Parole giuste e parole di troppo.
Da Internazionale due bei pezzi che riguardano la comunicazione sul web.
Il lungo post di Paul Graham su come esprimere il disaccordo sul web, dove insulti anonimi e critiche rozze impazzano (e ci fanno arrabbiare un sacco, anche se in genere cerchiamo di non farlo vedere).
Un'utile classificazione del disaccordo dal livello zero dell'insulto al livello sei di "centrare il punto", che è poi una educazione al disaccordo, perché "il più grande vantaggio di imparare a essere in disaccordo è che migliora non solo la conversazione, ma anche l'umore delle persone che stanno partecipando alla discussione."
Tina Spacey, invece, nel suo blog se la prende con gli http e i www davanti ai link sui giornali stampati.
Ha ragione: non ce n'è proprio più bisogno. Più togliamo, prima arriviamo al link, più nitore diamo alle pagine, meglio è. D'ora in poi lo farò anch'io.
Stampa.
La Ferpi, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, mette ora a disposizione gratuitamente la rassegna stampa quotidiana sulla comunicazione. Un ottimo servizio.
Sempre in tema di rassegne stampa e archivi di giornali:
> l'intero archivio storico di Repubblica è online gratuitamente: quasi 25 anni di storia italiana in articoli, foto e video (form di ricerca in alto a destra)
> da non dimenticare, la ricca rassegna stampa quotidiana della Camera dei Deputati.
PS Un lettore del blog mi ha appena segnalato altre due rassegne stampa; quella di RaiNet e quella del Senato.
Cose belle da vedere, leggere, ascoltare.
- Nel capitolo dedicato alle slide sul Mestiere di Scrivere ho trovato ispirazione ed esempi sul sito dell'azienda di presentation design Apollo Ideas. Oggi scopro che da tre mesi hanno anche un eccellente blog.
- E' già famoso, ma mi devo ricordare di andarci più spesso. TED è il sito che raccoglie centinaia di splendide lezioni-presentazioni filmate a scrittori, designer, intellettuali, politici, tecnologi, scienziati, musicisti.
Isabel Allende parla del narrare, Chris Anderson della coda lunga, Amy Tan della creatività, Frank Gehry delle sue architetture, John Meada della semplicità, Philippe Starck dei perché del design... tanto per darvi un'idea. Sottotitolo: Ideas worth spreading. Navigazione, comunicazione, design e abstract da manuale.
- I love typography è il titolo di un bellissimo blog sui font che ho scoperto oggi. Se pensate che interessi solo i grafici e non chi scrive, vi sbagliate: Typography exists to honor content, mette subito in chiaro l'autore.
Lettere al lavoro.
Dopo questa infornata pomeridiana di post, riprendo il mio nomadismo e vi lascio per un paio di giorni. Domani sono qui: Lettere al lavoro è una giornata che l'Università di Siena organizza per informare gli studenti delle scuole superiori e della stessa università sui percorsi formativi e gli sbocchi professionali per i laureati in lettere.
Essendo io una laureata in lettere dal percorso tortuoso e dal mestiere bislacco e un po' inventato, sono stata invitata per raccontare agli studenti l'uno e l'altro.
Ci saranno molte altre testimonianze di cui vi dirò al ritorno.
Se siete da quelle parti, fate un salto.
Confini sfumati.
Ancora uno spunto da una lettura di questi giorni: La scrittura burocratica. La lingua e l'organizzazione del testo di Tommaso Raso (Carocci 2005).
Libro tristanzuolo nel titolo, nella copertina e nell'impaginazione interna, ma che sto invece apprezzando molto nel contenuto. Un libro ricco di informazioni, definizioni, consigli per scrivere e riformulare testi amministrativi. Ma soprattutto un libro "preciso", qualità rara di questi tempi.
Preciso... forse fin troppo. Infatti una definizione mi ha fatto un po' sobbalzare e poi riflettere. Questa: ... un testo professionale ha tutt'altro obiettivo da un testo che intende emozionare... il testo professionale non è interessato alla sorpresa, ma alla facilità, alla certezza e alla rapidità della comprensione.
Ne siamo proprio sicuri? Questo vale di sicuro per il testo amministrativo, ma sempre meno per il testo professionale in senso lato.
In un case study, anche su un tema tecnologico, la sorpresa e la dimensione narrativa non contano? Un business writer statunitense ha definito con molta efficacia i case study "le favole di Esopo del marketing".
E che dire della storia di un'azienda?
Oppure delle interviste che fanno ascoltare direttamente la voce dei dipendenti sulle pagine di un'intranet? Non ci vuole la penna brillante del giornalista?
O ancora, un podcast formativo non gioca prima di tutto sul coinvolgimento e l'emozione?
La terza voce.
Si parla tanto della necessità che le aziende trovino una loro inconfondibile voce sul web, in particolare nella "parte abitata della rete" , dove possono dialogare direttamente con i consumatori.
Sul libro Internet P.R. di Marco Massarotto che ho appena finito di leggere ho trovato una bella definizione delle diverse voci aziendali. Cito testualmente:
- una istituzionale, corporate, quella dei comunicato stampa, dei bilanci, dei convegni. E' una voce che tende a essere abbastanza simile per tutte le aziende, specialmente quelle dello stesso settore.
- una comunicazionale, astratta, unica. E' la lingua delle pubblicità, degli spot, delle campagne. E' la lingua della marca, una costruzione alchemica per dar voce a un'entità astratta. E' una lingua nata di notte nelle agenzie di pubblicità con un infinito lavoro di cesello di copywriter e direttori creativi che, come orafi, cercano la frase perfetta. E' una voce pensata per essere recitata da attori professionisti che "impersonano" la marca, pensata per sedurre in trenta secondi, per vendere in cinque righe. Una voce importantissima, perché è quella con cui la gente conosce (e riconosce) l'azienda.
- Su Internet occorre trovare una terza voce, relazionale. Una voce che preveda risposte, dialogo, conversazione. Una voce che non deve essere interpretata, recitata, ma che deve essere come le milioni di voci con cui andrà a conversare: vera, diretta, varia. Potrà essere quella di una persona o di un team, che dovranno saper trovare un tono di voce, saperlo tenere, saper rispondere a domande impreviste sempre con quello stesso tono di voce.
Solo così si riuscirà a costruire un sistema di relazioni con le persone e a rispettare le esigenze di riconoscibilità, di identità di un'azienda.
Internet P.R. è anche un blog dove la conversazione continua.
Il vademecum dello scrutatore.
Passate le elezioni politiche, sul tavolo del prossimo ministro dell'Interno resta un lavoro interessante e originale: la completa traduzione in italiano del manuale di istruzioni per i componenti dei seggi elettorali.
"In italiano" perché il professor Michele Cortelazzo, insieme ai suoi studenti del corso di laurea in Comunicazione delle organizzazioni complesse dell'università di Padova, lo ha letteralmente tradotto dall'antilingua della burocrazia alla lingua che parliamo tutti i giorni.
Le "Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione” tradotte in italiano. Omaggio al Ministro dell’Interno (CLEUP, 2008) ristrutturano le informazioni prima disperse in punti diversi per le tante integrazioni e aggiunte, forniscono un apparato paratestuale che agevola la consultazione, e soprattutto sostituiscono un lessico tecnico, aulico e spesso incomprensibile con parole più semplici e chiare per i cittadini di oggi. Da mini trattato di diritto amministrativo a vero manuale di istruzioni per il seggio elettorale.
La semplificazione ha inoltre alleggerito il manuale del 25%, senza nulla perdere in contenuto informativo.
Il frutto del lavoro del professor Cortelazzo e dei suoi studenti è a disposizione di tutti sul sito dell'università di Padova, insieme alla versione originale, nella sezione dedicata alla semplificazione del linguaggio amministrativo, dove troverete moltissimi altri documenti e link interessanti sul tema. In arrivo, la sinossi delle due versioni.
Prossimi giorni. E una cosa nuova da leggere.
Per impegni di formazione sarò abbastanza nomade nei prossimi giorni, per cui non so se riuscirò a postare.
Vi lascio però con un altro articolo che ho scritto per Scrivere di De Agostini, dedicato alla revisione di un sito. A proposito, l'opera da oggi esce anche in volumi e dvd con Repubblica e L'Espresso.
Ora che ho letto quasi tutti i fascicoli, posso dirvi spassionatamente che come ogni opera con tanti autori, anche Scrivere ha i suoi alti e bassi, quindi ci sono cose bellissime e cose così così. Però la media è alta e l'insieme molto aggiornato e di qualità.
A me è piaciuta soprattutto la varietà e l'ampiezza dei temi, che mi hanno fatto scoprire molte "scritture" che conoscevo pochissimo o affatto: fumetti, cinema, televisione, radio, graphic novel... e poi l'idea di riunire scrittura creativa e professionale comunque intorno a dei temi comuni (incipit, biografia, descrizione, originalità, chiuse, maestri, voce, luoghi comuni...).
Ovvio che scrittura creativa e scrittura professionale sono cose diverse, ma come sapete a me contaminazioni e miscugli piacciono molto e penso che gli scrittori professionali abbiano tutto da guadagnare quando ficcano il naso in cose che apparentemente non li riguardano.
A presto.
Scrivere pensando all'accessibilità.
Vi segnalo con un certo anticipo un evento importante per chi in rete comunica e scrive: la tre giorni di Web senza barriere, organizzata all'università di Roma Tor Vergata dal 7 al 9 maggio.
Tra i seminari didattici, ben tre sono dedicati alla scrittura:
- Marco Bertoni Scrivere per il web con l’accessibilità in mente. Gli aspetti editoriali e tecnici della pubblicazione dei contenuti sul Web.
- Rino Caputo e Michela Zompetta Take it short. Falla corta! Scrittura elettronica e competenza dell’italiano contemporaneo.
- Mariuccia Teroni Tecniche e regole editoriali, grafiche e tipografiche per pubblicare sulla carta, su Internet e altri media.
Ci sono molti altri temi interessanti: date un'occhiata al programma. E' tutto gratuito, ma bisogna iscriversi.
Io ci andrò senz'altro e vi racconterò da questo blog o sul sito.
Progetti pazienti.
La rivista Sagarana, diretta da Julio Monteiro Martins, è arrivata al numero 31. Io mi ricordo ancora il primo e ogni volta che ricevo la puntualissima email di aggiornamento penso a che strano posto in fondo sia il web: così veloce, eppure così remunerativo verso chi ha la capacità di costruire con calma e pazienza il suo progetto, di farlo crescere con i ritmi giusti anche lungo molti anni.
Sagarana è uno di questi bei progetti: la grafica pulita ed essenziale da sempre, l'equilibrio perfetto tra parole e immagini, l'apertura alle culture più diverse.
Anche questa volta la scelta è ricca e raffinata: tra gli altri, Susan Sontag, Harold Bloom, Enzo Baldoni, più - come sempre - alcuni splendidi poeti.
I manifesti di Change This vale sempre la pena di esplorarli. Anche quando il contenuto è esile, la confezione è sempre eccellente. Nell'infornata di inizio aprile ce n'è uno eccellente in tutto: The New Rules of Viral Marketing: How Word-of-Mouse Spreads Your Ideas for Free, di David Meerman Scott.
L'autore è un bravissimo divulgatore della comunicazione, cui ho spesso attinto idee ed esempi. Negli ultimi anni si è occupato in maniera brillante dell'evoluzione dei rapporti delle aziende con i media, e in particolare del comunicato stampa.
Questa volta ci regala parecchi spunti e idee per farsi conoscere in rete, dagli e-book a You Tube. Qualità ottima e abbondante (33 pagine).
E vai coi verbi!
“Ma son nate prima le parole o i verbi?”
“Non lo sappiamo. Ma nella mente dei primitivi ogni cosa era viva, ogni oggetto un’azione. Era inimmaginabile pensare a una qualsiasi creatura separata dalle sue azioni: la luna, prima di ‘essere bianca’ ‘biancheggia’, prima di ‘essere luminosa’ ‘illumina’. Credo proprio che le prime parole siano state dei verbi.”
Con questo breve dialogo tratto dal libro di Roberto Vecchioni Le parole non le portano le cicogne si apre il terzo capitolo del Mestiere di scrivere. E dell'importanza dei verbi sono pieni tutti i manuali di scrittura, a partire dai libri sulla semplificazione del linguaggio amministrativo, con la loro messa al bando delle nominalizzazioni (ai fini di una corretta valutazione invece di perché lei valuti meglio, effettuare un pagamento invece di pagare).
Mettere da parte i verbi e preferire loro i sostantivi ha un effetto di inutile pesantezza sul testo: i sostantivi in genere sono più lunghi del verbo e spesso hanno bisogno di un verbo a loro volta. Un post recente di WordWise lo ricorda ancora una volta e cita uno studio dell'università di Cambridge (UK), secondo il quale la corteccia motoria del nostro cervello si attiva anche solo "leggendo" i verbi.
Sul web, che non è un grande libro da sfogliare, ma un luogo in cui agire, i verbi sono ancora più importanti, soprattutto se connessi ai link.
Mi hanno colpito di recente, per la loro efficacia e semplicità, due esempi italiani.
Gli inviti agli itinerari di nuovo e utile:

sai, comincia, impara, scopri, usa, guarda, leggi, partecipa... provate a contare i verbi-invito...
La tagline del blog dedicato alle mappe mentali disegnate:

girare il foglio da verticale ad orizzontale, passare dalla scrittura lineare a quella radiale, usare tutti i colori, liberare la creatività... come non afferrare il pennarello e passare all'azione?
Il Gotham di Obama.
Sul New York Times del 2 aprile scorso è stato pubblicato un articolo molto
interessante sul lettering usato in tutta la comunicazione di Barack Obama: To the Letter Born. La sua campagna, secondo Brian Collins, art director intervistato dal quotidiano, è un capolavoro di attenzione e accuratezza visiva.
Proprio perché quella di Obama è la prima vera campagna transmediale - che corre sui cellulari, device mobili, siti web, email, social network, iPod, portatili, così come sui media più tradizionali - il suo staff di comunicatori ha puntato fortemente sul visual design come elemento unificante.
Il font è il Gotham, dalle qualità ossimoriche e per questo così popolare. Ha
una semplicità squadrata e geometrica, eppure è caldo. Solido, ma amichevole. Moderno, ma familiare.
Un font, come il logo rosso e blu, scelto per disegnare un orizzonte che possa includere più persone possibili.
Le parole magiche.
Il manuale di scrittura poetica per bambini di Donatella Bisutti che segnalavo qualche post fa (Le parole magiche, Feltrinelli) l'ho poi sfogliato e comprato all'istante. E' un album di parole e disegni, fatto di 140 pagine, tutte così:

E così l'autrice introduce il libro nella terza di copertina:
Perché la parola "uovo" ci racconta come viene alla luce un uovo?
Perché la "o" è rossa?
Perché la "i" fa jogging e la "u" ci fa paura?
Perché la "r" ci aggredisce e la "z" è fastidiosa come una zanzara?
Questo avviene perché le parole hanno, oltre al loro consueto significato logico, anche una loro "fisicità" che, attraverso i nostri cinque sensi, ci mette in contatto diretto con la realtà. E' questo il loro straordinario segreto e in questo modo le usa la Poesia; ed ecco che si scopre allora che le parole (ma ancora prima le vocali e le consonanti) possono avere un umore, un colore, e persino un modo di muoversi, e magari un odore e un sapore; possono addirittura raccontarci con la loro forma un'intera storia o realizzare sulla pagina un disegno. Ma la scoperta più straordinaria è che questo, per una "magica" coincidenza, diventa tutt'uno con il loro significato.
Socialità e solitudine.
In Presentation Zen, libro con il quale come avrete capito sono particolarmente in sintonia, c'è un intero capitolo dedicato alla solitudine, spazio e tempo necessario per tornare a relazionarsi bene con gli altri.
E' un bisogno che capisco profondamente e un lusso che quando posso mi concedo perché credo che nulla mi abbia aiutata a stare "qui e ora" - concentrata, attenta, partecipe eppure distaccata - in un'aula piena di allievi, in una riunione difficile, in un sala dove devi parlare con centinaia di persone davanti a te, quanto l'aver imparato a stare a lungo in silenzio, preoccupata solo di posizionare bene una mano, reggermi in equilibrio su una gamba sola o sulla testa, ascoltare il ritmo del respiro.
Bene, questo per dirvi che sto per sparire nel silenzio qui e che ci sentiamo lunedì, più o meno.
Te lo spiego con un manga. Allora, questo libro mi insegnerà a scrivere un grande curriculum? Se Pink ha scritto un libro a fumetti, la tendenza è solo agli inizi.
Marjane Satrapi lo aveva detto con decisione alla sua lezione di giornalismo, organizzata all'Auditorium da Internazionale.
"Io non disegno fumetti. Scrivo libri, fatti di immagini e parole."
Poi ho ritrovato i fumetti come fonte preziosa per i comunicatori anche in Presentation
Zen del post precedente.
Infine, scopro poco fa che il nuovo libro di Dan Pink, in uscita il 7 aprile, è un fumetto. Si intitola Johnny Bunko ed è un manuale per i giovani all'inizio della carriera.
Pink è uno sniffatore di tendenze eccezionale. Nel 2002 ha scritto Free Agent Nation, il manifesto dei freelance e delle imprese fatte da una sola persona.
Nel 2006, A Whole New Mind, dedicato alla creatività, un inno alla parte destra del cervello.
Ora torna al mondo del lavoro con il suo Johnny.
Sul neonato blog del libro (dove ci sono anche alcune pagine da scaricare), poche righe esemplari sul contenuto:
Noo... per quello vai su Google e digita "come scrivere un grande currriculum". Trovi tutto l'aiuto che ti serve.
Questo libro ti darà tutti i consigli strategici che non puoi trovare altrove, quelle toste e ispiratrici verità che tutti avremmo voluto conoscere quando abbiamo iniziato a lavorare. Immagina una specie di consulente per la carriera. Solo che un vero consulente ti costa 100 dollari l'ora. Questo libro, invece, costa quanto il biglietto del cinema.
Dopo i graphic novel, le graphic guide.
Presentation Zen
Ieri pomeriggio ho vissuto con qualche senso di colpa le tre ore passate all'aria aperta a leggermi Presentation Zen di Garr Reynolds, ma ho voluto celebrare a mio modo una delle prime giornate in cui ho trasferito il pc in terrazza. E' stato un ottimo investimento... l'acquisto del libro e soprattutto il pomeriggio dedicato alla lettura.
Reynolds lo seguo da anni sul suo blog, dedicato all'arte delle presentazioni, ne condivido le idee e anche tante passioni e letture (le arti visive, il design, la creatività in genere, le filosofie orientali - lui lo zen e io lo yoga) che mi sembra di conoscerlo anche se lui vive a Osaka e io nella città eterna.
Quindi sapevo cosa aspettarmi. Vi ho trovato molte conferme, parecchie cose cui non avevo ben riflettuto, una serie di libri, persone e punti di riferimento che nell'ultimo anno sono stati anche i miei (soprattuttto Made to Stick dei fratelli Heath e A Whole New Mind di Dan Pink).
Il libro intreccia due piani in maniera efficace: la creatività come qualità e opportunità da coltivare per tutti, e in particolare per chi si occupa di comunicazione, e idee concrete e consigli molto pratici su come progettare e realizzare una presentazione con le slide. Consigli di comunicazione, nessuna technicality.
Ecco cosa mi ha colpito e condivido di più:
- Se un libro o un documento sono anche belli, il testo si esalta e la lettura è ancora più piacevole. Presentazion Zen è meravigliosamente anche se semplicemente impaginato e illustrato, e le slide sul fatturato aziendale convivono in armonia con i giardini zen.
Una lezione per tutti i documenti, anche lunghi report e progetti, dove il font e gli spazi giusti possono fare la differenza. La scrittura elettronica ha rimesso nelle nostre mani anche la forma del testo. Approfittiamone.
- Il libro pratica quanto predica. Una presentazione non è una sequanza di slide, ma una storia che si costruisce con le parole e soprattutto con le immagini.
Una storia anche personale, come il racconto di come è nata la passione per le presentazioni sul treno Osaka-Tokio con la quale il libro si apre.
- Riempire la gente di pesanti raccoglitori con tutte le slide stampate (bellissimo il neologismo: slideument) dopo l'evento è una scemenza.
Cosa preferireste voi? Le slide, oppure un bel documento discorsivo, impaginato, in formato A4, da leggere comodamente, con tutti i dati, le informazioni che sono state date a voce, e magari anche la bibliografia? Perché nessuno ce lo dà mai?
- Per la generazione di idee, il brainstorming e la progettazione, carta, penna e pennarelli sono molto più adatti del pc.
- L'elenco puntato è la forma testuale meno adatta alla slide, mentre è utile (se usato con equilibrio) in un normale documento word, perché aiuta a chiarire e a rissumere, e inoltre introduce un'ottima discontinuità visiva.
- Non è necessario mettere il logo in ogni slide, anzi è fortemente sconsigliato. Bastano la prima e l'ultima.
Ne prendano nota quegli organizzatori di eventi e quelle società di formazione che pretendono che tu prepari le slide sul loro orrendo template, nel poco spazio lasciato libero da colori terrificanti e loghi invadenti.
Solo per avere l'illusione che così i tuoi contenuti diventano i loro.
- Si può tenere un'ottima presentazione anche "senza" le slide. Ne prendano nota quegli organizzatori di eventi che se non dai le slide una settimana prima è come se tu avessi dato forfait all'ultimo momento.
Splendida e veramente ispiratrice l'ultima parte, dedicata alla performance, cioè alla presenza "qui e ora" durante la presentazione, in cui si Reynolds annoda la musica, la meditazione e anche consigli solo apparentemente terra terra sulle luci in sala, l'uso del telecomando, la posizione del relatore.
PS Sul MdS ci sono alcuni articoli sulle presentazioni, scritti da me e da Giacomo Mason (li trovate nella mappa tematica, sotto scrivere in azienda)
Un pezzo l'ho scritto anche per Scrivere di De Agostini e alle presentazioni ho dedicato un capitolo sul libro Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro tra carta e web.




Rss