorsa settimana un viaggio in treno Roma - Milano e ritorno mi ha permesso di leggere per intero, e gustare a pieno, due piccoli libri che mi tiravo dietro da tempo.
Due libri diversissimi, che però ho voluto leggere insieme.
Parole di giorni lontani, di Tullio De Mauro (Il Mulino, 10 euro).
Blog generation, di Giuseppe Granieri (Laterza, 10 euro).
Lo zigzagare tra i capitoli aveva un senso per me, che sono così attirata dal futuro ma così ancorata al mio passato personale e familiare.
Il libro di De Mauro è una storia familiare, vista dai suoi occhi di bambino ed evocata da alcune parole rimaste ferme nella sua memoria. Quelle incancellabili, come certe immagini, cui ancoriamo i nostri primi ricordi. Una storia semplice, di una famiglia numerosa nella Napoli degli anni '40.
Nessuna dotta disquisizione linguistica per un racconto nato prima di tutto per sé e per la propria famiglia, e solo dopo dato alle stampe.
Scrivere per la famiglia è un'esperienza che ho vissuto in prima persona, e che raccomando come una delle più belle e gratificanti, soprattutto in questa epoca in cui delle nostre abbondantissime comunicazioni ben poco resterà.
Ma io non ho raccontato di me, dei miei genitori, di mio fratello. Non ancora.
Sono andata molto più lontano, dalla fine del '700 agli anni '50 del secolo che è appena finito. Tutto quello che se non avessi raccolto io sarebbe finito per sempre.
Ho letto interi carteggi, fatto ricerche di archivio, interrogato fotografie, intervistato mia nonna novantenne quasi ogni sera, per un'estate intera. Un pomeriggio d'autunno mi sono messa a scrivere e a Natale avevo finito, in tempo per stamparne una trentina di copie e farne dono a tutti il 25 dicembre.
Il libro di Granieri è stato all'altezza delle aspettative, uno dei pochi libri intelligenti su quello che sta succedendo in rete e che sta cambiando le nostre vite. Personalmente, mi sono sentita molto antiquata - nonostante stia davanti a un computer per tutto il giorno, abbia un sito e pure un blog - e molto poco partecipativa rispetto alla "grande conversazione".
Comunque, Blog Generation mi ha dato abbastanza da pensare e non aspetterò dei mesi per leggere l'ultimo libro di Granieri, La società digitale, in uscita a giorni, sempre presso Laterza.

lunedì, luglio 03, 2006

Finestre.
Quando per la prima volta mi affacciai alla finestra del web, ormai dodici anni fa, e qualcuno mi spiegò cos'era e a cosa serviva, pensai subito due cose, all'istante, credo:
1. il mio lavoro cambierà completamente e farò di tutto per cambiarlo
2. non avrò più bisogno di andare in ufficio, le mie parole potranno viaggiare da sole, senza che sia necessariamente io a portarle in giro.
Due pensieri che per anni ho coltivato come
sogni segreti.
Il primo si è realizzato pian piano, con il mio impegno ma anche per effetto dei tempi. Per il secondo ho dovuto aspettare molto più a lungo. Per anni ho immaginato di potermi muovere liberamente, con un leggero pc in spalla, trovare un bel posto davanti al mare e mettermi a scrivere. Non del mare, ma di cose molto utili e prosaiche, di quelle che servono a farti pagare le bollette a fine mese e sognare nuovi viaggi.
Ora che sto preparando i bagagli per andare in un
posto non troppo lontano da Roma, ma davvero deserto, mi domando se non abbia esagerato visto che sono in pieno periodo lavorativo. Mezz'ora di strada sterrata per arrivare, il primo internet point a un'ora di macchina, luce elettrica per non troppe ore al giorno. E tutti i miei contatti affidati a quella leggera e precaria architettura fatta di fili, pc, telefonino, bluetooth e altre diavolerie che spero di riuscire a ricomporre sul mio tavolo davanti al mare.
Non so quindi quanto riuscirò a postare, o forse sì, scriverò dei post completamente diversi. Perché navigherò sicuramente poco e lentamente per i ritmi cui sono abituata, in compenso spero di leggere moltissimo, di raccontarvi le mie letture, di pensare nuove scritture.

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