![]() link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non) |
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lunedì, luglio 30, 2007 --> Stacco. mercoledì, luglio 25, 2007 --> Il web.2 e le collane di perle. lunedì, luglio 23, 2007 --> Il mio nome è Orhan.
Un romanzo è un mondo, e l’autore lo misuriamo soprattutto sulla sua capacità di rendere per noi quel mondo vero, percorribile, plausibile, coerente, anche se ci trasporta a due millenni fa o in un lontanissimo futuro. Anche se racconta cose inverosimili e strampalate. E’ l’essenza del romanzo - l’abbiamo letto in tutte le salse – e la nostra esperienza di lettori ce lo conferma. Che sia Proust, Thomas Mann o Stephen King, leggiamo per andare da un’altra parte, una promessa di infinito racchiusa tra quattro pareti di cartone. Poi apprezzeremo finezze espressive e scelte lessicali, coglieremo illustri influenze e interessanti parallelismi, ma è secondario. Il primo motore è uno solo: partire. Il tuffo al cuore dopo aver varcato la soglia della copertina, la sensazione di familiarità e di sintonia, la sorpresa confortante di essere arrivati proprio lì dove avevamo bisogno proprio ora di andare, è però un regalo raro che la vita e la letteratura ti fanno. Quando succede, senti che è un momento magico, e non sai se è meglio indugiare per prolungare il piacere o correre alla scoperta a perdifiato. Ti conforta sapere che lo scrittore è stato prolifico, che ci sono altri mondi che ti aspettano, altri viaggi dopo questo. Oppure che è giovane, e ha ancora un avvenire di libri davanti a sé. Io ieri ho avuto uno di questi regali. Sono solo a pagina 40 di Il mio nome è rosso, di Ohran Pamuk, ma sono stata subito inondata da una sensazione di abbondanza, ricchezza, appagamento, curiosità ed energia. In una Istanbul di quattro secoli fa, ho già incontrato il sangue di un assassinio, una passione d’amore che arde non corrisposta per una vita, almeno cinque voci narranti, l’incontro tra oriente e occidente sulle pagine di un libro miniato. E’ commovente sapere che l’autore da trent’anni scrive solo mezza pagina al giorno. Solo questo libro di pagine ne ha oltre quattrocento. Ma qualcosa avevo intuito e a portarmi verso Il mio nome è rosso è stato il piccolo La valigia di mio padre, che contiene alcuni discorsi di Pamuk, tra i quali quello pronunciato a Stoccolma in occasione del conferimento del Nobel per la letteratura. Un discorso che contiene un inno, una dichiarazione d’amore alla scrittura e al romanzo tra le più appassionate e ardenti che mi sia mai capitato di leggere. Io scrivo perché sento il bisogno innato di scrivere! Scrivo perché non posso fare un lavoro normale, come gli altri. Scrivo perché voglio leggere libri come quelli che scrivo. Scrivo perché ce l’ho con voi, con tutti. Scrivo perché mi piace stare seduto in una stanza a scrivere tutto il giorno. Scrivo perché posso sopportare la realtà solo trasformandola. Scrivo perché tutto il mondo conosca il genere di vita che abbiamo vissuto, che viviamo io, gli altri, tutti noi a Istanbul, in Turchia. Scrivo perché amo l’odore della carta, della penna e dell’inchiostro. Scrivo perché credo nella letteratura, nell’arte del romanzo, più di quanto io creda in qualunque altra cosa. Scrivo per abitudine, per passione. Scrivo perché ho paura di essere dimenticato. Scrivo perché apprezzo la fama e l’interesse che ne derivano. Scrivo per star solo. Forse scrivo perché spero di capire il motivo per cui ce l’ho così con voi, con tutti. Scrivo perché mi piace essere letto. Scrivo perché una volta che ho iniziato un romanzo, un saggio, una pagina, voglio finirli. Scrivo perché tutti se lo aspettano da me. Scrivo perché come un bambino credo nell’immortalità delle biblioteche e nella posizione che i miei libri occupano sugli scaffali. Scrivo perché la vita, il mondo, tutto è incredibilmente bello e sorprendente. Scrivo perché è esaltante trasformare in parole tutte le bellezze e ricchezze della vita. Scrivo non per raccontare una storia, ma per costruirla. Scrivo per sfuggire alla sensazione di essere diretto in un luogo che, come in un sogno, non riesco a raggiungere. Scrivo perché non sono mai riuscito a essere felice. Scrivo per essere felice.
Un fuoco che ho ritrovato, quale mi aspettavo, nelle prime pagine del romanzo.
Se continuerà ad ardere con la stessa intensità, lo saprò tra qualche giorno. venerdì, luglio 20, 2007 --> La parte abitata della rete tutta da vedere. lunedì, luglio 16, 2007 --> Vostro.
domenica, luglio 15, 2007 --> L'ultima di Nielsen.
I blog vanno benissimo per le intranet e per i siti per vendono prodotti a buon mercato, tipo i pistacchio da sgranocchiare, ma non per autorevoli siti di aziende B2B, che vogliono costruire con i loro clienti relazioni durature, basate sul rispetto. giovedì, luglio 12, 2007 --> Trappole. mercoledì, luglio 11, 2007 --> Email bits. sabato, luglio 07, 2007 --> Leggere come siamo cambiati. --> Basta così poco. venerdì, luglio 06, 2007 --> Words & images. --> Elogio dell'abbondanza.
Quando ho chiuso il libro, ho fatto un giro sul mio aggregatore per leggermi gli ultimi post. Ho trovato subito un altro libro: Writing for the web 3 di Crawford Kilian. Il simpatico professore canadese è stato il primo a pubblicare un libro sulla scrittura per il web, nel 1999. lunedì, luglio 02, 2007 --> PA: the next big thing. |
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