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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


martedì, febbraio 27, 2007

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Newsroom.2.
Shift Communication, la società di San Francisco che qualche mese fa ha messo in rete il template del comunicato stampa per il web.2, ora fa lo stesso per la newsroom di un sito.
Template, presentazione e, naturalmente, la loro newsroom.

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ferri del mestiere, web writing

domenica, febbraio 25, 2007

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100% polemica.
Dal punto di vista della comunicazione, la settimana che sta per finire è stata dominata dalle polemiche sul portale turistico dell'Italia.
Polemiche a tratti veramente sgradevoli, non per la sostanza, ma per il modo, l'approssimazione, quel terribile effetto massa/pecora/valanga che nella blogosfera spesso mi spaventa, la cattiveria non sempre argomentata che le ha contraddistinte.
In questo caso la gogna mediatica c'è stata tutta.
Sgradevole e impietosa, ci ha però ricordato che in rete siamo sempre sottoposti a giudizio immediato, che non ci sono trucchi, scorciatoie, scuse. C'è sempre qualcuno pronto a farci le bucce, a criticare, a scoprire i nostri punti deboli, gli scheletri nell'armadio. Qualcuno che spulcia il nostro curriculum, che fa i conti, che ti studia, che confronta.
Vale per le aziende, vale per i semplici blogger, vale a maggior ragione per iniziative e siti che ci rappresentano tutti, che sono fatti con i nostri soldi.
E questo, nonostante i maleducati del web, credo che sia un gran bene. Perché ci costringe tutti a essere più onesti e a lavorare al meglio.
Le cose più sensate e condivisibili, comunque, le ha scritte oggi 
Massimo Mantellini.
Io non capisco niente di informatica, né di codici, né di CSS, ma le immagini le guardo. E mi ha colpita una curiosa parentela di immagini tra il portale dell'Italia e quello della Nuova Zelanda, ispirati entrambi all'etichetta che sta sul rovescio dei nostri maglioni.

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web writing

sabato, febbraio 24, 2007

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Se va bene al lettore, va bene al motore.
L'agenzia di servizi editoriali francese Dixxit - che ha un bellissimo sito - regala un libro bianco sui contenuti per il web, e in particolare l'impatto della scrittura sui motori di ricerca: Référencement: la revanche du contenu.
Nuovo (febbraio 2007), soprattutto nella tesi, che è da sempre la mia: bon pour le lecteur, bon pour le moteur.
Che significa: basta con i trucchi, le parole chiave che vengono prima del testo, la meccanica della scrittura. Sì ai contenuti di qualità, alla personalità di un individuo o di un'azienda, a un tessuto-discorso che cresce nel tempo e non si esaurisce nella singola pagina o nello spazio di un post.
Per scaricare il libretto (32 pagine) bisogna registrarsi, ma ne vale la pena.


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Le parole si guardano.
Sul Tuttolibri della Stampa di oggi, a pagina 9 un articolo di Marco Belpoliti che recensisce Il gioco della lettura, di
Gerard Unger (Stampa Alternativa), uno dei più noti type designer a livello mondiale.

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libri

venerdì, febbraio 23, 2007

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Spot.

Domani, sabato 24 febbraio, prima uscita di Scrivere, corso di scrittura creativa e professionale curato dalla Scuola Holden e pubblicato da De Agostini.
Alcune voci le ho scritte anch'io (Tra le prime: scrivere il brand, il blog come diario, il blog in azienda, scrivere una brochure).

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libri

mercoledì, febbraio 21, 2007

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Il poeta che voleva spegnere le stelle.
Cento anni fa nasceva H. W. Auden.

Funeral Blues >>

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maestri

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A caldo.
(Loghi che lasciano il segno).

Il brand dei luoghi e dei paesi è un tema che mi ha sempre presa molto, tanto che ne ho scritto qualche volta anche in questo blog. Aspettavo quindi con parecchia curiosità l'annunciato nuovo logo dell'Italia, realizzato dal colosso del branding Landor.
Ora finalmente c'è e ho voluto vedere subito che effetto mi facesse, al di là delle mille spiegazioni e interpretazioni che seguiranno.
Difficile e delicato giudicare un logo così, su due piedi. Perché c'è una prima impressione, ma c'è anche una sua tenuta, durata e maturazione nel tempo, man mano che si diffonde ed entra in relazione con noi. Sarà quindi il tempo a dirci se, al di là dei gusti personali, si tratta di un logo "riuscito".
Per ora, i commenti negativi e anche un po' volgarucci si sprecano, cosa inevitabile e probabilmente messa in conto dai creativi di Landor, vista la scelta abbastanza decisa verso quella buffa bananina verde, che catalizza immediatamente lo sguardo (mi aspetto a breve anche il commento "il paese delle banane".)
A me, il logo è sembrato soprattutto algido. Nitore, ordine, pulizia... ma non ti scalda.
Non ci avranno voluto mettere dentro troppe cose, come sembra confermare la breve spiegazione sul sito di Palazzo Chigi?
Un simbolo duplice, dove convivono maschile e femminile, passato e futuro, serietà e ironia, stabilità e movimento, razionalità e fantasia, dovere e piacere.
Con questa operazione si vuole trasmettere il progetto di un Paese più affidabile e responsabile, ma sempre connotato da eleganza, creatività, flessibilità e vitalità.
Un Paese capace di evolvere e guardare al futuro senza cancellare i tratti migliori della sua identità.

Insomma tutto.
E' pur vero che il logo di una nazione deve in qualche modo contenerla tutta, però in genere c'è uno spunto, una piccola fascinazione, un minuscolo varco creativo che ti fa sentire il tutto: Incredible !ndia, l'invito-nostalgia del Nepal, il trifoglio irlandese, la pennellata di Mirò o il neologismo di Seattle...
Ma è pur vero che con un brand bisogna prima fare amicizia. Diamoci il tempo.

PS
Se il tema del country branding vi interessa, sfogliate l'album che Futurebrand ha dedicato al Country Brand Index 2006. Una bellissima pubblicazione, con la carrellata dei loghi dei paesi del mondo.

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brand

martedì, febbraio 20, 2007

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Soluzioni: ne abbiamo abbastanza.
Dieci o quindici anni fa, potevi ancora affermare il tuo brand puntando sulla parola "soluzione". Allora, "soluzione" era un modo fresco e inedito per rivolgersi direttamente alle esigenze del cliente.
Nel 2000, il termine cominciava a usurarsi. Oggi è morto, deprivato di ogni capacità di rappresentare e differenziare minimamente un brand.
Inizia così un articolo di Mike Stefaniak, appena pubblicato su BtoB Magazine, dedicato alla comunicazione delle aziende business-to-business.
Così, mentre andiamo velocemente verso l'economia delle soluzioni, anche questa parola se ne va in soffitta, dopo aver perso tutta la sua forza.
Stefaniak fa l'esempio di un campione del branding, il colosso della logistica UPS, che non parla né di logistica, né di consegna, né di pacchi, ma si differenzia per quello che visivamente salta agli occhi di tutti:
"What can brown do for you?"
Brown come gli inconfondibili camioncini.

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brand

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La decima legge.
Stefano Dragonetti, che ha un
sito bellissimo, con un titolo da manuale, mi ha appena omaggiata di un po' di link sulla semplicità.
Sul blog companion del libro The laws of simplicity, l'ultima e decima legge mi colpisce come scrittrice professionale che taglia, ricuce, e qualche volta deve anche spiegare cos'è la semplicità per un buon testo:

"Simplicity is about subtracting the obvious, and adding the meaningful."

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ferri del mestiere

lunedì, febbraio 19, 2007

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Globally local - locally global.
Un titolo perfetto per un eccellente blog dedicato alle intranet, sincronizzato in doppia lingua inglese e francese, curato da un'inglese che vive nella campagna della Provenza e lavora con tutto il mondo.

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siti belli e cose utili

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Politically scorrect.
(In praise of speed).

La prima pagina di Repubblica mi ricorda solo ora che oggi è la giornata della lentezza. Eppure dovrei saperlo: sono stata bersagliata di email su questo fatidico giorno in cui dovremmo muoverci piano piano, visto che di siti cosiddetti "alternativi" ne frequento un certo numero.
Eppure, - lo dico e lo scrivo, come si dice, "di pancia" - a me la giornata della lentezza mette una gran tristezza.
Riporta Repubblica che stasera a Roma i maratoneti della lentezza percorreranno 300 metri in un'ora e mezza, da Piazza Trilussa a Piazza S. Maria in Trastevere. I romani come me ne hanno un'idea. Per gli altri, assicuro che è una cosa del tutto innaturale. Immagino come vortichi la mente dei maratoneti mentre si sforzano di tenere il loro passo di lumaca. Trattenere i piedi è una tortura, la mente si rifà volando via, inevitabilmente.
Camminare o lavorare lenti per un solo giorno è un lusso che solo alle società opulente può venire in mente. E all'interno delle società opulente, naturalmente agli intellettuali, a quelli che non timbrano il cartellino, che non hanno un capo che li sorveglia al call center o all'impresa di pulizie, a quella che ci piace tanto definire la creative class insomma (non a caso il film bandiera del movimento è Un'ottima annata di Ridley Scott, film delizioso, ma storia improbabile di un riccone londinese che riscopre comodamente la lentezza in uno chateau francese).
Eppure molti dei riferimenti di chi ha pensato e organizzato la giornata della lentezza sono anche i miei. Alcuni pensatori orientali, lo yoga, la meditazione e tutte le cose che oggi vanno tanto di moda.
Per quanto mi riguarda, se c'è una cosa che ho imparato su quella superficie 60x175 che è un tappetino di yoga è che dentro di ognuno di noi c'è un ritmo con il quale imparare, con fatica e lentissimamente sì, a sintonizzarsi. Piano piano, giorno per giorno.
E' un ritmo che a volte ti fa fermare, a volte ti fa venire i nervi perché ti sfugge, e a volte invece ti fa correre veloce, e persino volare. E allora la cosa migliore che puoi fare è metterti a correre davvero, con la mente, l'immaginazione, le gambe, la tastiera. I momenti esaltanti e creativi sono quasi sempre quelli in cui la velocità ti insegue e ti spinge verso il traguardo, il risultato.
E' un ritmo che devi imparare a sintonizzare anche con gli impegni del mondo: le scadenze del lavoro e le attese delle persone nei tuoi confronti, il treno da rincorrere.
Un maestro di yoga francese da cui ho imparato molto definisce lo yoga "l'art de s'ajuster", dell'aggiustarsi, del tararsi giorno per giorno, prendendo ogni volta le misure di noi stessi, degli altri, del mondo. Ogni giorno è diverso dall'altro e ha il suo ritmo, una volta lento, una volta da cardiopalma, ma comunque da accogliere e accettare dentro di noi.
Una cosa un po' diversa dal clima vacanziero e compiaciuto della giornata della lentezza. Che, spero, non verrà ad aggiungersi come ultima perla alla lunga collana delle giornate commerciali.
Con kit di incensi e giardinetto zen al posto dei baci perugina, magari.

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writers life

venerdì, febbraio 16, 2007

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Testi a pacchetto.
Brian Clark è l'autore di Copyblogger, il blog per per web-copy-writer oggi sicuramente più apprezzato e più frequentato.
Ha avuto un successo travolgente in pochissimi mesi e ogni post riceve all'istante decine di commenti.
Il successo è dovuto sicuramente alla frequenza degli aggiornamenti, praticamente quotidiana, ma credo anche al fatto che Brian predica e pratica con gran coerenza il packaged content, cioè l'organizzazione e la presentazione dei contenuti in comodi pacchetti (chunk, snippet...):
> 5 facili modi per iniziare un post e fare subito bang!
> 10 modi efficaci per moltiplicare i lettori del vostro blog
> le 5 immutabili leggi di un blog convincente.
Il bello è che riesce a scrivere sempre nuove variazioni dei pacchetti, molto simili ma mai uguali.
Brian Clark dà indubbiamente un sacco di facili e utili consigli, ma in tanti mesi che lo leggo non sono riuscita a intravedere un carattere, una faccia, un tratto, una personalità. Tutto molto razionale, impacchettato, preciso, un tantino perentorio.
Evidentemente che i blog abbiano tanto successo perché raccontano storie di persone non è una verità così assoluta.
Ascolterò quindi molto volentieri la lunga intervista che Brian ha rilasciato a Rush Hour, in cui parla di copywriting, blog e social media. Finalmente, forse, riuscirò anche a sapere qualcosa di lui.

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web writing

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Eterne questioni.
Se le questioni di Netiquette vi interessano, c'è un "filo" molto interessante su Mlist sull'
uso del lei e del tu nelle email.
A me hanno sempre interessato molto, visto che ricevo e scrivo a volte decine di email al giorno. Ho le mie piccole regole, che ho scritto anche qui e qui.
Non sono per l'eccesso di confidenza e alle persone che non conosco in genere all'inizio do del lei. Poi mi regolo a seconda dell'ambiente, dell'età, della professione dell'interlocutore, e anche dal suo stile di comunicazione, se è il primo a scrivere.
Ma non mi offendo affatto se ragazzini che potrebbero essere miei figli mi danno del tu. Mi danno molto più fastidio la mancanza di firma, di saluti o di un incipit gentile, come il tono di pretesa di tanti che ti chiedono un'informazione o un favore.
E rimango male se una persona cui ho scritto "Gentile Claudia" dandole poi del lei mi risponde con "Gentile dottoressa Carrada". Alla mia successiva risposta ho optato per un'email molto cortese, ma senza nomi, signore e dottoresse.

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web writing, writers life

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Manie di potenza.
Mi capita di chiedermi come dilaghino certi termini che, improvvisamente, godono di una gran fortuna. Spesso non si tratta di termini sbagliati, ma generici e bruttarelli, questo sì.
Uno mi sta abbastanza ossessionando ultimamente: il verbo potenziare.
Me lo ritrovo ovunque: le schede di una casa editrice, la lettera di una banca, il sito di un'amministrazione dei beni culturali. "Le funzionalità potenziate di un sistema informativo" te le aspetti, ma "il potenziamento della fruizione dei percorsi didattici" no.
Non sono una purista e non mi fisso sulle minuzie, ma quando affidano dei testi alle mie cure è normale che esamini tutto con attenzione, perché tutto - anche queste minuzie - concorre alla definizione di uno stile e di una voce, che si vogliono il più possibile credibili e naturali.
Se mi ritrovo davanti un verbo come potenziare, mi faccio due semplici domande:

  • esiste un termine più preciso? esiste quasi sempre: migliorare, estendere, rafforzare, ampliare, aumentare, incrementare...
  • potrei pronunciare questa parola in una normale conversazione? la risposta è quasi sempre no, mi sentirei a disagio e un po' ridicola, quindi la cambio.

PS Mi sto ascoltando l'ultima raccolta di Gaber e mi sa che tutto 'sto rigore mi viene anche dalle sue semplici parole perfette.

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lingua italiana, writers life

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Passa il tempo.
Anche se il MdS ha una sezione che si chiama
Scrivere per il web, non credo che parlare di sola scrittura per il web abbia più molto senso. Se dovessi rititolare oggi quella sezione (... ma eravamo all'inizio del 1999) probabilmente la chiamerei Comunicare sul web, perché le strategie testuali - pur centrali e fondamentali - si intrecciano sempre più con tante, troppe, altre cose.
Questo pensiero mi è stato suscitato da un nuovo blog francese, che non ha paura invece di intitolarsi semplicemente écrire pour le web. Finora niente di nuovo, ma è appena nato e penso valga la pena di seguirne i primi passi.

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web writing

martedì, febbraio 13, 2007

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Parole che tornano.
Non so se è per le notizie sulla terza ondata delle BR o perché ho apppena finito di scrivere un articolo sulle diverse tipologie di documenti che si scaricano dal web in formato pdf, fatto sta che la mia attenzione oggi pomeriggio è andata alla parola "volantino".
Parola vecchiotta, credevo, legata alla mia adolescenza negli anni '70, quando il volantino era soprattutto un volantino politico.
I terroristi lo facevano trovare nel cestino dei rifiuti o nella cabina del telefono. Fuori dal liceo si faceva il volantinaggio.
Nel mondo del lavoro "volantino" è una parola tabù, vecchia e inelegante: viene sostituita dal dépliant, dalla scheda, casomai dal flyer. Qualche volta la usano i sindacati, ma ora anche loro preferiscono comunicare per email con un "comunicato" o un'"informativa".
Invece su internet il volantino ha ripreso a volare. Lo avevo già notato con le scuole di yoga, che sui volantini promuovono corsi, workshop e seminari. Pensavo però che i maestri di yoga sono abbastanza fuori dal mondo, oppure abbastanza snob da compiacersi nell'usare parole fuori moda.
Non sono i soli. I volantini stanno riappropriandosi di tutti i settori di mercato, tanto che il testo italiano "scarica il volantino" restituisce su Google quasi 80.000 risultati.
Lo tirerò giù dalla soffitta pure io.

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lingua italiana

lunedì, febbraio 12, 2007

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Cento giravolte.
"La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s’accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte."
Mi viene sempre in mente questa frase delle Lezioni americane di Calvino quando il succedersi di parole, suoni, idee, curiosità e suggestioni mi fanno fare sul web cento giravolte nel giro di pochissimi minuti.
Volevo aggiungere un post scriptum al post precedente, con i link alle ricerche del professor Cortelazzo sui discorsi di fine anno dei presidenti della Repubblica > mi è venuto in mente il discorso con cui Barack Obama ha annunciato ieri che corre per la Casa Bianca > mi sono ricordata di quello così diverso di Hillary > ho pensato alle differenze profonde di presentazione, di linguaggio, di stile > "ma io non sono una linguista... altrimenti mi lancerei in una di quelle belle analisi che fanno Cortelazzo e la Piemontese" > "ma qualcuno lo ha avrà già fatto, ti pare... fammi cercare... language + Obama + Hillary" > scopro lo splendido The Language Guy! > post to delicious...
Sono ancora alla ricerca di Obama vs Hillary. Quanto ai discorsi dei presidenti, ecco i link:

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lingua italiana, writers life

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Scienze della comunicazione: approfondimenti.
Nel Quaderno su università e lavoro che ho pubblicato all'inizio dell'anno sul MdS scrivevo di non conoscere il numero esatto dei corsi di laurea di Scienze della comunicazione in Italia e la mia stima era bassissima rispetto alla realtà.
Il prof. Michele Cortelazzo, che insegna Linguistica italiana nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Padova, mi è venuto in soccorso con i numeri giusti.
I corsi di laurea nel 2006 erano 74, secondo la fonte più autorevole, il sito della Conferenza dei presidi di Scienze della comunicazione.
Un sito che può essere di grande utilità per gli aspiranti comunicatori, perché offre le schede informative su tutti i corsi di laurea, con i link diretti, più dati sull'offerta formativa e gli sbocchi occupazionali. Un tema, quello del lavoro, cui l'università di Padova ha dedicato una ricerca approfondita.

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siti belli e cose utili

domenica, febbraio 11, 2007

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Stavolta sono d'accordo.
Ultimamente dissento spesso da quanto scrive Gerry McGovern, ma la sua
raccomandazione di oggi la sottoscrivo in pieno: prima di spedire un'email, di pubblicare un post, o di chattare su skype (aggiungo io), pensarci due volte.
Istantaneità, informalità, leggerezza e velocità dei nuovi mezzi di comunicazione non ci traggano in inganno: una volta partite, le nostre parole non ci appartengono più, e possono essere estrapolate, manipolate, archiviate, mandate ad altri.
Le lettere di una volta potevamo implorarle indietro, rubarle, strapparle, bruciarle, nasconderle sotto una mattonella. Tutte cose che non sono più possibili.
Niente è più formale ed eterno di un'email o di un post: le nostre sciocchezze di oggi potranno essere lette da un datore di lavoro o dai nostri potenziali elettori e avversari se decidiamo di presentarci alle elezioni...
Senza ossessionarci, naturalmente, qualche volta pensiamoci.
"Blogging is a long-term investment of time, energy and creativity. It is also about discipline, about getting the facts right. Sure, there is impulse involved, but the impulse should not drive you to write something that will make you look foolish in a year's time."

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web writing

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Millefoglie e ciliegine.
In quell'ideale millefoglie che è la scrittura sul web i piccoli testi o abstract che appaiono in home page o nelle prime pagine della sezione di un sito hanno la funzione della ciliegina o del fiocchetto di panna sulla torta.
Ti devono far venire la voglia di passarci il dito, mangiarteli subito e poi tagliarti una generosa fetta.
Sono testi brevi, ma importantissimi, cui non si dedica mai abbastanza attenzione.
Io ci metto a volte molto tempo e quando navigo mi studio sempre come fanno gli altri.
Una delle cose che mi incuriosisce è come si "aggancia" la pagina successiva:

  • ...
  • leggi ancora
  • leggi tutto
  • leggi tutta la storia
  • continua
  • full story

La cosa buffa è come molti siti italiani, scritti in italiano, usino l'aggancio in inglese. Un'abitudine molto diffusa nelle aziende di informatica, dove il mix delle lingue può essere a volte esilarante.
Io ormai sono per zero parole e la doppia freccetta
>>
L'unica cosa realmente persuasiva sono le parole che abbiamo usato nel nostro fiocchetto di panna, insieme alla grazia e la leggerezza con le quali lo abbiamo disposto.

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web writing

sabato, febbraio 10, 2007

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Il libero fluire di un libro.
Nelle tre settimane passate ho tenuto una serie di incontri sulla scrittura ai maturandi delle scuole milanesi, organizzati dal BocconiLab, il servizio di orientamento dell'università.
E' una cosa che faccio ormai da due anni, con l'obiettivo di aiutarli ad affrontare da "professionisti della scrittura" la prova di italiano alla maturità e al tempo stesso di far capire o intravedere loro quanto sarà importante la scrittura nel loro futuro.
Quest'anno ho iniziato mostrando blog non di ragazzini, ma di stimati e arrivati professionisti. Non giornalisti o comunicatori, ma avvocati, dottori commercialisti, medici, architetti.
Tra questi, un blog che trovo magnifico e visito spesso: Architettura di pietra, di Alfonso Acocella, professore ordinario di Tecnologia dell'architettura all'Università di Ferrara, autore per il MdS dell'articolo
L'officina della memoria.
Ai ragazzi ho solo mostrato la home page del blog, spiegando loro come anche a un architetto siano indispensabili buone e belle parole per far conoscere il suo lavoro, i suoi libri e i suoi pensieri. I lunghi testi del professor Acocella avrebbero probabilmente scoraggiato la mia platea di vivaci diciottenni.
Ai lettori di questo blog invece li raccomando davvero, in particolare i due ultimi post, dedicati l'uno alle
mille seduzioni del libro, da quello di pergamena a quello di carta, fino a quello di bit, l'altro alla nuova vita online di un libro monumentale e costoso, che ora si può liberamente sfogliare sullo schermo del computer.
Sono due brevi e raffinati saggi in forma di post, che appassioneranno i più moderni bibliofili.
"I contenuti del libro sono riversati, sia pur lentamente, nel tempo in internet per essere raggiunti e condivisi da quanti non possiedono il libro. Testi ed immagini, nel loro rifluire in internet, si destrutturato e si disaggregano rispetto alla dispositio lineare, sequenziale, logica del libro e si ridistribuiscono (archiviandosi senza più limiti di capitalizzazione quantitativa) insieme a quelli del tutto nuovi prodotti dagli altri co-autori coinvolti progressivamente nel progetto di intelligenza collettiva promosso in rete.
Le idee si prendono così la loro rivincita rispetto alla “dolce tirannia” del dispositivo chiuso e concluso del libro, rinascono senza perdere le acquisizioni raggiunte, ricercandone altre attraverso forme aperte di produzione intellettuale di natura cooperativa."

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In cucina, con Platone e Aristotele.
Pur essendo una persona che scrive, abituata ad ascoltare e a dare forma alle voci di dentro, amo moltissimo le voci di fuori, i podcast.
YouTube mi lascia fredda e raramente clicco sul freccione bianco per far partire un filmato, ma scarico e ascolto moltissimi audio.
Li accumulo, sapendo che arriva sempre il momento buono per accendere il mio lettore di mp3 e passare il tempo in compagnia di una voce: trasmissioni radiofoniche, audioguide di luoghi, commenti di opere d'arte, poesie, lezioni di lingue, meditazioni guidate. Due anni fa mi sono riascoltata tutta la Divina Commedia in metropolitana.
E il rapporto della parola scritta e della parola parlata sul web è uno dei temi che più mi interessano in questo momento.
Oggi sul sito di
Feltrinelli ho scoperto tanti nuovi podcast, e soprattutto le lezioni di due scrittori che - per ragioni diversissime - mi hanno insegnato a prendermi cura di me stessa.
L'uno mi ha aiutato a nutrire il corpo, l'altro la mente.
Ad Allan Bay - gran narratore di ricette - devo non solo il gusto della cucina, ma anche quello della spesa e della scelta degli ingredienti giusti.
A Salvatore Natoli la scoperta che la vita ha senso e pienezza anche nei momenti più disperati e più bui. E di come questi momenti possano anzi essere di grande creatività e rara meraviglia.
Il suo La felicità di questa vita è un libro prezioso, sul quale torno spesso.
Insieme alle loro lezioni di cucina e filosofia, ci sono anche la poesia di Baudelaire e quella di Leopardi.



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Proficue attese.

"Fortuna che sei qui, non riesco a combinare nulla se non ho una scadenza."
Potrei davvero sottoscrivere questa vignetta del
New Yorker: le cose migliori che ho scritto, le ho scritte tutte con il fiato di una scadenza sul collo.
Potrei anzi dire che uno dei fattori di maturazione del mio essere una scrittrice professionale è stato proprio imparare a prendere le misure dei tempi a disposizione.
Oggi ci riesco piuttosto bene, cosa che mi permette di incastrare molti impegni di scrittura l'uno dentro l'altro, a seconda del tipo di lavoro e soprattutto della fase che quel lavoro sta attraversando.
Posso lavorare un'ora a una scaletta, una mezz'ora alla navigazione per approfondire un tema che conosco meno, per tornare poi su una presentazione per una lezione, e scrivere infine migliaia di battute senza fermarmi un attimo.
Anche in questo, l'importante è alternare i ritmi e non logorarsi a lungo su uno stesso problema. Se si cincischia troppo con la penna e il pc, distrarsi passando ad altro. Possibilmente a una cosa del tutto diversa. Oppure fare pausa scrivendo un post, proprio come sto facendo in questo momento.
Siccome di natura sono fifona e precisa, a lungo ho cominciato i miei lavori di scrittura troppo presto. Avevo sempre l'ansia di anticiparmi molto, per avere un bel margine nel caso di ripensamenti, correzioni, imprevisti, mal di testa.
Qualche volta funzionava, ma più spesso tutto questo anticipo mi serviva per degli improbabili e inutili tempi di attesa, in cui mi limitavo a guardare lo schermo del pc o il muro di fronte. La molla scattava invariabilmente verso la fine, quando la famosa scadenza si avvicinava. Allora rimpiangevo di aver perso tanto tempo e, pian piano, ho imparato a cominciare a scrivere sempre più tardi, calcolando bene il tempo che effettivamente serve per la stesura.
Ho tratto molte lezioni da compiti improvvisi, che in azienda mi appioppavano dall'oggi al domani, discorsi per il management soprattutto. Ce la facevo, non potevo fare altrimenti: meno tempo avevo, più il risultato era brillante, più io ne uscivo stremata.
A un certo punto decisi di capire come conservare la brillantezza diminuendo la stanchezza.
Un buon equilibrio cui sono arrivata è quello di far partire tanti lavori presto, contemporaneamente e su binari diversi, ma di mettermi concretamente a scrivere abbastanza tardi.
Per ogni lavoro apro subito un file word e una pagina di
del.icio.us: butto dentro idee, scalette, link, note, elenchi di parole chiave, immagini, indici, pezzi di testo da siti web. Per lavori più complessi, monto un raccoglitore di cartone di Ikea, ci metto una bellissima etichetta (sono una diversa dall'altra) e butto cose anche lì.
Lo faccio anche per idee di articoli che magari vedranno la luce tra due anni, di Quaderni, persino di libri che vorrei scrivere e che forse mai scriverò.
"Il business writer non butta mai niente" è uno dei miei mantra.
Tutte queste cose cominciano a lavorare da sole, ad associarsi e assemblarsi nella mia testa. Un'idea nuova: riapro il file e aggiungo. Un passo avanti nel mio ragionamento: un punto in più alla scaletta. Una citazione bellissima, una metafora calzante che mi può servire: copio e incollo. Un sito che non conoscevo: post to delicious.
I vagoncini del mio treno si riempiono, e io mi libero dei sensi di colpa, sempre in agguato durante le navigazioni troppo lunghe e troppo allegre. In fondo, sto lavorando.
Solo quando i vagoncini sono abbastanza pieni e il momento della partenza si avvicina mi metto a scrivere: il foglio è bianco, ma la mia testa ha già lavorato e le parole,