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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


sabato, maggio 17, 2008

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Train language.
Al convegno Web senza barriere si è giustamente molto insistito sull'accessibilità intesa come esigenza di tutti, non solo dei disabili, perché tutti possiamo trovarci in difficoltà nella fruizione di un sito web in diversi momenti della nostra vita e per i motivi più diversi.
Di qui la necessità di scrivere chiaro, secondo le buone regole del plain language: sintassi piana, lessico semplice ma preciso, formattazione del testo che guida e aiuta la lettura.
Ti chiedi allora perché questi sensatissimi principi non vengano applicati nella comunicazione al cittadino tout court, non solo sul web. Insomma, perché non si scriva e non si parli con chiarezza in situazioni in cui ascolto e leggibilità non sono facilissimi. Per esempio nelle stazioni e nei messaggi dati dagli altoparlanti.
Nella metropolitana milanese (e sicuramente in tutte le altre) il segnale rosso della sirena è accompagnato da questa scritta: "A segnale attivato, abbandonare la stazione." Scritta abbastanza misteriosa per chi conosce poco l'italiano e ancor più difficile da comprendere in una situazione di emergenza. Non era meglio "Se si accende la sirena rossa, lasciare subito la stazione"?
Sempre in stazione, altra scritta misteriosa presente nello spazio informativo in testa a ogni binario: Ind. sussidiarie... non credo che oggi l'italiano medio conosca il significato dell'aggettivo "sussidiario". Le "indicazioni sussidiarie" sono semplicemente le fermate intermedie. Basterebbe scrivere "il treno ferma a...".
Una volta sul treno, i messaggi dati attraverso l'altoparlante sembrano a volte provenire da un altro pianeta. Ma l'annuncio cui non riesco mai ad abituarmi è quello che raccomanda di portare con sé il biglietto anche quando si va al bar "per il servizio di controlleria da parte del personale di bordo".

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lingua italiana, on the road

domenica, maggio 11, 2008

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Buoni libri.
Ora che l'ho letto, vi confermo l'ottima impressione che mi ha fatto il libro La scrittura burocratica di Tommaso Raso. Austero, ma utilissimo, tratta nella prima parte i principali nodi della scrittura nelle amministrazioni pubbliche: l'influenza del modello legislativo, l'organizzazione del testo, la veste grafica e tipografica, la punteggiatura, le liste, le nominalizzazioni, l'uso del passivo, l'ordine delle parole, il lessico e parecchie altre cose. Il tutto con moltissimi esempi. Ogni tanto, inserti su temi più teorici, ma molto ben spiegati.
La seconda parte contiene testi di amministrazioni analizzati, commentati e in alcuni casi riscritti.
Come quasi tutti i testi rivolti agli amministratori pubblici, è prezioso anche per chi scrive nelle aziende. Cambia il lessico specialistico, ma gli errori e gli orrori sono gli stessi.
Quando leggo libri così, penso però sempre a quanto guadagnerebbero i loro contenuti da una maggiore cura della navigazione interna, del paratesto e soprattutto dell'aspetto visivo. Non si tratta di forma, ma di sostanza.
Curatissimo, e quindi piacevole da sfogliare e facile da esplorare, è invece Scrivere all'università di Paola Italia, docente di letteratura italiana all'università di Siena.
Schemi, box, rimandi, consigli pratici, cose da ricordare scandiscono tutta la prima parte, che guida con chiarezza lo studente universitario alla lettura critica di un testo e alla scrittura di tesi e tesine. Grande spazio è dato quindi alla scrittura argomentativa, ma non mancano le schede più pratiche: i più frequenti errori di grammatica, la punteggiatura, la correzione delle bozze.
Nella seconda parte c'è una ricca antologia di testi, prevalentemente su scrittura, lingua, comunicazione, scuola e università. Di grandi studiosi come Tullio De Mauro, di blogger come Massimo Mantellini, di docenti come Marco Lodoli. Con molte proposte di esercizi e relative soluzioni, utili anche ai docenti e agli studenti delle scuole superiori per la preparazione della prova di italiano alla maturità (articolo di giornale e saggio breve).

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libri, lingua italiana

martedì, aprile 22, 2008

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Confini sfumati.
Ancora uno spunto da una lettura di questi giorni: La scrittura burocratica. La lingua e l'organizzazione del testo di Tommaso Raso (Carocci 2005).
Libro tristanzuolo nel titolo, nella copertina e nell'impaginazione interna, ma che sto invece apprezzando molto nel contenuto. Un libro ricco di informazioni, definizioni, consigli per scrivere e riformulare testi amministrativi. Ma soprattutto un libro "preciso", qualità rara di questi tempi.
Preciso... forse fin troppo. Infatti una definizione mi ha fatto un po' sobbalzare e poi riflettere. Questa: ... un testo professionale ha tutt'altro obiettivo da un testo che intende emozionare... il testo professionale non è interessato alla sorpresa, ma alla facilità, alla certezza e alla rapidità della comprensione.
Ne siamo proprio sicuri? Questo vale di sicuro per il testo amministrativo, ma sempre meno per il testo professionale in senso lato.
In un case study, anche su un tema tecnologico, la sorpresa e la dimensione narrativa non contano? Un business writer statunitense ha definito con molta efficacia i case study "le favole di Esopo del marketing".
E che dire della storia di un'azienda?
Oppure delle interviste che fanno ascoltare direttamente la voce dei dipendenti sulle pagine di un'intranet? Non ci vuole la penna brillante del giornalista?
O ancora, un podcast formativo non gioca prima di tutto sul coinvolgimento e l'emozione?

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libri, lingua italiana

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Il vademecum dello scrutatore.
Passate le elezioni politiche, sul tavolo del prossimo ministro dell'Interno resta un lavoro interessante e originale: la completa traduzione in italiano del manuale di istruzioni per i componenti dei seggi elettorali.
"In italiano" perché il professor Michele Cortelazzo, insieme ai suoi studenti del corso di laurea in Comunicazione delle organizzazioni complesse dell'università di Padova, lo ha letteralmente tradotto dall'antilingua della burocrazia alla lingua che parliamo tutti i giorni.
Le "Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione” tradotte in italiano. Omaggio al Ministro dell’Interno (CLEUP, 2008) ristrutturano le informazioni prima disperse in punti diversi per le tante integrazioni e aggiunte, forniscono un apparato paratestuale che agevola la consultazione, e soprattutto sostituiscono un lessico tecnico, aulico e spesso incomprensibile con parole più semplici e chiare per i cittadini di oggi. Da mini trattato di diritto amministrativo a vero manuale di istruzioni per il seggio elettorale.
La semplificazione ha inoltre alleggerito il manuale del 25%, senza nulla perdere in contenuto informativo.
Il frutto del lavoro del professor Cortelazzo e dei suoi studenti è a disposizione di tutti sul sito dell'università di Padova, insieme alla versione originale, nella sezione dedicata alla semplificazione del linguaggio amministrativo, dove troverete moltissimi altri documenti e link interessanti sul tema. In arrivo, la sinossi delle due versioni.

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libri, lingua italiana

lunedì, marzo 31, 2008

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Troppo presto, signor maestro.
Si vede che oggi è la giornata della pedagogia e dei bambini, perché ho appena letto il ritratto per me inedito di un maestro famosissimo, una vera icona dell'insegnamento e dell'alfabetizzazione in Italia: Alberto Manzi.
La mia amica Stefania Bucciarelli lo racconta in uno speciale sul secondo numero di Culturiana, rivista per gli insegnanti dell'italiano come lingua straniera.
Una star televisiva, il maestro di Non è mai troppo tardi, un familiare in più nelle case Il maestro Alberto Manziitaliane di quarant'anni fa.
Eppure ancora oggi in gran parte sconosciuto, questo intellettuale profondamente solo e inquieto, troppo avanti con i suoi progetti e le sue idee.
Lo conosciamo come maestro della lingua italiana, ma la sua vera passione erano le scienze, l'ambiente e il mare, tanto che frequentò insieme l'istituto magistrale e l'istituto nautico, per laurearsi poi in biologia e solo dopo in pedagogia e filosofia.
Già nel dopoguerra, a Torino, fonda il primo giornale scritto da ragazzi all'interno di un carcere minorile.
Già negli anni sessanta, per insegnare la storia portava i suoi alunni a Dachau.
In tutte le materie - nell'epoca dei sussidiari - scelse di essere un divulgatore-narratore.
Per venti anni, ogni anno, passò mesi e mesi nella foresta amazzonica, a insegnare a leggere e a scrivere agli indios, fino a diventare una presenza scomoda. Quando gli revocarono il visto, continuò a entrare in Sud America clandestinamente.
Era il maestro più famoso d'Italia, ma finì nel mirino del Consiglio di Disciplina del Ministero della Pubblica Istruzione per otto volte. Nel 1981 si rifiutò di compilare le schede di valutazione, e lo sospesero dall'insegnamento e dallo stipendio.
Nella scuola elementare romana dove continuò a fare il maestro fino alla pensione era un emarginato, relegato all'ultimo piano. Il suo regno era il terrazzo, dove andavano solo lui e i bambini: vi allestì una vera baraccopoli con piante e animali e persino uno stagno per le bisce
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Centro studi Alberto Manzi >>
Culturiana >>

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maestri, lingua italiana

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Parole per vedere e per sentire.
Ho una vera adorazione per Donatella Bisutti, poetessa raffinata e grandissima divulgatrice della poesia (La poesia salva la vita, Mondadori 1992).
Adorazione che si è consolidata da quando ho letto il suo L'albero delle parole, antologia di poesie per i bambini. Parlare ai bambini in maniera semplice e appassionante di cose difficili è il vero banco di prova dei grandi, come ci ha dimostrato
Bruno Munari.
Ora scopro che ha scritto un altro libro, Le parole magiche, un'introduzione alla scrittura di poesie che presenta lei stessa in circa nove minuti di
podcast sul sito di Feltrinelli.
Unicamente con la sua voce, ci fa vedere una trottola che rotola sulla scia dei suoni, le paure evocate dalla U e le serenità ed aperture evocate dalla A, ci racconta il legame profondo tra il corpo e la testa quando si scrive e ci fa venir voglia di infilare anche noi quelle collane speciali di parole-perle che sono le poesie.
L'ascolto è caldamente raccomandato soprattutto ai grandi.

PS Un libro "da grandi" sull'iconismo linguistico, cioè sulla capacità delle parole "non solo di designare ma anche di disegnare" le cose, è Le parole dell'incanto di Fernando Dogana (FrancoAngeli 1990). Un assaggio e dei test sono anche sul sito La Bottega della Formazione.

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libri, lingua italiana

giovedì, febbraio 28, 2008

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Avverbi velenosi.
L'uso degli avverbi andrebbe concesso solo a chi sa farne buon uso. Ci vorrebbe un esame apposito.
Agli scrittori professionali, agli aspiranti tali, ai tecnici prestati al marketing, bisognerebbe invece proibirlo. Così non fanno danni. In tutte le discipline, si comincia dalle cose semplici, poi pian piano si passa a quelle più complesse. Gli avverbi sono tra queste. Per usarli bene, bisogna sapere che farsene.
Lo so, la mia è una posizione estremista, ma provate a passare una giornata a riscrivere, semplificare, tagliare testi che dicono in venti righe quello che può benissimo essere detto in cinque. E molto, ma molto meglio.
Ho buttato al cestino una quantità di avverbi che nemmeno ricordo, e uno su tutti: opportunamente.
E' un'epidemia.
Ma chi ha cominciato e come si è propagato il virus?

  • una soluzione ERP di mercato, opportunamente parametrizzata e personalizzata
  • dati opportunamente elaborati a fini statistici
  • password opportunamente distribuite
  • una manifestazione opportunamente destagionalizzata

Ci mancherebbe altro che si non si agisse opportunamente! Soprattutto quando si magnifica qualcosa su una brochure o su un sito.
Per non parlare dei limitatamente, frequentemente e... normativamente.
Sarò stanca e avrò le traveggole, ma i lunghi avverbi mi sembrano stasera tanti serpentelli che si insinuano ad avvelenare il testo. Per far male a chi scrive e a chi legge.

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lingua italiana

giovedì, febbraio 14, 2008

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Laureati illetterati: ne scrivono le prof.
Sulla questione dei laureati che non sanno scrivere, sollevata la scorsa settimana dall'articolo di Smargiassi su Repubblica, vi segnalo l'intervento di M. Emanuela Piemontese sul suo blog Chiaro e semplice.
Giovanna Cosenza ha invece interrogato via blog i suoi studenti e poi ha tirato le fila.

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lingua italiana

venerdì, febbraio 08, 2008

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Elogio della parolaccia.
Sul numero in edicola di Internazionale c'è un lungo e dottissimo articolo sulle parolacce, Tutti dicono fuck you, scritto da Steven Pinker, professore di psicologia alla Harvard university, e pubblicato negli Stati Uniti da The New Republic.
Così conlude il professore:

... se l'abuso di parole tabù finirà per attenuarne la carica emotiva, resteremo privi di uno strumento linguistico che a volte può essere molto efficace.

Quando sono usate con acume, possono essere esilaranti, incisive e straordinariamente efficaci. Più di qualsiasi altra forma di linguaggio, sfruttano al massimo le nostre capacità espressive: il potere combinatorio della sintassi, il fascino evocativo della metafora, il piacere dell'allitterazione, della metrica e della rima, la carica emotiva della nostra aggressività.Coinvolgono tutto il cervello: destro e sinistro, alto e basso, antico e moderno.

Nella commedia "La tempesta", Shakespeare, che non era certo estraneo al lunguaggio scurrile, fa parlare Calibano per l'intera razza umana quando dice: "Mi hai insegnato a parlare, e ne ho tratto l'unico vantaggio di poter maledire".


mercoledì, febbraio 06, 2008

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Complesso vs Complicato.
La questione della semplificazione è cruciale nella scrittura professionale. Semplificazione come miraggio e obiettivo, che rischia spesso di essere presa per faciloneria e approssimazione. Può la semplificazione essere lo strumento per comunicare mondi, siti, temi per loro natura complessi?
Il
libro di Luca Rosati di cui ho scritto pochi post fa, mi ha dato una chiave di lettura molto chiarificatrice. Si riferisce all'architettura dell'informazione, ma rimane validissima anche per la scrittura, che ha la funzione di guidare attraverso le idee:

Guidare inizialmente la scelta attraverso forme di organizzazione logica o tematica è una forma di semplicità; permettere di ampliare il campo della scelta, contestualmente al settore di interesse, è una forma di complessità: integrarle significa poter passare dal semplice al complesso, riducendo il tempo e lo stress. Spesso utilizziamo il termine "complesso" in un'accezione negativa, come sinonimo di "difficile/difficoltoso", ma la complessità è un bene, il problema sta solo nel renderla esplorabile, praticabile.
Semplicità e complessità sono complementari, e se opportunamente gestite possono fondersi in modo virtuoso.

Sfoglio i vocabolari.
Complesso significa "intrecciato", "composto da più parti, interdipendenti tra loro". La sua origine latina rimanda ad "abbraccio" e "abbracciare".
Complicato significa "difficile, intricato, confuso", "difficile da affrontare e da capire, che ha e pone problemi".

PS Il quadro è di Keith Haring, un abbraccio solo apparentemente semplice.

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lingua italiana

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Ci torno su.
Per svariati motivi professionali, negli ultimi tempi ho bazzicato abbastanza sia il mondo universitario, sia le famose classifiche sui livelli di competenza degli studenti nel corso dei loro studi e nei diversi settori disciplinari. Temi ai quali due o tre settimane fa Internazionale ha dedicato un buon numero delle sue pagine.
L'articolo di Smargiassi di oggi mi raccontava quindi cose abbastanza note, anche se vederle sciorinate tutte insieme, con le testimonianze-sfogo dei professori, ha fatto anche a me parecchia impressione.
Con la scrittura degli universitari vengo in genere in contatto in due modi: 1) mi scrivono in tantissimi; 2) correggo un certo numero di tesine.
Non ho quindi una grandissima esperienza, ma quello che mi colpisce sempre non sono tanto gli errori - grammatica, punteggiatura... - quanto la povertà lessicale, la rigidità della sintassi e soprattutto l'incapacità di sintonizzarsi sul proprio interlocutore o sull'obiettivo del testo. Trattandosi quasi sempre di studenti che vorrebbero occuparsi di comunicazione, sono limiti abbastanza seri.
Mi spiego meglio.
Se stai chiedendo un'informazione a un docente con il quale farai un esame, forse è meglio che deponi sia i toni burocratici, sia quelli della pretesa, sia quelli confidenziali.
Se stai scrivendo a una professionista della scrittura perché vuoi diventarlo anche tu, l'interesse e l'entusiasmo sono bene accetti, ma non possono prendere la forma del l'unica cosa che voglio fare è scrivere, scrivere, scrivere!!! mi aiuti!
Se la docente ti rimanda la tesina piena di osservazioni e senza una lode, dovresti capire da solo la sua opinione, senza tempestarla di nuove email in cui la implori di dirti cosa pensa "davvero" e se hai la stoffa del giornalista.
E la famosa tesina, proprio perché è una tesina, il minimo che deve avere sono un indice e la bibliografia... così come l'email deve avere la firma, sempre più rara man mano che l'età si abbassa.
Naturalmente non è sempre così.
Per esempio, in questi giorni sono abbastanza colpita dalla qualità dei commenti ai post di due docenti che conosco e che leggo: Giovanna e Corrado. Ma ci saranno sicuramente molti altri esempi.
I loro studenti sono sempre curiosi, interessati, arguti... segno, forse, che frequentare la rete non fa poi così male ;-) O non sarà che il docente blogger, per il solo fatto di condividere ben oltre l'aula e mettersi in gioco in prima persona, si attira in rete gli studenti migliori?

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lingua italiana, writers life

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Brividi.
L'articolo di Michele Smargiassi su Repubblica di oggi sull'
analfabetismo dei laureati fa venire i brividi... ci torno sopra appena ho un attimo. Intanto leggiamocelo.

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lingua italiana

sabato, gennaio 19, 2008

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Di chi scrive con grazia.
Nel tris delle
parole del giorno Zanichelli di oggi - ameno, faceto, lepido -, l'ultima non la conoscevo.
Lepido viene dal latino lepidum, da lepos leporis, cioè grazia.
Lepido è termine raro per definire chi è spiritoso nel parlare e nello scrivere, o un discorso o uno scritto leggero e divertente ci spiega lo Zingarelli.
Mi sembra una bellissima parola, che unisce il calore di tiepido alla levigatezza di un ciottolo di mare.
Ancora più bello, dolce e tornito l'avverbio: lepidamente.

PS Nel cercare il link della parola del gionro, ho notato una bella novità sul sito Zanichelli: il blog Intercultura, tenuto dal prof. Valerio Giacalone e dedicato alla lingua e alla cultura italiana. Articoli, esercizi, materiali e link. Per gli studenti stranieri, ma sospetto molto utile anche per noi.

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lingua italiana

sabato, dicembre 08, 2007

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Diamante.

  • diamànte
    [vc. dotta, lat. tardo diamante(m), nom. diamans, dal gr. adámas, propr. 'indomabile', con sovrapposizione di diaphanes 'diafano, trasparente'; av. 1250]

La "parola del giorno" Zingarelli, più che quando mi spiega parole strane, mi piace quando mi fa vedere in profondità dentro le parole che a forza di vederle e usarle diventano opache. Anche se si tratta di diamanti.

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lingua italiana

martedì, novembre 27, 2007

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Buon compleanno.
Maria Emanuela Piemontese mi segnala la "festa" che il Dipartimento di Studi Filologici, Tullio De MauroLinguistici e Letterari dell'Università La Sapienza di Roma dedica dopodomani, giovedì 29 novembre, ai 50 anni di attività didattica di Tullio De Mauro.
Festa aperta a tutti, con intervento del festeggiato dal titolo Scienze inumane e scienze inesatte? Qualche riflessione sul sapere critico.
Per i non romani e per tutti, qualche link per conoscere meglio e per ascoltare comunque Tullio De Mauro:
> il sito ufficiale
> la bellissima serie di 5 trasmissioni che gli ha dedicato la Radio della Svizzera Italiana
> un post di questo blog.

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maestri, lingua italiana

sabato, ottobre 20, 2007

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La grammatica dei professori.
Ho sempre pensato di inserire sul MdS, prima o poi, una pagina dedicata agli errori più comuni che si fanno scrivendo in italiano.
Ho sempre rimandato, sia perché ci sono già altri siti che affrontano egregiamente questo tema, sia perché mi viene il dubbio che siano cose scontate e non mi va di fare la maestrina.
In realtà non sono affatto cose scontate, e io ho la memoria corta.
Molte cose io stessa non le ho affatto acquisite al liceo né all'università. Anzi, se non mi fossi poi occupata di scrittura farei ancora un sacco di errori madornali.
Molte regole le ho imparate in azienda, dove mandavamo i documenti più importanti a un pacato e mite correttore di bozze che non si scandalizzava di niente, ma annotava e motivava con garbo e grande pazienza ogni mio errore. Molte altre le ho imparate attraverso i quesiti che mi vengono sottoposti attraverso il sito.
Così, piano piano le regole le ho imparate per benino.
Ma mi capita ancora di sapere istintivamente come si scrive qualcosa, qual è la regola giusta, la forma corretta, ma di non sapere bene spiegare e motivare il perché.
Mi è successo anche stamattina, quando ho trovato l'email di un'azienda con la qualche lavoro che mi presentava il seguente quesito: se l'ultima parola di una frase è una sigla che finisce con un punto, per chiudere la frase si raddoppia il punto?
Istintivo rispondere di no, ma non bastava.
Così ho ritrovato la pagina del Prontuario di punteggiatura di Bice Mortara Garavelli con la risposta:
Il punto che chiude un'abbreviazione si congloba con il punto con il segno di chiusura di frase: "Hanno fatto provvista di libri, gionali, ecc.", in base a "una regola del sistema grafico dell'italiano (e presumibilmente di tutte le lingue) che non ammette che lo stesso elemento grafico sia duplicato immediatamente" (Simone 1991, p. 225)
Soddisfatta, ho scannerizzato la pagina e l'ho inviata.
Rimango sempre abbastanza stupefatta da quante risposte mi ha dato negli anni quel piccolo libro e di quante cose mi ha insegnato.
Un effetto che ho riscontrato anche per altri libri della professoressa Garavelli, compreso lo specialistico ma bellissimo Le parole e la giustizia. Prima ti sembrano difficili, ma poi vieni catturata dai ragionamenti tersi della prof., rigorosissimi, ma mai rigidamente prescrittivi e scontati. Verso la fine, dentro quei libri ti ci trovi proprio bene, e poi ci torni perché ti ricordi che la risposta che cerchi lì dovrebbe proprio esserci.
Il mio set "regolativo" è completato da altri due libri indispensabili, entrambi di Luca Serianni: Grammatica Italiana (Utet 2006) e Italiano nella collana delle Garzantine.
Il primo è un librone molto tradizionale, il secondo molto più agile per cercare regole al volo e molto ipertestuale nelle modalità di ricerca. Eccellenti entrambi.

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libri, lingua italiana

domenica, ottobre 07, 2007

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Obbligo di visita.
Nemmeno un'ora fa, Emanuela Piemontese mi segnalava Alphabit, il sito della sua collega Isabella Chiari.
Clic... clic... e scopro un sito veramente sorprendente per la ricchezza dei contenuti e la generosità della condivisione.
Docente a contratto di Storia della lingua italiana e Linguistica generale alla Sapienza di Roma, Isabella Chiari ha realizzato un piccolo universo dedicato alla linguistica.
Non solo suoi corsi, interventi, articoli e pubblicazioni in gran parte scaricabili, ma anche: una splendida sezione link con risorse dedicate ai corpora, ai software e ai traduttori; un'utilissima sezione per gli studenti con indicazioni e suggerimenti per la redazione della tesi di laurea; ben tre blog.


sabato, agosto 11, 2007

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Questione di sfumature.
Non originalissimo - se ne è occupato anche
Pietro Citati tempo fa su Repubblica - il Parole in corso di oggi sul Tuttolibri si occupa di sinonimi e di aggettivi abusati. Beccaria è però sempre acuto e divertente (copio e incollo, perché tra una settimana sparisce):

Vi sono parole - scriveva Camillo Sbarbaro nei Fuochi fatui - che i vocabolari danno per equivalenti e ch'io non confonderei; non direi mai musco per muschio, visco per vischio… Si eviterebbero ambiguità e, s'anche di poco, la lingua si arricchirebbe. Così la spuma non è la schiuma. La nuvola è leggera, un fiocco di bambagia; la nube, il suono cupo lo dice, è plumbea, minaccia temporale. La sottana è greve, tetra, è quella del prete, dell'ava; mentre la gonna è festosa, è una corolla capovolta…».

Anche il comune parlante ha bisogno di sfumature, di distinguere, perché la realtà è sfumata. I perfetti sinonimi non esistono. I sinonimi non sono degli optional, ma la ricchezza di una lingua, e vanno usati nel modo più appropriato. Non posso confondere monelleria con marachella, perché la prima è la malefatta di un ragazzo vivace, e la seconda ancora una malefatta, ma fatta di nascosto. Ingenuo è diverso da minchione, e risparmiatore da tirchio, spilorcio, taccagno, pidocchio. Un modo appartiene a un registro neutro, formale, un altro invece all'informale, magari al gergale. Errore è diverso da strafalcione, da assurdità, bestialità, asinata, castroneria, o cazzata, come direbbero oggi i più. C'è una gradazione a discendere tra imbrogliato, truffato, turlupinato, bidonato, buggerato.

Alcuni sinonimi mettono in evidenza lo stacco tra passato e presente, tra antiquato e aggiornato. Specie nel campo tecnico: di un auto, sono certo sinonimi fanali-fari-proiettori-gruppi ottici, ma aumenta dall'uno all'altro la connotazione in senso tecnico. A volte poi è la moda, l'andazzo del momento a guidare la scelta: prendi due aggettivi come grande/grosso che tendono oggi ad avvicendarsi. Bisognerebbe distinguere tra «un grande scrittore», che indica ingegno e bravura stilistica, e «un grosso scrittore», che non ne sottolinea certo la corpulenza, ma la fama, trasferendo alla persona la corposità dell'attributo. Oggi però "grosso", moda anglicizzante per influsso di "big", è diventato un aggettivo tuttofare. Ha fagocitato tanti altri aggettivi specifici e informativi, ha eliminato una gamma di percezioni, reazioni, valutazioni. Tutto è grosso, un grosso finanziere, un grosso campione, un grosso personaggio, un grosso successo, un grosso affare, abbiamo sempre dei grossi problemi...

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lingua italiana

lunedì, luglio 16, 2007

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Vostro.
Siamo ormai abituati all'onnipresenza dell'inglese, soprattutto nel settore delle tecnologie. Invece uno dei maggiori produttori di computer d'oltreoceano, Dell, ha scelto l'italiano per battezzare la sua nuova linea di pc portatili. Si chiama Vostro.
Così spiega la scelta
Namewire, bellissimo blog sul naming:

  • come molte parole italiane, suona energico e di qualità
  • in italiano, sai sempre qual è la pronuncia giusta
  • il significato si lega con grazia alla attuale tendenza verso i pronomi possessivi, come MySpace and YouTube
  • è in perfetta sintonia con l'approccio di vendita di Dell: assemblati da solo il tuo computer.

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lingua italiana, brand

giovedì, luglio 12, 2007

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Trappole.
E' incredibile cosa alcuni sono capaci di fare con le parole. E con le ambizioni e l'aspirazione al lavoro di tanti giovani a spasso.
Ricevo per lettera una RISERVATA PERSONALE, con oggetto "I mestieri della televisione" e sottotitolo "professioni molto ambite che consentono ampie prospettive di inserimento".
Segue un elenco delle ambite professioni, da giornalista sportivo televisivo a conduttrice, a filmmaker.
Ma la parte più interessante è la chiusa, dove è tutto un vincolo, un restringere il campo e le possibilità, un inno all'esclusività, un susseguirsi di condizioni, perché scatti inesorabile la trappola finale:
In considerazione del numero chiuso dei partecipanti, La invitiamo alle selezioni gratuite nella sua Regione, con colloquio motivazionale di ammissione per una valutazione attitudinale delle sue potenzialità.
Per parteciparvi è indispensabile fissare un appuntamento, telefonando entro 7 giorni dal ricevimento della presente, al numero verde 800.00.00.


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lingua italiana, writers life

sabato, luglio 07, 2007

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Leggere come siamo cambiati.
Altro libro che ho finito di leggere in questi giorni è L'italiano nella società della comunicazione di Giuseppe Antonelli. Libro che ha esattamente 200 pagine e racconta le trasformazioni della nostra lingua nei diversi settori della comunicazione durante gli ultimi anni.
Non manca nulla: internet, politicamente corretto, comunicazione aziendale, marketing e pubblicità, comunicazione politica, giornalismo, radio e tv, chat, sms, fino alla lingua letteraria e poetica.
Tutte cose che abbiamo vissuto direttamente e che quindi in parte già sappiamo, ma leggerle di fila, con tanti esempi, è interessante e anche divertente, perché rispecchia l'accelerata che ha subito in questi anni il mondo della comunicazione.
Il punto forte del libro è la bibliografia, ricchissima.

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libri, lingua italiana

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Basta così poco.
Qualche giorno fa mi è arrivata la lettera con la quale il Comune di Roma mi comunica che la mia carta di identità sta per scadere. Un servizio che apprezzo moltissimo e sul quale ormai conto.
Ho sbirciato la data, non proprio imminente, e ho messo la lettera tra le carte sul mio tavolo.
Poco fa, mettendo a posto, mi sono accorta di non aver colto l'informazione più importante, cioè che il documento va rinnovato prima della scadenza, altrimenti diventa tutto più complicato.
Per come è scritta la lettera, accorgersene era davvero difficile.
Non ho resistito e l'ho riscritta come l'avrei voluta.
Alla fine ho pensato che ci voleva così poco per rendere ancora migliore un servizio già ottimo. Bastava solo fare un po' più di attenzione alle parole.
Comunque, la mia riscrittura, l'originale e i commenti li trovate
qui, nella sezione finalmente rimpolpata delle Riscritture del MdS.

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lingua italiana, writers life

venerdì, giugno 01, 2007