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Il blog del Mestiere di Scrivere
link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
mercoledì, dicembre 24, 2008



Auguri per la vita che ancora non si conosce

Una delle mie teorie è che quando ho tanto da fare, ho anche tanto da scrivere sul blog. Di solito funziona così, ma quest'ultima settimana proprio non ce l'ho fatta.
È stata una corsa continua alla fine di un anno in corsa. Ho macinato parole fino all'ultimo e ora mi sto godendo calma e silenzio prima della cena di stasera.
Da disciplinata yogini, mi sento come alla fine di una lunga e impegnativa pratica di yoga, quando gli allievi aspettano solo che il maestro pronunci un'unica parola: savasana.
Savasana in sanscrito significa "posizione del cadavere", ma quando finalmente ti distendi e ti abbandoni a terra, solo il corpo rimane immobile, perché quella immobilità pullula di vita. Senti che ti sei mossa per ore, hai tenuto posizioni complesse, studiato le reazioni del tuo corpo e della tua mente, resistito negli equilibri più difficili solo per assaporare finalmente quella quiete, in cui le energie risvegliate scorrono per tutto il corpo arrivando dappertutto e la mente è più vigile che mai, ma tranquilla e in pace. Quando ti rialzi, sei pronta per ricominciare, con nuove forze e nuove idee.
Ecco, spero proprio che le due settimane indiane che mi aspettano siano il mio savasana.
Ne condivideremo i frutti al mio ritorno, lunedì 12 gennaio.

Gli auguri che vi faccio li ho rubati alla mia amica Mariella Governo, che li ha rubati a Giacomo Leopardi, ma sono talmente appropriati al mio stato d'animo che non posso che farli miei e girarli anche a voi:

Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce,
ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura.
Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?


(Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggero)


mercoledì, dicembre 17, 2008



Testi senza ombra di dubbio

Tante volte ho scritto sull’importanza e l’utilità dei vincoli per chi comunica con la parola scritta. Credo che valga per tutti, ma vale soprattutto per me, anche per una questione di carattere. Sono un’inguaribile disciplinata e non parto se prima non ho piazzato tutti i paletti.
Ne ho la prova in questi giorni, in cui sto scrivendo molto per il web, passando nel giro di poche ore dal teasing di una campagna di banner agli spazi angusti e senza scampo di quei testi solo apparentemente aridi che sono gli help e i messaggi di errore.
I banner mi vengono bene e mi diverto e, trovata un'idea, gli annunci seguono uno dopo l'altro. Ma negli help e nei messaggi di errore la mia anima di editor precisina, pedante e un po’ ossessiva ci sguazza dentro.
Pure lì giochi, ma giochi di lima, forbici, economia e confronto continuo con un’esperienza reale, quella di chi deve portare a termine un compito, un’iscrizione, una transazione. Una parola sbagliata, un’ambiguità, un dubbio, ed è finita. L’utente se ne va, quasi sempre per sempre.
La fiducia e la credibilità in rete le costruisci mettendo in fila con pazienza meticolosa una serie di minimi e precisi dettagli. Con le parole costruisci una strada stretta, senza incroci, divagazioni, avventure: l’utente non può che andare lì, dritto dritto. Ma quella strada stretta è il contrario del vicolo cieco: deve anche essere comoda, aperta verso l’orizzonte.
Nelle parole che guidano verso una transazione regnano la ripetizione, l’ordine, la simmetria. Almeno questa è la mia netta sensazione quando finisco un lavoro di scrittura o di editing in testi di questo tipo. Le mie linee-guida me le sono buttate giù alla buona. Eccole:

  • la variatio non è concessa: tutto va sempre chiamato nello stesso modo, dall’inizio alla fine, a costo di essere monotoni (nome è nome, non una volta nome e un’altra nominativo; e così per acquisto e transazione, per User Id e ID… corrispondenza lessicale assoluta
  • e così, se sulla pagina c’è scritto “dai il consenso al trattamento dei dati”, il messaggio di errore non può essere “per poter proseguire, conferma il tuo consenso” ma “per poter proseguire devi dare…”
  • segnalare l’errore non basta, bisogna anche suggerire come evitarlo (non “numero di cellulare non valido”, ma “scrivi i numeri tutti di seguito, senza spazi, puntini o slash”)
  • simmetria ferrea nella costruzione: se si comincia un messaggio di errore suggerendo un’azione, allora cominciare sempre con il verbo, alla stessa persona (controlla, verifica, inserisci, scrivi)
  • quando un utente è alle prese con un compito, il “tu” (cui sono in genere piuttosto allergica) funziona benissimo per immediatezza (meglio “controlla l’indirizzo email” di “controllare l’indirizzo email”
  • ma niente enfasi: "dai il tuo consenso al trattamento dei dati!" fa cadere le braccia a chiunque
  • e infine, qualche dubbio sulle formule di rito, utili perché riconoscibili ma a volte ridicole: le scrivo anche io, ma comincio a pensare che bisogna avere il coraggio di preferire a “i tuoi dati sono stati trasmessi con successo” qualcosa come “Grazie, tutto a posto. Ti abbiamo appena inviato una email di conferma.” oppure “Grazie, abbiamo ricevuto i tuoi dati.” Stop.
PS Help e messaggi di errore si scrivono e si rivedono con le schermate sotto gli occhi, cercando per quanto è possibile di liberarsi della "maledizione della conoscenza", cioè il sapere tutto di quel sito e di quel prodotto. Mentre scriviamo non siamo l'editor onnisciente, ma l'utente ignaro. Facile solo a dirsi ;-)

lunedì, dicembre 15, 2008



Signore e signori, ecco a voi…

Mi capita spesso di essere presentata come docente o come partecipante a un convegno o a una tavola rotonda. Qualche volta mi è anche capitato di presentare qualcun altro.
Questi discorsini di introduzione sono tutt’altro che facili, ma è solo quando capisci di aver commesso un errore o lo noti negli altri che te ne accorgi.
Mi sono quindi ritrovata in pieno nelle istruzioni che il sito di Ragan fa scaricare gratuitamente in questi giorni.
Ecco le attenzioni raccomandate da Ragan, un po’ rivisitate alla luce della mia esperienza:

Non esagerare
Chi presenta deve solo fare da cornice per far risaltare chi viene dopo, i suoi pensieri e le sue parole.
Quindi: brevi (gli elementi essenziali della biografia personale e professionale), senza troppe promesse (“sono sicuro che Luisa sarà fantastica”), senza fare troppo gli spiritosi (l’oratore potrebbe essere molto interessante, ma molto serio).
L’importante è dare gli elementi per far capire perché quella persona è lì quel giorno.
Io durante una tavola rotonda passai la parola a un ambasciatore nominandolo, ma senza dire per benino chi era. Lui non fece una piega, ma quando recuperai nel corso della conversazione, mi fulminò al di sopra degli occhiali. Lo sguardo mi brucia ancora, ma non ho più rifatto l’errore.

Evitare le formule fatte
Tipo:
Un docente che non ha bisogno di introduzione.
È un privilegio avere oggi con noi Pinco Pallo.
Sono felice di presentare Pinco Pallo.
Siamo lieti di avere con noi oggi Pinco Pallo.
Siamo tutti interessatissimi a quanto ci dirà Pinco Pallo.

Non “svuotare” il contributo del relatore…
… anticipando quanto dirà e la sua tesi.

Non contare sull’ispirazione del momento
L’introduzione deve essere molto discorsiva e non va assolutamente letta, ma preparata sì. Il nome dell’oratore va pronunciato correttamente e dove cade l’accento nel suo stranissimo cognome bisogna saperlo prima. Idem per chi è, che cariche ha, cosa ha scritto di importante.
Improvvisare su pochi dati certi e precisi viene molto meglio.

Non leggere la bio
Se l’oratore siete voi e vi chiedono “dieci righe di curriculum”, allarme: è altamente probabile che qualcuno, arrivato all’ultimo momento, si limiterà a leggere quello che voi avete scritto.
Se invece siete voi a ricevere il foglietto, leggetevelo e poi andate a braccio.
Se chi parlerà ha appena pubblicato un libro, citatelo voi, così non dovrà farlo lui, o lei. Lo stesso per siti e blog.
Se invece siete voi ad aver pubblicato il libro e avete accettato di parlare lì quel giorno solo per promuoverlo e… chi vi presenta nemmeno lo cita, resistete alla tentazione di farlo.
Quando un docente ci piace, un oratore ci ha affascinato, il minimo che facciamo dopo è cercare il suo nome su Google. Chi ci ha ascoltato scoprirà da solo il nostro nuovo libro e la nostra discrezione non farà che rafforzare l’impressione positiva.
E comunque, nel preparare una presentazione, facciamo anche noi prima una piccola ricerca in rete. Ci sarà sempre qualcosa che ci colpirà, un’associazione con una lettura o un’esperienza che anche noi abbiamo vissuto. Cominciamo da lì.

venerdì, dicembre 12, 2008



Mini-marketing, maxi-ebook

Sono stati già in tanti a segnalarlo tra ieri e oggi, ma l'ebook di Gianluca Diegoli [mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso, edito da Simplicissimus Book Farm, merita di essere scaricato, stampato e letto, per cui mi unisco volentieri alla folta schiera dei segnalatori.

Ecco, tra le 91, le mie tesi preferite:

Ogni cosa è commentabile, che lo vogliate o no. Per esempio, pensate se il vostro payoff fosse commentabile: cosa ci scriverebbero sotto le persone? Tenetevi forte: lo è. (19)

Non riuscirete più a separare la conversazione online dalla conversazione offline. Ne esiste una sola. (21)

La cultura della condivisione non ha nessuna possibile correlazione con il rischio che il vostro concorrente copi le vostre conoscenze. Ha ben altri metodi per farlo. (38)

Non per deludervi, ma i vostri sensuali superlativi assoluti, i vostri sinuosi accordi da copywriter attorno ai diversi sinonimi di accattivante, le coreografiche immagini retoriche e gli ammiccanti aggettivi da romanzo Harmony - revisionati con tanta cura per il packaging e nei comunicati stampa - non ci affascinano, non ci incantano, non ci seducono. (65)

Quando state per descrivervi come "azienda leader con consolidata presenza sul mercato ecc. ecc." pensatevi per un attimo ad ascoltarvi e provate a non sorridere. (66)

Se vi fa sentire meglio potete usare anche il Lei (con maiuscola) nelle lettere impostate dal CRM aziendale. Ma non pensate che serva a migliorare la nostra soddisfazione. (75)

Campagna (di marketing) è un termine perfetto: solo non
dovrete usarlo nell'accezione del generale, ma in quella del contadino. (90)




Rassegne stampa

Ho aggiunto la voce Rassegne stampa
nell'indice di destra. Magari fa comodo anche a voi.

lunedì, dicembre 08, 2008



Il mondo all'indice


Anche quest'anno Future Brand ha puntualmente pubblicato il suo Country Brand Index, che misura e analizza il brand dei diversi paesi del mondo.
Fondamentale per chi si occupa di turismo, di brand e di comunicazione, è una lettura interessantissima per tutti. Un album da scaricare gratuitamente, da sfogliare anche per la splendida impaginazione e per le soluzioni efficaci e originali di tabelle e grafici, tutte da copiare... ooops, cui ispirarsi.
Il nostro paese, in virtù del suo patrimonio ereditato, è al 4° posto, ma quando si arriva  all'analisi dettagliata dell'internal branding, confrontato con quello cinese, viene da piangere :-( e da vergognarsi.

Italy is suffering from a well-documented malaise. While Italians are proud of their culture and la dolce vita is admired by many other countries, Italians express less satisfaction with life compared to citizens of other Western countries. Italians are also less optimistic and more unhappy about their national conditions. A new tourism website has been in development for five years, and is still incomplete, due to political disputes and technological issues.
In addition, a country logo developed in 2006 was rejected by the Italian design community and subsequently dropped by the government.




Carta canta. E a Napoli canta a squarciagola

Sono alcuni anni ormai che non uso più palmari e agende elettroniche. Dopo i primi tecnoentusiasmi sono tornata alla carta.
Quando nei miei ultimi mesi in azienda vinsi un fantastico palmare in un concorso interno di idee, lo cedetti a un amico che mi ricambiò con una bella agenda di carta. la mia agenda paperblanksDa allora, è tradizione che mi regali l'agenda a fine anno. In genere è sempre diversa: ho avuto la Moleskine, un'agendina etnica piena di ricette... quest'anno l'ho sollecitata perché gli impegni per il nuovo anno chiedevano a gran voce di essere incasellati, e mi è arrivata un'agenda Paperblanks, di un'eleganza e comodità strepitosa.
Dentro è come le agende di una volta, senza fronzoli, con tutte le possibili combinazioni di calendari: annuale, settimanale, giorno per giorno, e ogni giorno ha a piè di pagina un mini intero mese, così vedi a che punto sei; ben due segnalibri di seta di colori diversi, il calendario 2010, la rubrica sfilabile e pure la taschina a soffietto, una calamita che la chiude come un piccolo scrigno.
Fuori sembra di seta, con sobri sbrilluccichini.
Sul sito di Paperblanks e da Feltrinelli ho visto e sfogliato le collezioni intere e sono da svenimento per quanto sono belle.
D'altra parte, la carta impazza.
Scritture a mano, schizzi, appunti e disegni pure, per fortuna.
Non mi perdo nemmeno per un giorno le novità di Notebookism e ho un intero raccoglitore di Ikea pieno di blocchi, blocchetti e taccuini.

I più belli, tanto che non ho ancora osato scriverci sopra, li ha realizzati un ente pubblico italiano nel quale quest'anno ho fatto una lunga e felice esperienza di formazione, l'Inail. Quattro taccuini di diversi colori e formati: Scripta, blu a righe; Signa,color sabbia in formato orizzontale come un album per schizzi e mappe; Numeralia, verde a quadretti; Miscellanea, rosso con fogli bianchi. "Ma che carta vogliamo per non perderci un progetto, un'idea, un'intuizione, una qualunque elaborazione emotiva e razionale?" scrive sul primo foglio il direttore comunicazione Marco Stancati.
I bit non bastano alla creatività e alle emozioni, all'attimo fuggente e al bisogno di guardare e toccare per non dimenticare.
Ma dobbiamo alla rete se oggi riusciamo a sfogliare tanti taccuini, a leggere e guardare storie e mondi personali, città vicine o lontanissime, disegnati e annotati da artisti, architetti, fotografi, poeti o normalissime persone come noi.
Negli ultimi tre anni io ho visto Napoli soprattutto attraverso i taccuini di Simonetta Capecchi. Ci sono anche stata, due o tre volte, ma ci vado regolarmente cliccando sul blog In viaggio col taccuino sul mio blogroll. I cumuli di spazzatura, lo zoo, i panorami, Castel dell'Ovo li ho visti col tratto delicato di Simonetta.
E ho colto tanti altri sguardi e conosciuto altri artisti, perché da tre anni Simonetta cura la mostra di taccuini su Napoli a Galassia Gutenberg. Ora una selezione dei taccuini di trenta artisti è diventata un libro: Sguardi su Napoli. Giro della città in 30 taccuini di viaggio, pubblicato da Liguori. Un album orizzontale, come un taccuino aperto. Potete cominciare a sfogliarlo su In viaggio col taccuino.
È il primo libro collettivo di taccuini italiano, un genere già affermato negli Stati Uniti e in altri paesi.
I taccuini su Napoli da cui è tratto il libro curato da Simonetta Capecchi
Simonetta ha curato anche un'agenda 2009 su Napoli, anzi l'Agendo Napul'è: ogni mese è introdotto da uno scritto e da una doppia pagina illustrata, tratta dai taccuini Moleskine su Napoli creati per la mostra di Galassia Gutenberg. Hanno contribuito ventiquattro scrittori, poeti, cantanti, giornalisti e disegnatori che raccontano Napoli, tra i quali Erri De Luca, Peppe Lanzetta, Roberto Saviano, Daniele Sepe, Michele Serra, Gian Antonio Stella.

domenica, dicembre 07, 2008



Web content: questione di dettagli / 2

La qualità di un sito web la si costruisce soprattutto attraverso la cura di tanti piccoli dettagli, soprattutto per quel che riguarda la parola scritta.
L'effetto di una grafica strepitosa può facilmente essere annientato da un paio di refusi
: se non hai avuto attenzione per i particolari e se non hai avuto il tempo di rileggere il sito come si deve, mi posso davvero fidare dei tuoi servizi, dei tuoi prodotti?
La domanda magari non è esplicita, ma comincia a serpeggiare nei retropensieri del lettore e possibile cliente.
Uno di questi particolari riguarda l'inglese e la scelta di "quale inglese" adottare per la versione internazionale di un italianissimo sito.
L'ultima Alertbox di Jakob Nielsen, American English vs. British English for Web Content, parla proprio di questo e vedrete le cose sono un tantino più complicate di quello che possiamo pensare. Interessante, mette un po' di pulci nell'orecchio e ci renderà più accorti e consapevoli quando dovremo commissionare la traduzione.



Web content: questione di dettagli / 1

Io non compro moltissimo online: libri, biglietti aerei e ferroviari, attrezzature yoga, cosmetici naturali.
Ho i miei fornitori di fiducia, che sono diventati di fiducia nel tempo anche grazie a una comunicazione email trasparente e chiarissima.
La palma d'oro la do a Internet Bookshop, dalla comunicazione cristallina, sia quando il messaggio è automatico, sia quando lo ha palesemente scritto qualcuno. La conquista definitiva è avvenuta quando ho ricevuto il cofanetto dei quattro volumi delle Mille e una notte di Einaudi con un volume dalle pagine incollate. Alla mia segnalazione, il servizio clienti mi ha garbatamente risposto che era già partito un volume perfetto e che l'altro potevo tranquillamente metterlo al riciclo.
Le email che riguardano le transazioni sono forse il terreno più prezioso e delicato sul quale costruire la fiducia e la relazione con il cliente, perché rimangono una vera comunicazione uno a uno, che raggiunge il cliente direttamente a casa sua, nella sua casella di posta.
L'articolo che ha dedicato loro Jakob Nielsen qualche settimana fa è molto interessante e dà utilissime indicazioni per progettare e scrivere email che confermano ordini e spedizioni. Mi ci sono soffermata perché in questi giorni ho scritto alcune di queste email nell'ambito di un progetto web cui sto lavorando e il compito è stato tutt'altro che facile.
Il campo della ricerca di Nielsen è molto vasto e include anche messaggi tipicamente Web 2.0: conferme di prenotazioni, biglietti elettronici, acquisti, cancellazioni, rimborsi, registrazioni, errori, tell-a-friend, i più diversi avvisi e inviti dei social network.
Se scrivere questi messaggi è così difficile è anche perché devono conquistare attenzione e rassicurare al primo sguardo in quello che Nielsen chiama "ambiente ostile", cioè la casella di posta elettronica, invasa ormai da messaggi di ogni tipo.
Ecco in sintesi i suoi consigli:

  • identificare con chiarezza l'azienda e anche la funzione nel campo mittente (il mittente non chiaro è il motivo numero 1 per il quale le email non vengono aperte e prendono la via del cestino): Servizio Clienti Bottega Azzurra
  • nell'oggetto fare preciso riferimento alla transazione: Prenotazione Hotel de la Ville
  • all'interno, testi all'osso e bene impaginati: solo le informazioni relative alla transazione, niente messaggi promozionali; e neanche le ridicole congratulazioni o complimenti ("Complimenti per aver scelto...!!), aggiungo io
  • non diluire le informazioni su più messaggi: la conferma di un ordine deve contenere il prospetto chiaro di quanto ordinato; l'avviso della spedizione il link al tracking online
  • le email devono contenere anche i contatti per chiedere aiuto o ulteriori informazioni: il cliente si sente rassicurato, ma se il messaggio è chiaro e il servizio di qualità quei contatti non li userà mai
Infine, molti di noi conservano queste email. Se anche a distanza di mesi voglio fare un nuovo acquisto è altamente probabile che vada a ripescare l'email, che serve quindi anche come "SEO differito", che scavalca la barriera dei motori di ricerca.



Scrivere nella PA: un ricco dossier

Sul suo blog Chiaro & semplice, la professoressa M. Emanuela Piemontese segnala lo speciale della Treccani dedicato alla semplificazione del linguaggio amministrativo.

Oltre al suo, un contributo del professor Michele Cortelazzo dell'università di Padova e una ricca webliografia.
Praticamente gran parte di quello che so sulla semplificazione del linguaggio amministrativo lo devo agli scritti di questi due docenti, che raccomando non solo a chi lavora nelle amministrazioni, ma anche a chi scrive nelle e per le aziende. Io ho applicato le loro indicazioni in tutti i settori di mercato e funzionano benissimo.
Emanuela Piemontese ha un blog, Michele Cortelazzo ha un sito.
Altri contributi che vi segnalo sul tema: il Quaderno di Daniele Fortis sul Plain language e il libro La scrittura burocratica di Tommaso Raso.
Tutto ciò che è servito e serve a me lo trovate sul MdS.

martedì, dicembre 02, 2008



Biopic!


Mi sono veramente rotta la testa oggi di fronte a questo titolo del Corriere della Sera. Oddìo, cos'è un biopic? Una punturina che non fa male? Un flop?
No, la spiegazione arriva dentro una parentesi dentro il secondo capoverso: significa biographic picture.

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