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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


martedì, luglio 15, 2008

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Semplicità & Chiarezza.

Nelle ultime settimane mi sono molto occupata di semplificazione e indici di leggibilità.
Ci tornerò su nel MdS. Intanto mi sono rispulciata ben bene la webliografia e mi sono ricordata di una risorsa importante che volevo linkare da tempo.
Eccola: il capitolo dedicato alla chiarezza e alla semplicità dei testi nella Guida all'accessibilità di Michele Diodati.
Utile per tutti, non solo per chi deve garantire siti accessibili.

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web writing, lingua italiana

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Criticità

Nella sua rubrica La parola, su Internazionale di questa settimana Tullio De Mauro si occupa di una parola che nelle aziende si usa fino alla nausea: criticità. Non ci sono più problemi o difficoltà, ma solo  criticità o meglio ancora elementi di criticità, che appartengono alla stessa famiglia dei punti di forza e punti di debolezza.
Prendendo spunto dalle neosemie, cioè dalle parole che nel tempo assumono nuovi significati oltre a quello originario, De Mauro scrive:
"Da anni ormai usiamo in italiano criticità (all'inizio specie al plurale) per dire non più solo "spirito critico" o "condizione critica", ma "punto critico" e, addirittura, "disfunzione".  I dizionari ne tacciono. E i dizionari francesi, inglesi e spagnoli omettono perfino le parole criticité, criticity, criticidad, ben diffuse oggi, specie al plurale, nel senso di "difficoltà" "défaillance". Ben diffuse, ma molto meno che in italiano. L'Italia è talmente piena di criticità che ha esportato in altre lingue il nuovo senso?"

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lingua italiana

giovedì, giugno 19, 2008

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Il gusto sottile della diversità.
Lo so, in questo periodo vi sembrerò ossessionata da questioni di lana caprina, ma è proprio di questo che mi sto occupando. Fortuna che sono anche questioni che mi divertono: la mia natura più profonda è quella di editor pignola.
Quando esamino documenti aziendali molto lunghi e complessi, uno dei problemi che mi pongo sempre è quello dell'equilibrio tra standardizzazione (o simmetria o ripetizione) e varietà. Pochi ci prestano attenzione, perché si pensa che un documento aziendale sia monotono per natura e che non ci sia niente da fare.
In realtà, la varietà (qui non oso parlare di "sorpresa") è importante proprio in questi documenti, quelli che nessuno ha voglia di leggere se non costretto. E proprio qui contano l'uso accorto di titoli e sottotitoli, font e stili del carattere appropriati, uso delle strutture parallele, varietà lessicale. Insomma tutte quelle cose che crediamo siano importanti soltanto nei testi più "creativi" e promozionali.
Nella documentazione aziendale servono altrettanto, forse di più, ma applicate col bilancino, a piccole dosi.
La monotonia lessicale è una delle principali imputate della sonnolenza che inducono i documenti aziendali dopo un paio di pagine: mettere in atto, definire, processo, sviluppo, supporto, avvio, implementazione, significativo, rilevante...
Una delle operazioni più delicate è capire quali parole "devono" essere sempre le stesse per non disorientare il lettore e su quali invece possiamo variare.
Oggi, dopo pagine e pagine di analisi e revisione, mi sono resa conto dell'onnipresenza dell'aggettivo "differente", a scapito del classico "diverso", che sembra definitivamente scomparso dalla scena.
Io ho una netta propensione per il secondo, forse perché "differente" mi è sempre sembrato molto romano, o forse è solo una mia fissa.
Fatto sta che mi sono presa lo Zingarelli per capire se e come i due aggettivi fossero effettivamente differenti/diversi.
Ed è proprio, come scrivevo all'inizio, una questione di lana caprina.
"Differente" riguarda le caratteristiche di una persona o di una cosa, soprattutto nel confronto con altre.
"Diverso" riguarda la diversità di vedute, direzione, orientamento, più in assoluto che nel confronto diretto.
Almeno io così interpreto le sottigliezze dello Zingarelli. Alla prossima variazione, la farò con più cognizione di causa.


mercoledì, giugno 18, 2008

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Sms o ossi di seppia?
Le nuove scritture assurgono a traccia della prova di italiano all'esame di maturità:

Dalle lettere agli Sms.

Comunicare le emozioni. Un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una mail. Così idee e sentimenti viaggiano attraverso abbreviazioni, in maniera veloce e funzionale. Non è possibile definire questo cambiamento in termini qualitativi, si può però prendere atto della differenza delle modalità di impatto che questa nuova forma di comunicazione ha sulle relazioni tra gli uomini. Quanto quella di ieri era una comunicazione anche fisica, fatta di scrittura, impronte, odori e attesa, tanto quella di oggi è impersonale e immediata. Discuti la questione proposta illustrandone, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze, gli aspetti che ritieni più significativi.


Sarà gettonatissima. Semplificatoria quanto si vuole, ma agli studenti sta appunto discuterla, confutarla, argomentarla.
Io, però, credo non mi sarei sottratta al fascino dell'analisi del testo, pochi versi dagli Ossi di Seppia:

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
....

Immagini, allitterazioni, il ruolo del dolore nella ricerca della serenità... qui ho una vera specializzazione ;-)

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lingua italiana, writers life

lunedì, giugno 16, 2008

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Noi, ricchi e poveri.
La parola del giorno Zanichelli di sabato si occupava della prima persona plurale, un attrezzo fondamentale ma delicato per chi si occupa di scrittura professionale:

pluràlis maiéstatis

[vc. lat., ‘plurale maiestatico’]

loc. sost. m. inv. (pl. lat.
plurales maiestatis)
·
Prima persona plurale usata di solito nei discorsi ufficiali di personaggi eminenti.

pluràlis modèstiae

[loc. lat., propr. ‘plurale di modestia’]

loc. sost. m. inv. (pl. lat.
plurales modestiae)
·
Impiego stilistico della prima persona plurale, in luogo della corrispondente singolare, al quale si ricorre per evitare frequenti ripetizioni, dissimulare artificiosamente l'importanza del locutore o rendere maggiormente partecipi i destinatari.

Ho così scoperto anche la versione "modesta" del noi, che uso moltissimo, anche nel mix con altri pronomi personali. Non ho mai creduto troppo alla regola (ma esiste poi?) secondo la quale se cominciamo con una persona dobbiamo essere coerenti lungo tutto il documento. Io cambio spesso e mi preoccupo soprattutto che il tono sia plausibile e il testo scorra bene.

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lingua italiana

giovedì, giugno 05, 2008

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Virgole.
A fare i pazienti lavori artigianali non si sciolgono solo i nodi, ma spesso anche i dubbi.
Dubbio del giorno: dopo una sfilza di sostantivi, tra l'ultimo sostantivo e il verbo che si riferisce a tutti ci vuole un'altra virgola o no?
Esempio: La morbidezza del velluto, la leggerezza della seta, l'uniformità del percalle (virgola) sono quanto vorremmo sentire accarezzando un tessuto.
Risposta: non ci vuole.

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lingua italiana

domenica, maggio 25, 2008

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Atelier.

Dal post precedente si capirà che in questi giorni non mi sto certo librando nei cieli di testi particolarmente evocativi, ma sto lavorando per rendere dei testi letteralmente "comprensibili" per chi li leggerà.
Non me ne lamento affatto, anzi considero da sempre il lavoro di editing tra i più istruttivi e anche divertenti in assoluto. Taglia, sostituisci, sposta, smonta, rimonta, ripro... il mio schermo diventa come il tavolo di una sarta. E come una diligente sartina, quello che scarto lo metto da parte e lo trasformo in un esempio, una slide, un breve post, un approfondimento o una ricerca per me.
Per proseguire con la metafora sartoriale, non ho frequentato l'accademia della moda, ma mi sono sempre ritrovata a lavorare direttamente con rotoloni di testo da tagliare e aggiustare, oppure con testi-vestiti da creare di sana pianta.
Quindi sono una gran praticona: che li debba solo riparare o ideare e realizzare, in genere i vestiti escono bene, ma a lungo non ho saputo spiegare il perché. Ero tutta solo istinto, occhio e orecchio.
Poi il sito e questo blog mi hanno pian piano instillato il gusto di capire, approfondire, diventare consapevole di quello che faccio mentre scrivo. Ma ancora oggi se qualcuno mi chiede una regola precisa di grammatica o la spiegazione di un termine di retorica, linguistica e affini, corro a sfogliare Serianni, Mortara Garavelli & Co.
Così ieri, leggendo un libro serissimo, ho finalmente dato un nome a un altro perverso fenomeno della scrittura delle organizzazioni: gli iperonimi, cioè quelle parole generiche che ne includono molte altre o, per dirla con lo Zingarelli, "vocabolo di significato più generico ed esteso rispetto a uno o più vocaboli di significato più specifico e ristretto, che sono in essi inclusi (per es. animale rispetto a cavallo, cane, gatto).
Ecco, secondo la mia esperienza, gli iperonimi più diffusi e malsani nelle aziende e nelle amministrazioni:

  • eventi per seminari, fiere, workshop, mostre, conferenze...
  • contenuti per testi, presentazioni, report, case study, brochure...
  • materiali multimediali per filmati, immagini, podcast, slide...
  • informativa per lettera, email, circolare, report...
  • nelle assicurazioni, sinistri per incidente stradale, infortunio, malattia, furto...

Altre esempi da condividere?


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Inquietanti presenze.
La via verso una comunicazione efficace è lastricata di tagli, vincoli e rinunce.
Ci sono sempre le eccezioni, ma in genere un testo diventa più chiaro e leggibile se togliamo qualcosa. Ce lo dicono gli indici di leggibilità (ovvero periodi brevi, parole brevi, parole precise e quotidiane) e soprattutto ce lo dice il buon senso.
Se c'è un aggettivo onnipresente in tutti i testi aziendali e delle amministrazioni, questo è... presente. Tra ieri e oggi ne avrò tagliati una trentina.
La classica risposta all'appello credo sopravviva solo nell'ambiente militare, in compenso dilaga nei testi scritti: la presente lettera, il presente atto, si prega di ritornare la presente, in questo sito sono presenti numerosi servizi, al convegno saranno presenti, i contenuti presenti nel presente documento... mano alle forbici!


sabato, maggio 17, 2008

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Train language.
Al convegno Web senza barriere si è giustamente molto insistito sull'accessibilità intesa come esigenza di tutti, non solo dei disabili, perché tutti possiamo trovarci in difficoltà nella fruizione di un sito web in diversi momenti della nostra vita e per i motivi più diversi.
Di qui la necessità di scrivere chiaro, secondo le buone regole del plain language: sintassi piana, lessico semplice ma preciso, formattazione del testo che guida e aiuta la lettura.
Ti chiedi allora perché questi sensatissimi principi non vengano applicati nella comunicazione al cittadino tout court, non solo sul web. Insomma, perché non si scriva e non si parli con chiarezza in situazioni in cui ascolto e leggibilità non sono facilissimi. Per esempio nelle stazioni e nei messaggi dati dagli altoparlanti.
Nella metropolitana milanese (e sicuramente in tutte le altre) il segnale rosso della sirena è accompagnato da questa scritta: "A segnale attivato, abbandonare la stazione." Scritta abbastanza misteriosa per chi conosce poco l'italiano e ancor più difficile da comprendere in una situazione di emergenza. Non era meglio "Se si accende la sirena rossa, lasciare subito la stazione"?
Sempre in stazione, altra scritta misteriosa presente nello spazio informativo in testa a ogni binario: Ind. sussidiarie... non credo che oggi l'italiano medio conosca il significato dell'aggettivo "sussidiario". Le "indicazioni sussidiarie" sono semplicemente le fermate intermedie. Basterebbe scrivere "il treno ferma a...".
Una volta sul treno, i messaggi dati attraverso l'altoparlante sembrano a volte provenire da un altro pianeta. Ma l'annuncio cui non riesco mai ad abituarmi è quello che raccomanda di portare con sé il biglietto anche quando si va al bar "per il servizio di controlleria da parte del personale di bordo".

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lingua italiana, on the road

domenica, maggio 11, 2008

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Buoni libri.
Ora che l'ho letto, vi confermo l'ottima impressione che mi ha fatto il libro La scrittura burocratica di Tommaso Raso. Austero, ma utilissimo, tratta nella prima parte i principali nodi della scrittura nelle amministrazioni pubbliche: l'influenza del modello legislativo, l'organizzazione del testo, la veste grafica e tipografica, la punteggiatura, le liste, le nominalizzazioni, l'uso del passivo, l'ordine delle parole, il lessico e parecchie altre cose. Il tutto con moltissimi esempi. Ogni tanto, inserti su temi più teorici, ma molto ben spiegati.
La seconda parte contiene testi di amministrazioni analizzati, commentati e in alcuni casi riscritti.
Come quasi tutti i testi rivolti agli amministratori pubblici, è prezioso anche per chi scrive nelle aziende. Cambia il lessico specialistico, ma gli errori e gli orrori sono gli stessi.
Quando leggo libri così, penso però sempre a quanto guadagnerebbero i loro contenuti da una maggiore cura della navigazione interna, del paratesto e soprattutto dell'aspetto visivo. Non si tratta di forma, ma di sostanza.
Curatissimo, e quindi piacevole da sfogliare e facile da esplorare, è invece Scrivere all'università di Paola Italia, docente di letteratura italiana all'università di Siena.
Schemi, box, rimandi, consigli pratici, cose da ricordare scandiscono tutta la prima parte, che guida con chiarezza lo studente universitario alla lettura critica di un testo e alla scrittura di tesi e tesine. Grande spazio è dato quindi alla scrittura argomentativa, ma non mancano le schede più pratiche: i più frequenti errori di grammatica, la punteggiatura, la correzione delle bozze.
Nella seconda parte c'è una ricca antologia di testi, prevalentemente su scrittura, lingua, comunicazione, scuola e università. Di grandi studiosi come Tullio De Mauro, di blogger come Massimo Mantellini, di docenti come Marco Lodoli. Con molte proposte di esercizi e relative soluzioni, utili anche ai docenti e agli studenti delle scuole superiori per la preparazione della prova di italiano alla maturità (articolo di giornale e saggio breve).

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libri, lingua italiana

martedì, aprile 22, 2008

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Confini sfumati.
Ancora uno spunto da una lettura di questi giorni: La scrittura burocratica. La lingua e l'organizzazione del testo di Tommaso Raso (Carocci 2005).
Libro tristanzuolo nel titolo, nella copertina e nell'impaginazione interna, ma che sto invece apprezzando molto nel contenuto. Un libro ricco di informazioni, definizioni, consigli per scrivere e riformulare testi amministrativi. Ma soprattutto un libro "preciso", qualità rara di questi tempi.
Preciso... forse fin troppo. Infatti una definizione mi ha fatto un po' sobbalzare e poi riflettere. Questa: ... un testo professionale ha tutt'altro obiettivo da un testo che intende emozionare... il testo professionale non è interessato alla sorpresa, ma alla facilità, alla certezza e alla rapidità della comprensione.
Ne siamo proprio sicuri? Questo vale di sicuro per il testo amministrativo, ma sempre meno per il testo professionale in senso lato.
In un case study, anche su un tema tecnologico, la sorpresa e la dimensione narrativa non contano? Un business writer statunitense ha definito con molta efficacia i case study "le favole di Esopo del marketing".
E che dire della storia di un'azienda?
Oppure delle interviste che fanno ascoltare direttamente la voce dei dipendenti sulle pagine di un'intranet? Non ci vuole la penna brillante del giornalista?
O ancora, un podcast formativo non gioca prima di tutto sul coinvolgimento e l'emozione?

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libri, lingua italiana

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Il vademecum dello scrutatore.
Passate le elezioni politiche, sul tavolo del prossimo ministro dell'Interno resta un lavoro interessante e originale: la completa traduzione in italiano del manuale di istruzioni per i componenti dei seggi elettorali.
"In italiano" perché il professor Michele Cortelazzo, insieme ai suoi studenti del corso di laurea in Comunicazione delle organizzazioni complesse dell'università di Padova, lo ha letteralmente tradotto dall'antilingua della burocrazia alla lingua che parliamo tutti i giorni.
Le "Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione” tradotte in italiano. Omaggio al Ministro dell’Interno (CLEUP, 2008) ristrutturano le informazioni prima disperse in punti diversi per le tante integrazioni e aggiunte, forniscono un apparato paratestuale che agevola la consultazione, e soprattutto sostituiscono un lessico tecnico, aulico e spesso incomprensibile con parole più semplici e chiare per i cittadini di oggi. Da mini trattato di diritto amministrativo a vero manuale di istruzioni per il seggio elettorale.
La semplificazione ha inoltre alleggerito il manuale del 25%, senza nulla perdere in contenuto informativo.
Il frutto del lavoro del professor Cortelazzo e dei suoi studenti è a disposizione di tutti sul sito dell'università di Padova, insieme alla versione originale, nella sezione dedicata alla semplificazione del linguaggio amministrativo, dove troverete moltissimi altri documenti e link interessanti sul tema. In arrivo, la sinossi delle due versioni.

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libri, lingua italiana

lunedì, marzo 31, 2008

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Troppo presto, signor maestro.
Si vede che oggi è la giornata della pedagogia e dei bambini, perché ho appena letto il ritratto per me inedito di un maestro famosissimo, una vera icona dell'insegnamento e dell'alfabetizzazione in Italia: Alberto Manzi.
La mia amica Stefania Bucciarelli lo racconta in uno speciale sul secondo numero di Culturiana, rivista per gli insegnanti dell'italiano come lingua straniera.
Una star televisiva, il maestro di Non è mai troppo tardi, un familiare in più nelle case Il maestro Alberto Manziitaliane di quarant'anni fa.
Eppure ancora oggi in gran parte sconosciuto, questo intellettuale profondamente solo e inquieto, troppo avanti con i suoi progetti e le sue idee.
Lo conosciamo come maestro della lingua italiana, ma la sua vera passione erano le scienze, l'ambiente e il mare, tanto che frequentò insieme l'istituto magistrale e l'istituto nautico, per laurearsi poi in biologia e solo dopo in pedagogia e filosofia.
Già nel dopoguerra, a Torino, fonda il primo giornale scritto da ragazzi all'interno di un carcere minorile.
Già negli anni sessanta, per insegnare la storia portava i suoi alunni a Dachau.
In tutte le materie - nell'epoca dei sussidiari - scelse di essere un divulgatore-narratore.
Per venti anni, ogni anno, passò mesi e mesi nella foresta amazzonica, a insegnare a leggere e a scrivere agli indios, fino a diventare una presenza scomoda. Quando gli revocarono il visto, continuò a entrare in Sud America clandestinamente.
Era il maestro più famoso d'Italia, ma finì nel mirino del Consiglio di Disciplina del Ministero della Pubblica Istruzione per otto volte. Nel 1981 si rifiutò di compilare le schede di valutazione, e lo sospesero dall'insegnamento e dallo stipendio.
Nella scuola elementare romana dove continuò a fare il maestro fino alla pensione era un emarginato, relegato all'ultimo piano. Il suo regno era il terrazzo, dove andavano solo lui e i bambini: vi allestì una vera baraccopoli con piante e animali e persino uno stagno per le bisce
.

Centro studi Alberto Manzi >>
Culturiana >>

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maestri, lingua italiana

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Parole per vedere e per sentire.
Ho una vera adorazione per Donatella Bisutti, poetessa raffinata e grandissima divulgatrice della poesia (La poesia salva la vita, Mondadori 1992).
Adorazione che si è consolidata da quando ho letto il suo L'albero delle parole, antologia di poesie per i bambini. Parlare ai bambini in maniera semplice e appassionante di cose difficili è il vero banco di prova dei grandi, come ci ha dimostrato
Bruno Munari.
Ora scopro che ha scritto un altro libro, Le parole magiche, un'introduzione alla scrittura di poesie che presenta lei stessa in circa nove minuti di
podcast sul sito di Feltrinelli.
Unicamente con la sua voce, ci fa vedere una trottola che rotola sulla scia dei suoni, le paure evocate dalla U e le serenità ed aperture evocate dalla A, ci racconta il legame profondo tra il corpo e la testa quando si scrive e ci fa venir voglia di infilare anche noi quelle collane speciali di parole-perle che sono le poesie.
L'ascolto è caldamente raccomandato soprattutto ai grandi.

PS Un libro "da grandi" sull'iconismo linguistico, cioè sulla capacità delle parole "non solo di designare ma anche di disegnare" le cose, è Le parole dell'incanto di Fernando Dogana (FrancoAngeli 1990). Un assaggio e dei test sono anche sul sito La Bottega della Formazione.

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libri, lingua italiana

giovedì, febbraio 28, 2008

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Avverbi velenosi.
L'uso degli avverbi andrebbe concesso solo a chi sa farne buon uso. Ci vorrebbe un esame apposito.
Agli scrittori professionali, agli aspiranti tali, ai tecnici prestati al marketing, bisognerebbe invece proibirlo. Così non fanno danni. In tutte le discipline, si comincia dalle cose semplici, poi pian piano si passa a quelle più complesse. Gli avverbi sono tra queste. Per usarli bene, bisogna sapere che farsene.
Lo so, la mia è una posizione estremista, ma provate a passare una giornata a riscrivere, semplificare, tagliare testi che dicono in venti righe quello che può benissimo essere detto in cinque. E molto, ma molto meglio.
Ho buttato al cestino una quantità di avverbi che nemmeno ricordo, e uno su tutti: opportunamente.
E' un'epidemia.
Ma chi ha cominciato e come si è propagato il virus?

  • una soluzione ERP di mercato, opportunamente parametrizzata e personalizzata
  • dati opportunamente elaborati a fini statistici
  • password opportunamente distribuite
  • una manifestazione opportunamente destagionalizzata

Ci mancherebbe altro che si non si agisse opportunamente! Soprattutto quando si magnifica qualcosa su una brochure o su un sito.
Per non parlare dei limitatamente, frequentemente e... normativamente.
Sarò stanca e avrò le traveggole, ma i lunghi avverbi mi sembrano stasera tanti serpentelli che si insinuano ad avvelenare il testo. Per far male a chi scrive e a chi legge.

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lingua italiana

giovedì, febbraio 14, 2008

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Laureati illetterati: ne scrivono le prof.
Sulla questione dei laureati che non sanno scrivere, sollevata la scorsa settimana dall'articolo di Smargiassi su Repubblica, vi segnalo l'intervento di M. Emanuela Piemontese sul suo blog Chiaro e semplice.
Giovanna Cosenza ha invece interrogato via blog i suoi studenti e poi ha tirato le fila.

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lingua italiana

venerdì, febbraio 08, 2008

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Elogio della parolaccia.
Sul numero in edicola di Internazionale c'è un lungo e dottissimo articolo sulle parolacce, Tutti dicono fuck you, scritto da Steven Pinker, professore di psicologia alla Harvard university, e pubblicato negli Stati Uniti da The New Republic.
Così conlude il professore:

... se l'abuso di parole tabù finirà per attenuarne la carica emotiva, resteremo privi di uno strumento linguistico che a volte può essere molto efficace.

Quando sono usate con acume, possono essere esilaranti, incisive e straordinariamente efficaci. Più di qualsiasi altra forma di linguaggio, sfruttano al massimo le nostre capacità espressive: il potere combinatorio della sintassi, il fascino evocativo della metafora, il piacere dell'allitterazione, della metrica e della rima, la carica emotiva della nostra aggressività.Coinvolgono tutto il cervello: destro e sinistro, alto e basso, antico e moderno.

Nella commedia "La tempesta", Shakespeare, che non era certo estraneo al lunguaggio scurrile, fa parlare Calibano per l'intera razza umana quando dice: "Mi hai insegnato a parlare, e ne ho tratto l'unico vantaggio di poter maledire".


mercoledì, febbraio 06, 2008

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Complesso vs Complicato.
La questione della semplificazione è cruciale nella scrittura professionale. Semplificazione come miraggio e obiettivo, che rischia spesso di essere presa per faciloneria e approssimazione. Può la semplificazione essere lo strumento per comunicare mondi, siti, temi per loro natura complessi?
Il
libro di Luca Rosati di cui ho scritto pochi post fa, mi ha dato una chiave di lettura molto chiarificatrice. Si riferisce all'architettura dell'informazione, ma rimane validissima anche per la scrittura, che ha la funzione di guidare attraverso le idee:

Guidare inizialmente la scelta attraverso forme di organizzazione logica o tematica è una forma di semplicità; permettere di ampliare il campo della scelta, contestualmente al settore di interesse, è una forma di complessità: integrarle significa poter passare dal semplice al complesso, riducendo il tempo e lo stress. Spesso utilizziamo il termine "complesso" in un'accezione negativa, come sinonimo di "difficile/difficoltoso", ma la complessità è un bene, il problema sta solo nel renderla esplorabile, praticabile.
Semplicità e complessità sono complementari, e se opportunamente gestite possono fondersi in modo virtuoso.

Sfoglio i vocabolari.
Complesso significa "intrecciato", "composto da più parti, interdipendenti tra loro". La sua origine latina rimanda ad "abbraccio" e "abbracciare".
Complicato significa "difficile, intricato, confuso", "difficile da affrontare e da capire, che ha e pone problemi".

PS Il quadro è di Keith Haring, un abbraccio solo apparentemente semplice.

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lingua italiana

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Ci torno su.
Per svariati motivi professionali, negli ultimi tempi ho bazzicato abbastanza sia il mondo universitario, sia le famose classifiche sui livelli di competenza degli studenti nel corso dei loro studi e nei diversi settori disciplinari. Temi ai quali due o tre settimane fa Internazionale ha dedicato un buon numero delle sue pagine.
L'articolo di Smargiassi di oggi mi raccontava quindi cose abbastanza note, anche se vederle sciorinate tutte insieme, con le testimonianze-sfogo dei professori, ha fatto anche a me parecchia impressione.
Con la scrittura degli universitari vengo in genere in contatto in due modi: 1) mi scrivono in tantissimi; 2) correggo un certo numero di tesine.
Non ho quindi una grandissima esperienza, ma quello che mi colpisce sempre non sono tanto gli errori - grammatica, punteggiatura... - quanto la povertà lessicale, la rigidità della sintassi e soprattutto l'incapacità di sintonizzarsi sul proprio interlocutore o sull'obiettivo del testo. Trattandosi quasi sempre di studenti che vorrebbero occuparsi di comunicazione, sono limiti abbastanza seri.
Mi spiego meglio.
Se stai chiedendo un'informazione a un docente con il quale farai un esame, forse è meglio che deponi sia i toni burocratici, sia quelli della pretesa, sia quelli confidenziali.
Se stai scrivendo a una professionista della scrittura perché vuoi diventarlo anche tu, l'interesse e l'entusiasmo sono bene accetti, ma non possono prendere la forma del l'unica cosa che voglio fare è scrivere, scrivere, scrivere!!! mi aiuti!
Se la docente ti rimanda la tesina piena di osservazioni e senza una lode, dovresti capire da solo la sua opinione, senza tempestarla di nuove email in cui la implori di dirti cosa pensa "davvero" e se hai la stoffa del giornalista.
E la famosa tesina, proprio perché è una tesina, il minimo che deve avere sono un indice e la bibliografia... così come l'email deve avere la firma, sempre più rara man mano che l'età si abbassa.
Naturalmente non è sempre così.
Per esempio, in questi giorni sono abbastanza colpita dalla qualità dei commenti ai post di due docenti che conosco e che leggo: Giovanna e Corrado. Ma ci saranno sicuramente molti altri esempi.
I loro studenti sono sempre curiosi, interessati, arguti... segno, forse, che frequentare la rete non fa poi così male ;-) O non sarà che il docente blogger, per il solo fatto di condividere ben oltre l'aula e mettersi in gioco in prima persona, si attira in rete gli studenti migliori?

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lingua italiana, writers life

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Brividi.
L'articolo di Michele Smargiassi su Repubblica di oggi sull'
analfabetismo dei laureati fa venire i brividi... ci torno sopra appena ho un attimo. Intanto leggiamocelo.

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sabato, gennaio 19, 2008

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Di chi scrive con grazia.
Nel tris delle
parole del giorno Zanichelli di oggi - ameno, faceto, lepido -, l'ultima non la conoscevo.
Lepido viene dal latino lepidum, da lepos leporis, cioè grazia.
Lepido è termine raro per definire chi è spiritoso nel parlare e nello scrivere, o un discorso o uno scritto leggero e divertente ci spiega lo Zingarelli.
Mi sembra una bellissima parola, che unisce il calore di tiepido alla levigatezza di un ciottolo di mare.
Ancora più bello, dolce e tornito l'avverbio: lepidamente.

PS Nel cercare il link della parola del gionro, ho notato una bella novità sul sito Zanichelli: il blog Intercultura, tenuto dal prof. Valerio Giacalone e dedicato alla lingua e alla cultura italiana. Articoli, esercizi, materiali e link. Per gli studenti stranieri, ma sospetto molto utile anche per noi.

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lingua italiana

sabato, dicembre 08, 2007

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Diamante.

  • diamànte
    [vc. dotta, lat. tardo diamante(m), nom. diamans, dal gr. adámas, propr. 'indomabile', con sovrapposizione di diaphanes 'diafano, trasparente'; av. 1250]

La "parola del giorno" Zingarelli, più che quando mi spiega parole strane, mi piace quando mi fa vedere in profondità dentro le parole che a forza di vederle e usarle diventano opache. Anche se si tratta di diamanti.

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martedì, novembre 27, 2007

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Buon compleanno.
Maria Emanuela Piemontese mi segnala la "festa" che il Dipartimento di Studi Filologici, Tullio De MauroLinguistici e Letterari dell'Università La Sapienza di Roma dedica dopodomani, giovedì 29 novembre, ai 50 anni di attività didattica di Tullio De Mauro.
Festa aperta a tutti, con intervento del festeggiato dal titolo Scienze inumane e scienze inesatte? Qualche riflessione sul sapere critico.
Per i non romani e per tutti, qualche link per conoscere meglio e per ascoltare comunque Tullio De Mauro:
> il sito ufficiale
> la bellissima serie di 5 trasmissioni che gli ha dedicato la Radio della Svizzera Italiana
> un