Il web design e la bellezza dei luoghi
Che bello il pezzo sul web design che Jeffrey Zeldman ha scritto sul suo A List Apart!
Il web design crea ambienti digitali che facilitano e incoraggiano le attività umane: riflettono o si adattano alle voci e ai contenuti delle persone: E sanno cambiare con grazia nel tempo mantenendo sempre la loro identità.
Per questo, conclude Zeldman, un grande progetto web è come un grande font: può imporre la sua forte personalità a qualsiasi contenuto, o può ritirarsi sullo sfondo per esaltare qualsiasi contenuto, come fa Helvetica.
Un grande progetto web è anche come un bellissimo edificio per uffici. Come tutti gli altri, avrà ingressi, sale riunioni, corridoi, una mensa, ma se ne distinguerà per la cura del dettaglio. Gli elementi riconoscibili e codificati aiutano a muoversi al suo interno, i particolari ne fanno invece un luogo unico.
"Camminare nella bellezza" si intitola l'ultimo paragrafo del saggio di Zeldman, a sottolineare la piacevolezza della navigazione in un sito ben progettato, in cui forma e contenuti si incontrano. Gli architetti italiani dell'informazione, quelli che pensano a cosa mettere nelle diverse stanze e dove collocare porte e finestre per far trovare nel posto giusto quello che ci serve, si danno appuntamento a Forlì il 20 e il 21 febbraio al Summit di Architettura dell'Informazione.
Vorrei andarci, anche solo per capire cosa dirà Cristina Lavazza nel suo intervento "Scusi, dove trovo gli anacardi?". Chi ha letto i due bei Quaderni che ha scritto per il MdS sa che aiutarci a trovare le informazioni è proprio la sua specialità.
Stanchezze e traslochi
Durante la settimana che sta per finire il mio aggregatore è stato praticamente vuoto di nuovi post e pagine sulla scrittura professionale.
Molti blog sono fermi a prima di Natale, alcuni aggiornano ripetendo sempre le stesse cose e c'è chi annuncia che si è stufato del blog e d'ora in poi sarà solo su Twitter.
Non ho fatto troppo caso a tanti piccoli segnali, ma ora mi rendo conto che è proprio così: la comunicazione sulla scrittura langue, è stanca o forse sta cambiando pelle, si sta spostando da un'altra parte e io non me ne rendo conto.
Nella stessa settimana ho ricevuto un buon numero di inviti a seguire amici e colleghi su Facebook e Twitter. Su Facebook finora ho solo sbirciato con le credenziali di qualche amica, i messaggi di Twitter non riesco a leggerli, nemmeno nella loro brevità.
Mi chiedo se questa ritrosia verso i social network non sia l'ennesima conferma della mia natura profondamente orsa, e in parte credo sia così, ma credo c'entri anche il significato che il sito e il blog hanno e continuano ad avere per me. Dei luoghi in cui scrivere per fare ordine, collegare idee e spunti in un testo breve ma compiuto, fissarli in una forma che mi aiuterà a ricordare per lungo tempo i lampi e le associazioni di un giorno.
Inizi decisivi
Dopo il discorso di insediamento di Obama, c'è una nuova attenzione per quell'attività molto specialistica che è lo speech writing.
Ieri il digest quotidiano di Ragan.com includeva un pezzo su come cominciare un buon discorso (se vi interessa, copiate e incollate subito, perché tra un paio di giorni finisce nell'archivio a pagamento).
Poche cose, di buon senso, che però è opportuno ricordare quando si prepara un discorso per qualcuno o quando lo si tiene direttamente.
Questi i consigli dell'esperto Chris Witt:
- non precipitarsi a leggere il discorso, ma prendersi una piccola pausa introduttiva silenziosa: 15 secondi decisivi in cui stabilire con il pubblico un contatto con gli occhi
- non iniziare con una storiella spiritosa, una barzelletta, una battuta a meno di essere un talento comico
- non iniziare con ringraziamenti e "sono contento di essere qui": i primi è meglio disseminarli lungo il discorso, i secondi sono inutili
- non scusarsi di niente, per esempio di aver avuto poco tempo per prepararsi o per non essere un buon oratore
- iniziare con un racconto "molto" personale che abbia attinenza con il tema del discorso o della presentazione
- fare subito una domanda provocatoria
- iniziare con un'affermazione molto netta, da argomentare nel corso dell'esposizione.
Insomma, un invito a evitare le "premessine" utilissimo sempre, non solo per i discorsi.
Witt sta per pubblicare un libro dedicato ai discorsi. Disponibili già l'indice e il primo capitolo.
Sullo speech writing ho scritto un altro post: Speech writing, parole destinate a volare.
Esempi fantastici cui ispirarsi: le conferenze di TED, dove gli oratori devono tenere discorsi su temi importanti e inchiodare il pubblico in soli 18 minuti. Ci riescono benissimo.
In pagina
Scriviamo con un pc da più di
trent’anni vent’anni
Eppure le regole editoriali di base e di buon senso che rendono un testo leggibile e chiaro da un punto di vista visivo sono ancora in gran parte ignorate. Soprattutto nel mondo del lavoro, che è quello che io frequento di più.
Non parlo solo dei siti web e delle newsletter, ma anche e semplicemente di un report, una lettera, una ricerca, persino un'email. Grassetti, corsivi, sottolineature, titolazioni, capoversi, margini, impaginazione,font vengono spesso scelti a caso, o secondo criteri che hanno a che fare soprattutto con le preferenze personali.
Un minimo di alfabetizzazione editoriale visiva dovrebbe far parte del bagaglio di chiunque comunichi sul lavoro attraverso la scrittura, cioè praticamente tutti.
Sono temi appassionanti e lo vedi quando tieni un corso di scrittura o fai un lavoro di editing e spieghi al cliente il perché di certe scelte di formattazione. Tutti si incuriosiscono, ti chiedono mille cose e si mettono subito a cambiare titoli, font e stili del carattere.
Sono quindi davvero contenta che Internazionale, tra le tante piccole innovazioni che sta facendo scivolare tra le pagine della rivista in questi ultimi tempi, abbia inaugurato la rubrica quindicinale In pagina, dedicata alla grafica editoriale. La tiene Mark Porter, direttore creativo del Guardian. Il primo articolo, questa settimana: Il tempo dei caratteri, dedicato ai font.
Obamania
Ieri non c'era nemmeno un post, dico uno, tra i siti e blog di comunicazione e scrittura del mio aggregatore, che non fosse dedicato al discorso inaugurale della presidenza di Obama. Talmente tanti che ne ero sopraffatta e ho rinunciato per il momento a leggerli tutti. Mi sono limitata ad aprire in del.icio.us la cartella Obama. Abbiamo ben quattro anni davanti.
Ho capito solo che il discorso non è stato apprezzato dagli esperti quanto i suoi precedenti.
Oggi, sul New York Times, un articolo prova a spiegare perché: questa volta il discorso non era un emozionante crescendo ipotattico, ma una meditazione paratattica, meno trascinante da ascoltare, più godibile da leggere:
Obama doesn’t deposit us at a location he has in mind from the beginning; he carries us from meditative bead to meditative bead, and invites us to contemplate.
Oddìo, non staremo esagerando?
Poesia più che prosa, insomma. E del resto, nel furore della campagna per la nomination, una Hillary alle strette se la prese proprio con il ventisettente speechwriter di Obama, Jon Favreau, e lo accusò di scrivere solo belle poesie, aggiungendo "Con le poesie, si sa, non si governa."
Ma la pagina più bella l'ho scoperta grazie al Taccuino di traduzione di Beba Manno: i discorsi inaugurali di tutti i presidenti degli USA, con il link al testo integrale, il profilo del presidente, le parole più ricorrenti. Basta spostare il cursore di faccia in faccia, da Washington a Obama.

Cose belle, tra rimpianti e rabbia
Il sabato di solito mi faccio un giro sul sito del Guardian, soprattutto la sezione Blog, che mi piace tantissimo. Non so come, ma da lì sono arrivata al sito del Prado. Così scopro che ha ben 100 audioguide sui maggiori capolavori del museo. Naturalmente gratis e scaricabili.
Mi sposto sul Moma, dove non andavo da tempo. I file audio saranno centinaia, suddivisi in bambini, adolescenti, adulti.
Ma mi incanta la sezione Modern Teachers: lezioni, schede, immagini per preparare lezioni di storia dell'arte e arti visive prima delle visite o nella propria classe.
Penso ai siti dei nostri musei, a tutti i disoccupati intellettuali che abbiamo, alle loro frustrazioni e a quelle di tante persone che si connettono ai siti dei musei del paese che detiene il più grande patrimonio culturale del mondo.
Mi godo i materiali del Moma, e intanto provo rabbia. Anche per un motivo molto personale: scrivere testi divulgativi di arte è sempre stato il lavoro dei miei sogni. Più di vent'anni fa i tempi non erano maturi. Oggi nemmeno.
La strana storia di Slinky e Portly
La corrispondenza tra suoni e significati delle parole mi affascina, anche se non ho mai studiato nulla di serio in proposito.
Però faccio sempre più caso alla presenza delle i nelle parole che indicano velocità, esilità, snellezza, leggerezza delle o nelle parole che indicano "la rotondità giocosa", come si intitola il capitolo dedicato a questa vocale nel libro Le parole dell'incanto.
Oggi the word of the day di Zanichelli sembrava fatta apposta per rinfocolare questa mia passione per i suoni delle parole:
slinky
a.
1 furtivo
2 flessuoso: her s. little figure, la sua figurina flessuosa
3 (fam.: di vestito) attillato; aderente; provocante
| -ily avv.
| -iness n. .
portly
a.
1 corpulento; grasso
2 (arc.) dignitoso; imponente; maestoso; prestante
|| portliness
n.
corpulenza; grassezza.
L'usabilità in sala stampa
L'ultima Alertbox di Jakob Nielsen è dedicata all'usabilità delle sale stampa online ed è il frutto di una ricerca condotta su più anni e su 42 siti con 40 giornalisti delle testate più diverse.
Ecco cosa cercano i giornalisti sul sito web di un'azienda o un'istituzione:
- nome e numero di telefono degli addetti dell'ufficio stampa (una persona in carne e ossa con cui parlare subito, non un indirizzo email)
- rassegne stampa con fonti esterne e articoli di testate indipendenti
- informazioni di base da controllare durante la stesura di un articolo (nome ed età dei manager, indirizzi)
- informazioni finanziarie
- immagini per illustrare un articolo
- chiarezza sui prodotti e i servizi, non mission aziendali.
Le ricerche di eyetracking mostrano inoltre come soprattutto i giornalisti, sempre pressati dai tempi stretti, apprezzino i testi ben strutturati anche dal punto di vista visivo, che li guidino subito verso quello che cercano (capoversi, elenchi, tabelle).
Altri finding interessanti: i giornalisti che cercano informazioni su un'organizzazione partono quasi sempre da Google piuttosto che dalla home page, quindi individuano subito altre fonti importanti; i giornalisti apprezzano i contenuti multimediali, ma li ritengono piuttosto superficiali quanto a informazioni fornite ("new media", ma non ancora "useful media").
Centovetrine
Sono aperte, fino al 31 marzo, le iscrizioni al Premio Web Italia. Tantissimi i premi di categoria, altrettante vetrine per i professionisti del web.
Sono premiati anche il copywriting e il freelance dell'anno.
Le suggestioni di Annamaria
Non è creativo ciò che è strano, o trasgressivo o stravagante o diverso e basta.
Gli italiani, specie i più giovani – ce lo dicono le ricerche- hanno idee piuttosto confuse in proposito. All’estero non è così. Per accorgersene basta guardare la ricchezza della definizione di “creativity” che offre en.wikipedia, e confrontarla con alcune definizioni nostrane.
Bisognerebbe restituire alla parola creatività la sua dimensione progettuale ed etica: creativa è la nuova, efficace soluzione di un problema. E’ la nuova visione che illumina fenomeni oscuri. E’ la scoperta che apre prospettive fertili. E’ l’intuizione felice dell’imprenditore che intercetta un bisogno o un’opportunità, o l’illuminazione dell’artista che racconta aspetti sconosciuti del mondo e di noi.
In sostanza, creatività è il nuovo che produce qualcosa di buono per una comunità.
E che, essendo tale, ci riempie di meraviglia e gratitudine.
Cominciano così le sette suggestioni sulla creatività, pubblicate venerdì da Annamaria Testa sul suo Nuovo e Utile.
Leggetevele tutte: è uno dei modi migliori per cominciare la settimana.
PS Il tema della settimana di NeU è ora aperto anche alle riflessioni e ai commenti.
Re-visioni
L'avevo letta di corsa prima di Natale, e stamattina ci sono tornata sopra, anche per mantenere il buon proposito di dedicare allo studio più tempo di quanto non abbia fatto ultimamente. È la prefazione del libro Getting the words right, 250 pagine su un tema che mi appassiona da sempre, la revisione e l'editing.
Mi sono riconosciuta in tutto. Per esempio:
- Cominciare la giornata lavorativa rileggendo i testi del giorno prima
Lo faccio sempre: la notte dà il necessario distacco e rivedi tutto con occhi freschissimi, come se fosse la prima volta, accorgendoti anche delle minuzie che non vanno; inoltre è un buon modo per riprendere dolcemente dimestichezza con le parole.
- "To write in haste; revise in leisure"
Anche io scrivo molto di corsa per arrivare il prima possibile ad assaporare il piacere della revisione, il momento in cui lo stress finisce e ti puoi finalmente abbandonare e persino divertirti.
- Il gioco delle possibilità
Uno degli elementi di divertimento della revisione è poter vagliare tante variazioni diverse, cosa che difficilmente puoi fare mentre scrivi e devi arrivare alla fine senza perdere il filo del discorso. Puoi spostare una frase, cambiare una parola e rileggere il tutto ad alta voce per vedere se suona meglio, controllare un'etimologia, riflettere su come connettere meglio un capoverso all'altro. Poi prenderai la tua decisione, ma intanto hai fatto un eservizio prezioso e pensato cose che entrano per sempre nel tuo bagaglio professionale.
- La creatività della revisione
La revisione di un testo può essere creativa quanto e a volte di più della progettazione e della redazione. Anzi, è proprio in questa fase rilassata e aperta che la serendipità ci visita più spesso. Scattano connessioni impensate, idee e soluzioni per altri lavori, o metafore illuminanti. In questo caso, stop e mano al taccuino.
Per prosperare, lasciarsi andare
Mi piacciono tantissimo gli ebook gratuiti di David Meerman Scott, esperto di marketing online.
Per molti motivi: sono scritti e impaginati con grande cura, proprio come se fossero destinati alla stampa; sono sostanziosi (mi è capitato ultimamente di scaricare un ebook di tante pagine in cui c’era – giuro! – una sola frase per pagina… ma come si fa?); condivido sempre le sue idee.
Così, quando stamattina ho scoperto l’ultimo, me lo sono scaricato e letto all’istante bevendo il caffè. Si intitola Lose control of your marketing! e racconta come il modo migliore per avere successo in rete sia abbandonare per sempre ROI, lead e citazioni sulla stampa, e lasciarsi andare al più libero passaparola. Solo così può nascere un World Wide Rave:
Creating a World Wide Rave, in which other people help to tell your story for you, is a way to drive action. One person sends it to another, then that person sends it to yet another, and on and on. Each link in the chain exposes your story to someone new, someone you never had to contact yourself! It’s like when you’re at a sporting event or concert in a large stadium and somebody starts “the wave.”
La sua tesi la condivido in pieno, da sempre: per prosperare in rete la prima cosa da fare è “perdere il controllo”, lasciare andare le nostre parole, idee, immagini, suoni senza chiedere a nessuno chi è, quale è la sua email, cosa fa, eccetera eccetera.
I cancelli virtuali lasciano fuori troppe persone. Secondo ricerche citate da Meerman Scott, su cinquanta persone interessate a scaricare dei contenuti online solo una accetta di registrarsi, le altre rinunciano.
Se lasciare andare i contenuti liberi per il web è più facile per i singoli professionisti, è una decisione più dura per una grande azienda, ma anche lì paga. Su Lose control of your marketing c’è un buon numero di esempi convincenti, a cominciare da IBM.
L’ebook anticipa, con furba abbondanza, i contenuti del prossimo libro di Meerman Scott, World Wide Rave, in uscita a marzo. Naturalmente mi è venuta una gran voglia di leggerlo.
Vuoto e pieno
Non ero mai stata completamente disconnessa per due settimane.
L'effetto "vuoto" è vivificante, perché nello spazio e nel tempo senza internet, notizie, messaggi e giornali, sento che sono nati idee, spunti e propositi importanti per il nuovo anno.
Terribilmente pieni sono invece la mia casella di posta e il mio aggregatore di feed. Smaltirò e segnalerò le cose interessanti un po' alla volta.
Comincio con la prima puntata dell'articolo di Giancarlo Livraghi, L'arte di comunicare e così nuova così antica.
Un bel saggio che ci ricorda che "fin dalle più remote origini ci sono sempre state parole e lingue, pensiero e arte, poesia e narrazione, pittura e scultura, architettura e musica, spettacolo e teatro. Ci siamo sempre espressi per segni e simboli, gesti e parole, ragione ed emozione. Ci sono più somiglianze che differenze fra il frastornato homosapiens nell’era dell’elettronica e quei remoti progenitori che l’antropologia ci sta aiutando a capire un po’ meglio."
Parole da buttare
Il passaggio dell'anno è sempre tempo di repulisti, interiore ed esteriore.
I comunicatori e gli scrittori professionali si esercitano con le parole da buttare. Da noi, Toni Muzi Falcone ce ne propone un po' sul sito della Ferpi. Mi ha colpito soprattutto engagement, credo perché ultimamente me la sono ritrovata tra i piedi parecchie volte nella sua versione italianizzata di "ingaggiare".
"Vorrei ingaggiarti per le nostre prossime attività di comunicazione interna" mi è stato proposto. Credevo di aver capito male... oddìo, mica sono non sono un soldato! Stavo per scattare sull'attenti.
In realtà, il mio interlocutore - mi sono poi resa conto - voleva essere gentile e per niente militaresco. Voleva solo "coinvolgermi".
Compleanno
Pochi giorni fa, il 7 gennaio, Il Mestiere di Scrivere ha compiuto dieci anni.
Mi sono resa conto all'improvviso che in questo strano luogo fatto solo di bit ho trascorso un bel pezzo della mia vita, ma soprattutto mi sono venute in mente le mille cose della mia vita che il MdS è riuscito a cambiare. Praticamente tutto, per fortuna.



Rss