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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
giovedì, agosto 31, 2006

Le voci corrono.
Riprendo il tema del post precedente, quello della reputazione online, che sembra scaldarsi di giorno in giorno.
Il villaggio globale è sterminato, ma certi meccanismi sembrano quelli del piccolo paese. Si parla, si sparla, e se si sparla troppo sei rovinato. Puoi metterti il vestito buono, darti una ripulita, fare le migliori dichiarazioni di intenti, metterle persino in bocca a qualche amico compiacente, ma se ti parlano alle spalle hai chiuso. Se menti, sarai presto sbugiardato. Le voci corrono, e su internet corrono molto più veloci di te.
Ieri citavo una società americana, ma abbiamo esperti anche in casa nostra.
Per una prima e chiara panoramica su come intervenire e scrivere nelle conversazioni online, salvando faccia e business, scaricate la presentazione di Lucia Vellandi al recente Search Engine Strategies di Milano su Gestione e controllo della reputazione.

martedì, agosto 29, 2006

Chi scrive alle spalle?

L'amara verità.
Blogger, giornalisti e clienti stanno parlando della tua azienda.
Sai cosa stanno dicendo?
C'è chi scrive sulla tua azienda ogni giorno: racconti che possono anche danneggiarne la reputazione, se non controllati...

Questa è la pubblicità di Factiva, sulla quarta di copertina di Communication World di agosto. Seguono i servizi di Factiva per andare a caccia di parole che sul web possono far crollare la reputazione aziendale.
La "grande conversazione" è anche questo, e dà il via a nuovi business.
E' l'avverarsi delle profezie del Cluetrain Manifesto, è l'inizio della fine del tempo in cui i grandi brand prima decidevano come volevano essere percepiti, e poi chiamavano la grande agenzia di comunicazione perché mettesse su la migliore percezione.
La reputazione si crea sempre più al di fuori dei confini aziendali.
Lo ricordava anche Gerry McGovern nella sua newsletter di domenica scorsa:
1. La fiducia in internet come fonte di informazione affidabile cresce, mentre scende quella nella televisione.
2. L'opinione dei dipendenti di un'azienda è considerata più affidabile di quella dell'amministratore delegato.
3. Le informazioni dalle ONG sono considerate più affidabili di quelle che arrivano dai governi.
4. "Una persona come me" è considerata più affidabile di medici, docenti universitari ed esperti. Nei soli Stati Uniti, questa fiducia è cresciuta dal 20% del 2003 al 68% di oggi.
Per chi in azienda e per le aziende scrive, questo cambia parecchio le cose.
Prima ancora di definire strategie e stili di comunicazione, è bene convincere capi e clienti che raccontare palle, sorvolare e nascondere informazioni, usare troppi eufemismi e punti esclamativi, mostrare entusiasmi ingiustificati, non serve a niente, ma soprattutto non conviene.

Mood.
da: http://www.gapingvoid.com

da: www.gapingvoid.com

More freebies 2.
Per promuovere il suo libro, Debbie Weil ha realizzato anche un Manifesto scaricabile gratuitamente da ChangeThis.
Tra gli aggiornamenti di agosto, anche un Manifesto dedicato al Web.2.

martedì, agosto 22, 2006

More freebies 1.
Due libri appena usciti, due capitoli gratis online per assaggiare:
>> Writing white papers, di Michael Stelzner, autore di un bel
blog dedicato proprio a questo tema
>> The Corporate Blogging Book, di Debbie Weil.

Citando Saint-Exupéry.
Una breve ma ottima guida alla scrittura di discorsi, con l'autore del Piccolo Principe come nume tutelare.
Comincio a diventare allergica alle liste in 10 punti e alle nutshell, ma questa è notevole.

Podcast. Tutti da scrivere.
Ho osservato e letto i blog per circa quattro anni prima di decidermi ad aprirne uno.
Se nella mia vita non fossero successe certe cose, probabilmente non lo avrei mai fatto e oggi la mia scrittura e la mia sensibilità sarebbero diverse da quelle che sono.
Con l'audio e i podcast mi sta succedendo la stessa cosa: osservo, ascolto, a volte ne registro anche qualcuno, ma poi non li metto mai online. Non ancora.
Eppure ho imparato a scrivere scrivendo parole che sarebbero state pronunciate. Un po' di dimestichezza dovrei quindi averla e comunque il blog mi ha abituata a uno stile di scrittura abbastanza "conversational", per usare una parola di moda.
Piuttosto, l'idea che mi sto facendo è che il file audio non serve affatto a "fare prima" rispetto alla scrittura, come ho letto da svariate parti, ma è un prodotto editoriale a sé, con le sue esigenze di progettazione, tempi, ritmi, stili. Un prodotto che esige ancora competenze di scrittura, se per "scrittura" intendiamo prima di tutto pensare, progettare e realizzare un "discorso", che poi potrà anche essere recitato, letto, interpretato. Un nuovo campo di sperimentazione e lavoro per gli scrittori professionali, insieme al blogging.
Oggi mi sono imbattuta in due usi diversi dell'audio su internet. Con esiti diversi.
1. La metropolitana di New York ha un nuovo servizio, dal nome indovinatissimo: TransitTrax, minifile audio da scaricare su temi di pubblica utilità e di forte interesse per i viaggiatori: sicurezza, notizie, promozioni, nuovi progetti, oggetti smarriti, difendersi dai borseggiatori, ecc. Scritti benissimo, divulgativi e divertenti, comprensibili da tutti, introdotti da testi brevi e altrettanto chiari. Un esempio da seguire per amministrazioni ed enti pubblici.
2. Il sito della mostra di Raffaello in corso a Roma alla Galleria Borghese, che andrò a vedere in questi giorni.
Ho sempre seguito con moltissimo interesse le possibilità di divulgazione multimediale dell'arte, fin dai primi (orrendi) noiosi e presto obsoleti cd-rom, e sono convinta che ora immagini e audio insieme possano fare davvero tanto per "preparare il terreno" a un godimento più diffuso e diretto delle opere d'arte.
Per questo, quando ho visto la cuffietta accanto alle opere, mi sono lanciata. Ma la delusione è arrivata subito: testi riciclati tratti evidentemente da cataloghi per specialisti, con complesse questioni attributive, vicissitudini interminabili di passaggi di collezione in collezione, opinioni di critici lette una dietro l'altra, compreso il riferimento bibliografico, che in un testo scritto è tra parentesi, ma che letto di seguito risulta incomprensibile, linguaggio antiquato.
Certo, molto meglio del testo interminabile da far scorrere con la freccetta, ma comunque un'occasione persa. Sul catalogo vanno benissimo, su internet hanno solo un effetto scoraggiante.

Dallo stagno al lago.
"When confronted with difficulty, take an action, no
matter how small."  Mi sono fatta guidare da questa frase di un grande dello yoga, BKS Iyengar, per riprendere a scrivere questa mattina.
Staccare, fare il vuoto, abbandonare la verbalizzazione, rigenera il corpo e la mente, ma riprendere il filo può essere durissimo. Così ho ripreso da una cosa piccola, una lettera. Breve, ma importante.
Ha funzionato, e le parole sono tornate.
omaggio di dasarLe parole. Tornando, ho trovato un'email in cui mi si chiedeva se conoscessi esercizi per migliorare il lessico. Lì per lì, ho pensato di non saper rispondere, ma la domanda deve aver lavorato dentro di me, perché ora un barlume di risposta forse ce l'ho.
Caro Giampaolo, esercizi veri e propri non li faccio, ma ora che ci penso ho i miei metodi, affinati nel tempo, soprattutto negli ultimi tempi, in cui ho svolto lavori in cui il lessico era importantissimo.
Nei testi lunghi lavoro infatti prima di tutto sulla struttura, ma quando scrivo testi più brevi, che devono concentrare concetti, far immaginare e desiderare, il lessico è tutto. Scelgo le parole con cura, e con altrettanta cura scelgo la collocazione migliore. Sposto e provo l'effetto che fa svariate volte. La parola può essere quella giusta, ma se il posto è sbagliato non serve a molto.
Mi scrivi che scegli sempre le stesse parole e chiedi come ricordarsi di tutte le parole che conosciamo nel momento in cui ci servono.
Un famoso docente di giornalismo,
Roy Peter Clark, la chiama la "sindrome dello stagno": "Quando leggiamo disponiamo di un vocabolario vasto come un lago, ma quando scriviamo si restringe fino a diventare uno stagno".
In quello stagno ci sguazziamo tutti, ma già rendersene conto è molto.
Per tornare a nuotare nella vastità del lago, io uso vari metodi. Non veri e propri esercizi che svolgo a comando, ma abitudini che ormai fanno del mio modo di lavorare.
1. Restringo il campo.
Quando si scrive, non c'è nemico peggiore della "libera espressione". Almeno per me. Faccio una lista rigorosa delle parole "proibite", che mi propongo di non usare in quel testo. Parole formali, vuote, rituali, troppo sentite, già abusate dalla concorrenza.
2. Non perdo nulla.
Soprattutto in progetti e testi importanti, scrivo solo alla fine, dopo un bel periodo di gestazione. In questo periodo mi vengono in mente molte cose: idee, ma anche parole, metafore, associazioni, possibili titoli, immagini, una "chiave" particolare per cominciare. Prendo nota di tutto, anche di cose apparentemente inutili. Sembra facile, ma non lo è, perché sono tutte cose che arrivano quando non te le aspetti, non quando sei seduta con il pc davanti. Quando guidavo molto, arrivavano invariabilmente sul GRA di Roma, ora magari mentre taglio le verdure. Qualche giorno fa ho abbandonato precipitosamente il tagliere per buttare giù un intero indice di un prossimo quaderno.
3. Metto paletti.
Quando mi va - perché deve essere un gioco, non un compito - scrivo ponendomi dei vincoli: poesie con parole che iniziano tutte con la stessa lettera, o
dalla A alla Z senza saltare una lettera, oppure libere associazioni-clustering a partire da una parola e via ad aggiungerne altre senza censura, o ancora mi propongo di usare una data parola e di creare per lei un contesto testuale che abbia un senso.
Un famoso scrittore professionale inglese,
John Simmons - si esercita nella metropolitana di Londra impegnandosi a scrivere tutti periodi che iniziano con una lettera e finiscono invariabilmente con un'altra...
4. Disegno le parole.
Qualche volta mi aiuta scrivere le parole chiave o la mappa concettuale di un testo con pennarelli colorati su un grande foglio A3. E' la mia scaletta visiva, sempre sotto gli occhi. Anche dalle forme e dai colori possono nascere altre parole ("Da bambino mi meravigliarono le lettere dell'alfabeto. La V era un gabbiano sulla spiaggia; la T l'attaccapanni dove appendevamo i soprabiti nelle mattine fredde del collegio; la J l'amo con quale pescavamo nel fiume; la P la spada per uccidere il toro nelle corride." Rafael Alberti)
5. Leggo molta poesia.
Ma anche questo, lo faccio solo perché mi piace.
Moltissimo mi hanno insegnato alcune scrittrici per bambini: Ersilia Zamponi con il suo
Calicanto, Bianca Pitzorno con il Manuale del giovane scrittore creativo, Donatella Bisutti con L'albero delle parole.
Sul foglio bianco, alla fine qualcosa accade. E se rileggendo ad alta voce non ci soddisfa, tagliare, spostare. E se non va ancora bene, buttare. Senza pietà. Per tornare al bianco.

mercoledì, agosto 02, 2006

A presto :-)
Ho messo il punto ai miei lavori di scrittura, dopo un'ultima faticosa, caldissima settimana, in cui le parole - spremute a fatica - sembravano non voler più uscire dalla testa e dalla penna.
Ora, per una ventina di giorni, niente scrittura, niente internet, niente email e nessuna lettura di lavoro.
Il mio bagaglio libresco contiene solo storie.
Un anticipo me lo sono concesso in questi giorni, e senza il mondo parallelo che mi ha accolto a stento avrei sopportato quello reale.
Un mondo sterminato e ricchissimo e il suo autore - il mio amatissimo Amos Oz - così racconta a pagina 327 dell'edizione economica Feltrinelli come costruisce i suoi mondi:
"Scrivere un romanzo, ho detto una volta, è più o meno come montare con i mattoncini del Lego tutte le catene montuose d'Europa. O costruire un'intera Parigi, case piazze viali torri sobborghi, sino all'ultima panchina di un parco, usando solo fiammiferi e mezzi fiammiferi.
Per scrivere un romanzo di ottantamila parole bisogna prendere, cammin facendo, circa un quarto di milioni di decisioni: non solo sull'andamento dell'intreccio, su chi vivrà e chi morirà, chi amerà e chi tradirà e chi diventerà ricco o andrà in rovina e sui nomi dei personaggi e le loro facce e le loro abitudini e il loro mestiere, e su come suddividere in capitoli, e sul titolo del libro... e...".
E Una storia di amore e di tenebra è davvero un intero mondo in cui immergersi, in cui l'autore ha preso di pagina in pagina migliaia di "decisioni sottili": è la storia di un popolo e di una terra tormentata, un romanzo di formazione, un racconto di famiglia, un'autobiografia, uno straordinario romanzo pieno di poesia senza essere scritto in versi.
Una lettura che fa capire meglio di tanti articoli di cronaca i tanti perché di questi giorni di bombe e di fuoco.
Ci risentiamo dopo il 20 agosto.
Passate una bella estate.
Io farò del mio meglio.

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