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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


lunedì, marzo 31, 2008

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Le parole senza i pensieri.
Questa campagna elettorale così veloce e convulsa offre un materiale interessantissimo a chi si occupa di comunicazione.
Un esempio, tra i tanti, sono le analisi sui video promozional-casarecci che ci sta proponendo in questi giorni Giovanna Cosenza sul suo blog. Io non sono una studiosa come lei, ma certe volte mi sono sorpresa a pensare che vorrei poter non lavorare per le prossime due settimane solo per immergermi nel mare di parole, voci e immagini che ci circonda. Poi, quando riesco a farlo, penso che forse è meglio non vedere e non sentire.
Stamattina però il fulmineo post di Mantellini sulla scadente qualità dell'articolo firmato da Veltroni su Repubblica di ieri mi ha incuriosita ("scritto piuttosto male", testuali parole) e così me lo sono cercato. E trovato.
Sottoscrivo: chiunque l'abbia scritto, l'ha scritto male, come una brochure promozionale, infarcito di frasi a effetto e senza i contenuti anche minimi che ci si aspetterebbe a due settimane dal voto. Artificioso come un cattivo esercizio di stile. Qualche perla:

Vedere l'Italia fa bene. Fa bene uscire dal racconto che la televisione ci regala ogni giorno.
(ripetere parole positive, secondo il ghost di Veltroni, evidentemente fa bene)

La cultura serve alla politica più di quanto la politica serve alla cultura.
(come rinunciare a un chiasmo à la JFK... "non chiederti cosa il tuo paese può fare per te..." do you remember?)

Si può essere desolatamente poveri anche con le tasche piene di soldi.
(i tanti poveri di questi tempi penso ci starebbero)

L'Italia è il regno dell'arte e della bellezza, splende di una cultura antica e nobilissima.
(inutile ovvietà... sembra presa da una brochure degli anni sessanta )

Diceva André Malraux...
(dubito che il lettore medio, anche di Repubblica, sappia chi è; avrà pure interrotto il ritmo, ma "ministro della cultura francese" ci sarebbe stato bene)

E poi le metafore scontate: i banchetti del mercato globale, la globalizzazione come mostro ringhiante, oddìo!

E infine, la chiusa infelice e offensiva per chi patisce davvero la guerra:
C'è stato qualcuno, nel passato, che quando veniva minacciato dalla spada, rispondeva con l'arma dell'arte. Come dire che con la bellezza si possono anche vincere le guerre.

Ma frivolezza incosciente e sottovalutazione dell'intelligenza (e delle preoccupazioni) degli elettori sono ormai trasversali. 
Il candidato sindaco a Roma, Gianni Alemanno, così sentenzia dai manifesti:

Voglio una città senza traffico.

Non "con i tram", "le metropolitane, "le biciclette". Ma "senza traffico". Cioè niente.
Ma anche se fosse possibile, caro candidato, casomai siamo noi a dire "cosa" vogliamo. A lei, invece, dirci "come". Se ne ha un'idea. Non scambiamo le parti.

Nella rassegna stampa del PD di ieri mi hanno consolato solo le parole di Bersani:

Anche se non siete del tutto convinti, cavolo, aiutateci, scommettete su di noi, siamo l’unica novità in campo. Noi abbiamo rischiato, rischiate anche voi. Altrimenti torniamo tutti nella palude.

Fortuna che buon senso e un sano fiuto degli umori degli elettori evidentemente ancora esistono.

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writers life

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Troppo presto, signor maestro.
Si vede che oggi è la giornata della pedagogia e dei bambini, perché ho appena letto il ritratto per me inedito di un maestro famosissimo, una vera icona dell'insegnamento e dell'alfabetizzazione in Italia: Alberto Manzi.
La mia amica Stefania Bucciarelli lo racconta in uno speciale sul secondo numero di Culturiana, rivista per gli insegnanti dell'italiano come lingua straniera.
Una star televisiva, il maestro di Non è mai troppo tardi, un familiare in più nelle case Il maestro Alberto Manziitaliane di quarant'anni fa.
Eppure ancora oggi in gran parte sconosciuto, questo intellettuale profondamente solo e inquieto, troppo avanti con i suoi progetti e le sue idee.
Lo conosciamo come maestro della lingua italiana, ma la sua vera passione erano le scienze, l'ambiente e il mare, tanto che frequentò insieme l'istituto magistrale e l'istituto nautico, per laurearsi poi in biologia e solo dopo in pedagogia e filosofia.
Già nel dopoguerra, a Torino, fonda il primo giornale scritto da ragazzi all'interno di un carcere minorile.
Già negli anni sessanta, per insegnare la storia portava i suoi alunni a Dachau.
In tutte le materie - nell'epoca dei sussidiari - scelse di essere un divulgatore-narratore.
Per venti anni, ogni anno, passò mesi e mesi nella foresta amazzonica, a insegnare a leggere e a scrivere agli indios, fino a diventare una presenza scomoda. Quando gli revocarono il visto, continuò a entrare in Sud America clandestinamente.
Era il maestro più famoso d'Italia, ma finì nel mirino del Consiglio di Disciplina del Ministero della Pubblica Istruzione per otto volte. Nel 1981 si rifiutò di compilare le schede di valutazione, e lo sospesero dall'insegnamento e dallo stipendio.
Nella scuola elementare romana dove continuò a fare il maestro fino alla pensione era un emarginato, relegato all'ultimo piano. Il suo regno era il terrazzo, dove andavano solo lui e i bambini: vi allestì una vera baraccopoli con piante e animali e persino uno stagno per le bisce
.

Centro studi Alberto Manzi >>
Culturiana >>

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maestri, lingua italiana

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Parole per vedere e per sentire.
Ho una vera adorazione per Donatella Bisutti, poetessa raffinata e grandissima divulgatrice della poesia (La poesia salva la vita, Mondadori 1992).
Adorazione che si è consolidata da quando ho letto il suo L'albero delle parole, antologia di poesie per i bambini. Parlare ai bambini in maniera semplice e appassionante di cose difficili è il vero banco di prova dei grandi, come ci ha dimostrato
Bruno Munari.
Ora scopro che ha scritto un altro libro, Le parole magiche, un'introduzione alla scrittura di poesie che presenta lei stessa in circa nove minuti di
podcast sul sito di Feltrinelli.
Unicamente con la sua voce, ci fa vedere una trottola che rotola sulla scia dei suoni, le paure evocate dalla U e le serenità ed aperture evocate dalla A, ci racconta il legame profondo tra il corpo e la testa quando si scrive e ci fa venir voglia di infilare anche noi quelle collane speciali di parole-perle che sono le poesie.
L'ascolto è caldamente raccomandato soprattutto ai grandi.

PS Un libro "da grandi" sull'iconismo linguistico, cioè sulla capacità delle parole "non solo di designare ma anche di disegnare" le cose, è Le parole dell'incanto di Fernando Dogana (FrancoAngeli 1990). Un assaggio e dei test sono anche sul sito La Bottega della Formazione.

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libri, lingua italiana

domenica, marzo 30, 2008

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Donne, bimbi, persone in rete.
Sono tornata da poco da Viareggio, dove sono stata giurata al premio Donna è Web.
Ero in uno stato d'animo abbastanza diverso dal 2004, quando ho vinto il premio della prima edizione.
Nella mia vita professionale sono successe più cose negli ultimi quattro anni che nei quindici precedenti e anche il web ne ha viste di tutti i colori. Ero quindi piuttosto curiosa di cosa avrei trovato.
Quello che mi ha colpita di più credo sia stato il senso di "normalità" che ho respirato: anni fa le donne in rete, mediamente più grandi, si sentivano molto pioniere, molto apripista e molto speciali.
Questa volta c'erano tante giovani e giovanissime, un sorprendente numero di uomini sia al convegno sia alla cerimonia di premiazione, tanti bambini quanti non ne avevo mai visti a un evento del genere. A ricevere il primo premio sul palco c'erano anche loro, visto che è andato alle creatrici di Noi Mamme, un sito utile, allegro, ironico, pieno di informazioni e di risorse. Nove giovani mamme di tutta Italia che si sono incontrate sul web e, nonostante tutto quello che hanno da fare, invece di chiudersi in casa sono uscite in rete.
Altri due siti e due storie di donne che mi hanno colpito particolarmente: il blog Briciole di pane, dove Chiaretta, guarita dall'anoressia, aiuta molto concretamente altre ragazze a farcela anche loro; lo Zoo di Simona, un negozio online che è un luogo di meraviglie e un trionfo di creatività.
Sono stata molto contenta di essere andata e aver partecipato, nonostante oggi abbia parecchi ripensamenti sull'opportunità e l'utilità reale delle iniziative dedicate alle donne, quali la 24 ore organizzata da Microsoft o Comunicazione è donna, che si svolgerà il 7 aprile a Roma.
Se c'è una cosa che della rete mi ha affascinata fin dall'inizio è stata proprio la possibilità di connettersi e parlare tra "persone", al di là delle differenze di età, professione, paese, e naturalmente anche di genere.

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web writing, writers life

giovedì, marzo 27, 2008

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L'afrodisiaco della scrittura.
A me la parola trovabilità piace, anche se non sta sullo Zingarelli. Piace anche a Luca Rosati, che le ha dedicato un sito.
Alla Findability il bellissimo A List Apart dedica uno dei suoi ultimi articoli: Findability, Orphan of the Web Design Industry.
Ma che cos'è la Findability?

The fundamental goal of findability is to persistently connect your audience with the stuff you write, design, and build. When you create relevant and valuable content, present it in a machine readable format, and provide tools that facilitate content exchange and portability, you’ll help ensure that the folks you’re trying to reach get your message.

Se la trovabilità è ciò che connette in modo stabile e continuo il contenuto del sito con il suo pubblico, è quindi qualcosa di essenziale e di grande valore.
Eppure, all'interno di una web agency, è una delle qualità più trascurate, tanto che l'autore Aaron Walter costruisce il suo articolo come la storia di un orfanello. Sembra una fiaba dei Fratelli Grimm, un bellissimo esempio di come il modello narrativo si adatti anche al web design.
Walter passa in rassegna tutte le figure professionali che collaborano alla realizzazione di un sito e analizza il loro contributo alla trovabilità. Ecco cosa scrive di chi scrive:

A copywriter must carefully integrate keywords into the site’s content without stuffing the page. If a keyword appears too often or without articles, prepositions, and other words common to natural language, search engines might suspect that the content has been dishonestly loaded to attract search traffic. There’s no need to over-stack the deck; just incorporate the keywords where it seems natural to connect with your audience via search engines.
Of course, writing brilliant content is the biggest findability aphrodisiac. It promotes return visits to your site, and encourages your audience to tell others about it. That’s why a good copywriter is worth her weight in gold!

L'autore ha appena pubblicato il libro Building Findable Websites (NewRiders): online l'indice (c'è un intero capitolo dedicato alla scrittura) e ben cinque capitoli scaricabili.
La casa editrice è una garanzia (è di New Riders anche Presentation Zen che sto leggendo in questi giorni), ma leggere degli assaggi aiuta a scegliere meglio nel caso di libri costosi come questo.

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web writing

lunedì, marzo 24, 2008

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Retorica quotidiana.
Quando ho elencato i nuovi libri acquistati, qualche post fa, in uno dei commenti mi si chiedeva di dare un parere sui primi due, dopo averli letti.
Il più lungo e ponderoso, L'arte di avere sempre l'ultima parola, me lo sono proprio bevuto e poi ci sono tornata su con un sacco di sottolineature. Il libro è molto piacevole, a tratti divertente, qualche volta ripetitivo, ma mi è stato molto utile.
L'autore, ex giornalista ed editor di case editrici, è stato folgorato dall'antica arte della retorica che ora costituisce la sua passione esclusiva, tanto da improntare persino l'educazione dei figli, oltre che essere l'oggetto di questo libro.
Gli innumerevoli esempi tratti dalla vita familiare e professionale, e dai discorsi di personaggi veri o fittizi, contemporanei o del passato, da Eminem a Bush, da Homer Simpson a John Kennedy e Martin Luther King, rendono attuali e vicine parole come logos, ethos, pathos e kairos, ma anche figure retoriche che non frequentiamo così spesso. L'andare e venire continuo tra Aristotele e l'email (la posta elettronica è tutta logos, la chat tutta ethos...), Cicerone e Brad Pitt farà storcere il naso agli accademici, ma a me il libro è piaciuto.
Visto che finora mi sono sempre mossa tra i manuali seri con gli elenchi infiniti di figure retoriche e i relativi esempi (che non riesci mai a imparare in astratto) e la pratica dei discorsi e della scrittura (dove applichi tante buone regole della retorica senza saperlo), la lettura mi è stata preziosa per acquisire consapevolezza di cose che già sapevo e istintivamente applico e per mettere ordine tra tante letture sparse (l'articolazione del discorso ciceroniano è deliziosa e non te la scordi più).
L'altro elemento notevole è l'organizzazione del libro, fatto di tanti strati diversi, con rubrichette laterali che fanno il punto come i libri scolastici, gli strumenti riassunti alla fine di ogni capitolo e la sintesi alla fine del libro, il glossario e le appendici. Frivolo e divulgativo quanto si vuole, ma pur sempre un libro da studiare.
Quindi perfetto se vi occupate di comunicazione in senso lato e se la retorica non è per voi un continente del tutto sconosciuto, deludente se vi aspettate un manuale di facili regolette su come avere sempre ragione o rigirare con facilità l'interlocutore.
Il furbissimo titolo non vi tragga in inganno.

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libri

sabato, marzo 22, 2008

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Madrid vs Roma.


Sarà perché sto finendo di leggere L'arte di avere sempre l'ultima parola di Jay Heinrichs, divertente libro sulla retorica, e quindi mi viene istintivo cercare le "figure" in tutto quello che leggo e ascolto.
Sarà anche perché Roma è invasa in questi giorni di enormi faccioni dei candidati a sindaco, tutti uguali, tutti che ti guardano fisso negli occhi come se ti dovessero ipnotizzare, con sorrisini che non sai se sono più falsi o imbarazzati.
Sarà per entrambe queste cose, ma le immagini che oggi pomeriggio mi ha mandato
Domenico Fiormonte da Madrid sulla campagna di Zapatero mi sono sembrate fresche e belle.
Le headline, simmetriche e piene di ritmo (mi sembrano due antitesi... ma correggetemi):
L'ottava potenza economica, la prima nei diritti civili.
La grande politica delle piccole cose.
Il payoff:
Ragioni per credere.
Le immagini, con quello sguardo che va lontano, altrove, e almeno non ti assilla.

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writers life

venerdì, marzo 21, 2008

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Che bello... tornare in possesso del proprio pc!
Dai tutto talmente per scontato che quando va tutto in tilt, dal disco rigido alla connessione web, vai in crisi anche tu. Ho passato la settimana disperando di riavere la mia posta arretrata e ho lavorato tutto il tempo con questo timore sotterraneo che mi ha guastato qualsiasi cosa.
Bene, tirato un bel sospiro di sollievo, sto spulciando tutti gli arrivi e vi allungo subito due link:
> un sito che non conoscevo sul web writing di un professionista statunitense che ha anche una sezione di articoli molto aggiornata e un blog:
WebCopyPlus
> oggi è la giornata mondiale della poesia: per l'occasione l'Amref dedica una pagina del suo sito alle poetesse africane, che scrivono poesie meravigliose (grazie al lettore Giancarlo Manfredi che me l'ha segnalata).

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writers life

martedì, marzo 18, 2008

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TV.
The Magazine Post è una nuova web tv di interviste sulla comunicazione, il marketing, l'ambiente. Da oggi pomeriggio ci sono pure
io.

PS Posto poco in questi giorni, ma una serie di tempeste impreviste si sono abbattute sulle mie risorse informatiche. Il pc è sotto bonifica, la mia connessione di fortuna, per cui tengo le comunicazioni al minimo. Giovedì dovrei tornare alla normalità.

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writers life

sabato, marzo 15, 2008

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Design: da leggere e da guardare.
Il blogger del Guardian Jonathan Glancey sta pubblicando un serie bellissima: I classici del design quotidiano. Con segnalazioni e commenti dei lettori.
Siamo al numero 44, una galleria di piccoli e grandi oggetti belli e indovinati che ci circondano a casa, sul lavoor e per la strada: il camioncino marrone del corriere UPS, la graffetta per tenere i fogli, il mattoncino del lego, l'evidenziatore Stabilo Boss, il coltellino svizzero, la Ford Transit...

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venerdì, marzo 14, 2008

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Innumeracy.
Sul numero passato di Internazionale Tullio De Mauro scriveva che "cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera dall'altra, una cifra dall'altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatrè superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un'icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea."
Ho sempre letto questi dati con la certezza di appartenere al famoso 20 per cento. Fino a ieri sera, quando dopo una cena passata a disquisire di scrittura e comunicazione, è arrivato il conto.
Io e la mia amica abbiamo cincischiato un po' con i numeri prima di capire quanto pagavamo a testa. Per essere sicura, ho fatto la divisione sulla tovaglietta di carta, con incertezze e difficoltà che non avevo a sei anni.
Le divisioni, infatti, non le faccio più da anni.
La sensazione è stata assai brutta, e forte la consapevolezza di quanto poco ci voglia per scivolare nella innumeracy (l'analfabetismo aritmetico).

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writers life

lunedì, marzo 10, 2008

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Libridiiiine!
Ho resistito finora, ma credo di aver sgobbato abbastanza per oggi.
Quindi apro la mia scatola di IBS, che contiene una felice mescolanza di dovere e piacere, lavoro e passioni:

  • Jay Heinrichs, L'arte di avere sempre l'ultima parola. Da Aristotele a Homer Simpson, tutti i segreti della persuasione. (Kowalski 2008)
    Una lettura veloce tra i banconi di Feltrinelli mi ha convinta all'acquisto. Visto che mi capita sempre più spesso di parlare oltre che di scrivere, una bella immersione nella retorica non può che farmi bene. Il libro è denso e spesso, ma il linguaggio amichevolissimo, gli esempi una quantità.

  • Garr Reynolds, Presentation zen (New Riders 2008)
    Il libro dell'autore del mitico blog Presentation zen, dedicato alle presentazioni con le slide e tutto quello che c'è attorno.
    Per i contenuti, ancora non so, ma il libro è bellissimo solo da guardare, realizzato senza risparmi. Tanti spazi, tante immagini, foto strepitose che alternano schermate di pc e natura, grafica minimalista.
    Molto zen davvero, ma Reynolds vive in Giappone.

  • Tommaso Raso, La scrittura burocratica (Carocci 2005)
    Ho letto e studiato tantissimi libri sulla semplificazione del linguaggio amministrativo, ma questo mi mancava e ultimamente mi è stato caldamente raccomandato.

  • Michele Brambilla, Sempre meglio che lavorare. Il mestiere del giornalista (Piemme 2008)
    Lettura leggera, già si vede, ma il mondo del giornalismo mi incuriosisce. Anche se scrivo anch'io, l'ho sempre frequentato pochissimo e sempre con molti pregiudizi che con gli anni, ahimé, non hanno fatto che aumentare.

  • Giorgio Renato Franci, Yoga (Il Mulino 2008).
    Franci è docente di Filosofie dell'India e dell'Asia Orientale all'Università di Bologna. Il libro è un'introduzione alle radici della disciplina e della filosofia. Radici antichissime, tutto il contrario delle scemenze new age.

  • Gabriella Cella e Marco Manzoni, Il libro dell'aria e del respiro (Baldini Castoldi Dalai 2008).
    Un'insegnante di yoga e un ideatore di eventi culturali sono autori di un libro originale, che ha come sottotitolo "Yoga e parola poetica: un incontro tra Oriente e Occidente".
    Yoga e poesia sono due temi a me carissimi e molto legati. La scrittura è una pratica, lo yoga è anche un'arte e una grande fonte di creatività
    Un libro da usare, oltre che da leggere: versi, riflessioni e delle pratiche molto semplici organizzati lungo i quattro elementi che ci compongono, dalla terra all'aria.

  • Pietro Leemann, Diario di un cuoco (Ponte alle Grazie 2007).
    "Cosa mangia un grande chef a casa sua": ricette vegetariane, condite con racconti e ricordi, alla portata di tutti nella gustosissima collana diretta da Allan Bay.


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libri

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Il nome della marca sul web: ripensamenti.
Nella sua ultima Alertbox, Company Name First in Microcontent? Sometimes!, Jakob Nielsen ci invita a riconsiderare uno dei capisaldi delle sue linee guida sulla scrittura per il web: non iniziare il testo di un link con il nome della marca o dell'azienda.
Questo perché le parole più importanti per i motori di ricerca sono sempre quelle più a sinistra; man mano che si procede verso destra scemano sia l'attenzione del motore che quella del lettore. Quindi, sosteneva Nielsen, meglio collocare all'inizio parole più specifiche e soprattutto sempre diverse.
La regola rimane valida e di buon senso, ma con due eccezioni:
> il link appare in una pagina di risultati (SERP > search engine results page) in cui ci sono anche tanta "spazzatura" e rumore di fondo
> il nome dell'azienda è conosciuto e considerato affidabile e serio.
In questi casi, l'utente non tende a cliccare cosa appare in testa - come fa di solito - ma cosa già conosce e gli ispira fiducia. Tutti i risultati di Amazon sui motori appaiono infatti proprio con "Amazon".
Se invece la SERP restituisce buoni risultati e quelli che appaiono in cima sono di qualità, allora è meglio che anche i nostri focalizzino prima il contenuto/soluzione e solo alla fine il nome dell'azienda (che comunque alla fine si vede).
Tutto questo, naturalmente, per i motori esterni. All'interno di un'intranet, "de-enfatizzare", come dice Nielsen, il nome dell'azienda rimane d'obbligo.

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web writing

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Dalla carta al web.
Che fare quando ci chiedono di trasferire in fretta e furia sul web dei testi nati per la carta? Nell'articolo di Scrivere che ho appena messo online, Dalla carta al web, suggerisco qualche sana accortezza per un risultato forse non ottimale, ma spero dignitoso. Come sempre, la redazione ha aggiunto anche degli esercizi.

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web writing

mercoledì, marzo 05, 2008

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A tappe, o tutto d'un fiato.
La gestione del tempo lavorativo è problema di tutti e vi fiorisce una ricchissima manualistica, compresi blog dedicati solo a questo.
Per i freelance il problema è ancora più serio, perché l'orario lavorativo se lo fanno da soli.
Per i freelance che scrivono è serissimo, perché non sai mai quanto ci metterai a scrivere un testo o a elaborare un buon titolo.
Oggi alla fine di parecchie ore di scrittura, messo il punto con soddisfazione a una brochure, ho capito che c'è anche una gestione dei tempi che dipende dal testo con cui abbiamo a che fare.
Ci sono i testi cui si può lavorare a pezzi, che anzi si giovano delle interruzioni: per me rientrano in questa categoria tutti i tipi di editing, i testi dai contenuti molto ripetitivi in cui però devi introdurre il massimo della varietà, quelli dal campo lessicale ristrettissimo (l'informatica è un vero incubo), quelli che devono avere rigorosamente la stessa lunghezza e struttura, ma dare al lettore l'impressione di leggere sempre qualcosa di diverso.
Se li scrivi tutti di seguito, rischi di usare sempre le stesse parole e le stesse strutture sintattiche.
Quando ho scritto questi
testi, ho pianificato la stesura lungo tre mesi. Settanta collezioni: ne ho scritte solo tre al giorno, solo i giorni feriali e quasi mai ho saltato il turno.
E poi ci sono i testi per i quali ti devi ben scaldare, allenarti un po', prendere la rincorsa, il ritmo, e non fermarti finché non hai finito.
Sono quelli in cui lavori su un brand, in cui devi evocare un'atmosfera, suscitare dei desideri, raccontare un modo di lavorare. Col tempo ho capito che spesso è proprio quella corsa solitaria di parola di parola il segreto per trascinare anche il lettore con te.
Sono i lavori che temo e che rimando di più, ma alla fine della corsa tiro sempre il fiato sollevata e contenta.
Riuscire ad alternare i due tipi di scritture sta contribuendo non poco all'equilibrio delle mie giornate.

PS C'è un terzo tipo di testi: i post come questo. Interrompono il tran tran, rilassano, chiariscono le idee.

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writers life

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Grammatica in festa.
Scopro che oggi, 4 marzo, è National Grammar Day.

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le lingue degli altri

martedì, marzo 04, 2008

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Come lo vuoi il sito?
Strano mondo quella della pubblica amminstrazione: ci sono siti antidiluviani, con percorsi contorti e un linguaggio impossibile, e poi trovi delle iniziative che per innovazione ti sorprendono.
Tale mi è sembrato l'invito del Ministero della Giustizia a progettare il nuovo sito insieme ai cittadini. Il primo esempio, credo (ma chi ne conosce altri, li segnali), di design partecipativo nella pubblica amministrazione italiana.
Con lo slogan Progetta anche tu il nuovo sito, il ministero chiede a noi cosa ci piacerebbe trovare sul sito che sarà online entro il 2008. Per ora si possono solo indicare dieci temi/contenuti, ma sono annunciati altri due questionari, probabilmente più mirati.
Ecco, come informazioni mi sembrano poche. Resta molta curiosità.
Proprio perché si tratta di un'iniziativa interessante e nuova, avrei aggiunto qualcosa - poco, ma preciso - sul perché, sui passi successivi e sull'uso che si farà del contributo del pubblico.

Ultim'ora: visto che nei commenti si parla di contenuto e contenitore, non perdetevi questo post Il web e la teoria del cioccolatino.

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web writing

domenica, marzo 02, 2008

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Ancora sulla creatività.
Dalle scemenze alle cose serie.
Il sito Nuovo e Utile che ho segnalato un paio di post fa è una miniera di testi e idee interessanti, oltre che una tentazione continua a mollare quello che devo fare per darmi invece al vagabondaggio.
Un bellissimo articolo sulla creatività, che ho trovato proprio su NU, però mi conforta: What's the big idea? di Guy Claxton, docente di psicologia all'università di Bristol.

Reverie is crucial to the creative mind.
...
l'articolo comincia così...

... e così conclude:
Essentially, creativity is all about learning to listen to the unconscious and being able to cultivate that relaxed and alert time that is typical of meditation and dreaming. Very creative people may be able to do this intuitively, but it is important to realise that we were all born with creative minds.


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Divertissement domenicale.
Tom Peters
è un guru del marketing, osannatissimo, richiestissimo e pagatissimo. Tipico divulgatore anglosassone dai messaggi che sembrano sempre tanto, troppo facili. Almeno a me. D'altra parte, ha successo proprio per questo.
In un manifesto di Change This di un paio di anni fa ha raccolto i 100 modi per "avere successo e fare soldi". Uno dei 100 modi raccomandati è cercare di scrivere meglio (il n° 52, per l'esattezza). Mi ha fatto ridere, mi sono divertita a tradurlo:

Lavora come un matto sulla scrittura!

Sono un ingegnere.
La matematica viene prima di tutto.
Ovvio.
Scrivere non mi è mai venuto facile.
Tuttora non scrivo un granché, ma almeno mi esprimo. E forse sono riuscito a trovare la mia "voce".
E sapete perché?
Perché mi sono fatto un mazzo così!
(Mi sono fatto un mazzo = Ho scritto un sacco.)
Scrivere bene è importante!
(Può muovere montagne.)
(E' altamente probabile che non diventeremo un grande scrittore, ma - cavolo! - possiamo diventare molto meglio di quello che siamo... ed è la cosa che conta.)
Quindi: fatti un mazzo a scrivere, dalle email ai post del blog, fino alle lettere a tua madre.

PS Il luogo comune che gli ingegneri scrivono male è evidentemente transnazionale ;-)

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writers life

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Poesie da banco.
La poesia vende poco, si sa, ma in rete va forte e scatena dibattiti accesi.
Scopro sul blog del Guardian dedicato alla poesia che nel mondo anglosassone sono di gran moda i manuali di auto-aiuto in cui si dispensano poesie al posto di gocce e pillole.
Manuali a tema, in cui ogni poesia è accompagnata dalla sua ricettina. Poesie di grandi come Shakespeare, oppure poesie confezionate per l'occasione dallo scaltro medico-poeta.
La più scaltra di tutte pare sia
Daisy Goodwin, autoproclamatasi Poetry Doctor. Sul sito, promuove i suoi manuali poetici, dispensa consigli in versi, chiede contributi (da rielaborare a sua volta, immagino).
La blogger del quotidiano londinese si ribella e invita i lettori con problemi esistenziali, depressivi, amorosi, a leggere sì la poesia, ma non per inzuppare di lacrime il proprio già zuppo ego o ricevere lezioni di saggezza.
Piuttosto per mettere la testa fuori dal proprio guscio emotivo, confrontarsi con le esperienze e le espressioni di altri, aprirsi all'immaginazione.
Tutte cose che riescono meglio se leggiamo poesie che nulla hanno a che fare con le nostre angosce del momento e lunghi poemi invece di pillole tranquillizzanti.
Letture consigliate: Paradiso perduto di Milton, o la traduzione del Beowulf di Seamus Heaney, che nella loro grandiosità i problemi esistenziali ed emotivi li coprono tutti.
Per noi italiani, Dante e Leopardi sono come sempre perfetti.

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versi diversi