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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
venerdì, giugno 29, 2007

A martedì.
Oggi per noi romani è festa patronale e inizia un lungo weekend.
Anche per me e per il blog.
Ci risentiamo intorno a martedì.

mercoledì, giugno 27, 2007

La parola che non c'è. La scrittrice la inventa.
Non so quante parole abbia l'italiano. "Oltre 135.000 voci con 370.000 significati" è scritto sulla quarta di copertina del mio Zingarelli 2006.
Ne usiamo così poche, eppure sembra che non ci bastino mai. Per quanto mi riguarda, credo che la molla ad apprendere altre lingue sia stata proprio l'ansia di espansione, il desiderio di poter disporre di più parole per esprimere anche le sfumature più sottili. E poi la scoperta di poterlo fare davvero.
Ci sono per me stati d'animo e momenti tedeschi, francesi, spagnoli. Meno momenti inglesi, forse perché è una lingua in cui leggo tutti i giorni per lavoro.
Dalle differenze, dai confronti, ho imparato a scrivere e a ragionare sulla mia, di lingua.
Gli autori del libro Punteggiatura hanno invece immaginato i segni di interpunzione che non ci sono, quelli che ci piacerebbe avere insieme ai punti e alle virgole. E una volta ho trovato in rete i segni di correzione di bozze che non ci sono.
Renata, la protagonista di Giochi d'infanzia, è una bibliotecaria che sa interpretare le lingue più diverse e sconosciute, lontane da noi nel tempo e nello spazio.
Per dare un senso a ciò che prova, ricorda e immagina, la soccorrrono le lingue di isolette in mezzo all'oceano o di innevate regioni del nord.
Le frasi che la colpiscono le appende alle pareti della sua casa, dove vive circondata di parole.
Il Bliondico, una lingua oscura della Lapponia, ricca di quasi-sinonimi, abbonda di termini prashmensti, bugie bianche, non vere menzogne, ma menzogne dette per convenienza e per non ferire i sentimenti altrui, e anche le parole usate in modo impreciso o insincero, per confondere (prashmenosi), distrarre (prashimina) e forviare l'interlocutore, evitando così verità pericolose (prashmial), o parole usate per pura stupidità, o per riempire un vuoto quando c'è bisogno...
L'Etinoi, invece, distingue con parole diverse tutti i tipi di zio e cognato, e tutti i più diversi tipi di perdita. Ogni perdita può essere modificata con dei suffissi che indicano se la cosa perduta può essere riconquistata o se è persa per sempre.
E' con questa presa possibile su migliaia di parole che Renata riesce a fare i conti con le perdite della sua infanzia e con l'inafferrabilità degli amori, che vanno, vengono e mai stanno.
E con il dramma collettivo che accompagna il racconto personale. Giochi d'infanzia comincia con uno sguardo al ponte di Brooklyn, "un mattino di settembre così perfetto". Esattamente l'11, dell'anno 2001.

PS.1 Giochi d'infanzia mi è stato regalato, anche se l'ho comprato. E' arrivato in un messaggio email di qualche mese fa, all'interno di una lista di libri "che probabilmente mi sarebbero piaciuti".
Di solito diffido dei consigli di chi non conosco di persona, e i libri me li scelgo rigorosamente da me. Questa volta però il primo della lista me lo sono comprato, e ho fatto bene, perché era davvero un libro per me. Un libro bellissimo.
Un grazie di cuore alla professoressa napoletana di cui non riesco più a ritrovare l'email.
PS.2 Lynne Sharon Schwartz, l'autrice di Giochi d'infanzia, ha tradotto in inglese molti scrittori italiani, tra i quali Natalia Ginzburg.

lunedì, giugno 25, 2007

Formula 3.
2-3-1
Enfasisario, lo potrei chiamare.
E' la formula per dare enfasi ai diversi elementi all'interno di una frase che propone Peter Roy Clark a pagina 17 del suo libro Writing Tools, 50 essential strategies for every writer, arrivato qui qualche giorno fa.
A dispetto del sottotitolo, che sa di ricettina, di ricettina non ce n'è neanche mezza e il libro è una delizia.
Sì, perché uso ed efficacia dei 50 attrezzi sono tutti analizzati attraverso brani letterari, saggi, articoli di giornale, da Harry Potter al New York Times. Senza dogmatismi e molto buon senso.
Tornando all'enfasisario, il consiglio è di cominciare una frase con le parole o il contenuto di priorità 2, piazzare nel mezzo le cose meno importanti, e chiudere alla grande con la priorità 1.
Mi è venuto spontaneo fare un test stupidotto con il primo libro a portata di mano, Leggere Lolita a Teheran, e di soffermarmi sulla prima frase:
Nell'autunno del 1995, dopo aver dato le dimissioni dal mio ultimo incarico accademico, decisi di farmi un regalo e di realizzare un sogno.
La formula 2-3-1 funziona: per prima cosa, la scrittrice ci dice dove ci sta portando (indietro nel tempo, a dodici anni fa), poi ci dà un'informazione sulla sua vita, importante ma non essenziale, e solo alla fine ci annuncia il contenuto del libro, cioè la realizzazione di un sogno.
Sarà un caso, ma il gioco mi ha divertita e penso che mi divertirò nei prossimi giorni a verificare nei testi più diversi l'uso più o meno consapevole degli attrezzi di Clark.

Clark sul MdS >>
Clark sul Poynter >>


domenica, giugno 24, 2007

Brevi ed efficaci.
Venerdì pomeriggio scendevo in macchina verso Roma lungo l'Adriatico.
Un po' stanca e imbambolata come quando si va dritti dritti, senza aspettarsi sorprese.
Ogni cinquanta chilometri circa ci ha pensato una grande scritta rossa a scuotermi.
Sempre la stessa:
Autostrada Bologna-Taranto.
20 morti dal 1 gennaio.
Guida con prudenza.

mercoledì, giugno 20, 2007

Il post che arriva da te, pronto e impacchettato.
Sono immersa in decine di slide e in testi da rileggere per un incontro che ho tra domani e dopodomani ed ero convinta che non sarei riuscita a tornare a postare prima di sabato.
Invece, come sempre, è il post che arriva da te.
Una delle slide che stavo riguardando si intitola "il web e l'arte di impacchettare tutto", cioè quel modo sempre più in voga di confezionare il contenuto in tanti pacchettini digeribili, fatti di una sola frase, ma tutte numerate, così sai subito quanto dovrai leggere e impegnarti. Lo fanno anche i bravissimi, come Brian Clark di Copyblogger e R. P. Clark con i suoi 50 Writing Tools.
Ne devo aver già scritto in questo blog, ma tra i quasi 1.000 post ora non riesco a trovare quello giusto.
Con la slide davanti, mi arriva via email un'altra confezione con 10 pacchettini, davvero piacevole e abile.
Il comunicato stampa della casa editrice Fandango descrive la nuova collana Quindici Libri in un elenco di dieci semplici regole:

1) La collana pubblica solo primi e, occasionalmente, secondi libri.
2) Tutti gli autori pubblicati in questa collana percepiscono lo stesso anticipo e la stessa percentuale.
3) Da quando si decide che il libro verrà pubblicato a quando il libro viene effettivamente pubblicato, non devono passare più di sei mesi.
4) L’autore non è obbligato a sottoscrivere alcun tipo di opzione e rimane proprietario di tutti i diritti secondari.
5) L’autore deve presentare il proprio libro in pubblico in almeno 10 sedi concordate con l’editore.
6) Sul libro non compaiono foto dell’autore, né note biografiche maggiori di tre righe.
7) I libri sono scelti da Alessandro Baricco e Dario Voltolini.
8) Il prezzo di copertina non dovrà superare quello di due biglietti per il cinema (prima visione).
9) I testi si pubblicano così come sono. Quando è proprio necessario si permette un editing leggerissimo che non prevede interventi strutturali né profonde modificazioni.
10) La collana pubblicherà 15 libri, poi chiuderà.
L'abilità sta sicuramente nella semplicità, ma anche nel gioco che numera senza osservare in realtà alcun ordine di priorità, anzi mescolando le carte, tranne forse che per la prima e l'ultima regola.
L'elemento di maggiore attrazione per gli esordienti, il fatto che a scegliere i libri da pubblicare siano Baricco e Voltolini, è collocato con nonchalance al punto 7.
 

mercoledì, giugno 13, 2007

Incontro con Sergio Maistrello e la sua "parte abitata della rete" lunedì prossimo a Roma.
Un paio di mesi fa ho scritto sul libro di Sergio Maistrello, La parte abitata della rete.
Un libro sul quale ho scritto anche in senso letterale, nel senso che l'ho abbondantemente sottolineato e annotato.
E' un libro semplice e piacevolissimo su quella strana, tumultuosa e affascinante confusione che chiamiamo Web.2. Alla quale non riesco a star dietro, nonostante lavori in rete tutto il giorno.
Bene: potrò soddisfare le mie curiosità e porre domande direttamente a Sergio Maistrello lunedì prossimo 18 giugno.
Presentiamo La parte abitata della rete a Roma, in via Doganale 1 a Ciampino, alle 20.30.
"Presentiamo", perché sarò io a condurre l'incontro con Sergio.
Tutti i particolari sul sito di NetOne, dove lunedì ci sarà anche la diretta internet.
Vi aspettiamo lì: per noi comunicatori romani una rarissima occasione di incontro (succede sempre tutto a Milano).
Per arrivare, ecco la
mappa.

Scrivere, per sprigionare una musica.

“Il ritmo è molto visibile nella poesia, un po’ meno in uno scritto narrativo. Eppure il ritmo è essenziale in ogni progetto di scrittura.
Diversi elementi contribuiscono alla costruzione di una buona cadenza narrativa: il taglio delle frasi, la punteggiatura, la scelta non scontata dei vocaboli, una personale distribuzione delle metafore, l’uso non convenzionale della sintassi, l’abilità nel legare e slegare le frasi tra di loro."

"Un ritmo funziona quando chi legge sente che la prosa scorre fluida e piacevole sotto gli occhi ed è invogliato ad andare avanti; quando sente che la chiarezza dei concetti e la sensualità delle descrizioni lo raggiungono attraverso l’inanellarsi musicale delle parole.”

Quello che scrive Dacia Maraini nel suo Amata scrittura a proposito del ritmo nella poesia e nella narrazione vale anche per la scrittura professionale. A volte l'editing serve "solo" a cambiare il ritmo, ad accompagnare il lettore con una musica.
La chiarezza dei concetti e la sensualità delle descrizioni: chi di noi non vorrebbe raggiungere esattamente questo quando scrive di un'azienda o di un prodotto?
Si può rallentare il ritmo della descrizione di un viaggio, aprire un orizzonte, per far entrare il lettore nell'atmosfera del deserto. O accelerarlo per farlo correre a comprare il telefonino che lo accompagnerà anche a ritmo di musica.
Le parole si guardano, si spostano, in qualche maniera si toccano, si ascoltano.
Se l'aspetto visivo di un testo è il vestito, il significato il corpo, il ritmo è sicuramente l'anima.

Parole di saggezza.
Attraverso la strada
Gapingvoid > Steve Rubel sono approdata a un blog di scrittura professionale che a una prima occhiata mi è sembrato molto buono, preciso e pratico: Wordwise, di Dan Santow, vicepresidente di Edelmann, grande multinazionale delle PR (ne ho già parlato a proposito dei nuovi comunicati stampa).

mercoledì, giugno 06, 2007

Prendere e partire.
Non è che una scrittrice professionale scriva sempre. A volta
volte coordina altri che scrivono o insegna loro a farlo, a volte progetta e basta, altre ancora revisiona e corregge quanto hanno scritto altri.
Invece in questo periodo sto scrivendo moltissimo e passo spesso ore e ore in silenzio, unicamente in compagnia delle parole.
Sono quindi più vigile e attenta nei confronti di quanto succede dentro di me mentre scrivo, di quali accorgimenti metto in atto, di quali sono i momenti più o meno felici e di cosa li condiziona.
Ieri pomeriggio è partito con un momento decisamente infelice. Un impegno tra capo e collo, per un progetto che credevo finito.
Avevo altro per la testa e l'idea di cambiare la mia tabella di marcia mi aveva messo di cattivo umore.
Come spesso faccio, ho abbordato subito il compito sgradito. Senza scaletta e senza grandi idee per la testa. Con l'unico obiettivo di sbrigarmi.
In capo a un paio d'ore mi sono invece resa conto che stavo producendo qualcosa di molto buono, e persino abbastanza originale nel contenuto.
Mi sono imbaldanzita, rasserenata e ho corso veloce e soddisfatta verso la conclusione.
Quando ho riletto il tutto stamattina ho anche capito meglio la lezione, di cui ho tutta l'intenzione di fare tesoro.
Da vera metodica, progetto tutto. Ma l'imprevisto di ieri mi ha fatto uscire dagli schemi e riscoprire quella preziosa funzione della scrittura che è "pensare" e che viene ben prima di "esprimere".
Scrivendo senza binari da seguire, sono riuscita a spaziare e a pensare meglio, a farmi venire delle nuove idee e a organizzarle in una maniera meno scontata. Un classico, ormai vecchiotto, della scrittura professionale si intitola Thinking on paper. Devo ridarci un'occhiata.
Qualche volta, anche nella scrittura, è meglio prendere e partire.
Senza bagaglio e senza farsi troppi problemi.

martedì, giugno 05, 2007

Taccuini d'artista.

Credo di aver già segnalato Notebookism, il bellissimo blog che segnala taccuini, matite, penne, illustratori, mostre, e tutto ciò che ha a che fare con gli appunti che si prendono su un piccolo quaderno da tenere in tasca, visuali o testuali che siano.
Uno degli ultimi post riguarda una mostra che si terrà da agosto a novembre al Fogg Art Museum presso l'Università di Harvard: UnderCover, 150 taccuini d'artista.
Fin d'ora - tre mesi prima- il
sito companion della mostra ne pubblica per intero ben 15: da Burne-Jones a David, da Fragonard a Grosz, copertine comprese, più un podcast della curatrice.
Date una sfogliata: è una meraviglia.
D'arte, e soprattutto di comunicazione.

lunedì, giugno 04, 2007

Intervista.
Qualche giorno fa ho risposto alle domande della redazione di Unisofia, il portale di e-learning delle Università di Cagliari e Sassari.
Ora l'intervista è online, in doppia versione
short e integrale.
Abbiamo parlato di scrittura, attrezzi, metodi, apprendimento, web.2.

domenica, giugno 03, 2007

La felicità in un gran mazzo di fiori.
Purtroppo sono di natura maliconica, ma per fortuna mi consolo facilmente, ho pensato stamattina quando ho lasciato le pozzanghere del centro di Roma per entrare nel mondo colorato e gioioso di Chagall.
Il pittore della cittadina russa di Vitebsk, presto diventato cittadino del mondo, mi ha M. Chagall, La passeggiata, 1917-18davvero consolata e mi ha regalato una carica di ottimismo che mi piacerebbe conservare.
Alla prima botta depressiva, mi farebbe bene aprire gli occhi su un quadro di Chagall.
Credo che tanta felice sorpresa sia dovuta al fatto che di questo pittore, che ho studiato e che sui libri conosco bene, avevo visto fino a stamattina ben poche opere vis-à-vis. O forse ne avevo viste troppe su cartoline, manifesti e libri. Invece oggi di meraviglie chagalliane ne ho viste circa 180.
Lui, Marc Chagall, avrebbe avuto i suoi motivi di tristezza.
Era nato in un villaggio poverissimo, in una famiglia di nove figli, lontano dai grandi centri dell'arte.
Arrivato a Parigi nel 1910, senza mezzi, trovò casa alla Ruche, l'alveare degli artisti più miseri.
Visse due guerre mondiali e conobbe le conseguenze delle due peggiori dittature del Novecento, che spazzarono via per sempre il suo shetl ebraico e tutto il suo mondo. Il nazismo proclamò "degenerata" la sua arte, il comunismo lo deluse da subito.
M. Chagall, La fidanzata dl volto blu, 1932-1960Perse in pochi giorni il suo grande amore, e rimase dieci mesi nella più assoluta disperazione, senza toccare un pennello.
Eppure, la sua arte è un continuo inno alla vita.
Nei temi: l'infanzia, la famiglia, il villaggio, il mondo ebraico, gli animali e la natura, ma sopra ogni cosa l'amore. Atteso, vissuto, perduto, e infine ritrovato.
Marc non si accontenta di dipingere la donna amata, da viva e poi come angelo custode che veglia sempre sul suo destino. E' talmente felice da confondersi con lei in una sola figura, condividendo una volta il viso, un'altra le mani, un'altra ancora il corpo.
E non basta: è talmente felice, che con lei può solo volare alto alto nel cielo, e lassù donarle il più bel mazzo di fiori che si sia mai visto.
Per raccontare con la pittura il suo sogno di felicità, Marc si appropria di tutti i linguaggi.
Il cubismo orfico e luminoso di Delaunay, molto più congeniale di quello analitico di Picasso e Braque: lui scompone le forme per ricreare il suo mondo poetico, delle "pere triangolari" non sa che farsene.
Il surrealismo, ma senza manifesti e dogmi, solo come naturale porta sul mondo del sogno. I mostri animali di Max Erst sono gli animali familiari del villaggio della sua infanzia.
L'esplosione di colore e l'espressionsmo dei Fauves gli passano il messaggio di Van Gogh: il colore, da solo, parla direttamente al cuore.M. Chagall, Nudo sopra Vitebsk, 1933
La "gioia di vivere" di Matisse, con i suoi atelier pieni di cose, e una natura che arriva a danzare.
Ma lui gli "ismi" del '900 li scavalca tutti, con il suo sorriso, sempre meravigliato e un po' sornione. Quello che ritrovi in tutte le fotografie, insieme a un enorme mazzo di fiori freschi. Anche nei periodi più bui, nell'atelier più povero, quei mazzi non mancano mai.

PS Mentre scrivevo questo post ho pensato a come è strana la quasi assenza di blog sull'arte nella blogosfera italiana.
Parole e immagini: teoricamente il web e i blog sembrano fatti apposta.

venerdì, giugno 01, 2007

Le parole non le portano le cicogne.

Scena di vendemmia, miniatura dei "Moralia in Job", di San Gregorio Magno.

vignétta
[fr. vignette, propr. dim. di vigne 'vigna': detta così
perché un tempo l'inizio della prima pagina di un libro
(o anche di ogni capitolo di un libro) era ornato con tralci
e viticci; 1598]
da: Zingarelli 2007

"Uno degli elementi indispensabili per conoscere veramente una parola (e quindi sapere davvero come usarla) è la consapevolezza degli stadi precedenti attraverso cui è passata. Conoscere la storia della lingua che si usa conferisce capacità di usarla, perché significa sapere come essa ha assunto la forma che ha. Cioè, significa sapere davvero come è fatta. Chi non sa come è venuta in essere una realtà complessa, non potrà mai sapere davvero come funziona. Ne avrà una conoscenza superficiale che va bene finché ne fa un uso semplice e banale, ma non saprà usarla creativamente o far fronte ad imprevisti."

da: La linguistica. In pratica, di Edoardo Lombardi Vallauri (Il Mulino, 2007).
Un libro che ho finito or ora di leggere, pensato per gli studenti universitari, ma piacevolissimo e utile anche ai praticoni della lingua come me, perché introduce alla linguistica "cercando di rispondere continuamente alla domanda: a che serve sapere questa cosa, nella vita privata e professionale di una persona?"

Maturandi.
L'esame di maturità si avvicina, e la Treccani chiede a due direttori di giornali, Maurizio Belpietro del Giornale e Antonio Padellaro dell'Unità, di dare consigli su come affrontare l'articolo di giornale alla prova di italiano.
Due belle interviste, e molto utili.
Autori consigliati agli aspiranti giornalisti: Hemingway, García Márquez, Tom Wolfe, Pasolini, Roberto Saviano e, su tutti, Dino Buzzati.

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