minitype

link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


domenica, gennaio 28, 2007

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Don't forget.

Grazie a Dasar, che ha scattato questa foto per le strade di Parigi.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (8)
on the road

venerdì, gennaio 26, 2007

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Luci della ribalta.

L'inserto del Foglio dell'altro ieri, mercoledì 24 gennaio, è interamente dedicato alla comunicazione di Veltroni. 4 paginoni che prendono spunto da Che cos'è la politica?, spettacolo o lectio magistralis, a seconda dei punti di vista, che il sindaco di Roma ha tenuto all'Auditorium di Renzo Piano e poi al Teatro Mercadante di Napoli.
Il quotidiano di Giuliano Ferrara ovviamente non è per niente tenero (Bella politica & faccia tosta), ma la cosa veramente interessante è il testo intero del discorso di Veltroni, con l'indicazione di tutti gli inserti filmati, più una nutrita schiera di opinioni di politici, critici letterari, filosofi, giornalisti.
Comunque la pensiate, se vi interessano le nuove forme della comunicazione politica e il public speaking, vi consiglio di scaricarlo. Gli
archivi del Foglio sono gratuiti, ma bisogna registrarsi.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
siti belli e cose utili

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Pensiero magico.
Per gli abitanti dell'Africa, racconta Kapuscinsky, il caso non esiste, né esistono le coincidenze. Esistono piuttosto fili sottili e invisibili che collegano tra loro fatti e avvenimenti solo apparentemente lontani e indipendenti l'uno dall'altro. Se ti succede qualcosa c'è sempre un motivo, buono o cattivo che sia.
Evidentemente tra me e Luisa Mattia c'è un filo sottile di pensieri, predilezioni e affinità.
Mentre io leggevo Ebano in treno, Luisa leggeva Il cinico non è adatto a questo mestiere in coda all'ufficio postale. Voi, se volete, leggete qui.

scritto da luisacarrada | plink | commenti

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Semplice, sognante e scalza.
Grazie all'ultimo post di Marco Fossati di Creative Classics scopro che Annamaria Testa ha un sito, il sito che ho cercato invano per molti anni.
Primo: ne sono felicissima, perché i libri di Annamaria Testa sono stati fondamentali per la mia formazione, come immagino per quella di migliaia di altre persone in questo paese, scarsissimo di comunicatori che sappiano (e vogliano) comunicare e trasmettere il proprio mestiere.
Lei lo ha fatto quando ancora non lo faceva nessuno: la mia prima edizione del La parola immaginata, quella pubblicata da Pratiche, è del 1988 e ha i bordi ingialliti.
Non c'era ancora internet e le parole di quel piccolo libro furono per me come un ruscello d'acqua nel deserto. Mi rimase per la sua autrice soprattutto un grande senso di gratitudine, che poi mi ha spinto a leggere tutti i suoi libri, compreso il meno noto ma piacevolissimo Leggere e amare, 21 storie di donne sul filo dell'alfabeto.
La parola immaginata rimane per me il più bello, seguito a ruota da Le vie del senso, libro denso e sottile, quasi più pieno di immagini che di parole.
Secondo: ho ricevuto da questa signora della pubblicità l'ennesima lezione.
Un sito sobrio, semplicissimo, con tutte le parole che servono e non una di più. Annamaria Testa
Aperto: pubblica le recensioni dei suoi libri, ma ci contraccambia con i testi degli articoli che ha pubblicato negli ultimi anni.
Una biografia stringata, che ha molto da insegnare a tanti siti e blog senza pudore nelle autolodi sperticate e nelle autopresentazioni altisonanti (e magari così blindati e così fifoni quando si tratta di condividere i propri testi o linkare qualcun altro).
Due sole fotografie, in sintonia perfetta con questo stile. Non bellissime: occhi in su, in una posa un po' buffa e sognante, semplice e scalza sotto un arco di casa, col giardino sullo sfondo.
Bella forza, direte voi: la Testa è una grande, una che degli orpelli può elegantemente fare a meno e può pure permettersi le foto caserecce.
Altrettanto vero che difficilmente si diventa grandi nascondendosi dietro gli orpelli.

Sul MdS leggi anche:
La parola pubblicitaria.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
libri, maestri, pubblicità

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Lezioni africane.
Negli stessi giorni in cui lo scoprivo, presa nella lettura di uno dei suoi libri più famosi, uno scrittore moriva.
Io non lo sapevo. Sono stata molto in treno: tanto tempo per leggere, poco e niente per navigare e per postare.
Quindi è stato solo ieri sera tardi che ho scoperto che Ryszard Kapuscinski è morto martedì scorso in un ospedale di Varsavia.
Non avevo neanche ancora conosciuto la sua faccia, ma mi è immensamente dispiaciuto, come quando una persona se ne va all'improvviso e tu ti rendi conto che avresti voluto conoscerla meglio. Di uno scrittore però ci restano i suoi libri e io ho letto solo Ebano. Proseguirò quindi la conoscenza, al di là del tempo della vita di Kapuscinski su questa terra.
Il primo incontro è stato curioso. Qualche mese fa ho infatti letto Autoritratto di un Ebano, Ryszard Kapuscinskireporter, furbesco pasticcio editoriale di quelli oggi tanto in voga: una serie di brevi brani estrapolati da tutti i suoi libri e rimessi in ordine in diversi capitoli. Un insieme davvero sconnesso e traballante, che non gli rende minimamente giustizia ma mi ha fatto intravedere cosa potesse essere il "vero" Kapuscinski, la sua forza narrativa quando il testo non è ridotto a brandelli.
E così mi sono comprata Ebano, una serie dei suoi reportage sull'Africa, dagli anni '50 a oggi.
Un libro per il quale si potrebbero spendere mille aggettivi, ma alla fine l'unica cosa che pensi è che tutti dovrebbero leggerlo. Dai giornalisti che non sanno andare oltre gli stereotipi delle stragi tribali e degli occhi di un bambino affamato agli studenti (le poche pagine della Lezione sul Ruanda sono un'esemplare lezione di storia contemporanea), fino ai nostri politici, che soffrono spesso di comodi e personalissimi mal d'Africa.
Impossibile non pensare a un altro grande narratore di popoli, persone, terre e guerre: Tiziano Terzani.
La presenza di Terzani la senti forte in ogni pagina, la sua voce narrante è inconfondibile, ti sembra di vederlo ridere, imprecare e strizzarti l'occhio mentre leggi. Vedi, e al tempo stesso dell'autore vivi in diretta pensieri, passione, cuore, giudizi e ironia.
Kapuscinski è diverso. Di Terzani ha la stessa profondità di cultura e di studio, la Ryszard Kapuscinskistessa curiosità verso l'essere umano che è come te ma vive in luoghi e condizioni tanto diverse dalle tue, la stessa pazienza di viaggiatore senza limiti di tempo, capace di lasciarsi sorprendere ogni giorno da ciò che succede.
Ma è capace anche di scomparire, di diventare in qualche momento solo un occhio che ti guida: dall'immensità tutta uguale del deserto al particolare di due fari che bucano la notte come gli occhi infuocati di un animale misterioso.
Persino le imboscate, i momenti in cui si sfiora la morte o si assiste alla morte vengono raccontati senza enfasi, quasi con distacco.
Distacco verso di sé e le proprie emozioni, ma un coinvolgimento sottile e profondo verso gli esseri umani che incontra lungo la strada. Persone raccontate una per una, con la loro piccola storia, il loro nome, la loro età. Quelle persone in cammino che le telecamere riprendono sempre in massa, e quelle che le telecamere non riprenderanno mai perché troppo lontane, fuori dal mondo. Come quelle delle montagne dell'Etiopia centrale:
"Sono montagne di roccia erosa, color del bronzo e del rame, dalle cime così lisce e piatte che potrebbero servire da aeroporti naturali. Sorvolandole in aereo vi si scorgono casupole di argilla senz'acqua né luce. Viene istintivo chiedersi come faccia la gente a starci, di che viva, che cosa mangi e come mai si trovi lì. Nelle ore meridiane la terra vi raggiunge temperature da altoforno, brucia i piedi, riduce tutto in cenere. Chi ha condannato degli esseri umani a quell'atroce esilio sotto le nuvole? E perché, per quali colpe? Non ho mai avuto l'occasione di arrampicarmi fino a quei borghi sperduti per cercare risposta, né qui sull'altopiano ho mai trovato qualcuno in grado di dirmi qualcosa di quella gente: ne ignoravano perfino l'esistenza. Quei disgraziati sotto le nuvole vegetavano ai margini dell'umanità, nascevano all'insaputa di tutti e sparivano, presumo precocemente, anonimi e sconosciuti."
Il sito di Kupuscinski è in polacco e per ora non sono riuscita a trovare molto per placare il mio desiderio di approfondire questo scrittore appena conosciuto e appena andato via.
Quindi grazie all'agenzia di stampa Misna, l'unica a informarci su quello che avviene nel sud del mondo, e grazie a un bel post, ricco di link, del blog fogliedivite 2.2, che leggo sempre e non ho mai ringraziato.

"Se uno vuole ricordare, allora ha bisogno dell'immagine; se uno invece vuole capire, allora ha bisogno della parola, della scrittura."
Susan Sontag

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
libri, maestri

domenica, gennaio 21, 2007

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Dure a morire.
Nonostante gli amministratori delegati che bloggano e le conversazioni che impazzano (visto il
video in cui Hillary Clinton annuncia la sua candidatura alle primarie per la Casa Bianca? "I'm not starting a campaign, though. I'm just starting a conversation. With you, with America."), pare che il corporatespeak, il gergo, continui a impazzare pure lui. Anche se tutti sanno che non funziona più.
Factiva, azienda statunitense che misura e cura la reputazione delle aziende in rete, anzi la loro competitive share of voice, ha monitorato per tutto il 2006 le parole più usate nei comunicati stampa, a livello globale, USA e UK.
Ecco le prime 20 a livello globale:

next generation
flexible
robust
world class
cutting edge
easy to use
scalable
well positioned
market leading
turnkey
mission critical
groundbreaking
industry standard
best of breed
user friendly
enterprise class
enterprise wide
interoperable
extensible
breakthrough.

Nell'ultimo decennio è cambiato tutto, ma apparentemente nei comunicati stampa non è cambiato niente. Viene però da chiedersi quante aziende ricorrano ancora al "classico" comunicato stampa e quante comincino ad affidare le informazioni che le riguardano ad altri canali, e ai blog in primis.

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web writing

giovedì, gennaio 18, 2007

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Dovere di cronaca.
Ad anni di distanza ormai da Content Critical e The Web Style Guide, Gerry McGovern torna in libreria con un nuovo libro, Web Killer Content.
A parte quel killer, che in inglese non ha solo valenze negative ma che a me dà fastidio lo stesso per la faciloneria che annuncia, le anticipazioni che ho letto mi hanno finora fatto desistere dall'acquisto.
Lo cito per dovere di cronaca, perché McGovern è un guru notissimo e le sue pilloline vengono pubblicate anche da un quotidiano di tutto rispetto come El País.
Quello che più mi ha depressa è l'eterno giochino delle simmetrie e dei numeri magici, così caro a una certa marketing literature anglosassone (non tutta, per fortuna nostra). Giochino che funziona, se proposto una volta tanto.
Ora è la volta delle 6 C. Quali? Eccole servite:
1. Who Cares?
2. Is it Compelling?
3. Is it Clear?
4. Is it Complete?
5. Is it Concise?
6. Is it Correct?
Sono perplessa: chiunque lavori sul branding online di un'azienda, sa quale lavoro complesso si fa sulla ricerca della voce, sulla varietà degli stili, sulle scelte lessicali, sui livelli paratestuali. Si lavora di lima, di cesello, di occhio e di orecchio.
L'articolo completo è
qui. Giudicate voi.
Intanto, io aspetto almeno la funzione "Look inside" di Amazon. Quelle pagine iniziali che permettono di sbirciare dentro al libro in genere danno delle buone chiavi per valutarne il valore.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (1)
libri, web writing

martedì, gennaio 16, 2007

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Battesimi.
Francesca Benvenuto, autrice di Cosa fai? Copy! ha ripreso a bloggare e lo fa alla grande con una delle sue interviste, la sesta, dedicata a un tema che mi affascina da sempre,
il naming. L'intervistato è il copywriter Alberto Cellotto.
E proprio stasera su uno dei miei
blog preferiti è apparso un post sui programmi di naming automatico, quelli in cui inserisci un po' di parole chiave e ti vengono fuori, randomicamente e come in frullatore, delle proposte piuttosto folli, che a volte riescono però a darti una suggestione, uno spunto di suono, un matrimonio riuscito tra parole impossibili. 
Tentar non nuoce, e il generatore di nomi per il web.2 ha il pregio di snocciolarvi quelle che sono oggi le tendenze del naming, dalle parole con le vocali al minimo (vedi Flickr) a quelle che giocano sulle lettere notoriamente difficili, il trio Y-Q-Z per esempio.

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web writing, brand

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Sagarana n° 26.
E' uscito il numero 26 della rivista Sagarana, diretta da Julio Monteiro Martins.
Superba, anche questa volta.

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lunedì, gennaio 15, 2007

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La semplicità delle parole e la forza della passione.
Uno dei guru mondiali delle presentazioni, Guy Kawasaki Garr Reynolds di Presentation Zen, dedica una serie di post alla presentazione che ha dominato la rete in questi giorni, quella di Steve Jobs.
L'ultimo, dedicato alle
parole di Jobs, ha come punto di partenza un post del blogger di Seattle
Todd Bishop, che si è tolto lo sfizio di sottoporre il testo del discorso a vari indici di leggibilità, simili al nostro Gulpease, e poi di confrontare i risultati con quelli dei discorsi che sempre in questi giorni hanno tenuto Bill Gates e Michael Dell.
Jobs vince per la semplicità della sintassi e il ricorso a un lessico di base che tutti possono capire, parametri che per l'efficacia della comunicazione sono considerati vincenti da sempre, da Ippocrate a Cicerone, da Einstein ai linguisti contemporanei.
Eppure il discorso dei discorsi, quello che tutti gli aspiranti public speaker studiano e mandano a memoria - I have a dream di Martin Luther King - se analizzato dagli indici di leggibilità dà un risultato medio, così come il solo testo prende e interessa, ma non commuove né trascina. 
Le parole sono importanti - conclude Guy Kawasaki Reynolds -, ma per entrare nella leggenda servono anche sincerità, capacità di empatia e sconfinata passione.

PS/1 nei post trovate tutti i link ai testi e ai video dei discorsi, da Jobs a King.
PS/2 oggi ricorre l'anniversario della nascita di M. L. King, compirebbe 78 anni.


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Una maschera e un paio di occhiali.
In questi ultimi due giorni molti blogger, stimolati da Luca De Biase, stanno scrivendo cosa è per loro un blog. In sole 2000 battute. Stamattina mi sono letta la bella descrizione di Massimo Mantellini.
Per me il blog è tantissime cose diverse, in momenti diversi, e continuo a scoprirle man mano che scrivo.
Luogo, taccuino, rifugio, palestra, cronaca di un pezzo della mia vita che rileggerò da vecchia e sfoglierò come mia nonna sfogliava i carteggi ingialliti e i pesanti album fotografici con la copertina di cuoio… 
Ma il blog è anche una maschera, con la quale puoi giocare a essere quello che vorresti e che non riesci ad essere. Senza volto, senza età, senza i vestiti e la voce che così facilmente ti connotano agli occhi degli altri, con le sole parole, puoi osare non un’altra identità, ma dei piccoli spostamenti dell’essere verso quell’immagine migliore di te che hai dentro ma non sempre riesci a tirar fuori. Non fingi. Provi, sperimenti su un terreno più protetto e più facile della quotidianità il gioco difficile delle aspirazioni.
Io sul blog sono un po’ più socievole, un po’ più tollerante, un po’ più lieve, un po’ più paziente di quanto non sia nella realtà. Non tantissimo, appena un po’. Ma un po’ che ogni tanto ho la sorpresa di ritrovare nella vita reale.
Il blog è un paio di occhiali speciali, che quando li inforchi ti fanno vedere il mondo, le parole degli altri, le persone, con un po’ più di attenzione. Occhiali che aguzzano la sensibilità insieme alla vista, che ti fanno soffermare invece di sorvolare.
Quando sai di avere un luogo per raccontare, un luogo che ti aspetta, con delle persone che aspettano, vedi più facilmente storie e racconti intorno a te, fai attenzione alle parole, ti si creano in testa connessioni nuove, ti appaiono immagini che vorresti subito fissare per non perderle. Ma soprattutto, cominci a dare a queste parole e a queste immagini una forma e un senso che non siano solo per te, ma anche per le altre persone che aspettano.
Col tempo, diventa una delle abitudini piacevoli dei tuoi giorni.

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writers life

sabato, gennaio 13, 2007

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Nuovi arrivati.

Dalla scatola di IBS sono usciti:

  • Le ali della sfinge, Andrea Camilleri, Sellerio 2006.
  • Dizionarietto di parole del futuro, Tullio De Mauro, Laterza 2006.
  • Ebano, Ryszard Kapuscinski, Feltrinelli 2002.
  • I Ching. Il libro dei mutamenti, Adelphi 1995.
  • Gomorra, Roberto Saviano, Mondadori 2006.
  • Manuale di scrittura (non creativa), Marco Santambrogio, Laterza 2006.
  • Writing to change the world, Mary Pipher, Riverhead Books 2006.
  • 77 ricette perfette, Allan Bay, Feltrinelli 2006.

PS Di solito, prima di abbordare un libro, pilucco qua e là, ma questa volta le prime pagine di Gomorra, divinamente scritte, mi hanno tirata dentro il libro nel cuore della notte. Il racconto-visione del porto di Napoli è tanto vero e analitico da essere surreale: un deserto di persone dove le merci che arrivano e subito scompaiono sembrano vivere di vita propria.
Immagini sorprendenti e fortissime, verità che graffia la pelle e ti prende alla bocca dello stomaco.

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mercoledì, gennaio 10, 2007

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Alla ricerca del PowerPoint perfetto.
Il mese scorso mi sono fatta una chiacchierata telefonica con Emanuela Di Pasqua, giornalista di Vision, il mensile di tecnologia e culture digitali diretto da Franco Carlini. Il tema: la presentazione powerpoint, credo ormai il più diffuso strumento di comunicazione aziendale dopo l'email.
L'articolo è uscito sul numero di gennaio della rivista. Eccolo.

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siti belli e cose utili

lunedì, gennaio 08, 2007

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MdS aggiornato.
Ci tenevo a iniziare l'anno lavorativo con un aggiornamento del Mestiere di Scrivere. Ecco le novità.
I
Quaderni sono arrivati a 14. Gli ultimi li dobbiamo a Saida Petrelli, che si occupa della scrittura nelle associazioni di categoria, e a Francesca Pacini, che ci introduce alla professione di editor. Un altro l'ho scritto io ed è dedicato agli aspiranti comunicatori tra università e lavoro 
Alessia Rapone si è divertita a giocare seriamente con le parole della comunicazione interna, io ho aggiunto un articolo sull'utilità delle interviste per approfondire temi e attingere informazioni all'interno di un'organizzazione.
Sito, quaderni, blog: i testi sono tantissimi, ma la funzione dei diversi canali e sezioni mi è più chiara, spero anche per voi.
Il sito come reference da consultare, i quaderni per approfondire, il blog per cogliere l'attualità e spaziare anche in altri linguaggi espressivi.
Un ordine che mi serve, perché sono in periodo di "grandi pulizie". Sto lentamente spostando tutti i contenuti del MdS su un sistema di content management come si deve, dato che ognuna delle ormai centinaia di pagine è fatta artigianalmente "a manina" da me.
Così sono costretta a rivedere e a rileggere riga per riga ogni testo. Alcune cose reggono straordinariamente bene la prova del tempo, altre sono superatissime, altre ancora le riscriverò per aggiornarle.
Sono però molto riluttante a togliere del tutto delle pagine: sono obsolete, ingenue, a volte un po' ridicole, ma raccontano il web "com'era" e un piccolo valore storico lo hanno. Questo web così veloce deve proprio e sempre mangiarsi tutto? Potrei mettere queste pagine nella "soffitta del MdS", ma lasciarle accessibili. Suggerimenti?

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writers life

sabato, gennaio 06, 2007

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Il titolo è una porta da aprire.
Paul Klee, Spirito di una lettera, 1937
Ho visto nella mia vita almeno quattro grandi mostre su Paul Klee, la prima a nove anni l'ultima
ieri, e ho visto centinaia di sue opere in molti musei. Ma ogni volta è un incontro magico, che mi apre la mente e gli occhi.
Se da piccola fu la rivelazione che l'arte poteva contenere non solo la realtà visibile ma anche quella invisibile e persino inventare una nuova realtà trascinandomi dritta dritta lì dentro, ieri ho riflettuto soprattutto sulla natura poetica delle minuscole opere di Klee.
Come nella poesia, un'estrema economia di mezzi.
Una linea sottile e vibrante, che non delimita e contiene, ma conduce e dà la direzione come le frecce che si trovano in tanti suoi quadri.
Il ritmo, dato soprattutto dal colore, che si alza e si placa come la voce del suo amatissimo violino. Ma anche dalla ripetizione - con minute variazioni - di elementi decorativi, come nell'arte orientale.
L'accostamento inedito tra elementi semplici, quotidiani, che fanno scaturire nuove immagini, nuovi oggetti e paesaggi, che non esistono nella realtà che possiamo vedere con gli occhi, ma che abitano la nostra mente e i nostri sogni: pesci, case, barche, persone, città, tappeti volanti. Quando li vediamo, li riconosciamo all'istante.
E soprattutto la presenza delle lettere, delle parole, dei titoli, parte essenziale delle opere, vere e proprie chiavi, codici e porte verso il significato.
Mai trascurare un titolo di una "miniatura" di Klee, come le chiamava il grandioso e monumentale Picasso: Cancellato dalla lista, Canzone d'amore alla luna nuova, Il tappeto del ricordo, Dapprima innalzatosi dal grigiore della notte..., Villa R, Paesaggio miracoloso, o "112"!, Giardino asciutto e fresco, Separazione di sera, La macchina cinguettante, Pensando al futuro.
Così, Spirito di una lettera.
E' un oggetto, concreto: oggetto-quadro, perché Klee ci fa sempre vedere un pezzetto del supporto di base, cartone o legno; oggetto-lettera, perché di questo si tratta, semplicemente, una busta, con le sue letterine che si vedono un trasparenza attraverso la carta, i due lembi che si incrociano con la precisione e la simmetria di un capitello dell'arte classica.
Ma è una lettera che si anima sotto i nostri occhi, diventa persona, bambino stupito, forse un po' triste, come quello che tutti noi ci portiamo dentro.
Diventa anche l'idea stessa della lettera ancora chiusa, messaggio misterioso, bella o brutta notizia? sembra dirci il segno del punto interrogativo al posto del cuore.

Le opere di Klee sul sito del Zentrum Paul Klee, Berna >>
Le opere di Klee al MoMA >>

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forme e colori

mercoledì, gennaio 03, 2007

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Tutte le parole del presidente.
Maria Emanuela Piemontese
, professore di Glottodidattica e Sociolinguistica all’Università di Roma La Sapienza
, nel suo blog Chiaro&Semplice riporta per intero il discorso di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e lo mette sotto la sua lente di osservazione linguistica.
Risultato:
Un esempio di profondità e densità dei contenuti, esposti con parole della lingua comune e con notevole attenzione ai destinatari. In questo caso, si tratta del migliore esempio di quello che altrove abbiamo chiamato "destinatario indistinto". Si tratta di un destinatario che include tutti gli italiani, in Italia e all'estero.
L'ultimo post dell'anno 2006, invece, la professoressa Piemontese lo dedica al Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere, dalle Operette Morali di Leopardi.

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lingua italiana

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Bianco e nero.

Che sul fondo nero i caratteri bianchi non si leggano per niente, soprattutto quando sono piccoli, fitti fitti e con l'impaginazione giustificata sembra far ormai parte dell'abc della comunicazione. Sul web e fuori.
Eppure capita ancora di vedere i pannelli illustrativi dei musei concepiti proprio così, scoraggiando anche il visitatore più volenteroso.
A me è capitato nella riaperta Villa Torlonia a Roma, dove ho passato l'ultima giornata del 2006.
Peccato, perché tutto il resto è davvero perfetto e merita assolutamente una visita. Non mancate di scaricarvi prima le
audioguide in mp3 dal sito della Villa sul portale Musei in Comune, dedicate al Casino Nobile, che ospita il nuovo Museo della Scuola Romana, e alla Casina delle Civette, dove la luce filtra nei mille colori delle vetrate liberty di Duilio Cambellotti.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
on the road, forme e colori