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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
mercoledì, giugno 25, 2008

Stacco genovese.
Non so se e quanto riuscirò a postare nei prossimi giorni. Sto per partire per Genova unendo l'utile al dilettevole, e questa volta pure ben connessa visto che mi sono dotata finalmente di pc card.
Non sono mai stata a Genova, anche se è una città che ho studiato e immaginato molto negli anni. Credo quindi di conoscerla un po', ma se penso ai nomi che mi evoca sono soprattutto due:
Van Dyck e De André.
Ogni suggerimento è il benvenuto, da quelli turistici a quelli mangerecci, grazie.
In ogni caso, vi lascio con qualcosa da leggere: uno dei miei ultimi pezzi pubblicati da 
Scrivere di De Agostini, ora in edicola anche in volume con Repubblica. Questa volta parlo... delle paure del business writer.
Ciao a tutti :-)

domenica, giugno 22, 2008

Ciò che insegna la passione.
Qualche volta mi viene chiesto di rivedere delle traduzioni "dalla parte della comunicazione", cioè testi anche egregiamente tradotti da un punto di vista tecnico, ma sui quali bisogna fare poi un lavoro sottile di adattamento comunicativo a uno strumento o a un target. Non mi sottraggo, anche quando sono oberata, perché ho imparato a riconoscere e apprezzare l'utilità di questo lavoro anche per me che scrivo solo nella mia lingua.
In treno, nel mio viaggio di andata e ritorno da Pisa e anche oggi pomeriggio ho fatto proprio uno di questi lavori, di cui vi dirò una volta concluso.
Alla fine della mia revisione pomeridiana, mi sono resa improvvisamente conto di quanto le mie passioni, quelle coltivate solo per me, abbiano nutrito il mio lavoro e spesso lo facciano lievitare.
Una delle domande ricorrenti che mi viene fatta è come si diventa scrittori professionali o editor o come ci vogliamo chiamare. Bibliografie? Master? Maestri? Trucchi? Dritte?
Le bibliografie, e quindi i libri, sono indispensabili.
I master raccomandabili ma non strettamente necessari.
I maestri sono un sogno e una fortuna, se riusciamo a incontrarli.
I trucchi e le dritte... non voglio neanche sentirne parlare. Non esistono.
In questo classico elenco manca una cosa: la passione, e le passioni.
Nella mia vita professionale hanno giocato un ruolo importante, decisivo nei momenti di svolta, anche se è una cosa che solo ora riesco a vedere con una certa chiarezza, con il senno di poi.
La passione per le arti figurative mi ha abituato a considerare le parole e i testi anche come oggetti da guardare, da colorare, da plasmare e da collocare nel modo migliore nello spazio. Un'abitudine diventata consapevolezza con l'arrivo di internet e con il tempo un vero e proprio filone di ricerca personale.
La passione per le lingue, che coltivo fin da bambina, mi ha insegnato più cose sull'italiano di tante grammatiche e libri sulla scrittura. Tradurre dovrebbe essere un esercizio ricorrente per ogni scrittore professionale. La traduzione può essere un corpo a corpo feroce con le parole, ma quando hai trovato la parola giusta e il giusto ritmo, è come sciogliersi nella dolcezza di un abbraccio.
E in fondo, cosa siamo noi scrittori professionali se non una particolare specie di traduttori? Dal linguaggio dei tecnici a quello dei clienti. Dal burocratese al linguaggio quotidiano dei cittadini. Dalla precisione di un manuale alla leggerezza di un blog. Dalla concisione di una check-list al respiro di un discorso.
Negli ultimi anni, infine, la passione per lo yoga mi ha fatto due regali inaspettati, che ho inseguito invano con molti altri mezzi: un po' di coraggio e qualche buona strada verso la calma e la concentrazione. Ma queste, forse, sono anche conquiste dell'età ;-)
Naturalmente le passioni possono essere le più diverse per ognuno di noi. Per qualcuno il ritmo è un dono della musica, altri affinano con la danza le loro capacità espressive. Altri ancora imparano a guardare, anche le parole, attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica. E c'è chi realizza splendide presentazioni Powerpoint perché sa montare le sequenze di un film.
In fondo tutto quello che possiamo imparare all'università, nei master o nei manuali ci fa un po' tutti uguali. Ma le passioni, quelle sì, ci fanno diversi.

giovedì, giugno 19, 2008

Stacco pisano.
Difficilmente posterò nei prossimi due giorni.
Sarò nella mia città natale a insegnare qui.

Il gusto sottile della diversità.
Lo so, in questo periodo vi sembrerò ossessionata da questioni di lana caprina, ma è proprio di questo che mi sto occupando. Fortuna che sono anche questioni che mi divertono: la mia natura più profonda è quella di editor pignola.
Quando esamino documenti aziendali molto lunghi e complessi, uno dei problemi che mi pongo sempre è quello dell'equilibrio tra standardizzazione (o simmetria o ripetizione) e varietà. Pochi ci prestano attenzione, perché si pensa che un documento aziendale sia monotono per natura e che non ci sia niente da fare.
In realtà, la varietà (qui non oso parlare di "sorpresa") è importante proprio in questi documenti, quelli che nessuno ha voglia di leggere se non costretto. E proprio qui contano l'uso accorto di titoli e sottotitoli, font e stili del carattere appropriati, uso delle strutture parallele, varietà lessicale. Insomma tutte quelle cose che crediamo siano importanti soltanto nei testi più "creativi" e promozionali.
Nella documentazione aziendale servono altrettanto, forse di più, ma applicate col bilancino, a piccole dosi.
La monotonia lessicale è una delle principali imputate della sonnolenza che inducono i documenti aziendali dopo un paio di pagine: mettere in atto, definire, processo, sviluppo, supporto, avvio, implementazione, significativo, rilevante...
Una delle operazioni più delicate è capire quali parole "devono" essere sempre le stesse per non disorientare il lettore e su quali invece possiamo variare.
Oggi, dopo pagine e pagine di analisi e revisione, mi sono resa conto dell'onnipresenza dell'aggettivo "differente", a scapito del classico "diverso", che sembra definitivamente scomparso dalla scena.
Io ho una netta propensione per il secondo, forse perché "differente" mi è sempre sembrato molto romano, o forse è solo una mia fissa.
Fatto sta che mi sono presa lo Zingarelli per capire se e come i due aggettivi fossero effettivamente differenti/diversi.
Ed è proprio, come scrivevo all'inizio, una questione di lana caprina.
"Differente" riguarda le caratteristiche di una persona o di una cosa, soprattutto nel confronto con altre.
"Diverso" riguarda la diversità di vedute, direzione, orientamento, più in assoluto che nel confronto diretto.
Almeno io così interpreto le sottigliezze dello Zingarelli. Alla prossima variazione, la farò con più cognizione di causa.

mercoledì, giugno 18, 2008

Il re e la regina.
Ennesimo articolo sulla lettura e la scrittura sul web, questa volta su Slate.
Le idee sono quelle di Nielsen. Per fortuna non lo stile, divertente e brillante a partire dal titolo Bastardi pigri.
Dove si dimostra, se fosse ancora necessario, che il contenuto sarà pure il re, ma è tristissimo senza la sua stilistica regina.
In questo caso, una regina un po' bislacca, ma generosa (guardate dove vi portano i link).

Sms o ossi di seppia?
Le nuove scritture assurgono a traccia della prova di italiano all'esame di maturità:

Dalle lettere agli Sms.

Comunicare le emozioni. Un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una mail. Così idee e sentimenti viaggiano attraverso abbreviazioni, in maniera veloce e funzionale. Non è possibile definire questo cambiamento in termini qualitativi, si può però prendere atto della differenza delle modalità di impatto che questa nuova forma di comunicazione ha sulle relazioni tra gli uomini. Quanto quella di ieri era una comunicazione anche fisica, fatta di scrittura, impronte, odori e attesa, tanto quella di oggi è impersonale e immediata. Discuti la questione proposta illustrandone, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze, gli aspetti che ritieni più significativi.


Sarà gettonatissima. Semplificatoria quanto si vuole, ma agli studenti sta appunto discuterla, confutarla, argomentarla.
Io, però, credo non mi sarei sottratta al fascino dell'analisi del testo, pochi versi dagli Ossi di Seppia:

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
....

Immagini, allitterazioni, il ruolo del dolore nella ricerca della serenità... qui ho una vera specializzazione ;-)

Un piccolo classico.
Per chi, come me, ha cominciato a interessarsi di scrittura professionale quando in Italia non c'erano né libri, né master, le prime fonti sono state libri e siti anglosassoni. Era buffo leggere in inglese di testi e linguaggio: tante cose poi le dovevi trasportare nella tua lingua.
Anche oggi per lavoro leggo almeno l'80% di testi in inglese, però ci ho fatto l'abitudine.
Quando visitavo i primi siti dei laboratori di scrittura delle università statunitensi, mi imbattevo sempre nell'indicazione di uno smilzo libretto del 1918, Elements of Style di William Strunk jr.
Mi chiedevo perché mai chi era così avanti da avere un ricchissimo sito di scrittura già nel 1995 dovesse fare riferimento a un libro di quasi ottanta anni prima. La curiosità è rimasta, soprattutto perché continuavo a trovare il libro citato come un caposaldo della loro formazione anche in scrittori e giornalisti contemporanei famosissimi.
Ora Elements of Style è stato tradotto in italiano e pubblicato da Dino Audino con il titolo Elementi di stile nella scrittura. Mi è arrivato ieri nel pacco di IBS e ora ce l'ho sotto gli occhi.
Gli "elementi" sono davvero gli elementi di base per scrivere in maniera chiara ed efficace, presentati uno dopo l'altro con grande semplicità e quasi con umiltà. Cose che sembrano scontate, ma che non lo sono affatto, tipo:
> fare del capoverso l'unità minima di composizione: costruire ogni capoverso intorno a un'idea centrale
> i puntini di sospensione sospendono, non interrompono
> usare un linguaggio chiaro, specifico, concreto
> tenere vicini i termini correlati
> collocare a fine periodo la parola a cui si vuole dare maggiore enfasi

Banalità? Se le aziende, le amministrazioni, gli studenti italiani si attenessero a queste regolette avremmo risolto gran parte dei problemi comunicativi che ci affliggono.
A guardarli, i libri di Dino Audino sono sempre spartani e un po' tristi, ma questa edizione è molto curata, con prefazione che inquadra la storia del long seller, un ricco apparato di note e un'appendice originale per il lettore italiano. Numerosissimi gli esempi, ottimamente tradotti.
Dieci euro spesi bene.

lunedì, giugno 16, 2008

Noi, ricchi e poveri.
La parola del giorno Zanichelli di sabato si occupava della prima persona plurale, un attrezzo fondamentale ma delicato per chi si occupa di scrittura professionale:

pluràlis maiéstatis

[vc. lat., ‘plurale maiestatico’]

loc. sost. m. inv. (pl. lat.
plurales maiestatis)
·
Prima persona plurale usata di solito nei discorsi ufficiali di personaggi eminenti.

pluràlis modèstiae

[loc. lat., propr. ‘plurale di modestia’]

loc. sost. m. inv. (pl. lat.
plurales modestiae)
·
Impiego stilistico della prima persona plurale, in luogo della corrispondente singolare, al quale si ricorre per evitare frequenti ripetizioni, dissimulare artificiosamente l'importanza del locutore o rendere maggiormente partecipi i destinatari.

Ho così scoperto anche la versione "modesta" del noi, che uso moltissimo, anche nel mix con altri pronomi personali. Non ho mai creduto troppo alla regola (ma esiste poi?) secondo la quale se cominciamo con una persona dobbiamo essere coerenti lungo tutto il documento. Io cambio spesso e mi preoccupo soprattutto che il tono sia plausibile e il testo scorra bene.

sabato, giugno 14, 2008

I siti delle altre.
Ultimamente mi sento una blogger da weekend, talmente sono presa durante la settimana.
Sto lavorando (vedi scrivendo e leggendo) tanto, quindi presto sputerò fuori qualcosa di interessante, o almeno spero.
Le idee ci sono, ma devono trovare il loro tempo e il loro spazio, appena la frenesia si acquieta.
Intanto, vi invito a visitare due siti che sento molto vicini per affinità di interessi e di spirito. In questo fine settimana ci passerò un po' di tempo anch'io.
Nati da pochi mesi, sono entrambi nel mio blogroll, ma la loro frequenza di aggiornamento è tale che voglio ricordarli, a me e a voi.
Giovanna Cosenza nel suo Dis.amb.ig.uando smonta e rimonta pubblicità e video, con una spiccata predilezione per la comunicazione politica. Ripercorrete la sfida tra Barack e Hillary insieme a lei: è istruttivo e anche molto divertente.
Ieri, puntualmente come ogni settimana, Nuovo e Utile ha aggiornato la sua home page. Il menu è ricco: tre itinerari sull'originalità. Il sito ideato e coordinato da Annamaria Testa ci introduce ai concetti di base della creatività, alle mappe mentali, ai font.
Solo piluccando, ho trovato un sito strepitoso che non conoscevo: Think visual, di Dave Gray.
Buone letture!

giovedì, giugno 12, 2008

Il plain language del gelataio.
Ieri, seduta al tavolino di una delle migliori gelaterie romane, non ho potuto fare a meno di ammirarne una soluzione comunicativa un po' originale.
Un discreto cavalierino al centro di ogni tavolo riportava da una parte la comunicazione formale: I tavoli sono riservati al servizio con cameriere. Dall'altra la comunicazione popolare, in plain language: Non ci siede al tavolo con coni e coppette.
Certo, forse bastava la seconda, magari meno perentoria, oppure la versione in italiano e quella in inglese, ma l'idea della "versione spiccia" mi ha divertita.

Carta e web: la vecchia contrapposizione continua.
Nielsen sta tornando ultimamente sul tema della scrittura. Prima con un articolo che ribadisce la "non lettura" sul web (si legge in media il 20% del testo di una pagina, al massimo il 28%), e ora per ribadire che web e carta sono due cose completamente diverse.
Talmente diverse che è possibile costruirci su una di quelle simmetriche e rigorose contrapposizioni che piacciono tanto ai nostri colleghi anglosassoni:

Linear vs. non-linear.
Author-driven vs. reader-driven.
Storytelling vs. ruthless pursuit of actionable content.
Anecdotal examples vs. comprehensive data.
Sentences vs. fragments.


Da una parte il testo d'autore, la narrazione, le storie, il respiro, la passività e l'abbandono. Dall'altra il testo telegrafico e frammentato ma i dati completi, il lettore attivo, la velocità e quasi la frenesia.
Per provare la sua (ormai vecchia) teoria, Nielsen esamina un articolo del New York Times dal punto di vista web e cartaceo. Il ragionamento apparentemente torna, ma mi chiedo perché i guru dei contenuti come Nielsen e McGovern traggano i loro esempi unicamente dal mondo dei viaggi, dei servizi pubblici, dell'acquisto online. Ovvio che se cerco un biglietto aereo cerco velocemente dati precisi, un servizio affidabile e poche chiacchiere. Idem per gli orari della ASL o il modulo per rifare il passaporto.
Ma è altrettanto ovvio che, per quanto fondamentale, i servizi non sono tutta la rete, neanche quella del business.
Ovvio per tutti, ma non per i guru, che il mondo dei blog professionali, delle narrazioni aziendali, delle reti sociali continuano ad ignorarlo. Nielsen ha parlato dei blog pochissime volte, dedicando loro parole di fuoco.
Nella sua idea di rete l'economia è tutto, anche quella delle parole. Questo suo ultimo post mi ha fatto ripensare a un testo veramente profetico di Franco Carlini, che ormai parecchi anni fa ci metteva in guardia nei confronti della tendenza minimalista e semplificatoria del testo in rete. Come sempre, aveva  ragione.

domenica, giugno 08, 2008

Il capolavoro dell'acqua calda.
Non so come faccia Seth Godin a sfornare tutti i post e i libri che sforna.
A volte mi sembra che scriva della scoperta dell'acqua calda.
A volte la sua acqua calda è cucinata così bene che emana il conforto di un buon brodo o il profumo di una tisana. 
È il caso di uno dei suoi ultimi post, una check-list per l'email in ben 36 divertenti ma utilissimi punti. Non ho proprio il tempo di tradurla in italiano, ma se qualcuno si cimentasse, me lo faccia sapere e lo linko subito.

Su IBS, i libri di Seth Godin in italiano >>

PS Il mio appello è stato raccolto da Gabriele Balducci, che ha tradotto per noi i 36 punti della check-list di Godin sul suo blog Ottavo Tasto. Grazie!

venerdì, giugno 06, 2008

Un regalo di prima mattina.
Uno dei migliori modi per farsi conoscere e ispirare fiducia, soprattutto per le piccole aziende, è quello di compiere un atto di coraggio e condividere un bel po' di competenze e segreti del mestiere. Con un blog, oppure con un ebook gratuito, che ancor più del blog ha il sapore del regalo.
Questo pensiero deve aver ispirato anche un'azienda di Rimini che - ho appena scoperto - ha messo in rete un ebook di una cinquantina di pagine dal titolo Scrivere per il web. Quando l'azienda comunica su Internet.
Quando vedo "web writing" penso sempre ... uhm, le solite cose.
Sì, le solite cose, ma nessuno di noi inventa niente, neppure il famoso
Nielsen.
L'ebook è preciso, gradevole, ben fatto e bene organizzato, e soprattutto ha tanti esempi. Tutte cose preziose in questi tempi di copia e incolla e pigrizia sfrenati.
Quindi complimenti agli sconosciuti colleghi di Infotel. E grazie :-)

giovedì, giugno 05, 2008

Antiche saggezze e moderne diavolerie.
Il lungo weekend scorso me ne sono stata per due giorni e mezzo in una stretta valle della Sabina a praticare yoga completamente disconnessa. Nessun segnale per il telefonino per una decina di chilometri.
Se un bel po' di persone amano e ricercano questo isolamento è perché si disconnettono da una parte per riconnettersi da un'altra.
Stacchiamo la spina fuori e cerchiamo di riattaccarla dentro. Dico "cerchiamo" perché questa connessione interna è molto più laboriosa e difficile di quella esterna. Se ci impegniamo a fondo per trovarla, è perché una volta trovata ci dà modo di fare un sacco di interessanti scoperte su noi stessi e ci apre le porte di luoghi dove si sta bene e dove ci piace tornare.
Le vie sono tantissime: si fa silenzio, ci si ascolta respirare, ci si bendano gli occhi, si sta a piedi nudi per aderire bene alla terra, si cercano con infinita pazienza nuovi punti di equilibrio che non siano più i nostri piedi, ma magari solo il palmo delle mani o una piccola superficie sulla sommità della testa. Uno degli obiettivi è imparare di nuovo a percepire da soli il corpo, la mente e il loro allineamento. Senza strumenti, aiuti, programmi, comodità.
Così, da soli, andando a scovare e a sentire tutti quegli aspetti sottili che sono dentro di noi e che rischiamo di perdere di vista per poi dimenticarli per sempre.
D'altra parte, per gli antichi yogi nei chakra, i nostri centri energetici, c'era già tutto: gli elementi, il sole, la luna, gli dei, i paesaggi, i colori, gli animali, persino tutte le lettere dell'alfabeto sanscrito, quindi anche il linguaggio e l'espressione.
Insomma, tutto il contrario di quello che ci promettono la Wii Fit di Nintendo e il suo programma di yoga. Basta un movimento impercettibile e zac! il display ti dice tutto lui, ti spiattella dati, forma fisica, ti suggerisce esercizi, ti gratifica con i tuoi progressi, ti mette sul piedistallo e pure in competizione.
E a te cosa resta da scoprire?

PS 1 Sul MdS puoi leggere il mio quaderno su Yoga e scrittura.
PS 2 Anche lo yoga regala una bella forma fisica, forse meno velocemente, ma molto più radicata e profondamente "appresa" rispetto a Wii Fit ;-)

Virgole.
A fare i pazienti lavori artigianali non si sciolgono solo i nodi, ma spesso anche i dubbi.
Dubbio del giorno: dopo una sfilza di sostantivi, tra l'ultimo sostantivo e il verbo che si riferisce a tutti ci vuole un'altra virgola o no?
Esempio: La morbidezza del velluto, la leggerezza della seta, l'uniformità del percalle (virgola) sono quanto vorremmo sentire accarezzando un tessuto.
Risposta: non ci vuole.

La qualità dei tessuti.

Parliamo e scriviamo tanto di nuovi stili e nuove scritture, di aziende che scrivono e parlano come persone, di brand come "tono di voce", di persone e singoli professionisti che solo in virtù della personalità e della forza del loro stile di comunicazione possono sembrare (ed essere, naturalmente) grandi e affidabili come un'azienda.
Io sono la prima a riempirmi la bocca e a riempire le pagine di queste cose raffinate.
Poi bastano un po' di giorni passati a sciogliere, letteralmente, i nodi sintattici dei testi medi di una media azienda italiana, a chiederti cosa mai volesse dire l'autore del testo con quei verbi tuttofare tipo sviluppare e definire, e a dannarti per trovarne uno più preciso, per ricordarti che la realtà è questa, non quella delle pochissime aziende che si sono avventurate nella blogosfera.
Se un testo è un tessuto, di nome e di fatto, l'esperienza della lettura dovrebbe essere come una carezza che sente sulla mano non i bitorzoli della canapa, ma la morbidezza del velluto, la leggerezza della seta, l'uniformità del percalle. Ovvio, la nostra ideale carezza potrà anche incontrare degli ostacoli, chiedersi cosa mai rappresentino, ma si dovrà trattare di... che so... un fiore di tulle, un inserto di uncinetto, un artistico patchwork.
Scusate, ma dopo ore che spiano bitorzoli e sciolgo nodi, avevo nostalgia di qualcosa di soffice e colorato, così me lo sono inventato. Un blog serve anche a questo.

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