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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


lunedì, novembre 27, 2006

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Bella scrittura.
Negli ultimi tempi il problema della scrittura a mano l'ho incrociato più di una volta:

  • un lettore del MdS - ormai incapace di scrivere a mano se non in stampatello - mi ha chiesto un "rimedio" per questo disagio: non ho saputo dare alcun consiglio utile, perché il disagio è anche mio
  • mi è stato chiesto un campione della mia scrittura a mano per una tesi di grafologia: mi sono chiesta se, vista la mia disabitudine a scrivere a mano, fosse un campione attendibile
  • qualche giorno fa, Repubblica ha intervistato Tullio De Mauro, che individua un nesso stretto tra il declino della scrittura a mano e l'aumento degli errori di ortografia, ormai dilaganti anche nelle tesine universitarie
  • sempre qualche giorno fa, vicino a San Pietro a Roma, tra le insegne di jeanserie, pizzerie e negozi etnici, ho visto una piccola insegna che sembrava uscita da un libro di fiabe dei fratelli Grimm: Bottega di Calligrafia; lì per lì non ho avuto il tempo di seguirla, ma poi l'ho fatto sul web.

A me dispiace, naturalmente, tornare a faticare con la penna come un bambino, ma non vedo moltissime alternative.
Eppure non scrivo tutto sulla tastiera. Scelgo la mano per le fasi iniziali di un progetto di scrittura, per buttare giù le idee, per farmele venire, per scrivere la prima bozza di un testo breve, ma importante.
Lì dove qualcosa deve faticosamente nascere, la fatica anche fisica dello scrivere mi aiuta, mi fa sentire più in sintonia con me stessa e con il momento che sto vivendo.
Solo dopo, prendo tutti i fogli di carta, e apro finalmente il mio file.

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domenica, novembre 26, 2006

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Fisica.
Comunicare la fisica. A scuola non l'ho mai studiata, quindi non ho mai comunicato nulla, ma la fisica mi aspettava al varco in uno dei miei primi anni lavorativi e sotto forma di un incontro grandioso e terrorizzante: due ore di diretta radiofonica dal Cern di Ginevra.
Il tempo che passai lì fu bellissimo, ma studiai come una matta per poter intervistare dignitosamente due famosi fisici e trasmettere concetti complicati al pubblico pomeridiano di casalinghe e artigiani. Se non fosse stato per un gentilissimo professore Comunicare la fisica, Communicating physicsdi fisica dell'università di Cagliari, che si prese a cuore il mio caso e mi spiegò in lunghe telefonate e con infinita pazienza i concetti di infinitamente grande e infinitamente piccolo, non me la sarei mai cavata.
Ora alla comunicazione della fisica lo staff del Pirelli Award, in collaborazione con l'Università di Trento, dedica un libro in italiano e in inglese, scaricabile interamente da Internet: Comunicare la fisica, Communicating physics.
A internet come canale speciale per la divulgazione della scienza il Pew Internet Project dedica uno dei suoi più paper più recenti (20 novembre!): The Internet as a Resource for News and Information about Science. Sottotitolo: The convenience of getting scientific material on the web opens doors to better attitudes and understanding of science.

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siti belli e cose utili

mercoledì, novembre 22, 2006

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Top ten.
Michael Stelzner, autore del blog Writing White Papers, ha chiesto ai suoi lettori di segnalare i migliori blog sulla scrittura professionale. Ecco le nomination.

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siti belli e cose utili

lunedì, novembre 20, 2006

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Popolo di navigatori.

  • il 58% ha sentito parlare dei blog
  • il 14% ha letto almeno una volta un blog
  • il 3% ha un un proprio blog o scrive su un blog
  • il 27% si fa influenzare positivamente dai blog nel decidere un acquisto
  • un altro 27% non ha fatto un acquisto su internet a causa di commenti negativi su un blog
  • il 14% ha fatto almeno un acquisto su internet.

Sono solo alcuni dei dati sul rapporto degli italiani navigatori adulti con i blog, dalla recentissima ma già famosa ricerca condotta dall'IPSOS in sei paesi europei. La presentazione è scaricabile in rete dal sito di Loïc Lemeur.
La Francia batte tutti.

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siti belli e cose utili

sabato, novembre 18, 2006

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Domare il mostro email.
Ieri mi è arrivato l'ultimo numero di Communication World, magazine dello IABC (International Association for Business Communicators) di cui sono socia.
Tra i tanti, almeno tre gli articoli interessanti per chi scrive: la comunicazione finanziaria, una guida alla conduzione di interviste all'interno di un'organizzazione, come gestire l'email overload, considerato una vera e propria belva impazzita della comunicazione aziendale, tanto che gli autori dell'articolo hanno pubblicato uno studio dal titolo Taming the email monster.
Comincio da quest'ultimo tema, man mano vi racconterò gli altri articoli.
CW ha condotto questa estate un'indagine molto accurata presso i suoi quasi 15.000 membri in tutto il mondo sull'uso dell'email. 
Ne è emerso un quadro disperante: per ben l'85% dei comunicatori che hanno risposto, l'uso smodato dell'email influisce ormai negativamente sulla produttività. I più preoccupati sono gli utenti di blackberry.
Le fonti delle email: al primo posto le news provenienti da siti esterni cui ci è malauguratamente abbonati (una percezione più forte negli USA che nel resto del mondo), al secondo i colleghi, al terzo i network professionali.
La parte più interessante dell'indagine riguarda i rimedi proposti. Eccone alcuni:

  • formazione, policy e linee guida sull'uso dell'email nelle organizzazioni
  • imporsi un po' di autodisciplina a livello individuale, proponendosi per esempio una quota giornaliera di messaggi da inviare: è evidente che più email mandi, più ne ricevi
  • trattare ogni messaggio una sola volta: leggere, cancellare o rispondere immediatamente
  • schedulare il tempo da dedicare all’email e nel frattempo chiudere il browser
  • non considerare l'email come strumento di comunicazione interna
  • usare mittenti e righe oggetto chiarissimi
  • indicare già nell'oggetto se bisogna fare subito qualcosa o l'email è solo FYI (For Your Information)
  • per i messaggi brevi, inserire tutto nell’oggetto, scrivendo alla fine EOM (End Of Message)
  • eliminare le liste di distribuzione con più di 5 nomi
  • abolire le funzioni cc bcc e reply to all
  • abolire le mail di ringraziamento inutili
  • migliorare l’uso delle newsletter interne: una volta alla settimana, un solo messaggio con link all’intranet aziendale
  • preferire sms e instant messaging per questioni rapide e urgenti
  • la vera soluzione per arginare il dilagare dell'email è considerata una maggiore diffusione degli strumenti collaborativi e delle tecnologie alternative: wiki, blog, intranet, feed rss, comunità di pratiche.

Infine, si invita il top management a dare il buon esempio. Mi sono ricordata che alla presentazione del libro Ci mettiamo la faccia tutti i giorni, di cui parlavo qualche post fa, l'AD di Tele Sistemi Ferroviari Beppe Carrella ha raccontato cosa ha fatto lui nella sua azienda.
Per prima cosa, di punto in bianco, ha decretato tre giorni di black-out: niente email per tutti, anche per lui. Naturalmente si è scatenato il panico, ma alla fine dei tre giorni si è visto che in azienda non succedeva niente di irreparabile.
L'altra iniziativa - questa personale - è stata di cominciare a rispondere in maniera eccentrica e un po' squinternata alle decine di messaggi che riceveva "per conoscenza". Tipo: "E' vero che i canguri femmina corrono più dei canguri maschi?". La maggior parte degli interlocutori non ha replicato, qualcuno ha chiesto coraggiosamente cosa volessero dire quelle strane domande, ma in capo a poco tempo il flusso delle email inutili si è arrestato.

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ferri del mestiere, web writing

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Fissi o mobili?
Gli essenziali di Kerouac del post precedente li ho trovati sul blog Notebookism, diario collettivo che celebra l'arte degli appunti - parole e immagini -, la preziosità di blocchi e blocchetti, l'atmosfera delle Moleskine, le punte e i colori di penne e matite. Se siete tra i fanatici della cartoleria, è un blog da non perdere di vista.
E infatti l'ho prontamente salvato, anche se io appartengo alla scuola dei "fogli mobili" e non a quella del blocco con i fogli fissi e incollati.
Quando nel lavoro incontro delle persone nuove, una delle prime cose che guardo è proprio dove prende gli appunti e a quale scuola appartiene. Invidio i foglifissisti, molto più sicuri di sé di noi foglimobilisti, che abbiamo bisogno di tornare sugli appunti e poi di ricomporli, dando loro un ordine diverso da quello cronologico, di assemblarli ad altri magari lontani nel tempo.
Per quanto mi riguarda, poi, c'entra anche la mia mania per le forme e i colori: i miei fogli mobili sono a righe, a quadretti di varie dimensioni oppure lisci, ma soprattutto sono di colori diversi, così come i post-it che ci attacco sopra, le linguette che li suddividono e mi aiutano a ritrovarli per temi, i pennarelli con cui ci scrivo sopra.

Beba Manno, autrice del blog Taccuino di traduzione ha dedicato di recente un post all'arte di
prendere appunti, con molti link, compreso il MdS.


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Gli essenziali di Kerouac
1. Scribbled secret notebooks, and wild typewritten pages, for your own joy.
2. Submissive to everything, open, listening.
3. Try never get drunk outside your own house.
4. Be in love with your life.
5. Something that you feel will find its own form.
6. Be crazy dumbsaint of the mind.
7. Blow as deep as you want to blow.
8. Write what you want bottomless from bottom of the mind.
9. The unspeakable visions of the individual.
10. No time for poetry but exactly what is.
11. Visionary tics shivering in the chest.
12. In tranced fixation dreaming upon object before you.
13. Remove literary, grammatical and syntactical inhibition.
14. Like Proust be an old teahead of time.
15. Telling the true story of the world in interior monologue.
16. The jewel center of interest is the eye within the eye.
17. Write in recollection and amazement for yourself.
18. Work from pithy middle eye out, swimming in language sea.
19. Accept loss forever.
20. Believe in the holy contour of life.
21. Struggle to sketch the flow that already exists intact in mind.
22. Don't think of words when you stop but to see picture better.
23. Keep track of every day the date emblazoned in your morning.
24. No fear or shame in the dignity of your experience, language and knowledge.
25. Write for the world to read and see your exact pictures of it.
26. Bookmovie is the movie in words, the visual American form.
27. In praise of Character in the Bleak inhuman Loneliness.
28. Composing wild, undisciplined, pure, coming in from under, crazier the better.
29. You're a Genius all the time.
30. Writer-Director of Earthly movies Sponsored & Angeled in Heaven.

Jack Kerouac, Belief & Technique For Modern Prose: List of Essentials, da una lettera Don Allen, in Heaven & Other Poems, 1958

PS Mi piacerebbe molto - e mi farebbe un gran bene - tradurre questo manifesto portatile di Kerouac, magari una al giorno. Qualcuno lo avrà già fatto magnificamente, ma queste 30 frasi sono così belle, intense e piene di risonanze che le metto tra i miei esercizi di traduzione. Insieme ad altri piccoli brani, poesie, canzoni.

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maestri, le lingue degli altri

martedì, novembre 14, 2006

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Diamo i numeri.
Non conosco Sandra Migliaccio, ma la sua rubrica Questioni di stile sulla webzine DireFareScrivere è sempre molto interessante e parla direttamente alla mia anima di editor ossessiva. La nuova puntata è sui numeri.

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ferri del mestiere

domenica, novembre 12, 2006

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Il paese è impazzito.
Ieri ero molto occupata, preoccupata e incasinata.
Quindi i miei pensieri sulla frase infelice del nostro premier sono andati e venuti, sopraffatti da altro.
Oggi l'articolo sul Corriere di Edmondo Berselli, Il peso delle parole, mi ci ha riportato l'attenzione.
Sinceramente non credo che quella frase rappresentasse il pensiero di Romano Prodi, ma l'ingenuità è sconcertante. Ma come può, oggi, il nostro primo ministro pronunciare con leggerezza un aggettivo come "impazzito"?
Sapendo che tempo due minuti rimbalza su tutti i siti - tutti uguali - dei nostri principali quotidiani. Dove non c'è spazio per la spiegazione, l'approfondimento, il "contesto". Da dove viene ripreso, pari pari, da tutti i leader dell'opposizione, e così assurge ad assoluto che finisce per vivere di vita autonoma, di bocca in bocca, di sito in sito.
Il "paese impazzito" non è un'entità astratta, è fatta di persone che ormai sul web vivono, lavorano e comunicano. Che ogni quarto d'ora danno un'occhiata ai siti tutti uguali dei grandi quotidiani, e che leggono tra un impegno e l'altro quelle frasi virgolettate che non possono contenere più di tot battute.
E già "impazzito" è una parola lunga, non lascia molto spazio ad altro. Più c'è quella bella allitterazione "pa-pa"... aggiungici la P di Prodi e la P di premier... un titolo servito su un piatto d'argento.
Davanti allo schermo di un computer siamo soli, non è come leggere il giornale al bar dove puoi subito leggere l'articolo e commentarlo con chi beve il caffè accanto a te. Quello che leggiamo, ci colpisce come persone.
A me, che la fiducia a Prodi l'ho pure accordata, quella frase ha dato un gran fastidio. Figuriamoci agli altri.
Anche il premier è una persona. Che ha molti buoni motivi per essere occupato, preoccupato e incasinato. Però in quei casi è meglio - per tutte le persone naturalmente, compresi i premier - seguire il saggio consiglio/direttiva che lui stesso ha dato ai ministri dopo la formazione del suo variegato governo: niente dichiarazioni à gogo (o all'impazzata).

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writers life

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Contenuti per gente contenta.
Non conosco Rachel McAlpine, non so quanti anni abbia e che faccia abbia, ma in realtà la conosco benissimo. Esattamente dall'altra parte del mondo, in Nuova Zelanda, ha messo su un sito sulla scrittura professionale e per il web più o meno quando io ho iniziato il MdS e ha scritto un libro sul web writing più o meno quando l'ho scritto io.
Un libro molto bello, Web Word Wizardry, che è da sempre sullo mio scaffale e da cui ho tratto tanti spunti utili. Ma al di là dell'utilità, ho sempre condiviso con Rachel uno stile di comunicazione pratico, colloquiale, diretto, vicino alla conversazione. Un'affinità che mi convinceva e che mi confermava di essere sulla strada giusta, anche quando "conversazione" non era una parola di moda.
Era da un po' che le sue newsletter non arrivavano, e ogni tanto mi chiedevo perché. Stamattina ho trovato una sua email. Oggetto: Final issue. Oh, no! Perché?
Ma avrei dovuto immaginarlo: le parole di Rachel hanno solo cambiato casa e ora abitano in un blog. Anche questo - come il suo libro - con un titolo indovinato: Contented, content that makes people happy.
I primi post non deludono, anzi: brevi, vivaci, prendono spunto dalla sua quotidianità di professionista e di persona, sguardi che diventano opinioni e suggerimenti concreti. Ma quello che mi ha davvero colpita è il post che Rachel dedica a un artista, lo splendido giapponese Hokusai. Evidentemente anche lei, come me, ama le immagini quanto le parole.
Vado a piazzare Contented tra i miei preferiti sull'indice di destra di questo blog.


venerdì, novembre 10, 2006

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99 + 1
Le liste di consigli sulla scrittura per i web sono quasi sempre striminzite, e molto ripetitive. Difficile ormai leggere qualcosa di nuovo.
Sono rimasta molto sorpresa, quindi, quando ho visto che l'autore del blog Dynamic Copywriting ne ha sfornati addirittura 99, dedicando a ciascuno un bel po' di spazio.
Li leggerò, dopo averli copiati su un bel fondo bianco.  Per fare cifra tonda, dedicherei l'ultimo consiglio ai rapporti cromatici tra testo e sfondo.

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web writing

giovedì, novembre 09, 2006

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I-Pol.
Ero rimasta molto colpita, poco tempo fa, dal servizio Transit Trax sul sito della metropolitana di New York: una serie di podcast "di pubblica utilità", file audio di 3-4 minuti da scricare e portare con sé su temi che difficilmente leggeresti online, ma che sicuramente ascolti volentieri. Brevi sit-com e interviste sulle misure di sicurezza in metropolitana, sulle agevolazioni per gli anziani, sui nuovi progetti e le nuove linee.
Mi sembrava qualcosa di terribilmente avanzato, e sicuramente lo è, tanto che ne hanno parlato molti famosi blog dedicati alla comunicazione.
Mi ha fatto piacere scoprire oggi che su questa strada si sta muovendo anche la nostra Polizia di Stato. Il loro sito è giustamente pluripremiato per apertura e chiarezza, ma ora si aggiunge la sezione podcast con una prima serie di video e audio. Non siamo ancora alla sintonizzazione perfetta tra lo strumento e lo stile: i file audio sono una lettura, non sceneggiature create appositamente per il mezzo e ognuno è chiamato "episodio" come le puntate delle fiction, ma il video di Fiorello e Baldini è delizioso, e così il cartone animato per i bambini. La strada è aperta, le sintonizzazioni seguiranno.
Il titolo era facile, ma è comunque indovinatissimo: I-Pol. Of course.

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web writing

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I confini delle parole difficili.
In questi giorni sto studiando e riflettendo sul tema della scrittura in rapporto al brand.
Considero "brand" un termine per niente semplice e mi sto impegnando a capire come spiegarlo in un contesto molto divulgativo, al di fuori del mondo della comunicazione.
Un esercizio che trovo sempre utilissimo: come lo spiegheresti a un bambino di 5 anni? e a tua nonna (le nonne di una volta ovviamente, non quelle internettiane di oggi)?
In genere mi aiuta a sbrogliare matasse, a superare impasse, a vedere le cose da un altro punto di vista e quindi - quasi sempre - a trovare un linguaggio più fresco e meno scontato.
Nel mezzo delle mie elucubrazioni, faccio una puntata su un famoso sito che vende elettronica di consumo. Alla ricerca della macchina digitale che mi è stata consigliata, incontro la parola "brand" dove meno me l'aspetto. "Seleziona il brand", cioè scegli tra Canon, Sony, ecc. Insomma, la marca.
Capirà il navigatore medio, mi sono chiesta? Sarà una raffinatezza del webmaster o webcopy, per scrivere qualcosa di più trendy? O sono io che sono rimasta indietro, e "brand" è entrato nel linguaggio comune?
Non ho sciolto il mio dubbio, ma dove stai portando il navigatore verso una scelta d'acquisto, penso che più sei chiaro e semplice, meglio è.
Tanto più dove vendi phon, computer e macchine digitali, non un abito di Armani o una lampada di Artemide.

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web writing, brand

martedì, novembre 07, 2006

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Ryszard e Tiziano.
Quando mi arriva una scatola di libri, come oggi, è difficile resistere alla tentazione di sfogliarli tutti.
Avevo molto da lavorare, quindi ho dovuto persino spostarli di stanza per non averli sotto gli occhi.
Ora però una scartabellata l'ho data: all'introduzione delle Mille e una notte e all'Autoritratto di un reporter di Kapuscinski. Autore, quest'ultimo, che conosco molto poco, ma che mi ha incuriosito.
Sono saltata di qua e di là, ma una cosa mi ha colpito molto e riguarda alcune affinità con Tiziano Terzani:

  • la grande difficoltà e fatica di scrivere: niente è facile per i grandi, ogni volta la pagina bianca è uguale a un muro insormontabile
  • l'ossessiva e inguaribile passione per la storia: senza conoscere il passato, le sue geografie e le sue persone, è impossibile raccontare il presente.

Mi domando se queste cose alle scuole di giornalismo le insegnino, ma mi sa di no. Perché sono cose scomode e difficili in un mondo in cui il marketing deve presentare tutto come facile facile, altrimenti nessuno apre il portafoglio.

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libri, maestri

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Pratiche.
Oggi che sono tornata a scrivere su questo blog dopo alcuni giorni di stacco, mi è tornata in mente una definizione che una mia amica mi ha dato del blogging mentre parlavamo di scrittura: "Scrivere un blog è una pratica."
Io associo istintivamente la parola "pratica" alla disciplina dello yoga, cioè a quei gesti semplici ma intensi e vissuti con una estrema consapevolezza che si fanno su un tappetino come se fossero la cosa più importante del mondo. Nel momento presente effettivamente lo sono, e una delle frasi che ricordo e che più amo di un bravo maestro è che praticare yoga è "scoprire e vivere lo straordinario nel quotidiano".
Sul tappetino ci si muove, si respira o semplicemente si sta fermi perché attraverso il corpo si sperimentano situazioni ed emozioni che incontriamo ogni giorno: la frustrazione, la rabbia, l'apertura, l'umiltà, l'esaltazione o la mancanza di speranza.
Però lo facciamo prestando attenzione, saggiando i nostri limiti, e questo ci aiuta quando nella vita quelle situazioni ed emozioni le incontriamo davvero. In un certo senso, ci arriviamo più preparati.
Dopo più di tre anni di "pratica bloggica", posso dire del blog un po' la stessa cosa: nel piccolo spazio dei post si sperimentano delle cose che poi hanno delle ripercussioni molto ampie nella mia vita e attività di scrittrice professionale, forgiano il mio modo di rapportarmi con le parole e con le persone, ma soprattutto mi ricordano che l'essenza della mia pratica di scrittrice è la condivisione e l'apertura, che "lasciar andare" è molto più sano e remunerativo che "trattenere". Tutte cose che, per natura, non mi sono per niente congeniali.
Per questo, credo, quasi ogni giorno mi ritrovo a praticare sul tappetino e su questo blog.

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writers life

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Ancora libri.
Quelli arrivati poco fa a casa mia. Eccoli:

  • Riccardo Fedriga, Il cittadino lettore, Sylvestre Bonnard 2005
  • David Crystal, Language and the Internet, Cambridge University Press 2006
  • Ryszard Kapuscinsky, Autoritratto di un reporter, Feltrinelli 2006
  • Flannery O'Connor, Nel territorio del diavolo, sul mistero di scrivere, Minimum Fax 2002
  • Jack London, Pronto soccorso per scrittori esordienti, Minimum Fax 2005
  • Claudio Risé e Moidi Paregger, Donne selvatiche, Sperling&Kupfer 2006
  • Colette Nys-Mazure, Celebrazione del quotidiano, Servitium 2006
  • Christiane Singer, Del buon uso delle crisi, Servitium 2006
  • I 4 volumi delle Mille e una notte, Einaudi 2006
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libri

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La vita di ogni impresa è una storia.
Ci mettiamo la faccia tutti i giorni!Il titolo di questo post è il sottotitolo del libro Ci mettiamo la faccia tutti i giorni! (Apogeo, 10 euro), che racconta in parole e immagini la storia vera di un'azienda e delle persone che ci lavorano. E' Tele Sistemi Ferroviari, un'azienda che conosco bene, fin dalle sue origini, più di dieci anni fa. E' per questo che scrivo "vera".
Non saprei definire questo libro, che si sfoglia come un libro, ma si legge e si guarda come un sito web. Che parla di tutto, tranne che di mercato dei trasporti e dei prodotti aziendali: ci sono il cinema, il teatro, la musica, i graffiti, la filosofia e la letteratura, la montagna e persino l'agricoltura.
Forse è una brochure, forse un album, di sicuro è un racconto di ciò che le persone hanno vissuto, fatto, scritto, pensato (cantato e danzato) negli ultimi anni.
La rivoluzione del linguaggio è immediata ed evidente, ma altrettanto evidente è il suo essere solo una conseguenza di una rivoluzione che ha coinvolto l'azienda in maniera profonda e a tutti i livelli. Rivoluzione che può avvenire davvero solo se si parte non dalle grandi strategie di comunicazione e di motivazione del personale, dalle mission e dalle vision, ma dal contributo di idee che ognuno può dare. Non dall'ordine dei piani, ma dalle crisi, dal caos e dal disordine, scomodi e difficili ma veri e vitali.
Solo allora, l'azienda parla "naturalmente" il linguaggio delle persone: dentro e fuori, dipendenti e clienti, non c'è più tutta questa differenza.
Guardo questo libro allegro e coloratissimo, con le sue ben 150 pagine, e mi rendo conto di quanto siano ormai anacronistiche e vuote tutte le elucubrazioni di noi comunicatori su brevità e lunghezze, stili di carta e stili di web.
Viviamo un bellissimo momento di contaminazioni: la parola scritta può diventare rarefatta sullo schermo, e poi espandersi, riprendere fiato e ricchezza sulle pagine di un libro.
Per chi voglia conoscere la storia piuttosto unica di Tele Sistemi Ferroviari, l'appuntamento è a Roma alla
libreria Mondadori di via Piave, lunedì prossimo 13 novembre alle 18. A raccontarla ci saranno anche l'AD Beppe Carrella e le curatrici del libro Barbara Parmeggiani e Carmela De Michele.

I musical di TSF >>

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libri, brand