Stacco.
Stacco con la scrittura, con internet e con tutto ciò che la riguarda per qualche giorno.
Prima di lasciarvi, vi segnalo l'uscita dei nuovi numeri delle mie due riviste online preferite:
> Sagarana, diretta da Julio Monteiro Martins, arrivata al n° 28 sempre più ricca da leggere e bella da vedere
> Silmarillon, diretta da Francesca Pacini, questa volta interamente dedicata ai blog: interviste originali a Roy P. Clark e Dan Gillmor, e ai nostri Maistrello, Sofi, Mantellini, Lipperini, più una videointervista a Simone Barillari di Minimum Fax e articoli di Personalità Confusa e Antonio Zop(petti).
Ciao, e buone letture.
Il web.2 e le collane di perle.
In questo web dove la multimedialità trionfa, dove sempre più vediamo e ascoltiamo, tubiamo e ci deliziamo, mi diverto a seguire le tracce del testo.
Così sottili, a volte, così sottotraccia, eppure così indispensabili. Come il filo di una collana, che non lo vedi, ma senza la sua tenuta invisibile, le perle rotolerebbero via in tutte le direzioni, fino a sparire.
Senza tag, niente folksonomy. Senza commenti testuali, cosa sarebbero Flickr e Delicious? Cosa i podcast, senza gli abstract e le note? Cosa le immagini, senza il loro testo alternativo?
Ed è stato proprio il testo alternativo a ispirarmi questo post strampalato, perché ho appena trovato uno strepitoso articolo sull'alt text. In doppia versione: inglese e francese. Scegliete voi.
Un romanzo è un mondo, e l’autore lo misuriamo soprattutto sulla sua capacità di rendere per noi quel mondo vero, percorribile, plausibile, coerente, anche se ci trasporta a due millenni fa o in un lontanissimo futuro. Anche se racconta cose inverosimili e strampalate.
E’ l’essenza del romanzo - l’abbiamo letto in tutte le salse – e la nostra esperienza di lettori ce lo conferma. Che sia Proust, Thomas Mann o Stephen King, leggiamo per andare da un’altra parte, una promessa di infinito racchiusa tra quattro pareti di cartone. Poi apprezzeremo finezze espressive e scelte lessicali, coglieremo illustri influenze e interessanti parallelismi, ma è secondario. Il primo motore è uno solo: partire.
Il tuffo al cuore dopo aver varcato la soglia della copertina, la sensazione di familiarità e di sintonia, la sorpresa confortante di essere arrivati proprio lì dove avevamo bisogno proprio ora di andare, è però un regalo raro che la vita e la letteratura ti fanno. Quando succede, senti che è un momento magico, e non sai se è meglio indugiare per prolungare il piacere o correre alla scoperta a perdifiato.
Ti conforta sapere che lo scrittore è stato prolifico, che ci sono altri mondi che ti aspettano, altri viaggi dopo questo. Oppure che è giovane, e ha ancora un avvenire di libri davanti a sé.
Io ieri ho avuto uno di questi regali. Sono solo a pagina 40 di Il mio nome è rosso, di Ohran Pamuk, ma sono stata subito inondata da una sensazione di abbondanza, ricchezza, appagamento, curiosità ed energia. In una Istanbul di quattro secoli fa, ho già incontrato il sangue di un assassinio, una passione d’amore che arde non corrisposta per una vita, almeno cinque voci narranti, l’incontro tra oriente e occidente sulle pagine di un libro miniato. E’ commovente sapere che l’autore da trent’anni scrive solo mezza pagina al giorno. Solo questo libro di pagine ne ha oltre quattrocento.
Ma qualcosa avevo intuito e a portarmi verso Il mio nome è rosso è stato il piccolo La valigia di mio padre, che contiene alcuni discorsi di Pamuk, tra i quali quello pronunciato a Stoccolma in occasione del conferimento del Nobel per la letteratura.
Un discorso che contiene un inno, una dichiarazione d’amore alla scrittura e al romanzo tra le più appassionate e ardenti che mi sia mai capitato di leggere.
Se continuerà ad ardere con la stessa intensità, lo saprò tra qualche giorno.
La parte abitata della rete tutta da vedere.
Un mesetto fa, il 18 giugno, con Sergio Maistrello abbiamo presentato a Roma il suo libro La parte abitata della rete, ospiti di Netone e del seminario internazionale sulla comunicazione Intermediando.
Ora l'intera serata, una chiacchierata di due ore dense e piacevoli sul Web.2, è tutta su Google Video:
Prima parte
Seconda parte.
Vostro.
Siamo ormai abituati all'onnipresenza dell'inglese, soprattutto nel settore delle tecnologie. Invece uno dei maggiori produttori di computer d'oltreoceano, Dell, ha scelto l'italiano per battezzare la sua nuova linea di pc portatili. Si chiama Vostro.
Così spiega la scelta Namewire, bellissimo blog sul naming:
- come molte parole italiane, suona energico e di qualità
- in italiano, sai sempre qual è la pronuncia giusta
- il significato si lega con grazia alla attuale tendenza verso i pronomi possessivi, come MySpace and YouTube
- è in perfetta sintonia con l'approccio di vendita di Dell: assemblati da solo il tuo computer.
L'ultima di Nielsen.
Volete dimostrare al mondo e ai clienti che le vostre sono competenze di altissimo livello? Scrivete lunghi articoli ed evitate come la peste i post dei blog, scritti all'insegna della velocità e della superficialità.
Anzi, se non avete capito bene, ecco un'utilissima tabellina facile facile:
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articolo |
post |
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profondo |
superficiale |
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originale |
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basato sulla diretta esperienza dell’autore |
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I blog vanno benissimo per le intranet e per i siti per vendono prodotti a buon mercato, tipo i pistacchio da sgranocchiare, ma non per autorevoli siti di aziende B2B, che vogliono costruire con i loro clienti relazioni durature, basate sul rispetto.
Gli articoli possono anche essere pubblicati con una piattaforma blog, l'importante è che non assomiglino a dei post. Che siano chiusi, lunghi, senza link o alcuna connessione con la blogosfera. Non ne vale la pena. Segue, a dimostrazione, un calcolo completo di istogramma.
Meglio, molto meglio, stare lontani da quella plebaglia dei blogger, che si nutrono a dolci e wikipedia.
Meglio, molto meglio scrivere dei bei testi lunghi e approfonditi per i quali i potenziali lettori e clienti sono disposti a sborsare molti soldi.
Insomma, prendete esempio da me. Da anni, gratis non elargisco più nulla, se non luoghi comuni o sparate come questa.
E' il succo dell'ultima Alertbox di Jakob Nielsen, datata 9 luglio 2007.
Trappole.
E' incredibile cosa alcuni sono capaci di fare con le parole. E con le ambizioni e l'aspirazione al lavoro di tanti giovani a spasso.
Ricevo per lettera una RISERVATA PERSONALE, con oggetto "I mestieri della televisione" e sottotitolo "professioni molto ambite che consentono ampie prospettive di inserimento".
Segue un elenco delle ambite professioni, da giornalista sportivo televisivo a conduttrice, a filmmaker.
Ma la parte più interessante è la chiusa, dove è tutto un vincolo, un restringere il campo e le possibilità, un inno all'esclusività, un susseguirsi di condizioni, perché scatti inesorabile la trappola finale:
In considerazione del numero chiuso dei partecipanti, La invitiamo alle selezioni gratuite nella sua Regione, con colloquio motivazionale di ammissione per una valutazione attitudinale delle sue potenzialità.
Per parteciparvi è indispensabile fissare un appuntamento, telefonando entro 7 giorni dal ricevimento della presente, al numero verde 800.00.00.
Email bits.
Ricevo un incredibile numero di email scritte tutte in minuscolo. E non da ragazzini, ma anche da manager e professori universitari.
La cosa non mi scandalizza affatto, né mi dà fastidio, purché siano chiare.
Noto solo che per quanto mi riguarda scrivere in minuscolo non mi fa essere più veloce, ma più lenta, perché le maiuscole sono un automatismo assoluto. Come mettere la freccia per svoltare.
Già, ma io sono il tipo che mette la freccia pure per fare manovra in un garage deserto.
Leggere come siamo cambiati.
Altro libro che ho finito di leggere in questi giorni è L'italiano nella società della comunicazione di Giuseppe Antonelli. Libro che ha esattamente 200 pagine e racconta
le trasformazioni della nostra lingua nei diversi settori della comunicazione durante gli ultimi anni.
Non manca nulla: internet, politicamente corretto, comunicazione aziendale, marketing e pubblicità, comunicazione politica, giornalismo, radio e tv, chat, sms, fino alla lingua letteraria e poetica.
Tutte cose che abbiamo vissuto direttamente e che quindi in parte già sappiamo, ma leggerle di fila, con tanti esempi, è interessante e anche divertente, perché rispecchia l'accelerata che ha subito in questi anni il mondo della comunicazione.
Il punto forte del libro è la bibliografia, ricchissima.
Basta così poco.
Qualche giorno fa mi è arrivata la lettera con la quale il Comune di Roma mi comunica che la mia carta di identità sta per scadere. Un servizio che apprezzo moltissimo e sul quale ormai conto.
Ho sbirciato la data, non proprio imminente, e ho messo la lettera tra le carte sul mio tavolo.
Poco fa, mettendo a posto, mi sono accorta di non aver colto l'informazione più importante, cioè che il documento va rinnovato prima della scadenza, altrimenti diventa tutto più complicato.
Per come è scritta la lettera, accorgersene era davvero difficile.
Non ho resistito e l'ho riscritta come l'avrei voluta.
Alla fine ho pensato che ci voleva così poco per rendere ancora migliore un servizio già ottimo. Bastava solo fare un po' più di attenzione alle parole.
Comunque, la mia riscrittura, l'originale e i commenti li trovate qui, nella sezione finalmente rimpolpata delle Riscritture del MdS.
Words & images.
Ho aggiunto la rubrichetta words & images alla colonnina dei link sulla destra di questo blog: ci sono tre blog bellissimi, tutti da guardare.
Elogio dell'abbondanza.
Ho scritto poco ultimamente, in compenso ho letto molto.
Anzi, proprio poco fa ho finito di leggere Writing Tools di Roy Peter Clark, una rivisitazione più ricca della sua famosa serie di 50 attrezzi per scrivere bene.
E' stata una lettura piacevole e confortante, dalla quale ho tratto spunti e soprattutto conferme su quanto vado meditando anch'io circa la scrittura in questo strano periodo che viviamo, così multimediale e pure così testuale.
Ecco cosa mi è piaciuto di più:
- l'idea che non esistono buone regole da applicare, ma buoni attrezzi di cui impadronirsi come un bravo artigiano, da usare quando servono: più nei hai sul tuo bancone, meglio è
- il medium conta fino a un certo punto: nuts and bolts apply across the board, cioè con pochi buoni attrezzi puoi fare tutto, scrivere una lettera come un blog, un comunicato stampa o un testo per la radio
- come scrittori ci alimentiamo con tutto, dalla letteratura ai cartelli stradali, niente è da scartare
- si può scrivere un libro come una conversazione, con un tono familiare, personale e colloquiale, ma con uno stile che rimane sempre alto e credibile
- anche nella scrittura professionale e giornalistica, è meglio pensare e immaginare "in grande", attingendo all'abbondanza e alla ricchezza della lingua, praticamente infinita nelle sue combinazioni.
Quando ho chiuso il libro, ho fatto un giro sul mio aggregatore per leggermi gli ultimi post. Ho trovato subito un altro libro: Writing for the web 3 di Crawford Kilian. Il simpatico professore canadese è stato il primo a pubblicare un libro sulla scrittura per il web, nel 1999.
La nuova edizione, a giudicare dall'indice e dalle slide di presentazione, non sembra aver fatto molti passi avanti da allora, anche se sul web è cambiato tutto.
"Tagliate il 50% di un testo, scrivete breve e modulare, usate parole semplici, frasi con meno di 20 parole, capoversi con meno di 5 frasi..." io di questi inni al minimalismo non ne posso più.
Del resto, anche l'ultimo libro del famoso guru Gerry McGovern, Web Killer Content, non si discosta da questa linea di asettica funzionalità, pur condita di slogan efficaci, ma ripetuti a ogni pagina come un mantra (Content should be killer, not filler).
Almeno il professor Kilian ci regala un po' di esercizi da scaricare e non si prenbde mai troppo sul serio, mentre il guru di Dublino che gira tutto il mondo e mette il naso in tutte le aziende arriva forse a 10 esempi in tutto il libro.
Si rimpiange subito la bella abbondanza e la pienezza di Clark.
PA: the next big thing.
Lo segnalo prima di averlo letto, ma sono ben 99 pagine e il boccone è ghiotto.
E' The Blogging Revolution, lo studio pubblicato da IBM su blogging e pubblica amministrazione.
Made in USA e in inglese, ma sicuramente utile anche alla nostra sonnacchiosa PA, e ricchissimo di esempi e di link.



Rss