minitype

link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


lunedì, marzo 31, 2008

-->

Troppo presto, signor maestro.
Si vede che oggi è la giornata della pedagogia e dei bambini, perché ho appena letto il ritratto per me inedito di un maestro famosissimo, una vera icona dell'insegnamento e dell'alfabetizzazione in Italia: Alberto Manzi.
La mia amica Stefania Bucciarelli lo racconta in uno speciale sul secondo numero di Culturiana, rivista per gli insegnanti dell'italiano come lingua straniera.
Una star televisiva, il maestro di Non è mai troppo tardi, un familiare in più nelle case Il maestro Alberto Manziitaliane di quarant'anni fa.
Eppure ancora oggi in gran parte sconosciuto, questo intellettuale profondamente solo e inquieto, troppo avanti con i suoi progetti e le sue idee.
Lo conosciamo come maestro della lingua italiana, ma la sua vera passione erano le scienze, l'ambiente e il mare, tanto che frequentò insieme l'istituto magistrale e l'istituto nautico, per laurearsi poi in biologia e solo dopo in pedagogia e filosofia.
Già nel dopoguerra, a Torino, fonda il primo giornale scritto da ragazzi all'interno di un carcere minorile.
Già negli anni sessanta, per insegnare la storia portava i suoi alunni a Dachau.
In tutte le materie - nell'epoca dei sussidiari - scelse di essere un divulgatore-narratore.
Per venti anni, ogni anno, passò mesi e mesi nella foresta amazzonica, a insegnare a leggere e a scrivere agli indios, fino a diventare una presenza scomoda. Quando gli revocarono il visto, continuò a entrare in Sud America clandestinamente.
Era il maestro più famoso d'Italia, ma finì nel mirino del Consiglio di Disciplina del Ministero della Pubblica Istruzione per otto volte. Nel 1981 si rifiutò di compilare le schede di valutazione, e lo sospesero dall'insegnamento e dallo stipendio.
Nella scuola elementare romana dove continuò a fare il maestro fino alla pensione era un emarginato, relegato all'ultimo piano. Il suo regno era il terrazzo, dove andavano solo lui e i bambini: vi allestì una vera baraccopoli con piante e animali e persino uno stagno per le bisce
.

Centro studi Alberto Manzi >>
Culturiana >>

scritto da luisacarrada | plink | commenti (4)
maestri, lingua italiana

venerdì, dicembre 28, 2007

-->

Appunti romani.
David Weinberger è stato almeno due volte in Italia ultimamente. Una a novembre allo IAB Forum a Milano e una a Roma a dicembre. Di quest'ultima puntata proprio non sapevo, altrimenti mi sarei precipitata nell'aula della Sapienza.
Per fortuna c'era la mia amica Maria Rosa Logozzo. Non solo mi ha raccontato dell'intervento e dell'affabilità di Weinberger, ma ora ha pubblicato i suoi appunti - una "traduzione non integrale e non letterale", come dice lei - sul sito di NetOne.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (4)
maestri, web writing

sabato, dicembre 22, 2007

-->

Regali utili.
Debbie Weil è l'autrice di The Corporate Blogging Book, un manuale assai carino su quello che sarà il fenomeno più importante della comunicazione di impresa nel prossimo anno anche qui in Italia.
Per Natale regala un ebook di 30 pagine dedicato ai blog aziendali, How to write a great business blog, una lunga intervista tratta da una videoconferenza, molto ben confezionata e aggiornatissima anche rispetto al libro.
Un altro bel regalo lo fa una testata di casa nostra, Internazionale, ormai l'unico settimanale che leggo su carta dall'inizio alla fine.
Da metà dicembre fino a giugno 2008, una volta al mese, Internazionale invita alcuni grandi giornalisti da tutto il mondo alle sue Lezioni di Giornalismo all'Auditorium di Roma.
La prima, con la giornalista israeliana Amira Hass, l'ho persa, ma questa mattina ho avuto la sorpresa di trovarla in rete in versione audio e video sul sito della rivista.
Visto che in Italia abbiamo tanti giornalisti, che però raccontano poco e niente del loro mestiere, e un esercito di aspiranti tali, le Lezioni di Giornalismo di Internazionale sono davvero un appuntamento da non perdere.


martedì, novembre 27, 2007

-->

Buon compleanno.
Maria Emanuela Piemontese mi segnala la "festa" che il Dipartimento di Studi Filologici, Tullio De MauroLinguistici e Letterari dell'Università La Sapienza di Roma dedica dopodomani, giovedì 29 novembre, ai 50 anni di attività didattica di Tullio De Mauro.
Festa aperta a tutti, con intervento del festeggiato dal titolo Scienze inumane e scienze inesatte? Qualche riflessione sul sapere critico.
Per i non romani e per tutti, qualche link per conoscere meglio e per ascoltare comunque Tullio De Mauro:
> il sito ufficiale
> la bellissima serie di 5 trasmissioni che gli ha dedicato la Radio della Svizzera Italiana
> un post di questo blog.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
maestri, lingua italiana

giovedì, novembre 15, 2007

-->

Postilla al post su Munari.

Nei racconti di Munari che accompagnavano la mostra milanese di un paio di post fa, il designer dà delle definizioni semplicissime ma precise come il taglio di un diamante di quattro parole vicine, confinanti e spesso confuse, soprattutto nel mondo della comunicazione. Non sono riuscita ad annotarle, ma le ho ritrovate in rete.
Eccole:

invenzione
produce qualcosa che prima non c'era, ma senza problemi estetici: la cosa inventata deve funzionare bene, ma non deve essere necessariamente bella

fantasia
permette di pensare a qualcosa che prima non c'era senza nessun limite, cioè anche qualcosa che non è realizzabile, per esempio un animale fantastico

creatività
usa sia la fantasia sia l'invenzione per ideare qualcosa che prima non c'era, ma che sia realizzabile e funzionante

immaginazione
permette di immaginare i prodotti dell'invenzione, della creatività e della fantasia.

La fonte: la fantastica lezione che Munari a 84 anni tenne presso la facoltà di Architettura di Venezia, disponibile sul sito del corso di laurea in Disegno Industriale dell'Università di San Marino.
Di grande ispirazione anche per copy e scrittori in crisi e a corto di idee.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (1)
maestri, forme e colori

martedì, novembre 13, 2007

-->

I mille occhi del bambino Bruno.
"L'uomo di Munari è costretto ad avere mille occhi, sul naso, sulla nuca, sulle spalle, sulle dita, sul sedere..." ha scritto Umberto Eco del nostro più grande designer del novecento.
E in effetti passare un paio d'ore tra le creazioni di Bruno Munari, come sono riuscita a fare domenica pomeriggio, significa moltiplicare i punti di vista, avere la sensazione di affondare lo sguardo - come un periscopio - dentro i volumi chiusi delle cose, oltre la superficie dei materiali e gli orizzonti delle stanze e delle case, oltre il tempo, Bruno Munariscambiando preistoria e futuro.
Quello che si riesce a vedere e che improvvisamente appare così chiaro, sono forme e verità semplicissime, talmente semplici che la prima cosa che ci si domanda è: "Ma come ho fatto a non pensarci anch'io, a non vederlo prima?"
Tanto più che gli oggetti di Munari - un libro, un quadro, una forchetta, una lampada, una porta o un portapenne - non sono sogni o visioni, ma oggetti funzionalissimi, di cui sentiamo immediatamente il bisogno.
Tanto più che questi oggetti rispondono a bisogni molto speciali: essere sereni, riuscire a sorridere e a meravigliarsi, vivere momenti di bellezza e felicità nella vita di tutti i giorni.
Un libro, quindi, può anche essere illeggibile, fatto solo di fogli colorati e di fili e palline. Ma che importa? Non deve trasmettere informazioni, ma anticipare ai bambini - prima ancora che siano in grado di leggere - che nei libri troveranno tantissime sorprese. Una funzione da poco?
B. Munari, Libro illeggibile, 1951.Un libro può anche avere le dimensioni e la morbidezza di un materasso, ma un materasso colorato da sfogliare e in cui il bambino può fare un pisolino e un breve sogno.
Una scultura può essere bidimensionale, fatta di un cartoncino colorato formato A4, stare tra le pagine di un libro e prendere vita solo quando la si piega. La sua funzione? Rallegrare un'anonima stanza di albergo durante un viaggio.
Anche le scritture impossibili di popoli sconosciuti formano interi alfabeti completi e coerenti, assolutamente plausibili come le più azzardate ma credibili realtà della fantascienza.
Nella porta di ingresso di una casa possono essere integrati oggetti che parlano degliB. Munari, Guardiamoci negli occhi. abitanti in maniera ancora più esplicita del campanello con il nome, come le corde tese di un violino per la porta di un musicista.
Per vedere tutte queste belle e semplici cose, ci vogliono tanti occhi come ricordava Eco, ma occhi che abbiano saputo conservare stupore e candore da bambini.
Per questo Munari ha dedicato ai bambini tutta la sua vita e in tutta la sua vita non ha mai smesso di giocare con rigore e leggerezza.
Ascoltarne la voce mentre racconta la sua vita e le sue creazioni nell'audioguida della mostra che il Comune di Milano gli dedica in occasione del centenario della nascita è un'esperienza e una lezione di comunicazione davvero unica.

MunArt, il miglior posto in rete per conoscere Bruno Munari >>

scritto da luisacarrada | plink | commenti (8)
maestri, forme e colori

venerdì, agosto 31, 2007

-->

Lo stile di Franco.
Avevo staccato tutto la scorsa settimana, dal cellulare al quotidiano. E anche ieri, tornata a casa, avevo voluto conservare intatto questo silenzio prima di reimmergermi nella rete.
Quindi è stato solo poco fa che ho saputo che Franco Carlini se ne è andato.
Ho provato un dispiacere enorme, anche se ho solo corrisposto con lui qualche volta e non l'ho mai conosciuto personalmente.
Mi è stato improvvisamente chiaro e nitido quanto gli dovessi.
Fu Lo stile del web a farmi ragionare sulla scrittura in rete: me ne ero già occupata, ma è stato lì che ho trovato gli stimoli e i dubbi che servono per pensare e non solo per imparare.
Ed è stato Franco a far conoscere veramente il
Mestiere di Scrivere. Una mattina di maggio del 1999 trovai una sua email che mi comunicava di averci scritto su qualcosa sull'Espresso. L'email era laconica, ma la mezza pagina che dedicò al mio allora striminzito sitarello era piena di stima, ed io pensai che forse valeva davvero la pena di impegnarsi per essere all'altezza di quella stima. L'avventura vera cominciò lì.
Quella stima la ritrovai anche in Parole di carta e di web, che formulava così bene quello che io allora sentivo come inquietudine, ma non sapevo assolutamente esprimere da sola.
Ognuno di noi, quando scrive, pensa ai lettori più lucidi e severi, tra quelli possibili.
Io ho sempre pensato anche a Franco Carlini, quando mi decidevo a pubblicare qualcosa di nuovo.
Di recente qualcuno - credo Giacomo Mason - mi aveva detto che stava scrivendo un nuovo libro. Ricordo il senso di felice aspettativa che mi ha riempita all'improvviso.
Ora, invece, sono solo piena di una grande tristezza.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
maestri

domenica, maggio 27, 2007

-->

Le porte dell'infinito.
Che cos'è una lingua?
Il professore sul palcoscenico, al buio, risponde prendendola alla larga. Ricorda che quando a Hegel uno studente chiese, durante una passeggiata, che cosa fosse la natura, il filosofo fece un grande gesto con le braccia e rispose "Tutto questo!"
Il professore ripete teatralmente il gesto, che pare comprenderci tutti, e comincia anche lui a passeggiare, su e giù, cosa che farà instancabilmente per due ore buone.
Una lingua sono tutte le parole che ci circondano, quelle intorno e fuori di noi, che leggiamo, pronunciamo, usiamo per intrecciare continue relazioni con gli altri. Ma sono soprattutto le parole dentro di noi, quelle del ragionamento, del pensiero, del dialogo interiore. Le parole non ci lasciano mai soli.
Una lingua ha le sue regole, ma per fortuna anche mille eccezioni e mille imperfezioni. Sono proprio loro a permettere alla lingua, e quindi a noi che la usiamo, di "aprire alla nostra finitezza le porte dell'infinito". Cioè di dire una enorme quantità di cose impensabili, indicibili, mai dette, sconosciute.
Le porte verso l'infinito sono sette, e il professore le elenca una per una:
1. la capacità di combinare un numero limitato di parole, magari trite e quotidiane, in un numero praticamente illimitato di frasi diverse: è quello che fa la poesia e che Orazio chiamava callida iunctura
2. qualsiasi frase può essere interrotta in qualsiasi punto... e acquistare così un nuovo significato
3. il significato di ogni frase può cambiare a seconda di chi la sta pronunciando: "il denaro va buttato dalla finestra" assume un significato opposto se a pronunciarla è un padre di famiglia che rimprovera i figli spreconi o un monaco che predica la povertà
4. la grammatica, che con tutte le sue variazioni e declinazioni ci permette di ancorare le parole alle situazioni contingenti: passato, presente, futuro...
5. la dilatabilità dei significati: con quante parole diverse si può designare una cosa a seconda delle persone e dei loro diversi punti di vista (una casa è una casa per chi la abita, una costruzione per un architetto, un domicilio per l'impiegato di un ufficio pubblico...), e quanti significati diversi può avere una singola parola!
6. la metalinguisticità riflessiva: in parole povere, la capacità della lingua di interrogarsi sulla lingua stessa, cioè di chiedere "che vuoi dire?", "che significa?", quindi di spiegare e spiegarci, di essere "solidali nel parlare"
7. il vocabolario, che si dilata e si restringe in continuazione, con le parole che vanno e vengono, appaiono per rimanere o invece passare subito di moda, a seconda di quello che avviene in questo nostro mondo.

Stamattina, alla conferenza-lezione-chiacchierata di Tullio De Mauro all'Auditorium Parco della Musica di Roma

PS Se volete ascoltare con calma altre piacevoli chiacchierate del nostro professore, che non manca mai di premettere "scienziato del novecento" davanti a Einstein e "linguista svizzero" davanti a de Saussure, andate sul sito della Radiotelevisione della Svizzera italiana, che gli ha dedicato
cinque bellissime puntate.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (7)
maestri, lingua italiana

giovedì, maggio 24, 2007

-->

Le parole sono pietre.
Quando passo giorni, mesi, anni scrivendo lentamente le mie parole su un foglio bianco, seduto al tavolo, sento di costruire un nuovo mondo, una nuova persona dentro di me, proprio come coloro che costruiscono un ponte o una cupola pietra su pietra. Le pietre di noi scrittori sono le parole. Le tocchiamo, sentiamo i rapporti che hanno tra di loro, qualche volta le guardiamo da lontano, qualche volta le accarezziamo con le dita o con la punta della penna, le pesiamo, le sistemiamo e così per anni, con determinazione, pazienza e speranza costruiamo nuovi mondi.

da: La valigia di mio padre di Orhan Pamuk, discorso tenuto a Stoccolma il 7 dicembre 2006, in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura.
Einaudi, 2005

scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
libri, maestri

lunedì, aprile 23, 2007

-->

Il principe delle quisquilie.
Con questo titolo, il sito della Treccani dedica uno speciale al linguaggio di Totò.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
maestri, lingua italiana

domenica, aprile 15, 2007

-->

Leggere i classici.
(il maestro Gianni, i bambini e la Fantastica)

Mi sono trovata a scrivere per mestiere abbastanza per caso. Sono laureata in lettere, ma la mia specializzazione è la storia dell'arte, non la letteratura o la linguistica.
Tutto quello che ho imparato sulla scrittura professionale e che ho riversato in questi anni nel MdS e in questo blog l'ho imparato sul campo, giorno per giorno, trovandomi a dover risolvere dei problemi concreti, qualche volta importanti, ma molto più spesso terra-terra.
Sono sempre stata un gran lettrice, questo sì, fin da piccola e conosco bene altre quattro lingue oltre la mia, ho istinto per le parole e senso del ritmo, ma i classici della comunicazione e della linguistica non li ho mai studiati in maniera seria e sistematica come fanno per esempio oggi gli studenti di scienze della comunicazione.
Sono autodidatta, ho orecchiato tanto, leggiucchiato altrettanto, qui e là, in maniera disordinatissima. Le mie lacune "teoriche" le ho sentite e le sento molto, qualche volta sono state anche abbastanza paralizzanti, tanto da farmi pensare di non avere nessun titolo per scrivere sulla scrittura e quindi soprassedere.
Non ho superato del tutto i miei complessi, ma ho imparato e conviverci con una certa serenità, anche grazie a una rete ormai solida di amici-studiosi-seri cui ricorrere quando ho un dubbio o voglio farmi fare ben bene le bucce ai testi prima di pubblicarli.
E pian piano tanti classici me li sono letti, uno per uno. Hanno illuminato zone d'ombra, consolidato e chiarito tante cose che nel lavoro quotidiano avevo già intuito e fatte mie.
Uno dei classici che non avevo mai letto per intero l'ho cominciato ieri pomeriggio in treno, mentre scendevo verso Roma lungo l'Adriatico. Di Rodari avevo letto molte cose, sentito parlare tanto, anche da persone che lo hanno conosciuto, ma non avevo mai gustato uno per uno i brevi capitoli della Grammatica della fantasia.
Sto frenando la mia voracità e centellinando la lettura. Sarà pure un libro per bambini e per chi ai bambini insegna, ma a me sta insegnando moltissimo, oltre che divertirmi.
Sarà perché ripartire dai bambini ridimensiona la mia ignoranza, mi fa pur sentire piccola, ma tra i piccoli?
Sono tra quelli che per prima cosa in un libro leggono la prefazione e i ringraziamenti. Nella Grammatica della fantasia si trovano tutti concentrati nelle prime quattro splendide pagine che vanno sotto il titolo di Antefatto. Che inizia con uno squarcio di inverno del 1937 e finisce con "Tutti gli usi della parola a tutti" mi sembra un buon motto, un bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
libri, maestri

mercoledì, febbraio 21, 2007

-->

Il poeta che voleva spegnere le stelle.
Cento anni fa nasceva H. W. Auden.

Funeral Blues >>

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
maestri

venerdì, gennaio 26, 2007

-->

Semplice, sognante e scalza.
Grazie all'ultimo post di Marco Fossati di Creative Classics scopro che Annamaria Testa ha un sito, il sito che ho cercato invano per molti anni.
Primo: ne sono felicissima, perché i libri di Annamaria Testa sono stati fondamentali per la mia formazione, come immagino per quella di migliaia di altre persone in questo paese, scarsissimo di comunicatori che sappiano (e vogliano) comunicare e trasmettere il proprio mestiere.
Lei lo ha fatto quando ancora non lo faceva nessuno: la mia prima edizione del La parola immaginata, quella pubblicata da Pratiche, è del 1988 e ha i bordi ingialliti.
Non c'era ancora internet e le parole di quel piccolo libro furono per me come un ruscello d'acqua nel deserto. Mi rimase per la sua autrice soprattutto un grande senso di gratitudine, che poi mi ha spinto a leggere tutti i suoi libri, compreso il meno noto ma piacevolissimo Leggere e amare, 21 storie di donne sul filo dell'alfabeto.
La parola immaginata rimane per me il più bello, seguito a ruota da Le vie del senso, libro denso e sottile, quasi più pieno di immagini che di parole.
Secondo: ho ricevuto da questa signora della pubblicità l'ennesima lezione.
Un sito sobrio, semplicissimo, con tutte le parole che servono e non una di più. Annamaria Testa
Aperto: pubblica le recensioni dei suoi libri, ma ci contraccambia con i testi degli articoli che ha pubblicato negli ultimi anni.
Una biografia stringata, che ha molto da insegnare a tanti siti e blog senza pudore nelle autolodi sperticate e nelle autopresentazioni altisonanti (e magari così blindati e così fifoni quando si tratta di condividere i propri testi o linkare qualcun altro).
Due sole fotografie, in sintonia perfetta con questo stile. Non bellissime: occhi in su, in una posa un po' buffa e sognante, semplice e scalza sotto un arco di casa, col giardino sullo sfondo.
Bella forza, direte voi: la Testa è una grande, una che degli orpelli può elegantemente fare a meno e può pure permettersi le foto caserecce.
Altrettanto vero che difficilmente si diventa grandi nascondendosi dietro gli orpelli.

Sul MdS leggi anche:
La parola pubblicitaria.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
libri, maestri, pubblicità

-->

Lezioni africane.
Negli stessi giorni in cui lo scoprivo, presa nella lettura di uno dei suoi libri più famosi, uno scrittore moriva.
Io non lo sapevo. Sono stata molto in treno: tanto tempo per leggere, poco e niente per navigare e per postare.
Quindi è stato solo ieri sera tardi che ho scoperto che Ryszard Kapuscinski è morto martedì scorso in un ospedale di Varsavia.
Non avevo neanche ancora conosciuto la sua faccia, ma mi è immensamente dispiaciuto, come quando una persona se ne va all'improvviso e tu ti rendi conto che avresti voluto conoscerla meglio. Di uno scrittore però ci restano i suoi libri e io ho letto solo Ebano. Proseguirò quindi la conoscenza, al di là del tempo della vita di Kapuscinski su questa terra.
Il primo incontro è stato curioso. Qualche mese fa ho infatti letto Autoritratto di un Ebano, Ryszard Kapuscinskireporter, furbesco pasticcio editoriale di quelli oggi tanto in voga: una serie di brevi brani estrapolati da tutti i suoi libri e rimessi in ordine in diversi capitoli. Un insieme davvero sconnesso e traballante, che non gli rende minimamente giustizia ma mi ha fatto intravedere cosa potesse essere il "vero" Kapuscinski, la sua forza narrativa quando il testo non è ridotto a brandelli.
E così mi sono comprata Ebano, una serie dei suoi reportage sull'Africa, dagli anni '50 a oggi.
Un libro per il quale si potrebbero spendere mille aggettivi, ma alla fine l'unica cosa che pensi è che tutti dovrebbero leggerlo. Dai giornalisti che non sanno andare oltre gli stereotipi delle stragi tribali e degli occhi di un bambino affamato agli studenti (le poche pagine della Lezione sul Ruanda sono un'esemplare lezione di storia contemporanea), fino ai nostri politici, che soffrono spesso di comodi e personalissimi mal d'Africa.
Impossibile non pensare a un altro grande narratore di popoli, persone, terre e guerre: Tiziano Terzani.
La presenza di Terzani la senti forte in ogni pagina, la sua voce narrante è inconfondibile, ti sembra di vederlo ridere, imprecare e strizzarti l'occhio mentre leggi. Vedi, e al tempo stesso dell'autore vivi in diretta pensieri, passione, cuore, giudizi e ironia.
Kapuscinski è diverso. Di Terzani ha la stessa profondità di cultura e di studio, la Ryszard Kapuscinskistessa curiosità verso l'essere umano che è come te ma vive in luoghi e condizioni tanto diverse dalle tue, la stessa pazienza di viaggiatore senza limiti di tempo, capace di lasciarsi sorprendere ogni giorno da ciò che succede.
Ma è capace anche di scomparire, di diventare in qualche momento solo un occhio che ti guida: dall'immensità tutta uguale del deserto al particolare di due fari che bucano la notte come gli occhi infuocati di un animale misterioso.
Persino le imboscate, i momenti in cui si sfiora la morte o si assiste alla morte vengono raccontati senza enfasi, quasi con distacco.
Distacco verso di sé e le proprie emozioni, ma un coinvolgimento sottile e profondo verso gli esseri umani che incontra lungo la strada. Persone raccontate una per una, con la loro piccola storia, il loro nome, la loro età. Quelle persone in cammino che le telecamere riprendono sempre in massa, e quelle che le telecamere non riprenderanno mai perché troppo lontane, fuori dal mondo. Come quelle delle montagne dell'Etiopia centrale:
"Sono montagne di roccia erosa, color del bronzo e del rame, dalle cime così lisce e piatte che potrebbero servire da aeroporti naturali. Sorvolandole in aereo vi si scorgono casupole di argilla senz'acqua né luce. Viene istintivo chiedersi come faccia la gente a starci, di che viva, che cosa mangi e come mai si trovi lì. Nelle ore meridiane la terra vi raggiunge temperature da altoforno, brucia i piedi, riduce tutto in cenere. Chi ha condannato degli esseri umani a quell'atroce esilio sotto le nuvole? E perché, per quali colpe? Non ho mai avuto l'occasione di arrampicarmi fino a quei borghi sperduti per cercare risposta, né qui sull'altopiano ho mai trovato qualcuno in grado di dirmi qualcosa di quella gente: ne ignoravano perfino l'esistenza. Quei disgraziati sotto le nuvole vegetavano ai margini dell'umanità, nascevano all'insaputa di tutti e sparivano, presumo precocemente, anonimi e sconosciuti."
Il sito di Kupuscinski è in polacco e per ora non sono riuscita a trovare molto per placare il mio desiderio di approfondire questo scrittore appena conosciuto e appena andato via.
Quindi grazie all'agenzia di stampa Misna, l'unica a informarci su quello che avviene nel sud del mondo, e grazie a un bel post, ricco di link, del blog fogliedivite 2.2, che leggo sempre e non ho mai ringraziato.

"Se uno vuole ricordare, allora ha bisogno dell'immagine; se uno invece vuole capire, allora ha bisogno della parola, della scrittura."
Susan Sontag

scritto da luisacarrada | plink | commenti (2)
libri, maestri

sabato, dicembre 30, 2006

-->

Nutrimenti poetici.
"Ogni giorno della tua vita leggi poesie. La poesia è buona perché esercita muscoli che non usi abbastanza spesso. La poesia espande i sensi e li riporta a condizioni primordiali. Fa sì che tu ti renda conto del tuo naso, del tuo occhio, del tuo orecchio, della tua lingua, della tua mano. E, dopo tutto, la poesia è metafora compatta o similitudine. Tali metafore, come i fiori di carta giapponesi, possono espandersi all'esterno in forme gigantesche. Le idee si trovano ovunque nei libri di poesia, benché io abbia sentito raramente gli insegnanti di scrittura creativa raccomandare di darci un'occhiata."

Ray Bradbury, Come trovare una musa e nutrirla, in Lo zen nell'arte della scrittura

Sono sempre affascinata dalla vitalità e dal vitalismo degli scrittori americani quando parlano del loro rapporto con la scrittura. Che siano professionisti geniali come Stephen King o grandissimi scrittori come Jack London o lo stesso Bradbury. O Carver.
Ti parlano prima di tutto di vita quotidiana e cose molto concrete, di soldi che mancano, bambini che piangono, ore in lavanderia con il taccuino in mano, lavori e lavoretti per mangiare in attesa che arrivi la grande occasione. Occasione che, come in ogni storia che si rispetti - dopo tanti rifiuti -, per il protagonista che non ha mai perso speranze e fiducia, inevitabilmente arriva.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
maestri, creatività

sabato, novembre 18, 2006

-->

Gli essenziali di Kerouac
1. Scribbled secret notebooks, and wild typewritten pages, for your own joy.
2. Submissive to everything, open, listening.
3. Try never get drunk outside your own house.
4. Be in love with your life.
5. Something that you feel will find its own form.
6. Be crazy dumbsaint of the mind.
7. Blow as deep as you want to blow.
8. Write what you want bottomless from bottom of the mind.
9. The unspeakable visions of the individual.
10. No time for poetry but exactly what is.
11. Visionary tics shivering in the chest.
12. In tranced fixation dreaming upon object before you.
13. Remove literary, grammatical and syntactical inhibition.
14. Like Proust be an old teahead of time.
15. Telling the true story of the world in interior monologue.
16. The jewel center of interest is the eye within the eye.
17. Write in recollection and amazement for yourself.
18. Work from pithy middle eye out, swimming in language sea.
19. Accept loss forever.
20. Believe in the holy contour of life.
21. Struggle to sketch the flow that already exists intact in mind.
22. Don't think of words when you stop but to see picture better.
23. Keep track of every day the date emblazoned in your morning.
24. No fear or shame in the dignity of your experience, language and knowledge.
25. Write for the world to read and see your exact pictures of it.
26. Bookmovie is the movie in words, the visual American form.
27. In praise of Character in the Bleak inhuman Loneliness.
28. Composing wild, undisciplined, pure, coming in from under, crazier the better.
29. You're a Genius all the time.
30. Writer-Director of Earthly movies Sponsored & Angeled in Heaven.

Jack Kerouac, Belief & Technique For Modern Prose: List of Essentials, da una lettera Don Allen, in Heaven & Other Poems, 1958

PS Mi piacerebbe molto - e mi farebbe un gran bene - tradurre questo manifesto portatile di Kerouac, magari una al giorno. Qualcuno lo avrà già fatto magnificamente, ma queste 30 frasi sono così belle, intense e piene di risonanze che le metto tra i miei esercizi di traduzione. Insieme ad altri piccoli brani, poesie, canzoni.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
maestri, le lingue degli altri

martedì, novembre 07, 2006

-->

Ryszard e Tiziano.
Quando mi arriva una scatola di libri, come oggi, è difficile resistere alla tentazione di sfogliarli tutti.
Avevo molto da lavorare, quindi ho dovuto persino spostarli di stanza per non averli sotto gli occhi.
Ora però una scartabellata l'ho data: all'introduzione delle Mille e una notte e all'Autoritratto di un reporter di Kapuscinski. Autore, quest'ultimo, che conosco molto poco, ma che mi ha incuriosito.
Sono saltata di qua e di là, ma una cosa mi ha colpito molto e riguarda alcune affinità con Tiziano Terzani:

  • la grande difficoltà e fatica di scrivere: niente è facile per i grandi, ogni volta la pagina bianca è uguale a un muro insormontabile
  • l'ossessiva e inguaribile passione per la storia: senza conoscere il passato, le sue geografie e le sue persone, è impossibile raccontare il presente.

Mi domando se queste cose alle scuole di giornalismo le insegnino, ma mi sa di no. Perché sono cose scomode e difficili in un mondo in cui il marketing deve presentare tutto come facile facile, altrimenti nessuno apre il portafoglio.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (7)
libri, maestri

venerdì, ottobre 20, 2006

-->

Il taccuino di Susan.
Lo posto, per voi e per me, così me ne ricordo: l'inserto Domenica di Repubblica dedica quattro pagine agli appunti di un taccuino inedito di Susan Sontag. Appunti privatissimi, sinceri, belli, sconnessi e spesso disperati.
Più una serie di splendide fotografie lungo tutta la vita della Sontag, dai capelli neri alla ciocca bianca, alla suprema criniera candida.

PS il sito dedicato a Susan Sontag.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (1)
maestri

lunedì, settembre 18, 2006

-->

Anna e Oriana.

"Uhm! Boh! Mah! 'Sta roba da intellettuali! Oria': non faccia l'intellettuale, sia intelligente, ma che pensa di me?"

"Io penso... io penso che lei sia un grand'uomo, signora Magnani."

Le due battute conclusive dell'intervista di Oriana Fallaci ad Anna Magnani, pubblicata sull'inserto Domenica del Sole 24 Ore di ieri.

PS Una nutrita rassegna stampa su Oriana Fallaci la trovate qui.

scritto da luisacarrada | plink | commenti (3)
maestri

mercoledì, settembre 13, 2006

-->

Chi ben conversa, cambia direzione.
Henri Matisse, Conversation, 1910, Hermitage.

Sabato e domenica sono stata al Rifugio Stella d'Italia sopra Folgaria al primo ritiro degli istruttori della Palestra della Scrittura. Su cosa sia successo lì, lo leggerete e lo vedrete sul sito della Palestra.
Il tema che mi era stato assegnato erano le prospettive della scrittura professionale nell'epoca dei social media e della "grande conversazione".
La parola "conversazione" mi ha quindi impegnata parecchio, prima e durante.
Mentre me ne tornavo in treno, l'ho reincontrata in una lettera di J. Hillman all'interno del suo libro-intervista Cent'anni di psicanalisi. E il mondo va sempre peggio.
Le considerazioni dello psicologo junghiano mi hanno aiutata parecchio a mettere a fuoco l'idea di cosa sia una "buona conversazione" in una rete in cui tutti ormai parlano e spesso blaterano.
"Una buona conversazione ha presa: ci apre gli occhi su qualcosa, ci fa drizzare le orecchie. Una buona conversazione lascia degli echi: più tardi, nel corso della giornata, nella nostra mente si continua a parlare; e il giorno dopo ci si ritrova ancora a conversare con quello che è stato detto.
... E' necessario ripensare a cosa è la conversazione. Il termine significa 'cambiare direzione con', tornare indietro, invertire il movimento, e probabilmente ha a che fare con l'andare avanti e indietro con qualcuno o qualcosa, voltandosi e dirigendosi verso lo stesso terreno dalla direzione opposta. Una conversazione fa cambiare direzione alle cose. E per ogni conversazione esiste un 'verso' un rovescio, un lato opposto.
... Per questo lo stile delle nostre conversazioni deve essere un po' sconcertante, cambiando la direzione prevista di un pensiero