Omaggio alla condivisione
Giacomo Mason lo chiama mini-manuale, ma tanto mini non è: 85 pagine.
è il manuale di web writing che ha scritto per i redattori del sito della Polizia di Stato e che,
ci avverte, è ora disponibile online.
Ammiro molto la capacità di Giacomo di condividere praticamente tutto della sua attività sul web: letture, pensieri, libri, tonnellate di slide.
Io, che pure in tanti anni ho rovesciato in rete centinaia di pagine, non riesco ad arrivare a tanto.
Quindi, chapeau!
Resilienti
Prima di comprare un libro, oggi faccio sempre una visita alle recensioni di IBS e di Anobii.
Su IBS il nuovo libro di Mario Calabresi, La fortuna non esiste, ha tutte recensioni al massimo, 5/5. Caso davvero raro.
Ho quindi inserito anche questo libro nel mio carrello.
Avevo già letto Spingendo la notte più in là, libro commovente e bellissimo, chiaramente un libro che Calabresi aveva dentro da tanti anni, che aveva scritto, rifinito e riletto infinite volte dentro di sé.
Difficile ripetere quel piccolo miracolo a così breve distanza, mi ero detta ed ero persino un po' delusa che l'autore avesse ceduto così presto alle nuove lusinghe della Mondadori.
Mi sbagliavo, e mi accingo a contribuire anche io alla pagina di recensioni con il mio
5/5.
La fortuna non esiste è tutta un'altra cosa, ma non è da meno. Calabresi si conferma quello che mi era parso al suo primo libro: un bravissimo giornalista e una persona curiosa e sensibile.
Il suo nuovo libro è un silenzioso reportage sugli Stati Uniti di oggi, spazzati dalla crisi economica eppure più speranzosi e vitali di noi.
L'aggettivo "silenzioso" mi è venuto spontaneo, ora che scrivevo.
È silenzioso perché la penna di Calabresi non è una voce, ma uno sguardo, che fa parlare soprattutto le cose. Interi quartieri deserti, dove ogni casa è stata abbandonata da un giorno all'altro da chi non poteva più pagare il mutuo. Il contenuto degli scatoloni dei manager che abbandonano i loro uffici nei grattacieli di Manhattan. La bacheca di una biblioteca in una città fantasma. Una piscina vuota. Un aereo dell'esercito italiano, che trasporta verso un nuovo mondo un bambino afgano. Il semplice buffet di biscottini fatti in casa che accoglie Michelle Obama all'inizio della campagna elettorale. Un villaggio di camper in riva all'oceano.
È la famosa resilienza, quel nucleo indistruttibile di forza e di energia che ci fa resistere a tutto e rialzare la testa, e che ognuno di noi ha dentro di sé anche quando non lo sa.
Un nucleo - Calabresi non lo dice ma credo lo pensi - che hanno anche i gruppi, le società, i paesi.
Carta stampata: c'è chi sale
Oggi Internazionale pubblica "un'email collettiva" di Dave Eggers sul futuro della carta stampata e un amico mi segnala un lungo articolo dell'Atlantic che analizza il "caso Economist".
The Economist: uno dei settimanali più densi di parole al mondo, che non offre contenuti che non puoi trovare altrove e non fa mai uno scoop, che ha una scrittura brillante ma non più di altri e giornalisti acuti ma non più di altri.
Eppure, nell'ecatombe di quotidiani e magazine, la sua edizione cartacea non fa che conquistare lettori.
Il segreto, per l'Atlantic: "Il vero valore dell'Economist è nelle analisi intelligenti di tutto ciò che secondo loro merita di essere analizzato e nella presentazione intelligente dei contenuti."
Cioè analizza i dati, vai a fondo, fatti un'opinione, offri nuove chiavi di lettura e sappi restituirle ai lettori nel modo più chiaro, vario e piacevole possibile (con testo, grafici, illustrazioni e anche con i quiz).
Per il neo-crusc che è in noi
"Piena di imperfezioni, non le si può chiedere troppo, ma è meno spigolosa di come la si dipinge e di come, in un certo senso, la gente vorrebbe che fosse. Al contrario, ha un'indole relativamente mite e un'intima - e apprezzabile - vocazione al dubbio."
Non è la descrizione di una ragazza scontrosa, ma quella della grammatica nel primo capitolo di Val più la pratica di Andrea De Benedetti, che mi sono letta in questi giorni.
Sottotitolo: Piccola grammatica immorale della lingua italiana.
In realtà, di immorale non c'è proprio niente, di istruttivo e divertente moltissimo.
Il bersaglio - o l'interlocutore - di De Benedetti è il neo-crusc, il pedante che piange la decadenza del congiuntivo, lamenta che nessuno sa più scrivere, si aggrappa alla grammatica come all'ultima scialuppa in un mare in tempesta e soprattutto pretende da lei risposte precise e definitive.
Il neo-crusc a tutto tondo non esiste, ma un pezzetto alberga sicuramente in ognuno di noi, anche in me che della lingua sono una gran praticona e che sarei sonoramente bocciata se mi presentassi a sostenere l'esame di grammatica italiana. "Val più la pratica" potrebbe essere il mio slogan, eppure anche io adoravo la rubrica La Crusca per voi e mi sono dispiaciuta moltissimo quando l'hanno sospesa. Un pezzetto alberga pure nell'autore del libro, che però ci sa giocare come con un dispettoso alter ego.
Ogni capitolo è dedicato a un tema controverso o a un cavallo di battaglia dei neo-crusc: il congiuntivo, la congiunzione dopo il punto fermo, il raddoppio dei pronomi (il famoso "a me mi"), la posizione delle parole all'interno della frase, il "che" tuttofare, la punteggiatura, la ripetizione.
De Benedetti, da linguista scherzoso, spiega, argomenta, convince.
Due cose mi sono piaciute tantissimo, tra le tante.
La varietà e la (relativa) libertà della punteggiatura, che come sistema fisso e immutabile era già stato mirabilmente picconato nel suo Prontuario di punteggiatura da Bice Mortara Garavelli, nume tutelare di De Benedetti insieme a Luca Serianni.
Ci sono almeno tre punteggiature: per l'occhio, che agevola la lettura silenziosa; per l'orecchio, per dare un determinato tono alla lettura ad alta voce; per il cuore, che comunica emozioni e stati d'animo di chi scrive.
E poi (sdoganata la congiunzione dopo il punto) la dolente questione della ripetizione: "Ripetizione e ridondanza sono garanzia di precisione e, almeno in teoria, di trasparenza". E' vero molto più spesso si quanto si crede, soprattutto nella scrittura professionale.
Sul retro dello Chardonnay
L'anno scorso ho fatto parte della giuria del Premio Letterario Santa Margherita, promosso dall'omonima azienda vinicola e dalle Librerie Feltrinelli. Prova: un breve racconto sul vino in un massimo di 4.000 battute.
Era una cosa nuova per me e mi sono divertita moltissimo: ho passato un intero pomeriggio - quattro ore e mezza in treno da Roma a Milano - tra racconti di guerra, cenette a lume di candela, annunci di nascite, tradimenti, memorie storiche e persino un paio di brevi gialli ambientati in cantina.
I racconti vincenti diventano dei mini-libri attaccati alla bottiglia: io li ho scoperti così. O li potete leggere in rete, insieme a quelli di scrittori già famosi, come Michele Serra e Pino Cacucci.
Se invece volete scriverne uno, quest'anno avete tempo fino al 15 settembre.
Parole in viaggio
"Taccuino", il quaderno cui affidiamo impressioni e pensieri sparsi deriva dall'arabo e ha poco a che fare con l'impressionismo e molto con l'ordine e la razionalità.
Taqwim significa infatti "corretta disposizione", "ordine giusto", come ho scoperto leggendo - anzi guardando - gli ultimi post di In viaggio col taccuino di Simonetta Capecchi. Il Dizionario Etimologico Zanichelli aggiunge che la parola è approdata nella nostra lingua attraverso i medici arabi della scuola salernitana e i loro Tacuina sanitatis.
Simonetta è reduce dall'organizzazione della mostra In viaggio col taccuino a Galassia Gutenberg a Napoli e i suoi post sono una delizia per gli occhi e una degna preparazione a chi si appresta a viaggiare questa estate con i sensi bene aperti e il taccuino in tasca.
Un taccuino collettivo dedicato ai viaggi in Italia lo trovate anche nelle Strade delle parole: potete leggere, contribuire o scaricare quanto artisti e scrittori hanno raccontato sui viaggi nel nostro paese.
Se invece volete imparare e confrontarvi con maestri e appassionati come voi, c'è la Scuola del viaggio: weekend e summer school con laboratori di scrittura, fotografia e taccuini di viaggio. Il docente di Carnet di viaggio è il mitico Stefano Faravelli.

Magic Italy
Nuovo logo dell'Italia: sono inorridita pure io ma non so argomentare bene il mio orrore, almeno non quanto Annamaria Testa ed Emmebi ai cui interventi quindi vi rimando.
Tra il blog e il libro
Per i fan di Hugh MacLeod e delle sue vignette su Gapingvoid, oggi è uscito il suo libro sulla creatività Ignore Everybody. Questa è la copertina:

Ho il forte sospetto che sia una ricucinatura su carta dei suoi post della serie How to be creative, del periodo d'oro di Hugh, quando disegnava un post geniale al giorno, mentre oggi ci propone soprattutto la sua oggettistica, dalle stampe firmate ai portachiavi.
Spesso il libro finisce per diventare una specie di punto di arrivo e di esaurimento del blogger. Mi sembra stia succedendo a un altro bravissimo, Garr Raynolds di Presentation Zen, i cui post si fanno sempre più rari e parlano soprattutto delle presentazioni e delle varie edizioni del suo libro.
Peccato, perché il blog è uno splendido incubatore di (nuovi) libri.
Lo sa bene Seth Godin, che scrive con ferrea disciplina un post al giorno e un libro l'anno. E non sgarra mai.
Farsi capire, otto anni dopo
Mi ero riproposta di scrivere della nuova edizione di Farsi capire di Annamaria Testa
dopo aver letto il libro per benino, riga per riga, capitolo per capitolo, matita alla mano.
La prima edizione, quella del 2000, l'avevo letta così, anzi l'avevo proprio "studiata". Del resto il libro nasceva dall'esperienza di Annamaria nelle aule universitarie.
Avevo già letto La parola immaginata e i racconti di Leggere e amare, due libri che mi erano piaciuti moltissimo.
Il primo, soprattutto, era stato una specie di faro nella mia affannosa e fino ad allora infruttuosa ricerca di riferimenti nel campo della scrittura. Imparai un sacco di cose ma la vera lezione fu capire che forse anche il mio strano ed evanescente mestiere lo si poteva raccontare agli altri, in maniera semplice e appassionata. Con la mia decisione di raccontarlo poi in un sito quella lettura ci entrò parecchio e mi servì da sprone. Non avrei mai avuto il coraggio di farlo in un libro, ma le pagine del web mi sembrarono il luogo giusto per i miei primi tentativi.
Quindi divorai anche Farsi capire, più tradizionale nella scansione (dalla teoria alla pratica della comunicazione), più ampio (c'era proprio tutto dentro: teoria della comunicazione, creatività, storia della retorica, consigli pratici), ma anche un po' meno compatto rispetto a La parola immaginata e poi a Le vie del senso. Ricordo che nella prima parte saltai qualche pezzetto e mi concentrai soprattutto sulla seconda, terreno evidentemente allora più sicuro per la copywriter consumata che aveva già prodotto il passaparola di Perlana e Liscia, gassata o Ferrarelle?
Quando ho aperto la nuova edizione non ho potuto fare a meno di aprire anche la prima e il divertente gioco del confronto mi ha preso la mano, per cui eccomi qui a scriverne subito.
Prima di tutto, è un vero nuovo libro nel senso che l'autrice non ha furbescamente aggiunto uno o due capitoli alla fine, come sempre più spesso si fa oggi, ma lo ha riscritto otto anni dopo. Otto anni in cui ha approfondito i temi della creatività e del web e in cui lei stessa ha ideato e realizzato un sito.
Il nuovo libro è più coerente, sicuro e leggero: meno citazioni dai teorici della comunicazione, teoria più stringata nell'esposizione ma non nei contenuti, più immagini, e soprattutto tanti più esempi dal lavoro e dalle letture di questi anni, da Kapuscinski a Obama.
Tutte le novità si innestano sul solidissimo e indovinato impianto della prima edizione: ogni capitolo con la presenza forte della voce narrante di Annamaria e gli schematici ed efficaci Riassumendo finali, più il ricco capitolo Testi e siti: qualche suggerimento (ben dieci pagine di indicazioni, molte inedite per me).
Questa volta il libro esce in edizione economica, una scelta che apprezzo tantissimo: oltre 400 pagine costano 11 euro, e le parole non appaiono stipate ma sono leggibilissime.
Ho letto e continuo a leggere quasi tutti i libri che riguardano la scrittura professionale, sia italiani sia stranieri. I più utili, tanti, li trovate nel mio scaffale. Ma se devo fare la famosa rosa di tre da consigliare agli studenti, a chi comincia, a chi vuole leggere libri che non solo informano ma sono anche scritti come predicano, consiglio Farsi capire di Annamaria Testa, Italiano, lo stile di Massimo Birattari e Fifty Writing Tools di Roy Peter Clark. Aggiungo, sulla comunicazione più in generale, Made to stick di Chip e Dan Heath.
PS Con l'arrivo dell'estate sto invertendo il rapporto dei miei tempi di lavoro, cioè meno produzione più studio. Ho una vagonata di nuovi libri da leggere: man mano vi terrò aggiornati.
Un'arte sovversiva
Vero, gentile, necessario. Sono i tre principi su cui, secondo i Sufi, dovrebbe essere incentrata la comunicazione fra le persone.
Carol Fisher Saller, autrice di un breve ma necessario manualetto dal titolo The Subversive Copy Editor, si è indubbiamente ispirata a questi principi per formulare le regole che un bravo redattore (e nel mucchio ci mettiamo anche i correttori di traduzioni) dovrebbe seguire.
Vero, gentile, necessario: comincia con questa bella triade di aggettivi semplici e quotidiani il post che Beba Manno ha dedicato a un nuovo libro sul copyediting sul suo blog Taccuino di traduzione.
Il libro promette molto bene e dei consigli bibliografici di Beba Manno mi fido ciecamente. Quindi per approfondire vi rimando al suo post.
Di mio ci aggiungo la raccomandazione di andare al sito del libro dove si può ascoltare un bel podcast con la voce dell'autrice, scaricare l'indice e l'introduzione, e la considerazione di quanto l'uso dei multimedia si faccia sempre più raffinato per far conoscere, promuovere, far acquistare un libro che non si può sfogliare in libreria. I libri professionali più interessanti degli ultimi anni li ho conosciuti e sfogliati così.
Il paese dei festival
Ormai a nessuna disciplina si nega un festival... stamattina l'annuncio del 1° Festival della Lingua Italiana e dell'Alfabetizzazione sul sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali mi ha subito incuriosita, ma poi leggendo il comunicato stampa mi si è accapponata la pelle.
Per esempio, in un passaggio così:
Il Festival intende, pertanto, proporre una visione emblematica e del tutto inedita della nostra Lingua Italiana: una lingua che sappia superare gli schematismi accademici ed adoperarsi per un nuovo progetto sociale, che guardi ai problemi del nostro tempo, alle criticità del sistema mondiale ed alle nuove frontiere del sistema educativo, perché il diritto al futuro divenga finalmente un diritto intangibile dei giovani di tutto il mondo. Nell’era della tecnologia virtuale l’uomo contemporaneo riscopre, oggi più che mai, il bisogno primario di recuperare un dialogo con una forma linguistica autentica e leale alla quale affidare la narrazione della “storia dell’uomo”. Si tratta, in definitiva, di un evento che si occupa al contempo di giovani, cultura ed integrazione, nella prospettiva costante di una lingua intesa sempre quale grande strumento di coesione nazionale.
Oltre allo stupore (è vero, uno scherzo, un esercizio di stile?) mi rimane la curiosità di sapere cosa è mai la "tecnologia virtuale".
Semplificazione perugina
Sono ormai tante le pubbliche amministrazioni che elaborano il proprio manuale di stile e lo condividono in rete. L'ultima (scoperta da me) è la Provincia di Perugia.
Molte informazioni di base ormai si ripetono, ma resta il valore dei tanti esempi di riscritture, tutte diverse. Anche il manuale perugino ne ha parecchie.
Itanglese aziendale
Negli ultimi otto anni la presenza di termini inglesi nelle pubblicazioni aziendali italiane è aumentato del 773%: è il risultato di una ricerca svolta dalla società di traduzioni Agostini e Associati (via rassegna stampa Treccani).

Il-lo-llà, i-gli-llè
Questa settimana i Glossogrammi della Treccani – geniali, istruttivi e divertenti quiz sulla lingua italiana – si occupano dell’articolo determinativo. Quello indeterminativo alla prossima puntata.
Come scrive l’autore Giordano Meacci:
Proprio perché storditi dall’immensità trascrittrice dell’articolo, s'è affrontata solo una parte del cielo grammaticale che descrive, quella determinata e determinativa. Sia quando si muove da sola oltre i tranelli musicali del la e del lo; sia quando articola – facendosi verbo – le preposizioni che l’accompagnano. Ci sarà tempo per affrontare le enormità dell’uno – anche quando si presenta senza –o finale – in un altro momento.A me l’articolo oggi interessa parecchio, ma il mio interesse è conquista recente. Come tanti, quasi tutti, prima di arrivarci sono stata presa da parecchie altre cose che mi sembravano più importanti.
Se considerate il-lo-llà, i-gli-llè qualcosa di più di un mantra infantile; se faticate a ricordarvi, alle volte, l’ordine standard delle preposizioni semplici: ecco. Provate ad articolarle, più che determinati, dando un’occhiata, perlomeno, ai glossogrammi che seguono; chiedendovi costantemente – come da titolo – se l’articolo vi interessa.
Determinativo o indeterminativo, l’articolo mi è parso a lungo piccola cosa, che veniva da sé, non degno di troppe riflessioni. Probabilmente d’istinto lo usavo correttamente, ma il lavoro sui testi degli altri mi ha insegnato a usarlo con più consapevolezza.
Quando cominci a farci caso e a pensarci su, ti rendi conto quanto nella scrittura professionale il povero articolo sia spesso considerato un dettaglio di poco conto. Invece la scelta tra determinativo e indeterminativo a volte può fare la differenza.
La nostra agenzia ha organizzato un convegno dal titolo Scrivere per i social media: dal microcontent al nanocontent > La nostra agenzia di comunicazione ha organizzato il convegno Scrivere per i social media: dal microcontent al nanocontent.
Alla fine del corso, i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione > Alla fine del corso, i partecipanti riceveranno l’attestato di partecipazione.
Per chi scrive arriva dagli Usa un nuovo programma che evita le distrazioni durante il lavoro di stesura, denominato To the point > Dagli Usa è arrivato To the point, il nuovo programma antidistrazione per chi scrive.
Benvenuto nella Community The Best! Tra i servizi riservati ai soci, riceverà una newsletter periodica con tutte le informazioni e i servizi. > Benvenuto nella Community The Best! Tra i servizi riservati ai soci, riceverà la nostra newsletter con tutte le informazioni e i servizi.
L’articolo determinativo circoscrive e conferisce unicità, cosa preziosa in tutta la scrittura di marketing. E riesce a farlo con sole due o tre lettere, e in più te ne fa risparmiare altre, perché a quel punto “dal titolo”, “denominato” e simili li puoi tranquillamente tagliare.
L’articolo dà ritmo, grazia e rotondità al testo. Curioso invece quante lettere e quanti documenti aziendali, che contengono una pletora di parole inutili e di ovvietà, si mettano poi a risparmiare proprio sui piccoli testi degli articoli:
- come da allegata informativa
- portiamo a vostra conoscenza
- segue conferma
- in ottica business
- recante suoi dati personali
L’effetto è inevitabilmente quello del telegramma o del bollettino militare.
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Rubo a Hugh McLeod il disegno dell'uccellino per segnalarvi la guida di 27 pagine su come usare Twitter nelle PR, messa a disposizione gratuitamente da Ragan.com.
Mi sa tanto di una di quelle cose che spariscono presto, per cui affrettiamoci.



Rss