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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
martedì, settembre 30, 2008


Babyglossario

Spiegare le parole tecniche e difficili, inserire un glossario
alla fine di un documento di una certa complessità o rimandare a una spiegazione con un link fanno parte delle buone regole di base della comunicazione aziendale.
Di glossari ne ho visti tanti, ma oggi mi ha incantata la Meaning Machine (primo link in basso a sinistra, quello con ABC) del sito della pubblica amministrazione britannica dedicato ai bambini: Kids DirectGov.



Educazione civica fatta di fumetti, giochi e cartoni animati in una scoperta continua e divertente anche per i grandi.
Mentre cliccavo e giocavo, pensavo a quale profondo lavoro di analisi, semplificazione e riflessione - non solo del linguaggio - devono aver fatto gli autori del sito per restituire diritti, doveri, leggi e funzionamento dello stato con tanta immediata freschezza.



Correzioni creative

Detesto i correttori automatici e in fatto di correzioni sono molto all'antica: rileggo e rileggo. Punto.
Non avevo ancora resettato Word come si deve sul nuovo pc, ma oggi pomeriggio ho dovuto farlo, e di corsa.
Nella mia relazione tutti gli abstract erano diventati astracan.




Dimmi chi sei e ti dirò se ti credo

Nella sua ultima Alertbox Jakob Nielsen torna su un tema apparentemente semplice, ma cruciale per tutti i siti: la pagina Chi siamo.
Le sue ricerche danno l'usabilità di queste pagine in risalita negli ultimi cinque anni, in particolare per quanto riguarda la facilità nel trovare i contatti, elemento chiave per la credibilità. Non altrettanto si può dire della soddisfazione degli utenti: quelli che dicono di non capire dalla pagina Chi siamo quello che realmente fa un'azienda sono più di cinque anni fa.
Le pagine migliorano, ma evidentemente le aspettative degli utenti diventano sempre più alte.
La carta di identità di un'organizzazione in rete ha secondo Nielsen quattro livelli:

  • la tagline in home page: poche parole lapidarie, precise e suggestive che sintetizzano chi è, cosa fa e cosa i visitatori possono trovare nel sito
  • un breve profilo nella pagina Chi siamo, strutturato in un paio di paragrafi, in cui si danno degli elementi di dettaglio in più
  • una sezione con i dati principali, all'interno della pagina Chi siamo oppure direttamente accessibile
  • altre pagine interne che approfondiscono aspetti e attività dell'organizzazione.
Tutto scritto in rigoroso plain language, senza fuffa-marketing e frasi fatte, ma anche senza un eccessivo tecnicismo.
Lo schema nielseniano può avere molte variazioni, naturalmente, ma è un buon punto di partenza.
Il consiglio finale è non rinunciare mai a una accurata pagina Chi siamo, neanche nel caso dell'azienda più famosa della terra. E di chiamarla proprio così, Chi siamo, senza sbizzarrirsi in labelling creativi. Come nella vita, presentarsi con semplicità ed educazione vale per tutti, e tutti più o meno diciamo "Piacere".
Quanto invece al saper ideare una tagline simpatica, informativa e fulminante o anche al saper spiegare l'essenza della propria attività, lì le cose si fanno più difficili.
Io stessa fatico ancora, dopo l'iniziale "Piacere", a spiegare che mestiere faccio.
"Piacere!"
"Piacere!"
"Tu cosa fai?"
"Mi occupo di comunicazione. In particolare scrivo per le aziende."
"Interessante, ma che scrivi?"
"Brochure, lettere, siti web... scrittura professionale."
"Come la scrittura creativa?"
"No, però anche la scrittura professionale è creativa."
A quel punto o l'interlocutore lascia perdere, oppure si è incuriosito e ti riempie di domande.
In ogni caso, ormai metto in conto che questa moina iniziale è quasi inevitabile.
Comincio però a pensare che un buon compromesso tra il preciso ma incomprensibile editor e la più o meno lunga moina potrebbe essere redattrice aziendale.
La prossima volta devo provare.

sabato, settembre 27, 2008



Lo spazio critico

Per migliorare la leggibilità di un testo, non aumentate il font, ma provate ad aumentare lo spazio bianco nel e intorno al testo.
Che i muri fitti fitti di parole scoraggiano anche il lettore più motivato e volenteroso, intuitivamente lo abbiamo sempre saputo, ma ora lo prova anche una ricerca della New York University (la segnala la business writer neozelandese Rachel McAlpine).
In generale tutti gli oggetti, lettere comprese, possono essere riconosciuti se sono separati da abbastanza spazio, il cosiddetto "spazio critico". Più è lo spazio, migliore la leggibilità.
Una indicazione utile per tutti i glance media (dove lo sguardo viene ancor prima della lettura del testo: packaging, affissioni, copertine di libri e delle riviste, slide), come li chiama l'autrice di Slide:ology.

giovedì, settembre 25, 2008



Blog nel borgo

Imputato Web 2.0 si alzi! è il titolo della due giorni, domani e dopodomani, che gli amici dell'Ascai hanno
organizzato a Rapolano, vicino Siena. Nel processo, io sono stata invitata come una specie di testimone a favore ;-)
Parto tra poco, stavolta collegatissima, quindi forse bloggerò. Altrimenti ci sentiamo intorno a domenica.

martedì, settembre 23, 2008



Le parole dei candidati

Sull'utilità di quel divertente giochetto che è Wordle ho già scritto un paio di mesi fa.
Ora Dasar mi segnala il blog di Thomas Hawk, il quale ha passato al vaglio di Wordle i discorsi di accettazione della candidatura di McCain (sopra) e Obama (sotto).
Ecco gli eloquenti risultati:


E ancora più interessante è il confronto tra i candidati vicepresidenti.
Potremmo provare a fare qualche esperimento anche a casa nostra.



Di scaffale in scaffale

I libri in Italia non si leggeranno, ma libri, scrittura e letteratura si stanno ritagliando il loro spazio tra gli strumenti di marketing.
Ricevo sempre più spesso notizie e comunicati stampa di concorsi letterari legati alle aziende più diverse, dal vino alle municipalizzate del trasporto, fino alle auto di lusso. La letteratura tira, soprattutto se in formato mini.
Quanto ai libri, la capacità aggregativa e virale di Anobii ha evidentemente fatto scuola, se Feltrinelli ha appena lanciato il suo/tuo Scaffale.
Ognuno può creare il suo, pescando i libri, ma anche i cd e i dvd sul sito Feltrinelli, componendo la sua biblioteca ideale e, volendo, "esponendola" sul sito o sul blog.
Per ora, c'è da dire che gli scaffali Feltrinelli (da scegliere in cinque modelli) sono molto più stylish ed eleganti di quelli vecchiotti di Anobii ;-)

lunedì, settembre 22, 2008



Inizio della settimana: parole e un'immagine

Avevo iniziato la settimana leggera leggera, con un post sulla timeline.
Ma non viviamo giorni leggeri. Me lo ha ricordato poco fa il post di Giovanna, e ho seguito il suo consiglio: ho stampato la lettera di Roberto Saviano
e ora, come lei, me la porterò appresso.
Vi segnalo altri due contributi che mi hanno colpito: l'articolo Afroitaliani: squilli di rivolta per la dignità di Gennaro Carotenuto, docente di storia del giornalismo e storia contemporanea all'università di Macerata, e la pittata odierna di Attilio Del Giudice, scrittore casertano
. Si intitola La strage di Castelvolturno:

Strage di Castelvolturno, di Attilio Del Giudice


Ha detto cronoprogramma?

La timeline, la linea o l'asse del tempo che elenca anni o eventi interessanti per una persona o un'impresa, è tornata in auge con il web. Con l'ipertesto e i link diventa facile abbracciare e presentare anche una storia lunga migliaia di anni. D'altra parte, anche le famose ricerche di eye tracking del Poynter Institute indicano le linee del tempo tra le forme testuali alternative più gradite ai lettori online.
Vi fanno ricorso nei loro siti le organizzazioni più diverse. Per esempio, Stabilo (chi siamo > storia), Poste Italiane o l'INPS.
Nel numero di Internazionale di un paio di settimane fa Tullio De Mauro suggerisce un'alternativa italiana all'inglese timeline: cronoprogramma, "abbastanza trasparente, anche se grecizzante, copre bene il riferimento a cose come per esempio il diagramma di Henry Laurence Gantt: programmi di attività messe in sequenza e tempificate, ciò che si dice anche comunemente timing o, in ambiti più ristretti, scadenzario."
Impeccabile e anche affascinante il cronoprogramma proposto dal professor De Mauro, ma io immagino lo sconcerto dei manager, abituati a scriverti per email "mi butti giù un gantt per la prossima presentazione?", a vedersi citare un cronoprogramma.
Io, intanto, visto che Tullio De Mauro premette sempre il nome di battesimo al cognome, ho scoperto chi era l'ingegner Gantt e in più ho deciso di presentare come "cronoprogramma" il tema della timeline in una lezione sulla scrittura per il web che devo fare prossimamente in un italianissimo ente pubblico. Tra virgolette, però ;-)
Anche se poi decidiamo di non usarla, conoscere l'alternativa italiana di una parola straniera che ormai usiamo automaticamente fa comunque bene.

sabato, settembre 20, 2008



Treccani 2.0

Se penso alla parola Treccani vi associo da sempre una parete marrone e polverosa che stava dietro la scrivania del terribile preside della mia scuola media. Subii una violenta reprimenda, un giorno, per aver dimenticato la giustificazione. Per contenere le lacrime e non guardare il faccia il preside, fissai i volumi della Treccani per tutto il tempo, imprimendoli così per sempre nella mia memoria.
La Treccani mi ha poi accompagnata nella biblioteca in cui ho lavorato alla tesi e persino in azienda. Sempre marrone e sempre polverosa.
Sarà per questo che ho poi seguito con molto interesse la presenza della Treccani in rete. Sempre più leggera, tersa, aperta, trasparente e comunicativa man mano che gli anni passavano.
Ma con l'ultima versione beta del nuovo portale, la ex-polverosa Enciclopedia Italiana dà dei punti a tutti e dimostra di aver imparato in fretta e da maestra le lezioni e i segreti del web 2.0. Ho sorriso guardando l'adolescenziale cuoricino accanto a MyTreccani e ho subito inserito la sezione Lingua Italiana nei link di questo blog.
Non mi dilungo sulle meraviglie interessanti e utili che ci sono dentro. Scopritele da soli.
D'altro canto la tagline del nuovo portale è: Il sapere parte da qui.
Fate buon viaggio.

venerdì, settembre 19, 2008



Link link link, apriti sesamo!

Ho messo online l'ultimo articolo con il quale ho contribuito all'opera Scrivere di De Agostini
, che poi è la stessa che è uscita anche con Repubblica.
Il tema sono i link, poche parole e frasi corte corte che devono aprire verso una grande profondità e vastità di contenuti.
Regole certe e valide per ogni sito non ce ne sono, qualche buona indicazione di massima credo di sì. Il resto lo fanno il buon senso e la professionalità del redattore.

Così chiudo quella che è stata una bella avventura. Non avevo mai scritto testi per un'opera da edicola e non nascondo che quando me l'hanno proposta dentro di me una piccola alzata di snobismo l'avevo avuta. Invece è stata un'esperienza interessante e molto formativa, cui il blog ha molto contribuito.
Stranamente, perché non saprei immaginare due canali più diversi.
"Dai del tu al lettore, usa un tono da conversazione, crea relazione e sintonia, fatti capire da tutti..." mi avevano raccomandato i redattori della Scuola Holden. Be', se ci sono almeno un po' riuscita, lo devo sicuramente alle mie scritture quasi quotidiane su questo blog. Alla fine, tutto si tiene ;-)

martedì, settembre 16, 2008



Spiacevoli sensazioni


Ore 10.30

Leggo sul sito di Repubblica i risultati del nuovo sondaggio IPR Marketing: la popolarità di Berlusconi sale al 60%, schizzano verso l'alto anche Maroni, Carfagna e Gelmini.
Ore 13.00
Sono in motorino e mi fermo a leggere i manifesti del PD ancora umidi di colla: Salva la scuola. Salva l'Italia.

Io non appartengo a quel 60% entusiasta del premier, ma così - ferma in mezzo alla strada, con su ancora il casco - quel tono drammatico, da cassandra, da portasfiga, così in distonia rispetto al sentire comune, sui manifesti del PD mi è sembrata una cosa da masochisti, l'altra metà del suicidio.
E così, di pancia, mi ha fatto rabbia.
Io non capisco evidentemente nulla di comunicazione politica, ma possibile che tra le parole tranquilli-cipensoio e le parole-oddìo-sullorlodelbaratro non ci siano più altre parole?

domenica, settembre 14, 2008



Utili mediazioni

Disintermediazione: una parola che riecheggia sempre quando si parla di web. Tutti si mettono in contatto direttamente con tutti.
Ci sono però casi in cui l'umana mediazione è fondamentale e può fare la differenza.
Giovanna Cosenza, docente di semiotica all'università di Bologna, sul suo blog dis.amb.ig.uando ha cominciato a mediare pubblicamente tra aziende che cercano aspiranti comunicatori bravi e preparati per uno stage o per un lavoro e giovani che cercano occasioni serie per cominciare. Cosa che ha sempre fatto via mail, ma che sul blog viene sicuramente molto meglio.




Niente è più virale del dono

Avevo già apprezzato l'ebook The new rules of PR di David Meerman Scott, e con me le diverse centinaia di migliaia di persone che lo hanno scaricato negli ultimi due anni. Così, un testo regalato ha fruttato al suo autore un'ottima reputazione in tutto il mondo, vendite record per il suo successivo libro su carta, inviti come keynote speaker in aziende e università, incarichi di consulenza prestigiosi.
E lui deve avere imparato molto bene la lezione, perché il suo nuovo ebook, The new rules of viral marketing, parla proprio di questo: come connettersi direttamente con il proprio pubblico a livello mondiale, senza spendere soldi, senza ricorrere alla più grande agenzia della terra e senza implorare i giornalisti perché parlino di noi.
Naturalmente questo non vuol dire che sia facile, anzi: solo i prodotti e le idee che valgono davvero e rispondono a bisogni reali si propagano per contagio.
Meerman Scott è diventato più bravo anche a comunicare le sue idee. L'ebook è scritto e impaginato in maniera impeccabile e piacevolissima, un concentrato di ottimo business writing. Semplice, ma vario nello stile e nelle informazioni. Curatissimo da un punto di vista editoriale, come un lussuoso prodotto a pagamento.
Vi trovate ottimi consigli pratici e praticabili per far girare un'idea o un nuovo prodotto in rete con un ebook o un video, ma soprattutto vi trovate delle belle storie, come la testimonianza di chi le ha vissute. E non si tratta solo di sconosciuti che così si sono fatti conoscere, ma anche di grandi e ricche aziende come Walt Disney e IBM, che per alcuni progetti hanno deciso di percorrere una strada diversa.

PS
Scoprendo questo ebook stamattina ho ripensato con tristezza (lo avevo già rimosso) all'ebook italiano sulla scrittura che ho scaricato ieri a pagamento. Non lo faccio mai, ma mi sono incuriosita e sette euro non erano molti.
Ho ricevuto 23 pagine (1100 battute l'una), compresa la copertina e l'indice, di luoghi comuni buttati giù con sciatteria. Ora chi lo ha scritto ha i miei 7 euro e tutta la mia disistima. Cosa vale di più?

PSbis Il più ricco sito di ebook gratuiti per chi si occupa di marketing e comunicazione è ChangeThis. Nell'infornata di settembre trovate molti titoli interessanti: come presentare a piccoli gruppi, il branding nell'epoca post-brand, fino a un assaggio del nuovo libro di Seth Godin (Come vendere un libro, o qualsiasi idea).

venerdì, settembre 12, 2008


Etymology trip

Sto studiando Slide:ology, il libro di Nancy Duarte sulle presentazioni, e sperimentando direttamente la forza della comunicazione visiva.
Lo spartiacque tra un documento e una slide, scrive l'autrice, è il numero di parole: se ce ne sono più di 75 è un documento e il contenuto va scritto e diffuso in un comodissimo formato A4 (o si ascolta o si legge, non c'è la via di mezzo); se ce ne sono 50, la slide è una scaletta-reminder per l'oratore; se ce ne sono meno di 50, ci sono buone probabilità che il pubblico sia conquistato dall'equilibrio tra parole e immagini e dall'emozione che ne scaturisce.
Che su una slide non si possa mettere tutto quello che vogliamo dire sembra un'ovvietà, eppure sempre più spesso si mettono a punto presentazioni "da lasciare" o inviare a qualcuno che se le dovrebbe poi leggere per conto suo. Che funzioni meglio un bel documento A4 impaginato, anche questa sembra un'ovvietà.
Ma vedere la parola presentazione campeggiare da sola sul fondo colorato di una pagina di Slide:ology ha avuto un effetto illuminante.
Dentro la parola presentazione c'è la presenza, l'esserci, il qui e ora.
Se queste cose non ci sono, se la persona non c'è, non può esserci nemmeno la presentazione. Punto.

giovedì, settembre 11, 2008



Gli strani effetti delle visualizzazioni (e del vocabolario)

Buffo, davvero. Mentre scrivevo il post di poco fa, mi è venuta in mente - evocata da un'etimologia - una visualizzazione potente e ristoratrice per chi se ne sta seduto per tante ore alla scrivania.
Ormai ho imparato come si può star seduti a lungo, comodamente, continuando a tenere la schiena bella dritta, ma siccome me ne sto nel mio studio e non in ufficio, mi posso permettere di sedere scalza e a gambe incrociate (sukasana, posizione comoda in sanscrito).
Quando non posso, mi ricordo di un utile insegnamento ricevuto da un'insegnate di yoga tempo fa.
Il bacino, letteralmente, significa proprio questo: bacinella.
Se lo immaginiamo come un catino pieno d'acqua, basta stare mentalmente attenti a non versare l'acqua fuori dai bordi per mantenere la postura corretta. All'inizio viene un po' da ridere, perché non siamo abituati a pensare all'interno del nostro corpo, ma funziona ;-)



Le ristrettezze della rete e gli orizzonti del vocabolario

"Mo' mi scrivo un post" è un pensiero che mi coglie spesso quando passo ore e ore al pc, come oggi.
Vuol dire che è arrivato il momento di staccare e di cambiare passo, stile, prospettiva.
Oppure di fissare per me e per gli altri qualcosa che mi ha colpito o su cui ho riflettuto.
Oggi, per esempio, sono stata inseguita dal verbo "visualizzare".
"Vedere" e "guardare" dal web paiono scomparsi, e con loro "leggere", "scorrere", "dare un'occhiata", "ammirare" e tanti altri bei verbi che si potrebbero scegliere quando si invita a guardare qualcosa di bello e interessante.
Visualizza il filmato, visualizza il documento, visualizza la photo gallery!
Non sarebbe meglio - almeno ogni tanto - scrivere "guardati il film", "leggi il documento", fai un giro nella photo gallery"?
Spesso l'arte della variazione sconfina appena verso "visionare".
Alla fine mi sono stufata e ho inaugurato il mio Zingarelli 2009 nuovo di zecca.
Il quale Zingarelli mi ricorda i significati corretti dei due verbi inflazionati, significati interessanti e per alcuni versi affascinanti, da riscoprire e utilizzare nel contesto giusto.
Visualizzare: rendere visibile qualcosa che per sua natura non lo è (per esempio in radiologia, con un mezzo di contrasto); dare forma visibile, rappresentare con immagini... visualizzare è dare corpo alle immagini mentali... bellissimo, altro che il Visualizza dei nostri menu.
Visionare: vedere un film in visione riservata da parte di persone specializzate; esaminare con attenzione.


martedì, settembre 09, 2008



Salotto Web

Questo mese Internet Magazine dedica la rubrica Salotto Web alla scrittura: gli ospiti siamo io, Alberto Falossi e Maurizio Barbarisi Briciolanellatte.




Chiarezza e persuasione in sanità

Scrivere di screening. Materiali informativi nello screening citologico Dietro questo titolo ci sono settanta pagine con una delle migliori guide di scrittura per la comunicazione al cittadino che mi sia capitato di leggere.
L’ha preparata il Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), la struttura del Ministero della Salute che si occupa della prevenzione dei tumori, un campo in cui è essenziale arrivare a tutti con parole semplici e persuasive.
Linee guida chiare e divulgative, che vanno dalla progettazione alla grafica, dal lessico alla leggibilità, ma soprattutto tanti esempi concreti di comunicazione al pubblico e lettere ai cittadini che traducono in linguaggio semplice il gergo medico e fanno capire perché è necessario sottoporsi alla prevenzione e ai controlli.
Utilissimo per i comunicatori pubblici, ma interessante per tutti.


domenica, settembre 07, 2008



Radici. E sradicati.

L’altro giorno ci avevo dato solo una sommaria occhiata, ieri me lo sono letto dall’inizio alla fine e confermo: Italiano, lo stile di Massimo Birattari è un libro straordinario, fatto di una leggerissima densità dall’inizio alla fine.
Densità di idee intelligenti, esperienze dirette, brani letterari scelti e analizzati con amore.
Vi trovate Galilei, Gadda, Calvino, Meneghello, Ungaretti, Montale, Gianni Brera… no, non è un libro di scrittura creativa, ma un “vero” manuale di scrittura professionale.
Vero, perché fa capire in modo semplice che anche i brevi testi di una lettera al cliente, una comunicazione aziendale, un articolo per la newsletter di una Asl o un lancio di agenzia saranno tanto più chiari, efficaci e interessanti quanto più la cultura del loro autore affonderà le sue radici in quello sterminato e nutriente humus che è la letteratura. Più profonde e ramificate le radici, più lucidi e succosi anche i piccoli frutti.
Galilei maestro di argomentazione, Ungaretti di sintesi, Montale di figure retoriche, Gadda e Brera di felici contaminazioni, Manganelli di illuminanti ossimori.
È stata una lettura vivificante e consolante, dopo un giro deprimente nei blog dei più acclamati business writer americani.
La ricerca e la proposta della formula magica, della sigla vincente ormai impazza: oltre il classico KISS (keep it simple, stupid) le 4 C (clarity, cut, color, carats) su Copyblogger, AIDA (attention, interest, design, action), ACCA (awareness, comprehension, conviction, action), 4P - Picture, Promise, Proof, Push, Star-Story-Solution sul blog del guru Bob Bly.


venerdì, settembre 05, 2008



Trascorrere del tempo.

Approfitto di non essere ancora sommersa dalle attività per fare le ultime rifiniture di editing alla nuova edizione del MdS. Pochissimi ritocchi grafici per voi che leggete, ma un completo cambiamento di alimentazione e gestione del sito per me.
Procedo molto a rilento, ma tra pochi mesi il Mestiere compirà 10 anni e vorrei arrivarci con la nuova versione.
Sto quindi rileggendo le decine e decine di testi, uno per uno, ed è un interessantissimo viaggio nel tempo.
Dal Glossario ho tolto weblog e webzine, le cui spiegazioni facevano ridere i polli.
In alcuni articoli ho aggiunto una nota per sottolinearne la vetustà, ma anche la validità.
Ne ho eliminati pochissimi, quelli ormai inutili.
Ma se c'è un vecchio testo (2002!) che non solo non ha perso una scheggia di smalto, ma mi è sembrato brillare di lungimiranza e intelligenza è quello sul Living Web di Mark Bernstein.
L'ho riassaporato parola per parola. Il suo Living Web è esattamente il nostro presente.

giovedì, settembre 04, 2008



Impressioni a caldo.

Sono arrivati Slide:ology di Nancy Duarte e Italiano: Lo stile di Massimo Birattari.
Il primo è bellissimo, un album dalla grafica raffinata, ma mi sento di ribadire quello che ho già scritto nel post precedente: l'estetica alza le aspettative, quindi vi dirò dei contenuti una volta letto.
Il secondo non ricordo più chi me lo abbia consigliato, ma lo ringrazio fin d'ora. Già a una sommaria sfogliata mi appare come un miracoloso concentrato di grazia, piacevolezza e utilità e mi chiedo come ho fatto a ignorarlo finora. Recupererò, anche con il libro precedente dello stesso autore.

mercoledì, settembre 03, 2008



Carta, penna e pennarelli.

Sto cercando di avviare in maniera morbida la mia ripresa delle attività e di cominciare a mettere in pratica da subito i miei buoni propositi.
Al primo posto c’è quello di dedicare più tempo allo studio sui temi che in questo periodo mi interessano di più.
Così, tra ieri e oggi, ho finito di leggere due libri che riguardano il pensiero visivo e in cui le immagini la fanno da padrone rispetto al testo. Due libri belli prima di tutto da guardare, sfogliare, tenere tra le mani.
I libri belli però – mi rendo sempre più conto – alzano notevolmente le aspettative sui contenuti, per cui le parole devono essere eccellenti, le idee originali.
The Back of the Napkin, invece, tradisce decisamente la promessa di “risolvere i problemi e vendere le idee con le immagini”. La lettura è stata piacevole, ma quel che mi rimane è solo una maggiore capacità di fare decenti disegnini, non certo per vendere ma forse per rappresentare e chiarire a me stessa le mie idee. Utile, ma un po’ poco.
Bellissimo e ispiratore Graphic Design, the New Basics. Ellen Lupton e Jennifer Cole Phillips ripartono dalle origini del moderno graphic design, da quel Bauhaus che negli anni venti del secolo scorso si proponeva di analizzare la forma in termini di elementi geometrici di base e di insegnare un linguaggio visivo universale che fosse comprensibile da tutti e che a tutti permettesse di vivere in un ambiente fatto di cose belle e funzionali.
Ora che i programmi informatici ci permettono di fare tutto con pochi clic – testi in movimento, forme di ogni tipo e colore, pagine belle e pronte con parole e immagini – l’invito è tornare a guardare cosa c’è dietro un’immagine o un layout complesso attraverso gli elementi di base del linguaggio visivo: punto, linea, superficie, ritmo ed equilibrio, proporzioni, colore, fondo, contesto, ordine, trasparenza, modularità, griglia, mappe, tempo e movimento, regole e sregolatezza… tutte cose fondamentali anche per chi scrive, e innumerevoli sono le suggestioni che il redattore può cogliere dalle immagini e gli esperimenti visivi delle autrici e dei loro studenti, dalle regole sulla ripetizione e la sorpresa fino alle infinite possibilità per rappresentare le idee nello spazio attraverso le mappe (vedi anche l’uso che ne ha fatto Roberta nel suo nuovo taccuino).
Due mi sembrano oggi i principali filoni di utilità del linguaggio visivo per chi scrive:

  • “vedere” le proprie parole e idee in un ordine diverso da quello sequenziale e gerarchico della scaletta aiuta a far emergere assonanze e connessioni che altrimenti non coglieremmo, soprattutto se il lavoro lo facciamo a mano e non al pc, collegando in maniera più diretta il corpo e la mente
  • leggiamo e scriviamo sempre più spesso testi frammentati e modulari, che vivono nello spazio insieme alle immagini: abituarsi a progettare direttamente sul foglio anche questi tipi di testi aiuta, oltre a divertire (in Graphic Design ci sono alcuni splendidi esperimenti di biografie visive).

martedì, settembre 02, 2008



Campioncini.

Faccio per aprire la bianca bustina del campioncino che mi hanno dato in profumeria, e già pregusto il profumo della crema e la morbidezza del massaggio intorno agli occhi quando il testo sul retro improvvisamente gela il mio entusiasmo: "Per sostenere la lotta al trascorrere del tempo, un efficacissimo fluido per il contorno occhi."
Mi sento schiacciata dal trascorrere inesorabile dei giorni e totalmente impari nella lotta, per cui lascio perdere e rimiro rassicurata le mie rughette. Meglio tenersele e non lottare ogni giorno.
Poi mi accorgo che il prezioso fluido "all'olio di Baobab e bioflavonide da Arancia, minimizzante tonificante" è della linea Uomo. Sarà per questo che il copy ha optato per il virile messaggio da lottatore?
Ma ormai la mia curiosità professionale è destata e mi scorro tutti i testi dei campioncini. Mamma mia!
Sintassi singhiozzanti invece che morbidi inviti: "L'estratto fluido di Iris, qui accoppiato agli aminoacidi del Grano, farà sì che, dopo la toilette, la vostra pelle sia, non solo deliziosamente profumata, ma morbida, vellutata e sericea."
Parole incomprensibili: "Uno shampoo sostantivante per lavare le chiome". "Sostanze funzionali caratterizzanti".
E che dire del "latte per il corpo sublimatore quotidiano"?
I testi della cosmetica mi hanno sempre incuriosita e so che non sono certo scritti a caso, così pieni di formule misteriose.
Ma raramente sono riuscita a leggere qualcosa di professionale in proposito. Conoscete qualche fonte o tra voi c'è un copy che scrive di profumi, latti idratanti o creme leviganti?

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