Lo stile dell'energia
La mia cartella dedicata alle guide di stile si è arricchita stamattina di un pezzo forte: la Web Editorial Style Guide dell'Energy Information Administration del governo USA.
L'hanno realizzata le due precisissime e generose signore di E-write, autrici del blog Writing Matters.
Un'ottima fonte di ispirazione per tutte le aziende e le amministrazioni con redazioni web ampie e decentrate, per le quali la guida di stile è assolutamente indispensabile.
Se poi la mettono online, ci fanno anche un figurone con clienti e cittadini.
Virgole e manie
Sto approfittando delle giornate di calura e di calma per recuperare un po' di letture arretrate.
Cerco di leggere insieme i libri sugli stessi temi, e così ieri è toccato a due bestseller, che mi trascinavo da un bel po': Eats, Shoots and Leaves di Lynn Truss e L'italiano, lezioni semiserie del nostro Beppe Severgnini.
Il più famoso e venduto libro sulla punteggiatura mi ha assai annoiata: ci sono dentro cose interessanti, cose risapute ed esempi divertenti e carini, ma il tutto è annegato in un mare di ripetitività e nello stucchevole compiacimento dell'autrice nel sentirsi il gendarme della punteggiatura.
Dal libro di Severgnini non mi aspettavo molto: l'autore è un bravissimo e simpatico divulgatore, ma non pensavo che il libro mi svelasse qualcosa di nuovo. Infatti non lo svela, ma le lezioni semiserie non si prendono appunto troppo sul serio. La lettura è piacevole e ha qualche piccola perla, come l'esercizio per togliere tutti i "che" da un articolo di giornale. Uno di quei vincoli di cui parla il post di ieri.
Anche Severgnini dedica un bel po' di pagine alla punteggiatura e devo dire che condivido abbastanza la sua smania purista, soprattutto in fatto di virgole.
Io tengo quelle che servono la chiarezza e il significato ("Una donna, senza l'uomo, è nulla", "Una donna: senza, l'uomo è nulla" è uno degli esempi più indovinati della Truss), e quelle che servono la sottolineatura, l'intenzione, l'espressione (pochissime).
Anzi, uno degli esercizi che mi diverto a fare quando rivedo un testo altrui è "eliminare tutte le virgole possibili": quindi sposto gli incisi all'inizio o alla fine, smonto le frasi per renderle più fluide e soprattutto tolgo le virgole che recintano quindi, pertanto, altresì, infatti, infine e simili. Quelle, davvero, non le sopporto... e quelle che recintano il mio davvero sono l'eccezione che conferma la mia regola ;-)
Come scrive la Truss, la punteggiatura è per due terzi una questione di regole e per un terzo di gusto personale.
Diciamo che il mio vincolo "via tutte le virgole possibili" è una mania, un giochino da editor fissata. Quando ci vuole, ci vuole. Come ci insegna questo piccolo capolavoro che dura solo un minuto:
26 vincoli creativi
The Writer è una agenzia di Londra che si occupa di testi per le imprese e le amministrazioni. A tutti i livelli: editing, copywriting, branding, formazione. A fondarla è stato John Simmons, che ha diretto per molti anni la direzione Verbal Identity di Interbrand. Il concetto di "tono di voce" di un'organizzazione è loro/suo.
Ho letto tutti i libri di Simmons negli ultimi anni e devo dire che è uno dei pochi scrittori professionali con cui mi sento sempre in sintonia e che più mi ha ispirato.
Quando sono belli e intelligenti riesco a godere anche dei libri di scrittura scritti in un'altra lingua. Gli esempi cerco di immaginarli nella mia, o li traduco, o mi invogliano a cercarne di simili in italiano.
The Writer ha prodotto ben due libri negli ultimi mesi: Brillant business writing del direttore creativo Neil Taylor e Twenty-six ways of looking at a blackberry dello stesso Simmons.
Me li sono comprati e letti tutti e due, con impressioni diversissime. Mi aspettavo molto, perché The Writer lavora per alcune tra le più grandi e interessanti aziende al mondo. Mi aspettavo soprattutto la cosa più preziosa per chi fa il nostro lavoro: tanti esempi e casi concreti.
Invece Brillant business writing è un manuale carino, pieno di consigli sensati che conosco e applico già, ma zero esempi.
Il libro di Simmons è invece originale, non nella formula ma nel campo di applicazione. L'idea è infatti quella geniale di Queneau e dei suoi Esercizi di stile.
Solo che invece di 99 modi diversi di descrivere una scenetta di quotidiana metropolitana, Simmons si scrive un tipico testo di aziendalese, una lettera introduttiva dell'annual report di un'azienda di telefonia mobile, che per essere inventata è piuttosto plausibile. E poi la riscrive in 26 modi diversi: 26 come le lettere dell'alfabeto, e ogni riscrittura inizia con una lettera, dalla A alla Z.
L'idea, che condivido sempre più, è che la creatività si scatena davvero quando abbiamo più vincoli ("Senza vincoli le scelte risultano intercambiabili. Nessuna scelta è quella sbagliata, ma nessuna è quella giusta" scrive Annamaria Testa in Farsi capire).
Ecco tutti i vincoli con i quali Simmons ha riscritto la sua paginetta-base:
- cambio dei pronomi
- fiaba
- domande
- nello stile di Dickens
- seduto da Starbucks
- storie di sei parole
- allitterazione
- senza la "e"
- poesia
- frasi da otto parole
- mito greco
- graphic novel
- lettera a un amico
- cambio di struttura
- sonetto shakespiriano
- articolo di quotidiano
- per un ragazzino di otto anni su un blackberry
- in blu
- poliziesco
- discorso del partito democratico
- in plain language
- con senso dello spazio
- sette pecacti capitali
- elenco
- haiku
- ultime parole
Le riscritture sono pezzi di bravura, considerando il punto di partenza, e ognuna è seguita da una riflessione su quel particolare vincolo, il suo significato, più altri esempi da diversi generi e forme espressive.
Anche qui niente di davvero nuovo, ma bastano la chiave e la struttura diversa a rendere il libro un'avventura a sorpresa.
Il libro prosegue sul web, con un sito molto succoso: 26fruits.
Bocciata

Ci deve essere un abisso tra gli speechwriter di Obama e quelli di Sarah Palin.
L'ormai ex-governatrice dell'Alaska ha tenuto un discorso di dimissioni giudicato dai media veramente scadente, anche dal punto di vista formale.
Vanity Fair ha affidato il testo ai suoi editor e fact checker e poi ha messo online l'impietosa revisione.
Notte di luna
Sono contenta di esserci andata. Per la festa, l’atmosfera gioiosa, ma soprattutto per la lezione di comunicazione che Piero Angela, che ha da poco compiuto ottant’anni, è riuscito ancora una volta a dare a tutti. Mi sarebbe piaciuto registrare qualche pezzo dei suoi interventi per poterli proporre in un aula e spiegare così quella parola complicata e un po’ imbarazzante che è semplicità.
Io a volte la evito solo per non vedere qualcuno storcere il naso.
Eppure Piero Angela la interpreta da grande.
Dal punto di vista lessicale: usava parole di tutti i giorni e spiegava con un breve inciso quelle più difficili, senza perdere il filo. Lo stavano a sentire tutti, dai bambini ai tanti stranieri che masticavano solo un po’ di italiano.
Dal punto di vista dell’ordine delle cose che diceva: niente premesse, direttamente dentro il racconto, magari partendo da un dettaglio. Mentre parlava, pensavo mentalmente a quali parole non necessarie si sarebbero potute togliere da una trascrizione. Non ne ho trovata nessuna.
Dal punto di vista delle modalità del racconto: tutte immagini, cose da vedere che si formavano automaticamente nella tua mente. Dall’immagine della terra a piccoli particolari dell’interno della navicella spaziale. Niente di astratto, solo cose concrete ed emozioni vissute.
L’emozione più grande, visibilmente sua ma trasmessa a tutti noi, è stata la risposta alla domanda dei conduttori di Caterpillar su cosa avesse provato quando vide per la prima volta l’immagine della terra ripresa dall’Apollo 8: ho pensato a una piccola pallina galleggiante e sola nell’universo infinito in cui gli uomini non riescono a smettere di ammazzarsi tra loro.
Uno sguardo ai numeri
Stephen Few è l'autore di un grosso volume che si intitola Show me the numbers.
Il libro tratta un tema trascuratissimo ma sempre più importante nella comunicazione di impresa: come comunicare in maniera chiara e immediata le quantità e i numeri.
Pensiamo sempre e solo alle parole, e lasciamo i numeri agli esperti di numeri.
Eppure in un annual report, in una presentazione su slide, anche in un semplice articolo, parole e numeri devono integrarsi e vivere insieme.
Così, o i numeri vengono inseriti in maniera farraginosissima nella forma discorsiva oppure sono visualizzati in affollati grafici tridimensionali.
Few studia da molti anni i modi migliori per comunicare i dati in forma visuale. Ieri ho scoperto che ha anche un sito, Perceptual Edge, ricchissimo di informazioni. Non solo gli indici dei suoi libri, ma anche molti articoli e un blog.
Alcune parti del sito, come dei suoi libri, sono specialistiche, ma consiglio a tutti le due sezioni più divulgative e anche divertenti: Examples, una serie di grafici "prima" e "dopo" con spiegazioni sintetiche e chiare, e il Test, che in dieci semplici mosse cambia completamente il nostro modo di guardare e realizzare i grafici.
In ottima compagnia
Ho scoperto che questo blog è candidato tra i 100 blog di Language Professional nel concorso bandito da Lexiophiles, sito tedesco ma multilingue che ha come tagline "Love your words".
Se vi va potete votarlo, ma vi raccomando una visita alla lunga lista di candidati perché potrete scoprire dei blog interessantissimi, dedicati a tante lingue (ci sono anche le sezioni Learning, Teaching, Technology).
Il giornalismo secondo Reuters
Reuters, una della più importanti agenzie giornalistiche del mondo, ha messo online il suo Handbook of Journalism, il manuale per i suoi giornalisti.
In quasi 600 pagine c'è veramente tutto, e ognuno potrà trovare quel che gli serve anche grazie all'organizzazione chiarissima dei contenuti.
Le 10 regole imprenscindibili in home page sono secche, lapidarie e valgono per i giornalisti di Reuters come per ogni persona che comunica e scrive, in rete e fuori:
- Considerare l'accuratezza come qualcosa di sacro. Sempre.
- Correggere apertamente un errore. Sempre.
- Mirare all'equilibrio e alla libertà dai pregiudizi. Sempre.
- Dire al capo se c'è un conflitto di interesse. Sempre.
- Rispettare le informazioni di valore. Sempre.
- Proteggere le proprie fonti. Sempre.
- Mettere le proprie personali opinioni in un articolo. Mai.
- Inventare e plagiare. Mai.
- Alterare un'immagine fissa o in movimento più di quanto richieda il suo normale miglioramento. Mai.
- Pagare qualcuno per un articolo e accettare soldi. Mai.
Le regole si declinano poi in una serie di indicazioni molto pratiche. La sezione Accuratezza merita una visita.
Senza parole
Due link che per mancanza di tempo mi sono tenuta fin troppo a lungo nel cassetto.
- Fucktorymuseum 2.0, il blog su "progetti, idee, soluzioni web per enti culturali" di Simone Strozzi.
Simone è l'autore di un bellissimo ebook sui social media per le istituzioni culturali, che potete scaricare anche dal blog.
I suoi frequenti post selezionano esempi di come gli strumenti collaborativi sono utilizzati per comunicare nei più grandi musei del mondo. L'ultimo linka allo slideshow del Moma su Flickr. Una presentazione che vale mille brochure.
- MI Master di Illustrazione Editoriale, un sito che prima ancora di essere una proposta formativa è una splendida galleria di link e lavori della faculty, composta da alcuni tra i maggiori illustratori italiani.
Può sembrare strano, nel mondo della fotografia digitale a portata di tutti e dell'editoria fai da te, ma l'illustrazione d'autore, originale e raffinata, è una delle costanti delle riviste cartacee che nel terremoto editoriale di questi tempi tengono bene. Il New Yorker, l'Economist, Internazionale. E anche di alcune bellissime testate online come A List Apart.
Romantico Zingarelli
Tra le novità di questo Zingarelli 2010 spicca l'apertura a un cospicuo patrimonio di belle parole “da salvare”. Contrassegnate da un'icona di una semplicità elementare ma dal profondo valore simbolico, un fiore, ♣, – cosa c'è di più struggente e disarmante? –, sono quelle tante, preziose parole dell'italiano delle quali può sfuggire a molti il senso e di cui si deve tuttavia dire: “eppur ci sono”. Profumate in molti casi d'antico, non saranno proprie dell'uso corrente o correntissimo ma sono pronte a prestare la loro opera per chiunque voglia ancora disporne: parole carezzevoli e degne di rispetto, che valgono un nodo al fazzoletto perché non siano spedite in soffitta prima del tempo. (Tratto dall'Osservatorio della lingua italiana di Massimo Arcangeli)Dalla "parola del giorno" Zanichelli di questa mattina.
Più parole conosciamo, più articolati e sfumati riescono a essere i nostri pensieri ;-)
Osservando anche i commenti di questo blog negli anni mi sono accorta - prima con un certo stupore, ma ora comincio a farci caso - che spesso le incomprensioni nascono dal fatto che le persone non conoscono il significato preciso delle parole. E magari se la prendono quando non ce n'è alcun motivo.
Con le stesse parole, ti indico la strada
Tra le frasi sottolineate ed evidenziate a margine nella mia copia di The subversive editing ce n'è una fondamentale:
Repetition can be necessary for emphasis or organization, or it can just be annoying.
Enfasi e organizzazione. Organizzazione, cioè ordine e struttura.
Invece, in moltissime aziende e amministrazioni il retaggio scolastico dell'orrore della ripetizione si fa sentire in ogni tipo di testo, anche quelli in cui la ripetizione è tra i più importanti strumenti di comprensione e orientamento. L'arte della variatio diventa allora una fonte di infinito disordine.
Un genere di testi in cui la ripetizione serve davvero sono i manuali e le istruzioni, soprattutto quelli nati con l'obiettivo di spiegare al pubblico nel modo più semplice cose complesse. Se chiami le stesse cose sempre in maniera diversa "perché altrimenti il testo è monotono", è certo che il povero utente non ci capirà nulla.
Io sono in genere molto diffidente verso i manuali che vorrebbero spiegare per esempio i siti: se un sito è ben fatto, se l'architettura delle informazioni è quella giusta, i percorsi studiati, le icone immediate e le parole precise, non ci dovrebbe essere alcun bisogno di un manuale di istruzioni. Ma se si decide di farlo ("per fare education" è il ritornello più in voga), allora deve essere veramente cristallino.
Il pulsante è pulsante sempre, non una volta pulsante, una tasto e una bottone.
Selezionare e cliccare non sono intercambiabili: vogliono dire due cose diverse.
E così per tabella, box, riquadro.
Il mouse non è che una volta lo collochi, una lo posizioni, una lo sposti e un'altra lo avvicini. Devi scegliere e poi usare sempre quel verbo. Le parole diventano così punti di riferimento, come i segnali stradali. Se da lontano vedo il verde, so che si riferisce all'autostrada e non alla statale.
La ripetizione e la simmetria sono elementi di orientamento potenti all'interno di un testo, a livello lessicale, ma anche sintattico.
Quando chiedete di fare la stessa operazione, usate la stessa frase, identica.
Pensiamo sempre alla navigazione come a qualcosa che serve solo sul web, ma si naviga anche all'interno di un testo sequenziale e tradizionale, anzi più tradizionale, sequenziale, lungo e complesso è, più dobbiamo affinare gli strumenti di navigazione. La ripetizione è uno di questi, forse il principale.
Bene, e con questo post tiro le fila e chiudo il mio pomeriggio passato sulle pagine di un "manuale d'uso per l'utente".
Piaceri e fissazioni editoriali
"Importa tanto un accento?" mi sono chiesta per l'ennesima volta stamattina di fronte all'altissimo livello di sciatteria editoriale raggiunto dall'edizione online di
Repubblica.
Sarà che ormai appena salto su dalla sedia mi vedo di fronte Andrea Debenedetti (che non conosco e non ho mai visto, quindi lo immagino come un occhialuto professore che sicuramente non è), che mi addita e mi mette senza tante discussioni dalla parte dei neo-crusc.
A meravigliarmi non sono tanto i frequenti refusi (certo che nei titoli in home page una certa impressione la fanno), spiegabilissimi con i ritmi implacabili di una redazione online, quanto la questione degli accenti sulle "e". Su Repubblica ormai acuto e grave pari sono, come viene viene.
Ed è un mistero: per un giornalista o un copy gli accenti non dovrebbero nemmeno essere oggetti di attenzione, ma automatismi puri, come la freccia quando devi girare.
Importa, insomma, un accento? Una risposta la dà Carol Fisher Saller, senior editor al Chicago Manual of Style e autrice di The subversive copy editor, che ho letto in questi giorni:
Importa, sì, importa. Perché in un testo errori formali, imprecisioni e incoerenze minano l'autorevolezza dell'autore, distraggono e confondono il lettore, e si riflettono sulla percezione e la reputazione dell'azienda o del giornale per cui scrive. Con il suo lavoro, il copy editor crea o rafforza una relazione con il lettore che si basa sulla fiducia. Fiducia che nasce anche dalla piacevolezza e fluidità del testo, dal passare con leggerezza di idea in idea, di immagine in immagine, senza rallentare o fermarsi ogni momento a un semaforo rosso.
Un'altra risposta - ma vale soprattutto per me - me la do sempre da sola. L'attenzione ai particolari è una forma di disciplina e concentrazione, comune a tutte le attività meditative. Gli accenti e la punteggiatura se scrivi, il respiro se mediti, il ritmo tallone-pianta-punta se cammini con consapevolezza.
The subversive copy editor è un librino piacevole e rigoroso, ma anche molto tollerante. Non ci troverete dentro le regolette del buon copyediting, ma l'esperienza concreta di un'editor nelle sue molteplici relazioni con gli altri: il capo, i collaboratori, i lettori, gli autori, i freelance, se stessa. Dove attenzione e tolleranza vanno di pari passo.
Io ci ho trovato anche il piacere sottile e un po' sadico di mettere mano ai testi altrui, come esprime così bene la citazione di apertura da H. G. Wells:
No passion in the world is equal toLa Fisher Saller è più dolce, ma altrettanto acuta, a proposito del suo lavoro:
the passion to alter someone else's draft.
It is your privilege to polish a manuscript without the tedium and agony of producing it in the first place.
Travel library
Stavo per buttare il messaggio nel cestino senza neanche aprirlo: il mittente Oneworld Alliance mi sapeva di spam lontano un miglio, ma alla parola audiolibri nell'oggetto non ho saputo resistere.
Oneworld Alliance è un'associazione di alcune grandi compagnie aeree, che tra le altre cose hanno deciso di offrire gratuitamente alcuni audiolibri (per ora in italiano, inglese e olandese) da ascoltare in aereo.
Mi sembra un'idea molto carina, alla vigilia delle vacanze.
Ci sono ancora pochi titoli, ma comunque Vita della Mazzucco, Caos calmo di Veronesi, alcuni racconti di Calvino, Mal di pietre della Agus, Uno, nessuno e centomila di Pirandello. In inglese, anche la bio di Obama e The long tail di Chris Anderson.



Rss