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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
domenica, ottobre 29, 2006

PR.2
vai a Gapingvoid
(da: www.gapingvoid.com)

Avevo già citato Shiftcomm, società di PR che ha messo a punto un modello di comunicato stampa per il web.2.
Ora ha pubblicato sul suo sito una bella guidina alle "nuove" PR, quelle che utilizzano tutti i possibili social media: PR.2, A necessarily living document.
30 pagine in cui c'è di tutto, spiegato in maniera semplice: blog, podcast, RSS, wiki, social networking e, soprattutto, tantissimi link utili.
Da scaricare subito.

Anacronistici (e fuori luogo).
Ho appena caricato il mio telefonino, con il solito moto di stizza per il solito obolo dei 5 euro.
Io no, ma la Tim è entusiasta: Complimenti! Hai ricaricato in tempo (e ho un numero spropositato di SMS gratis da spedire entro 48 ore)!
Mentre il messaggio successivo, che mi conferma l'avvenuto aggiornamento del mio credito, conclude con un laconico e vecchissimo "Cordiali saluti".

Segni dei tempi.

  1. Ieri mi sono improvvisamente resa conto che non aprivo da almeno due anni gli elenchi telefonici. Li ho presi, e li ho messi nel contenitore della carta per il riciclo. Senza rimpianti.
  2. Oggi, nel preparare una lezione che terrò domani sulla scrittura nel web.2 (scrivo così almeno ci capiamo...), mi sono improvvisamente resa conto che era ormai perfettamente inutile preparare laboriose slide con bibliografie e sitografie o scaricare pdf da mettere su cd. Ho messo tutto su un nuovo tag dedicato al corso nella mia pagina di del.icio.us, ho scritto dei commenti esaustivi, e sull'ultima slide ho scritto l'indirizzo. Stop.

PS Lo so bene che coerenza vorrebbe che quella pagina la linkassi anche da questo post, ma voglio metterci prima un po' di ordine dentro e superare le mie ultime resistenze ad aprire anche questa porta. Ma lo farò presto.

mercoledì, ottobre 25, 2006

E' morto un poeta.

"Le parole a volte guardano
in su
sfidandomi beffarde
perché scrivo,
mettendomi dei dubbi
che dentro non avevo."

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"Ascoltare ogni giorno
per ore
il ticchettìo della bomba
nel cuore
e veder dallo specchio di fronte
cadere
la muta slavina del corpo
che muore.
Sapere l’attrito
che accende il carbone
e fa di diamante
la nostra passione d’amore."


Bruno Lauzi, da I mari interni (Crocetti Editore, 1994)

martedì, ottobre 24, 2006

Scivolose e costose parole.
Venerdì scorso è stato reso pubblico il nuovo brand turistico di Seattle, costato 16
www.metronatural.commesi di lavoro e 200.000 dollari (altri 300.000 verranno spesi nei prossimi mesi in operazioni di marketing).
Una sola parola, che ha deluso moltissimo le aspettative, stando alle polemiche che si sono scatenate sui blog: metronatural.
"Un aeroporto dove acquistare banane biologiche."
"Un campo nudisti in piena città."
"Metro che? Metrosexual?"
sono solo alcuni dei commenti.
L'idea alla base di metronatural, cioè che Seattle offra il meglio di due mondi, quello della metropoli e quello della natura, non sembra essere passata.
Peccato, perché questa costosa operazione voleva superare un altro flop, il SayWa dello stato di Washington, di cui Seattle è la capitale.
Tutte lezioni utili per il nostro brand Italia, in preparazione.

Bloggare un convegno.
Come usare efficacemente un blog per lanciare, raccontare e tirare le fila di un convegno?
Amy Gahran, autrice di Contentious e The Right Conversation, in questi giorni è impegnata proprio in un lavoro di questo tipo e di post in post condivide giorno per giorno quello che sta imparando, riassunto efficacemente in 10 Ideas: What To Post to a Conference Blog.

lunedì, ottobre 23, 2006

Lapidario.
"Economy in words, grace in style".
L'ho letto ieri da qualche parte, non so più dove, ma lo scrivo qui per potermene ricordare.

domenica, ottobre 22, 2006

Leggerissima Treccani.
Quel monumento meritorio, ma pesante e polveroso, alla cultura che è l'Enciclopedia Treccani, con internet è diventato di una piacevolezza e leggerezza senza pari. Un esempio di come un sito di cultura possa essere persino divertente, da leggere a fondo o da piluccare come un buon grappolo d'uva.
Il grappolo che vi consiglierei oggi - perché quello della Treccani è un sito da gustare tutti i giorni - è lo speciale dedicato all'italiano nel cinema, dalla Dolce vita a Nanni Moretti, più una ricca bibliografia.

Buone abitudini.
A dispetto del titolo, che fa pensare a una listarella di consigli, 7 habits of highly effective writing è una bellissima dispensa di 33 pagine, con le migliori firme del Poynter Institute, una miniera inesauribile anche per chi frequenta questo sito da anni.

Coppiette.
Quinta puntata dedicata alla punteggiatura sul sito DireFareScrivere, a cura di Sandra Migliaccio. Questa volta si parla di coppie: virgolette, trattini, parentesi, più solitari accenti e apostrofi.
Molto precisino, con tanti esempi.

PS Anche sul MdS si parla di punteggiatura.

sabato, ottobre 21, 2006

Henri, il giocoliere.
"Quando, aprendo la finestra, pensavo che avrei avuto tutti i giorni quella luce davanti agli occhi non potevo credere alla mia felicità."
Sarà stato che oggi a Roma il cielo era triste e grigio, ma stamattina ho sentito forte il bisogno di aprire le finestre di Matisse.
H. Matisse, Art et décorationFinestre che danno sul Mediterraneo, una luce calma, e qualche vela sullo sfondo. Siamo anche noi immersi nella stanza, e ne vediamo un pezzo. Quello che non riusciamo a vedere, è spesso riflesso in uno specchio: una tavola apparecchiata, grandi mazzi di fiori, una ragazza sdraiata sul divano come un'odalisca, e tutto intorno coloratissime carte da parati.
La mostra Viva la pittura!, dedicata a due pittori così diversi eppure così simili come Matisse e Bonnard, è un trionfo di colori e di interni. Solo ogni tanto si esce in una strada parigina, su una marina o in un giardino protetto da siepie rampicanti.
All'origine c'è sempre lui, Van Gogh, il maestro dei colori dell'anima, più sentiti e più veri di quelli che si percepiscono con gli occhi. Nei due pittori francesi, però, non servono a gridare l'angoscia, ma a raccontare ricordi ed emozioni minute e quotidiane, quelle suscitate dalle persone amate o da un mattino più luminoso degli altri. Con piccole variazioni, quelle dei giorni che passano.
Entrambi costeggiano le avanguardie del primo novecento, attraversano due guerre mondiali, senza P. Bonnard, La ciotola di latte, 1919mai provare la tentazione dell'astrazione o dello smontaggio delle forme, senza che gli echi del mondo e della storia si facciano sentire nelle stanze silenziose.
Quelle di Matisse incastonano oggetti su oggetti in equilibri bidimensionali perfetti, quelle di Bonnard restituiscono atmosfere vibranti in cui l'occhio freddo e oggettivo degli impressionisti si fa occhio interiore, che registra non più quello che vede, ma quello che sente, immagina e ricorda.
Sarà per questo che mi sembrava di guardare poesie in immagini o immagini poetiche? Di cogliere in quelle tele quasi dei grumi sinestetici fatti anche di suoni e di ritmi? O sarà stato l'effetto dei collage di Jazz, il libro ritagliato e incollato da Matisse quando era ormai sulla sedia a rotelle e non poteva più dipingere ma solo ritagliare fogli colorati?
H. Matisse, Jazz, 1947"Non vedo differenza fra la costruzione di un libro e quella di un quadro. Passando dalla tela alla pagina, il sodalizio tra immagine e parola, disegno e colore, si alternano ritmicamente, come gli oggetti scelti da un giocoliere."

Link

Bonnard,
Observing nature
Sfoglia le pagine di Jazz, di Matisse

venerdì, ottobre 20, 2006

Il taccuino di Susan.
Lo posto, per voi e per me, così me ne ricordo: l'inserto Domenica di Repubblica dedica quattro pagine agli appunti di un taccuino inedito di Susan Sontag. Appunti privatissimi, sinceri, belli, sconnessi e spesso disperati.
Più una serie di splendide fotografie lungo tutta la vita della Sontag, dai capelli neri alla ciocca bianca, alla suprema criniera candida.

PS il sito dedicato a Susan Sontag.

La passione di scrivere.
Sul Manifesto di ieri c'era un
lungo articolo, quasi un'intera pagina dedicata alla "passione di scrivere", con la segnalazione di 17 siti gratuiti, compreso il Mestiere di Scrivere.
C'era anche un breve articolo di Franco Carlini che condivido molto:
Nel web invece (e anche).

mercoledì, ottobre 18, 2006

Leggeri inconvenienti.
Quando scriviamo per un'organizzazione, pubblica o privata, stiamo sempre più attenti a non usare parole negative. Io per prima.
Ma oggi ho sperimentato direttamente quanto gli eufemismi possano rivelarsi dei boomerang e quanto, anche qui, sia spesso meglio essere espliciti e onesti, usando le parole giuste e precise - quelle di tutti i giorni - invece di improbabili sinonimi.
La situazione: il telefono fisso dei miei genitori isolato da giorni e giorni e io che chiamo in continuazione il call center dell'operatore telefonico per capirci qualcosa.
Già trovare sul sito il numero telefonico giusto è un'impresa: nella mia suprema ingenuità di utente cerco la magica parola "guasto", parola precisa ma ahimé troppo brutta per essere usata nel magico mondo della comunicazione nell'anno 2006. Guasti saranno i denti, le mele... ma mai una linea telefonica.
Quello che è successo e che non si risolve da giorni è un "inconveniente".
La parola regna incontrastata in tutte le mille telefonate tra me e le signorine del call center.
Spazientita, a un certo punto faccio notare che forse si tratta di qualcosa di più di un inconveniente.
A questo punto, si spazientisce anche la signorina: "Signora, lo chiami come vuole... lo chiami... problematica!"

domenica, ottobre 15, 2006

Inaspettate fioriture.
Credo che nonostante le oltre 300 pagine, il prezzo e il cappello della Cambridge University Press che mi fa presagire una lettura non proprio leggerissima, mi leggerò Language and the Internet di David Crystal.
Sono assolutamente d'accordo con la sua tesi: Internet permette una stupefacente espansione degli stili e della varietà del linguaggio e offre opportunità alla creatività personale che prima erano impensabili.
I guru dell'usabilità hanno tuonato, e tuonano tuttora, contro le lungaggini, i gerghi, le parole inutili, la fuffa del marketing, a favore dell'asciuttezza, la brevità, l'essenzialità.
Credo che tutte queste prediche siano servite a fare pulizia e a liberarci di molte brutte abitudini, ma quello cui mi sembra di assistere ora è un nuovo respiro della scrittura sul web, un bellissimo fiorire di nuovi linguaggi e nuovi stili, tutti diversi.
>> una lunga
intervista audio a D. Crystal
>> un
capitolo assaggio del libro.

sabato, ottobre 14, 2006

Riviste letterarie: Silmarillon e Sagarana.
Non so proprio come faccia la mia amica Francesca Pacini a pubblicare ogni due mesi la sua rivista letteraria Silmarillon e a scrivere sul Mulino di Amleto di grandi della letteratura interagendo di continuo con i lettori. Però lo fa, e il secondo numero di Silmarillon è puntualmente online, dedicato al viaggio dell'eroe. Come Bruce Chatwin, come Marie Cardinal, come Tiziano Terzani, protagonisti di questo numero, insieme a molte altre belle cose.
L'altra rivista che leggo regolarmente e fin dall'inizio, con il numero 25 compie ora sei anni: è Sagarana, diretta da Julio Monteiro Martins. Di grandissimo interesse ed eleganza, dà sempre più spazio alle immagini e alla poesia, e fa bene perché il web è il loro nuovo regno. 
Tra le novità, una mostra online dedicata ai
grandi fotografi del Novecento.
E tra le poesie - tantissime, mi faranno compagnia per molto tempo - ne segnalo due: Sul comodino, vicino alla sveglia di Gregorio Carbonero e Casa di Arundhati Subramaniam.

mercoledì, ottobre 11, 2006

Excellence!

A proposito di Hugh MacLeod, ecco come qualche giorno fa, nel suo Gapingvoid, scherzava su una delle parole più trite del linguaggio del marketing, incluso e soprattutto quello italiano.

Storie per capire.
Sono riuscita a scrivere poco in questi giorni, non per mancanza di idee, ma di tempo.
Anzi, di idee me ne sono venute fin troppe. E non per merito mio, ma perché ispirata da letture notevoli.
Ho passato un bel po' di ore in treno e sono quindi riuscita a leggere con calma e per intero due libri splendidi, che parlando di blog, social media e web.2 mi hanno inchiodata come un romanzo.
Debbie Weil, The Corporate Blogging BookSono The Corporate Blogging Book di Debbie Weil e il famoso Naked Conversations di Robert Scoble e Shel Israel. Due letture preziose per chi si occupa di comunicazione e desidera capire cosa sta davvero succedendo in questo mondo che diventa sempre più piatto, in cui le organizzazioni sembrano perdere terreno, gli individui acquistarne. Oppure in cui le organizzazioni riprendono terreno quando si accorgono di essere fatte soprattutto di individui.
In rete trovate siti, recensioni, capitoli di assaggio per farvi un'idea del loro contenuto.
Quello che mi ha davvero affascinata è stata un'altra cosa: come erano scritti e perché mi avvincevano in quel modo, anche se ero stanca morta. Finivo un capitolo e non riuscivo a non abbordare il seguente.
Un po' come mi sta succedendo in queste sere in cui non posso fare a meno di passare un quarto d'ora nella New York di inizio secolo insieme ai ragazzini Vita e Diamante del romanzo di Melania Mazzucco, e come mi è successo il mese scorso in cui ho riletto i racconti di Cechov. Non vedevo l'ora di trasferirmi in una spiaggia della Crimea in autunno, dietro a una signora solitaria con un cagnolino o in un reparto psichiatrico di un misero ospedale della provincia russa. La letteratura è la mia Second Life.
Io che spesso sono così insofferente verso i libri di comunicazione di taglio anglosassone, fatti a punti e a ricette, mi sono inchinata di fronte a due libri scritti nella migliore tradizione del giornalismo e della divulgazione anglosassone.
Il tono: quello realmente "conversational" che così spesso invochiamo quando parliamo della scrittura online e che in realtà così poco spesso incontriamo. Un tono caldo, R. Scoble e S. Israel, Naked Conversationsdiretto, pieno di senso dell'umorismo, ma ricco nel lessico, così vario e ritmico nella sintassi, che ti sembra di sentire una voce e di vedere un volto che racconta.
Il taglio: una serie di storie vere, una galleria di situazioni e di immagini, persone che incontri una dietro l'altra e nelle cui storie personali leggi i cambiamenti che stanno rivoluzionando il mondo.
Bellissima, in Naked Conversations, la storia dell'incontro di Hugh MacLeod e Thomas Mahon, entrambi sconsolati e in crisi al bancone di un bar londinese.
L'uno pubblicitario deluso e disoccupato, appassionato di web e autore di un blog singolare. L'altro raffinatissimo sarto di vestiti da uomo troppo costosi. Uno racconta all'altro le possibilità del web, l'altro gli svela i segreti dell'arte sartoriale.
Hugh propone a Thomas di scrivere quei segreti in un blog, e si impegna a svelargli a sua volta i segreti del web. Nasce così English Cut, che fa la fortuna di entrambi.
Nel giro di un anno Thomas è un sarto famoso, richiesto in tutto il mondo, Hugh un consulente di micro global brand (cioè come diventare un brand globale, anche se sei una persona sola, che però sa fare qualcosa di raro e speciale), oltre che uno dei blogger più famosi con i disegni del suo
Gapingvoid.
Thomas L. Friedman, The world is flatLo storytelling è tutto qui: saper raccontare delle belle storie anche quando si parla di tecnologie e di economia.
Mi ricordo di quando, qualche mese fa, ho letto The world is flat di Thomas L. Friedman. L'entusiasmo fiducioso nella tecnologia per risolvere i problemi del mondo qualche volta faceva sorridere, ma le decine e decine di storie che costituivano il libro erano bellissime. Indimenticabile il capitolo sui call center, in cui c'erano due intere pagine di sole voci di addetti che parlavano con tutto il mondo in una notte indiana. Niente altro, ma ti faceva "vedere" il mondo che sta cambiando sotto i nostri occhi.

giovedì, ottobre 05, 2006

Chiudo il blog. Riparto dai blog.
Chiudo il blog per tre giorni, ci rivediamo lunedì.
Domani parto per San Marino, dove insegnerò sabato e domenica al Master Comunicazione, Management e Nuovi Media.
Ci vado ormai da cinque anni, sempre in autunno o in inverno, quando i turisti non ci sono più e quel paesotto medievale in alto ha una sua strana bellezza. Come sempre, parlerò di scrittura e nuovi media in un antico convento, dove ha sede l'università, in stanze che hanno visto ben altri scrivani.
Ogni anno misuro il cammino, il mio e quello del web. Nel 2002 parlavo di come sulla rete fosse necessario essere brevi, asciutti e veloci... a un certo punto parlammo anche di qualcosa di esotico, i blog, perché fece un'improvvisata Antonio Cavedoni, uno dei primi blogger italiani, probabilmente il primo.
Man mano l'esotico divenne familiare: alla fine, per alleggerire si parlava di blog, poi i blog si presero un bel pezzo di lezione e quest'anno comincio dai proprio dai blog per parlare della comunicazione nelle organizzazioni. Insieme ai blog, del nuovo respiro che la parola scritta si riprende in rete, e dei mille stili, forme e modelli che assume.

PS Il prossimo Master comincia il 2 dicembre e se faccio l'eccezione di segnalarlo è perché lo conosco bene: lezioni di sabato e domenica per chi lavora; sottoscritta a parte, un corpo docente di gran livello e un costo veramente onesto e concorrenziale per gli standard un po' folli di oggi.

Chi legge, è signore del tempo.

Leggere non dà soltanto soddisfazione a chi ne ha la passione; non è solo espediente per i tempi dell’insonnia; e non è solo imparare, pur considerando che “se ne ha sempre bisogno”.

Leggere è, in certo modo, diventare “signori” del tempo: una giornata arrivata a sera, tutta presa da occupazioni, affanni, corse e affetti, o inconcludente e dispersiva, può trovare riscatto, respiro, piacere in un tempo “libero”, “signore” appunto, in cui trovare distensivamente e simbolicamente tutto il senso e il valore di esistere, di essere pensanti, razionali, emozionati, di essere sempre chiamati al nuovo, attesi e attenti.

La lettura, sia solitaria sia comune, in forme diverse è un esercizio di relazione che ricolloca dentro lo spazio e il tempo, la storia e il mondo, in dignitosa libertà; riattiva il crogiuolo dell’umana maturazione; riaggiusta le dimensioni e le proporzioni di quanto si è vissuto e recepito, lo fa diventare “memoria” che dispone al futuro.

Leggere: momento creativo dell’anima e dei sensi congiuntamente; tocco estetico ai tratti laboriosi e faticati, delusi ed elusivi, delle tante quotidianità.

Ho letto questo testo sul sito di una piccola ma raffinata casa editrice, Servitium, che ha pubblicato un libretto ispiratore per questi miei non sempre facili giorni di inizio autunno.

E tu, in che mondo vivi?
Rubo questo titolo felice alla mia collega di Barcellona Neus Arques, che nell'ultimo numero della sua Gazetta ha raccontato le sue prime incursioni nel mondo parallelo di Second Life. In un mondo in cui puoi decidere di essere chi vuoi, Neus ha deciso di essere Sara, "una ragazza bellona, con look discotecaro".
Per costruirsi la nuova identità ed entrare in relazione non c'è che da conversare in chat. "Tu batti le parole sui tasti e il tuo interlocutore legge il messaggio. Si parla senza mostrare il movimento delle labbra, solo il ritmo della mano che corre su una tastiera invisibile. Per conversare, quindi per essere, bisogna scrivere." annota Neus.
Che non sia solo uno sfizio da fissati, lo testimonia l'Economist di questa settimana, che dedica a Second Life uno dei suoi accuratissimi survey.
E' roba che mi fa venire i brividi, ma è il mondo che viviamo, e tanto vale occuparsene.

mercoledì, ottobre 04, 2006

Si legge per primo. Si scrive per ultimo?
Nei pochi blog dedicati al copywriting sul web, in questi giorni si fa un gran parlare di titoli, microcontent fondamentale sulla rete e fuori.
Sulla loro importanza, c'è poco da discutere. E' in assoluto la prima cosa che vediamo in un testo, e ha la capacità di lasciarci indifferenti, respingerci o spingerci alla lettura. Ciò di cui si discute è invece: come scrivere titoli compelling, magnetic, great, magic?
Le ricette sono moltissime e i quesiti spesso hanno la sostanza della lana caprina. Stamattina ho letto un'intervista a Nick Usborne, autore di Net Words, il quale sosteneva che un buon titolo va scritto sempre per ultimo, dopo aver completato il testo (di un articolo, un white paper, un post).
Subito dopo, Copyblogger - un blog che in pochi mesi è diventato una specie di bibbia per i copywriter, almeno a giudicare dal numero dei
commenti - mi proponeva una intera serie dedicata al titolo perfetto, How to write magnetic headlines, in cui consigliava esattamente il contrario: simply take that basic idea and craft a killer headline before you write one single word of the body content.
Il resto della serie offriva altri killer tips, tanto per usare il linguaggio del Copyblogger: usare nel titolo parole significative per i motori di ricerca, scartabellare repertori di titoli vincenti, evidenziare nel titolo il benefit/vantaggio illustrato, usare numeri e liste (10 modi per risparmiare godendosi la vita, 5 tipologie di investitori: in quale ti riconosci? un ebook gratuito sulle 3 migliori tecniche per tagliare l'erba del vostro prato), essere chiari ed evitare giochi di parole, studiare i grandi titolatori e fare come loro + l'analisi di un grande titolo, suo of course. Indovinate quale?
Why Some People Almost Always Write Great Post Titles. Beato lui.
Scrivere titoli è forse la cosa che più mi diverte quando scrivo i post di questo blog, ma considero quella riga in bold un grandissimo spazio di libertà. Per me che scrivo, e per chi deciderà, forse, di leggere quel post.
Nei titoli, sono tutta dalla parte degli umani e non dei motori.
E quindi mi piace scrivere per chi ha immaginazione, gusto per i ritmi e i suoni, senso dell'umorismo, desiderio di scoperta.
E quindi - ora che ci penso, cancello il primo titolo di questo post "Blog: la fucina dei titoli" e ce ne metto un altro, in cui non c'è nemmeno una parola per i motori di ricerca.

domenica, ottobre 01, 2006

Parole ad alta quota.
scarica lo speciale "Parole ad alta quota"

Tre domeniche fa ero a Folgaria (TN), al Rifugio Stella d'Italia, al primo ritiro degli istruttori della Palestra della scrittura. Cosa ci siamo detti e cosa è successo in quel fine settimana, a 1.500 metri di altezza, lo potete leggere nelle 10 pagine dello Speciale appena pubblicato dalla Palestra.

Pacco dono.
Tra le cose che più mi piacciono dell'acquisto di libri su internet ci sono sia il poter avere libri strani, che in libreria nemmeno arrivano, sia l'arrivo a casa della scatola. Da aprire come un pacco dono, anche se so benissimo cosa contiene e i libri li ho profumatamente pagati.
In fondo - mi dico - è un regalo che faccio a me stessa.
Bene, il mio pacco dono di ieri conteneva:

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