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link, note e riflessioni sulla scrittura (professionale e non)


giovedì, maggio 08, 2008

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In giro.
Sarò un po' giramondo nei prossimi giorni e non so quanto riuscirò a postare. O magari sì, visto che avrò tempo per ascoltare, leggere e confrontarmi.
Oggi pomeriggio vado ad ascoltare gli interventi sul web writing al convegno Web senza barriere all'università di Tor Vergata.
Domani sera sono a Valdagno a presentare il libro, ospite di Martini Drapelli Network.
Martedì sono a Milano come relatrice all'evento Email Power.

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martedì, maggio 06, 2008

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La MIA carriera.
Non conoscevo il blog La mia carriera, finché non mi hanno chiesto di raccontare la mia esperienza professionale. Non è un blog "carrieristico", e infatti l'accento è tutto su quel "mia".
E' piuttosto un blog di storie di persone come tante, per le quali la carriera non è una scala da salire verso l'alto, gradino dopo gradino, ma la ricerca del proprio unico posto nel mondo.
Per la sua ideatrice, Helga Ogliari, il blog "nasce con l’obiettivo di mostrare un altro lato della carriera, quello entusiasmante, piacevole, a tratti anche divertente e soprattutto per dimostrare che non serve necessariamente 'vendere l’anima al diavolo' per raggiungere il successo professionale".
La mia intervista è
qui.

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Guastafeste.
Ho sempre pensato di essere abbastanza scafata in rete, e di sapermi comportare decentemente anche senza aver studiato troppe netiquette.
Ultimamente però c'è un posto in cui mi sento abbastanza a disagio e dove le mie certezze sull'educazione online barcollano: Linkedin.
Ho conosciuto Linkedin perché hanno cominciato a invitarmi. Erano persone che conoscevo, per cui ho accettato volentieri l'invito. E poi ero curiosa di vedere se e come funzionava. Visto che c'ero, dopo un po' ho aggiunto anche il mio curriculum.
Solo che col tempo gli inviti alla grande festa dei professionisti si sono moltiplicati, e mi arrivano sempre più inviti da perfetti sconosciuti.
Che si fa? Si accetta per educazione? Non si accetta? E poi a che serve avere tantissime connessioni a persone che non conosci? O serve solo per confortarsi come il carnet pieno di prenotazioni al ballo delle debuttanti? O ancora per mostrare agli altri quanto siamo connessi e contenti?
Io le connessioni altrui raramente le guardo. Non le guardo mai quando sono tante: sia perché ci vuole tempo, sia perché la cosa mi sembra sospetta.
Quello che trovo invece davvero comodo e utile è il curriculum. Io oggi quando devo incontrare qualcuno e vengo contattata da qualcuno che non conosco, la prima cosa che faccio è guardare se è su Linkedin. Spesso ho avuto indicazioni che mi hanno aiutata negli incontri reali.
Non voglio fare la guastafeste e se da oggi nessuno mi inviterà più, avrà tutte le ragioni.
Però questa cosa mi stava qui da un po' e mi interessa sapere come la pensate e soprattutto come vi regolate.

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venerdì, maggio 02, 2008

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Scrivere in laboratorio.
Negli ultimi mesi ho fatto un'interessantissima esperienza di formazione alla scrittura in Confindustria. L'ho raccontata qui.

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martedì, aprile 22, 2008

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Lettere al lavoro.
Dopo questa infornata pomeridiana di post, riprendo il mio nomadismo e vi lascio per un paio di giorni. Domani sono qui: Lettere al lavoro è una giornata che l'Università di Siena organizza per informare gli studenti delle scuole superiori e della stessa università sui percorsi formativi e gli sbocchi professionali per i laureati in lettere.
Essendo io una laureata in lettere dal percorso tortuoso e dal mestiere bislacco e un po' inventato, sono stata invitata per raccontare agli studenti l'uno e l'altro.
Ci saranno molte altre testimonianze di cui vi dirò al ritorno.
Se siete da quelle parti, fate un salto.

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mercoledì, aprile 16, 2008

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Prossimi giorni. E una cosa nuova da leggere.
Per impegni di
formazione sarò abbastanza nomade nei prossimi giorni, per cui non so se riuscirò a postare.
Vi lascio però con un altro articolo che ho scritto per Scrivere di De Agostini, dedicato alla
revisione di un sito. A proposito, l'opera da oggi esce anche in volumi e dvd con Repubblica e L'Espresso.
Ora che ho letto quasi tutti i fascicoli, posso dirvi spassionatamente che come ogni opera con tanti autori, anche Scrivere ha i suoi alti e bassi, quindi ci sono cose bellissime e cose così così. Però la media è alta e l'insieme molto aggiornato e di qualità.
A me è piaciuta soprattutto la varietà e l'ampiezza dei temi, che mi hanno fatto scoprire molte "scritture" che conoscevo pochissimo o affatto: fumetti, cinema, televisione, radio, graphic novel... e poi l'idea di riunire scrittura creativa e professionale comunque intorno a dei temi comuni (incipit, biografia, descrizione, originalità, chiuse, maestri, voce, luoghi comuni...).
Ovvio che scrittura creativa e scrittura professionale sono cose diverse, ma come sapete a me contaminazioni e miscugli piacciono molto e penso che gli scrittori professionali abbiano tutto da guadagnare quando ficcano il naso in cose che apparentemente non li riguardano.
A presto.


venerdì, aprile 04, 2008

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Socialità e solitudine.
In Presentation Zen, libro con il quale come avrete capito sono particolarmente in sintonia, c'è un intero capitolo dedicato alla solitudine, spazio e tempo necessario per tornare a relazionarsi bene con gli altri.
E' un bisogno che capisco profondamente e un lusso che quando posso mi concedo perché credo che nulla mi abbia aiutata a stare "qui e ora" - concentrata, attenta, partecipe eppure distaccata - in un'aula piena di allievi, in una riunione difficile, in un sala dove devi parlare con centinaia di persone davanti a te, quanto l'aver imparato a stare a lungo in silenzio, preoccupata solo di posizionare bene una mano, reggermi in equilibrio su una gamba sola o sulla testa, ascoltare il ritmo del respiro.
Bene, questo per dirvi che sto per sparire nel silenzio qui e che ci sentiamo lunedì, più o meno.

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lunedì, marzo 31, 2008

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Le parole senza i pensieri.
Questa campagna elettorale così veloce e convulsa offre un materiale interessantissimo a chi si occupa di comunicazione.
Un esempio, tra i tanti, sono le analisi sui video promozional-casarecci che ci sta proponendo in questi giorni Giovanna Cosenza sul suo blog. Io non sono una studiosa come lei, ma certe volte mi sono sorpresa a pensare che vorrei poter non lavorare per le prossime due settimane solo per immergermi nel mare di parole, voci e immagini che ci circonda. Poi, quando riesco a farlo, penso che forse è meglio non vedere e non sentire.
Stamattina però il fulmineo post di Mantellini sulla scadente qualità dell'articolo firmato da Veltroni su Repubblica di ieri mi ha incuriosita ("scritto piuttosto male", testuali parole) e così me lo sono cercato. E trovato.
Sottoscrivo: chiunque l'abbia scritto, l'ha scritto male, come una brochure promozionale, infarcito di frasi a effetto e senza i contenuti anche minimi che ci si aspetterebbe a due settimane dal voto. Artificioso come un cattivo esercizio di stile. Qualche perla:

Vedere l'Italia fa bene. Fa bene uscire dal racconto che la televisione ci regala ogni giorno.
(ripetere parole positive, secondo il ghost di Veltroni, evidentemente fa bene)

La cultura serve alla politica più di quanto la politica serve alla cultura.
(come rinunciare a un chiasmo à la JFK... "non chiederti cosa il tuo paese può fare per te..." do you remember?)

Si può essere desolatamente poveri anche con le tasche piene di soldi.
(i tanti poveri di questi tempi penso ci starebbero)

L'Italia è il regno dell'arte e della bellezza, splende di una cultura antica e nobilissima.
(inutile ovvietà... sembra presa da una brochure degli anni sessanta )

Diceva André Malraux...
(dubito che il lettore medio, anche di Repubblica, sappia chi è; avrà pure interrotto il ritmo, ma "ministro della cultura francese" ci sarebbe stato bene)

E poi le metafore scontate: i banchetti del mercato globale, la globalizzazione come mostro ringhiante, oddìo!

E infine, la chiusa infelice e offensiva per chi patisce davvero la guerra:
C'è stato qualcuno, nel passato, che quando veniva minacciato dalla spada, rispondeva con l'arma dell'arte. Come dire che con la bellezza si possono anche vincere le guerre.

Ma frivolezza incosciente e sottovalutazione dell'intelligenza (e delle preoccupazioni) degli elettori sono ormai trasversali. 
Il candidato sindaco a Roma, Gianni Alemanno, così sentenzia dai manifesti:

Voglio una città senza traffico.

Non "con i tram", "le metropolitane, "le biciclette". Ma "senza traffico". Cioè niente.
Ma anche se fosse possibile, caro candidato, casomai siamo noi a dire "cosa" vogliamo. A lei, invece, dirci "come". Se ne ha un'idea. Non scambiamo le parti.

Nella rassegna stampa del PD di ieri mi hanno consolato solo le parole di Bersani:

Anche se non siete del tutto convinti, cavolo, aiutateci, scommettete su di noi, siamo l’unica novità in campo. Noi abbiamo rischiato, rischiate anche voi. Altrimenti torniamo tutti nella palude.

Fortuna che buon senso e un sano fiuto degli umori degli elettori evidentemente ancora esistono.

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domenica, marzo 30, 2008

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Donne, bimbi, persone in rete.
Sono tornata da poco da Viareggio, dove sono stata giurata al premio Donna è Web.
Ero in uno stato d'animo abbastanza diverso dal 2004, quando ho vinto il premio della prima edizione.
Nella mia vita professionale sono successe più cose negli ultimi quattro anni che nei quindici precedenti e anche il web ne ha viste di tutti i colori. Ero quindi piuttosto curiosa di cosa avrei trovato.
Quello che mi ha colpita di più credo sia stato il senso di "normalità" che ho respirato: anni fa le donne in rete, mediamente più grandi, si sentivano molto pioniere, molto apripista e molto speciali.
Questa volta c'erano tante giovani e giovanissime, un sorprendente numero di uomini sia al convegno sia alla cerimonia di premiazione, tanti bambini quanti non ne avevo mai visti a un evento del genere. A ricevere il primo premio sul palco c'erano anche loro, visto che è andato alle creatrici di Noi Mamme, un sito utile, allegro, ironico, pieno di informazioni e di risorse. Nove giovani mamme di tutta Italia che si sono incontrate sul web e, nonostante tutto quello che hanno da fare, invece di chiudersi in casa sono uscite in rete.
Altri due siti e due storie di donne che mi hanno colpito particolarmente: il blog Briciole di pane, dove Chiaretta, guarita dall'anoressia, aiuta molto concretamente altre ragazze a farcela anche loro; lo Zoo di Simona, un negozio online che è un luogo di meraviglie e un trionfo di creatività.
Sono stata molto contenta di essere andata e aver partecipato, nonostante oggi abbia parecchi ripensamenti sull'opportunità e l'utilità reale delle iniziative dedicate alle donne, quali la 24 ore organizzata da Microsoft o Comunicazione è donna, che si svolgerà il 7 aprile a Roma.
Se c'è una cosa che della rete mi ha affascinata fin dall'inizio è stata proprio la possibilità di connettersi e parlare tra "persone", al di là delle differenze di età, professione, paese, e naturalmente anche di genere.

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sabato, marzo 22, 2008

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Madrid vs Roma.


Sarà perché sto finendo di leggere L'arte di avere sempre l'ultima parola di Jay Heinrichs, divertente libro sulla retorica, e quindi mi viene istintivo cercare le "figure" in tutto quello che leggo e ascolto.
Sarà anche perché Roma è invasa in questi giorni di enormi faccioni dei candidati a sindaco, tutti uguali, tutti che ti guardano fisso negli occhi come se ti dovessero ipnotizzare, con sorrisini che non sai se sono più falsi o imbarazzati.
Sarà per entrambe queste cose, ma le immagini che oggi pomeriggio mi ha mandato
Domenico Fiormonte da Madrid sulla campagna di Zapatero mi sono sembrate fresche e belle.
Le headline, simmetriche e piene di ritmo (mi sembrano due antitesi... ma correggetemi):
L'ottava potenza economica, la prima nei diritti civili.
La grande politica delle piccole cose.
Il payoff:
Ragioni per credere.
Le immagini, con quello sguardo che va lontano, altrove, e almeno non ti assilla.

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venerdì, marzo 21, 2008

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Che bello... tornare in possesso del proprio pc!
Dai tutto talmente per scontato che quando va tutto in tilt, dal disco rigido alla connessione web, vai in crisi anche tu. Ho passato la settimana disperando di riavere la mia posta arretrata e ho lavorato tutto il tempo con questo timore sotterraneo che mi ha guastato qualsiasi cosa.
Bene, tirato un bel sospiro di sollievo, sto spulciando tutti gli arrivi e vi allungo subito due link:
> un sito che non conoscevo sul web writing di un professionista statunitense che ha anche una sezione di articoli molto aggiornata e un blog:
WebCopyPlus
> oggi è la giornata mondiale della poesia: per l'occasione l'Amref dedica una pagina del suo sito alle poetesse africane, che scrivono poesie meravigliose (grazie al lettore Giancarlo Manfredi che me l'ha segnalata).

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martedì, marzo 18, 2008

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TV.
The Magazine Post è una nuova web tv di interviste sulla comunicazione, il marketing, l'ambiente. Da oggi pomeriggio ci sono pure
io.

PS Posto poco in questi giorni, ma una serie di tempeste impreviste si sono abbattute sulle mie risorse informatiche. Il pc è sotto bonifica, la mia connessione di fortuna, per cui tengo le comunicazioni al minimo. Giovedì dovrei tornare alla normalità.

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venerdì, marzo 14, 2008

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Innumeracy.
Sul numero passato di Internazionale Tullio De Mauro scriveva che "cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera dall'altra, una cifra dall'altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatrè superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un'icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea."
Ho sempre letto questi dati con la certezza di appartenere al famoso 20 per cento. Fino a ieri sera, quando dopo una cena passata a disquisire di scrittura e comunicazione, è arrivato il conto.
Io e la mia amica abbiamo cincischiato un po' con i numeri prima di capire quanto pagavamo a testa. Per essere sicura, ho fatto la divisione sulla tovaglietta di carta, con incertezze e difficoltà che non avevo a sei anni.
Le divisioni, infatti, non le faccio più da anni.
La sensazione è stata assai brutta, e forte la consapevolezza di quanto poco ci voglia per scivolare nella innumeracy (l'analfabetismo aritmetico).

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mercoledì, marzo 05, 2008

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A tappe, o tutto d'un fiato.
La gestione del tempo lavorativo è problema di tutti e vi fiorisce una ricchissima manualistica, compresi blog dedicati solo a questo.
Per i freelance il problema è ancora più serio, perché l'orario lavorativo se lo fanno da soli.
Per i freelance che scrivono è serissimo, perché non sai mai quanto ci metterai a scrivere un testo o a elaborare un buon titolo.
Oggi alla fine di parecchie ore di scrittura, messo il punto con soddisfazione a una brochure, ho capito che c'è anche una gestione dei tempi che dipende dal testo con cui abbiamo a che fare.
Ci sono i testi cui si può lavorare a pezzi, che anzi si giovano delle interruzioni: per me rientrano in questa categoria tutti i tipi di editing, i testi dai contenuti molto ripetitivi in cui però devi introdurre il massimo della varietà, quelli dal campo lessicale ristrettissimo (l'informatica è un vero incubo), quelli che devono avere rigorosamente la stessa lunghezza e struttura, ma dare al lettore l'impressione di leggere sempre qualcosa di diverso.
Se li scrivi tutti di seguito, rischi di usare sempre le stesse parole e le stesse strutture sintattiche.
Quando ho scritto questi
testi, ho pianificato la stesura lungo tre mesi. Settanta collezioni: ne ho scritte solo tre al giorno, solo i giorni feriali e quasi mai ho saltato il turno.
E poi ci sono i testi per i quali ti devi ben scaldare, allenarti un po', prendere la rincorsa, il ritmo, e non fermarti finché non hai finito.
Sono quelli in cui lavori su un brand, in cui devi evocare un'atmosfera, suscitare dei desideri, raccontare un modo di lavorare. Col tempo ho capito che spesso è proprio quella corsa solitaria di parola di parola il segreto per trascinare anche il lettore con te.
Sono i lavori che temo e che rimando di più, ma alla fine della corsa tiro sempre il fiato sollevata e contenta.
Riuscire ad alternare i due tipi di scritture sta contribuendo non poco all'equilibrio delle mie giornate.

PS C'è un terzo tipo di testi: i post come questo. Interrompono il tran tran, rilassano, chiariscono le idee.

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domenica, marzo 02, 2008

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Divertissement domenicale.
Tom Peters
è un guru del marketing, osannatissimo, richiestissimo e pagatissimo. Tipico divulgatore anglosassone dai messaggi che sembrano sempre tanto, troppo facili. Almeno a me. D'altra parte, ha successo proprio per questo.
In un manifesto di Change This di un paio di anni fa ha raccolto i 100 modi per "avere successo e fare soldi". Uno dei 100 modi raccomandati è cercare di scrivere meglio (il n° 52, per l'esattezza). Mi ha fatto ridere, mi sono divertita a tradurlo:

Lavora come un matto sulla scrittura!

Sono un ingegnere.
La matematica viene prima di tutto.
Ovvio.
Scrivere non mi è mai venuto facile.
Tuttora non scrivo un granché, ma almeno mi esprimo. E forse sono riuscito a trovare la mia "voce".
E sapete perché?
Perché mi sono fatto un mazzo così!
(Mi sono fatto un mazzo = Ho scritto un sacco.)
Scrivere bene è importante!
(Può muovere montagne.)
(E' altamente probabile che non diventeremo un grande scrittore, ma - cavolo! - possiamo diventare molto meglio di quello che siamo... ed è la cosa che conta.)
Quindi: fatti un mazzo a scrivere, dalle email ai post del blog, fino alle lettere a tua madre.

PS Il luogo comune che gli ingegneri scrivono male è evidentemente transnazionale ;-)

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venerdì, febbraio 08, 2008

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Libri in treno/2
Sono cinque anni che pubblico i Quaderni sul MdS, e li considero lo strato più profondo e più ricco del sito. Costano un sacco di fatica agli autori e a me in termini di editing e impaginazione, ma dai numeri da capogiro dei download ormai so quanto sono apprezzati.
Uno però è il long seller in assoluto (so che non è il termine adatto, visto che i Quaderni non si vendono, ma si regalano): Mappe mentali e scrittura di Umberto Santucci.
Penso quindi che farà piacere ai suoi lettori sapere che Umberto ha raccolto in un libro le sue idee e i principali metodi del problem setting, che diversamente dal problem solving, è l'arte non di risolvere ma di definire i problemi. Si intitola Fai luce sulla chiave e lo pubblica Gremese nella collana Fare Azienda.
La tesi è che se definisci bene il problema e i suoi termini, senza andare nel panico, diventa poi molto più facile trovare la soluzione. Insomma, il muro dei problemi va trasformato in una comoda scala in cui ogni gradino è un compito ben preciso verso la soluzione, o il lieto fine.
Sì, proprio il lieto fine, perché il problema è il nodo di ogni mito, il cuore di ogni fiaba. Leggiamo e ascoltiamo solo per sapere come alla fine se la caverà l'eroe.
Per diventare protagonisti della storia, eroi capaci di superare gli ostacoli anche in azienda e nel proprio lavoro di ogni giorno, dobbiamo armarci soprattutto di creatività e fantasia, con l'aiuto di strumenti e di tecniche cui Umberto Santucci dedica la seconda parte del libro.
Dialogo strategico, strategia Oceano Blu, diagrammi e matrici, Swot analisys, outliner, mappe mentali, brainstorming, sei cappelli per pensare e sei scarpe per agire, la farfalla della metamorfosi manageriale, più un buon numero di simulazioni e di giochi.
Gran parte di queste tecniche hanno una cosa in comune: ci fanno "vedere" il problema sotto i nostri occhi, lo disegnano, lo rappresentano in forme e colori.
E' quello che faccio anche io di fronte a un progetto di comunicazione o a un problema testuale. Anche se, lo confesso, mi bastano un grande foglio A3 e una decina di pennarelli colorati.
Questo era il secondo libro che ho letto in treno. Il terzo era Un percorso a zigzag di Anita Desai, che è rimasto a metà. Sia perché mi sono dovuta rituffare nel lavoro, sia perché la celebre scrittrice indiana ormai ha trovato la chiave per il best seller ed è diventata bravissima a variare con abilità su uno schema che sotto sotto mi sembra sempre uguale. Eppure Notte e nebbia a Bombay mi era piaciuto moltissimo.


mercoledì, febbraio 06, 2008

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Ci torno su.
Per svariati motivi professionali, negli ultimi tempi ho bazzicato abbastanza sia il mondo universitario, sia le famose classifiche sui livelli di competenza degli studenti nel corso dei loro studi e nei diversi settori disciplinari. Temi ai quali due o tre settimane fa Internazionale ha dedicato un buon numero delle sue pagine.
L'articolo di Smargiassi di oggi mi raccontava quindi cose abbastanza note, anche se vederle sciorinate tutte insieme, con le testimonianze-sfogo dei professori, ha fatto anche a me parecchia impressione.
Con la scrittura degli universitari vengo in genere in contatto in due modi: 1) mi scrivono in tantissimi; 2) correggo un certo numero di tesine.
Non ho quindi una grandissima esperienza, ma quello che mi colpisce sempre non sono tanto gli errori - grammatica, punteggiatura... - quanto la povertà lessicale, la rigidità della sintassi e soprattutto l'incapacità di sintonizzarsi sul proprio interlocutore o sull'obiettivo del testo. Trattandosi quasi sempre di studenti che vorrebbero occuparsi di comunicazione, sono limiti abbastanza seri.
Mi spiego meglio.
Se stai chiedendo un'informazione a un docente con il quale farai un esame, forse è meglio che deponi sia i toni burocratici, sia quelli della pretesa, sia quelli confidenziali.
Se stai scrivendo a una professionista della scrittura perché vuoi diventarlo anche tu, l'interesse e l'entusiasmo sono bene accetti, ma non possono prendere la forma del l'unica cosa che voglio fare è scrivere, scrivere, scrivere!!! mi aiuti!
Se la docente ti rimanda la tesina piena di osservazioni e senza una lode, dovresti capire da solo la sua opinione, senza tempestarla di nuove email in cui la implori di dirti cosa pensa "davvero" e se hai la stoffa del giornalista.
E la famosa tesina, proprio perché è una tesina, il minimo che deve avere sono un indice e la bibliografia... così come l'email deve avere la firma, sempre più rara man mano che l'età si abbassa.
Naturalmente non è sempre così.
Per esempio, in questi giorni sono abbastanza colpita dalla qualità dei commenti ai post di due docenti che conosco e che leggo: Giovanna e Corrado. Ma ci saranno sicuramente molti altri esempi.
I loro studenti sono sempre curiosi, interessati, arguti... segno, forse, che frequentare la rete non fa poi così male ;-) O non sarà che il docente blogger, per il solo fatto di condividere ben oltre l'aula e mettersi in gioco in prima persona, si attira in rete gli studenti migliori?

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lingua italiana, writers life

sabato, febbraio 02, 2008

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Editing tips.
Scrivere è umano, fare editing è divino afferma Stephen King nel ringraziare l'editor del suo On Writing.
Se sia proprio divino non lo so. Di sicuro il lavoro di editing sui testi altrui è utilissimo e formativo e non andrebbe mai snobbato, neanche dagli scrittori professionali più esperti.
Lontano dai terreni così ambiti della creatività, è il retrobottega dell'artigiano delle parole, il tavolino dell'apprendista. Il luogo migliore dove farsi le ossa, e al quale ogni tanto tornare.
Io ci sono tornata in maniera molto intensa in questa settimana che si chiude, e mi sento abbastanza rinvigorita.
Mi sono ricordata dei primi tempi in azienda, quando il mio lavoro consisteva soprattutto nel tradurre i testi degli informatici in periodi fluidi e chiari, il loro linguaggio in concetti e immagini comprensibili. Ma allora tagliavo e cambiavo senza tesaurizzare troppo se non nella mia testa.
Oggi sono più accorta, conservo tutto, anche le mie riflessioni e i "perché" del mio editing, che in pratica significa:

  • fare subito una copia del file, così da avere sempre il "prima" e il "dopo"
  • tenere traccia del "durante" con le revisioni di word
  • scrivere alla fine i perché dei principali cambiamenti in un sintetico elenco puntato
  • alimentare con le revisioni più interessanti ed efficaci la mia cartella Riscritture
  • alimentare la mia Black List con parole brutte e consumate, e la mia White List con le alternative trovate
  • di una nuova riflessione, di un piccolo problema risolto, fare un post su questo blog.
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ferri del mestiere, writers life

mercoledì, gennaio 30, 2008

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Un nuovo libro sulla scrittura professionale (mio).


Lo so che oggi si usa annunciare i libri sui blog molto prima che escano, che attraverso gli spunti lanciati in rete si ricevono mille indicazioni utili da trasferire nel libro, ma io semplicemente non ce l'ho fatta.
Non per una questione di strategia o di scaramanzia, ma solo di circostanze e di carattere.
Per mesi ho addirittura dubitato di riuscire a trovare il tempo per scrivere un libro, tra il sito, il blog, il lavoro e la vita.
La scaletta c'era, il contratto pure, ma io rimandavo. E per questo non fiatavo.
Poi, contrariamente a ogni mia previsione, i dieci capitoli sono usciti con naturalezza uno dopo l'altro.
In un tempo brevissimo, senza fatica, anzi con gioia.
Questo libro che esce nel periodo più freddo dell'anno per me ha il calore del sole, il profumo della lavanda e l'azzurro del cielo. E' stato scritto tutto all'aria aperta, in un'assoluta e felice solitudine.
Sarà in libreria la prossima settimana, giovedì 7 febbraio. Lo pubblica Apogeo, nella collana Saggi.
Tra qualche giorno, l'indice e altre cose sul MdS.

PS Per scrivere un libro ci vogliono silenzio, tempo e solitudine. Ma anche buoni amici su cui contare.
Grazie soprattutto a Giovanna, Dario, Francesca, Giacomo, Miriam. A mio fratello Giovanni. E a Peppe, cui mi linkano venti anni di ininterrotta e profonda amicizia.
Ai loro consigli, pareri, integrazioni, riletture e incoraggiamenti il libro e la sua autrice devono tantissimo.

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libri, writers life

martedì, gennaio 29, 2008

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Scrittore zen.
Leo Babauta, autore del famosissimo blog Zen Habits e del libro Zen to done ha aperto un blog sulla scrittura, Write to done. Focus: scrivere con gusto, produttività ed equilibrio.
Pochi post e già accessi e commenti da capogiro.
Da seguire.

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writers life

venerdì, gennaio 04, 2008

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Dopo il solstizio di inverno.
Da sempre tendo a ignorare, per quanto è possibile, le date-scadenza-passaggio, in primis il compleanno e il capodanno.
Il senso della rinascita me lo danno da una parte il solstizio d'inverno, dopo il quale le giornate anche impercettibilmente si allungano, dall'altro il Natale, la festa che amo di più in assoluto.
E' come se il letargo finisse, e il desiderio di nuovo mi invade.
Anche il Mestiere di Scrivere è nato più o meno in questi giorni, ben nove anni fa.
Quando non lavoro posto meno, ma come molti ho voluto cominciare il nuovo anno mettendo ordine nel sito e anche anche in questo blog, togliendo cose obsolete e aggiungendone di nuove.
Così, trovare due nuovi blog all'inizio del blogroll:

>> Farsi leggere, di Francesco Vignotto, docente di scrittura tecnico-scientifica al Politecnico di Torino

>> Mappe mentali, di Roberta Buzzacchino.

Sono sicura vi piaceranno.
Un'altra attività cui molti devono essersi dedicati in questi giorni è inaugurare o aggiornare la propria presenza su Linkedin, perché credo di aver ricevuto più inviti nell'ultima settimana che in tutto l'anno precedente.
Sono stata molto fredda all'inizio verso il più famoso professional network, tanto che io non ho mai invitato nessuno, ma mi sono sempre lasciata invitare.
Ho subito pensato che Linkedin fosse teoricamente una cosa utilissima ma poco adatta alla realtà italiana, dove la segnalazione personale viene prima di tutto. Oggi che siamo in tanti, invece, mi scopro sempre più spesso a consultare Linkedin per conoscere meglio qualcuno, che magari devo incontrare.
Quindi uno dei miei buoni propositi è mettere ordine anche in quella stanza della mia casa online.
Che debba occuparmi di case, lo dice anche il buon Bob Brezsny nel suo Oroscopo di Internazionale, a proposito del mio segno, il Toro:

Prevedo che nel prossimo anno farai un trasloco importante, oppure troverai la tua vera casa spirituale. C'è anche una terza possibilità. Potresti penetrare più a fondo della tua dimora attuale, trasformandola da semplice rifugio a sublime santuario, reimmaginandola, reinventandola e riabitandola con un'intensità che ti sorprenderà.

Io non credo agli oroscopi, ma quelli di Brezsny sono troppo belli per non lasciarsi incantare e consolare un po'. Almeno all'inizio dell'anno.

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venerdì, dicembre 21, 2007