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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


domenica, giugno 12, 2005

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Generazioni.
“Secondo te questi anelli sono anche da uomo? No, perché sono bellissimi.”
Alzo lo sguardo verso lo sbarbatello brufoloso accanto a me che come me sta rovistando tra i cestini pieni di anelli d’argento del negozietto etnico vicino alla fermata della metropolitana.
Mi viene da ridere, ma rispondo seria: “Non lo so, ma sono proprio bellissimi.”
Tanto basta perché lo sbarbatello che potrebbe essere mio figlio si metta a frugare e a disquisire sugli anelli per scegliere quello adatto a lui.
Sarebbe lunga spiegargli che quegli anelli le donne indiane li mettono ai piedi per ogni figlio che nasce. Sono bellissimi, tanto basta.
Stiamo lì vestiti quasi uguali, zaino in spalla, casco in mano, lettore mp3 che spunta dalla tasca, il motorino che aspetta fuori, tra poco magari pure con lo stesso anello.
Così uguali, penso, e invece così diversi.
Così vicini, e invece così lontani.
Li guardo, li sento parlare, questi ragazzini disinibiti che danno del tu a tutti da quando sono nati, e per i quali il problema di rivolgersi diversamente a persone diverse da loro è un problema che non esiste.
Mentre mi rimetto il casco rivedo una bambina silenziosa in un salotto buono, dove parlare agli ospiti non è consentito se non all’inizio e alla fine della visita e dove si dà del lei anche a giovanissime signore.
Eppure i ragazzini di oggi scrivono, scrivono tanto, e scrivono pure alle signore che tengono un sito che si chiama Il Mestiere di Scrivere. Il pensiero che la signora in questione, visto che lavora da un bel po’ di anni, potrebbe anche essere la loro madre quasi mai li sfiora.
”Ciao, sono Tiziiii!”
“Fico, brava, ciao.”
”Bellissimo il tuo sito, l’ho saccheggiato per la tesina della maturità. Ma non pensare che è un plagio, anzi devi essere orgogliosa.”
”Ho un grandissimo obiettivo: essere famosa, diventare una grande scrittrice, scrivere libri che tutti leggono. Ma ho bisogno di sapere come, ho solo quattordici anni. Puoi darmi una mano?”
“Scrivo poesie da tantissimo, ne ho un cassetto pieno. Roba molto emotiva, ma molto bella. Ho un grosso svantaggio, per ora. L’età: ho purtroppo sedici anni.”
“Ti prego, devo sapere tutti i minimi passaggi per pubblicare un libro. Grazie, ciao ciao.”
Voraci, emotivi, eccitati, chiedono tutto, quasi mai si firmano. 
Istintivamente correggerei quelle mail con la matita rossa e blu, facendo loro notare che nessuno prenderà sul serio i loro ardori letterari finché scriveranno mail in quel modo. Ho imparato a non farlo, a incoraggiarli riportandoli però con i piedi per terra.
Ma mi rimane la domanda: perché i laboratori di scrittura creativa e magari di scrittura professionale non li fanno a scuola, a quella età, quando sono così esuberanti, debordanti e fiduciosi in se stessi e nelle parole, invece di farli solo per gli adulti in cerca di brividi creativi?

scritto da luisacarrada | plink | commenti (14)
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