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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


mercoledì, ottobre 31, 2007

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Siti dei prof.
Sempre più spesso mi capita di trovare materiali ricchi e interessanti sui siti delle università italiane. Un ottimo segno.
L'ultima novità l'ho scoperta stamattina: il corso Comunicare con chiarezza del prof. Matteo Viale è una miniera di indicazioni e documenti utilissimi e aggiornati per chi scrive nella pubblica amministrazione, anche con un occhio a esperienze di altri paesi.


mercoledì, ottobre 24, 2007

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Stacco.
Mi prendo una piccola pausa, quindi non bloggherò fino a martedì.
Ciao a tutti :-)

scritto da luisacarrada | plink | commenti (5)

martedì, ottobre 23, 2007

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1000 e non più 1000.
Mai e poi mai avrei pensato di arrivare fin qui, ma questo è il millesimo post di questo blog.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (20)
writers life

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Attivo vs Passivo: contrordine.
Lo abbiamo letto, scritto, insegnato e ripetuto infinite volte: la scrittura efficace, sulla carta e sul web, ama i verbi alla forma attiva, molto più esplicita, fluida e chiara di quella passiva.
Vero, ma l'ultima Alertbox di Jakob Nielsen fa riflettere: Passive Voice Is Redeemed For Web Headings.
La buona regola di privilegiare la forma attiva vale sempre, ma sul web dobbiamo forse cominciare a fare qualche eccezione per i titoli. I microcontenuti più amati dai motori di ricerca devono presentare subito le loro parole chiave, senza indugi.
Titoli e sottotitoli sono fondamentali per il buon posizionamento di una pagina, e al loro interno le parole più importanti sono le prime. Man mano che si procede verso destra, le parole sono sempre meno decisive.
Il passivo permette spesso di anticipare le parole chiave.
Per esempio:
Devi pagare entro il 10 di ottobre i contributi della colf > I contributi della colf devono essere pagati entro il 10 di ottobre.
I motori di ricerca amano le parole chiave > Le parole chiave sono amate dai motori di ricerca (meglio: Le parole chiave, le più amate dai motori di ricerca).

La costruzione è un po' goffa, il suono pure, ma effettivamente per i motori le versioni passive sono più efficaci.
Titolo e sottotitolo sono una coppia cruciale, come indicano anche le osservazioni dell'ultimo Rapporto Eyetrack. Vanno scritti insieme e devono essere strettamente complementari: mettere all'inizio le parole più importanti, mai ripetere una parola, informativi ed evocativi al tempo stesso, piacevoli da leggere e pronunciare.
Diventare dei bravi titolisti sul web è un vero traguardo professionale.
Naturalmente, non cominciamo da oggi a "girare" i titoli. Tutto dipende dal tipo di sito, dall'effettivo bisogno che ha di posizionarsi su Google, dall'equilibrio tra seduzione del lettore e seduttore del motore.
L'osservazione di Nielsen non fa altro che confermare che sul web le regole non esistono. Esistono solo mille attenzioni da avere e mille situazioni diverse da interpretare.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (4)
web writing

sabato, ottobre 20, 2007

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La grammatica dei professori.
Ho sempre pensato di inserire sul MdS, prima o poi, una pagina dedicata agli errori più comuni che si fanno scrivendo in italiano.
Ho sempre rimandato, sia perché ci sono già altri siti che affrontano egregiamente questo tema, sia perché mi viene il dubbio che siano cose scontate e non mi va di fare la maestrina.
In realtà non sono affatto cose scontate, e io ho la memoria corta.
Molte cose io stessa non le ho affatto acquisite al liceo né all'università. Anzi, se non mi fossi poi occupata di scrittura farei ancora un sacco di errori madornali.
Molte regole le ho imparate in azienda, dove mandavamo i documenti più importanti a un pacato e mite correttore di bozze che non si scandalizzava di niente, ma annotava e motivava con garbo e grande pazienza ogni mio errore. Molte altre le ho imparate attraverso i quesiti che mi vengono sottoposti attraverso il sito.
Così, piano piano le regole le ho imparate per benino.
Ma mi capita ancora di sapere istintivamente come si scrive qualcosa, qual è la regola giusta, la forma corretta, ma di non sapere bene spiegare e motivare il perché.
Mi è successo anche stamattina, quando ho trovato l'email di un'azienda con la qualche lavoro che mi presentava il seguente quesito: se l'ultima parola di una frase è una sigla che finisce con un punto, per chiudere la frase si raddoppia il punto?
Istintivo rispondere di no, ma non bastava.
Così ho ritrovato la pagina del Prontuario di punteggiatura di Bice Mortara Garavelli con la risposta:
Il punto che chiude un'abbreviazione si congloba con il punto con il segno di chiusura di frase: "Hanno fatto provvista di libri, gionali, ecc.", in base a "una regola del sistema grafico dell'italiano (e presumibilmente di tutte le lingue) che non ammette che lo stesso elemento grafico sia duplicato immediatamente" (Simone 1991, p. 225)
Soddisfatta, ho scannerizzato la pagina e l'ho inviata.
Rimango sempre abbastanza stupefatta da quante risposte mi ha dato negli anni quel piccolo libro e di quante cose mi ha insegnato.
Un effetto che ho riscontrato anche per altri libri della professoressa Garavelli, compreso lo specialistico ma bellissimo Le parole e la giustizia. Prima ti sembrano difficili, ma poi vieni catturata dai ragionamenti tersi della prof., rigorosissimi, ma mai rigidamente prescrittivi e scontati. Verso la fine, dentro quei libri ti ci trovi proprio bene, e poi ci torni perché ti ricordi che la risposta che cerchi lì dovrebbe proprio esserci.
Il mio set "regolativo" è completato da altri due libri indispensabili, entrambi di Luca Serianni: Grammatica Italiana (Utet 2006) e Italiano nella collana delle Garzantine.
Il primo è un librone molto tradizionale, il secondo molto più agile per cercare regole al volo e molto ipertestuale nelle modalità di ricerca. Eccellenti entrambi.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (10)
libri, lingua italiana

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Dalle figlie alle stelle.
Seguo sempre con enorme interesse il ruolo delle parole scritte nel branding delle grandi aziende, soprattutto attraverso il blog Name Wire, la mia enciclopedia quotidiana sul naming.
Le ultime novità riguardano Mercedes Benz, che il prossimo 1 novembre, dopo 18 anni, cambia la propria brand identity.
La stella, che da sempre identifica la Mercedes, rimane l'elemento forte di continuità: il payoff diventa infatti The Star always shines from above, la stella splende sempre dall'alto. Un testo che si richiama direttamente al visual, che allarga la l'orizzonte sia attraverso un verbo caldo, espansivo, illuminante, sia alzando quella stella direttamente nel cielo a indicare il posizionamento dell'azienda sul mercato, sia i vantaggi sui clienti.
Tutto quel bel susseguirsi di S asseconda inoltre il senso di leggerezza, velocità ed energia.
La cosa interessante - come sottolinea nel comunicato stampa la casa automobilistica tedesca - è che marchio e payoff non saranno mai fisicamente contigui, ma la stella dovrà sempre dominare "dall'alto" su tutti i messaggi, sia testuali sia visuali nella successione stella > messaggio > payoff.
La nuova brand identity riguarderà tutta la comunicazione, che anche visivamente non avrà come oggetto soltanto le automobili, ma anche architetture, persone e paesaggi.

PS Oggi nomi e payoff sono il risultato di raffinatissime strategie. Invece alla fine dell'800 a battezzare la Mercedes fu uno dei più entusiasti rappresentanti della neonata azienda, che commercializzò in tutta Europa la prima automobile con il nome della sua bambina, Mercedes.

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brand

giovedì, ottobre 18, 2007

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Web writer, questo sconosciuto.
Via Contented, sono arrivata al corposo Web Design Survey 2007, promosso ed elaborato da A List Apart, cui hanno partecipato 33.000 professionisti del web da tutto il mondo. Architetti dell'informazione, esperti di usabilità, designer, direttori creativi, project manager, webmaster, sviluppatori, e ovviamente web writer e editor.
Sono 82 pagine di tabelle molto interessanti che riguardano anche stipendi, tempi e condizioni di lavoro.
Mi sono appuntata i dati che riguardano chi scrive:

  • tra tutti i professonisti che hanno partecipato alla survey, i web writer/editor sono appena l'1,2%
  • tra i partecipanti alla survey, i maschi sono in maggioranza, con il 58,4%
  • il web writing è comunque l'attività in cui le donne sono in testa
  • il 72,5% dei professionisti del web ha un blog, e tra i blogger le donne sono oltre il 70%
  • le scrittrici sono quelle che bloggano di più in assoluto, tallonate dalle designer
  • per il 95% del totale, il web è la maggiore fonte di formazione e informazione, seguita a breve distanza da trial and error
  • gli scrittori sono i più anziani, con un'alta percentuale di ultracinquantenni
  • in compenso, gli scrittori non sono il fanalino di coda nei guadagni: sono pagati meno degli informnation architect, direttori creativi, esperti di usabilità, project manager, sviluppatori, ma di più di designer, web designer e webmaster
  • gli scrittori sono quelli che si sentono più autodidatti, con la formazione universitaria meno rilevante rispetto all'attività che svolgono
  • gli scrittori sono quelli che si sentono più svantaggiati rispetto alle opportunità di formazione, sia chi lavora in un'organizzazione sia i freelance.
scritto da luisacarrada | plink | commenti (4)
web writing, writers life

mercoledì, ottobre 17, 2007

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Per la mission, premi il bottone.


Sul sito di Dilbert, le famose comic strip sul mondo aziendale, c'è un divertentissimo generatore di mission.
Basta scegliere avverbi, verbi, aggettivi, nomi e... premere il bottone.
A me è venuta questa:
"It's our responsibility to proactively simplify inexpensive materials so that we may endeavor to efficiently administrate excellent resources while maintaining the highest standards."
Se tutti prendono le mission alla berlina, ti domandi perché ancora in così tanti le scrivono. E con tanta convinzione.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (4)
siti belli e cose utili

martedì, ottobre 16, 2007

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I carteggi e le danze.
Che l'email, oltre che veloce e comodissima, possa essere anche dannosa per i rapporti interpersonali e fonte di equivoci e incomprensioni, ormai lo sappiamo tutti, anche per esperienza personale.
Ce lo ricorda anche Daniel Goleman in un interessante articolo del New York Times del 7 ottobre: E-mail is easy to write (and to misread).
Lo studioso e divulgatore dell'intelligenza emotiva spazia dai piccoli episodi della sua vita quotidiana a importanti studi sulle relazioni umane.
Nella comunicazione elettronica c'è l'unico canale della parola scritta, non la ricca "danza neuronale" fatta del linguaggio del corpo, del tono di voce, di tutto quel complesso di cose che si chiama comunicazione non verbale.
Quando siamo faccia a faccia, invece di un computer che trasmette un messaggio, c'è "un numero enorme di processori paralleli, tutti al lavoro contemporaneamente e senza che nemmeno ce ne rendiamo conto."
In uno studio di prossima pubblicazione, l'email appare come un vero generatore di conflitti e cattiva comunicazione: "Uno dei motivi è che tendiamo a interpretare come piatti e neutrali i messaggi positivi e come negativi i messaggi neutrali. Persino le barzellette sono considerate molto meno esilaranti quando inviate per email."
Sarà per questo che riempiamo le email di punti esclamativi e di entusiasmi spesso fuori luogo?
Il professor Goleman non ci invita certo a rinunciare alla più rivoluzionaria tra le ultime invenzioni comunicative, ma a interrompere ogni tanto i carteggi elettronici per guardarsi negli occhi e lasciar danzare i neuroni. Dopo, ci garantisce, anche i carteggi elettronici riprendono vigore ed emozioni.

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web writing

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Radio Famiglia meglio del blog. 
Si parla oggi quasi eclusivamente del corporate blog come strumento di relazione più personale, caldo e coinvolgente tra le aziende e i clienti.
Ma c'è anche chi percorre altre strade, e con molto successo.
E' il caso di Whirlpool, che ormai da tre anni produce e distribuisce online sul suo sito i podcast della serie The American Family. Vere e proprie trasmissioni radiofoniche, una alla settimana, condotte da un noto giornalista, con interviste a persone reali ed esperti.
I temi sono quelli della quotidianità della famiglia, il target dei prodotti Whirlpool: muoversi nel labirinto delle polizze assicurative, organizzare una riunione di famiglia, i pannelli solari, le spese al rientro a scuola, suggerimenti per le vacanze, gestione del tempo.
Non si parla mai dei prodotti, il nome dell'azienda viene ricordato solo all'inizio e alla fine. Si avvicina il cliente senza stargli addosso.
I download sono moltissimi e si capisce: il blog aziendale te lo devi leggere al pc, il podcast - se ti interessa - lo scarichi e lo ascolti quando vuoi, anche in metropolitana.
A cominciare è stata la responsabile della comunicazione, che all'inizio li registrava a casa sua. "In theory, you only need a high-quality microphone, an MP3 recorder and a connection to your phone (to record interviews) to create a podcast." afferma il responsabile del servizio in un articolo uscito sul sito di Ragan.
Molto in teoria, perché produrre un buon podcast di oltre mezz'ora come quelli di Whirlpool ci vogliono tanta progettazione e tanta buona scrittura, piena di ritmo, con uno stile semplice, diretto e coinvolgente.
A proposito di scrittura: gioverebbe molto ai podcast di The American Family un bel abstract e delle note sul contenuto. I titoli sono belli, i tempi lunghi: sarebbe bello anche avere un assaggio su cosa si va ad ascoltare.

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web writing, brand

sabato, ottobre 13, 2007

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Occhi di ragazza.
Paul Gauguin, Girasoli (1901)

Come sono diversi i Girasoli di Gauguin da quelli di Van Gogh!
Per l'artista olandese sono una presenza assoluta, che impregna di sé tutto lo spazio. Come nelle nature morte di Caravaggio e in quelle di Morandi, non c'è spazio per altro: fiori, frutta e bottiglie sono lì a rappresentare tutto, anche noi che guardiamo. Vincent Van Gogh, Natura morta con girasoli (1888)
I fiori a forma di sole di Gauguin, invece, se ne stanno dentro una cesta, che a sua volta se ne sta su una sedia in una stanza dalle pareti blu. Di presenze, qui, ce ne sono fin troppe: un solo occhio misterioso che guarda tutto dall'alto e la ragazza dallo sguardo sognante che si intravede dalla piccola finestra di lato.
Una delle tante che popolano il mondo di Gauguin, ben prima dei paradisi tahitiani.
Lui, Paul, di uomini ne frequentava parecchi, ma non li dipingeva mai: i pittori impressionisti con i quali esporrà a più riprese, i giovani artisti che dipingevano nella foresta bretone di Pont Aven e pendevano dalle sue labbra, gli amici che lo soccorrevano quando finiva i soldi, i mercanti che vendevano i quadri che riportava dalle isole del pacifico, i fratelli Van Gogh.
Paul Gauguin, Te Avae No Maria, Il mese di Maria (1899)Le ragazze, invece, rappresentavano il varco verso il mondo primitivo, la natura incontaminata e piena di simboli, i recessi del sogno. Tutte: dalla parigina che dorme silenziosa sul divano in una stanza vuota in una delle sue prime prove alle contadine bretoni con i grembiuloni neri e le cuffie bianche, fino alle tahitiane silenziose.
Tutte sembrano in contatto con un mondo altro, quello che Gauguin cercò in un andirivieni senza sosta tra il Perù della sua infanzia, Parigi, la Danimarca della moglie, la Bretagna, e infine le isole del Pacifico.
Forse è per questo che sono sempre rappresentate in una condizione di confine: il sonno, il sogno, l'abbandono, l'introspezione, un rito di iniziazione.
Attraversato e assaggiato di corsa tutto il movimento impressionista, questo artista senza alcuna formazione accademica, che si mise a dipingere dopo i trent'anni, cerca anche lui la strada per andare "oltre". Si appoggia a Cezanne e ne prende in prestito la pennellata solida e costruttiva, i volumi certi delle sue mele rosse. Guarda a Degas, l'impressionista più curioso del mondo e dell'intimità femminile, che lo ricambiò acquistando i suoi quadri in uno dei momenti di maggiore bisogno.
A Tahiti, tutti i fermenti, i tentativi, le curiosità degli anni della ricerca trovano il loro Paul Gauguin, La conversazione (1891)posto e si acquietano nelle grandi tele dai colori vivacissimi e piatti, dove le donne, il mare, il fuoco e la natura trovano un ritmo che è quasi una musica. Concentrati potenti di tanta arte che verrà dopo: il colore dei Fauves, il primitivismo di Picasso, la gioia di vivere di Matisse, la decorazione struggente e invasiva dell'art nouveau.
Il concentrato esploderà nel 1906 - Gauguin è morto in solitudine alle Isole Marchesi solo tre anni prima - alla grandiosa retrospettiva che gli dedicherà a Parigi il Salon d'Automne: le nuove leve delle avanguardie del '900 sono tutte lì, davanti alle sue 250 opere.

Paul Gauguin all'Ermitage >>

PS La mostra Paul Gauguin. Artista di mito e sogno al Vittoriano a Roma è aperta fino al 3 febbraio 2008.
150 opere che coprono tutta la sua attività, dalle prime prove impressioniste alle grandi tele tahitiane, più lettere, taccuini (ci sono due schermi che li sfogliano pagina per pagina) e la novità (per me) di alcuni strepitosi vasi di ceramica, tra l'arte giapponese e le trasparenze artificialmente naturali dei vetri di
Tiffany.

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forme e colori

lunedì, ottobre 08, 2007

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Librodipendenza.
Lo sospettavo, ma ora ne ho la certezza: Anobii è una droga.
E infatti finora mi ero tenuta ben alla larga dal social network libresco. Poi ho visto le librerie di persone che mi piacciono e non ho resistito.
Ci sono cascata dentro calzata e vestita e così - solo per provare e per sfizio, mi sono detta - ho inserito una trentina di libri, tra cui i miei ultimi acquisti. E' solo una minima parte dei miei libri sulla scrittura, ma andrò avanti.
Serve a me, e credo che possa essere un bel servizio per chi ha i miei stessi interessi. Un'altra costolina che si aggiunge al MdS.
La mia libreria è quindi in costruzione, ma se volete darci un'
occhiata...
Torno al lavoro.

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libri, writers life

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Silmarillon: blog, seconda puntata.
La mia amica Francesca Pacini ha pubblicato il nuovo numero della rivista Silmarillon, con la seconda puntata sui blog: dopo i guru e i grandi, è la volta dei singoli e delle loro narrazioni. Solo due nomi famosi, Giuseppe Granieri e Sandro Ruotolo, ma gli altri blogger impegnati a scrivere ogni giorno delle loro passioni non sono da meno.
In fondo in fondo ci sono anche io.


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Sacrosanto marketing.

Per qualche strana via, sono entrata nelle mailing list di conventi, eremi e siti religiosi. Devo dire che i messaggi li guardo sempre perché propongono cose strane e a volte bellissime, tipo weekend dedicati alla pittura di icone, introduzioni all'arte della vetrata, corsi di canto gregoriano, meditazioni nella natura... quando sei impelagata nel lavoro e stressata da mille cose, pianteresti tutto e andresti pure a fare il corso di disegno di santini.
Ma il messaggio che mi è arrivato oggi supera ogni mia immaginazione: non sapevo se ridere o ammirare la fantasia e l'intraprendenza della Holy Art, o ancora fare i complimenti al copy che - non c'è che dire - ha scritto un messaggio chiaro e impeccabile.

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web writing

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Parole e immagini (e suoni).
Un lettore mi segnala stamattina, e subito rilancio, una bella riflessione di Giancarlo Livraghi su
Parole e immagini e, più in generale, sul ruolo e l'equilibrio delle diverse espressioni artistiche nella comunicazione.
Curioso: ieri parlavo di Variazioni Selvagge, oggi leggo questo articolo di Livraghi e abbordo un nuovo libro, The art of possibility, dedicato alla riscoperta dell'abbondanza e delle infinite possibilità nella vita professionale. L'autore non è un manager, ma il direttore della Boston Philarmonic Orchestra, che dialoga con sua moglie, docente, psicologa e pittrice.


domenica, ottobre 07, 2007

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Il suono della vita.

Noi siamo una musica, un recitativo, del destino.
Ognuno di noi ne ha la chiave, e può decifrarla o meno; comunque sia, non si è felici se non c'è armonia tra il nostro essere e la nota che lo esprime.
Si può passare la vita (e anche perderla) cercando la pietra filosofale, senza sapere che non si tratta di trasformare la materia in oro, ma l'oro in materia, perché ci siano in essa momenti straordinari, in cui si dà vita all'arte, o alla bontà: trasformarlo in suono, o più semplicemente in Sé.

Rispetto gli animali, ma non ho una grande passione per loro.
Ascolto volentieri la musica, ma non è tra le mie passioni.
Eppure riemergo ora - appagata - da un libro che parla proprio di queste due passioni, vissute in in maniera travolgente ed esclusiva.
Forse perché l'autrice pulsa nel libro con tutta se stessa, in un unisono di corpo e anima, cultura e natura, e scrive con un ritmo che non lascia tregua, come se corresse nella notte insieme a un branco di instancabili lupi o lasciasse correre instancabilmente le dita sulla tastiera del pianoforte.
Helène Grimaud non ha ancora quarant'anni. Suona da quando ne aveva sette e oggi è una delle pianiste più famose del mondo.
Ma la sua vita non è stata la carriera folgorante e rettilinea dell'enfant prodige. La bambina irrequieta che trovava pace solo al piano e nella natura delle vacanze infantili in Camargue è caduta tante volte, è scomparsa, si è inabissata alla ricerca di un equilibrio e una simmetria apparentemente impossibili, sempre sul filo che separa la creatività dal delirio.
La salva l'incontro con una lupacchiotta, in piena notte, in una strada di New York. Un incontro fatale che le fa abbandonare tutto, per cercare un luogo dove allevare i lupi, studiarli, vivere con loro.
Per questo rinuncia persino al pianoforte - continua a suonare nella sua testa -, vive in povertà, cambia casa quindici volte in un anno, affronta leggera qualsiasi sacrificio all'inseguimento di un sogno.
Lo realizza, e il Wolf Conservation Center la restituisce alla musica, al palcoscenico, alla vita: "Avevo i lupi, e avevo la musica. Avevo la musica dei lupi sotto la luna, e nel mio modo di suonare c'era quell'animalità che protegge l'artista."
Variazioni selvagge è una bellissima storia che contiene altre storie: Chopin e l'emancipazione della mano sinistra, Rachmaninov con la sua depressione e la sua guarigione con il Secondo concerto, Brahms e il triangolo amoroso con i coniugi Schumann, e poi le tante storie di delicati scimpanzé, bambini allevati dalle lupe, e lupi che abitano con gli uomini.
Ma è soprattutto un libro sulla creatività: dell'arte e della vita.
Un viatico per chi non vuole rinunciare a scoprire e a realizzare chi è davvero, a qualsiasi costo, anche a scavare la terra a mani nude pur di portare alla luce il suo "paradiso sepolto".

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libri

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Un dettaglio di qualità.
Da Alphabit sono transitata su Italianistica online che non frequentavo da un po'.
Ho scorso le ultime notizie e vi ho trovato una piccola soluzione, originale e intelligente: in fondo a ogni articolo c'è la citazione bella e pronta, nel caso in cui volessimo citarlo in una bibliografia:

Questo articolo si può citare nel seguente modo:

Luigi M. Reale, I primi podcast italiani sul libro elettronico, in «Italianistica Online», 28 Settembre 2007, http://www.italianisticaonline.it/2007/e-boom/


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Obbligo di visita.
Nemmeno un'ora fa, Emanuela Piemontese mi segnalava Alphabit, il sito della sua collega Isabella Chiari.
Clic... clic... e scopro un sito veramente sorprendente per la ricchezza dei contenuti e la generosità della condivisione.
Docente a contratto di Storia della lingua italiana e Linguistica generale alla Sapienza di Roma, Isabella Chiari ha realizzato un piccolo universo dedicato alla linguistica.
Non solo suoi corsi, interventi, articoli e pubblicazioni in gran parte scaricabili, ma anche: una splendida sezione link con risorse dedicate ai corpora, ai software e ai traduttori; un'utilissima sezione per gli studenti con indicazioni e suggerimenti per la redazione della tesi di laurea; ben tre blog.


martedì, ottobre 02, 2007

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Due domandine facili facili.
Nella sua ultima Alertbox Jakob Nielsen torna sul testo con un invito a tagliare il Blah blah text introduttivo delle home page.
Consiglio stringato: preoccupatevi che il testo risponda con chiarezza a due sole domande:

  • Cosa? (Cosa troverà l'utente sul sito, qual è la sua funzione?)
  • Perché? (Perché gliene dovrebbe importare qualcosa? come può essergli utile?)
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web writing

lunedì, ottobre 01, 2007

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L'email e il suo manuale di istruzioni.
Mi ha sempre colpito il fatto che sull'email si sia sempre scritto molto poco di originale. Eppure è forse l'unica applicazione di internet che ci ha realmente cambiato la vita.
Dopo le prime e precocissime Netiquette, è stato tutto un copia e incolla. Quando con Giuseppe Militello decidemmo di scrivere il quaderno sull'email in azienda trovammo pochissima documentazione e ci rifacemmo quasi esclusivamente alla nostra personale esperienza.
Da pochi mesi è arrivata SEND, la guida scritta da due giornalisti del New York Times a smuovere un po' le acque, se non altro perché dà lo spunto a un buon numero di interessanti recensioni.
L'ultima è Il click di Pandora di Janet Malcom sulla New York Review of Books.
Un manuale di istruzione che ci voleva proprio, secondo la giornalista, perché l'email è strumento potente e pericoloso:

I più esperti (e fortunati) di noi sono sfuggiti a incidenti gravi, ma quasi tutti abbiamo avuto bruciature, dita tagliate, ossa fratturate, scosse elettriche. L'uso incauto dell'email può costare il posto, rovinare amicizie, minacciare matrimoni, affossare progetti, e addirittura mandarti in galera.

La colpa sarebbe anche del nostro eccessivo entusiasmo da neofiti, che con l'email pretendono di fare e comunicare tutto. Mentre lo strumento più veloce e "senza toni di voce" non è per niente adatto - per esempio - alle sfumature, alle richieste di favori, alle scuse. A meno che anche nell'email non recuperiamo lunghezza, toni, attenzioni e pacatezza di una lettera "tradizionale", cosa che probabilmente avverrà presto, quando - passata la sbornia della novità - l'email sarà uno strumento di comunicazione tra i tanti.
Sarà più facile per chi ha passato buona parte della sua vita solo con la corrispondenza cartacea e con il telefono. Ai più giovani invece, secondo la Malcom, non resta che studiarsi il manuale di istruzioni. Riga per riga.

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web writing