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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


giovedì, giugno 12, 2008

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Il plain language del gelataio.
Ieri, seduta al tavolino di una delle migliori gelaterie romane, non ho potuto fare a meno di ammirarne una soluzione comunicativa un po' originale.
Un discreto cavalierino al centro di ogni tavolo riportava da una parte la comunicazione formale: I tavoli sono riservati al servizio con cameriere. Dall'altra la comunicazione popolare, in plain language: Non ci siede al tavolo con coni e coppette.
Certo, forse bastava la seconda, magari meno perentoria, oppure la versione in italiano e quella in inglese, ma l'idea della "versione spiccia" mi ha divertita.

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on the road

sabato, maggio 17, 2008

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Train language.
Al convegno Web senza barriere si è giustamente molto insistito sull'accessibilità intesa come esigenza di tutti, non solo dei disabili, perché tutti possiamo trovarci in difficoltà nella fruizione di un sito web in diversi momenti della nostra vita e per i motivi più diversi.
Di qui la necessità di scrivere chiaro, secondo le buone regole del plain language: sintassi piana, lessico semplice ma preciso, formattazione del testo che guida e aiuta la lettura.
Ti chiedi allora perché questi sensatissimi principi non vengano applicati nella comunicazione al cittadino tout court, non solo sul web. Insomma, perché non si scriva e non si parli con chiarezza in situazioni in cui ascolto e leggibilità non sono facilissimi. Per esempio nelle stazioni e nei messaggi dati dagli altoparlanti.
Nella metropolitana milanese (e sicuramente in tutte le altre) il segnale rosso della sirena è accompagnato da questa scritta: "A segnale attivato, abbandonare la stazione." Scritta abbastanza misteriosa per chi conosce poco l'italiano e ancor più difficile da comprendere in una situazione di emergenza. Non era meglio "Se si accende la sirena rossa, lasciare subito la stazione"?
Sempre in stazione, altra scritta misteriosa presente nello spazio informativo in testa a ogni binario: Ind. sussidiarie... non credo che oggi l'italiano medio conosca il significato dell'aggettivo "sussidiario". Le "indicazioni sussidiarie" sono semplicemente le fermate intermedie. Basterebbe scrivere "il treno ferma a...".
Una volta sul treno, i messaggi dati attraverso l'altoparlante sembrano a volte provenire da un altro pianeta. Ma l'annuncio cui non riesco mai ad abituarmi è quello che raccomanda di portare con sé il biglietto anche quando si va al bar "per il servizio di controlleria da parte del personale di bordo".

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lingua italiana, on the road

venerdì, febbraio 08, 2008

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Libri in treno/2
Sono cinque anni che pubblico i Quaderni sul MdS, e li considero lo strato più profondo e più ricco del sito. Costano un sacco di fatica agli autori e a me in termini di editing e impaginazione, ma dai numeri da capogiro dei download ormai so quanto sono apprezzati.
Uno però è il long seller in assoluto (so che non è il termine adatto, visto che i Quaderni non si vendono, ma si regalano): Mappe mentali e scrittura di Umberto Santucci.
Penso quindi che farà piacere ai suoi lettori sapere che Umberto ha raccolto in un libro le sue idee e i principali metodi del problem setting, che diversamente dal problem solving, è l'arte non di risolvere ma di definire i problemi. Si intitola Fai luce sulla chiave e lo pubblica Gremese nella collana Fare Azienda.
La tesi è che se definisci bene il problema e i suoi termini, senza andare nel panico, diventa poi molto più facile trovare la soluzione. Insomma, il muro dei problemi va trasformato in una comoda scala in cui ogni gradino è un compito ben preciso verso la soluzione, o il lieto fine.
Sì, proprio il lieto fine, perché il problema è il nodo di ogni mito, il cuore di ogni fiaba. Leggiamo e ascoltiamo solo per sapere come alla fine se la caverà l'eroe.
Per diventare protagonisti della storia, eroi capaci di superare gli ostacoli anche in azienda e nel proprio lavoro di ogni giorno, dobbiamo armarci soprattutto di creatività e fantasia, con l'aiuto di strumenti e di tecniche cui Umberto Santucci dedica la seconda parte del libro.
Dialogo strategico, strategia Oceano Blu, diagrammi e matrici, Swot analisys, outliner, mappe mentali, brainstorming, sei cappelli per pensare e sei scarpe per agire, la farfalla della metamorfosi manageriale, più un buon numero di simulazioni e di giochi.
Gran parte di queste tecniche hanno una cosa in comune: ci fanno "vedere" il problema sotto i nostri occhi, lo disegnano, lo rappresentano in forme e colori.
E' quello che faccio anche io di fronte a un progetto di comunicazione o a un problema testuale. Anche se, lo confesso, mi bastano un grande foglio A3 e una decina di pennarelli colorati.
Questo era il secondo libro che ho letto in treno. Il terzo era Un percorso a zigzag di Anita Desai, che è rimasto a metà. Sia perché mi sono dovuta rituffare nel lavoro, sia perché la celebre scrittrice indiana ormai ha trovato la chiave per il best seller ed è diventata bravissima a variare con abilità su uno schema che sotto sotto mi sembra sempre uguale. Eppure Notte e nebbia a Bombay mi era piaciuto moltissimo.


domenica, giugno 24, 2007

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Brevi ed efficaci.
Venerdì pomeriggio scendevo in macchina verso Roma lungo l'Adriatico.
Un po' stanca e imbambolata come quando si va dritti dritti, senza aspettarsi sorprese.
Ogni cinquanta chilometri circa ci ha pensato una grande scritta rossa a scuotermi.
Sempre la stessa:
Autostrada Bologna-Taranto.
20 morti dal 1 gennaio.
Guida con prudenza.

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on the road

sabato, maggio 19, 2007

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Dignità.
Via Nazionale a Roma è una strada commerciale, in questi giorni strapiena di turisti.
I romani in genere camminano veloci e raramente si guardano intorno.
Oggi pomeriggio anche io camminavo veloce, finché sul marciapiede non mi si è parato davanti uno zoo di carta e un giardino fiorito. Coloratissimi, bellissimi.
Alzo la testa, e vedo il padrone di flora e fauna: un barbone scuro scuro, vestito, capelli, barba quasi impastati di terra, sembra uscito dal sottosuolo.
Scure scure anche le mani, che piegano velocissime la carta colorata e la trasformano sotto i miei occhi in leoni, gazzelle, serpenti, cagnolini e tanti altri animali diversi. Finisce il lavoro e lo poggia sulla panchina, senza mai alzare la testa.
Faccio qualche passo indietro, per guardare l'insieme della panchina-palcoscenico-negozio.
"Free offer" è il cartellino che sovrasta il tutto.
La mano mi va d'istinto in tasca, alla mia macchina digitale.
La fermo, la tiro fuori dalla tasca e mi avvicino.
"Prendo un fiore, questo rosa".
L'uomo nero non dice niente, non alza la testa nemmeno ora, continua a piegare freneticamente il nuovo rettangolo di carta colorata.

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on the road

domenica, gennaio 28, 2007

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Don't forget.

Grazie a Dasar, che ha scattato questa foto per le strade di Parigi.

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on the road

mercoledì, gennaio 03, 2007

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Bianco e nero.

Che sul fondo nero i caratteri bianchi non si leggano per niente, soprattutto quando sono piccoli, fitti fitti e con l'impaginazione giustificata sembra far ormai parte dell'abc della comunicazione. Sul web e fuori.
Eppure capita ancora di vedere i pannelli illustrativi dei musei concepiti proprio così, scoraggiando anche il visitatore più volenteroso.
A me è capitato nella riaperta Villa Torlonia a Roma, dove ho passato l'ultima giornata del 2006.
Peccato, perché tutto il resto è davvero perfetto e merita assolutamente una visita. Non mancate di scaricarvi prima le
audioguide in mp3 dal sito della Villa sul portale Musei in Comune, dedicate al Casino Nobile, che ospita il nuovo Museo della Scuola Romana, e alla Casina delle Civette, dove la luce filtra nei mille colori delle vetrate liberty di Duilio Cambellotti.

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on the road, forme e colori

martedì, marzo 07, 2006

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Meno banca, più cavoli.
Che i mercati sono conversazioni le banche se ne sono accorte da un bel po', anche se non è poi così lontana la Barbie bruna in talilleur grigio gessato come testimonial del Credito Italiano. La Barbie non parlava, strabuzzava gli occhi, mi pare con una penna in mano come un'anchorwoman della tv. Ora i dipendenti parlano eccome, uno per uno, come negli spot del San Paolo. Con il loro linguaggio, ognuno diverso dall'altro. Linguaggio di persone. Meno banca, più Francesco. Meno banca, più entusiasmo.
Oggi stavo quasi andando a sbattere col motorino perché il grandissimo cartellone di Conto Arancio ha per un attimo attirato tutta la mia attenzione: Col cavolo ne trovi uno migliore. Cosa? Il mutuo.
Mi è sembrata significativa questa inclusione dei cavoli nella pubblicità della banca, dopo la fortunatissima zucca.
Avevo sempre ammirato l'elegante inclusione di "cavolata" nel testo del Pacco del Diffidente di un sito di e-business quale Esperya, ma lì era un "bottegaio" a parlare, che i cavoli di vende pure...

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martedì, febbraio 21, 2006

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Breve e intensa storia di Nahir.

Sul sito italiano di Medici senza frontiere, un breve e intenso cartone animato, La mia migliore amica.
Per raccontare ai bambini come vivono i bambini nei campi profughi.
La mostra itinerante Un campo rifugiati in città toccherà sette città italiane nella prossima primavera.
Sul sito, tutte le informazioni per le famiglie e le scuole, più il glossario e presto anche un dossier pedagogico per gli insegnanti.

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mercoledì, febbraio 08, 2006

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Risposte romane.
I faccioni dei politici sorridono sui muri della capitale.
E i romani ci scrivono sopra:

I no global al governo?
No, grazie.
Mejo de voi!
(Via due Ponti)

Un'idea diversa.
Avercela!
(Viale Giulio Cesare)

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giovedì, ottobre 06, 2005

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Dante in metro.
Our complex media day intitolava qualche giorno fa il Poynter Institute un articolo sui media che "consumiamo" ogni giorno, spesso in contemporanea. Dal grande televisore al piccolo lettore di mp3.
Quest'ultimo mi accompagna spesso nei miei viaggi in metropolitana. Mi sembra sempre un po' miracoloso e stregonesco poter stipare nel volume di un rossetto tante parole tra cui scegliere esattamente quelle che ti servono in quel momento.
Di solito ascolto musica o interviste che mi scarico da internet e che non ho tempo di sentire a casa, ma ieri ho sentito un gran bisogno di Dante. Così, da Saxa Rubra a Piramide mi sono ascoltata i primi sei canti dell'Inferno.
Strano, ma la metro si addice a Dante. Perché in mezzo alla gente e ai suoi discorsi senti che la Commedia contiene già tutto quello ti separa da essa e anche tutto il linguaggio che senti intorno a te appena togli le cuffie: i modi di dire che ormai usi senza pensarci, la "dolce stagione" di Leopardi, le foglie che tremano su un ramo di Ungaretti, le metafore più calzanti, le parole più semplici e quotidiane.
Dante, queste parole così semplici, te le fa riscoprire per il solo ordine in cui le dispone:
"Temp’era dal principio del mattino,/e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino/mosse di prima quelle cose belle".
Mattino, cose, belle, stelle.

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mercoledì, settembre 21, 2005

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Banconi.
E' strano come le città italiane si distinguano anche per la geografia e la morfologia dei loro negozi. Ieri ero a Trieste in un pomeriggio gelato, desiderosa di scaldarmi un po'. Ma i bar triestini sono così diversi da quelli romani, con i loro trionfi di tramezzini. Sono più scuri, più caldi e raccolti, e verso le 7 tutti celebravano il rito dell'aperitivo, con grandi bicchieri e con piccolissimi stuzzichini. E anche le pasticcerie sono diverse: al posto delle meridionalissime paste, molte più praline, come tante perle di tutti i colori. E diverse le enoteche, dove ai banconi ho finalmente trovato il magico equilibrio tra vino e cibo, solitudine e socialità.
Ma la vera differenza l'ho misurata ai banconi di una libreria. Una libreria molto ma molto più piccola di quelle metropolitane, veri supermercati tutti uguali, ai quali mi sono ormai abituata.
Se la libreria Minerva di Trieste mi è sembrata molto più grande e ricca dei supermercati romani, il merito è proprio di quei quattro o cinque banconi "a tema", in cui i libri erano scelti e accostati solo in base alle preferenze del libraio, non certo alle classifiche, alle presenze o promozioni televisive, ai premi letterari, all'ultimo "grande giovane scrittore di turno".
C'erano classici insieme ad autori sconosciuti, libri grandi e piccolissimi, persino strane e introvabili collane di case editrici famose. Tanta diversità, eppure tutto aveva un suo senso, un suo svolgimento.
Mentre esploravo i sorprendenti banconi, il librario spostava e inseriva pensoso altri libri nelle vetrine, inventando per i suoi clienti nuovi percorsi letterari. Poi si è spostato alla cassa, commentando gli acquisti di un signore e illustrando le attività della libreria. "Venga, domani. Presentiamo la guida di Sarajevo" gli ha detto porgendogli "la borsetta" dei libri.

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domenica, luglio 17, 2005

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Parole in corsa.
Sarà che mi piace tanto camminare perché mi piace tanto scrivere? Ho pensato oggi mentre marciavo di buon passo in una campagna dorata di tramonto.
Questione di allenamento, e questione di ritmo.
All'inizio non ti va, trovi mille scuse per scansare la fatica.
Poi ci sono gli indispensabili riti, senza i quali non cominceresti mai: lo stretching all'aperto, il tavolo in ordine con un mug di caffè al lato del pc al'interno nel tuo studio.
Poi cominci a scaldarti, fai i primi passi, scrivi le prime parole, entrambi non molto soddisfacenti.
Poi prendi il ritmo, e finalmente ci provi gusto.
Ma solo dopo qualche chilometro/pagina le gambe volano e la mano non ce la fa più a stare appresso ai pensieri.
Quando scrivi e quando corri è questione di fiato, di ritmo, di quel magico allineamento tra il corpo e la mente che si prova solo in certi momenti e che ti fa sentire una persona intera.
Quando scrivi leggi le tue parole, quando cammini e corri leggi la natura che hai intorno.
In ogni caso, leggi delle cose vive.

NB "Meditazione camminata" è chiamato il camminare consapevole, in cui ogni passo, ogni respiro, ogni fiore e cespuglio che si incontra è oggetto di attenzione. Quanto tutto questo possa essere utile a conoscersi e a lavorare meglio, lo spiega un testo bellissimo di una specialista di formazione outdoor, Daniela Fregosi.

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domenica, giugno 12, 2005

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Generazioni.
“Secondo te questi anelli sono anche da uomo? No, perché sono bellissimi.”
Alzo lo sguardo verso lo sbarbatello brufoloso accanto a me che come me sta rovistando tra i cestini pieni di anelli d’argento del negozietto etnico vicino alla fermata della metropolitana.
Mi viene da ridere, ma rispondo seria: “Non lo so, ma sono proprio bellissimi.”
Tanto basta perché lo sbarbatello che potrebbe essere mio figlio si metta a frugare e a disquisire sugli anelli per scegliere quello adatto a lui.
Sarebbe lunga spiegargli che quegli anelli le donne indiane li mettono ai piedi per ogni figlio che nasce. Sono bellissimi, tanto basta.
Stiamo lì vestiti quasi uguali, zaino in spalla, casco in mano, lettore mp3 che spunta dalla tasca, il motorino che aspetta fuori, tra poco magari pure con lo stesso anello.
Così uguali, penso, e invece così diversi.
Così vicini, e invece così lontani.
Li guardo, li sento parlare, questi ragazzini disinibiti che danno del tu a tutti da quando sono nati, e per i quali il problema di rivolgersi diversamente a persone diverse da loro è un problema che non esiste.
Mentre mi rimetto il casco rivedo una bambina silenziosa in un salotto buono, dove parlare agli ospiti non è consentito se non all’inizio e alla fine della visita e dove si dà del lei anche a giovanissime signore.
Eppure i ragazzini di oggi scrivono, scrivono tanto, e scrivono pure alle signore che tengono un sito che si chiama Il Mestiere di Scrivere. Il pensiero che la signora in questione, visto che lavora da un bel po’ di anni, potrebbe anche essere la loro madre quasi mai li sfiora.
”Ciao, sono Tiziiii!”
“Fico, brava, ciao.”
”Bellissimo il tuo sito, l’ho saccheggiato per la tesina della maturità. Ma non pensare che è un plagio, anzi devi essere orgogliosa.”
”Ho un grandissimo obiettivo: essere famosa, diventare una grande scrittrice, scrivere libri che tutti leggono. Ma ho bisogno di sapere come, ho solo quattordici anni. Puoi darmi una mano?”
“Scrivo poesie da tantissimo, ne ho un cassetto pieno. Roba molto emotiva, ma molto bella. Ho un grosso svantaggio, per ora. L’età: ho purtroppo sedici anni.”
“Ti prego, devo sapere tutti i minimi passaggi per pubblicare un libro. Grazie, ciao ciao.”
Voraci, emotivi, eccitati, chiedono tutto, quasi mai si firmano. 
Istintivamente correggerei quelle mail con la matita rossa e blu, facendo loro notare che nessuno prenderà sul serio i loro ardori letterari finché scriveranno mail in quel modo. Ho imparato a non farlo, a incoraggiarli riportandoli però con i piedi per terra.
Ma mi rimane la domanda: perché i laboratori di scrittura creativa e magari di scrittura professionale non li fanno a scuola, a quella età, quando sono così esuberanti, debordanti e fiduciosi in se stessi e nelle parole, invece di farli solo per gli adulti in cerca di brividi creativi?

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Mappe virtuali per passeggiate reali.
La carta color arancio-salmone dell'inserto della Domenica del Sole 24 Ore mi ha restituito oggi due bellissimi link:

  1. A literary map of Manhattan del New York Times, sottotitolo "Dove i newyorkesi dell'immaginario hanno vissuto, lavorato, recitato, bevuto, passeggiato e guardato le anatre".
    Oltre 70 luoghi, altrettanti personaggi letterari, altrettante citazioni, altrettanti autori, da esplorare e scoprire sulla mappa con il mouse. Da Henry James a Woody Allen. Più i link alle pagine di archivio del giornale con ritratti degli scrittori e recensioni.
  2. Piccoli, grandi musei, dedicato ai piccoli musei disseminati sul territorio fiorentino.
    La tela del web connette finalmente tante piccole perle che fanno la particolarità del tessuto culturale italiano: quello che un grande storico dell'arte, André Chastel, chiamava "il museo naturale", che coincide con l'intero territorio italiano. Un paese in cui la maggior parte delle opere d'arte sono conservate nel luogo in cui sono nate, spesso esso stesso un'opera d'arte.
    Ma il tessuto virtuale è fatto per essere facilmente trasformato in visite ai musei e passeggiate "reali": schede sulle opere e sul museo, bibliografie aggiornate, itinerari, cartine, orari, prezzi dei biglietti e mezzi pubblici con cui arrivare.
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on the road

sabato, maggio 07, 2005

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A mercoledì.
Con i pantaloni più larghi, le scarpe più comode, lo zainetto in spalla, domattina parto per Torino.
Non vado alla Fiera del Libro da tantissimo, dalla sua prima timida edizione.
Se passate di lì, lunedì alle 14.30 sono alla presentazione del libro La magia della scrittura.
Ci sentiamo mercoledì 11. Ciao a tutti.

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sabato, aprile 02, 2005

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Colore e dolore.
Stamattina ho realizzato che la grande piazza sulla quale sono puntati gli occhi e le telecamere di tutto il mondo non è troppo lontana da casa mia.
Mi è venuto spontaneo andarci direttamente. Per partecipare a un momento storico e a una delle tante reali conclusioni del Novecento, oltre che di un uomo che ha segnato il secolo in maniera così forte. Ma anche per provare su me stessa - in un'epoca in cui viviamo tutto via internet o in televisione - cosa significa per una volta stare in un luogo vero, non virtuale, in mezzo a molte migliaia di persone, circondata dalle loro emozioni, in attesa di un evento che tutto il mondo aspetta. Sentire voci, incrociare sguardi, percepire sentimenti nel mio vicino.
Ho spento il computer che mostrava sul sito del principale quotidiano nazionale una foto di donne con gli occhi al cielo e le braccia levate e il primo piano di un viso pieno di lacrime. La mano che le asciugava stringeva un rosario.Tempo mezz'ora ed ero a Piazza San Pietro in un primo pomeriggio caldo e dorato. Quello che ho trovato dentro l'abbraccio del colonnato berniniano, che sembrava ruotare intorno a me come una bianca macchina barocca, è stato qualcosa di veramente diverso dalla retorica e dall'emotività "effetti speciali" cercato e filtrato nelle nostre case dalle telecamere. Non ho visto lacrime, né braccia levate al cielo, né gente inginocchiata. Ho visto tante persone come me, famiglie intere, giovani seduti tranquilli per terra a leggere e a pregare, un incredibile numero di carrozzine con bambini piccolissimi, bambini più grandi cui i genitori parlavano del papa come di una persona di famiglia. Mi ha colpito il numero di turisti stranieri che scrivevano su un taccuino, sicuramente il ricordo e le emozioni di una giornata particolare.
C'erano serenità, pacatezza, rispetto. Molti sorrisi, molte parole, ma sommesse, come quando non si vuole disturbare qualcuno nella stanza accanto. Eravamo tantissimi, ma le voci non soverchiavano lo scrosciare dell'acqua nelle due fontane.
Mentre mi allontanavo e passavo in mezzo ai satelliti e alle telecamere, non ho potuto fare a meno di notare - in tanta evidente normalità - la caccia di giornalisti e fotografi al "pezzo di colore": un gruppo di cinesi, un ragazzo pieno di piercing ma munito di bibbia, un drappello di ragazzini francesi con cappellini rossi. In televisione saranno venuti benissimo.

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domenica, marzo 06, 2005

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Cuore matto.
Di questi tempi il cuore batte sui muri di città e impazza nel mondo della comunicazione.
A Roma, tutta la campagna del candidato presidente della Regione Storace è giocata sullo slogan Una regione governata con il cuore. Un tondo cuore tricolore su sfondo rosso, scelta audace per chi viene da un passato all'insegna del nero. Ai lenzuoloni elettorali si alternano i manifesti del nuovo film di Ozpetek Cuore Sacro. Rosso.
A Bologna, la Regione ha da poco riunito a convegno i suoi comunicatori e gli operatori degli URP. Sotto il titolo: Al cuore della comunicazione. Il valore delle emozioni nei processi di comunicazione pubblica. Colore: rosso.
E intanto, dall'altra parte dell'oceano escono un sito e un
libro dedicati alla nuova frontiera del branding: Lovemarks. The future beyond brands. Rossi.
Perché proporre al cliente un mondo e uno stile di vita non basta più. Devi prima conquistare il suo cuore.
 

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sabato, febbraio 19, 2005

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Nonsense sui muri.
A Roma siamo in piena campagna per le prossime elezioni regionali.
I muri sono pieni di manifesti, uno sull'altro.  A parte le campagne dei due candidati a presidente della Regione, entrambe molto professionali, il resto è una fiera di facce dai sorrisi forzati e inquietanti e di slogan senza senso.
Eccone un piccolo campione:

"La tua energia. La mia voglia di fare."

"Io ci credo!"

"La tua fiducia al centro del mio impegno."

"I tuoi diritti. Il mio dovere."

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lunedì, gennaio 31, 2005

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Leggo.
La incontro tutte le mattine all'imbocco della metropolitana, stazione Flaminio. E' alta, bionda, con gli occhiali, imbacuccata, con un cappello di lana in testa e il giubbotto verde fosforescente dei ragazzi che distribuiscono la stampa freepress. Sul suo c'è scritto LEGGO.
E infatti legge la ragazza bionda, appena ha finito di distribuire il suo pacco di leggerissimi quotidiani. Legge pesantissimi volumi che tira fuori dal suo zaino. Poggia lo zaino per terra, ci si siede sopra ed entra nel "suo" mondo di carta.
Oggi era proprio all'ingresso, circondata dai fogli di giornali che vorticavano nel vento, incurante della corrente di folla accanto a lei. Fogli di giornale foderavano anche il suo volumone, così non ho potuto leggere il titolo. Ci provo ogni mattina e non ci riesco mai. Se lo tiene stretto, è tutt'uno con suo libro.

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sabato, dicembre 04, 2004

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Voli e ritorni.
Lo so, non sta affatto bene andarsene così, senza avvertire che avrei disertato il blog per qualche giorno.
Ma mercoledì mattina il tempo è volato e il mio taxi era sotto casa prima che riuscissi a scrivere almeno "ciao, a sabato".
E così io, dopo quasi trent'anni, per la seconda volta nel giro di meno di un anno sono volata verso l'isola cui appartengo per metà.
Ho ritrovato una lingua familiare che non capisco. Sapori di mirto e miele che hanno avuto l'effetto di una piccola madeleine.
Ho passeggiato e insegnato in una città in cui finalmente non ti senti l'unica donna in miniatura, taglia 38, piede 35 scarso e una statura che non ce l'ha fatta ad arrivare al fatidico 1.60 m.
In un'aula quasi tutta al femminile, di donne che mi assomigliavano, per due giorni ho parlato e sentito parlare di scrittura e parole, testa e cuore, lavoro e famiglia.
E ho scoperto degli angoli di Cagliari che ancora non conoscevo. Dove le scalette, i gradini e le ringhiere la fanno assomigliare un po' a Montmartre. Dove i negozi sono rimasti quelli di settanta, ottanta, anni fa, con gli arredi di legno intatti e perfetti, le insegne nere con le scritte in corsivo dorato.
Stava quasi chiudendo, ma l'antico negozio di cappelli mi ha risucchiata come una magica galleria. Una piccola entrata, un lunghissimo negozio di specchi, vetrine, antiche cappelliere, al centro i banconi di legno, la cassa anch'essa di legno e vetrofanie futuriste.
"Qui dentro ci sono migliaia di cappelli... e noi siamo qui da centoventi anni" mi ha detto fiera, elegante e ospitale la padrona del negozio. Lei, di anni, ne avrà avuti almeno novanta.










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domenica, novembre 07, 2004

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Cinema dei piccoli.
Non so se sia davvero "il cinema più minuscolo del mondo", ma così ho raccontato ieri pomeriggio al mio compito accompagnatore di quattro anni e mezzo mentre camminavamo sotto i pini altissimi di Villa Borghese. E quando il Cinema dei Piccoli è finalmente comparso, la mia probabile bugia era perfettamente credibile: una casetta di legno dipinta di verde alta non più di sei metri, un buchetto di biglietteria dove a stento si affacciava la testa di un'anziana signora dipinta e ingioiellata come il personaggio di una fiaba, 60 posti e due vasetti di violette sotto lo schermo.
Su quello schermo, in un'ora e un quarto, il film di animazione La profezia delle ranocchie ha concentrato in disegni originali e delicati una storia bellissima di solidarietà, convivenza e amore tra persone diverse, grandi e piccoli, bambini e bambine, esseri umani e animali.



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giovedì, ottobre 28, 2004

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Trance metropolitana.
E' facile sentirsi improvvisamente stranieri e senza punti di riferimento in una città, la mia, che non è proprio una città, ma un mondo. Fatta di catacombe, di villaggi, di palazzi, di chiese, di parchi, di piazze, di fontane. Persino di piccolissime piazze che contengono immense fontane.
Basta entrare da un'altra parte, sbagliare strada, e non sai più dove sei.
Oppure ti muovi in quartieri che credi di conoscere da sempre e basta voltare un angolo per sentirti in viaggio, come se non fossi appena uscita dall'ufficio, ma appena arrivata in una città straniera, col tuo zainetto sulle spalle, i tuoi piedi per percorrerla, i tuoi occhi per meravigliarti.
Eppure dovevo solo lasciare una busta in una stradina dal nome magico: Vicolo di Orfeo. Sarà stato quel nome, o forse il cortiletto che portava alla silenziosa sala da meditazione, a farmi cadere nella piccola trance metropolitana.
Ma quel trapezio di stradine ordinate ai piedi del grande abbraccio del colonnato di S. Pietro mi è sembrato un villaggio di sogno, tranquillo e sereno come il suo nome: Borgo Pio.
Con le sue case insolitamente piccole e basse per la maestosità cui siamo abituati noi romani e le botteghe specializzate come non se ne trovano più, i banconi di legno, le vetrine confuse come nei paesi di una volta.
Nella vetrina del calzolaio, scarpette e stivali di tutti i colori aspettavano i proprietari. La minuscola ferramenta esponeva grappoli di spago, collane di catene e colonne di barattoli di vernice. Dalla fonderia, specializzata in campane, arrivavano sinfonie di metalli. E infine, mentre l'orologio mi faceva affrettare il passo, il negozio delle icone: non solo madonne sui sottili strati di legno, ma due intere pareti di cartoline, segnalibri, calendarietti, cartelline con l'unico soggetto di Maria e il suo bambino.
Ci tornerò presto. Per completare il sogno.









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martedì, settembre 21, 2004

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La lettrice
La lettrice prende tutti i giorni la metropolitana per andare al lavoro. Un tragitto breve, che le piace, perché per una mezz'oretta osserva un po' di mondo prima di sedersi a scrivere davanti a un pc.
Ha sempre un libro nello zaino, possibilmente piccolo e non troppo prezioso, perché ci fa rapidamente le orecchiette quando deve scendere di corsa. Ieri ha creduto per un attimo di avere le allucinazioni, perché alla fermata piena di turisti che cercano la strada per i musei sotto la grande cupola ha visto un banchetto pieno di libri. Piccoli, leggeri, con una bellissima copertina, di carta ricliclata. Sono i libri da metropolitana - pensa - quelli che ho sempre sognato di avere. Pochi grammi di carta per intrattenermi anche in piedi in mezzo alla folla.
12 titoli diversi, formato cartolina, da prendere liberamente. 12 copertine parlanti in cerca del lettore ideale: autore, titolo, genere ("racconto pulp", "storia di fine amore", "racconto noir", "racconto del ricordo", "poesia"), durata del viaggio ("1 racconto da 6/7 fermate", "10 poesie, una per fermata", "buona lettura per ogni fermata").
E' il juke-box letterario, spiegano le istruzioni per l'uso. Scegli il tuo libro-canzone e fai partire la musica.
La lettrice sente il soffio di vento del treno che arriva, afferra tutti i libri e li mette nel suo zaino.
Nel mondo sotterraneo ricorda che una giovane filosofa, vissuta in anni difficili, amava ripetere "Quando il mondo diventa troppo buio, apri un libro e riapri il tuo mondo".
E allora infila la mano nella tasca dello zaino e sceglie il suo micromondo per i prossimi venti minuti: ...c'era nell'aria un profumo... di Giovanna Adinolfi, racconto da 9 fermate. E allora svaniscono i poster, le pance, i piercing, le punte appuntite di mille scarpe, e sale un profumo di stanze chiuse, di sentimenti trattenuti, di pudori dimenticati.
Per venti minuti il mondo è un appartamento borghese pieno di libri, dove un professore incupito sogna una donna che rimpiange da anni e che da anni vive solo nel suo ricordo. Ma è la parola scritta a riportarla in vita, sotto forma di una lettera, a pagina 12: "Caro professore, domenica prossima vengo a Milano, a sentire la Messa grande in Duomo. Vieni anche tu. In fin dei conti hai passato gli ottanta, non ti sembra il momento di riconciliarti con Dio? Maria".
Prossima fermata: San Giovanni, uscita lato destro.
La lettrice si congeda da Ambrogio e Maria, scende di corsa, monta sulla scala mobile e pensa che forse anche nel mondo reale una lettera può fare un piccolo miracolo.
Per ricordarsene, una volta a casa, stende un filo tra una maniglia e una sedia e ci appende i piccoli mondi di carta leggera.

 

 

 

 

 

 

 













scritto da luisacarrada | plink | commenti (12)
on the road

domenica, settembre 12, 2004