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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


lunedì, aprile 16, 2007

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Tu! Chi, io?
Sabato, sul Corriere della Sera, c'era un articolo molto sfizioso sulla "dittatura del tu", a firma del giornalista americano Christopher Hitchens.
E' il dilagante fenomeno che vede organizzazioni pubbliche e private apostrofare direttamente il cliente o il cittadino illudendosi così di "rafforzare la relazione".
E' il caso dei mille slogan la nostra mission: le tue esigenze, costruito intorno al tuo mondo, tutto intorno a te, sei tu che scegli, spiaggie uniche solo per te, ogni cliente per noi è unico: proprio come te, diamo risposte alle tue domande.
Oppure degli inviti perentori: scarica subito la tua copia gratuita! registrati per avere il tuo omaggio esclusivo!
O delle lettere: Per qualsiasi ulteriore informazione, rivolgiti al tuo consulente di fiducia. Ti inviamo la documentazione del tuo prodotto.  
Per la mia esperienza, tutto questo fiorire di pronomi personali e aggettivi possessivi deriva sì dal desiderio spesso ingenuo di accorciare le distanze, ma anche dalla loro onnipresenza in inglese. Nelle aziende multinazionali si traduce pari pari, e gli altri seguono.
Quando poi è unito a imperativi e punti esclamativi l'effetto può essere addirittura opposto. Nella peggiore delle ipotesi il povero cliente si sente accerchiato, soffoca e cerca una via di scampo, nella migliore si nausea per tanto stucco e zucchero. Vuole scegliere sì, ma mica con la badante appresso!
Quella della call to action è arte sottile, fatta anche di lei e tu, ma soprattutto di rispetto, attenzione e terreno preparato fin dall'inizio della pagina, del sito, del documento, non di improvvise scorciatoie.