Aziende 2.0
I blog aziendali arrancano un po'. Mi è dispiaciuta la sospensione di Duck Side: però Mandarina se la cava bene nel comunicare l'interruzione: l'ultimo post, Migrazioni, è firmato, sincero anche nel rimpianto, non cambia stile né lunghezza rispetto agli altri. Insomma, si congeda con garbo e anche con rispetto nei confronti di chi ha seguito il blog per due anni. Mantiene la relazione, in attesa di qualcosa di diverso.
Sul web, dettagli e piccole attenzioni contano.
Mentre alcuni chiudono e ci ripensano, altri aprono e si riempiono, come il Mulino che vorrei. Mi sono divertita un mondo a leggere le tantissime idee - alcune strampalate, ma altre intelligenti - sottoposte dai consumatori alla Barilla.
Lo scopriremo solo scrivendo
Parlavo del reflective writing due post fa e dell'importanza della scrittura per pensare e per capire, in tutte le professioni.
Quando a riflettere e a scrivere insieme è un gruppo di professionisti, il risultato è ancora più importante. Per ognuno di loro, per tutti loro e per noi che leggiamo.
La riflessione collettiva di un gruppo di operatori dei servizi alla persona di diverse ASL e Comuni della Provincia di Milano è partita proprio da un laboratorio di scrittura: scrivendo hanno raccontato se stessi e il proprio lavoro, ne hanno esplorato le potenzialità ancora inespresse, hanno analizzato i siti di altre amministrazioni locali per suggerire al loro ente come coordinarsi meglio con l'associazionismo sul territorio. Ci sono dentro il racconto autobiografico, la dimensione della ricerca, la precisione dei numeri e il calore delle emozioni.
Alla scoperta di una professione, il personale amministrativo nei servizi alla persona si intitola la pubblicazione a più mani, disponibile per tutti sul sito della Direzione Affari Sociali della Provincia di Milano.
pdf > word
Come tutti, salvo ormai tantissimi documenti in pdf. Se voglio estrarre il testo, mi accingo al laborioso copia e incolla.
Ho appena scoperto e sperimentato un servizio gratuito di traduzione da un formato all'altro: PDF to Word.
Il risultato è eccellente, perché mantiene inalterato il layout originale, comprese le immagini.
Vedo, dunque scrivo

Nei miei primi tempi in azienda, il direttore dell'ufficio grafico, appena portavo i miei testi e cercavo di spiegare meglio di cosa si trattava, mi apostrofava in maniera perentoria: "Non voglio sapere cosa c'è scritto." Si informava molto sommariamente, impaginava e poi mi chiedeva di tagliare i testi perché entrassero nel suo layout. Non potevo obiettare niente, solo tagliare. Una riga qua, due parole là.
Quelle contrattazioni estenuanti e quella totale separatezza tra chi scriveva e chi sceglieva forme e colori delle parole mi sono tornate in mente oggi mentre leggevo Writing for visual thinkers, a guide for artists and designers di Andrea Marks, un ebook di 115 pagine pubblicato da Peacock Press (un consistente assaggio è scaricabile anche gratuitamente).
Se noi scrittori ci siamo ripresi in parte anche la forma delle parole, loro, i designer, si sono messi a scrivere. E scrivono tanto: libri, articoli, bellissimi blog.
Come tutti i professionisti, anche per loro la parola scritta è diventata forndamentale. Per spiegare il loro lavoro, distinguersi, farsi conoscere.
A dire il vero questo ebook mi ha conquistata prima di tutto per la splendida copertina e poi perché, anche se non sono una designer, mi sono sentita chiamata in causa. Anche io sono una visual thinker, e sempre di più lo divento.
Come tutti gli ebook "formato paesaggio", anche questo largheggia molto in spazi e immagini e non contiene tanto testo quanto farebbero pensare le oltre 100 pagine.
Ci sono molte cose che già sapevo, ma non rimpiango affatto i miei 12 euro (l'iscrizione gratuita comporta uno sconto).
Il libro è rivolto ad artisti e designer, ma la panoramica iniziale sui tanti modi per progettare un testo è ricca e utile a tutti: mappe mentali, mappe concettuali, liste, freewriting, taccuini, outline, storytelling... Scorrendo l'intera rassegna mi sono improvvisamente resa conto che quella che ho ormai non uso proprio più è la classica scaletta. Mi esercito invece, e tanto, in quella che l'autrice chiama reflective writing, cioè la scrittura per capire, per chiarirsi le idee. Solo che la mia esce dal privato e diventa quasi sempre pubblica: sito, blog, libri, un post come questo.
Niente mi ha aiutato a crescere professionalmente quanto questo esercizio quotidiano di spiegare il mio lavoro agli altri, raccontare quello che incontro, che leggo, su cui rifletto.
Ciò che resta privato sono i miei personalissimi brief all'inizio di ogni lavoro, grande o piccolo, in cui scrivo e ricordo a me stessa obiettivi, attenzioni, difficoltà. A volte è solo un post-it, a volte una grande mappa disegnata appesa alla parete a vegliare su di me. Appunti per me, ma anche un aiuto provvidenziale quando devo spiegare e argomentare le mie scelte a un cliente.
Questo vale per me che scrivo, ma anche per un designer, un consulente, qualsiasi professionista.
La seconda parte del libro è dedicata ai tanti tipi di testo che un designer, un illustratore, un artista, si trova oggi a dover scrivere (quanti, è stata un'interessante scoperta anche per me): lettere di presentazione, curricula, biografie, comunicati stampa, recensioni di mostre, portfolio, design statement, blog, richieste di finanziamento, proposte, progetti, brief, saggi, ricerche, interviste. Ognuno con consigli concreti, esempi, tabelle Good and Bad, più naturalmente tantissimi link incorporati.
Sono riemersa dal viaggio tra immagini e parole con la conferma che oggi "alfabetizzazione" è qualcosa di diverso e molto più ricco del tradizionale saper leggere e scrivere.
GGD
A noi romani sembra sempre che tutto ciò che riguarda la comunicazione avvenga a Milano, comprese le feste e le cene.
Invece qualcosa avviene anche nella capitale, come le cene delle Girls Geek, arrivate al secondo appuntamento. Venerdì 3 aprile l'ospite... sono io.
Se volete, ci vediamo lì. Non sappiamo ancora precisamente dove, ma vi dirò.
Una cornice dorata per Street View
In questi giorni sto preparando una lezione sulla scrittura per il web per la redazione del sito di un museo, quindi sono molto curiosa e attenta alle nuove soluzioni comunicative che riguardano l'arte e la cultura.
Così poco fa, appena ho letto il titolo The Tate and Google sul sito del Guardian, ci ho cliccato subito su e ho trovato una bellissima galleria, che comincia così:


Le due immagini rappresentano lo stesso posto dalla stessa distanza e angolazione, il Parlamento londinese, solo che la prima l'ha dipinta William Turner nel 1834, la seconda l'ha catturata Street View nel 2009. Il confronto tra com'è e come era prosegue per altri quindici capolavori del museo.
Coraggio!
Che dovrebbe fare un paese per incoraggiare lo spirito imprenditoriale e la nascita di nuove imprese? si chiede lo special report dell'Economist che citavo un paio di post fa.
Ecco la risposta nell'articolo Magic Formula.
Deve fare soprattutto due cose:
- avere un sistema universitario vivo e pulsante
- essere aperto a chi viene da fuori, incoraggiare gli immigrati con un buon livello di scolarizzazione (creano più imprese; fanno circolare più soldi, idee e competenze; mescolano conoscenze diverse).
I numeri sono nel grafico del giorno, con le percentuali di imprese USA create da immigrati nei diversi settori di mercato.

Se penso all'Italia e ci aggiungo la lettura mattutina del Contrappunto di Massimo Mantellini sull'ignoranza dei politici italiani in fatto di rete mi viene da piangere.
Lucianina
Domenica scorsa, festa della donna, la prudente melassa di Fabio Fazio ha ceduto tutta la trasmissione all'imprevedibilità di Luciana Littizzetto. Imprevedibilità che in realtà riguarda al 99% il linguaggio. Che di lei tutto è prevedibile: le notizie che sceglierà, le predichette che farà, ma non le parole che userà.
Così, invece che accendere la tv per gli ultimi spumeggianti dieci minuti come faccio di solito, mi sono goduta la trasmissione per un'ora e mezza. Ogni tanto, il regista inquadrava il professor Gian Luigi Beccaria, docente di lingua italiana all'università di Torino e accademico della Crusca, che rideva come un matto.
Sul Tuttolibri della Stampa di ieri spiegava il perché. Il pezzo lo deve aver scritto con passione e convinzione, visto che anche la sua un po' ripetitiva rubrichina, ispirata dal linguaggio della Littizzetto ha davvero ripreso quota. Prima che l'archivio della Stampa ingoi il pezzo, copio e incollo:
La domenica sera la Littizzetto, se posso, non me la perdo. Mi interessa come parla. È un fenomeno interessante: come in Benigni, in bocca sua «le brutte parole», come le si chiamava una volta, non disturbano. Le ha sdoganate. Anche per l'effetto sorpresa, straniante: un'irriverenza che non ti aspetti. La sua comicità nasce dal saper incastonare una parola fuori sede, la parola che elude le attese, la prevedibilità. Capita per le similitudini, per esempio: «erotica come uno scafandro da palombaro», «ha la carica erotica di una betoniera». Senza dire degli eufemismi, dei sostitutivi come «il Walter», «la Jolanda» per indicare i genitali, o gli accorgimenti anche di citazioni letterarie, del Tabucchi poniamo: lo «slippino bianco, in cotone… che sostiene il pereira». E i calembour: «il mio amico Pino, grande trombeur de femmes».
In un paese come il nostro in cui ora si va consolidando un italiano di registro medio, neutro, poco colorito, mediocre, trovo normale che abbia una singolare presa e successo questo rinforzo, questo «soprappiù» che viene da una comunicazione ricca di tratti espressivi, sempre sopra il rigo. Oggi che l'uso del dialetto è in calo, e le differenze tra italiano regionale e italiano standard si vanno attenuando, piace il ruolo di alternatività assolto da un contrappunto gergale-spinto.
C'è poi un altro aspetto che spiega il successo della Littizzetto. Sa usare le scorie, riciclare i messaggi pubblicitari, riaccendere il «rumore» indifferenziato di uno slogan, rimotivarlo: penso a quando ci viene a parlare di chi «ha la vivacità erotica di Capitan Findus», quello che fa la pubblicità dei surgelati, o ricicla fumetti (a un tale «si sfrangiano i maroni come la giacca di Pecos Bill»). Usa insomma materiali popolari, massmediatici, fa riferimento al noto, richiama canzoni che si conoscono, personaggi del cinema, tormentoni pubblicitari.
L'intento caricaturale si impone infine con la costante delle metafore animalesche. Si coglie ironicamente l'essenza delle cose o delle persone attraverso l'animalizzazione: «nervosi come vipere cornute», «mi è venuta la pelle di un’iguana» (e non di oca, né di cappone), «il mio moroso è un tacchino disossato», «il fax, una marmotta grassa che ci ingombra la scrivania».
Innovatori in tempi difficili
Bello, interessante e soprattutto incoraggiante - di questi tempi - lo special report dell'Economist dedicato alla capacità imprenditoriale, inteso come "la capacità di offrire una soluzione innovativa a un problema di cui (spesso) non si ha ancora consapevolezza".
Come sempre, analisi acute e soprattutto una quantità di storie da tutto il mondo, ben raccontate e documentatissime.
Illustri sconosciute
Ogni tanto bisognerebbe fermarsi a osservare le parole che conosciamo come se fossero nuove, illustri sconosciute.
Ieri la parola del giorno Zingarelli era firmamento:
[vc. dotta, lat. firmamĕntu(m) ‘sostegno (del cielo)’, da firmāre ‘tener saldo’; 1294]
s. m.
Ho alzato gli occhi al cielo e l'ho guardato con altri occhi.
Parole riusabili
In una delle sue ultime Alertbox Jakob Nielsen torna sulla scrittura: Write for reuse.
Niente di particolarmente nuovo, ma richiama attenzioni e buone abitudini spesso ancora ignorate o disattese, per cui vale la pena approfittare del suo articolo per ricordarle.
Primo: sul web non c'è un unico modo di leggere, ma almeno quattro:
- lettura lineare, più o meno dalla prima parola all'ultima
- esplorazione della pagina per valutare se ci interessa
- esplorazione della pagina per individuare una sola informazione specifica
- spiluccamento da una lista (risultati di un motore di ricerca, elenco di prodotti su un sito di e-commerce, feed).
In molti di questi casi, vediamo solo un pezzetto di contenuto fuori contesto: titolo, abstract, una piccola foto.
Ergo, ci dobbiamo chiedere:
- se leggo solo il titolo, capisco se iul contenuto mi interessa o meno?
- l'abstract è complementare al titolo, se sono insieme?
- la fotina è chiara?
E anche quando abbiamo un testo più lungo e articolato, ci dobbiamo ricordare che si legge con attenzione soprattutto l'inizio. Per andare oltre, il lettore deve decidere che ne vale la pena rispetto al suo obiettivo. Questo significa che informazioni molto importanti non dovrebbero stare annegate al centro di un capoverso che parla anche d'altro, senza essere almeno annunciate da un titolo o evidenziate dalla formattazione. Il migliore criterio è sempre quello di dedicare un capoverso a un solo tema e non di scrivere i capoversi "matrioska", con mille informazioni disparate dentro.
Ecco le tre raccomandazioni finali di Nielsen:
- non dimenticare mai che quello che scriviamo può essere letto fuori contesto e in maniera frammentata
- scrivere modulini di testo indipendenti, ognuno un tema
- usare parole precise e concrete, anche a costo di ripetersi.
Raccomandazione mia: tutte le buone regole di Nielsen valgono soprattutto per testi di tipo informativo e di servizio; sul web ci sono mille altri testi che ne possono e ne devono tranquillamente fare a meno.
Email in azienda, istruzioni per l'uso
Le due brave editor di E-Write stanno elaborando una guida di stile per la scrittura delle email per una grande organizzazione americana.
Ecco la lista di temi sui quali stanno lavorando, appena postata sul blog Writing Matters e utile a tutti:
1. Ortografia, grammatica e punteggiatura sono importanti.
2. Perché non scrivere tutto maiuscolo e tutto minuscolo.
3. Catene di email e email scherzose sono ammesse o no?
4. L'oggetto dell'email deve essere chiaro: fornire una rosa di esempi.
5. Gli emoticon sono ammessi?
6. Come usare i campi cc and bcc.
7. Se e quando inoltrare i messaggi.
8. Quali argomenti vanno interamente evitati per email (informazioni private e sensibili, cattive notizie, licenziamenti).
9. Se, come e quando chiedere la ricevuta di lettura.
10. All'inizio e alla fine bisogna sempre salutare?
11. Come usare gli allegati e qual è il limite delle loro dimensioni.
12. Definire un termine di risposta standard a livello aziendale e comunicarlo: "Qui, alla ABC Spa rispondiamo a tutte le email, interne ed esterne, entro 24 ore".
13. Come usare la formattazione: grassetto, corsivo, colore, fondi.
14. Quali informazioni devono essere inserite nella firma e quali sono proibite.
15. Come trattare gli acronimi.
16. Se e quando “rispondere a tutti”.
17. Come e perché ricorrere alle liste di distribuzione.
18. Come scrivere il messaggio perché la richiesta sia chiara.
19. Quando una telefonata o un incontro di persona sono meglio di un'email.
20. Strategie di gestione dell'email: quanto spesso leggere, quanto archiviare, quando rispondere, ecc.
21. Le policy aziendali (privacy, diritti, ecc.).
Il punto sugli emoticon può far sorridere, ma conosco aziende che li proibiscono. Con quale successo non lo so, gli effetti del proibizionismo penso siano sempre gli stessi.
Il punto sui licenziamenti comunicati per email può invece far venire i brividi, ma dall'altra parte dell'Atlantico in questo periodo deve essere prassi quasi normale, perché nei siti e blog di comunicazione se ne discute moltissimo.
Anche il silicio alla ricerca dell'anima
Si parla e si scrive tanto di narrazione e di storytelling come nuove strade per raccontare le aziende, ma la strada verso l'incantamento del cliente può essere molto ardua. Tra i corporate blog italiani, non ne vedo molti nuovi. Anche i migliori segnano il passo: quello di Ferrari langue, quello di Mandarina si autocongela.
Sono sempre di più le aziende che fanno parlare persone e clienti soddisfatti al posto loro. Soprattutto in quei settori, come le tecnologie, in cui prodotti e servizi sono ormai tutti uguali. Dallo Human Network di Cisco alle storie di Intel, in cui mi sono imbattuta stamattina.
A leggere solo le parole sembra di stare in un sito new age: le tue storie > cosa c'è dentro di te > creatività, intuizione, sogno, elevazione, ispirazione.
Alcune storie sono interessanti e ben scritte, della lunghezza giusta. I protagonisti italiani interessanti. I titoli non banali. Ma basta questo per rendere le storie sui siti aziendali credibili ed efficaci? Non ho risposte, ma rimango un po' scettica.
PS Buffo, ho notato sul sito di Intel uno strano effetto comune ad altri siti di grandi multinazionali. Proprio i testi ben scritti fanno risaltare la goffa traduzione dei brevi testi di servizio: Informati su questo lavoro, Visualizza la raccolta, Individua il processore ideale per le tue esigenze, Scopri quali eventi avverranno nel tuo paese.
Blocco da pagina bianca?
Guardate cosa ha inventato una designer newyorkese (via Notebookism).
Sofri stilnovista
L'ultima pagina del Tuttolibri della Stampa è sempre dedicata al "diario di lettura" di uno scrittore. Ed è ormai l'unica pagina che guardo. Sabato c'era una bellissima intervista ad Adriano Sofri sul ruolo che hanno avuto e hanno i libri nella sua vita. Dalla voracità e il collezionismo della giovinezza ai pochi e scelti compagni di oggi.
E io, oggi, apprezzo particolarmente la scrittura di Sofri. Forse perché mi ha conquistata lungo gli anni con grande lentezza, parola per parola, facendo cadere una per una le mie tante resistenze.
Partita da una decisa antipatia per motivi che si possono facilmente immaginare, oggi cerco e leggo tutto quello che scrive, dai libri alla Piccola Posta sul Foglio. Acuto, umano e sempre più struggente.
Oggetti aprimail
Non sempre i contenuti delle newsletter quotidiane di MarketingProfs sono un granché, ma gli oggetti sono degli aprimail eccezionali.
Continuo a rimanere iscritta solo per loro. Quello di oggi è Monday, Wednesday, Happy Days. Riguarda i pro e i contro dei diversi giorni della settimana per mandare una newsletter o lanciare una campagna per email.
Sticky bonus

Continuo a considerare Made to Stick il miglior libro di comunicazione che abbia mai letto. Perché, l'ho già scritto.
Stamattina sono andata sul sito del libro, solo per catturare l'immagine della copertina per una lezione che sto preparando, e ho trovato il blog dei due autori, i fratelli Heath, più un'ottima pagina di risorse bonus che vi consiglio di scaricare e anche i link alla rubrica che tengono su Fast Company. Ho di che leggere e ascoltare.



Rss