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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
domenica, settembre 30, 2007

Off topic.
Lo so che apparentemente non c'entra niente con la scrittura professionale, ma una versione short e un po' più specialistica del mio quaderno su Yoga e scrittura è stata pubblicata su Sadhana, la rivista ufficiale di
Light on Yoga, l'associazione che riunisce gli insegnanti italiani di Iyengar Yoga.
Sono felicissima e ancora incredula che le mie riflessioni sulla pratica quotidiana che esige il massimo di parole e quella che esige il massimo del silenzio siano ora lì, tra i contributi di grandi maestri, che ammiro e conosco solo da lontano.

L'utile conversazione delle FAQ.
Le FAQ sono una di quelle forme testuali alternative altamente raccomandate da tutti gli studi sulla leggibilità e l'usabilità del testo, a partire dall'ultima ricerca
Eyetrack del Poynter Institute.
Troppo spesso confinate alle istruzioni, sono adattissime ai temi e ai documenti più diversi - web e cartacei -, anche per essere già a loro modo una "conversazione".
La società
E-Write, dopo aver riscritto le FAQ del sito del Dipartimento dell'Energia del governo USA, ci spiega come ha fatto e, soprattutto, ci offre la FAQ Style Guide, un concentrato di consigli utili per tutti.

domenica, settembre 23, 2007

Ancora sui corporate blog.
Dal blog di
Manfatta, scopro un bel quaderno in spagnolo - recentissimo - dedicato ai blog aziendali, che già nel titolo annuncia la sua tesi, che condivido: Los blogs corporativos: una opción, no una obligación.
Molto chiaro, e soprattutto con un rassegna aggiornata dei maggiori blog aziendali a livello mondiale e una ricca bibliografia.

sabato, settembre 22, 2007

Altro che briciole!
Quello che mi piace del blog rispetto agli altri media e strumenti su cui scrivo è la possibilità di cambiare idea, di scrivere "scusate, ieri mi sono sbagliata", "ci ho ripensato".
Così qualche giorno fa, esattamente mentre scrivevo su un articolo che non è utile e forse controproducente stilare delle regole di blog writing al di là di quelle dettate dal buon senso, ecco che mi arriva in posta una garbatissima email con l'annuncio di un manuale di blog writing, fresco fresco, scaricabile gratuitamente.
Firmato Briciolanellatte.
Il blog lo conosco di fama (e poi come si fa a dimenticare quel candido e indovinatissimo nome?), anche se non lo frequento spesso.
Incuriosita, clicco sul link che porta al manuale e invece del minimalismo che mi aspetto mi appare un'opera letteralmente monumentale: 283 pagine.
Naturalmente la curiosità aumenta e l'indice di oltre 40 capitoli comincia a soddisfarla: C'è assolutamente tutto: oralità e scrittura, punteggiatura, dialoghi, fabula e intreccio, strategie narrative, le 5 W, i personaggi, le figure retoriche, l'editing, gli esercizi per la creatività. Ho spizzicato qua e là in un testo rigoroso e bellissimo... per tutte quelle pagine ci vuole un bel po' di tempo.
In realtà, Briciolanellatte lo spiega bene nella sua
introduzione, il manuale è per i narratori del blog, quelli che usano la misura del post per un miniracconto chiuso e coerente.
In quasi cinque anni di blogging, Briciolanellatte ha pubblicato circa 500 blogtale, come efficacemente li definisce:

Queste brevi note sono inoltre rivolte non allo scrittore in erba in generale o al novello webwriter in particolare, vale a dire a colui che scrive sul web, bensì a chi desidera cimentarsi con un sito o meglio un blog di racconti; insomma il Corso è diretto al blogwriter o, meglio ancora, al blogtaler.
Con tanti corsi, molto validi, che possono reperirsi in libreria e anche sul web, certamente non si sentiva la necessità di uno nuovo, tuttavia, il presente ha almeno il pregio, se così vogliamo chiamarlo, di avere una sua intrinseca specificità essendo rivolto al solo scrittore di racconti sul blog. Come se fosse insomma non un manuale di carpenteria in generale, bensì una dispensa su come piantare i chiodi in un tavola di legno stagionato di noce nazionale. Un target quindi molto selettivo, ma questo poco importa.

In realtà, il manuale è una lettura utile per chiunque ami la scrittura, il web e i blog.
Tanto di cappello a Briciolanellatte.
Non solo perché il contenuto è succoso e lo stile piacevolissimo, ma anche perché in un mondo in cui tutti si dannano per veder pubblicati su carta poesie e racconti nel cassetto, e sono sempre più disposti a pagare case editrici senza serietà e senza scrupoli per questo, qui c'è qualcuno che regala a tutti le sue 300 belle pagine. Pagine che, ne sono sicura, un editore serio sarebbe stato disposto a pagare.

venerdì, settembre 21, 2007

Poesia del giorno di Poesia.

Il sito di Poesia, la più bella rivista italiana di poesia, ne pubblica una al giorno.
Il link è da sempre nell'indice di destra di questo blog, ma non sempre mi ricordo di cliccarci sopra.
Faccio male, perché a volte si è fortunatissimi.
Come vincere alla lotteria, come oggi:

Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio
e non essere scaltri.

Vivere è amare la vita
coi suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti
nelle vicende piú squallide.

Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole
vestite con frange di festa.

Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l’autunno
e non stancarsi d’amare.

Angelo Maria Ripellino
Poesie prime e ultime

mercoledì, settembre 19, 2007

Una stanza tutta per sé.
Via Notebookism sono approdata all'album fotografico che il Guardian dedica alle stanze dei grandi scrittori contemporanei, complete di un breve testo dell'autore che le illustra nei dettagli e racconta le sue abitudini quotidiane.


martedì, settembre 18, 2007

Chi cerca, trova.
Marco Fossati di Creative Classics è tornato a postare dopo una lunga pausa estiva. Nel suo ultimo post, dedicato alle risorse sul copywriting l'indicazione di ben tre libri da scaricare in rete.

lunedì, settembre 17, 2007

La mamma e il ministro.
Tra i temi che non tratto mai nel blog ci sono anche molte buone cause. Però l'email-appello dei genitori di bambini con handicap contro i tagli agli insegnanti di sostegno che ho ricevuto poco fa (Nessuno tocchi i disabili!), mi ha evocato due ricordi, uno recentissimo e uno lontanissimo, che hanno parecchio a che fare con il linguaggio.
Quello recentissimo è la
risposta del ministro Fioroni su Repubblica alla lettera aperta della mamma di un bambino handicappato che non ha trovato la sua insegnante di sostegno al ritorno a scuola.
Ovvio che non è al ministro che si possono imputare i tagli, che ne avrebbe fatto volentieri a meno e che il suo dispiacere è sincero.
Ma credo che la risposta - piena di banalità, di appigli alla legge, di scuse non richieste, di frasi fatte, di responsabilità scaricate verso altri e di vaghe promesse - abbia fatto più male che bene alla signora e abbia profondamente deluso i lettori.
Ma tant'è: ormai se esiste il canale, va riempito. Se c'è una lettera aperta, bisogna rispondere. Con quali parole, non importa. Se i comportamenti non corrispondono e non seguono, ancora non importa. Alla mamma di Luca abbiamo risposto, per di più su Repubblica.
Le intenzioni saranno state ottime, ma la risposta era proprio brutta, con le sue parole scollate dalla realtà, il tono inappropriato alla circostanza e alla destinataria. Sembrava una brochure o il discorso a un convegno ("I bambini diversamente abili hanno diritto ad avere un loro progetto su misura, adatto a ciascuno a seconda del problema, un percorso individualizzato che vada anche oltre la scuola", "la nostra cifra distintiva", "non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare a questo primato", "proseguendo e confermando la linea della scuola italiana di riconoscere l'integrazione degli studenti diversamente abili come condizione imprescindibile di civiltà e di qualità"), non la risposta a una mamma in cerca di un aiuto concreto.
L'altro ricordo è lontanissimo e risale alla mia terza elementare. Scuola presessantottina, dove le classi erano di quaranta bambini, tutti ingenui, pieni di paura e di rispetto per l'autorità. Accanto a me, per tutto l'anno, è stata seduta Tiziana, sordomuta. Così la chiamavamo, senza alcun complesso. Eravamo molto più vicini al lessico del Cuore deamicisiano che alle diverse abilità di oggi.
Insegnanti di sostegno non c'erano, ci sostenevamo da soli. La maestra mise Tiziana al primo banco, così poteva vedere con chiarezza i movimenti delle sue labbra quando parlava. Quanto a me, se parlando mi giravo, la mia compagna mi riacchiappava per le spalle e mi costringeva a guardarla in faccia, facendo un sacco di gesti che impararai pian piano a conoscere e a usare anch'io. Altre volte, erano i miei compagni a riprendermi: "Ah Luì, girate, che Tiziana nun te vede e nun te sente!".

Domande e risposte.
Alla ripresa, la casella email si riempie di nuovo di newsletter.
Ieri mi è arrivata quella di
Scrittura Creativa, prima libro e poi blog di Luca Lorenzetti.
Vi raccomando la lettura dell'intervista sul metodo dell'intervista che Luca ha rilasciato a Veronica Ujcich. Un tema sempre più importante non solo nel giornalismo, ma anche nella scrittura professionale: ora che tanti dati e informazioni si possono ottenere in pochi clic, è soprattutto quello che c'è nella testa delle persone che ci aiuta a dar loro un senso. Un'attività, quindi, da non prendere assolutamente alla leggera, come dimostrano le 6 pagine in pdf con le esperienze e i consigli di Luca.

PS Il blog Scrittura Creativa è una delle migliori risorse in rete per essere sempre informati su scuole di scrittura e concorsi letterari in tutta Italia. Per gli aspiranti narratori: tenete d'occhio anche il sito del TreccaniLab, che ha iniziato un'inchiesta su Come si diventa scrittori oggi?

Forbici.
Giorni di editing ultrapreciso e letture serrate mi hanno tenuta abbastanza lontano dal blog.
Era molto che non rileggevo tanto testo scritto da me, tutto di seguito.
Ogni tanto fa bene, perché ti mette sotto gli occhi tutti i tuoi punti deboli.
Se non ti disgusti troppo, li osservi con lucidità, e magari ne prendi nota, puoi persino imparare qualcosa.
Kill your darlings! si dice che Faulkner ordinasse agli scrittori esordienti che gli chiedevano consiglio.
Cioè: togli tutto ciò di cui ti compiaci, le parole e le frasi di cui ti innamori.
Io in oltre cento pagine ho tolto almeno dieci volte l'aggettivo "prezioso" e ho capito che la mia leziosità regge forse solo nei brevi post del blog, ma in un testo lungo la devo eliminare impietosamente per via di forbice.

lunedì, settembre 10, 2007

Il web e la letteratura dei nostri tempi.
Non visitavo da un po' quel classico della comunicazione web che è A list apart. Stamattina ci sono tornata, e ho fatto bene perché nel mese di agosto sono usciti ben due articoli sulla scrittura per il web. Uno di una scrittrice e l'altro di una web designer. Due facce della stessa medaglia.
Il primo, soprattutto, è stata una bellissima scoperta perché:

  • vi ho trovato sintonie profonde con i miei pensieri e le mie scritture di questi giorni
  • vi ho trovato delle idee nuove, di cui tra poco vi metto a parte
  • è lunedì, e cominciare la settimana con qualche buona ispirazione è sempre una fortuna.

Le sintonie sono già nel titolo dell'articolo di Amber Simmons: Ridare vita all'anoressico web writing.
Anoressico perché i testi sul web sono sempre più striminziti ed esangui, brevi e ridotti a punti elenco, scritti con un linguaggio senza personalità e senza vita:

Sono le parole a dar forma alla pagina e ad attirare il visitatore. Se non sono belle e ricche di significato, non c'è design che tenga. Il corpo non può mai, da solo, prendere il posto del cuore.

I testi possono anche essere cortissimi, ma originali e ricchi di suggestione. Oppure lunghissimi, ma con un ritmo che ci fa scoprire e digerire le informazioni una per una, senza annoiare o farci affogare dentro.
Due delle più note webzine - Slate e Wired - hanno testi molto lunghi. Eppure hanno successo da molti anni.
E' vero che il Web 2.0 pulsa di vita, a volte fin troppa, ma non altrettanto si può dire dei siti istituzionali, di organizzazioni pubbliche e private, come se fossero ancora due mondi assolutamente separati.

Man mano che la nostra cultura diventa digitale, le forme in cui si esprime devono essere create con la stessa cura, attenzione e gusto che ispitano quelle su carta. Il contenuto intelligente e di qualità è la letteratura dei nostri tempi. I testi online meritano lo stesso amore editoriale dei libri e delle riviste stampate. Non possiamo più incoraggiare gli scrittori online a sacrificare personalità e grazia sull'altare della sintesi e della leggibilià immediata. Meglio incoraggiarli a scrivere esattamente quello che desiderano e sentono, con le parole che servono e con quante ne servono.

La Simmons si dedica poi a due testi trascuratissimi, e invece tutti da riscoprire per le loro potenzialità informative ed emozionali: l'alt text delle immagini e il footer.
Per il primo, l'invito è a non fermarsi alla didascalia precisa e asettica dell'immagine, ma a farla immaginare a chi non può vederla o dare delle suggestioni in più a chi la ha sotto gli occhi.
Interessantissime le idee per il footer, la riga di testo più scarognata di tutta la pagina, buttata sul fondo come in cantina, in cui si stipano tutte le informazioni che bisogna mettere per forza, ma che poi quasi nessuno leggerà.
Il footer, invece, è la quarta di copertina di un sito o di un blog: ogni editor sa che in libreria è la prima cosa che il probabile lettore vorrà leggere e per questo le dedica una grandissima attenzione. La proposta è di sostituire alla riga esile un "piedone" ricco di contenuti bene organizzati in colonnine di testo facili da scorrrere, che presentino subito il sito e il suo autore. E' vero che l'ingombro aumenta, ma è alla fine della pagina e i contenuti non intecon gli altri. Per leggerli bisogna deliberatamente scrollare.
L'autrice ne fornisce due esempi, dal suo blog Technical Poet e da quello della scrittrice Emily Gordon.

Ma la brevità non è un dogma (dal MdS) >>

mercoledì, settembre 05, 2007

Coincidenze.
Sarà pure il mio pallino del momento, ma non faccio altro che cogliere i fili - sottili, per carità, ma non invisibili - che collegano la scrittura professionale alla letteratura.
Così, mentre in questi giorni mi sto occupando di titoli e sottotitoli e proprio oggi della loro importanza per i motori di ricerca, poco fa decido di fare pausa e di aprire il nuovo libro di Pamuk che mi sono comprata stamattina (sì, Il mio nome è rosso mi è piaciuto tantissimo e, visto che tra i lettori di IBS è il meno valutato, sono passata a quello in testa a tutte le preferenze, Neve).
Be', scopro subito che per tutti i 44 capitoli, Pamuk non solo ha un titolo, ma anche un sottotitolo. Scorrerli, solo quelli, senza leggere ancora una riga del romanzo, è di per sé una lettura di scoperta:

Viaggio a Kars
Il silenzio della neve

La neve e la felicità
Perché questa poesia è bella?

Uno spettacolo su una ragazza che brucia il suo chador
Patria o velo

Il fiocco di neve esagonale
Io, Ka

Ka e Ipek nella stanza d'albergo
Ciò che distingue il dolore dell'attesa dall'amore

Il quaderno verde smarrito
Ognuno di noi ha un suo fiocco di neve.

Scrivere e comprare vogliono i loro tempi.
Durante l'estate ho avuto il tempo di approfondire e spulciare ben bene Copyblogger, il blog di web copywriting più famoso e acceduto della rete, un vero caso di studio per il suo successo enorme e repentino.
Ho avuto così modo di apprezzarlo e anche di superare qualche pregiudizio iniziale, così ora lo seguo regolarmente, cioè quotidianamente, vista la frequenza invidiabile degli aggiornamenti.
Il post di oggi, Come andare oltre il bottone Non comprare!, è particolarmente interessante e rafforza alcune mie convinzioni con solidi argomenti.
Da un po' ho sviluppato una vera allergia verso gli appelli troppo pressanti al cliente:
Scarica la tua copia subito!
Acquista ora!

Una diffidenza un po' irrazionale e viscerale, dettata soprattutto dalla convinzione che se una cosa dà fastidio a me probabilmente la darà anche al lettore.
Quindi di mia iniziativa sono cose che non scrivo mai, preferendo uno stile molto più soft. Lo faccio solo se me lo chiedono e non c'è verso di far cambiare idea.
Il copyblogger Brian Clark invece cita uno studio di Scientific American - via Neuromarketing -, secondo il quale c'è una precisa area del cervello che ci fa trattenere dalle azioni impulsive, quali l'acquisto.
Meglio, quindi, non tanto fare appello all'acquisto immediato, quanto smontare una per una le obiezioni al non-acquisto. Cosa che tutti gli smaliziati venditori a voce sanno fare, ma molto più difficile quando si scrive.
Per questo, suggerisce Clark, meglio indugiare, non aver paura di scrivere testi più lunghi (soprattutto per prodotti nuovi e sofisticati) e di vari tipi e formati, quali:

going social

fili di post

link

blog

friends

sto leggendo

mi aspettano

words&images

kiosk

rassegne stampa

indiana

body & soul

insegno qui

blog archivio