link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)
domenica, aprile 11, 2004
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Una vita intera in un fiore che cade. Ci sono pittori "pittori", talmente tali, che pur legatissimi al loro tempo per la scelta dei temi, sembrano sorvolare secoli e generazioni e porsi in un limbo e in uno spazio eterno della pittura. Con le loro pennellate tracciano itinerari di forme e colori che creano fratellanze al di là del loro tempo, delle loro città, delle loro corti. Per me i primi della lista sono Tiziano e Velázquez, due testimoni della loro epoca che hanno dipinto avvenimenti contemporanei e potenti del tempo, ma che mi sembrano vicini e veri come Picasso. E' a questo che pensavo venerdì pomeriggio visitando la mostra dedicata al barocco delle corti alle Scuderie del Quirinale a Roma. Tiziano ha unito la terra al cielo collegandoli con colonne infinite e aprendo così le porte al barocco. In tarda età ha dipinto le sue meditazioni su Cristo intingendo le dita direttamente nel colore e passandole poi sulla tela, senza progetto, senza disegno, come farà nel '900 Pollock, identificando pensiero, gesto e vita. Ma Velázquezè riuscito a raccontare la vita, la grandiosità, la tristezza, lo scorrere del tempo, rappresentando piccole e immobili principesse, le Infante di Spagna. Una dietro l'altra, a diverse età, accolgono fisse e altere il visitatore nella prima sala della mostra. Vestiti rigonfi, senza corpo, come gli sfarzosi monumenti funerari dell'epoca. Drappi rossi che scendono dal soffitto, come a teatro. Una scena costruita ad arte con i simboli della ricchezza e del potere: ventagli, pellicce, gioielli. E al centro quei visi veri, pallidi e tristi di bambine, rappresentati quasi senza pietà. Ma bisogna provare a dimenticare il tempo, le circostanze, i personaggi. Immergersi nel puro tessuto della pittura. Allora sotto i piedini dell'Infanta Margarita, i motivi del tappeto persiano - puri ghirigori piatti e senza prospettiva - appariranno come quelli di un interno tardo-ottocentesco di Bonnard, modellato sulle stampe giapponesi. Le pennellate bianche che le illuminano tutto il vestito sembreranno sorelle dei paesaggi innevati di Monet. Il blu metallico dello sfondo a sinistra, un fratello di quello di Cezanne. Mentre il vaso di fiori trasparente è in bilico tra due epoche: corre in avanti verso l'impressionismo con le sue pennellate veloci e abbreviate; è profondamente seicentesco nel suo valore simbolico. Per la piccola principessa, Velázquez non ha scelto di rappresentare il tempo che passa con una clessidra dorata o un sontuoso orologio sulla sommità di una consolle. Ha preferito regalarle un fiore bianco che cade dal vaso, appena staccato, ancora profumato, ma destinato a trascorrere come le tutte le cose e le tutte persone, anche le piccole principesse.