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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
lunedì, aprile 30, 2007

Le tante sfaccettature del divertimento.
Com'è difficile tradurre o rendere in italiano parole inglesi che ormai fanno parte del nostro comune linguaggio, soprattutto nel campo del costume e della moda! Parlo di termini come entertainment, lifestyle, o stylish.
Stile di vita, o alla moda? Ma c'è un'espressione meno alla moda di "alla moda"?

Quanto a entertainment, ultimamente, mi ha dato parecchio filo da torcere.
Divertimento? Non solo.
Intrattenimento? Mi ricorda invariabilmente la figura dell'entraineuse, termine desueto e così definito dallo Zingarelli: "giovane donna che ha il compito d'intrattenere i clienti nei locali notturni".
Sempre lo Zingarelli così definisce entertainment: "genere di spettacolo leggero diretto a intrattenere piacevolmente il pubblico". Eh, no! Ci sono dentro anche la tv, la musica, il gossip, i videogiochi, le musichette del cellulare...
Che però le idee siano abbastanza confuse, e non solo le mie, me lo ha dimostrato un giro sul web. Sotto la voce Divertimento, probabilmente ispirata da Entertainment, il sito di una grande azienda di elettrodomestici propone le istruzioni per il dimensionamento dei condizionatori, con un'utile tabellina, stanza per stanza, e con le diverse esposizioni al sole.

sabato, aprile 28, 2007

Parole. Da salvare, adottare, motivare, riprendersi.
Ieri molti giornali riportavano la notizia della proposta del premier spagnolo Zapatero di adottare parole in via di estinzione, soprattutto a causa dell'incalzare dell'inglese.
Scrittori e uomini politici spagnoli stanno quindi facendo le loro "adozioni", tutte raccolte nel sito Reserva de palabras, dove già ce ne sono moltissime segnalate da normali cittadini.
Questi allarmi che si sollevano ogni tanto sulle lingue e le parole in pericolo non servono a molto, probabilmente a nulla.
Il risvolto interessante dell'operazione sono invece le motivazioni che i padrini devono presentare per adottare una parola: ognuno racconta in breve perché quella parola - quasi sempre strana, antica, dimenticata - ha un particolare valore per lei o per lui. E' una rassegna bellissima di piccole storie, memorie, immagini o semplici suggestioni che un suono evoca in ognuno di noi.
L'inglese e il tedesco celebrano ogni anno un rito molto simile: quello della parola più bella. Sempre con l'obbligo della motivazione. Il Goethe Institut ha anche l'edizione speciale Bambini, che credo abbia un grandissimo valore educativo.
Sulla scorta della notizia dell'iniziativa spagnola, oggi il Foglio (a pagina 2) interroga Giuliano Vigini e Vittorio Sermonti. Scettici entrambi sull'efficacia, stanno però al gioco e si soffermano sulle parole che vorrebbero conservare.
Con un desiderio in comune: quello di spazzare via il linguaggio buonista e politicamente corretto e di riprendersi parole come spazzino, cieco, sordo.
Così Sermonti: "Se dovessi davvero fare una battaglia, salverei parole come cieco e sordo, che non raccontano solo minorazioni, ma anche le qualifiche misteriose che la lingua italiana accredita a queste parole."
Mi sono incuriosita e d'istinto ho digitato su Google la parola "sordo". E' apparso Sordionline, che così ti accoglie: "Il nostro è un portale dedicato alle persone sorde, ma interessante per tutti coloro che vogliono avvicinarsi a questo meraviglioso mondo del silenzio."

C'era una volta... un'anatra cinese.
Non mi meraviglia che Mandarina Duck abbia scelto lo strumento del blog per raccontare le sue storie. Da almeno due anni l'azienda bolognese introduce il suo company profile sul sito con due piccoli ma efficaci esempi di storytelling: la storia di un'amicizia e la storia dell'anatra mandarina.

E’ il 1977. Due amici di lunga data, già soci da anni, entrano nel mondo della pelletteria ispirandosi ad un’anatra orientale dal piumaggio colorato, simbolo di felicità e fedeltà: nasce così Mandarina Duck. La vivacità e lo spirito di quest’anatra si trasfondono in uno zainetto dirompente, Utility, che cambia le regole del gioco.
...
L’Anatra Mandarina viene da lontano, nasce sulle rive del fiume Ussuri, confine tra la Russia e la Cina, dove è simbolo di felicità e fedeltà.
Il suo piumaggio è impermeabile e ricco di colori vivacissimi. Viaggia curiosa, percorre lunghe distanze. E’ monogama.
Una icona perfetta per rappresentare lo stile di Mandarina Duck, fatto di colori e voglia di esplorare le infinite possibilità del mondo, rimanendo però fedele a se stesso, ai suoi valori di qualità e complicità con i consumatori.
La Mandarina in pochi tratti e in poche righe delinea l'identità e il brand.
Un testo leggero, che vive da solo o può introdurre alla più pesante brochure in pdf "per saperne di più". Sul web basta un link, e si può cambiare passo, dimensioni, target, stile.
Il blog si chiama Duck Side e ha una doppia versione in italiano e in inglese.
"Le aziende non bloggano, bloggano solo le persone" raccomanda l'esperta di corporate blogging Debbie Weil, e infatti le due blogger di Duck Side si presentano, ognuna con la personalità.
I post sono ancora pochi, il blog sta cercando il suo taglio e il suo stile. Forse qualche brochurese di troppo nella presentazione, ma poi delle belle aperture su quello che ci piace sapere di un'azienda: le persone, la quotidianità del loro lavoro, come nascono i prodotti, cosa li ispira, come vengono le idee...

lunedì, aprile 23, 2007

Il principe delle quisquilie.
Con questo titolo, il sito della Treccani dedica uno speciale al linguaggio di Totò.

Chiare, fresche e dolci acque.
A Roma siamo in piena estate e Roberta, la signora che ieri si è concessa di fare il bagno nuda nella più bella tra le fontane barocche, ha tutta la mia simpatia, per qualsiasi motivo lo abbia fatto.
In fondo, ha realizzato il sogno che credo tenti qualunque persona quando si trova davanti a quel trionfo di acqua scrosciante e di natura di pietra.
Meno simpatia provo per i grandi giornali online, Repubblica e Corriere in testa, che da ieri dedicano alla notizia uno spazio veramente spropositato, e un insopportabile atteggiamento da guardoni. Che attribuiscono ai loro lettori online, evidentemente.
Mi chiedo se sia una precisa politica editoriale quella di dedicare a certe notizie uno spazio e un'attenzione sul web molto maggiori di quelli che dedicherebbero loro sulle più serie pagine su carta.
Oppure se sia più casuale, e le politiche editoriali non c'entrino proprio niente: visto che si può mettere di tutto e senza limiti di spazio, perché no?
Come si faceva sui siti web quando è arrivato flash, e vai con le mille animazioni inutili. E come si fa tuttora con le slide piene di font diversi, di scritte che vanno e vengono, di effetti ombreggiatura e dissolvenze.
Se si può, perché no?
Perché siete giornalisti. O no?

domenica, aprile 22, 2007

Anna dei miracoli.
Ho appena letto sull'inserto Domenica di Repubblica di oggi che Anna Proclemer ha un sito e una vera passione per internet. E siccome io ho da sempre una passione per questa ragazza che oggi ha 84 anni, mi sono precipitata su
www.annaproclemer.it
Vi troverete tutto fuorché il classico sito rituale di un'attrice (scritto da qualcun altro). E' una meraviglia di contenuti e di scrittura, di intelligenza e di stile.
Le sue Istruzioni per l'uso le metterei sulla prima pagina di un libro di scrittura per internet. C'è tutto: la piramide rovesciata e la mappa visiva, il ritmo e la sintassi dinamica e veloce, la conversazione e la sorpresa.
Una comprensione profonda di internet nell'espressione, e soprattutto nella funzione (leggetevi le ultime tre magistrali righe delle Istruzioni).

venerdì, aprile 20, 2007

D&R (Dubbi e Risposte).
Blu si scrive con l'accento?
Da dove deriva l'espressione essere di manica larga?
E siamo sicuri che le iniziali siano sempre maiuscole?
Quale sottile differenza c'è tra restare e rimanere?
Si dice irruente o irruento?
Le risposte a questi dubbi linguistici, e molti altri ancora nel blog di Fausto Raso, uno degli autori del libro Giornalismo, errori e orrori.

Gli addii e le storie.

Diario chiude con la doppia pagina Se ne sono andati, Il Foglio ha la colonna Vite Parallele.
Il titolo della rubrica sull'ultima pagina dell'Economist è ben più tetro, Obituary, ma vi si leggono storie bellissime di persone note e meno note, raccontate magnificamente in una settantina di righe. Dei capolavori di giornalismo narrativo.
Questa settimana la rubrica è dedicata a Kurt Vonnegut, e la storia inizia a Dresda, in una giornata di febbraio del 1945, poco prima del grande incendio... Ci sono la suspence, la biografia, la bibliografia e la conversazione.
Su che cosa Vonnegut scrivesse sulla scrittura, si è già occupato Marco Fossati, per cui vi rimando al post sul suo Creative Classics.

PS Scrivere obits, cioè le vite delle persone che se ne sono appena andate, è un'arte, tanto che il sito del Poynter Institute le dedica non pochi articoli.
Uno per tutti:
Summing Up a Life: Meeting the Obituary's Challenge

giovedì, aprile 19, 2007

Racconti in tempo di guerra.
Il tema purtroppo è attualissimo, ma nel suo editoriale Francesca Pacini - giornalista col pallino della narrazione - parte dal più classico dei racconti di guerra, l'Iliade.
Sto parlando della rivista Silmarillon arrivata al suo quinto numero: vi potrete leggere le interviste ai due reporter/blogger di guerra Christopher Allbritten e Pino Scaccia, un pezzo sul blog iracheno Salam Pax, i racconti delle guerre in mare dello scrittore inglese Patrick O' Brian, un articolo su Guernica di Picasso, un'intervista al direttore di Internazionale Giovanni De Mauro, e parecchie altre cose.

mercoledì, aprile 18, 2007

Scrivi. Concorri. Compra.
Non so se sia vero che la metà degli italiani ha poesie, manoscritti, sogni di gloria letteraria nel cassetto. Certo è che questi piccoli segreti devono averli davvero in parecchi.
Il concorso letterario esce infatti dai siti specialistici, dal mondo di giornali e riviste e diventa un vero strumento di marketing, anche per aziende che con le parole non c'entrano niente (ma è pur vero che le parole c'entrano con tutto).
Unica condizione: testi minimali, brevi, brevissimi, quindi (per me, almeno) difficilissimi.
Nel giro di qualche gionro ne ho incontrati ben tre.
La Porsche bandisce
Volo Rapido, letteratura creativa in 911 minuti, un tour letterario in tutta Italia e una formula piuttosto carina. La Coop Coop for words, con diverse varianti regionali.
Ma la cosa più sorprendente è avvenuta ieri al supermercato. Tra le bottiglie di vino, un'etichetta annuncia un concorso letterario. Chardonnay Santa Margherita invita a girare la bottiglia e a leggere un racconto. Il librettino è sottile, incollato sul retro. C'è l'autore, il titolo e tutto. Metto la bottiglia nel carrello e a casa tiro finalmente la linguetta. E' un noir in cinquemila battute, piacevole, che si legge "in un sorso" come indica il titolo del concorso. Concorso che, scopro sul
sito del produttore, va avanti già dal 2003. I miniracconti enologici premiati si possono tutti sfogliare sul sito.

CVC.
Tre segnalazioni dalla newsletter di aprile di quella meraviglia che è il CVC, Centro Virtual Cervantes, il portale della lingua e della cultura spagnola.
Non oso nemmeno pensare a cosa sarebbe il corrispettivo sulla lingua e la cultura italiana. Sicuramente qualcosa di molto più sensato e utile di Italia.it.

  • Claroscuro: la raccolta di brevi testi scritti de manera amena sui capolavori del Prado, usciti da dieci anni a questa parte, uno ogni martedì (una bellissima idea da blog, quello che vorrei fare io se solo ne avessi il tempo).
  • Lo speciale dedicato a Gabriel García Márquez.
  • La mostra online Pintar palabras: una splendida antologia di parole dipinte.

lunedì, aprile 16, 2007

Tu! Chi, io?
Sabato, sul Corriere della Sera, c'era un articolo molto sfizioso sulla "dittatura del tu", a firma del giornalista americano Christopher Hitchens.
E' il dilagante fenomeno che vede organizzazioni pubbliche e private apostrofare direttamente il cliente o il cittadino illudendosi così di "rafforzare la relazione".
E' il caso dei mille slogan la nostra mission: le tue esigenze, costruito intorno al tuo mondo, tutto intorno a te, sei tu che scegli, spiaggie uniche solo per te, ogni cliente per noi è unico: proprio come te, diamo risposte alle tue domande.
Oppure degli inviti perentori: scarica subito la tua copia gratuita! registrati per avere il tuo omaggio esclusivo!
O delle lettere: Per qualsiasi ulteriore informazione, rivolgiti al tuo consulente di fiducia. Ti inviamo la documentazione del tuo prodotto.  
Per la mia esperienza, tutto questo fiorire di pronomi personali e aggettivi possessivi deriva sì dal desiderio spesso ingenuo di accorciare le distanze, ma anche dalla loro onnipresenza in inglese. Nelle aziende multinazionali si traduce pari pari, e gli altri seguono.
Quando poi è unito a imperativi e punti esclamativi l'effetto può essere addirittura opposto. Nella peggiore delle ipotesi il povero cliente si sente accerchiato, soffoca e cerca una via di scampo, nella migliore si nausea per tanto stucco e zucchero. Vuole scegliere sì, ma mica con la badante appresso!
Quella della call to action è arte sottile, fatta anche di lei e tu, ma soprattutto di rispetto, attenzione e terreno preparato fin dall'inizio della pagina, del sito, del documento, non di improvvise scorciatoie.

La giornata del brand.
Il lunedì per me è la giornata del brand. Mi arrivano infatti puntualissime -spaccano l'ora - due ottime newsletter su questo tema.
La
prima arriverà ad altre decine di migliaia di persone, perché la manda la più grande azienda di branding a livello mondiale, Interbrand.
La seconda mi arriva da Bucarest: è più semplice della prima, niente documenti, solo pochi link, ma di grandissima qualità, ai migliori siti e articoli a livello mondiale. Dimenticavo: i rumeni di Grapefruit ogni settimana la scrivono in inglese. Non conosco ancora un'azienda italiana (patria del design, della moda, eccetera eccetera) che faccia altrettanto (a parte Benettontalk, che però è altra cosa).
Su Brandchannel ho trovato un articolo molto interessante sul
branding delle aziende di tecnologia, quelle famose aziende B2B le cui tecnologie sono tutte uguali (commodities, se si vuole parlare marketing-forbito). 
Il consiglio n°1: non solo vendere prodotti, ma condividere idee, ricerche, opinioni sul mercato (la famosa "economia del dono" arriva anche qui"). Come? Con la promozione di community su particolari temi, corporate blog, partecipazione alle fiere specializzate dove si va ormai non per comprare ma per sniffare l'aria e prendere contatti, comunicando bene e di continuo con le proprie persone, elaborando uno stile unico e inconfondibile quando si parla (o si scrive) con i clienti.

domenica, aprile 15, 2007

Sagarana 27.
Su internet i siti nascono, si fermano immobili per anni, muoiono, spariscono senza alcuna spiegazione.
Rari, ma ci sono, i siti tenaci, longevi, di gran carattere, che non mancano mai l'appuntamento.
Uno di questi è Sagarana e la sua
rivista, che esce da molti anni, sempre puntualissima.
E io puntualmente la segnalo. Perché mi fa conoscere poeti sconosciuti e magnifici, sempre con i testi originali e le biografie. E perché è un raro caso in rete di equilibrio perfetto tra parole e immagini.
Ora è arrivata al numero 27.


Leggere i classici.
(il maestro Gianni, i bambini e la Fantastica)

Mi sono trovata a scrivere per mestiere abbastanza per caso. Sono laureata in lettere, ma la mia specializzazione è la storia dell'arte, non la letteratura o la linguistica.
Tutto quello che ho imparato sulla scrittura professionale e che ho riversato in questi anni nel MdS e in questo blog l'ho imparato sul campo, giorno per giorno, trovandomi a dover risolvere dei problemi concreti, qualche volta importanti, ma molto più spesso terra-terra.
Sono sempre stata un gran lettrice, questo sì, fin da piccola e conosco bene altre quattro lingue oltre la mia, ho istinto per le parole e senso del ritmo, ma i classici della comunicazione e della linguistica non li ho mai studiati in maniera seria e sistematica come fanno per esempio oggi gli studenti di scienze della comunicazione.
Sono autodidatta, ho orecchiato tanto, leggiucchiato altrettanto, qui e là, in maniera disordinatissima. Le mie lacune "teoriche" le ho sentite e le sento molto, qualche volta sono state anche abbastanza paralizzanti, tanto da farmi pensare di non avere nessun titolo per scrivere sulla scrittura e quindi soprassedere.
Non ho superato del tutto i miei complessi, ma ho imparato e conviverci con una certa serenità, anche grazie a una rete ormai solida di amici-studiosi-seri cui ricorrere quando ho un dubbio o voglio farmi fare ben bene le bucce ai testi prima di pubblicarli.
E pian piano tanti classici me li sono letti, uno per uno. Hanno illuminato zone d'ombra, consolidato e chiarito tante cose che nel lavoro quotidiano avevo già intuito e fatte mie.
Uno dei classici che non avevo mai letto per intero l'ho cominciato ieri pomeriggio in treno, mentre scendevo verso Roma lungo l'Adriatico. Di Rodari avevo letto molte cose, sentito parlare tanto, anche da persone che lo hanno conosciuto, ma non avevo mai gustato uno per uno i brevi capitoli della Grammatica della fantasia.
Sto frenando la mia voracità e centellinando la lettura. Sarà pure un libro per bambini e per chi ai bambini insegna, ma a me sta insegnando moltissimo, oltre che divertirmi.
Sarà perché ripartire dai bambini ridimensiona la mia ignoranza, mi fa pur sentire piccola, ma tra i piccoli?
Sono tra quelli che per prima cosa in un libro leggono la prefazione e i ringraziamenti. Nella Grammatica della fantasia si trovano tutti concentrati nelle prime quattro splendide pagine che vanno sotto il titolo di Antefatto. Che inizia con uno squarcio di inverno del 1937 e finisce con "Tutti gli usi della parola a tutti" mi sembra un buon motto, un bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

mercoledì, aprile 11, 2007

Buone maniere per blog cattivi.
Sono abbastanza sensibile al tema della maleducazione in rete, e sui blog in particolare.
Per maleducazione intendo l'aggressività, ma anche l'acidità e la malagrazia nel farti notare un refuso, la stupidità e l'inutilità di certi commenti.
"In fondo sei a casa mia, se stessi qui in persona, davanti a me, diresti le stesse cose, nello stesso modo?" mi viene sempre da pensare quando leggo qualcosa che mi dà sui nervi.
Ma non reagisco praticamente mai, sia perché nella blogosfera "pare brutto", sia perché so che a volte la reazione non fa che peggiorare le cose e l'anonimato rende arroganti e infiamma le minuzie.
Il problema se lo stanno ponendo in questi giorni anche dei grandi e famosi del web, come l'editore Tim O'Really e il creatore di Wikipedia Jimmy Wales: i due stanno buttando giù dei set di linee-guida, con loghetti distintivi a seconda della maggiore o minore severità o tolleranza. Niente censura, niente di obbligatorio - dicono - per carità! piuttosto regole di comportamento della casa, come in albergo o in collegio.
Il quadro del dibattito e i link ai siti con le bozze di linee-guida li trovate in un interessante articolo del NYT di due giorni fa:
A Call for Manners in the World of Nasty Blogs.
Per quanto mi riguarda, sarò pure sensibile, ma all'utilità di loghetti e cortesi inviti non credo più di tanto. Preferisco ancora la libertà, anche quella di mordermi la lingua e non precipitarmi su "delete this comment".

Pesanti istruzioni.
Per preparare una giornata di formazione, in questi giorni ho navigato molto in siti della pubblica amministrazione.
In genere lo faccio quando cerco un'informazione o un servizio che mi serve nella quotidianità. Spesso trovo quello che cerco, anche se non sempre facilmente. Qualche volta ho delle belle sorprese, come la denuncia online a Polizia e Carabinieri per lo smarrimento di un documento. Non credevo ai miei occhi, anche se so che la presenza in rete delle forze dell'ordine è tra le migliori.
Comunque, sono rimasta colpita dal livello mediamente basso dell'usabilità dei testi. Le informazioni magari ci sono, i servizi pure, ma le parole che te li fanno trovare, li incorniciano e te li porgono sembrano a volte venire da un altro mondo, lontanissimo da quello delle conversazioni online e della comununicazione semplice, precisa, leggera e umana che ci piace trovare sul web.
Ecco le pesantissime e un po' inutili istruzioni (e giustificazioni) di una pagina importante del Ministero dell'Istruzione (appunto):
Il menù di navigazione qui proposto risponde ad un'esigenza di sistemazione dei contenuti del portale per grandi temi, che rispecchiano le principali aree di competenza delle attività degli Uffici Centrali; all'interno delle tematiche individuate si è tentato di rintracciare specifici ambiti di interesse o di azione e contesti di approfondimento che possano guidare l'utente in un percorso di navigazione coerente e chiaro. Questa pagina, che cerca di definire e contestualizzare l'enorme mole di contenuti pubblicati, diviene così anche occasione di ulteriore esplorazione. Essa è utile sia all'utente che sa esattamente ciò che vuole, sia a chi invece è alla ricerca di una informazione, ma non conosce il percorso per raggiungerla.

venerdì, aprile 06, 2007

Nuovi arrivati.
> Giraffe Forum, il blog di Gerry McGovern
> ContentMatters, uno dei blog dell'agenzia di comunicazione Ragan.

domenica, aprile 01, 2007

Oltre il quartiere.
La parte abitata della rete
di Sergio Maistrello (Tecniche Nuove) l'ho comprato ieri mattina e ieri sera l'avevo già finito.
Avevo molte aspettative, sia per aver letto delle belle recensioni in rete, sia per quel titolo così indovinato, in cui chiunque abiti la rete - da tanto o da poco tempo - inevitabilmente un po' si rispecchia.
E anche io nel libro ho ritrovato un pezzetto di me, oltre a tante altre cose che mi sono piaciute e ad altre che non sapevo.
Se la rete è una grande città in espansione, anche noi che ci abitiamo finiamo spesso per fare gli stessi itinerari, frequentare solo il nostro quartiere, coltivare il nostro giardinetto. Nel mio caso, i siti e i blog che il mio aggregatore mi scodella ogni giorno, tra i social network quasi eslusivamente del.icio.us, tra i giornali il solito giro. Quanto a feed, trackack, tag e nuvolette, mi arrangio, ma mi rendo conto che rimango indietro ogni giorno. Di podcast, ne ho una cartella piena, ma non sono ancora riuscita a realizzarne uno decente, degno di essere messo online.
Maistrello ha definito il suo libro una guida turistica, ed è talmente bravo che la metafora informa in maniera naturale ogni dettaglio e vialetto, fino alla efficacissima immagine del feed come cortiletto sul giardino di dietro, con la sua porta di servizio, che mi ha chiarito il concetto più di dieci articoli di riviste specializzate.
A me è sembrata soprattutto una bella visita guidata, condotta da una persona che ha competenza, capacità divulgativa e passione. Tutte insieme.
Idee e concetti sotto forma di immagini più che mille particolari, e la propria esperienza personale a illuminare e chiarire le grandi tendenze.
Quello che mi ci voleva per guardare il panorama con occhi nuovi e riprendere il viaggio.

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