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giovedì, ottobre 28, 2004

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Trance metropolitana.
E' facile sentirsi improvvisamente stranieri e senza punti di riferimento in una città, la mia, che non è proprio una città, ma un mondo. Fatta di catacombe, di villaggi, di palazzi, di chiese, di parchi, di piazze, di fontane. Persino di piccolissime piazze che contengono immense fontane.
Basta entrare da un'altra parte, sbagliare strada, e non sai più dove sei.
Oppure ti muovi in quartieri che credi di conoscere da sempre e basta voltare un angolo per sentirti in viaggio, come se non fossi appena uscita dall'ufficio, ma appena arrivata in una città straniera, col tuo zainetto sulle spalle, i tuoi piedi per percorrerla, i tuoi occhi per meravigliarti.
Eppure dovevo solo lasciare una busta in una stradina dal nome magico: Vicolo di Orfeo. Sarà stato quel nome, o forse il cortiletto che portava alla silenziosa sala da meditazione, a farmi cadere nella piccola trance metropolitana.
Ma quel trapezio di stradine ordinate ai piedi del grande abbraccio del colonnato di S. Pietro mi è sembrato un villaggio di sogno, tranquillo e sereno come il suo nome: Borgo Pio.
Con le sue case insolitamente piccole e basse per la maestosità cui siamo abituati noi romani e le botteghe specializzate come non se ne trovano più, i banconi di legno, le vetrine confuse come nei paesi di una volta.
Nella vetrina del calzolaio, scarpette e stivali di tutti i colori aspettavano i proprietari. La minuscola ferramenta esponeva grappoli di spago, collane di catene e colonne di barattoli di vernice. Dalla fonderia, specializzata in campane, arrivavano sinfonie di metalli. E infine, mentre l'orologio mi faceva affrettare il passo, il negozio delle icone: non solo madonne sui sottili strati di legno, ma due intere pareti di cartoline, segnalibri, calendarietti, cartelline con l'unico soggetto di Maria e il suo bambino.
Ci tornerò presto. Per completare il sogno.









scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
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